ilTorinese

Sta per tornare MITO SettembreMusica: Milano e Torino, vent’anni di musica insieme

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Con la XX edizione di MITO SettembreMusica, Milano e Torino rinnovano un patto culturale che, anno dopo anno, ha saputo unire le due città: vent’anni di musica insieme, di ascolto, di dialogo fra luoghi, pubblici e tradizioni diverse, fino a imporsi come modello di buone pratiche. Questa ricorrenza conferma la volontà corale che accomuna le due città nel voler continuare a costruire, attraverso la cultura, uno spazio comune, facendo sì che si scelga sempre di superare distanze e confini. Si tratta di una storia che appartiene alle nostre città e che ribadisce l’impegno verso la cultura pubblica, portandola nei luoghi della vita quotidiana, allargandola al pubblico con o casione di ascolto, conoscenza e incontro. Il tema della prossima edizione sarà “Harmonia”. L’armonia come nobilitazione delle differenze e volontà di farle convivere in equilibrio in una congiuntura contrassegnata da tensioni, fratture e conflitti, affinchè la musica ricordi che ogni voce trova senso compiuto solo nell’ascolto dell’altra. La nuova direzioe  artistica, di Speranza Scappucci, inaugura una fase nuova della storia del festival, ancora più aperta all’internazionalità e nel segno, come sempre, della qualità. Il programma mostra con evidenza la natura diffusa del festival: MITO SettembreMusica attraversa le città, i grandi teatri, chiese, spazi culturali, sedi di quartiere e luoghi dedicati ai giovani e alla formazione, contribuendo a disegnare una geografia culturale in cui ogni luogo diventa interprete di un’unica partitura cittadina.

“Ci sono anniversari che ci ricordano il cammino fatto più del tempo trascorso. La XX edizione di MITO SettembreMusica rappresenta uno di questi momenti, un’occasione per ritrovarci, per guardare quello che è stato costruito e, di conseguenza, per rinnovare il senso di un progetto che continua a unire Milano e Torino nella creazione e diffusione della cultura musicale – afferma il Presidente del Festival, Alberto Meomartini – era il 2007 quando le due città scelsero di dare vita a una grande e unica proposta culturale: da allora il festival ha accompagnato generazioni diverse di ascoltatori, abitato spazi urbani consueti e meno consueti, portato la musica dove il pubblico già la cercava e dove avrebbe potuto incontrarla per la prima volta. Uno dei grandi punti a favore di MITO è di essere un progetto condiviso. La visione che accomuna Torino e Milano è un concetto relazionale, e anche per questo sono felice delle parole che la direttrice artistica Speranza Scappucci ha scritto per questa edizione: ‘ovunque risuonano concetti e parole di vicinanza, comune denominatore l’armonia’, da cui deriva il nome dell’edizione. Harmonia rappresenta quindi lo spirito di questa edizione nella quale, la grande tradizione, dialoga con il presente, la dimensione sinfonica incontra la voce, la musica antica si affianca alla nuova creazione, e i grandi maestri si alternano ai giovani e ai progetti di formazione. Dai concerti inaugurali alla Scala e all’Auditorium Rai, fino agli appuntamenti conclusivi, il festival attraversa pagine che parlano di pace, memoria, trasmissione e futuro”.

“Il tema dell’edizione 2026 di MITO SettembreMusica è ‘Harmonia’, una parola simbolica, diretta e apparentemente naturale per un festival di musica, ma che racchiude in sé molteplici sfaccettature e richiami profondi – afferma la direttrice artistica, Speranza Scappucci – la domanda che mi accompagna è solo in apparenza semplice: come tenere unite differenze reali, di città, pubblici e repertori, luoghi, generazioni senza cancellarne l’individualità. In un tempo segnato da fratture e polarizzazione, l’armonia mi sembra uno dei valori più necessari e uno dei più fraintesi. In musica l’armonia non è solo assenza di tensione, è anche relazione fra voci diverse, una forma di equilibrio costruito attraverso l’ascolto, l’attrito e il movimento. L’armonia non è eliminare il conflitto ma trasformarlo in ascolto. Questo ha guidato la scelta di artisti e contenuti. Ho immaginato un’edizione in cui tradizione e contemporaneità potessero dialogare in modo autentico, dalla musica antica a quella contemporanea. A Torino, Simon Young inaugurerà il festival lunedì 7 settembre alle ore 20, presso l’Auditorium Rai, con il concerto ‘War requiem’, accompagnata dall’OSN Rai, dal Coro e dal Coro di Voci Bianche; Riccardo Chailly si esibirà con la Filarmonica della Scala, Michele Mariotti con l’OSN Rai, William Christie con Les Arts florissants, Jakub Hroŝ con i Banberger Symphoniker, il Pomo d’Oro, l’Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano, solo per citarme alcuni. Ho invitato giovani ensemble italiane e straniere di straordinaria vitalità: artisti che forse il pubblico non conosce ancora ma che lo trascineranno con un’energia, una libertà e una qualità musicale capace di lasciare un segno fin dal primo ascolto. Accanto alla tradizione figurerà la musica del presente. Il festival ospita ‘Caos’ di Paola Prestini, compositrice italiana tra le più originali della scena contemporanea, con un brano commissionato appositamente per questa edizione. Verrà poi eseguito un concerto speciale dedicata ai giovani studenti e studentesse del Conservatorio di Milano e Torino, diretto e offerto da me alle due città, un momento importante di crescita per le generazioni future. Due saranno gli anniversari significativi: il 2026 segna i cinquant’anni della morte di Benjamin Britten, uno dei compositori più importanti del XX secolo. Il programma si apre con il ‘War requiem”, monumentale capolavoro pacifista scritto nel 1962 e ancora attualissimo, e la sua musica risuona anche in altri momenti del programma sinfonico e cameristico. Con l’integrale dei Quartetti per Archi di Beethoven, affidata al Quartetto d’archi della Scala, volgiamo lo sguardo al centenario della morte del grande compositore, che si celebrerà nel 2027 in un progetto che dispiega tra questa e la prossima edizione”.

La Filarmonica della Scala si esibirà anche a Torino, presso l’Auditorium Agnelli del Lingotto, con Riccardo Chailly direttore. Venerdì 11 settembre, alle 20, presso il Conservatorio G. Verdi si esibirà il quartetto Pessoa, in un omaggio a Morricone. Sempre al Conservatorio, il 12 settembre, il Quartetto Pessoa dedicherà un omaggio ad Astor Piazzolla. Domeni a 13 settembre, alla Casa del Teatro Ragazzi e Giovani, si esibirà l’Orchestra Suzuki di Torino per festeggiare i cinquant’anni dalla sua nascita.

Beethoven verrà celebrato il 14, 16 e 18 settembre al Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino dal Quartetto d’Archi del teatro alla Scala.

Infine, Britten verrà celebrato sabato 19 settembre in due appuntamenti al Conservatorio Verdi, alle ore 17, in “Canticles” con Brian Zeger al pianoforte, Kelsey Lauritano come mezzosoprano, Matthew Swensen tenore e Debora Maffeis al Corno, e lo stesso giorno, all’Auditorium Agnelli del Lingotto, con il concerto “In memoriam” con l’Orchestra Sinfonica di Milano, Levy Sekgapane tenore e Alessio Allegrini al corno e alla direzione.

La giornata conclusiva di MITO SettembreMusica sarà il 20 settembre, alle 15, presso l’Auditorium del Lingotto, con Hrusa/Brahms; alle 15.30 e 18 alla Casa del Teatro Ragazzi e Giovani con l’Orchestra dei Piccoli Pomeriggi Musicali di Milano che eseguiranno “L’usignolo” di Andersen. Infine, alle 20, al Conservatorio Verdi, David Frai al Pianoforte eseguirà “Le Variazioni” di Goldberg.

Lunedì 7 settembre, alle ore 16, al Teatro Regio foyer del Toro, si terrà un incontro con Giorgio Pestelli, Walter Vergnano, Carlo Viano, coordinati da Susanna Franchi, dal titolo “Ricordare Giorgio Balmas”. A vent’anni dalla sua scomparsa, il festival ricorda il suo fondatore. Nel 1975, a Torino, venne fondato il primo Assessorato per la Cultura. Diego Novelli, allora Sindaco, nominò assessore Giorgio Balmas, fondatore dell’Unione Musicale Studentesca.

Mara Martellotta

Un appello illiberale e antidemocratico

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Il prof. Quaglieni

L’appello della solita congrega di intellettuali, scrittori, giuristi, docenti che si sono rivolti al Presidente della Repubblica contro il programma politico del generale Vannacci appare totalmente sbagliato, profondamente illiberale e persino antidemocratico.

Le idee di Vannacci vanno combattute sul piano del confronto delle opinioni e non in base alla norma transitoria che vieta la ricostituzione del disciolto partito fascista.

Il delirio politico di Vannacci va combattuto sul piano politico e su quello elettorale, rivolgendosi agli elettori e non al Presidente della Repubblica. Le idee di Vannacci sono inaccettabili, ma non debbono essere combattute con la logica dello squadrismo rosso che ha avvelenato la nostra società creando un clima inquisitorio di tipo persino lessicale. La censura sulle idee è quanto di più odioso ci possa essere perché l’articolo 21 della nostra Costituzione garantisce la libertà di pensare e di divulgare le proprie idee.

Questo è il principio a cui richiamarsi, non certo a quello di vietare la circolazione delle idee, rivolgendosi al Presidente della Repubblica come se fosse un preside scolastico che decide la sospensione o l’espulsione di qualche allievo ribelle. I cittadini italiani, tutti i cittadini italiani, godono di diritti che nessuno può loro negare senza violare la Costituzione. I fascisti rossi non possono stravolgere le regole della democrazia liberale che forse non conoscono.

Vannacci ha pieno diritto di delirare. Saranno i cittadini elettori a decidere con il voto.

Altrimenti siamo paradossalmente al regime, in nome del rifiuto di un regime dittatoriale.

Non va data importanza al gruppuscolo di intellettuali che sognano la prigione per i loro avversari. Bisogna restare vigili contro tutti i possibili regimi che vogliono sopprimere le nostre libertà. Quindi contro Vannacci e chiunque altro voglia ridurre o annullare la libertà di opinione in Italia.

Immigrazione, al Santo Volto lo sportello attualmente operativo in via Ruffini 11

In relazione a recenti notizie di stampa concernenti l’apertura, il prossimo lunedì 31 agosto, dell’Ufficio Immigrazione presso la nuova sede del Santo Volto sita in via Val della Torre 3, la Questura di Torino precisa che aprirà al pubblico esclusivamente lo sportello attualmente operativo in via Ruffini 11.
 In particolare, presso questo sportello sarà possibile rivolgersi, anche senza appuntamento, per:
  • informazioni sulle pratiche di permesso di soggiorno pendenti;
  • integrazione documentale o presentazione eventuali memorie conseguenti alla comunicazione dei motivi ostativi di cui all’art. 10 bis L. 241/90;
  • appuntamenti per motivi familiari: fino a cessate esigenze, il servizio di appuntamenti per le richieste di permessi di soggiorno per motivi familiari sarà disponibile solo ed esclusivamente il giovedì pomeriggio.
Invece, esclusivamente previo appuntamento sull’agenda elettronica Prenota Facile, sarà possibile accedere allo sportello di via Val della Torre per:
  • presentazione delle istanze di permesso di soggiorno elettronico per protezione sussidiaria, protezione speciale, di conversione del permesso di soggiorno da protezione sussidiaria a motivi di lavoro subordinato/autonomo e per attesa ricorso pendente ex art. 35 del D.lgs 25/2008;
  • richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno cartaceo per richiesta asilo;
  • l’acquisizione dell’istanza per conseguimento documento di viaggio per rifugiati/apolidi e titolo di viaggio per stranieri.
Restano ancora operativi lo sportello di via Dorè, 3, ove vengono acquisite le richieste ordinarie di permesso di soggiorno previo appuntamento rilasciato da Poste Italiane, e lo sportello di via Botticelli, 116, per il ritiro materiale del permesso di soggiorno.
Il completo trasferimento presso la nuova sede del Santo Volto di questi due sportelli e degli altri uffici dell’Immigrazione si realizzerà, progressivamente, entro la fine dell’anno, con relativa tempestiva comunicazione all’utenza.

Il tempo libero dei torinesi: tra parchi cittadini e fughe nel verde

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SCOPRI – TO  ALLA SCOPERTA DI TORINO
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Chi vive a Torino sa che per respirare non serve per forza scappare lontano. La città, oltre a musei, palazzi e caffè storici, offre un patrimonio verde che non ha nulla da invidiare ad altre capitali europee. I torinesi lo sanno bene: quando hanno bisogno di staccare, di rilassarsi o di ritrovare un po’ di silenzio, si rifugiano nei parchi.
Il Parco del Valentino è una vera istituzione. Più di 400.000 metri quadrati di verde affacciati sul Po, con viali alberati, prati per sdraiarsi, angoli ombreggiati per leggere e piste perfette per correre o andare in bicicletta. È uno di quei luoghi dove si mescolano tutte le generazioni: dai bambini che rincorrono le bolle di sapone agli anziani che si ritrovano sulle panchine, dai ragazzi che ballano swing la domenica alle coppie che fanno il primo picnic della stagione.
Poi c’è la Pellerina, la distesa verde più vasta di Torino. Un polmone urbano dove si viene a correre, a portare a spasso il cane, a leggere un libro sotto un albero. Nei fine settimana si organizzano eventi, mercatini, attività per i bambini. Ci sono anche piccoli stagni, ponticelli in legno e spazi dedicati allo sport. È un parco vissuto, autentico, dove si respira la città in versione lenta.
Ma il verde torinese è fatto anche di spazi più raccolti, come il Parco Rignon con la sua villa storica, o il Parco della Tesoriera, che in primavera si riempie di colori e profumi. In centro, i Giardini Reali offrono una pausa elegante tra un museo e una passeggiata sotto i portici, mentre il Parco Dora, con la sua impronta post-industriale, attira giovani, skater e fotografi urbani. Insomma, ogni quartiere ha il suo angolo di natura: e ogni torinese ha il suo posto del cuore dove rallentare.
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Cibo e passeggiate: i piaceri della libertà
Per i torinesi, il tempo libero è anche un’occasione per vivere la città senza fretta. Il sabato mattina, ad esempio, è facile vederli passeggiare tra le bancarelle del mercato di Porta Palazzo o tra i banchi del Balon, alla ricerca di un vinile, un libro usato o un oggetto curioso. Poi si entra in una libreria indipendente, si prende un caffè in un dehors o si fa una pausa in una delle tante pasticcerie che resistono al tempo, con le loro vetrine piene di bignole e cioccolatini.
Nel pomeriggio si passeggia in via Lagrange o via Garibaldi, si sbircia tra i negozi, si entra in una galleria d’arte. E quando viene fame? Niente panico: Torino è una città che ama mangiare bene. Dai piatti della tradizione – come gli agnolotti, il vitello tonnato, la bagna cauda o i plin burro e salvia – alle reinterpretazioni moderne in ristoranti e bistrot che valorizzano i prodotti locali. E poi i formaggi, le nocciole, i vini: ogni pasto diventa un piccolo rituale.
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Weekend nelle Langhe: tra vigne, colline e grandi vini
Quando arriva il fine settimana, la voglia di cambiare panorama si fa sentire. E così i torinesi prendono la macchina e si dirigono verso le Langhe. In poco più di un’ora ci si ritrova immersi in paesaggi che sembrano disegnati: colline coperte di vigneti, borghi antichi, cascine, strade tortuose che regalano scorci sempre diversi.
Langhe, vigneti
A Barolo, piccolo gioiello collinare, si respira l’odore del vino ovunque. È impossibile resistere alla tentazione di fermarsi in una delle tante cantine per una degustazione o di prenotare un tavolo con vista. Ristoranti come Locanda Fontanazza o La Vite Turchese sanno coniugare cucina autentica e panorama mozzafiato. Qui si assaporano piatti come i tajarin al tartufo nero, la carne battuta al coltello o la fonduta di Raschera con verdure di stagione. Tra una passeggiata e l’altra, tra un bicchiere di Barolo e una visita al WiMu – il Museo del Vino – i torinesi riscoprono un tempo diverso, fatto di piccoli piaceri e grandi silenzi.
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Asti e Monferrato: sapori, colline e tradizione
Non solo Langhe. Anche il Monferrato e la zona di Asti sono mete amatissime. Meno affollate ma altrettanto affascinanti, queste colline dolci e ondulate sono punteggiate di borghi, castelli e filari di viti. Qui il tempo scorre ancora più lento, e il legame con la terra è fortissimo.
Asti, con il suo centro storico elegante, è perfetta per una passeggiata tra chiese romaniche, mercatini e botteghe artigiane. Il sabato mattina c’è il mercato in Piazza Alfieri, e in autunno il profumo di tartufi invade le vie del centro. Molti torinesi vengono qui anche solo per pranzare in ristoranti tipici come Tacabanda o Campanaro, dove si trovano piatti come la finanziera, il bunet, il brasato al Barbera.
Nel Monferrato, invece, si cercano esperienze più intime: una camminata tra i noccioleti, una visita in una cantina biologica, una notte in agriturismo con cena a lume di candela. Paesi come Cocconato, Montemagno o Grazzano Badoglio custodiscono una bellezza discreta, lontana dal turismo di massa.
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Alba, il gioiello delle Langhe
E poi c’è Alba, una città che i torinesi sentono un po’ loro. Capoluogo delle Langhe, è il punto di partenza perfetto per esplorare il territorio. Ma è anche una meta in sé: elegante, vivace, autentica. Le sue strade medievali, le torri, le piazze raccolte, i profumi che escono dalle botteghe artigiane: tutto invita alla calma, alla curiosità, al piacere.
Alba è famosa in tutto il mondo per il tartufo bianco, celebrato ogni anno con una fiera internazionale che richiama migliaia di visitatori. Ma la sua offerta non si ferma lì: vini eccellenti, dolci alla nocciola, pastifici storici, osterie con una cucina che sa rinnovarsi senza tradire la tradizione. Piazza Duomo, il ristorante tristellato dello chef Crippa, è un’esperienza unica. Ma anche trattorie come La Piola o Enoclub raccontano con autenticità il territorio.
Qui il tempo libero si fa arte di vivere: si passeggia senza fretta, si mangia con gratitudine, si brinda alla bellezza delle cose semplici. E al ritorno verso Torino, con il bagagliaio pieno di bottiglie e la testa ancora tra le colline, si porta a casa un pezzetto di quella quiete.
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Noemi Gariano

Torino tra architettura e pittura: Giacomo Balla

Torino tra architettura e pittura

1 Guarino Guarini (1624-1683)
2 Filippo Juvarra (1678-1736)
3 Alessandro Antonelli (1798-1888)
4 Pietro Fenoglio (1865-1927)
5 Giacomo Balla (1871-1958)
6 Felice Casorati (1883-1963)
7 I Sei di Torino
8 Alighiero Boetti (1940-1994)
9 Giuseppe Penone (1947-)
10 Mario Merz (1925-2003)

3) Giacomo Balla (1871-1958)

Mi piace sempre fare un po’ di dibattito con i miei studenti, parlare, proporre loro delle tematiche su cui riflettere, ascoltare ciò che pensano è non solo stimolante e interessante per entrambe le parti, ma necessario per tenere attiva l’attenzione. Uno degli ultimi argomenti su cui ci siamo impelagati è stato davvero complesso, ma credo che abbia fatto comprendere alla classe quanto l’arte possa essere una materia interdisciplinare, diversificata e soprattutto ampia. La riflessione riguardava il concetto di “damnatio memoriae”, e il fatto che in tempi antichi non destasse tanto scalpore la distruzione di opere d’arte; tali accadimenti erano motivati da varie ragioni, politiche prima di tutto, ma anche religiose. Il discorso si è poi allargato e ci siamo ritrovati a dibattere sulla complessa questione dell’arte come “atto distruttivo”.
Le operazioni artistiche talvolta lavorano “in negativo”, rimandano al “disfare” e alla “distruzione creativa”, come per esempio i tagli di Fontana o le combustioni di Burri, inoltre molte “performance” di celebri artisti come Hermann Nitsch o esponenti della “body art”, di cui Marina Abramović è la regina indiscussa, sono allo stesso tempo “atti distruttivi” e “esibizioni spettacolari”.
Non sono pochi i testi e le interviste di esperti del settore che sottolineano il sottile e articolato legame tra tale particolare estetica artistica e la strategia del terrore, basata anch’essa sul “distruggere per richiamare l’attenzione del pubblico”. E se tale modo d’agire “funzionava” in passato, oggi risulta tragicamente vincente: viviamo ormai ai tempi dei “mass media”, una cosa non è vera finché non viene caricata su internet e non ottiene milioni di visualizzazioni. Si pensi ai tragici eventi del 2001, all’esplosione dei Buddha di Bamiyan o alla caduta delle Twin Towers: entrambi momenti angosciosi e tremendi, entrambi rigorosamente filmati e mostrati al mondo con il preciso scopo di spiazzare e terrorizzare gli spettatori.

Eppure l’atto di distruggere un’opera d’arte può avere anche un’altra valenza. Nella “graphic novel” di Alan Moore, “V for Vendetta” il protagonista, mascherato da Guy Fawkes, cospiratore cattolico protagonista della “Congiura delle Polveri”, vuole far esplodere il parlamento inglese, edificio simbolo di una dittatura violenta e totalitaria. La demolizione dell’edificio storico diventa, nel fumetto, simbolo di un nuovo inizio, della libertà del popolo che trionfa sulla dittatura.
L’arte come “atto di distruzione”, la distruzione di opere d’arte, qual è il confine tra i due concetti? Dove può condurre l’etica della spettacolarizzazione? Non basterebbe un ciclo di conferenze per esaurire tali argomentazioni, figuriamoci quarantacinque minuti di didattica a distanza.
Tanto per mantenere attivo il dibattito con la classe, ho voluto insistere su un particolare movimento artistico e culturale che a mio parere risulta più che azzeccato per la situazione.
“Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie di ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria.” Questo dice il decimo punto del Manifesto del Futurismo, scritto da Tommaso Marinetti e pubblicato il 20 febbraio 1909 sulla prima pagina de “Le Figaro”. Nasce così il movimento d’avanguardia con cui l’Italia si affaccia al panorama europeo dell’arte contemporanea; Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944), con la stesura del Manifesto teorico del Futurismo, dà vita ad una corrente artistica che investe tutti i campi culturali, dalla poesia all’arte, dalla letteratura alla musica, dalla danza al teatro. I Futuristi sostengono che sia necessario “cancellare il passato e inneggiare al futuro tecnologico” ed esaltano la distruzione di musei, accademie, biblioteche, perfino di alcune città storiche, per fare spazio alle nuove forme di bellezza che vanno ricercate nel progresso, nelle città industriali, nelle macchine e nel concetto della velocità.

Va tuttavia sottolineato che il Futurismo non è stato un movimento unitario e spesso la carica di attrazione che esercitava sugli artisti si esauriva in fretta.
Al Manifesto letterario presto ne seguono altri: nel 1910 Umberto Boccioni, (1882-1916), scrive il Manifesto relativo alla pittura futurista, due anni dopo Giacomo Balla, (1871-1958) e Fortunato Depero, (1888-1916) redigono il Manifesto della scultura futurista; di questo gruppo di artisti fanno parte altresì Carlo Carrà, (1881-1966), Luigi Russolo, (1885-1947), e Gino Severini, (1883-1966). Nel 1914 viene proclamato il Manifesto dell’architettura futurista, steso da Antonio Sant’Elia (1888-1916).
La progettazione dell’ideale “città futurista” viene immaginata da Sant’Elia in una serie di disegni che rappresentano grattacieli dotati di alte torri, edificati in metallo, vetro e cemento; all’interno dei progetti urbanistici sono compresi aeroporti, centrali elettriche, ponti e strade a vari livelli. Le architetture risultano imponenti e si ergono come “volumi puri”; al di là della vera e propria funzione, tali costruzioni paiono dei “monumenti” volti a celebrare “il trionfo della tecnologia”.
Una città brulicante e in continuo fermento, affollata e caotica, un po’ viene da chiederselo: Sant’Elia sarebbe poi effettivamente sopravvissuto ad un sabato pomeriggio in centro all’ora di punta? Bisogna sempre fare attenzione a ciò che si dice.
Per i Futuristi la protagonista indiscussa della rappresentazione artistica è “la realtà in movimento”, studiata e approfondita nel suo continuo divenire e nella sua incessante trasformazione.
In pittura, ad esempio, i soggetti prediletti sono le automobili, i treni, gli aerei, ma anche i cavalli al galoppo, uomini in azione, che camminano, che danzano, o colti mentre corrono; inoltre sono spesso rappresentate le strade, traboccanti di traffico convulso o costellate di cantieri edilizi, emblemi della città che cresce.
Gli artisti sono fortemente influenzati dalla cronofotografia e dal cinema, mezzi che permettono di registrare le fasi di un’azione, istante dopo istante. È per questo motivo che nei dipinti dei Futuristi il movimento viene scomposto nelle diverse fasi, come se si trattasse di studi scientifici in cui i vari momenti vengono visualizzati separatamente e poi sovrapposti. Più che esplicativo in tal senso è il “Dinamismo di un cane al guinzaglio (guinzaglio in moto)”, opera del 1912, realizzata da Giacomo Balla.

Questa modalità di rappresentazione del movimento risulta totalmente nuova e avrà larga eco nelle figurazioni grafiche dei fumetti. Il ritmo del moto viene sottolineato e accentuato da linee curve, oblique, ondulate o a spirale, che accompagnano il soggetto nella sua traiettoria, come a visualizzare le “scie” delle parti che fendono l’aria. I futuristi, oltre a preferire soggetti dinamici, amano l’uso di colori intensi e vivaci, contrapponendosi ai cubisti, che privilegiano tinte smorzate o monocrome e soggetti statici.
Vorrei ora soffermarmi proprio su Giacomo Balla, uno dei principali esponenti della pittura futurista. Egli nasce a Torino nel 1871, qui frequenta l’Accademia Albertina di Belle arti, dove conosce Pelliza da Volpedo; incomincia a dipingere quadri di matrice “pointilliste”, ma non segue rigorosamente il programma di Seurat e Signac. Nel 1895 Balla lascia definitivamente la città natale e si stabilisce a Roma, qui si avvicina in un primo momento al “Divisionismo”. Tra il 1908 e il 1910 si conclude il momento puntinista e si apre quello futurista; l’opera che segna il passaggio da un movimento all’altro è “Lampada ad arco”, tela databile al 1909, lo stesso anno in cui viene proclamato il Manifesto letterario di Marinetti.

In ambito futurista, Balla si dedica alle ricerche sulla scomposizione del colore e sulle fasi del movimento, percorso che si può constatare, oltre che nel già citato “Dinamismo di un cane al guinzaglio”, nell’opera “Ragazza che corre sul balcone, linee di velocità + paesaggio”, tela che risente degli studi che nel frattempo sta portando avanti la fotografia, come dimostra in particolar modo il lavoro di Anton Giulio Bragaglia. Essenziale, per quel che riguarda la scomposizione della luce e del colore, è il ciclo intitolato “Compenetrazioni iridescenti” (1912-1914), costituito da una folta serie di quadri e lavori ormai completamente astratti.
Negli anni in cui aderisce al futurismo, Balla si dedica anche alla scultura e allo studio di diversi materiali: in questa fase del suo percorso artistico lo si può considerare precursore del dadaismo.
Dopo il fervore iniziale, l’artista ritorna su temi più tradizionali, quali la raffigurazione di città, paesaggi e ritratti, riprendendo tecniche più convenzionali, anche se è giusto sottolineare che non abbandonò mai del tutto gli studi futuristi.
Certo non è sufficiente un’ora di lezione per discorrere di certi argomenti, così come non è questa la sede per spiegare in modo esaustivo le diverse complessità del Futurismo.
Credo tuttavia che il compito di un buon insegnate sia anche quello di stimolare nei propri studenti pensieri e riflessioni e, soprattutto, di pungolare la curiosità che mette in moto la mente e fa sì che ognuno possa approfondire in autonomia le tematiche proposte. D’altra parte ciò che si studia a scuola non è fine a se stesso, anzi sovente, è più attuale di quanto si creda.

Alessia Cagnotto

Distribuzione dei pannoloni in farmacia

Da oggi, mercoledì 26 agosto, partirà una misura straordinaria per accelerare il recupero dell’arretrato nella distribuzione degli ausili per incontinenza e garantire una risposta più rapida ai cittadini.

La Regione Piemonte, in collaborazione con Federfarma Piemonte, ha attivato infatti un canale straordinario di distribuzione attraverso la rete delle farmacie.

Gli utenti interessati saranno contattati direttamente dalla farmacia dove è stato effettuato l’ordine, che fornirà tutte le indicazioni necessarie per il ritiro. Non sarà quindi necessario presentarsi prima di essere contattati.

Al momento del ritiro sarà consegnato il prodotto ordinato oppure, qualora questo non fosse immediatamente disponibile, un prodotto uguale o equivalente per caratteristiche e funzione, in modo da assicurare la continuità della fornitura ed evitare ulteriori attese.

Questa modalità di distribuzione affiancherà temporaneamente il sistema ordinario e resterà attiva per il periodo necessario a riportare il servizio alla piena regolarità.

L’obiettivo è duplice: dare una risposta immediata ai cittadini che stanno ancora aspettando la fornitura e azzerare gli ordini accumulati, riportando progressivamente il servizio alle normali modalità di distribuzione.

La Regione continuerà a monitorare quotidianamente l’andamento delle consegne e il recupero degli ordini, verificando i risultati della misura e intervenendo, se necessario, con ulteriori azioni organizzative.

Regina Elena Odv a Borgo San Dalmazzo in memoria degli ebrei deportati 

Nella mattina di domenica 23 agosto 2026, in apertura della sua XXXVII Festa di Sant’Elena, celebrata come ogni anno a Sant’Anna di Valdieri, e della 446^ Giornata Azzurra a Boves, l’Associazione Internazionale Regina Elena Odv ha ricordato a Borgo San Dalmazzo (CN) S.A.R. la Principessa Reale Mafalda di Savoia, secondogenita della Regina Elena, morta la notte del 28 agosto 1944 nel Campo di sterminio di Buchenwald per volere di Hitler ed i 355 ebrei che dalla stazione di questo Comune, il 21 novembre 1943 e il 15 febbraio 1944, furono deportati nei campi di concentramento di Auschwitz e di Buchenwald. Solo 20 di loro sopravvissero.

La commemorazione è iniziata alle ore 9 con l’Amministrazione Comunale in Via Mafalda di Savoia, dove l’Associazione Internazionale Regina Elena Odv, in collaborazione con il Centro Studi Principessa Mafalda, ha ricordato la secondogenita di Elena del Montenegro, diventata, in virtù del suo matrimonio a Racconigi del 23 settembre 1925, Langravia d’Assia-Kassel.

Durante la cerimonia, l’Associazione San David del Galles per l’ecumenismo, l’accoglienza e la pace” ha consegnato il Premio “San David” all’Amministrazione comunale di Borgo San Dalmazzo e all’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia – Sezione di Borgo San Dalmazzo e Valli rappresentata dalla Vice Presidente provinciale Maddalena Forneris, figlia del partigiano Sebastiano “Bastian” Forneris, classe 1917, vice comandante della banda partigiana “Gruppo patrioti del Saben” che operò clandestinamente sulla collina di Monserrato, tra le valli Gesso e Stura, collaborando strettamente con le altre bande partigiane locali per difendere il territorio dagli attacchi tedeschi. Dopo la liberazione di Borgo, il 27 aprile 1945, Forneris e il suo gruppo si spostarono a Cuneo, per collaborare alla liberazione anche del capoluogo. L’impegno di “Bastian” per la città continuò, quando fu amministratore comunale: Sindaco dal 1949 al 1951 e per decenni Assessore e Vice Sindaco. Sua figlia Maddalena continua ad onorare la memoria dei partigiani che hanno combattuto contro i nazisti e coloro che hanno aderito ad una repubblica fantoccia voluta da Hitler per dividere l’Italia e il popolo italiano.

Durante l’epidemia di Covid-19 Maddalena ha partecipato alla distribuzione delle mascherine procurate dal Centro Studi “Principessa Mafalda”, presieduto da Milo Ferrua, ed ha ricordato ai giovani la vita della secondogenita della Regina Elena, la cui morte atroce fu voluta direttamente da Hitler.

Dopo la deposizione di un lumino in memoria di Mafalda, la delegazione si è trasferita al memoriale ubicato vicino alla stazione, da dove, come spiegato da Maddalena Forneris, vennero deportati 355 ebrei, per poi proseguire al Sacrario e alle diverse tombe nel cimitero. L’ultima tappa della commemorazione è stato il Santuario della Madonna del Colletto, dove il Sodalizio ha condiviso un momento di ricordo di tutte le vittime. Qui è stato illustrato il progetto, realizzato specialmente per i giovani in occasione dell’80° anniversario della liberazione dal nazismo e dalla repubblica fantoccio voluta da Hitler, dal Comitato spontaneo “Costituzione è partecipazione” in collaborazione con il Comune di Valdieri, sulle radici della Costituzione. Vicino al santuario passa il Sentiero dei Giusti, realizzato dagli studenti dell’Istituto comprensivo di Robilante Plesso di Valdieri, nell’ambito di un progetto didattico dagli studenti della Scuola secondaria di primo grado di Valdieri dedicato a coloro che dopo l’8 settembre 1943 aiutarono gli ebrei in fuga da Saint-Martin-Vésubie (Francia) attraverso i colli delle Finestre e di Ciriegia con la speranza di trovare rifugio in Italia. A questo progetto il Sodalizio ha conferito a Sant’Anna di Valdieri il Premio Valdieri 2025.

Erano presenti in particolare, Fabio Armando Assessore di Borgo San Dalmazzo, la Vice Presidente dell’ANPI provinciale, e Aldo Galli, già Presidente della Sezione di Cuneo dell’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra e della Federazione Provinciale di Cuneo dell’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci.

L’Associazione Internazionale Regina Elena Odv è stata rappresentata dal Delegato Internazionale accompagnato dai Delegati nazionale Carmen Cadar e Alfio Torrisi, dai Delegati modenesi Sauro Paciotti e Deanna Gabrielli e da soci; il Centro Studi “Principessa Mafalda” da soci e dalla Vice Presidente Rita Salvini Antonazzo.

La Giornata Mondiale del Cane

Oggi, 26 agosto, celebriamo il cane: un amico speciale che sa amare senza chiedere nulla in cambio.
Ci aspetta, ci consola, ci fa sorridere e riesce a trasformare anche una giornata difficile in un momento più bello. Non gli importa chi siamo o cosa possediamo: per lui siamo semplicemente la sua persona.
Ma oggi il pensiero va anche ai tanti cani abbandonati, soli o rinchiusi nei rifugi, che aspettano una famiglia e una seconda possibilità.
Celebrare questa giornata significa anche ricordare che un cane non è un regalo, un passatempo o un impegno temporaneo: è una vita da amare per sempre.
A tutti i cani del mondo, quelli già amati e quelli ancora in attesa: buona Giornata Mondiale del Cane.

Enzo Grassano

Furti nei negozi, tre arresti

Continua senza sosta l’attività della Polizia di Stato, a Torino, volta alla prevenzione dei furti in danno di attività commerciali; sono 3 le persone arrestate dalle Volanti dell’UPGSP e dei Commissariati cittadini nella notte fra il 15 e il 16 Agosto.
Nel primo caso, una pattuglia della Squadra Volante ha individuato ed arrestato un uomo che aveva appena perpetrato un furto ai danni di una pasticceria di via Garibaldi. Grazie alla segnalazione ricevuta da una residente in zona, insospettita da forti rumori in piena notte, i poliziotti sono intervenuti con tempestività; guidati dagli operatori della Sala Radio, che attraverso le telecamere della Questura vedevano il fuggiasco allontanarsi in direzione di Piazza Castello, lo hanno fermato mentre cercava di nascondersi dietro un cartellone pubblicitario all’angolo fra via Sant’Agostino e via Garibaldi. L’uomo, un 58enne di nazionalità ruandese, era in possesso del registratore di cassa e di un I-pad trafugati dalla pasticceria, nonché di 36 confezioni di gianduiotti, del valore di circa 400 €.
Il secondo intervento riguarda una coppia di ladri, un italiano di 30 e un moldavo di 42, introdottisi all’interno di una ditta di trasporto e smaltimento di rifiuti dell’edilizia di via Druento. I poliziotti della Volante del Comm.to Madonna di Campagna e dell’UPGSP della Questura di Torino hanno notato, transitando davanti, uno squarcio nella rete perimetrale, pertanto, con una manovra a tenaglia, le due pattuglie si sono posizionate in corrispondenza dei due ingressi dell’azienda, uno dei quali su via Sansovino, facendo contemporaneamente accesso all’interno. I poliziotti hanno intercettato uno dei due ladri mentre riempiva con del gasolio un grande fusto di plastica e l’altro soggetto poco distante, bloccandoli. Dai successivi approfondimenti, si è accertato che i due uomini avevano tentato di asportare, complessivamente, 100 litri di gasolio, riempiendo 4 fusti, da 25 litri cadauno. Sequestrato a loro carico diverso materiale atto a compiere il furto, come tubi di gomma, fil di ferro, arnesi vari atti allo scasso e fanali utilizzati per avere luce.

Poliziotto libero dal servizio salva dal soffocamento una donna con le manovre di Heimlich

Una richiesta di aiuto, pochi istanti per comprendere la gravità della situazione e intervenire con tempestività. È quanto accaduto presso la stazione ferroviaria di Napoli Centrale, dove un Sovrintendente in forza presso il Compartimento Polizia Ferroviaria per il Piemonte e la Valle d’Aosta, libero dal servizio, ha soccorso una donna colta da una grave crisi respiratoria causata dall’ostruzione delle vie aeree.
Erano circa le ore 6.00 quando il poliziotto, in attesa di salire su un treno diretto a Torino, stava percorrendo il binario 16 della stazione di Napoli Centrale. La sua attenzione è stata richiamata dalle grida di un uomo che chiedeva disperatamente aiuto per la moglie.
Raggiunta la donna, il Sovrintendente ha constatato che, mentre stava consumando un alimento, aveva riportato una grave ostruzione delle vie aeree. La passeggera non riusciva né a respirare né a parlare e, nel giro di pochi istanti, ha perso conoscenza.
Grazie all’esperienza professionale maturata nella Polizia di Stato e alle competenze acquisite durante il corso di formazione per operatori del 118, il poliziotto è intervenuto immediatamente eseguendo le manovre di Heimlich per la disostruzione delle vie aeree e disponendo contestualmente l’allertamento dei soccorsi sanitari.
Nonostante la perdita di coscienza della donna, l’operatore ha proseguito nelle manovre fino alla completa liberazione delle vie respiratorie e alla ripresa della respirazione spontanea.
Una volta ristabilita, la donna ha deciso di proseguire il viaggio verso Torino insieme al marito e al figlio di cinque mesi. All’arrivo presso la stazione di Torino Porta Nuova, a seguito della richiesta di assistenza inoltrata dal Sovrintendente, il personale della Croce Verde, in attesa della passeggera, l’ha accompagnata presso l’ospedale Gradenigo per gli accertamenti sanitari del caso.
Nei giorni successivi, la donna ha voluto esprimere personalmente la propria riconoscenza nei confronti del Sovrintendente e della Polizia di Stato nella quale ha evidenziato la tempestività, la professionalità e l’umanità dimostrate durante il soccorso.