Si sono conclusi alla piscina Karl Dibiasi di Bolzano i Campionati Italiani Assoluti Estivi di tuffi, manfestazione che nell’ultima giornata di gare ha regalato tre medaglie – due argenti e un bronzo – agli atleti piemontesi impegnati. Matilde Borello e Eduard Timbretti Gugiu
entrambi classe 2002 e tesserati per la Blu 2006 Torino, si sono tuffati in coppia nel sincro misto dal trampolino 3 metri, salendo sul secondo gradino del podio con 259,80 punti. Davanti a loro con 296,85 punti Chiara Pellacani e Matteo Santoro (MR Sport Fratelli Marconi), alle loro spalle Kiki Camilla Magnolini-Giulio Propersi (Circolo Canottieri Aniene) con 209,64 punti. Buona prestazione per la coppia piemontese, anche considerando il fatto che si trattava dell’esordio assoluto in una gara di tuffi sincronizzati misti.
In precedenza Eduard Timbretti Gugiu aveva gareggiato nel sincro maschile dal trampolino 3 metri, in coppia con Gabriele Auber (Marina Militare), e nel sincro maschile dalla piattaforma, insieme a Andreas Sargent Larsen (Circolo Canottieri Aniene). Dai 3 metri, Timbretti e Auber hanno vinto la medaglia di bronzo con 297,12 punti, preceduti dagli azzurri Lorenzo Marsaglia (Marina Militare CS Nuoto)-Giovanni Tocci (Centro Sportivo Esercito), primi con il punteggio di 379,11, e da Francesco Porco (Fiamme Oro)-Andreas Sargent Larsen (Circolo Canottieri Aniene), secondi con 345,42 punti.
Dalla piattaforma, Timbretti e Larsen hanno invece concluso in seconda posizione con 330,45 punti, dietro a Maicol Verzotto (Fiamme Oro) e Julian Verzotto (Bolzano Nuoto), primi con 338,52. Dopo aver condotto la gara nei primi quattro tuffi, Timbretti e Larsen hanno commesso un errore nel quinto della serie – il triplo e mezzo rovesciato raggruppato – permettendo ai fratelli padroni di casa di recuperare terreno e passare poi in testa dopo il sesto e ultimo salto.
«In generale Eduard e Matilde non sono riusciti a ripetere le prestazioni molto buone della settimana scorsa ai Campionati Italiani di Categoria, molto probabilmente a causa di un po’ di stanchezza – commenta Claudio Leone, tecnico della Blu 2006 – non è semplice affrontare due eventi così ravvicinati, e la formula di questi Assoluti era decisamente impegnativa dal punto di vista fisico. Ma proprio per questo credo che sia stata un’esperienza importante, per capire cosa significa gestire tante gare ravvicinate; è un aspetto sul quale possiamo lavorare e migliorare».
Anche solo a pronunciarlo, il nome Templari suscita particolari emozioni e soprattutto rievoca quell’antico mondo cavalleresco che cerchiamo in qualche modo di far rivivere, di riportare alla luce dalle tenebre della storia
Nato nel Castello dei Grisella e vissuto a metà fra il XIII e XIV secolo, Jacopo da Moncucco è stato l’ultimo Gran Maestro e precettore d’Italia dell’Ordine dei Templari, una delle più importanti associazioni monastico-cavalleresche del Medioevo, fondato nel 1118-19 da Ugo de Payns. “Sulla vita e sulle gesta di Jacopo non sappiamo quasi nulla, scrive l’autrice, e le poche notizie sono desunte dagli interrogatori dei Templari processati negli Stati della Chiesa, in Toscana e a Cipro e da qualche documento riguardante locazioni, permute e donazioni di terre e case”. Nel libro si parla della vita di Jacopo prima della soppressione del Tempio ordinata dal re di Francia Filippo IV il Bello e poi della fase successiva quando l’ex templare, diventato chierico di una chiesetta piemontese, la pieve di San Cassiano di San Sebastiano Monferrato, entra in contatto con il mondo della campagna, impregnato a quel tempo di credenze magiche e di superstizioni. In realtà, nel castello di Moncucco nacquero due cavalieri templari: i fratelli Iacopo e Nicolao. Il secondo fu arrestato e processato nell’isola di Cipro mentre Iacopo divenne precettore di Santa Maria del Tempio di Bologna alla fine del Duecento e nel 1303 divenne precettore di Lombardia, Roma e Sardegna. Nel 1308 si perdono le sue tracce come Templare. Ricercato dagli inquisitori fu condannato in contumacia per non essersi presentato al processo ai templari nello Stato Pontificio. Dov’era Jacopo quando fu condannato? “Forse ritornò nel suo castello del basso Monferrato, spiega la Capone Ferrari. Gli storici dell’epoca sostengono che molti cavalieri appartenenti a famiglie prestigiose tornarono nelle loro dimore senza essere molestati. Se diamo per certa quest’ipotesi, Jacopo rimase nella sua Moncucco fino al 1316”.
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