Sebbene si possa ragionevolmente far coincidere con il progresso alcuni notevoli passi avanti nella salvaguardia della salute, non sempre tale innovazione concede a tutti noi gli strumenti per una migliore opportunità di adattamento all’ambiente.
Se da una parte le stagioni soccombono agli eventi derivati dalle differenti situazioni degenerative ambientali, mutando improvvisamente da periodi piovosi a caldi asfissianti, da periodi di gelo a primavere inattese, possiamo però notare come negli ambienti cosiddetti “chiusi” si cerchi di mantenere una certa qual “omeotermia” che preveda sempre un clima “ideale”. Il problema sussiste nel valutare se tale “idealità” sia la stessa per tutti o se tale situazione non possa creare degli scompensi. Si possono osservare persone completamente infagottate al volante di una macchina con riscaldamento acceso d’inverno oppure in maglietta con aria condizionata in funzione d’estate. In entrambi i casi, all’apertura delle porte dell’auto e dal primo passo in poi, il mondo esterno presenterà una situazione diversa da quella vissuta fino ad un attimo prima. Se ragionassimo in modo adeguato, potremmo facilmente intuire che in uno dei due ambienti l’abbigliamento non dovrebbe essere adatto; eppure questa circostanza si realizza puntualmente.
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Cosa succederà al nostro corpo? Si adatterà o sarà semplicemente una passiva accettazione di tale situazione a renderci sempre più deboli? Questi sono problemi che sicuramente afferiscono a sfere
più importanti del semplice campo sportivo di nostra competenza, ma anche negli ambienti sportivi si è sottoposti a stress climatici non da poco.Infatti, gli ambienti che si definiscono moderni sono costretti a dotare le sale dove si svolge attività fisica di impianti di climatizzazione che consentano alle persone di fare attività senza sudare… (sigh). Oppure di dotare le sale attrezzi di un clima che rassomigli a quello del proprio salotto di casa quando si è in inverno. Premesso che nulla di sbagliato vige nel ricercare un clima ideale che preservi la salute delle persone, è possibile intuire che il nostro corpo vive “protetto” salvo imprevisti… . Basta infatti dimenticare il cappellino, oppure non aver l’aria condizionata che funzioni in auto o il riscaldamento rotto a casa per mandare in tilt la nostra salute, ormai non più allenata agli “sbalzi di umore climatici”.L’attività fisica può permettere di reagire a quest’apatia reattiva del nostro adattamento fisiologico, stimolando i nostri organi a ricreare in maniera efficace e naturale le condizioni innate e forse dimenticate di assestamento personale.
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Consideriamo quindi, visto il periodo di fine inverno e ripresa primaverile che ci apprestiamo a
vivere, quali possano essere le piccole strategie individuali di recupero naturale delle nostre facoltà di adattamento che possiamo realizzare in questo periodo. Innanzitutto, la prima regola di salute, oltre che funzionale, è quella di svolgere attività con la minor quantità di abbigliamento possibile (si intende tecnico, non per altre seconde e ben più variegate finalità,…). Questo permetterà al nostro organismo di adattarsi naturalmente alla temperatura degli ambienti in cui si opererà, senza l’opera di filtraggio creata da strati eccessivi di tessuti che permeano in maniera troppo sensibile il passaggio dall’aria alla pelle. Quando si comincia a svolgere attività fisica la temperatura corporea, innescata dal muoversi delle articolazioni e dei muscoli, si innalza, e quindi se ci si era coperti troppo in partenza, la termoregolazione corporea avrà difficoltà nel registrarsi in maniera adeguata. E’ necessario considerare un tipo di abbigliamento a più strati che consenta l’eliminazione di alcuni capi ogni qualvolta si abbia tale necessità. Molta attenzione dovrà essere posta non tanto ai capi superficiali ma soprattutto a quelli più aderenti alla pelle. Non sarà elegante parlarne, ma è necessario considerare che se dopo esserci scoperti per il calore, l’ultimo strato risulterà essere sudato, allora in questo caso la salute sarà a rischio: aria, correnti fredde o rallentamenti dell’attività potranno essere cause di raffreddamento e cosiddetti colpi d’aria.
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Il “colpo d’aria”, che è per sua natura leggendario, così come “l’accavallamento dei nervi” e altri impedimenti simili, altro non è che un periodo prolungato di esposizione di una parte del nostro corpo a situazioni di freddo che costringono il nostro organismo a reagire o contraendosi per riequilibrare la temperatura o soccombendo quando tale situazione è ingestibile. Crearsi un abbigliamento adatto al clima in cui si opera è necessario. Ma sarebbe importante “allenarsi” anche al freddo, intendendo proprio letteralmente quanto scritto. Alcune scuole cinesi hanno malamente interpretato tale concetto esasperando bambini molto piccoli a vivere per alcune ore in maglietta semplice al freddo delle montagne. Il principio ispiratore consisteva nel fortificare lo spirito ignorando le sofferenze del corpo (…) ma il principio che per noi sarebbe in grado di avere una valenza positiva potrebbe essere solo quello di rinforzare le proprie difese costringendo il corpo a reagire ad uno stimolo intenso. Correre ogni tanto all’aria aperta e non solo sul tapìs roulant potrebbe rappresentare una interessante innovazione per il nostro corpo.
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osì come non richiedere aria troppo calda in una palestra o in una piscina potrebbe contribuire a costringere il nostro organismo a rinverdire alcune primitive e salutari facoltà di adattamento all’ambiente.Sudare non fa male, semmai fa male agli altri non lavarsi se si è sudati o se si indossano abiti da troppo tempo “vissuti”, ma la ricerca anche dell’eccessivo caldo può condurre ad errori.E’ importante, piuttosto, predisporre un veloce ed adeguato cambio di indumenti se si opera in un ambiente freddo, una volta terminata l’attività. E’ questo infatti il vero problema. Il maratoneta che corre sotto la pioggia ed il vento non ha grossi problemi fin che corre, così come il ciclista che affronta la salita. Le preoccupazioni nascono o quando la gara termina o quando comincia la discesa. Paradossalmente non è svolgere l’attività fisica “scoperti” quando si è al freddo a creare potenziali nocumenti alla salute (ovviamente quando il freddo è ben tollerato con abbigliamento adeguato) ma è proprio quando questa termina o diminuisce l’intensità che si possono verificare problemi. Predisporre strumentazioni di copertura (felpe o asciugamani) e, soprattutto ricambi delle parti sudate può essere fondamentale. Il sudore che si “asciuga” addosso ha più di un effetto sgradito… . Terminiamo qui questa breve dissertazione con un pensiero finale: non sappiamo più quale sia il clima ideale, ma sicuramente possiamo considerare come la capacità di adattamento si possa “allenare” solo variando più o meno volontariamente clima. Tornare ogni tanto alla “natura” potrebbe essere un gran giovamento per tutti!
Paolo Michieletto

Un gesto di grande amore, che va oltre la retorica delle parole. Una nuova vita alla propria compagna: quale miglior dono in occasione della Festa della donna. Non fiori, ma…un rene. Uno spot per la vita e per la donazione d’organi per il trapianto. Presso l’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino, ieri un uomo di 52 anni ha donato un rene ed ha salvato la vita della propria compagna di 44 anni (affetta da rene policistico) dalla dialisi. Si è trattato di un trapianto di rene da vivente pre-emptive. E’ stata una corsa contro il tempo per completare in pochi mesi gli esami di valutazione del donatore proprio per poter permettere a lei di riuscire a fare il trapianto direttamente senza dover passare attraverso un periodo di dialisi.
Con una pensione di oltre 5.500 euro mensili, 29 terreni in suo possesso non dichiarati, quattro appartamenti di sua proprietà che a quanto risulta affittava in nero e una quota in una società immobiliare che opera in tutta la provincia di Torino, un medico e docente universitario -ovviamente ormai in pensione- forniva anche consulenze a noti studi medici torinesi senza dichiarare i compensi al fisco. Così le fiamme gialle di Lanzo Torinese hanno puntato il dito contro il noto professionista della Val di Lanzo, iniziando mesi fa a scavare nelle sue dichiarazioni e nei suoi libretti contabili, scoprendo così tutto quello che non è mai stato dichiarato al fisco. Secondo gli esiti delle indagini della gdf, il medico dovrà pagare le imposte su oltre 350 mila euro non dichiarati, ai quali andranno ancora aggiunte multe ed interessi sulla cifra mai versata.
Marisa Bruni Tedeschi, suocera dell’ex presidente francese Nicolas Sarkozy ha presentato ieri sera alla Fondazione Sandretto di Torino il suo libro di memorie ‘Care figlie vi scrivo’


Nella nostra regione interessa 6.200 imprese e 15mila addetti. Roberto Dellavalle (Presidente Confartigianato Piemonte Alimentazione): “Consente un miglior collocamento delle risorse umane e valorizza il settore”
per i dipendenti delle imprese alimentari artigiane. L’accordo fornisce alle imprese alimentari artigiane, nonchè alle piccole e medie imprese del settore, strumenti contrattuali innovativi, in primo luogo introducendo una nuova tipologia di contratto di lavoro finalizzata al reinserimento lavorativo di alcune specifiche categorie di persone: disoccupati o lavoratori in sospensione di lavoro, coloro che non abbiano conseguito un titolo di studio di istruzione secondaria superiore, persone prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi potranno accedere ad un contratto che ne potenzia l’occupabilità. L’accordo di rinnovo ribadisce l’importanza per le imprese del settore di aderire agli Enti Bilaterali dell’Artigianato, in Piemonte l’EBAP (Ente Bilaterale dell’Artigianato Piemontese), anche alla luce della più recente normativa che demanda a questi enti l’erogazione degli ammortizzatori sociali in caso di crisi aziendale.
Ognuno di noi nasce con 100 miliardi di neuroni collegati tra loro da migliaia di miliardi di connessioni: questo ci permette di pensare, muoverci, ricordare, amare, odiare, contrattare i prezzi al mercato e preparare conferenze.