A schermo pieno. Eni nel cinema italiano

Mostra fotografica a cura di Sergio Toffetti al Museo del Cinema di Torino

Fino al 24 agosto prossimo il Museo Nazionale del Cinema ospita una mostra fotografica curata da Sergio Toffetti, che rappresenta un viaggio attraverso le stazioni AGIP raccontate dal cinema italiano, una sorta di cartografia che mostra l’evoluzione del paesaggio  e la trasformazione di stili di vita, sogni e bisogni individuali e collettivi.
Allestita al piano di accoglienza della Mole Antonelliana e realizzata in collaborazione con ENI, l’esposizione con foto di scena, fotogrammi, immagini e spot, narra il modo in cui il cinema italiano abbia trasformato distributori di benzina e aree di servizio in luoghi simbolici della modernità,  specchio dell’evoluzione sociale, economica e culturale dell’Italia.
Da semplici tappe obbligate lungo le strade della mobilità, le stazioni AGIP nel tempo sono diventate presenze ricorrenti, punti di incontro dai quali sono nate storie capaci di attraversare generi, epoche e immaginari.
Il percorso espositivo si sviluppa cronologicamente e viene raccontato attraverso foto di scena e fotogrammi tratti da ben 37 film , a partire da “Ossessione” del 1943 di Luchino Visconti, per passare al Caso Mattei di Francesco Rosi del 1972, approdando poi nel 2014 a “Perez” di Edoardo De Angelis.
Al centro della mostra vi è la riproduzione della stazione di servizio AGIP di Piazzale Accursio a Milano, realizzata nel 1953 da Mario Bacciocchi. Si tratta di un capolavoro dell’architettura del Novecento, simbolo del boom economico di quegli anni. Al suo interno un monitor propone due montaggi alternati a spot pubblicitari, mentre sulle pareti disegni e immagini illustrano l’evoluzione del design delle stazioni di servizio.
Si tratta di lavori provenienti dall’Archivio storico di ENI, una realtà che non racconta soltanto la storia di un’azienda, ma anche quella del paesaggio italiano e delle comunità che lo hanno abitato.
Tra le immagini quella del 1932 con cui il MOMA di New York ha presentato per la prima volta una pompa di benzina, riconoscendola come simbolo di razionalità e modernità.
In Italia, negli anni Cinquanta, AGIP ne trasforma il design grazie al lavoro di Marcello Nizzoli, che rende iconici i distributori  valorizzando il “cane a sei zampe” di Luigi Broggini.
Sono alcuni degli esempi della memoria collettiva incarnata dall’Archivio Storico ENI, che supera il valore aziendale  e viene  ad assumere un significato culturale e civile. Nei suoi 6 km di documenti , 500 mila immagini, 5 mila audiovisivi, 70 mila disegni tecnici si leggono i cambiamenti della città, delle campagne, delle infrastrutture e dei luoghi di lavoro lungo tutto il Novecento.

Nel passaggi dal cinema in bianco e nero a quello a colori, le stazioni di servizio  sfilano come sequenze cromatiche e di stile nei road movies all’italiana. Icone degli anni del boom economico  diventano anche espressione di un immaginario collettivo capace di intrecciare tecnica, design e aspirazione al benessere.
Le stazioni di servizio, collocate lungo le principali arterie autostradali, si impongono insieme al simbolo del “cane a sei zampe” come alcuni dei simboli maggiormente riconoscibili di un Paese come l’Italia proiettato verso la modernità.
Nel cinema italiano la stazione  Agip diventa un luogo familiare e insieme sospeso, teatro di incontri, partenze, soste notturne e momenti di trasformazione personale, oltre che strumento privilegiato per osservare come luoghi apparentemente ordinari abbiano contributo a costruire la memoria collettiva del Paese.
L’esposizione “A schermo pieno” rappresenta,  quindi, la ricostruzione di un paesaggio in continuo cambiamento, quello di un’Italia attraversata anche dal mito americano, dall’euforia del miracolo economico e dalla nascita di nuovi modelli di socialità e consumo.
Dopo la proiezione avvenuta giovedì 21 maggio, alle 20.30, al Cinema Massimo de  “Il sorpasso” di Dino Risi, film girato in Italia nel 1962 e uno di quelli che meglio sia riuscito a raccontare le varie facce della modernizzazione dell’Italia nel secondo dopoguerra, fino al 29 giugno, sempre al Cinema Massimo verrà  proposta la rassegna di “A schermo pieno. Eni nel cinema italiano” con quattro film  che hanno contribuito a rappresentare l’ Italia del progresso tra gli anni Sessanta e i Settanta del Novecento . Sono in programma “Ossessione” di Luchino Visconti del 1943, la “Dolce Vita” di Federico Fellini del 1960, “Kidnapped- Cani arrabbiati” di Mario Bava del 1974 e “A ciascuno il suo” di Elio Petri del 1967, autori che hanno fotografato il nostro Paese percorso da un profondo cambiamento sociale.

Mara Martellotta

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