ilTorinese

Le case più antiche di Torino, il fascino del Medioevo e la storia della città

Torino, conosciuta per la sua eleganza sobria, la sua architettura barocca, ma anche Liberty e neo-classica conserva nel suo cuore tracce di un passato molto lontano: le sue case medievali. Questi edifici sono pregiati e inestimabili testimoni di un’epoca in cui la città si stava trasformando in un centro di cultura, ma anche in un luogo autorevole in fatto di geopolitica. La sua posizione strategica ai piedi delle Alpi e al centro di un crocevia di culture, infatti, l’ha convertita in un modello unico di civilta’. I suoi palazzi contribuiscono a rendere questa citta’ un luogo elegante e fascinoso ed e’ impossibile passeggiando per le vie di Torino non voltare lo sguardo verso l’alto per esplorare visivamente queste opere d’arte costituite da particolari architettonici e artistici, da disegni, da balconi decorati e di finestre dai vetri colorati. Tra le piu’ antiche palazzine della citta, memorie di un passato che arriva fino ai giorni, ne abbiamo tre di sicuro interesse artistico e storico.

Casa del Pingone, posizionata tra piazza delle Erbe e il Duomo, e’ una delle abitazioni più antiche della città, risalente ai secoli XV – XVI e prende il nome da Emanuele Filiberto Pingone, storico di corte del duca Emanuele Filiberto di Savoia che la abito’ dopo il trasferimento da Padova . L’edificio conserva elementi architettonici di grande pregio, come i soffitti in legno, affreschi decorati con motivi a grottesche (pitture di radice romana), e una torre merlata medievale ancora visibile sebbene sia stata coperta in alcune sue parti. Questa casa rappresenta un raro esempio di architettura civile medievale ancora intatta nel cuore di Torino. Nel 2000 e’ stata ridipinta per donarle i colori originari.

Casa del Senato e’ un altro esempio di edilizia medievale che si distingue per la sua base in pietra e per tracce di finestre ogivali, poi sostituite nel XVI secolo da ampie finestre a crociera in cotto. Con i suoi quattro piani fuori terra, la Casa del Senato era sorprendentemente alta per l’epoca, sottolineando il suo ruolo istituzionale e la sua importanza all’interno della città medievale. Costruita come casa nobiliare e poi divenuta luogo di incontro del Senato Subalpino dove furono discusse e approvate alcune delle decisioni più significative per l’unificazione dell’Italia e ha avuto un’importanza particolare durante il Risorgimento italiano. Si trova nel cuore del centro di Torino e rappresenta uno dei simboli capitale del Regno di Sardegna.

Casa Romagnano, sita in via dei Mercanti 9, conosciuta anche come “Casa Armissoglio”, è un’altra testimonianza dell’edilizia civile della Torino medievale costruita tra la fine del XIII e l’inizio del XVI secolo. Dimora dell’omonima famiglia, nonostante i numerosi interventi di restauro nel corso del tempo, la casa conserva il suo aspetto nobile con dettagli architettonici dell’epoca come le quattro eleganti finestre in cotto e marcapiani che le danno equilibrio e sobrieta’ e che rispecchiano la maestria artigianale di quel periodo. Afine del 1800 fu riqualificata e vennero riportati alla luce diversi elementi come le parti in cotto e le finestre.

Altre Testimonianze Storiche

Oltre a queste dimore, Torino conserva altri edifici medievali sparsi per il centro storico. Le mura romane, le torri e alcune chiese completano un quadro ricco di fascino, che permette di immaginare com’era la città secoli fa.

Maria La Barbera

Alpi sempre più calde, Legambiente lancia l’allarme: ghiacciai a rischio

Temperature in quota fino a 4 gradi oltre la media, zero termico spesso oltre i 4.800 metri e ghiacciai che arretrano sempre più rapidamente. È il quadro tracciato da Legambiente in occasione dell’anteprima della Carovana dei Ghiacciai 2026, la campagna che dal 17 agosto al 3 settembre attraverserà cinque aree glaciali di Francia, Valle d’Aosta, Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Piemonte.

Sull’Adamello, durante un flash mob organizzato insieme a CAI, CIPRA Italia, Fondazione Glaciologica Italiana e oltre 90 realtà firmatarie del Manifesto europeo per la governance dei ghiacciai, è stata presentata anche la piattaforma “Governare le Alpi che cambiano”, che chiede una gestione europea delle aree glaciali e il riconoscimento dei ghiacciai come bene comune.

Secondo Legambiente, la crisi climatica sta accelerando la fusione dei ghiacciai alpini. Tra i casi più critici figurano Monte Bianco, Marmolada e Adamello. Quest’ultimo ha visto arretrare la propria fronte di 265 metri tra il 2023 e il 2025 e di circa 760 metri dal 1997.

«Dal crollo di una parte del ghiacciaio dell’Ortles avvenuto in questi giorni alla cascata di acqua dalla vetta del Cervino (4478 m s.l.m) all’Adamello (3.539 m s.l.m) in forte ritirata, anche in alta quota la crisi climatica lascia sempre di più il segno con effetti che si ripercuotono a valle – commenta Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – In particolare le Alpi si stanno riscaldando il doppio rispetto alle medie globali e le comunità montane devono essere aiutate e sostenute. Per questo anche dall’Adamello torniamo a chiedere al Governo di stanziare al più presto le risorse economiche necessarie per attuare il piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici insieme a politiche locali forti e incisive. Allo stesso tempo serve una governance europea per i ghiacciai, beni comuni da tutelare e proteggere, e un costante monitoraggio dell’alta quota sempre più fragile a causa della crisi climatica».

Sulla stessa linea Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente di CIPRA Italia: «Riconoscere i ghiacciai come beni comuni – dichiara Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente di CIPRA Italia – significa considerarli patrimoni collettivi essenziali per l’equilibrio ecologico, la sicurezza delle comunità, la regolazione delle risorse idriche, la tutela della biodiversità, del paesaggio e dei diritti delle generazioni future. Significa anche riconoscere che le aree glaciali e proglaciali non possono essere governate esclusivamente secondo logiche proprietarie o di mercato, ma richiedono forme di responsabilità condivisa e di gestione orientate all’interesse generale. Per questo oggi con l’anteprima di Carovana dei ghiacciai 2026 oltre a chiedere una governance europea per i ghiacciai, chiediamo anche che i ghiacciai vengano riconosciuti come beni comuni da tutelare e difendere».

Tra i partner della campagna figura anche FRoSTA Italia, che sostiene l’iniziativa per il settimo anno consecutivo e ha contribuito alla ricerca scientifica con la donazione di un pluviometro al Laboratorio di Climatologia Alpina del Monte Rosa.

«Sostenere Legambiente e la Carovana dei Ghiacciai per il settimo anno consecutivo conferma un percorso di collaborazione fondato su azioni concrete – dichiara Gianluca Mastrocola, Amministratore Delegato di FRoSTA Italia – In questi anni al fianco di Legambiente abbiamo sostenuto la ricerca scientifica, con la donazione del pluviometro al Laboratorio di Climatologia Alpina del Monte Rosa, e promosso iniziative di sensibilizzazione come la Festa dell’Albero. Un impegno che riflette la visione di FRoSTA, orientata a ridurre l’impatto ambientale lungo l’intera filiera attraverso investimenti nelle energie rinnovabili e nella riduzione delle emissioni di CO₂».

Golf Sestiere, due giornate sul green più alto d’Europa

 TRA NATURA, SPORT E AMICI A QUATTRO ZAMPE

4 agosto: iAiAOH! DOG CUP – Louisiana 2 Giocatori 18 buche Stableford “with Dog Friends” 12 agosto: Coppa WITT Italia & Torneo Conad – 18 buche Stableford hcp 3 categorie Golf Club Sestieres – Piazza Agnelli, 4 – Sestriere (TO) Sestriere, il comune più alto d’Italia, ospita nel cuore dell’estate 2026 due tappe di grande fascino del calendario gare del Circolo Golf Sestrieres: il 4 agosto con la iAiAOH! DOG CUP – Louisiana 2 Giocatori 18 buche Stableford “with Dog Friends” e il 12 agosto con la Coppa WITT Italia & Torneo Conad – 18 buche Stableford hcp 3 categorie. Due eventi promossi da WITT Italia Group, che scelgono come cornice un campo unico nel suo genere: a 2.035 metri di altitudine, il percorso di Sestriere è il golf club più alto d’Europa, disegnato nel 1932 sulle stesse piste che d’inverno ospitano le gare di Coppa del Mondo di sci. 4 agosto: iAiAOH! DOG CUP – Louisiana 2 Giocatori 18 buche Stableford “with Dog Friends”, quando il campo si gioca in due (a quattro e a due zampe)

La gara è dedicata ai golfisti con i loro amici animali. Sul green più alto d’Europa, tra prati verdissimi e aria di montagna, i cani potranno stare accanto ai propri padroni per l’intera giornata di gioco, in un contesto che più di ogni altro rappresenta la filosofia del brand, quella di far vivere gli animali il più possibile in sintonia con la natura. A tutti i partecipanti verrà distribuito un pacco gara con prodotti della linea iAiAOH!, dedicati alla cura naturale dei propri amici a quattro zampe, e alcuni prodotti della linea saranno anche tra i premi riservati ai vincitori delle diverse categorie. 12 agosto: Coppa WITT Italia & Torneo Conad – 18 buche Stableford hcp 3 categorie L’appuntamento di mercoledì 12 agosto, è dedicato alla Coppa WITT Italia & Torneo Conad (18 buche stableford hcp, 3 categorie). Un torneo che porta in dote i valori dello stesso Gruppo Witt Italia, azienda che dal 1970 formula a Poirino prodotti di cosmesi naturale e detergenza ecologica per la cura della persona e della famiglia, fondati su naturalità, trasparenza e rispetto dell’ambiente. Sono principi che trovano nel Circolo Golf Sestrieres una sponda ideale: un campo che dal 2023 è gestito con criteri ecosostenibili, senza glifosato, fungicidi, insetticidi né diserbanti, grazie a protocolli di nutrizione di precisione che rafforzano la naturale resistenza del prato a parassiti e malattie. Anche in questa giornata il legame con la naturalità si ritroverà nel pacco gara, che includerà prodotti delle linee cosmetiche naturali ed ecologiche del Gruppo Witt Italia, presenti anche tra i premi per i vincitori delle diverse categorie. https://www.witt.it/ Foto credits: sestriere.it e Golf Sestriere

Incidente mortale: vittima una 22enne

Il conducente dell’auto ha perso il controllo del mezzo per cause da accertare. Ha perso la vita una giovane di 22 anni residente a Nichelino, a seguito dell’incidente stradale avvenuto a Bagnolo Piemonte, in provincia di Cuneo. La ragazza viaggiava su una Renault Clio, assieme ad altri tre giovani. Sono intervenuti i soccorsi e i carabinieri.

Scontro tra auto e moto: morto il centauro, grave una donna

Tragedia nel tardo pomeriggio di oggi, domenica 2 agosto, a San Giorio di Susa, dove un grave incidente stradale è costato la vita a un motociclista di 52 anni. Lo schianto è avvenuto lungo la strada provinciale 24, in prossimità del confine con il comune di Bussoleno.

Per cause in corso di accertamento, una moto e un’autovettura si sono scontrate all’altezza di un incrocio. L’uomo alla guida del mezzo a due ruote ha riportato ferite gravissime ed è deceduto nonostante il tempestivo intervento dei soccorritori.

Ferita anche la passeggera della moto, una donna di 51 anni, che ha riportato diversi traumi. Dopo essere stata stabilizzata dal personale sanitario sul posto, è stata trasferita in elisoccorso all’ospedale CTO di Torino in codice rosso.

Nell’incidente è rimasta coinvolta anche la conducente dell’automobile, un’anziana, le cui condizioni sono al vaglio dei sanitari.

Burnley-Torino 0-1, i granata convincono in Inghilterra!

Amichevole

Il Torino prosegue con un buon segnale il proprio precampionato, superando il Burnley per 1-0 nell’amichevole internazionale disputata oggi, 2 agosto 2026, al Turf Moor. A decidere l’incontro è stata la rete di Dembélé nel primo tempo, al termine di un’azione avviata da Njie.
La squadra di Ignazio Abate ha mostrato ordine, intensità e solidità difensiva, riuscendo a gestire il vantaggio fino al fischio finale contro un avversario di buon livello. Spazio anche a diversi volti nuovi e ai giovani, che hanno dato risposte positive in vista dell’inizio della stagione.
Un successo che offre fiducia al Torino, ancora al lavoro per perfezionare condizione fisica e meccanismi di gioco prima degli impegni ufficiali.

Enzo Grassano

Siccità, il conto per l’agricoltura torinese supera già i 30 milioni: il mais è la coltura più colpita

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La siccità presenta un conto sempre più pesante all’agricoltura torinese. Secondo le prime stime di Coldiretti Torino, i danni economici hanno già superato i 30 milioni di euro, una cifra destinata a crescere con l’avvicinarsi della trebbiatura se il quadro meteorologico non dovesse migliorare.

L’emergenza riguarda in particolare il mais, coltura simbolo del territorio provinciale. In condizioni ordinarie, il Torinese assicura circa un terzo dell’intera produzione piemontese, con oltre 4,85 milioni di quintali raccolti ogni anno da più di 4.600 aziende agricole su quasi 49 mila ettari. Quest’anno, però, la prolungata assenza di precipitazioni e le temperature eccezionalmente elevate stanno compromettendo sia le rese sia la qualità del raccolto.

Nelle superfici irrigate gli agricoltori stimano perdite produttive intorno al 30%. I sistemi irrigui, infatti, stanno progressivamente esaurendo le disponibilità d’acqua provenienti dai canali e dalle derivazioni, costringendo molte aziende a ricorrere al pompaggio dalle falde, con un forte incremento dei costi energetici. Ancora più critica la situazione nei terreni privi di irrigazione, dove le perdite potrebbero raggiungere il 70% e numerosi appezzamenti mostrano coltivazioni ormai compromesse.

Le pannocchie, dove riescono a svilupparsi, risultano spesso di dimensioni ridotte e con un numero inferiore di chicchi, mentre in molte aree le piante stanno disseccando prima della maturazione.

Il valore economico delle perdite è stato calcolato sulla base delle quotazioni attuali del mais alla Borsa Cereali di Torino. Tuttavia, il conto potrebbe ulteriormente aggravarsi sia per un eventuale aumento dei prezzi, influenzati anche dalle tensioni internazionali, sia per l’ulteriore riduzione delle produzioni nelle prossime settimane.

La crisi agricola si inserisce in un contesto climatico che interessa l’intero Piemonte. Secondo gli ultimi monitoraggi di Arpa Piemonte, all’inizio di luglio la regione presentava una situazione idrica complessivamente deficitaria, con condizioni di siccità severa nel bacino del Po a monte della Dora Baltea, oltre che nei bacini del Tanaro e dello Scrivia, livelli che non si registravano dal 2022.

Le precipitazioni continuano infatti a risultare molto inferiori alla norma. Nel bacino del Po, a giugno sono caduti mediamente appena 62 millimetri di pioggia, circa il 36% in meno rispetto alla media climatica del periodo 1991-2020, mentre anche la prima parte di luglio ha fatto segnare un deficit di circa il 50%. A peggiorare il quadro hanno contribuito anche i mesi primaverili, già caratterizzati da precipitazioni inferiori alla media e da temperature eccezionalmente elevate. Giugno 2026 è stato infatti uno dei più caldi mai registrati in Piemonte, con un’anomalia termica regionale di circa 3,5 gradi sopra la media, favorendo un’intensa evapotraspirazione e aggravando lo stress idrico dei terreni e delle colture.

Anche il Po, nel tratto torinese, sta risentendo della scarsità d’acqua, con portate inferiori alla norma che stanno mettendo sotto pressione il sistema irriguo regionale. La diminuzione della disponibilità idrica rischia di avere conseguenze non solo sull’agricoltura, ma anche sulla gestione delle risorse destinate agli altri usi civili e produttivi.

«Al di là della cifra già significativa (e siamo ancora lontani dalla trebbiatura) della perdita economica per le nostre aziende agricole – commenta il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici – vogliamo ricordare che oggi il mais è sempre più una coltura strategica, che non solo è alla base della produzione di alimenti da proteine animali, ma anche una materia prima al centro di molte produzioni industriali: dalle basi per preparazioni dell’industria alimentare fino all’amido per vari usi, dai dolcificanti alle bioplastiche compostabili per oggetti di uso comune».

La riduzione del raccolto locale, sottolinea Coldiretti, comporterà inevitabilmente un maggiore ricorso alle importazioni, con ripercussioni sull’intera filiera agroalimentare.

«È sempre più evidente – aggiunge il direttore Carlo Loffreda – che il problema della siccità che colpisce l’agricoltura non riguarda solo gli interessi del settore primario. Per questo è sempre più urgente mettere in campo misure strutturali per affrontare la siccità, a partire da un Piano per i piccoli invasi, un uso plurimo delle acque idroelettriche, misure di sostegno al risparmio idrico, sburocratizzazione e sostegno alla trivellazione di nuovi pozzi. Mentre dalla ricerca sulle Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA) chiediamo nuove varietà in grado di resistere alla siccità. Perché se gli agricoltori non producono, abbiamo un deficit di cibo e di materie prime che ha ripercussioni sull’intero sistema agroindustriale e sull’intero “sistema Paese”».

No Tav, la protesta perde slancio: in pochi alla manifestazione dopo gli scontri dei giorni scorsi

Dopo le tensioni della scorsa settimana, la mobilitazione del movimento No Tav in Val di Susa si è presentata oggi con numeri decisamente inferiori rispetto alle aspettative. Alla manifestazione hanno preso parte poche decine di attivisti, ben lontani dalla partecipazione registrata durante il corteo del Festival Alta Felicità, conclusosi con violenti scontri nei pressi del cantiere della Torino-Lione.

La giornata si è svolta sotto un imponente dispositivo di sicurezza predisposto dalle autorità. Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza hanno presidiato i punti ritenuti più sensibili della valle, mentre i controlli sono stati intensificati agli accessi e lungo le principali vie di collegamento per impedire il ripetersi degli episodi che nei giorni scorsi avevano provocato il ferimento di numerosi appartenenti alle forze dell’ordine e ingenti danni alle recinzioni del cantiere.

Nei giorni precedenti la Prefettura di Torino aveva adottato specifiche misure di ordine pubblico, tra cui il divieto di campeggio nelle aree maggiormente interessate dalla protesta e limitazioni all’accesso nelle zone vicine ai lavori della linea ferroviaria ad alta velocità. Provvedimenti adottati per ridurre il rischio di nuove azioni contro il cantiere.

La manifestazione si è svolta senza particolari criticità e non si sono registrati tentativi organizzati di raggiungere le aree interdette né episodi di violenza paragonabili a quelli della settimana precedente. La presenza contenuta dei manifestanti è stata letta da diversi osservatori come un segnale di minore capacità di mobilitazione dopo gli scontri che hanno attirato dure critiche politiche e l’apertura di nuove indagini da parte della Procura di Torino.

Resta comunque alta l’attenzione delle istituzioni. Le attività investigative proseguono per individuare i responsabili delle violenze avvenute durante l’assalto al cantiere, mentre il dispositivo di sicurezza in Val di Susa continuerà a essere rafforzato anche nelle prossime settimane, considerato che il movimento ha già annunciato nuove iniziative di protesta contro la realizzazione della linea Torino-Lione.

Commenta Mino Giachino, SITAV SILAVORO: “Siamo soddisfatti del flop odierno della preannunciata iniziativa dei Centri sociali NOTAV , siamo soddisfatti che i valligiani che sono stati zitti per anni finalmente prendano coraggio a denunciare i danni di una lotta violenta e cieca, ma una domanda sugli scontri di sabato scorso  non possiamo non porcela: “Come hanno potuto entrare nel nostro Paese tanti black block esteri?“

Per difendere la TAV Noi SITAV ci stiamo organizzando per scendere nuovamente in piazza il 27 settembre prossimo ma vorremmo che tutte le Istituzioni si convincessero che i ritardi nella costruzione dell’opera danneggiano la economia del Paese non creano i posti di lavoro così necessari , peggiorando la situazione sociale  e determinano  anche un forte aumento dei costi di realizzazione dell’opera . La TAV e’ un’opera di interesse strategico nazionale e il Governo , Giorgia Meloni in testa, e il Parlamento debbono fare di tutto per terminarla celermente”.

“COSE. Stanze come mondi”

Nell’ottocentesca “Villa Giulia” di Verbania, la “città giardino” sul Lago Maggiore dedica un’importante retrospettiva ad Alessandro Mendini

Dal 16 maggio al 27 settembre

Verbania

Una grandiosa (in tutti sensi) “Poltrona di Paglia”, che mi fa subito venire alla mente le “Big Benches” (“Panchine Giganti” panoramiche, oggi sparse in tutta Italia, la maggior parte in Piemonte), ideate dal designer automobilistico americano Chris Bangle quando insieme alla moglie, nel 2009, si trasferì nelle Langhe di Clavesana e proprio lì creò la sua prima “Panchina Gigante”. La “Panchina n. 1”. Correva l’anno 2010. Non una novità, se si pensa all’enorme “Poltrona di Paglia”, di cui sopra, progettata da Alessandro Mendini, era il 1974 (ben 35 anni prima!), tra i più geniali interpreti del “design” e dell’“architettura” del nostro Novecento, cui la Città di Verbania dedica nell’ottocentesca “Villa Giulia”, sul versante piemontese del Lago Maggiore, una prestigiosa retrospettiva, curata da Loredana Parmesani (con allestimento di Alex Mocika), e visibile da sabato 16 maggio a domenica 27 settembreBen 130 le opere in mostra, tra le più significative della sterminata produzione di Mendini (Milano, 1931 – 2019) e capaci di ripercorrere tutta la sua lunga carriera, dando voce e corpo ad un vasto arco cronologico che scorre dai primi passi nel “Radical Design” milanese degli anni Settanta fino alle più pronunciate “teorie post-moderne”, che ritroviamo anche nella sua collaborazione con l’Azienda “Alessi”, la cosiddetta “Fabbrica dei sogni”, che proprio nel Verbano-Cusio-Ossola (precisamente ad Omegna, dove fu fondata nel 1921 da Giovanni Alessi) ha la sua sede operativa.

Organizzata dal “Comune di Verbania”, in collaborazione con l’“Archivio Alessandro Mendini (Elisa e Fulvia Mendini)”, il Patrocinio di “Regione Piemonte” e “Provincia del Verbano-Cusio- Ossola” (insieme ad altri numerosi Enti ed Istituzioni), la rassegna segue fedelmente un particolare “percorso espositivo” che si snoda lungo un allestimento modulato sulla struttura interna di “Villa Giulia”. In cui s’affiancano, per l’appunto (per dirla con il titolo della stessa mostra), “Cose” che guardano – in un gioco ludico fatto di alta maestria ma anche di sottile ironia e non poca visionarietà – alle “Stanze come mondi”.  Ogni stanza, infatti, é dedicata a un capolavoro di Mendini, scelto in collaborazione con le figlie Fulvia ed Elisa.

In mostra, ci si muove dunque dalla famosa “Poltrona di Paglia” del 1974, progettata per dichiarare quanto il “design” possa essere non solo creazione di “oggetti utili”, ma anche “strumento di provocazione, sensibilizzazione e attivismo sociale”, alla “Poltrona di Proust” del 1978, dedicata allo scrittore francese e a metà tra “Rococò” e “Puntinismo”; dal “Divano K2”  per “A LOT OF Brazil” (importante industria di “design” brasiliana) del 2013 – omaggio ai riferimenti artistici a lui più vicini, quali De ChiricoSavinioCarràKandinskijFuturismo e le avanguardie storiche del tempo – al “Mendinigrafo” del 1985, una sorta di “normografo” o “strumento da disegno” in legno che racchiude i segni e i decori caratterizzanti la sua produzione, fino al “100% Make up” di “Alessi” del 1992, una “Collezione di 100 vasi in porcellana” con il coperchio disegnato da Mendini, ma decorati da altrettanti artisti, architetti e “designer” internazionali. E tant’altro, ancora, di imprevedibile e geniale creatività. Ciascuna opera, inoltre, ci appare accompagnata da disegni, oggetti, dipinti e testi che ne spiegano la genesi e ne sottolineano la collocazione storica e l’importanza estetica.

Sottolinea la curatrice, Loredana Parmesani“In ogni spazio, l’oggetto iconico dà il via a un racconto progettuale ed emozionale che si sviluppa in un percorso fatto di oggetti, disegni, fotografie, scritti che sostengono la peculiarità teorica e formale dell’argomento affrontato. Perché le stanze? Perché le stanze come mondi? Perché le stanze sono state uno dei fili conduttori della sua ricerca. La stanza, a lui così cara, è luogo della riflessione, del riposo, della quiete, del lavoro ma anche il luogo della turbolenza, dell’inquietudine che può divenire anche prigione da cui fuggire grazie all’immaginazione”.

Particolarmente intenso e fecondo anche l’estroso lavoro di “architetto” di Mendini che, insieme al fratello Francesco e con il loro “Atelier”, ha dato vita a innumerevoli progetti in Italia e nel mondo, dalle “Fabbriche Alessi” a Omegna alla “Piscina Olimpionica” di Trieste e alle stazioni della “Metropolitana” a Napoli, fino, in estrema sintesi, al “Museo di Groningen” in Olanda, a un quartiere di Lugano in Svizzera, a un “Palazzo Commerciale” a Lörrach in Germania e, in Corea del Sud, alla “Torre Osservatorio” di Suncheon.

Gianni Milani

“COSE. Stanze come mondi”

Villa Giulia, corso Zanitello 10, Verbania; tel. 0323/503249 o www.viviverbania.it

Dal 16 maggio al 27 settembre

Orari: dal lun. al ven. 10,30/13 e 16/19; sab. e dom. 11/19

Nelle foto: Alessandro Mendini seduto sulla “Poltrona di paglia”, 1974 (Ph. Enrico D. Bona); “Poltrona di Proust”, 1978 (Ph. Carlo Lavoratori); “K2 Amazzonia”, 2013 (“Archivio Alessandro Mendini”); “100% Make Up, Alessi”, 1992 (“Archivio Alessandro Mendini”)

La magia delle bambole Lenci

Una passione torinese che si trasformo’ in successo internazionale

Il 23 aprile 1919 nacque a Torino la Lenci ,  “Ludus est nobis constanter industria” (il gioco è per noi costante lavoro), l’azienda delle famose e iconiche bambole conosciute in tutto il mondo che produceva anche altri giocattoli, mobili in legno, articoli per la casa e accessori per l’ abbigliamento.

Lenci non era solo l’acrostico del motto che i coniugi Enrico Scavini ed Elena Konig, donna colta e raffinata di origine austriaca, avevano creato per celebrare la loro attivita’ , ma anche il soprannome della signora che aveva cominciato la sua esperienza ludico-professionale in via Marco Polo 5 insieme al fratello che aveva deciso di aiutarla a creare le magnifiche creazioni che piacevano tanto ai Savoia.

Il marchio composto dall’immagine di una trottola, un filo e lo slogan che fa da cornice fu depositato nel 1922 e diede inizio ad una avventura che, oltre alla produzione e commercializzazione delle bambole, si configurera’ come punto di riferimento per la moda di quegli anni e sara’ motivo di ispirazione di artisti e sorgente di idee e creativita’.

Le Lenci non raffiguravano solo bambini, spesso dalla faccina imbronciata, ma anche silhouette con vestiti etnici e personaggi famosi come Marlene Dietrich e Rodolfo Valentino; raggiunsero presto un grande successo che le porto’ ad esposizioni molto importanti come quella di Parigi, Roma e Zurigo. Nel 1926 fu stampato il catalogo dell’azienda completo di tutti i prodotti che fu ampliato, a sua volta, nel 1927 con l’inserimento delle ceramiche. L’introduzione di nuove oggetti, oltre a rappresentare l’evoluzione della azienda, fu anche un ulteriore sforzo per combattere i diversi tentativi di concorrenza che misero l’azienda in crisi diverse volte. Dal 1928 la Lenci e’ nel momento di massima di espansione, ma questo non evitera’ difficolta’ economiche, dovute agli alti costi di gestione, che richiederanno la compartecipazione di un socio, Pilade Garella, che ne diventera’ proprietario unico nel 1937. Elena Koning rimarra’ come direttore creativo e si occupera’ di assicurarne lo stile e la linea fino alla morte del marito, momento in cui decise di lasciare l’azienda. Nel 1997 la Lenci venne venduta all’azienda Bambole Italiane che, purtroppo, e’ fallira’ nel 2002.

Ancora oggi si utilizza il panno lenci una stoffa non tessuta che viene usata per fare vestiti, ma anche accessori e collane grazie alla sua facilita’ di utilizzo e che rimanda alle famose bambole che erano foderate con un’ ulteriore strato di mussola, per renderle lavabili, e ricoperte di polvere vellutina.

L’avvento della celluloide rese le bambole di pezza obsolete e la produzione si concluse, ma ancora oggi le Lenci possono essere trovate nei mercati e nei negozi di antiquariato oltre che su diversi siti internet di commercio e di collezionisti.

Il loro successo fu talmente importante che vennero esposte nei musei di tutto il mondo tra cui New York e Tokyo, questa fama fu il frutto di una passione, trasformatasi poi in lavoro, che segno’ un periodo magico per Torino che ancora una volta si conferma luogo di fertile di estro e genialita’.

MARIA LA BARBERA