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Quando il nord incontra il sud a tavola

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Tra le tante prelibatezze della cucina italiana molto rinomate sono quelle provenienti dall’sud Italia e a Torino sono molti i locali siciliani e napoletani. Tra i siciliani emerge principalmente il ristorante Banco di Sicilia. Quest’ultimo si trova in una zona molto centrale, in via Arnaldo da Brescia 23 a Torino e propone piatti tipici della cucina siracusana e tantissime varietà di pesce rigorosamente fresco in una location che riporta tutti i colori e l’anima della Sicilia.
Dal 2019 hanno rilevato l’attività gli attuali proprietari nativi di Avola, un piccolo paesino nel sud della Sicilia adiacente a Noto e hanno rinnovato ulteriormente il locale e anche le proposte gastronomiche.
Il menù, scritto sia in siciliano che in italiano, è molto variegato, offre numerosi antipasti e primi tra cui La Marzamemi ovvero busiate con pesto di pistacchio e tartare di tonno rosso a crudo o il loro cavallo di battaglia la Portopalo con fusilli, pesce spada, melanzane, uvetta, mandorle, ricotta, menta e pangrattato.

Anche i secondi meritano di essere assaggiati non solo per la loro bontà ma anche per la freschezza dei prodotti, tra di essi il pesce spada con le mandorle, il polpo con la ricotta fresca, il fritto di calamari e tantissimi altri anche per chi preferisce la carne.
Tra i dolci sua maestà il cannolo farcito al momento con una spumosa ricotta, la cassata e altri dolci tipici siciliani. Spesso per notare la freschezza dei cannoli, i siciliani consigliano di scegliere quelli senza cioccolata all’interno e già farciti perché dovrebbe essere indice di un prodotto preparato il giorno precedente, chiaramente non è sempre così ma dove si riesce conviene preferire sempre quelli farciti al momento solo con la ricotta e qualche goccia di pistacchio o cioccolato sulle punte.
Al banco di Sicilia prediligono materie prime della Trinacria come i pistacchi di Bronte, la ricotta delle pecore allevate come un tempo nel parco delle Madonie e le mandorle d’Avola, o meglio di Noto. Non tutti sanno che le mandorle sono di Noto, ma vengono poi lavorate e imbustate ad Avola e quindi prendono quest’ultima denominazione di provenienza.
Anche l’offerta vinicola è molto ampia e viene gestita dal figlio del titolare Riccardo Ferro, esperto in materia.

L’ ANGOLO PARTENOPEO, LA VERA PIZZA NAPOLETANA A TORINO

Tra i ristoranti napoletani più succulenti della nostra provincia Sabauda vi è L’Angolo Partenopeo, in Corso Cavour 24 a Beinasco, prima cintura di Torino. Il locale su due piani è molto elegante con splendidi quadri che raffigurano il meraviglioso mare napoletano. Tra le loro prelibatezze vi sono le pizze dalle classiche a quelle più elaborate come la Pizzapanz con Fiordilatte, ricotta di bufala, crocchè di patate e guanciale croccante, la Mortadella e Pistacchi, la Polpetta con parmigiano e ragù e tantissime altre.
Tra gli antipasti ricordiamo gli assaggi Street Food che prevedono le principali portate napoletane più conosciute come il crocchè di patate, le zeppole e le frittatine. Tra i primi emergono le linguine all’astice, scialatielli di pasta fresca con pomodorini del piennolo stracciatella di bufala e pistacchi, paccheri e risotti con particolarissimi abbinamenti. Tra i secondi il pesce fresco e una succulenta carne come il filetto caramellizzato.
Al sud non si può concludere una cena senza il dolce e all’Angolo Partenopeo lo sanno bene, la loro proposta è molto ampia dal babà al rum all’aragosta alla crema di pistacchio ma l’eccellenza è la Delizia al limone, un tortino di Pan Di Spagna con semifreddo al limone di Sorrento. Per chi invece ama il cioccolato la mousse ai tre cioccolati con granella di mandorle.
I torinesi si sa, amano molto la cucina, e quella del sud in particolare per la sua bontà e anche per le porzioni che spesso sono molto diverse rispetto a quelle del nord!
Entrambi i locali sono due grandissime eccellenze del territorio e evidenziano quanto sia importante mescolare tradizioni del sud con quelle del nord per rendere il tutto ancora più particolare e ricercato.

NOEMI GARIANO

Greta Tedeschi la dj torinese tra le 100 più influenti al mondo

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Il mestiere del dj è stato maggiormente visto in veste maschile, ma da un po’ di anni finalmente sono sempre più presenti alla console anche le donne, come Greta Tedeschi riconosciuta come una delle 100 dj più influenti al mondo, prima in italia fra le donne, sui social vanta più di 420 mila follower ed è arrivata al successo soffrendo e lottando da sola ogni giorno per il suo sogno. Greta si racconta per noi oggi…

Greta raccontaci com’è la vita da dj?

Principalmente faccio sempre serate e di giorno preparo i brani nello studio di produzione, in più io ho anche un’agenzia di comunicazione e Marketing. Per le serate normalmente vengo contattata dal proprietario della discoteca che scrive alla mia manager, si accordano, si fa un contratto poi il giorno dell’evento sono sempre accompagnata da qualcuno del mio team, mi viene a prendere un driver, arrivo al locale nel pomeriggio controllo che tutto sia perfettamente a posto per la sera, poi si cena ed io inizio a suonare nei locali a metà serata nel momento clou.
Ho molte persone che si occupano della mia immagine e del mio lavoro, pensa che ho un’agenzia solo per l’Asia.

In Asia l’ambiente della discoteca è molto differente dal nostro, come mai?

Sì perché vedono la discoteca come un posto dove sfogarsi ballando, da noi in Europa si va maggiormente per relazionarsi con nuove persone. Dal punto di vista estetico sono tutti edifici nuovi molto lussuosi.

A serata quale può essere il cachet?

Circa 2000/3000 Euro più tutte le spese, si può vivere solo di questo lavoro e ne vado fiera, ci ho messo tanto per arrivare fino qui.

Qual è il tuo brano di maggior successo?

Ho fatto un remake di “Loosing my religion” insiema Luca Testa e Roberto Molinaro che è stato top 100 in Europa, nelle classifiche radio e Spotify.

Che cosa consigli per coloro che vogliono raggiungere i loro obiettivi anche artistici?

Io sono sempre stata molto determinata, per me non esiste un piano B, per me si arriva e basta, non ho mai pensato che si possa fallire, amo così tanto il mio lavoro che non voglio trovare nessuna scusa per arenarmi.

Hai anche scritto un libro, si chiama “La prima chiave”, con degli aneddoti sia di vita personale che di tour, ci racconti come funziona questo settore in modo molto alternativo anche perché si può leggere partendo da qualunque capitolo.

Si l’ho scritto durante il covid, è stato un modo per fare arte diversamente dal solito, in questo libro c’è tanto di me, racconto anche della mia infanzia del rapporto molto travagliato che ho avuto con mio padre.

Sei cresciuta però con una mamma che ti ha sempre sostenuta nel tuo lavoro e che ti ha portata lei nella prima discoteca a 14 anni è vero?

Si è stata per me una grande spalla, mi ha sempre dato la libertà di fare quello che volevo lavorativamente è questo mi ha resa davvero felice, mi ha insegnato che tutto, con impegno, si può fare.
Ha iniziato a capire che era diventato un lavoro quando ho iniziato a vivere solo di questo mestiere.
La vita è già difficile di suo, se ancora la passiamo facendo un lavoro che non ci piace abbastanza non saremmo mai soddisfatti e non potremmo dire di aver vissuto a pieno.

Progetti per il futuro?

A breve uscirà un pezzo con Jhonson Rigeira per l’estate “Maria Maddalena”
Che sentirete in radio, nei club e non solo…

Greta Tedeschi oltre che una grande professionista nel suo settore, è un grande esempio per tutti coloro che nella vita hanno un obiettivo e lo perseguono con tutto l’amore e la tenacia possibili.

Noemi Gariano

Il mestiere del mental coach a Torino

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Il mental coach è un “allenatore della mente” ovvero colui che ci aiuta a sviluppare gli aspetti mentali utili a perseguire risultati.
Tra i più conosciuti troviamo la torinese Nicoletta Romanazzi specializzata nello sport, supporta atleti, top performer, imprenditori e professionisti. Ha seguito atleti come Luigi Busà medaglia d’oro nel Karate, Alice Betto del triathlon, Marcel Jacobs e tantissimi altri atleti e calciatori di serie A tra cui Mattia Perin della Juventus.
Mattia, in numerose interviste, dichiara quanto per lui, il supporto di Nicoletta è fondamentale soprattutto perché essendo il secondo portiere della sua squadra non è facile per un ragazzo molto competitivo rimanere spesso in panchina, ma con lei, lavorando sulla psiche, è riuscito sempre a dare il massimo negli allenamenti come se dovesse giocare in ogni partita e questo l’ha portato a migliorare sempre di più e a non darsi mai per vinto fino a scendere in campo con ottimi risultati nelle partite giocate con la sua squadra, come di recente con la conquista della Coppa Italia 2024. Mattia dice di essersi dato finalmente il permesso, a volte, di eccettare eventuali errori ed a farne tesoro cosa che prima da solo non riusciva a fare ed ora vive una vita migliore sportiva e personale.
Nel 2023 Nicoletta Romanazzi ha fondato una scuola di coaching, inoltre collabora con Radio Dj con il podcast “Click sviluppa il tuo potenziale” e ha scritto due libri su come gestire le proprie emozioni “Entra in gioco con la testa” E “la sfida delle emozioni”.

LE INSIDIE DEL MESTIERE

Il mestiere del mental coach non ha un albo e questo porta a volte ad avere numerosi professionisti che poi si rivelano non tali, bisogna dunque prestare molta attenzione su chi affidarsi.
Tanti coloro che non comprendono la differenza tra il mental coach e lo psicologo. Il primo parte dal presente e cerca di andare a dare al cliente degli strumenti per poter arrivare a raggiungere i risultati, mentre il secondo, lo psicologo, tende a partire da un’analisi del passato per andare ad aiutare il paziente nella comprensione delle sue problematiche attuali e gestisce anche le problematiche gravi.
Si diventa mental coach con dei percorsi specifici, in passato ci si basava molto sulla programmazione neurolinguistica adesso meno, tante teorie sono state smentite e gli aggiornamenti sono sempre in corso grazie alle nuove scoperte neuroscientifiche.

COSA SI IMPARA DI PRECISO

Il mental coach può essere specializzato anche in diversi settori, quello lavorativo, quello di vita personale e quello sportivo la cui base di studio è molto simile. Il coach che aiuta i clienti sul lavoro concorre sia con le aziende che con i singoli a raggiungere gli obiettivi prefissati seguendo un percorso con tappe intermedie e con specifiche date di scadenza da mantenere per riuscire ad arrivare fino al raggiungimento dello scopo. Il coach di vita personale, definito “life coach”, aiuta le persone che hanno problematiche legate all’autostima o alla coppia. Moltissime sono infatti le persone che si sottovalutano e parlano in modo inadeguato di sé, così facendo non riescono a fare una buona impressione al loro interlocutore e su loro stessi e rischiano di cadere molto in fretta.
Parlare in modo adeguato di noi stessi significa evitare frasi come “scusa il disturbo, ti rubo solo un attimo, sono un disastro…” e molte altre che infondano idee decisamente negative su di noi al nostro interlocutore.
Vi è infine il coach sportivo che aiuta gli atleti a performare sempre meglio, una delle tecniche molto conosciute è quella di far immaginare al cliente la sua partita come se la stesse già vivendola in modo da sentirsi poi più sicuro sul campo, perché il nostro cervello tende ad avere paura dell’ignoto, ma se noi lo rendiamo noto tutto diventa più agevole. Dorian Yates grande campione americano di bodybuilding confermava di usate proprio questo sistema, la sera immaginava le ripetizioni che avrebbe dovuto eseguire il giorno dopo in palestra sempre con pesi maggiori e così poco per volta abituava il suo cervello a resistere a quei pesi.
Quello del mental coach è quindi una professione molto importante per qualunque persona perché aiuta a crescere in ogni ambito e quando siamo abbastanza forti mentalmente possiamo riuscire a raggiungere obiettivi sempre più performanti.

NOEMI GARIANO

Cibo smart e salutare da Eataly alle piccole botteghe bio

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CIBO SMART E SALUTARE DA EATALY ALLE PICCOLE BOTTEGHE BIO

Tra le più note aziende alimentari torinesi che vantano anni di grande esperienza nel settore alimentare vi è Eataly nata nel 2004 da Oscar Farinetti.
Il primo punto vendita è stato aperto a Torino nel 2007 adiacente al complesso del Lingotto ed il secondo locale a Genova. I due locali fatturarono già nei primi anni più di 212 milioni, decisero così di investire in tantissime altre città italiane e anche all’estero come in Germania, in Svizzera, In Turchia e molte altre nazioni, in totale sono 38 sedi di cui 16 all’estero.
Eataly ha avuto successo per la sua filosofia di grande attenzione alla qualità e al cibo sano sotto molteplici punti di vista.
Oscar Farinetti fondatore di Eataly dichiara in molte interviste di aver creato un locale in cui il cliente può andare per fare una spesa d’eccellenza o per mangiare comodamente all’interno dell’area ristorazione dove si possono trovare piatti tipici italiani realizzati tutti con materie prime ricercatissime. A Torino i locali Eataly oggi sono due, il primo è ancora la sede originaria adiacente al Lingotto, copre una superficie di 11.000 mq, all’interno ci si trova come in un grande mercato coperto con vari stand che propongono differenti cucine dove si può gustare la carne cruda piemontese, il pesce fresco, la pizza preparata con materie prime napoletane, la pasta di Gragnano del pastificio Afeltra trafilata al bronzo con sughi d’eccellenza e tanti dolci della tradizione italiana. Ma non è tutto, ad accompagnare i pasti ecco un’ampia scelta di vini con oltre 35 mila bottiglie.
Il secondo locale torinese è sito in Via Lagrange, di dimensioni molto più piccole del precedente ma con eguali proposte di prodotti d’eccellenza.
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L’AGRICOLTURA SIMBIOTICA

Eataly sostiene inoltre l’agricoltura simbiotica ovvero un processo produttivo agricolo certificato che permette di valorizzare non solo il prodotto coltivato ma anche il suolo perché, se il terreno è in salute anche il cibo coltivato sarà più genuino. Per questo motivo si cerca di abolire gli OGM e ogni tipo di fertilizzante che possa nuocere all’essere umano.
Dalla semina al raccolto si cerca quindi di garantire il massimo della qualità per il gusto e per la salute.
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VALORIZZARE IL TERRITORIO IN MODO DIFFERENTE
Eataly ha successo proprio per la sua filosofia green ma non è l’unica, anche piccoli imprenditori e cooperative spesso cercano l’eccellenza sui prodotti proprio per distinguersi e fare la differenza rispetto ai grandi marchi. Ne è un esempio la Cooperativa Isola che ha creato tre botteghe Equosolidali due a Torino e una a Collegno. Il negozio principale è sito in una traversa di Via Po e si chiama Equamente; la Cooperativa propone prodotti di commercio equo solidale quindi controllando tutta la filiera ed evitano sfruttamenti di ogni genere specie in paesi come il Brasile produttore del Caffè e i paesi Africani produttori del cioccolato più pregiato. Tutti i prodotti sono biologici e moltissimi provengono anche dal territorio locale per valorizzarlo. All’interno della bottega si trovano anche indumenti prodotti nelle carceri dei territori limitrofi. Le botteghe della Cooperativa Isola offrono anche la possibilità di scegliere il cibo online con la consegna direttamente a casa.
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I TORINESI AMANO MANGIARE SANO
Secondo numerose statistiche i prodotti come quelli di Eataly e delle botteghe Equosolidali, alimenti e prodotti locali, non solo valorizzano il territorio e il lavoratore ma hanno una filosofia di vita improntata verso la salute, la bontà e la qualità, valori che a lungo andare portano numerosissimi benefici al corpo; lo sanno molto bene i torinesi che scelgono ed apprezzano sempre più questo tipo di cultura culinaria.

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Noemi Gariano

Christian Zerbola ci racconta i retroscena dei vip

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Christian Zerbola fa parte di una famosa agenzia che opera su Torino e nel resto dell’Italia per creare eventi con personaggi famosi nei più grandi centri commerciali del Bel Paese e oggi è con noi per raccontarci alcuni retroscena.

Christian di cosa si occupa la tua agenzia?

Organizziamo eventi come i Meet and Great dove il personaggio che collabora con noi presenta un suo libro o direttamente sé stesso al pubblico concedendosi a foto e autografi.
Dal 15 maggio, ad esempio, avremo con noi lo scrittore torinese Gianluca Gotto con la presentazione del suo nuovo libro. Gianluca scrive articoli e libri mentre, con moglie e figlia gira per il mondo ed è seguitissimo sui social e nel suo blog “mangia vivi viaggia” per i valori che trasmette, valori di pace e di contatto diretto con la natura utili per vivere in serenità.

Che cosa state organizzando a Torino oltre agli eventi di Gianluca Gotto?

Stiamo presentando un nuovo progetto dedicato agli Europei, un salotto con Antonio Paolino il direttore di radio Bianconera che insieme ai giornalisti delle testate più importanti del panorama torinese ed ex calciatori di Juventus e Torino faranno un talk con gli ospiti dei centri commerciali che aderiranno. Ci saranno inoltre vari momenti di intrattenimento con cibo e artisti giocolieri del pallone.

Un lavoro molto entusiasmante, ti capita di avere dei momenti dove le cose non vanno come vorresti?

Capita che le cose non vadano come previsto e in quel momento cede la terra sotto i piedi perché ho delle grandi responsabilità.
Per esempio, quando in un centro commerciale portiamo un personaggio importante e prevediamo migliaia di persone e poi per qualche motivo ne arrivano poche, fatto che mi è capitato con dei personaggi legati al mondo della cucina, seguitissimi sui social ma poi, dal vivo, nonostante la loro bravura consolidata, per motivi spesso inspiegabili, la presenza del pubblico non è stata quella attesa. In quel caso cerchiamo di spiegare l’accaduto sia al direttore del centro sia all’artista e lnsieme proviamo a capire quali soluzioni attuare per il futuro.
Il punto di forza deve essere quello di rimboccarsi le maniche capire l’errore e utilizzare il massimo dell’empatia possibile verso l’ospite. L’ospite porta un’immagine e quest’ultima deve essere sempre valorizzata al massimo. Come qualunque persona comune anche gli artisti hanno delle fragilità e non è mai piacevole vedere la platea semi vuota.

Quanto la Politica influisce in questo settore?

Come in molti settori italiani anche il nostro può avere all’interno influenze politiche, bisogna quindi sapersi districare bene negli ambienti non sempre facili e noi portiamo avanti questo lavoro da tanti anni con il massimo dell’impegno per fare del nostro meglio e con il massimo dell’onestà e della professionalità.

Il personaggio pubblico che ti ha maggiormente colpito quale è stato?

Mi è piaciuto molto collaborare con il Professor Schiettini che è partito portando le sue lezioni di fisica dai social fino alla seconda serata in Rai 2 dove ha registrato ascolti molto alti.
Schiettini ha anche portato al Teatro Alfieri di Torino 1500 persone nel suo nuovo spettacolo; egli riesce a trasmettere alla platea messaggi importanti con invidiabile semplicità perché è un personaggio vero, come è fuori dal palco è sul palco e la gente lo percepisce, ha così il grande dono di riuscire a semplificare qualunque cosa racconti, anche con argomenti difficili come avviene con la fisica.

E al femminile che personaggio ti è rimasto impresso?

Eleonora Riso di Masterchef dove il suo arrivo nel centro commerciale è stato inaspettato.
Di norma i personaggi pubblici sono seguiti da un agente e passando dal retro entrano nella direzione del centro commerciale per interviste per le televisioni locali. Lei invece è arrivata da sola passando come tutti in mezzo alle gallerie del centro questo l’ha resa ancora più vicina al pubblico che la stima sempre di più.

Cosa vorresti per il futuro?

Portare personaggi del mondo sportivo nella mia agenzia, come Andrea Presti o Alessandro Del Piero nei maggiori centri commerciali italiani. Potrebbero esserci molte novità in futuro ma sarà una sorpresa e …. un’altra storia…

NOEMI GARIANO

 

 

 

 

Ecco la video intervista:

Scoprire Torino attraverso i social… ma quelli “giusti”

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I Social sono ormai utilizzati per tutto, anche per scoprire i ristoranti più rinomati delle città e prendere spunto per creare nuove ricette. Lo sa bene l’esperta di food Federica Rossi con 91mila follower sui social. Molto interessante e appassionata è stata l’intervista che mi ha concesso Federica che ha un profilo dove condivide tantissime ricette e locali per chi ama mangiare bene. Come tanti bambini, nella sua infanzia ha sempre odiato le verdure e non era una grande amante del cibo, con il tempo decise di punto in bianco di voler assaggiare tutto andando lei stessa a fare una spesa consapevole e provando a cucinare per i suoi amici, questo le ha permesso di innamorarsi dei gusti diversi e dell’abbinamento degli stessi, fino a diventare oggi un’esperta culinaria. Durante il periodo della pandemia Covid non potendo invitare la sua compagnia a casa ha iniziato a condividere i suoi piatti con il pubblico virtuale e ha riscosso un grande successo. Gli studi da autodidatta hanno reso Federica sempre più brava diventando un punto di riferimento per tutto il suo pubblico.
Tanti coloro che a casa provano a fare le sue ricette e poi la taggano sui social con i ringraziamenti. Oltre a preparare lei i piatti spesso viene chiamata anche nei ristoranti per condividere poi il pasto online, ci svela che ciò le piace molto, ma spesso deve fare i conti con i tempi tecnici ed è costretta a mangiare le pietanze ormai fredde.

“SCANNABUE” IL LOCALE CONSIGLIATO DALL’ESPERTA

Tra i locali preferiti di Federica Rossi vi è Scannabue e non posso che essere d’accordo avendolo poi provato; un locale nato 15 anni fa che deve il suo nome al critico letterario Giuseppe Baretti in arte Scannabue, un uomo che si ribellava alle regole del sistema e si distinse per il suo spirito fiero ed indipendente. Le ricette che propone il locale sono alcune di terra tipiche torinesi ed altre a base di pesce per le origini calabresi dello chef Roberto Solina. Ogni piatto è studiato nei minimi dettagli e deriva da attente sperimentazioni sulla base delle ricette originali. Protagonisti di molti piatti le carni piemontesi e il pesce del mar Ligure, ma non solo, tra gli antipasti troviamo le uova con il tartufo piemontese e tra i primi di terra i tajarin all’uovo con il ragù bianco. Per l’esperta culinaria Federica Rossi il loro piatto migliore sono gli agnolotti del Plin ai tre arrosti che troviamo nel menù completo con il Vitello Tonnato e la Guancia brasata e per finire il Bunet, tutti anche nella scelta alla carta. Dal 2008 Scannabue offre anche un reparto gastronomico per poter portare a casa tantissime prelibatezze e vini pregiati. Il ristorante ha oltre 12 mila follower sui social con tantissime foto dei loro piatti, articoli e menzioni d’onore da tanti personaggi.

“LA LIMONAIA” PER PALATI SOPRAFFINI

Federica Rossi, per tutti coloro che amano maggiormente la cucina stellata e raffinata, propone il locale “La Limonaia” dello Chef Cesare Grandi. Quest’ultimo nasce a Cuneo e studia a Torino, fin da bambino ha sempre voluto aiutare gli altri, finché un giorno decise di farlo attraverso il cibo. Con tanta passione e voglia di stupire; lo Chef si dedica interamente alla cucina di questo locale proponendo ogni giorno piatti raffinati. Le proposte culinarie sono molteplici nel menù; vari antipasti tra cui ostrice, seppie e finocchi, scampi e nervetti, coniglio e acciughe, al primo la zuppa di legumi in vescica, ai secondi con i trucioli e le trippe di rana pescatrice e le animelle e infine il dolce, la Tarta Tin di finocchio. Oppure specialità alla carta come il piccione nel suo intingolo, i tagliolini al caviale e il capretto allo spiedo. Anche “La Limonaia” ha una pagina social in cui pubblica le foto dei piatti, ma la loro forza è sicuramente ciò che si prova in prima persona nel loro locale.

LA FORZA DELLA CONDIVISIONE

Sono numerosi i locali consigliati dalla food influencer torinese Federica Rossi che rivela di aver sempre agito con sincerità verso il suo pubblico, se un locale non è di suo gradimento non lo indica consapevole magari di aver perso del lavoro ma di aver guadagnato ancor di più l’amore dei suoi follower.
I social spesso se mal utilizzati portano dipendenze e numerosi altri problemi, lo sa bene anche Federica laureata in psicologia che, proprio per questo, invita ad usarli con moderazione e a seguire i profili che ci danno consigli e ci permettono una crescita e una conoscenza personale in vari ambiti e con la possibilità della prova personale.
Ormai non siamo solo più la media delle cinque persone che frequentiamo, ma anche delle cinque pagine social che visualizziamo più frequentemente, sta a noi scegliere con consapevolezza…. grazie Federica.

 

Noemi Gariano

 

 

 

 

 

 

Ecco la video intervista:

 

 

 

Il successo delle torinesi di ieri e di oggi

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“Le donne che hanno cambiato il mondo non hanno mai avuto bisogno di mostrare nulla se non la loro intelligenza”, queste le parole di Rita Levi Montalcini.

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La dottoressa Montalcini nacque a Torino nel 1909 e negli anni Cinquanta scoprì la struttura assonale della fibra nervosa e per questa scoperta ricevette il premio Nobel per la medicina. Rita in merito ai suoi successi scrisse che erano frutto di tanta tenacia e dell’appoggio che ha sempre avuto dai suoi genitori, che nulla nella sua vita è stato semplice ma lei ha sempre tenuto duro. Durante la Seconda Guerra Mondiale dovette scappare dalla sua città per i bombardamenti e ricostruire da capo tutti i suoi esperimenti creati con anni di sacrifici, sopravvisse all’olocausto e in seguito dopo essere ritornata a Torino si trasferì in America. Rita Levi Montalcini è d’esempio per tutti coloro che dovrebbero osare ma non lo fanno, infatti è solo andando oltre l’ordinario, spingendosi oltre, che si scopre lo straordinario. Tutte le scoperte scientifiche e mediche sono state realizzate perché qualcuno non si è fermato a ciò che si conosceva ma si è spinto oltre.
Anche la torinese Maria Isabella Bellisario ebbe un grandissimo successo quando negli anni Sessanta entrò nella Olivetti e negli anni divenne la responsabile della direzione operativa lottando per tanti anni per la parità tra uomo e donna.

IL PRESENTE ACCOGLIE IL SUCCESSO PERSONALE

Un’altra donna torinese che ha raggiunto il suo successo è Brigitte Sardo, direttrice dell’azienda Sargomma, azienda specializzata nell’automotive e presidente dell’AIP, associazione delle donne imprenditrici. Secondo Brigitte Sardo le donne sono spesso molto attente alla sostenibilità ambientale e al sociale e questo porterà le loro aziende ad affermarsi sempre di più in un mercato in forte via di sviluppo. Brigitte ammette che all’inizio ereditare e guidare l’azienda del padre non era stato semplice, ci sono ancora tanti stereotipi sulla conduzione al femminile di un’azienda ancor più se la donna in questione è bionda e bella. La grinta è la determinazione sono state la chiave del suo successo, nonostante tante difficoltà e numerose cadute. Spesso nella nostra società vediamo il fallimento come qualcosa da cui non ci si può rialzare, finché si è piccoli se si cade mentre si prova a camminare su due piedi ci viene detto “dai riprova” e abbiamo il sostegno anche se continuiamo a cadere, nessuno ci dice “lascia stare non sei portato a camminare” quando si cresce invece spesso perdiamo questo sostegno durante i momenti di difficoltà. Queste donne hanno sicuramente fallito tante volte, ma proprio non arrendendosi e trovando altre strade per arrivare all’obiettivo alla fine ce l’hanno fatta.
Tante cadute e rivincite anche per Carla Bruni nominata nel 2010 da Forbes come la trentacinquesima donna più potente al mondo.

IL FUTURO NELLE MANI DELLE GIOVANI TORINESI

Tra le giovani donne torinesi di grande successo Alice Clerici campionessa di spada individuale ai mondiali under 20 del 2016.
Giada Russo danzatrice sul ghiaccio due volte campionessa italiana e ha debuttato anche ai mondiali.
Il successo è anche musicale come quello di Greta Tedeschi la dj italiana più famosa al mondo.
Tantissime le ragazze e donne torinesi che creano nuove start-up e aprono grandi aziende perché il futuro si tinge di rosa e di azzurro in egual misura.
Ognuno, uomo o donna che sia ha il proprio successo personale perché “successo” è il participio passato del verbo “succedere” quindi sta a noi scegliere di farlo accadere.

NOEMI GARIANO

Serate torinesi di cultura, dal Museo di Scienze naturali alla Pinacoteca Agnelli (con vista sulla città)

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Alla scoperta di Torino

Torino apre le porte dei suoi musei anche di sera per degli spettacoli culturali molto accattivanti per qualunque tipo di pubblico. Tra le serate più famose vi è senz’altro “Una notte al museo delle Scienze Naturali”, la serata, organizzata dal club Silencio, prevede la visita al museo con musica dal vivo, luci soffuse e drink. Questo per permettere a qualunque fascia di età di poter accedere ad una visione nuova della cultura, più vicina alle esigenze giovanili e interessante anche per i più grandi. Il contesto permette la socializzazione perché la musica ha un volume moderato e per chi preferisce c’è anche la possibilità di fare delle visite guidate. Il Museo è suddiviso in tre aree; una prima parte con animali imbalsamati provenienti da tutto il mondo come leoni, giraffe, stambecchi, orsi e tantissimi altri. L’imbalsamazione animale, detta anche tassidermia, prevede di utilizzare solo la pelle dell’animale e riporla su un manichino che ne conserva le dimensioni originali.


Nella seconda sala, al centro, troneggia lo scheletro di una balena e nelle vetrine laterali un tributo ai viaggi nel corso del tempo con animali, fotografie storiche e numerosi reperti.
Nella terza sala, detta “la sala delle Meraviglie” troviamo dei reperti di dinosauri e delle pietre come il Topazio con Quarzo affumicato del Pakistan o la Rodocrosite, una pietra rosata proveniente dall’America. In questa sala troviamo anche una sezione dedicata alle nuove specie animali, come il particolare camaleonte del Madagascar o la rana dalle labbra bianche.

 


Questo museo è spesso visitato da numerosi turisti e classi scolastiche ma da quando si organizzano gli eventi serali l’affluenza aumenta giorno dopo giorno con un pubblico molto più vasto ed eterogeneo.

LA CULTURA SI DIFFONDE ANCHE PER ALTRE REALTA’

Il museo di Scienze Naturali non è l’unico a cimentarsi in questo tipo di serate, anche il Museo Egizio organizza spesso, soprattutto nei periodi primaverili e estivi, eventi di questo genere aprendo dalle 19.00 alle 24.00 dove spesso anche chi conosce già bene il museo ha il piacere di tornare per vedere i nuovi e continui allestimenti che vengono proposti.
Torino ha anche altre realtà culturali aperte la sera come le Gallerie D’Italia in piazza San Carlo all’interno di Palazzo Turinetti dove si trova una vasta esposizione di opere fotografiche, circa 7 milioni, legate ai temi della sostenibilità realizzate dagli anni Trenta agli anni Novanta. Il museo è aperto fino alle 22.30 e ha anche al suo interno una libreria, un caffè letterario e un ristorante.

Anche la Pinacoteca Agnelli all’ultimo piano del Lingotto offre numerosi capolavori artistici come i dipinti di Manet, Matisse, Modigliani e molti altri.
Numerossisimi i turisti che sfruttano le ore serali per andare a visitare la Reggia di Venaria aperta fino alle 22.30 il venerdì, il sabato e la domenica.
Per chi invece vuole inebriarsi di cultura ogni sera, sono tantissimi gli eventi proposti dai maggiori teatri sabaudi come Il teatro Regio che offre spesso spettacoli di opera lirica. Il teatro Colosseo con numerosi personaggi di successo come Vincenzo Schiettini che nel suo spettacolo di intrattenimento insegna fisica in modo semplice. Anche il teatro Gobetti, il teatro Gioiello e il teatro Erba ogni sera stupiscono la platea con sempre nuove rappresentazioni.
I torinesi amano la cultura e quando si riesce a riviverla in veste nuova rende l’esperienza ancora più accattivante e dal fascino unico per ogni tipologia di pubblico dai neofiti ai più esigenti.

 

NOEMI GARIANO

Gelato, quando la tradizione incontra l’innovazione

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Vicino a Torino una famosa gelateria sta facendo parlare di se in tutto il Piemonte, si tratta di “Enrietto il latte a gelato”, un’azienda dolciaria con 50 anni di tradizione alle spalle.
Enrietto si trova a Prascorsano e a Rivarolo Canavese e la sua notorietà è data dalla produzione di un gelato molto particolare, fatto solo con latte e zucchero senza nient’altro, mantecato in una gelatiera creata appositamente per questo prodotto spettacolare.


La famiglia Enrietto entrò nel mondo della ristorazione nel 1950 creando un piccolo ristorante in un delizioso paesino del Piemonte in provincia di Torino, Prascorsano, qui si dedicarono attentamente alla cura del cibo realizzato esclusivamente con materie prime fino agli anni 2000 dove la famiglia iniziò a studiare come poter creare un gelato alternativo. Dopo numerose ricerche e prove nel 2002 iniziarono a creare un gelato con il latte utilizzando un macchinario costruito appositamente e qualche anno dopo il risultato divenne ancora più performante, crearono un gelato morbido e gustoso in poco tempo. Dal 2014 decisero di cessare l’attività di ristorazione e dedicarsi interamente alla gelateria.


Il latte mantecato a gelato ebbe un grande successo fin dalle sue origini, questo permise di aprire un secondo locale nel 2018 a Rivarolo, che oggi ne è la sede.
Entrando da “Enrietto a gelato” ci si sente come a casa, l’ambiente è spazioso con pareti chiare che danno molta luce a tutta la sala e i tavoli più scuri proprio per far risaltare ancora di più il bianco candido delle coppe di gelato.
Quando ci si accomoda si può notare che nel menù ci sono due varianti, la proposta di solo una porzione di latte a gelato senza topping oppure la scelta più allettante che consiste nell’avere il gelato fino a che non si dice “stop” con la guarnizione che si desidera.
Tra i topping da accompagnare al gelato vi sono; la frutta fresca di stagione come le fragole, i frutti di bosco, le banane, le mele, che può essere servita spadellata calda con dello zucchero caramellato. Per i più golosi ecco la crema di nocciole con nocciole fresche del Piemonte, la crema pasticcera o lo zabaione caldo preparati al momento a vista del cliente. Il personale di Enrietto ha infatti una piccola cucina mobile all’interno della sala vicino ai tavoli dove preparano tantissime prelibatezze.


Altre varianti di guarnizioni e accompagnamenti sono ad esempio il torrone con scaglie di fondente, il caramello salato con paste di meliga, la crema di pistacchi, la torta del giorno, il miele, le amarene e moltissime altre.
Il latte a gelato ha per ora un unico gusto, fiordilatte, per poterlo abbinare con tantissimi ingredienti e per non perdere la genuinità delle sue materie prime. Al contrario di molti gelati pur non avendo né conservanti né panna non ha pezzi di ghiaccio per l’attenta lavorazione. Se lasciato sciogliere torna all’origine latte puro con solo un po’ di zucchero.
Questo gelato è quindi molto adatto anche a coloro che vogliono mantenersi in forma proprio per il basso contenuto di zuccheri e grassi.


Come da tradizione la famiglia Enrietto utilizza materie prime di qualità anche per tutti gli accompagnamenti, il cioccolato ad esempio è di Giordano, un’antica cioccolateria piemontese nata nel 1897, il torrone è della nota azienda Barbero lavorato ancora con l’antica ricetta del torrone D’Asti, effettuata interamente a mano e che prevede una lunga cottura a caldaie a vapore per circa 7 ore con nocciole del Piemonte I.G.P e miele Millefiori.


Anche le creme di frutta sono tutte lavorate artigianalmente per offrire la massima esperienza gustativa.
Una nota di merito va sicuramente ai loro mitici biscotti di Meliga creati da loro e alle torte profumate che quando vengono scaldate inebriano di profumo e bontà chiunque le assaggi.
Cosa dire, tradizione e innovazione, un connubio in questo caso, …. tutto da gustare.

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NOEMI GARIANO

 

Il panificio Boccardo istituzione torinese

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Scopri – To    Alla scoperta di Torino

Nel 1927 a Torino nasceva Giuseppe Boccardo e a soli 10 anni iniziò a lavorare in un panificio a Tetti Piatti, frazione di Moncalieri; proprio durante la seconda guerra mondiale, lavorò a Orbassano, a Stupinigi e a Moncalieri e spesso si trovò in situazioni molto rischiose come i bombardamenti. La farina era difficile da trovare e Beppe ogni giorno rischiando di morire andava in bici a recuperala nei paesi limitrofi e rimaneva poi a lavorare almeno 15 ore al giorno. Nel 1937 aprì il suo primo negozio in Via Torino a Nichelino e nel 1947 aprì l’attuale bottega in via Dei Martiri insieme alla moglie Rita. L’⁹amore per il suo lavoro, la qualità dei suoi prodotti ed il suo speciale carattere fecero sì che Giuseppe Boccardo fu, per diversi anni stimato “Presidente dei panificatori”.
Fra i tanti clienti che portano nel cuore il ricordo del “sergent” (così era soprannominato Giuseppe Boccardo) Gianni e Donatella ci dicono che “andare da Beppe Boccardo sia per gli acquisti sia per i momenti goliardici era sinonimo di festa, quelle belle e grandi feste di famiglia d’altri tempi, dove bocce, carte, vino e sanbajun non mancavano mai, ma soprattutto trovavi il suo sorriso e la sua allegria che ti dava la carica e il buonumore; immancabili le sue pizze e le torte chilometriche.”


Infatti, adiacente al panificio aveva il suo gioco da bocce dove si ritrovava ogni domenica ed ogni festa raccomandata con tantissimi amici e clienti per creare dei veri e propri tornei di bocce con tavolone imbandito perché lui amava condividere con loro non solo la sua passione per il pane ma anche quella della convivialità. Giuseppe ha poi lasciato le redini della panetteria al figlio Roberto che con la moglie Piera e i figli Filippo e Simone con grande amore e il rispetto della loro tradizione portano avanti questa magnifica realtà di famiglia. Grazie agli insegnamenti di “Beppe” oggi il panificio Boccardo, ha rinnovato e ampliato le loro ricette storiche originali proponendo moltissimi tipi di grissini e di pane per tutti i gusti come lo “Sporting” dedicato agli sportivi o quello integrale o ai cereali, anche le pizze sono molto variegate e particolari grazie alla maestria del nipote Filippo che spesso crea gusti molto apprezzati e ricercati. Entrando nella panetteria non si può non notare il banco dei dolci sempre freschi e dal profumo inebriante, tra di essi i biscotti di meliga, quelli integrali, i baci di dama, i Brut ma Bun tipici piemontesi e molti altri. Molto famosi e richiesti nelle feste sono anche i loro panettoni, le loro focacce della befana e le loro colombe che rispettano ancora tutti i passaggi della tradizione con lunghe lievitazioni e ingredienti di primissima qualità, tra i panettoni più venduti quello al pistacchio e quello con le gocce di cioccolato la fanno da padrone.

Piera la moglie di Roberto Boccardo ci spiega la grande soddisfazione nel constatare che i clienti sono ormai affezionati, amici più che clienti e che spesso si lasciano consigliare per provare ogni novità proposta soprattutto durante le feste. Piera ci rivela anche una delle sue colazioni preferite che ha scoperto proprio mentre lavorava nel suo panificio, ovvero quella con bacchettine di pane senza lievito miele e tè fresco, ma se deve consigliare una colazione più ricca si può sempre optare per un caffè o un cappuccino con i croissant caldi appena sfornati alla crema, al cioccolato, al pistacchio, integrali e molte altre paste. Roberto ci racconta che suo papà Giuseppe gli ha sempre detto che per fare bene questo mestiere il trucco è metterci il cuore, sentire il profumo del pane e capire in base a quello anche le giuste dosi di acqua e di farina, Roberto è cresciuto all’interno della panetteria e anche lui fin da piccolo ha sempre appreso quest’arte bianca che richiede tanta fatica, Roberto infatti con i suoi figli si alza alle due di notte per iniziare a preparare pane, pizze, grissini e farinate, d’estate con i forni si rischia di svenire dal caldo, le teglie sono molto grosse e pesanti e bisogna saperle maneggiare, un lavoro quindi che richiede impegno e molto sacrificio. Lo sanno bene Filippo e Simone i nipoti di Giuseppe che pur essendo ancora molto giovani si impegnano ogni giorno per continuare la passione del nonno e di tutta la famiglia Boccardo.

NOEMI GARIANO