SCOPRI – TO ALLA SCOPERTA DI TORINO
Nel mondo della ristorazione torinese il suo nome gira da anni, ma Christian Mandura non è mai stato uno chef da riflettori facili. Poche interviste, molta cucina e una continua voglia di cambiare pelle senza perdere identità. È proprio questo che negli anni lo ha reso uno dei volti più interessanti dell’alta cucina sotto la Mole.
Il suo percorso è stato tutto tranne che lineare. Mandura ha sempre cercato progetti capaci di rompere gli schemi, mettendo al centro l’esperienza del cliente prima ancora del semplice piatto. Una cucina precisa, moderna, costruita sul dettaglio e sulla tecnica, ma senza quella rigidità che spesso allontana le persone dall’alta ristorazione.
Chi lo conosce racconta di uno chef esigente soprattutto con se stesso, uno di quelli che passano ore su una preparazione pur di trovare il giusto equilibrio. E forse è proprio questa ricerca continua ad averlo portato, negli anni, a cambiare spesso direzione senza mai perdere credibilità.
L’esperienza di Unforgettable e la stella Michelin
Il grande salto arriva con Unforgettable, il locale che per molti ha cambiato il modo di vivere il fine dining a Torino. Un ristorante diverso da tutto quello che la città aveva visto fino a quel momento: pochi posti, cucina a vista e un rapporto diretto tra chef e ospite.
Lì Mandura riesce a costruire un’esperienza più vicina a uno spettacolo che a una cena tradizionale. Ogni dettaglio viene studiato, dal ritmo del servizio alla composizione dei piatti. Un progetto coraggioso che nel tempo porta anche al riconoscimento della stella Michelin e attira clienti da tutta Italia.
Ma più che la stella, a colpire era l’idea dietro il locale: una cucina contemporanea, libera, capace di sorprendere senza risultare forzata.
Maison Capriccioli e il ritorno all’eleganza classica
Dopo l’esperienza di Unforgettable, Mandura sceglie di cambiare ancora. Con Maison Capriccioli il suo stile si sposta verso qualcosa di più essenziale ed elegante, quasi un ritorno alla grande cucina di mare reinterpretata in chiave moderna.
Un ambiente raffinato, servizio curato e piatti dove il pesce diventa protagonista assoluto. In cucina resta la sua precisione, ma con toni più maturi e meno provocatori rispetto al passato.
Chi ha seguito il suo percorso ha visto in questo passaggio la voglia di dimostrare che uno chef contemporaneo può muoversi tra mondi diversi senza snaturarsi.
Oggi la sfida giapponese da AKOYA Torino
Il capitolo attuale della sua carriera parla giapponese. Oggi Christian Mandura guida AKOYA Torino, un progetto esclusivo con appena dieci coperti dove la cucina nipponica viene interpretata con rigore, tecnica e grande attenzione al prodotto.
Qui non si entra per una semplice cena, ma per vivere un’esperienza pensata nei minimi dettagli. Il cliente si siede davanti allo chef e si affida completamente al percorso creato durante il servizio. Gesti precisi, silenzi, tempi lenti e una cura quasi maniacale per ogni preparazione.
AKOYA rappresenta probabilmente il lato più maturo della cucina di Mandura: meno effetti speciali, più sostanza. Una cucina pulita, elegante e costruita sull’equilibrio, dove l’influenza giapponese incontra la sensibilità italiana senza eccessi.
In una città sempre più attenta alla gastronomia di alto livello, Christian Mandura continua così a fare quello che gli riesce meglio: sorprendere senza mai smettere di evolversi.
NOEMI GARIANO


