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I paesi più felici del mondo

in LIFESTYLE

L’Organizzazione per la Cooperazione Economica ha stilato una classifica con i 10 paesi più felici al mondo, i posti ritenuti più vivibili in base a reddito, istruzione, salute, aspettativa di vita e stato sociale.

La maggior parte di questi sono paesi nordici: Finlandia, Norvegia, Canada, Danimarca e Olanda dove di certo il sole, le temperature miti, il mare e il tanto decantato stile di vita mediterraneo non sono proprio il punto forte. Evidentemente sono anche altre le condizioni che fanno di un popolo, di una nazione un concentrato di felicità e di entusiasmo per la vita. Il lavoro, la certezza di potersi permettere una esistenza dignitosa, una casa e tante altre cose tra cui hobby e desideri, una rete sociale fatta di condivisione, mutuo soccorso, amicizia, senso della comunità, attenzione alla salute, un sistema educativo funzionale ed efficiente. Altri paesi dove si rileva una buona qualità della vita sono Australia e Messico, ma anche Israele, Nuova Zelanda e Costa Rica. Ultimamente si è molto parlato di fattore Hygge, il segreto della felicità danese, una parola di origine germanica che non ha una traduzione precisa, ma molto chiaro è il concetto che esprime: sentirsi soddisfatti, creare e vivere una atmosfera piacevole e accogliente caratterizzata dalla presenza affettuosa di persone care. Sembra una situazione da pubblicità, una favola, una storia di fantasia, invece è possibile. Aiutarsi, mettere da parte rancori legati alla quotidianità, non litigare per la politica, evitare di accanirsi sui difetti degli altri coltivando invece la positività e il concetto di vicinanza e supporto reciproco è uno stile di vita esistente, reale. L’higging ha avuto talmente tanto successo in posti come la Gran Bretagna o gli Stati Uniti che sono stati organizzati addirittura dei corsi per imparare a praticarlo. Ovviamente non si cambia mentalità e abitudini in un attimo, ma la possibilità di affrontare la quotidianità concentrandosi sul benessere proprio e degli altri è uno stimolo importante nella ricerca della felicità. I legami sociali possono essere quindi un antidoto allo stress, alla negatività, al quel male di vivere tipico dei nostri tempi. Stare insieme cordialmente e allegramente aiuta persino il sistema immunitario e favorisce la longevità ed è proprio semplice come appare.

Maria La Barbera

 

Una gita a Briançon

in CULTURA E SPETTACOLI

Uno degli aspetti positivi di vivere a Torino è la possibilità di arrivare in Francia, Svizzera, Austria e Germania in pochissimo tempo

 

Fare una gita oltre confine senza dover dormire fuori città è possibile e confortevole, così come deciderlo all’ultimo momento senza la necessità di pianificare

Una delle località più vicine e raggiungibili in giornata è Briançon, un gioiellino arroccato sulle Heute Alpes che vanta il primato di città più alta di Francia, 1326 metri. A soli 15 km dal confine italiano ed a 110 da Torino, Briançon, Patrimonio dell’Umanità UNESCO, fu fortificata da Vauban, un famoso ingegnere militare al tempo del Re Sole. Non solo la visita in questa deliziosa cittadina, anche la strada che si percorre per raggiungerla è una bellissima esperienza: colori meravigliosi in primavera e autunno, il bianco e il candore in questo periodo invernale, meravigliosi paesaggi montani e suggestivi, scenari di una natura rigogliosa e fitta cominciano non appena si lascia l’autostrada e ci dirige verso Claviere, il confine tra Italia e Francia. Scendendo giù per la valle, dopo aver superato alcune località sciistiche, arriviamo a Briançon, la prima cosa che salta all’occhio è la Cittadella, le mura, la roccaforte militare. Entriamo nella “Vauban Cité” o “Gargoyle”, ovvero la città alta caratterizzata da case alte e colorate dalla Porte de Pignerol.

 

Sulla strada principale, la Grand Rue, si concentrano negozi tipici, caffé e ristoranti. Scendendo fino alla fine si arriva Place d’Armes, usata nel Medioevo come mercato. La Collegiale Notre-Dame-et-Saint-Nicolas, la cattedrale che venne costruita intorno al 1703, si trova risalendo a sinistra, sulla facciata si trova una delle più antiche meridiane delle Hautes-Alpes. Altri luoghi di interesse sono: i Forti Militari L’Infernet e Randouillet, il Convento dei Cordelies, il Giardino del Governatore, il Pont d’Asfeld. La visita a Briançon continua con un tour culinario, per esempio andando al supermercato Gèant nella parte nuova della città dove si possono trovare prodotti tipici francesi dai formaggi, ai patè, ai vini, oppure rimanendo in centro dove i negozi di prodotti tipici sono deliziosi e invitanti: marmellata alle violette, biscotti alla vaniglia, miele, macarons, l’Armagnac, il distillato di vino più antico in Francia, sono solo alcuni gustosi prodotti che si possono trovare.

Maria La Barbera

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Un suggerimento su dove mangiare:
La Gavroche, l’Etage e Le Pied de la Gargouilletutti sulla Grand Rue.

Per qualsiasi ulteriore informazione, per avere una mappa e approfondimenti:
Ufficio del Turismo di Briançon – 1 Place du Temple City Vauban.

Davvero squisite le frittelle di zucchine

in LIFESTYLE

Velocissime da preparare le frittelle sono amate da grandi e piccini, servite calde appena fatte poi, sono nella loro semplicita’, irresistibili. Le frittelle di zucchine sono una proposta adatta a tutte le occasioni, un  gustoso secondo vegetariano, uno sfizioso antipasto o un croccante contorno.

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Ingredienti

 

3 zucchine con il fiore

2 uova intere

4 foglie di basilico

50gr. di parmigiano grattugiato

40gr. di farina

Sale, pepe, olio di oliva q.b.

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Tagliare a rondelle sottilissime le zucchine e i fiori precedentemente lavati. In una ciotola sbattere le uova, unire la farina setacciata, il parmigiano, le foglie di basilico tritate, il sale ed il pepe. Aggiungere le zucchine e i fiori, mescolare bene. In una padella portare a temperatura l’olio e versare a cucchiaiate l’impasto di zucchine formando delle frittelle. Lasciar cuocere girandole piu’ volte sino a doratura completa. Scolare su carta assorbente e servire belle calde.

Paperita Patty

Siviglia, il barbiere di cui nessuno ricorda il nome

in LIFESTYLE
Barbiere di Siviglia

Il barbiere di Siviglia… ma qual era il suo vero? Quasi nessuno, se si escludevano sua moglie Rosetta e l’anziana madre Enrica, rammentava il suo vero nomeCon il rasoio era un artista. Aveva la mano e l’idea per sfumature, tagli e colpi di pettine; tra lui e quei suoi colleghi che si limitavano al “taglio a scodella” c’era un abisso. 

Tullio, che per esteso faceva Tullio Gianni Marinetti era stato ribattezzato Siviglia perché fischiettava sempre la sua gioia di vivere, come il Figaro del Barbiere di Siviglia. Così, omaggiando o oltraggiando Gioacchino Rossini, s’era guadagnato l’appellativo sul campo. La bottega di Siviglia era composta da una sola stanza che dava sulla piazza del paese. L’arredamento era modesto, essenziale. Un canapè di legno impagliato, una poltrona in legno con il poggiatesta, uno specchio a muro ovale posto di fronte alla poltrona sovrastava una mensola su cui teneva gli strumenti. I suoi ferri del mestiere erano quelli tradizionali: il rasoio a lama fissa, che ogni quattro o cinque mesi faceva arrotare dall’Asdrubale, un arrotino che girava per i paesi a fare il filo alle lame; una piccola cote dalla superficie levigata su cui versava una goccia d’olio e passava la lama per completarne l’affilatura; la coramella di cuoio, appesa al chiodo, su cui faceva scorrere la lama per ravvivarne il filo; le macchinette tosatrici per i capelli, di grosso e di fino; una catinella d’acqua dotata di un apposito incavo per essere appoggiata al collo, utile a sciacquare il viso al cliente. A differenza del suo aiutanteTullio non amava rapare i clienti. Il taglio a zero era riservato solo a coloro ne facessero specifica richiesta o ai bambini infestati dai pidocchi.

Per tutti gli altri c’era la moda a dettare il taglio: c’era chi preferiva quello all’Umberta, in analogia alla foggia dei capelli di Umberto II° di Savoia ( che poi non era altro del più comune taglio a spazzola ); chi voleva la riga da parte e chi invece la riga in mezzo o un taglio più trasgressivo come quello alla Mascagni. Eseguiva il suo lavoro con scrupolo e passione, attento a non sprecare nulla. Non risparmiava, invece, sulla brillantina. Questa sostanza miracolosa, inventata nel 1928 in Inghilterra, composta da un mix di acqua, oli minerali e cera vergine, veniva spalmata voluttuosamente sulle teste dei suoi clienti. Guai se avesse avuto fra le mani l’americana Brylcreem, quella usata da attori come Humphrey Bogart, Tyrone Power e Fred Astaire: con quella avrebbe frizionato persino le crape pelate. Per le feste di fine anno fu tra i primi a regalare agli amici più affezionati  i calendarietti da tasca profumati. Erano piccoli almanacchi con disegni osé ( per l’epoca) che venivano nascosti nei portafogli per essere poi furtivamente consultati e annusati, quasi fosse quello il profumo del peccato. Insieme a lui lavorava Enea Balzelli – conosciuto come stropacavì – con il compito di servire i clienti che non potevano – per diverse ragioni – frequentare la barberia. Era un barbiereitinerante, lavorava a domicilio e sulla bicicletta trasportava tutti gli attrezzi. Non aveva un granché da portarsi appresso. Il suo corredo, ridotto all’essenziale e infilato nella bisaccia a tracolla,era costituito da un rasoio, un pettine, una vecchia macchinetta per tosare, un paio di forbici, un pennello e una tazza dove scioglieva qualche scaglia di marsiglia  per insaponare il mento e le gote dei clienti. Come arrivava a casa di chi aveva richiesto i suoi servigi, cercava una sedia ed invitava il clientea sedersi nel caso dovesse farsi radere, oppure lo faceva mettere a cavalcioni della stessa per il taglio dei capelli. Era un vero professionista della rasatura e per fare la saponata versava l’acqua da un fiasco che portava con se nella bisaccia e con uno straccio bianco che teneva in tascapuliva il rasoio dal sapone e dai peli.

Il problema era che il taglio dei capelli di Enea non conosceva le mezze misure e per questo motivo gli avevano cucito addosso l’appellativo di stropacavì, cioè di strappacapelli. Per lui non esistevano la sfumatura alta né quella bassa:appoggiava la macchinetta alla nuca del malcapitato e, rasentando il cuoio capelluto da dietro in avanti, con poche e rapide mosse lo tosava a zero. Se la sua vittima accennava una pur minima protesta, lo guardava con due occhi che esprimevano tutto il suo disappunto e il cliente se ne stava zitto e muto. A sua discolpa va ricordato che in quell’epoca quasi nessuno aveva l’acqua in casa e spesso le fonti erano ben lontane dalle abitazioni e quindi l’igiene dei capelli, e non solo di quelli, lasciava a desiderare. Era così per gli adulti, figurarsi per le criniere dei bambini dove spesso e volentieri si celavano intere tribù di pidocchi. Dunque, il taglio raso zero e i modi bruschi di Enea potevano essere in qualche modo tollerati se non fosse stato per quella vecchia macchinetta che essendo ormai sdentata non tagliava i capelli ma li strappava.

Quando sotto le sue grinfie capitava un bambino, il barbiere errante lo teneva in piedi, stretto tra le ginocchia; con la mano sinistra gli immobilizzava il volto, lasciando alla destra il compito della rasatura. Una vera tortura, grazie ai denti della macchinetta che mordevano la crapa dell’infante. Non era un caso che i bambini lo temessero come il diavolo teme l’acqua santa. I due, nonostante i caratteri diversi, andavano d’accordo e si dividevano di buon grado il lavoro da fare e i modesti guadagni. In fondo, anche tra i più umili il decoro era un punto d’onore e  i due barbieri contribuirono a mantenerlo con i loro tagli e le rasature. E a chi non poteva permettersi quella seppur modesta spesa Tullio ed Enea concessero un illimitato credito nella speranza che un giorno venisse onorato. In caso contrario, pazienza: non sarebbero diventati più poveri di quanto già non fossero.

(Racconto a cura di)

Marco Travaglini

Vintage, lo stile viene dal passato e non passa mai di moda

in LIFESTYLE

Acquisti di qualità, scelte d’eleganza e buon gusto

 

La moda è frenetica e impaziente, le tendenze cambiano velocemente e ci guidano negli acquisti pilotando le nostre scelte e i nostri gusti senza lasciare molto spazio alla nostra creatività. Si crea così una sorta di educazione all’acquisto in base ai must del momento (lo devi avere!), a volte un vero e proprio diktat considerando che nei negozi, soprattutto dei grandi brand, non si trova altro. Non è del tutto scorretto, anzi c’è una certa comodità nell’essere indirizzati e conformi alla tendenza del momento, ma ritrovarsi in un luogo dove ciò che ci spinge all’acquisto è unicamente il nostro gradimento, il nostro senso dell’eleganza e la voglia di distinguerci è un momento di shopping puro, libero da ogni condizionamento e da ciò che è in voga. Tutto questo è possibile acquistando vintage.Ci sono davvero buoni motivi per cedere allo shopping del passato, per esempio il poter acquistare capi di qualità, a volte veri pezzi sartoriali, a costi accessibili, avere uno stile unico combinando capi e accessori di periodi diversi e non meno importante praticare la via dell’acquisto etico ed ecologico comprando capi già esistenti. Insomma comperare di seconda mano conviene, stimola la nostra passione per il bello e ci rende più responsabili, cosa possiamo desiderare di più?

 

A Torino sono diverse le possibilità di acquistare il passato, il fuori moda:

 

Pandora – Via Giolitti 49 b, uno dei primi negozi Vintage a Torin aperto dagli anni ’90 dove trovare soprattutto usato firmato dalle borsette agli abiti.

 

Charly Vintage and flowers -Via Giuseppe Pomba 29, qui anche il wedding vintage dagli anni ’20 ai ’90, capi coloratissimi di svariati periodi e una sartoria che propone modelli d’altri tempi.

 

Epoca – Via San Domenico, 45/c – vestiti, cappelli, borse, scarpe, bigiotteria, ombrelli, guanti tutto in stile retrò, un lungo cammino dai primi del ‘900 ad oggi.

 

Annarita Mattei – Via San Domenico 6 d – la proprietaria è anche una personal shopper pronta a dare degli ottimi consigli, qui si unisce la modernità al vintage. I capi vanno dagli anni ’50 agli anni ’80, arrivi ogni 15 giorni.

 

Elena B. – Via Saluzzo 40 – nel cuore di San Salvario una vera e propria ricerca del capo sartoriale dagli anni Trenta fino agli Ottanta del secolo scorso, molti pezzi sono veri e propri capi di alta moda.

 

Infine chi è interessato ad un acquisto retrò non può mancare ogni secondo sabato del mese a piazza Carlo Alberto a Extravaganza, il primo mercato in Italia dedicato alla moda del passato.

Maria La Barbera

 

 

 

 

Filetti di nasello gratinati (anche per chi non ama il pesce)

in LIFESTYLE

 Questo piatto si prepara facilmente con ingredienti semplici, particolarmente sfizioso grazie alla gratinatura dorata e croccante

Apprezzato per le sue proprieta’ nutritive, il nasello e’ un pesce magro, facilmente digeribile, carne bianca e delicata ideale anche per chi non ama il pesce. Questo piatto si prepara facilmente con ingredienti semplici, particolarmente sfizioso grazie alla gratinatura dorata e croccante.

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Ingredienti:

 

4 filetti di nasello

4 fette di pan carre’

1 ciuffo di prezzemolo

1 spicchio di aglio

50gr. di parmigiano grattugiato

50gr. di pecorino grattugiato

Olio, sale, pepe q.b.

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Tostare leggermente le fette di pan carre’. Lavare e asciugare il prezzemolo. Frullare le fette di pane con il formaggio grattugiato, l’aglio, il sale, il pepe e l’olio. Disporre i filetti di nasello in una pirofila da forno unta di olio, cospargere il composto sul pesce, condire con un filo di olio e cuocere in forno a 200 gradi per circa 20 minuti o sino a completa doratura.

 

Paperita Patty

 

La sfiziosa spaghettata mediterranea

in LIFESTYLE

Una ricetta stuzzicante, facilissima da realizzare, con pochi grassi

 

A volte semplici ingredienti fanno la differenza. Un primo piatto sano che ci regala i colori, i sapori e i profumi degli aromi mediterranei. Una ricetta stuzzicante, facilissima da realizzare, con pochi grassi, saporita, sfiziosa e invitante, ottima per una spaghettata con gli amici.

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Ingredienti:

360gr. di spaghetti (per 4 persone)

Pomodorini Pachino (quantita’a piacere)

1 cipolla media

1 spicchio di aglio

6 filetti di acciughe sott’olio

4 cucchiai di olive taggiasche denocciolate

1 peperoncino piccante essicato

Olio evo, sale q.b.

Basilico fresco q.b.

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In una larga padella soffriggere in poco olio la cipolla e l’aglio affettati, aggiungere i pomodorini lavati e tagliati a meta’, lasciar insaporire per pochi minuti, aggiungere i filetti di acciuga, il peperoncino e le olive taggiasche, mescolare bene per amalgamare tutti gli ingredienti, eventualmente aggiustare di sale. Scolare gli spaghetti al dente, saltarli velocemente in padella con il sugo, cospargere di basilico fresco e servire subito.

Paperita Patty

Medaglioni di carne cruda con funghi porcini

in LIFESTYLE

Antipasto della tradizione gastronomica piemontese, la carne cruda di fassone con funghi porcini si realizza molto velocemente e senza difficoltà

Una carne di ottima qualita’, delicatissima, morbida, particolarmente gustosa, arricchita da carnosi e sanissimi funghi freschi affettati, lievemente aromatizzati da un filo di olio extravergine e poco prezzemolo. Una goduria per il palato.

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Ingredienti

300gr.di carne cruda di fassone piemontese

2 piccoli funghi porcini sanissimi

Olio evo

Il succo di mezzo limone

Sale, pepe, prezzemolo

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Pulire i funghi e tagliarli sottilmente a lamelle. Tagliare la carne a coltello o farla tritare dal macellaio, condirla con sale, pepe e olio evo. Con un coppapasta formare i medaglioni di carne. Condire i funghi con poco sale e un filo di olio evo. Coprire i medaglioni con i funghi, irrorare con poco succo di limone e prezzemolo tritato finemente. Conservare in frigo e servire a temperatura ambiente.

Paperita Patty

Teneri bocconcini di calamaro alla piastra

in LIFESTYLE

Una ricetta di mare semplicissima dal risultato delizioso. I calamari sono, tra i prodotti ittici, i più graditi da tutti, una delizia della buona tavola mediterranea. Un appetitoso piatto con poche calorie, dal gusto delicato e intramontabile.
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Ingredienti
4 calamari freschi di media grandezza
Olio evo
Mezzo limone
Prezzemolo
1 spicchio di aglio
Sale e pepe q.b.

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Se non lo ha fatto il pescivendolo, pulire i calamari staccando il ciuffo dal corpo, sciacquare sotto l’acqua corrente, sfilare la cartilagine interna, tagliare a libro in senso longitudinale, lavare bene per eliminare residui di eventuale sabbia e ricavare 2 filetti tagliandoli a metà. Preparare la marinatura mescolando 4 cucchiai di olio evo con il succo del limone, poco pepe e uno spicchio di aglio. Mettere i filetti nella marinatura e lasciarli insaporire per almeno 2 ore, riporre in frigo. Scaldare la piastra leggermente unta di olio, scolare i filetti, cuocerli per 5 minuti poi girarli, spennellarli con la marinatura rimasta,proseguire la cottura per altri 2 minuti. Impattare i bocconcini su un letto di insalata cosparsi con il prezzemolo tritato. Aggiustare di sale all’occorrenza.

Paperita Patty 

La musica dell’isola

in CULTURA E SPETTACOLI

Un  libro minuto, lieve ma molto bello, dove si  narra la storia dell’incontro tra una donna e un clochard, entrambi amanti di musica classica. L’uomo senza fissa dimora si piazza davanti alla finestra aperta del conservatorio di Torino, assieme all’autrice, per ascoltare quel professore di pianoforte che, terminate le lezioni, esegue per sé Liszt e Ravel

Quando abitavo in via Mazzini, proprio al fondo, vicino al Po, mi piaceva al mattino risalire tutta la strada verso il centro della città fino al Conservatorio Giuseppe Verdi e fermarmi qualche minuto ad ascoltare la musica che strimpellavano gli allievi e i tocchi sapienti dei maestri. Avevo imparato che dalla finestra che dava sulla via Mazzini uscivano suoni di batteria. Non mi interessava. Scartata la facciata di piazza Bodoni, dove si apriva l’ingresso dell’atrio che immetteva nella sala dei concerti, da cui al mattino non usciva alcun suono, facendo il giro del palazzo avevo individuato le aule dove si insegnavano i vari strumenti, e avevo scoperto, tra quelle in cui si insegnava pianoforte, una dove c’era un maestro particolarmente bravo: udivo infatti i tocchi incerti degli allievi e la sua mano che riprendeva il brano musicale, il suo interrompere l’esecuzione per far ripetere il passaggio, una, due, tre volte. Talora accadeva che il maestro sospendesse l’esecuzione dell’allievo per portare a termine il pezzo con le sue mani. E allora le note diventavano musica”. Inizia così “La musica dell’isola”, racconto breve di Laura Mancinelli, pubblicato dalla novarese “Interlinea” quasi vent’anni fa. Un  libro minuto, lieve ma molto bello, dove si  narra la storia dell’incontro tra una donna e un clochard, entrambi amanti di musica classica. L’uomo senza fissa dimora si piazza davanti alla finestra aperta del conservatorio di Torino, assieme all’autrice, per ascoltare quel professore di pianoforte che, terminate le lezioni, esegue per sé Liszt e Ravel. Poi, all’improvviso, quel rapporto s’interrompe perché l’uomo scompare, facendo perdere ogni traccia di se. Fino a quando, qualche anno dopo, riappare nelle vesti di organista che esegue “Eine feste Burg ist unser Gott” ( “Forte rocca è il nostro Dio” ), un grande corale di Bach basato sull’omonimo inno composto da Martin Lutero. La musica riempie di magia la messa di Natale sull’isola di San Giulio, che sembra galleggiare nella nebbia in mezzo al lago d’Orta, in una notte dall’atmosfera sognante. Da Torino al più romantico dei laghi, con il dramma della sclerosi multipla che colpì l’autrice, costringendola a muoversi su di una sedia a rotelle e ad affidare vita e passioni alla scrittura. Un racconto venato da malinconia, sospeso fra verità e invenzione, intriso di quella grazia che non manca mai nelle storie di Laura Mancinelli , dai “Dodici abati di Challant” al “Fantasma di Mozart” , da “La casa del tempo” ad “Andante con tenerezza”.

 

Marco Travaglini

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