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Pasqua senza cantieri: il Piemonte coordina gli interventi per ridurre i disagi sulle autostrade

In occasione dei ponti primaverili – da Pasqua alla Festa della Liberazione, fino al Primo maggio e al 2 giugno – in Piemonte si punta a una significativa riduzione dei cantieri autostradali per migliorare la viabilità e limitare i disagi agli utenti.

È questo l’obiettivo emerso dal tavolo di coordinamento promosso dalla Regione Piemonte e convocato dall’assessore ai Trasporti e alle Infrastrutture Marco Gabusi, in collaborazione con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e le società concessionarie. L’iniziativa mira a garantire una maggiore fluidità del traffico lungo l’intera rete autostradale regionale.

La strategia condivisa prevede una pianificazione più attenta degli interventi di manutenzione e ammodernamento, con la rimodulazione o la sospensione dei cantieri nei periodi di maggiore afflusso. L’obiettivo è contenere i disagi per cittadini, lavoratori e turisti che attraverseranno il Piemonte nelle prossime settimane.

Durante l’incontro sono stati esaminati nel dettaglio i lavori previsti sulle diverse tratte, con aggiornamenti puntuali sulla programmazione e sulle misure organizzative adottate per migliorare la gestione dei flussi di traffico.

Rispetto allo scorso anno, il quadro appare in netto miglioramento. Sull’A6 Torino-Savona, una delle arterie più interessate dagli interventi, i chilometri di cantieri sono stati dimezzati. I lavori in corso proseguiranno fino alla fine dell’anno e alla primavera successiva: su 50 ponti, gli adeguamenti sono già stati completati, mentre su altri 16 proseguono le lavorazioni, con l’obiettivo di concluderne 13 entro fine anno. Nel tratto piemontese restano due soli cantieri non rimovibili, tra Mondovì e Niella Tanaro e tra Ceva e Millesimo in direzione Savona, che saranno riorganizzati per garantire due corsie per senso di marcia nei fine settimana e nei periodi di maggiore traffico. Nella tratta ligure i cantieri non rimovibili sono invece quattro.

A partire dal 1° aprile, durante i ponti e nei fine settimana primaverili ed estivi, sarà comunque assicurata la presenza di due corsie nella direzione di traffico prevalente, dalle 14 del venerdì fino alle 12 del lunedì. Per la prima volta dopo sei anni, già dalle festività pasquali sarà possibile percorrere l’intera tratta Torino-Savona con due corsie disponibili nella direzione principale.

Sulla A32 Torino-Bardonecchia, il piano di Sitaf prevede interventi mirati soprattutto al miglioramento della sicurezza delle gallerie, in continuità con l’adeguamento alle normative europee. I lavori riguardano cinque delle sette gallerie superiori ai 500 metri e sono programmati settimana per settimana per ridurre l’impatto sulla circolazione. Nei periodi di maggiore traffico è prevista la riduzione o la sospensione dei cantieri, mentre dopo Pasqua saranno attivati nuovi interventi su alcuni viadotti, con l’obiettivo di garantire, ove possibile, due corsie nel senso di marcia prevalente.

Sulle tratte A26 e A7, gestite da Autostrade per l’Italia, sono in corso lavori strutturali su viadotti, giunti e barriere di sicurezza. Sulla A26 gli interventi principali interessano il tratto tra Baveno e Carpugnino, mentre sulla A7 riguardano le aree di Vignole Borbera, Isola del Cantone e Serravalle Scrivia. La programmazione è stata definita per mantenere sempre due corsie per senso di marcia e per alleggerire progressivamente i cantieri nella direzione di traffico prevalente a partire da luglio, così da accompagnare i flussi estivi.

Sulla A4 Torino-Milano, gli interventi riguardano principalmente manutenzioni e aggiornamenti tecnologici, con cantieri mobili e progressivi di breve estensione. Anche in questo caso, durante il giorno saranno garantite almeno due corsie di marcia, riducendo al minimo l’impatto su una delle principali direttrici regionali.

Sulle altre tratte principali – dalla A5 Ivrea-Quincinetto alla A21 Torino-Piacenza fino alla A7 Milano-Serravalle – non sono previsti, in questa fase, cantieri particolarmente impattanti, consentendo una circolazione più scorrevole.

«Il lavoro di coordinamento con il Ministero e con le società concessionarie – sottolinea l’assessore Marco Gabusi – sta dando risultati concreti. L’obiettivo è ridurre al minimo i disagi nei periodi di maggiore traffico e arrivare ai mesi estivi con una rete autostradale il più possibile libera da cantieri, garantendo al tempo stesso la sicurezza e la manutenzione delle infrastrutture».

Corso Vercelli, uomo ferito riverso in una pozza di sangue

ALESSI (CAPOGRUPPO FDI CIRCOSCRIZIONE 7): INTERVENTO DELLA POLIZIA E PREOCCUPAZIONE PER LA SICUREZZA

“Ieri sera, intorno alle 22:00, i residenti di Corso Vercelli 14 e delle zone limitrofe sono stati scossi da urla provenienti dalla strada. Un uomo è stato trovato a terra in una vasta pozza di sangue e, successivamente, è stato trasportato in ambulanza.
Sono intervenute volanti della Polizia e 2 grossi fuoristrada, con i carabinieri in mimetica
I residenti riferiscono che durante l’intervento, alcuni individui, tra cui una ragazza e un uomo, gridavano manifestando il loro disappunto nei confronti delle Forze dell’Ordine, intervenute con 4 volanti della Polizia e 2 grossi fuoristrada con i carabinieri in mimetica” commenta la capogruppo di FdI in Circoscrizione 7 Patrizia Alessi.
“Poco dopo, nel Giardino Madre Teresa di Calcutta, la Polizia ha effettuato rilievi in direzione di Corso Giulio Cesare.
Desidero esprimere la mia gratitudine al Prefetto per aver rafforzato la sicurezza nella zona rossa in seguito al Decreto Sicurezza. Tuttavia, la situazione nel Giardino Madre Teresa di Calcutta e nelle aree circostanti rimane inaccettabile. Ogni giorno si verificano risse, attività di spaccio e la vendita di cibo e alcolici continua senza controllo. È fondamentale che si intervenga con decisione per garantire la sicurezza dei cittadini, perché così non si può andare avanti.
È necessario un controllo rigoroso delle abitazioni nel quartiere, in particolare quelle fatiscenti, spesso occupate da persone coinvolte nello spaccio di sostanze. Sono residenti regolari nel nostro territorio? Possiedono un contratto di affitto valido? È tempo di abbandonare il buonismo da parte dell’Amministrazione, che finora ha contribuito a farci affrontare criticità sempre più gravi. Spero che il daspo urbano, che non ha trovato favore tra gli Amministratori, venga finalmente attuato per allontanare questi individui “delinquenti” e rendere il quartiere più vivibile.”, conclude Alessi.

Droga in valigia: arrestata ragazza al terminal dei bus

Un carico di nove chili di stupefacenti, nascosto in una valigia e pronto per lo spaccio, è stato intercettato al terminal dei bus di linea in Corso Vittorio Emanuele II. A finire in manette una ragazza di 28 anni di origini nigeriane, arrestata per traffico internazionale di sostanze stupefacenti.

I controlli sono scattati grazie alle unità cinofile del gruppo Pronto Impiego delle Fiamme Gialle. La donna era appena arrivata da Barcellona a bordo di un autobus quando il fiuto di Nasko, uno dei cani antidroga, ha fiutato il bagaglio sospetto. All’interno della valigia, i militari hanno trovato involucri ovoidali coperti da più strati di cellophane, camuffati da spezie e profumazioni floreali per ingannare l’olfatto, oltre a panetti di sostanza avvolti in carta carbone: 6 chili di cocaina e 3 di metanfetamina, per un totale di 9 chili.

La giovane, accusata di traffico internazionale di stupefacenti, è stata poi condotta nel carcere delle Vallette.

VI.G

La Regione avvia i lavori post alluvione 2025

Dopo l’approvazione in Consiglio dei Ministri dell’ulteriore stralcio di 45,4 milioni di euro, la Regione Piemonte è pronta a dare immediata attuazione a 679 interventi sui territori colpiti dagli eventi alluvionali dell’aprile 2025, che sono stati oggetto in questi mesi di una ricognizione puntuali e di un monitoraggio continuo.

“Grazie alle risorse messe in campo dal Governo possono ora partire interventi attesi e necessari – dichiarano il presidente Alberto Cirio e l’assessore alle Infrastrutture e Protezione civile Marco Gabusi – In questi mesi abbiamo lavorato con i Comuni e con le strutture tecniche per definire l’elenco completo dei 679 interventi che abbiamo trasmesso al Dipartimento della Protezione civile per la sua approvazione”.

Gli interventi individuati sono così suddivisi:

– 97 nell’Alessandrino per oltre 4,4 milioni di euro

– 52 nell’Astigiano per 4,3 milioni di euro

– 129 nel Biellese per oltre 5 milioni di euro

– 130 nel Cuneese per circa 4,5 milioni di euro

– 192 nel Torinese, il territorio maggiormente colpito, per oltre 17 milioni di euro

– 32 nel Verbano Cusio Ossola per 2 milioni

– 47 nel Vercellese per circa 4 milioni di euro.

“Questo passaggio ci permette di dare continuità agli interventi e di accompagnare i territori verso una fase più strutturata di ricostruzione. Ringraziamo il Governo e il Dipartimento della Protezione civile per lo stanziamento”, affermano ancora il presidente Cirio e l’assessore Gabusi, sottolineando che “il nostro obiettivo è semplice: trasformare rapidamente queste risorse in opere concrete. Siamo al fianco dei Comuni che potranno contare su un quadro chiaro di interventi e tempistiche. È così che si risponde davvero alle emergenze: con la programmazione e la progettazione degli interventi, per poterli realizzare man mano che arrivano le risorse”.

Oltre a finanziare gli interventi di somma urgenza già effettuati, mettendo in sicurezza i conti dei Comuni, sia le opere necessarie per la riduzione del rischio residuo, il piano predisposto dalla Regione prevede anche uno stanziamento di 3 milioni per il sostegno ai danni riportati da cittadini e imprese.

La tradizione dell’uovo di Pasqua

L’uovo è da sempre il simbolo della vita e della rinascita, per i pagani rappresentava l’unione tra il cielo e la terra, mentre per gli egizi simboleggiava il fulcro dei quattro elementi: aria, acqua, terra e fuoco.
I persiani si scambiavano le uova di gallina in primavera, mentre con l’avvento del cristianesimo l’uovo, per la sua forma, diventò il simbolo della Risurrezione. Esso assomiglia infatti ad un sasso ed appare privo di vita, così come il sepolcro di pietra nel quale era stato sepolto Gesù.
Dentro l’uovo c’è però una nuova vita pronta a sbocciare da ciò che sembrava morto.
L’usanza cristiana delle uova di Pasqua nacque in Mesopotamia, dove esse venivano colorate di rosso, in ricordo del sangue di Cristo versato durante la sua crocifissione. Maria Maddalena, una volta trovato vuoto il sepolcro di Gesù, corse dai discepoli e annunciò la straordinaria notizia. Pietro, incredulo, disse: “
crederò a quel che dici solo se le uova contenute in quel cestello diverranno rosse” e subito le uova si colorarono di un rosso intenso.
La tradizione di regalarsi uova in occasione della Pasqua nacque nel medioevo in Germania, dove le persone se le scambiavano bollite ed avvolte in foglie e fiori, in modo che fossero colorate naturalmente.
Gli aristocratici preferivano invece quelle in materiali preziosi come argento, platino e oro. Edoardo I, Re d’Inghilterra dal 1272 al 1307, commissionò la creazione di circa 450 uova rivestite d’oro da donare in occasione della Pasqua.
Le origini dell’uovo di cioccolato sono da ricondurre al Re di Francia Luigi XIV detto “il Re Sole”, il quale all’inizio del XVIII secolo fece realizzare un uovo di crema di cacao al suo maître chocolatier di Corte.
Le prime uova di cioccolato in serie furono prodotte nel 1875 dall’inglese John Cadbury, il quale introdusse al loro interno la sorpresa e nel 1905 creò quelle con cioccolato al latte.
Nel 1879 lo svizzero Rodolphe Lindt inventò la macchina per il concaggio, che rendeva il cioccolato vellutato e particolarmente morbido al palato.
Lo Zar di Tutte le Russie Alessandro III nel 1883 incaricò l’orafo di Corte Peter Carl Fabergé di realizzare meravigliose uova decorate per la consorte la Zarina Dagmar di Danimarca. Dalla coppia nacque l’ultimo Zar Nicola II.
Il metodo utilizzato per fabbricare queste uova era quello delle matrioske: il primo uovo realizzato, che era in platino smaltato di bianco, ne conteneva uno in oro, dentro il quale c’erano due doni: una riproduzione della corona imperiale e un pulcino dorato. Visto il successo del primo regalo, lo zar ne commissionò un altro per l’anno successivo e l’usanza proseguì fino alla Rivoluzione Russa.
Nella tradizione balcanica e greco-ortodossa le uova di gallina, cucinate sode, vengono colorate il Giovedì Santo. Il giorno di Pasqua ognuno sceglie il proprio ed ingaggia una gara con i commensali, scontrandone le estremità, fino ad eleggere quello più resistente. Lo stesso giorno le uova benedette vengono distribuite ai fedeli al termine della Santa Messa.
In Armenia è usanza dipingere le uova con immagini di Gesù, della Madonna o con scene della Passione.
In Francia vengono invece organizzate per i bambini delle cacce al tesoro in cui le uova, preparate artigianalmente e di dimensioni ridotte, vengono nascoste fra gli alberi.
Questi eventi si tengono anche nei giardini di molti castelli e spesso sono organizzati dalle nobili famiglie proprietarie.
La tradizione vuole che a lasciare le uova sarebbero le campane di ritorno da Roma; le campane smettono infatti di suonare il Giovedì Santo e secondo la tradizione esse si recherebbero a Roma per essere benedette dal Papa. Al loro ritorno lascerebbero cadere dal cielo le uova.

ANDREA CARNINO

Vitel Etonné, ristorante simbolo della tradizione piemontese

SCOPRI TO – ALLA SCOPERTA DI TORINO

Nel cuore di Torino tra tradizione e cucina di qualità

Nel centro storico di Torino, a pochi passi dalle principali vie e dai luoghi più visitati della città, si trova il ristorante Vitel Etonné, un locale che negli anni è diventato una meta conosciuta non solo dai torinesi ma anche da molti visitatori e turisti. La sua posizione centrale lo rende facilmente raggiungibile e spesso viene scelto da chi vuole fermarsi a mangiare piatti tipici piemontesi in un ambiente curato ma allo stesso tempo accogliente. Il ristorante è conosciuto per una cucina legata al territorio, con ingredienti di qualità e piatti che richiamano la tradizione locale, ma presentati in modo moderno e attento ai dettagli.

Il vitello tonnato e gli antipasti della casa

Il piatto che rappresenta il ristorante e da cui prende anche il nome è il vitello tonnato, considerato il vero cavallo di battaglia del locale. Si tratta di uno dei piatti più famosi della cucina piemontese e qui viene proposto come specialità della casa, molto richiesto dai clienti. Tra gli antipasti si trova anche l’uovo poche, spesso servito con ingredienti stagionali e abbinamenti che cambiano durante l’anno. Gli antipasti richiamano la tradizione piemontese e comprendono piatti preparati con carne cruda, verdure di stagione e prodotti del territorio, con particolare attenzione alla qualità delle materie prime.

Primi e secondi della tradizione piemontese

La cucina del ristorante propone anche diversi primi piatti tipici piemontesi, come pasta fresca fatta in casa, agnolotti, tajarin e plin con sughi tradizionali come arrosto, burro e salvia o sughi di carne. Sono piatti che fanno parte della tradizione regionale e che rappresentano una parte importante del menù. Anche per quanto riguarda i secondi piatti, la proposta è legata soprattutto alla carne, con piatti tipici piemontesi preparati con ingredienti selezionati, ma non mancano alcune proposte diverse che variano in base alla stagione.

Il ristorante Vitel Etonné nel tempo è diventato quindi un punto di riferimento per chi cerca a Torino una cucina piemontese di qualità, con piatti della tradizione, ingredienti del territorio e un menù che unisce ricette classiche e proposte stagionali, mantenendo sempre un forte legame con la gastronomia locale.

NOEMI GARIANO

Asti, riapre la Torre Troyana… che toglie il fiato

Era il simbolo del Medioevo astigiano e per secoli ha scandito la vita degli astigiani con i rintocchi per le feste, il lavoro, i pericoli e gli allarmi. Ai battiti della sera si chiudevano le botteghe e ci si ritirava per la notte ma era anche il segnale dell’apertura delle scuole e perfino delle punizioni che venivano comminate sulla pubblica piazza. Narra la storia della città e di una delle famiglie astigiane più potenti del Medioevo. Delle oltre 120 torri che quasi mille anni fa dominavano il paesaggio urbano di Asti, oggi ne sopravvive una decina. Ma è stata anche simbolo di potere e prestigio. È la Torre Troyana, nota come Torre dell’Orologio, che, costruita all’inizio del Duecento, divenne proprietà dei Troya, da cui ha preso il nome, una delle casate nobiliari astigiane più potenti dell’epoca che la sopraelevarono di tre piani con eleganti bifore e cornici marcapiano. Alta 44 metri signoreggia in piazza Medici, accanto al Palazzo Ducale, nel quartiere di San Secondo, nel cuore del centro storico di Asti, e ora è stata riaperta al pubblico dopo la pausa invernale. Si arriva piacevolmente in cima, senza fare troppa fatica, dopo aver superato 199 scalini e da lassù la vista panoramica e spettacolare sulla città e sulle colline monferrine non manca di certo. Estinta la famiglia Troya, nel 1560 la Torre passò al duca di Savoia Emanuele Filiberto che la affidò al Comune di Asti e da allora cominciò a battere le ore con una grande campana, risalente al 1531, ancora oggi collocata e restaurata in cima alla torre. Anche l’orologio è stato aggiunto più tardi, nel Cinquecento, ed è ancora funzionante. Tra le campane che scandiscono le ore della giornata, quella della Torre Troyana è una delle più antiche del Piemonte. Oggi fa parte della rete museale dei Musei di Asti. Il biglietto per visitare i musei cittadini è in vendita a Palazzo Mazzetti in corso Alfieri 357. La Torre è aperta ai visitatori da lunedì a domenica con orario 10-19.
 Filippo Re

“The Youth Factor – Talk About Music”: la parola scritta e la parola cantata

Sesta edizione del Progetto di “Fondazione Artea” per riflettere sul linguaggio della musica

Cuneo, aprile – maggio 2026

Cuneo

Alla guida del “Progetto” è sempre la cuneese “Fondazione Artea”, ente no-profit nata con il primo obiettivo di valorizzare il patrimonio storico – artistico e culturale della provincia cuneese, sviluppando iniziative capaci di unire il patrimonio territoriale a linguaggi contemporanei, con un’attenzione mirata soprattutto “a ricerca e percorsi di formazione per i giovani”. Su questa linea viaggia dunque, anche la sesta edizione di “The Youth Factor – Il Fattore Giovani”, partendo quest’anno dal tema del “linguaggio”, all’interno di un “campo di sperimentazione” incentrato nello specifico “sul comparto culturale e musicale”“Dalla  parola cantata alla scrittura, fino alla progettazione e produzione artistica, utilizzeremo questi strumenti – spiegano gli organizzatori – per interpretare la realtà e renderla comprensibile agli altri. In questo processo, l’artista non è solo un creatore di contenuti, ma anche un interprete di emozioni e significati, chiamato ad assumersi la responsabilità delle proprie scelte comunicative”.

Rivolto ai ragazzi della “Generazione Z”, in sintesi, “The Youth Factor 2026” unisce riflessione su linguaggio, creatività e professionalità, offrendo ai giovani partecipanti un’esperienza che unisce “apprendimento teorico, pratica concreta e dialogo con chi lavora nel mondo della cultura e della musica”.

Novità di questa sesta edizione è la collaborazione con “The Goodness Factory”, realtà nata a Torino nel 2014 dalle menti di Annarita Masullo e Daniele Citriniti, attiva nel settore delle “performing arts” (con particolare focus sulla musica) e impegnata a “sviluppare, organizzare e promuovere attività culturali ad elevato impatto sociale curando ogni elemento: direzione artistica, sviluppo esecutivo-organizzativo, fruizione-partecipazione, contaminazione e divulgazione culturale”.

Non è invece una novità, ma una felice prosecuzione, anche quest’anno, la partnership, siglata con “Genova per Voi”, il “talent show” non televisivo per giovani autori di canzoni, primo concorso nazionale di questo genere che offre ai finalisti una “factory formativa” e al vincitore uno sbocco professionale concreto, in forma di contratto editoriale.

Sono tre gli appuntamenti musicali (condotti dalla speaker radiofonica, presentatrice televisiva e podcaster Margherita Devalle) in programma, a Cuneo, tra venerdì 10 aprile e sabato 23 maggio. Il primo (venerdì 10 aprile, ore 18), presso l’“Auditorium Foro Boario” (via Pascal 5L), è il talk Io della musica non ci ho capito niente con Giulia Mei, cantautrice e pianista palermitana trapiantata a Milano che fonde pianismo di matrice classica, cantautorato di ispirazione francese e genovese e sonorità “indie pop ed elettroniche”, dando vita a un “pop d’autore” di grande e pungente attualità. Dopo il primo album “Diventeremo Adulti” (finalista alle “Targhe Tenco”), nel 2021 Giulia vince il concorso “Genova per Voi” ottenendo un contratto con “Universal Music Publishing”, mentre il singolo Bandiera (2023) diventa virale con oltre quattro milioni di ascolti e conquista anche la giuria di “X Factor 2024”, vincendo, inoltre, il “Premio della critica” a “Voci per la libertà – Amnesty International 2024”, tanto da essere scelta dal regista Massimiliano Bruno come colonna sonora del suo nuovo film “Due cuori e due capanne” uscito a gennaio 2026 e in cui Giulia Mei debutta sul grande schermo interpretando sé stessa. Il titolo scelto per il talk è lo stesso del suo nuovo album, “Io della musica non ci ho capito niente”, uscito lo scorso anno e accolto dalla critica come uno degli album italiani più belli e importanti del 2025.

Sempre all’“Auditorium Foro Boario”, e sempre alle 18, si terrà anche il secondo appuntamento che vedrà sul palco il 26enne romano Alessandro La Cava con il talk “Non sono solo canzoni”. Autore e compositore “multiplatino”, Alessandro è oggi fra i più richiesti songwriter della nuova scena “pop” italiana; finalista nel 2018 al concorso “Genova per Voi”, entra in contatto con “Universal Music Publishing” e, da cinque anni, firma brani per artisti come Angelina Mango, Sangiovanni, Fedez, Laura Pausini, Giorgia, Elodie, Marco Mengoni e altri, collezionando 38 dischi di platino e 6 dischi d’oro. Tra i brani più recenti da lui firmati figurano (pensate!) quel “Per sempre sì” di Sal Da Vinci, vincitore dell’ultimo “Sanremo” e “Male necessario” di Fedez e Marco Masini, classificatosi, sempre a “Sanremo 2026” al 5^ posto, nonché vincitore del Premio “Sergio Bardotti” per il miglior testo, confermando il suo ruolo centrale nella scrittura del “pop” italiano contemporaneo.

Infine, sorpresa! Sabato 23 maggio, a Cuneo, nell’ambito del Festival “Città in note. La musica dei luoghi”, si concluderà il percorso di “The Youth Factor” con l’ultimo Talk About Music”. Protagonista un’artista d’eccezione. Il nome? Top secret. Sarà prossimamente rivelato in apposita “conferenza stampa”.

Tutti gli appuntamenti “Talk About Music” sono a ingresso gratuito, fino a esaurimento posti, con obbligo di prenotazione su “EVENTBRITE”.

Per ulteriori info: “Fondazione Artea”, corso Nizza 13, Cuneo; tel. 0171/1670042 o www.fondazioneartea.org

 g.m.

Nelle foto: Giulia Mei e Alessandro La Cava 

Volontariato? No, grazie

Ho trattato il tema del volontariato su queste colonne altre volte, ma ora cercherò di circoscrivere il problema perché mi piace analizzare ogni problema sotto diversi punti di vista.

Lo spunto per questo articolo mi è venuto da una conversazione avuta la settimana scorsa con il responsabile di una Pubblica Assistenza che lamentava la carenza di volontari, particolarmente negli ultimi anni.

Spesso accusiamo i giovani di essere privi di valori, pigri, demotivati, schizzinosi e, dunque, incapaci di assumersi responsabilità, impegni e portare a termine qualsiasi progetto iniziato.

Se, però, andiamo ad analizzare in fondo la realtà in cui i giovani vivono, ci accorgiamo che spesso sia la società la vera colpevole del loro disadattamento.

Mi spiego meglio: se guardiamo gli anni 2000 fino ad una quindicina di anni fa, ci accorgiamo che il volontariato era quasi un punto di orgoglio per i giovani, non importa se svolto nei VV.FF. o assistendo pazienti oncologici, insegnando all’Unitrè o comunque effettuato.

Per un’analisi obiettiva, però, dobbiamo confrontare anche i tempi in cui vivevano i nostri giovani rispetto a quelli attuali, quando lavorando dalle 8 alle 17 dal lunedì al venerdì, si aveva modo (e voglia) di dedicare almeno un sabato al mese al volontariato rispetto a ora, quando i giovani, specie se studenti, lavorano quando li chiamano, magari per 2 ore oggi, 3 ore domani e poi chissà, dopo aver studiato tutto il giorno e, magari, aver già svolto altri 3 lavori in settimana, altrimenti non possono permettersi affitto, vitto e università.

E’ evidente che la colpa di questo cambiamento non sia imputabile ai giovani che, anzi, sono le vittime di tale sistema perverso, ma che la vera causa sia da ricercare in quanti, con una specie di allucinata concezione del capitalismo, sfruttano le risorse umane come pedine prive di personalità, come numeri anziché esseri umani. Se tale tecnica funzionasse, permettendo alle aziende di espandersi, conquistare nuove fette di mercato e realizzando ogni anno utili superiori all’anno precedente, potremmo dire che un vantaggio lo ottengono; stante che la maggior parte delle aziende deve delocalizzare per sopportare i costi, ricorrono ad ammortizzatori sociali perché non riescono a stare sul mercato, è evidente che il loro modus operandi sia fallimentare.

In vita mia ho vissuto di persona l’esperienza di alcune aziende che, seguendo ad un certo punto le nuove tecniche di gestione del personale, sono riuscite a far naufragare tutto in pochissimi anni.

Il compianto Sergio Marchionne raccontava spesso le follie di alcune aziende; conosco anch’io aziende dove sei obbligato a prendere ferie per due settimane nel mese di agosto, perché così l’azienda risparmia, salvo non accorgersi che in realtà l’edificio avrà comunque personale in servizio (condizionamento, vigilanza, sistemi informativi, pulizie, ecc), il che rende nullo il risparmio. E questo è solo un esempio di come le nuove tecniche di management siano utili a spiegare cosa non fare se si dirige un’azienda o parte di essa.

Sempre Marchionne ci ricordava che parlando solo di diritti e mai di doveri, di diritti moriremo. I dipendenti reclamano giustamente i propri diritti, mente l’azienda ricorda soltanto i doveri delle maestranze, con il risultato che nessuno conoscerà entrambi.

In più i nostri giovani pagano lo scotto di aver avuto politici totalmente avulsi dalla realtà che hanno abrogato alcune garanzie previste dallo Statuto dei lavoratori, di avere università che per quanto paghi di retta dovrebbero già versarti i contributi per la pensione; sicuramente vedono un mondo con gli occhi di chi non è ancora anestetizzato dalle promesse disattese, dalle mille parole usate da troppi governi tecnici e che chiedono di essere coinvolti nelle scelte del Paese che, per logica, deve affidare a loro il proprio futuro.

Sergio Motta

Parco della Salute, arriva il via libera: cantieri più vicini

Si è conclusa con esito favorevole la Conferenza dei Servizi dedicata al Parco della Salute, della Ricerca e dell’Innovazione di Torino, un’infrastruttura strategica destinata a diventare un punto di riferimento a livello nazionale e internazionale nei campi della sanità, della ricerca e dell’innovazione.

«La conclusione della Conferenza dei Servizi rappresenta un passaggio decisivo verso la realizzazione del Parco della Salute, della Ricerca e dell’Innovazione di Torino, un’opera fondamentale per il futuro della sanità piemontese e per l’intero sistema della ricerca – dichiarano il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore alla Sanità Federico Riboldi – Abbiamo ereditato un progetto fermo e privo di risorse, ma siamo riusciti a sbloccarlo e ad avviarne concretamente il percorso. Ora siamo nella fase finale che porterà all’apertura dei cantieri per un progetto che integra assistenza e innovazione e che ambisce a diventare un polo di eccellenza capace di migliorare la qualità delle cure e attrarre competenze, investimenti e nuove opportunità per il territorio. Con questo risultato proseguiamo con determinazione nel piano di edilizia sanitaria regionale, che vale quasi 5 miliardi di euro e punta a dotare il Piemonte di strutture moderne, efficienti e sempre più vicine ai bisogni dei cittadini. Un ringraziamento va al commissario straordinario Marco Corsini per il lavoro svolto con professionalità e determinazione, che ha reso possibile il raggiungimento di questo importante traguardo. Guardiamo ora con fiducia alle prossime fasi, verso l’avvio dei lavori e la realizzazione dell’opera».

«La chiusura della Conferenza dei Servizi – sottolinea il commissario Marco Corsini – segna un ulteriore passo avanti in un percorso ormai avviato e concreto. Il contributo di tutti è stato significativo e, come auspicato, ben coordinato. A tutti va il mio ringraziamento. Stiamo procedendo con grande rapidità: ora spetta al concessionario elaborare il progetto esecutivo entro otto mesi. È fondamentale rispettare il cronoprogramma per avviare i lavori entro la fine dell’anno».

«Questa giornata – evidenzia il direttore generale della Città della Salute e della Scienza di Torino, Livio Tranchida – ha un valore particolarmente importante. La chiusura della Conferenza dei Servizi conferma finalmente una prospettiva concreta, che ci permette di guardare al futuro con ottimismo e rinnovata fiducia. Con un cronoprogramma definito, il progetto si avvia verso la realizzazione di una delle più rilevanti opere sanitarie del Paese, attesa da anni dalla comunità torinese e da tutta la regione. Questo risultato dimostra l’efficacia della collaborazione tra la Città della Salute e il commissario Corsini, un lavoro che proseguirà in modo costruttivo anche nelle prossime fasi».