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Regione, Comune e Atenei: al via la Cabina di regia per la nuova città della Salute

Primo incontro in Regione ieri con la nuova amministrazione di Torino nella Cabina di monitoraggio per il Parco della Salute, della Ricerca e dell’Innovazione, convocata e presieduta dall’assessore alla Sanità, Luigi Genesio Icardi.

Erano presenti il Presidente della Regione, Alberto Cirio, in collegamento da Roma, il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo con gli assessori comunali Paolo Mazzoleni e Jacopo Rosatelli, il rettore dell’Università di Torino, Stefano Geuna, il rettore del Politecnico, Guido Saracco, il direttore generale della Città della Salute e della Scienza, Giovanni Lavalle.

 

“Il senso di questa cabina di regia è quello di lavorare fianco a fianco, perché le cose importanti si fanno insieme e il Parco della Salute sarà per il Piemonte la più grande infrastruttura sanitaria di tutti i tempi” ha sottolineato il presidente della Regione Alberto Cirio.

 

“Abbiamo rappresentato al neo-sindaco di Torino Lo Russo la situazione del progetto aggiornandolo sulle attività attualmente in corso per la realizzazione del Parco della Salute. Il cronoprogramma che la Città della Salute, stazione appaltante dell’opera, ha portato avanti anche nel periodo Covid, prevede l’aggiudicazione dei lavori entro la fine dell’estate di quest’anno, contestualmente alla fine della bonifica dell’area avviata lo scorso mese di settembre. Dal momento di aggiudicazione, i lavori dovranno essere conclusi entro cinque anni, cioè nel 2027.

E’ importante ragionare sulla nuova viabilità a servizio del progetto ed avviare una riflessione sul riutilizzo dell’area in cui attualmente sorgono le Molinette, un tema sul quale occorre muoversi per tempo per evitare di ritrovarci con il problema degli edifici dimessi come successo in altre zone della nostra regione. Il Parco della Salute è l’opera più importante per la città di Torino e per il Piemonte, non solo dal punto di vista sanitario ma anche per le attività di ricerca, di formazione e di attrazione di imprese. Confido che vi sia collaborazione istituzionale per un progetto che ha una grande valenza strategica” – ha detto l’assessore Icardi.

 

“Il progetto della città della Salute e della scienza è un progetto ambizioso che va ben oltre la costruzione di un nuovo ospedale, rappresenta un’operazione che introduce a Torino una nuova vocazione scientifica e innovativa”. ha detto il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo.

“Buona parte degli attuali spazi degli ospedali – continua – ha più di cent’anni, dobbiamo ripensare non solo l’assistenza  ma anche altre funzioni che includano ricerca, trasferimento tecnologico e scientifico. La città della salute – sottolinea – sarà al centro di una nuova visione di Torino, dove introdurremo nuove vocazioni legate alla ricerca e all’innovazione. L’obiettivo non è solo sanitario e assistenziale. La Città  – rimarca – è partner strategico in questa operazione, vogliamo essere  accanto alla Regione in tutto il processo decisionale. E intendiamo reinserire nel progetto gli spazi delle Arcate Moi. Esiste un cronoprogramma del progetto – conclude – la cabina di regia ha il compito di seguire e monitorare il rispetto dei tempi”.

 

“Il Politecnico di Torino sostiene convintamente la creazione di un Parco della Salute della Ricerca e dell’Innovazione dove gli studenti di medicina condividano corsi ed esperienze formative con quelli di ingegneria biomedica, i ricercatori di queste discipline diano corso a ricerca interdisciplinare su nuovi farmaci, prodotti biomedicali, robot per chirurgia di precisione, supporti digitali alla medicina in remoto, ecc. Dove nascano start-up a fianco di sedi di gruppi industriali attratti sul territorio dalla eccezionale circostanza di avere in un fazzoletto di terra formazione ricerca e trasferimento tecnologico all’avanguardia. non semplicemente un luogo dove praticare cure avanzate, ma un vero e proprio motore di sviluppo della nostra città, della nostra regione.”- ha detto il rettore Guido Saracco.

 

“Parco della Salute della Ricerca e dell’Innovazione è una grande opportunità per il nostro territorio e per l’Ateneo torinese. Siamo fermamente convinti che il progetto, oltre a rappresentare un grande passo in avanti per la cura e la salute pubblica, possa essere il luogo ideale per far crescere ancora il livello della nostra ricerca, grazie alla sinergia e integrazione tra ricerca e impresa. Il capitale umano della nostra medicina è già un’eccellenza internazionale di altissimo livello. Lavorare in uno spazio che promuove l’innovazione, la farà crescere ancora.

Una grande opportunità che ci permetterà di iniziare a pensare anche ad una strategia per l’attuale ospedale Molinette, chiave per il modello futuro del nostro territorio.”- ha affermato il rettore Stefano Geuna.

Inseguimento per le strade di Lucento

Arrestato dagli agenti della Squadra Volante un ventisettenne

Ieri sera, poco prima delle 21 transitando in corso Regina Margherita, all’incrocio con corso Lecce, gli agenti della Squadra Volante notano un’auto che con due persone a bordo con atteggiamento sospetto.

I poliziotti intimano l’alt al conducente il quale, invece di ottemperare, aumenta la marcia svoltando in corso Svizzera e proseguendo fino all’incrocio con via Cibrario. L’auto torna su corso Lecce dove attraversa a velocità sostenuta due incroci con semaforo rosso. Inseguito dalla volante, il veicolo in fuga percorre tutta via Pianezza, fino a imboccare via Terraneo, via Val della Torre e via Foglizzo. Il conducente opera una serie di manovre evasive pericolose, cambiando più volte direzione e zigzagando tra le auto in marcia, incurante di mettere a rischio l’incolumità pubblica. L’inseguimento si protrae fino in corso Toscana dove, l’auto svolta in via Gotti: qui impatta prima con un’auto in sosta e poi con la volante al suo inseguimento. In questo frangente, le persone a bordo del veicolo si disfano di due involucri lanciandoli dal finestrino.

L’auto riprende la marcia che però dura poco. In via Mazzè i due cercano di darsi alla fuga a piedi, cosa che però riesce solo al conducente. Il passeggero, un ventisettenne italiano, viene, infatti, fermato dai poliziotti. Gli agenti poco dopo recupereranno anche i due involucri lanciati dai fuggitivi dall’auto e che risulteranno contenere 210 grammi di cocaina. Il ventisettenne viene tratto in arresto per resistenza e detenzione di sostanza stupefacente.

A causa della condotta dei fuggitivi, uno dei poliziotti subisce una infrazione piramidale della mano giudicata guaribile in 20 giorni.

Sono in corso indagini per risalire all’identità del conducente del veicolo.

In un market di Porta Palazzo sequestrata una tonnellata di pesce e legumi avariati

Torino: sequestrata dalla Guardia di Finanza oltre 1 tonnellata tra prodotti ittici e legumi in cattivo stato di conservazione e falsamente etichettati circa la loro provenienza. 

 

La Guardia di Finanza di Torino, al termine di un’attività di contrasto alle frodi commerciali nel settore della importazione e della commercializzazione di prodotti alimentari, ha sequestrato un ingente quantitativo di cibo di vario genere, risultato non conforme ai requisiti normativi previsti in tema di origine e di conservazione.

I Finanzieri del Gruppo Pronto Impiego hanno individuato, nel quartiere “Porta Palazzo” del capoluogo piemontese, un deposito sotterraneo in gestione al titolare di un market, al cui interno sono state rinvenute migliaia di confezioni di pesce essiccato (tra cui tilapia, merluzzo, pangasio, sgombro e ombrina), legumi e spezie riportanti false indicazioni merceologiche in ordine alla loro provenienza.

Sugli imballi degli alimenti rinvenuti, infatti, erano indicati, per i prodotti ittici e per quelli vegetali, quale luogo di origine, rispettivamente, il continente africano ed il Giappone pur essendo interamente provenienti, i primi dalla Thailandia e dalla Cina e i secondi dal Messico. Al riguardo, la normativa in tema di importazione di alimenti prevede che per determinate categorie di prodotti provenienti da Paesi definiti “a rischio” (tra cui la Cina), gli organismi di controllo debbano svolgere specifici accertamenti prima di autorizzarne la commercializzazione in Italia.

Nel corso dell’intervento, i Baschi Verdi hanno, inoltre, rinvenuto, all’interno di alcuni banchi frigo-congelatori, pesce e pollame in cattivo stato di conservazione, per i quali erano, altresì, mancanti le indicazioni inerenti alle date di confezionamento e di scadenza.

Oltre 1 tonnellata di prodotti, del valore di 250 mila euro, sono stati cautelati dai Finanzieri che, all’esito degli accertamenti quali/quantitativi disposti dalla Procura della Repubblica torinese, provvederanno alla loro successiva distruzione.

Un imprenditore italiano è stato denunciato all’Autorità giudiziaria competente per frode in commercio, false indicazioni di origine e provenienza e cattivo stato di conservazione di alimenti.

 

Baricco, il trapianto è riuscito. Solidarietà sui social

L’intervento chirurgico è tecnicamente riuscito. E’ avvenuto all’Istituto per la ricerca e la cura del cancro di Candiolo, dove lo scrittore è ricoverato da alcuni giorni. Alessandro   Baricco ha  appena compiuto 64 anni. La donazione di cellule staminali è stata fatta dalla sorella Enrica. Ad annunciare sui canali social, il 22 gennaio, che gli era stata riscontrata una forma di leucemia era stato lo stesso scrittore. Migliaia i messaggi di vicinanza e solidarietà.

L’elezione del Presidente della Repubblica rivela la “cara e porca Italia” di Prezzolini?

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Le elezioni dei presidenti della Repubblica in Italia non sono quasi mai state edificanti.

Ma le prime votazioni per il successore di Mattarella hanno rivelato una classe politica davvero di infimo
ordine, forse persino impensabile.  Eleggere un presidente arbitro, super partes, per iniziativa dei giocatori e’ sempre apparso un obiettivo difficile, se non impossibile.Ma le polemiche che si sono ascoltate rivelano l’abissale incapacità di buona parte del mondo politico a rappresentare gli interessi dei cittadini, in un momento
storico come quello della pandemia che richiederebbe responsabilità da parte di tutti. La prima cosa stonata si e’ rivelata la candidatura di Silvio Berlusconi che, non fosse altro per motivi di età, doveva subito accantonare un desiderio legittimo, ma irrealizzabile. E ovviamente e’ apparso fuori luogo anche  l’antiberlusconismo rampante, risorto più forte che mai. La sinistra, da Scalfaroin poi, ha sempre egemonizzato l’elezione del Presidente, quasi fosse un suo diritto sceglierlo aprioristicamente e deciderlo.
La faziosità di Letta, anche questa volta, si è rivelata intollerabilmente arrogante. Il rifiuto a priori della possibile candidatura della Presidente Casellati con la minaccia di far saltare subito il Governo di emergenza nazionale appare davvero incompatibile con la responsabilità di un politico degno di questo nome. Ma non è meglio il sedicente centro-destra che dopo il ritiro di Berlusconi non ha saputo finora esprimere una strategia di un qualche respiro. Dopo la proposta di una rosa di rispettabili candidati (Pera, Moratti e Nordio) ieri Fratelli d’Italia si sono subito smarcati votando Crosetto , una scelta sicuramente di …grande peso, ma politicamente ridicola.  Una smargiassata che rivela l’infantilismo di una certa destra  che si sta rivelando di cortissimo respiro, invotabile per un futuro governo. Grandi elettori che si dimostrano piccoli piccoli, forse si sono finora rivelati non degni di eleggere un presidente. Si tratta per lo più di politicanti mai eletti, ma scelti dai vertici dei partiti, anche se l’abnorme gruppo misto rivela l’atomizzazione di una realtà politica in stato comatoso che ha evidenzia sia la crisi del verticismo
partitico sia dell’antipolitica grillina ormai archiviata. Pensare all’incapacità dimostrata e al protagonismo verbale di molti fa quasi venire il voltastomaco. Un discorso a parte meriterebbe il presidente Draghi che ha rivelato ambizioni e modalità di auto- candidatura incompatibili con l’immagine  che ci aveva offerto in precedenza. Una grande delusione per molti
italiani che avevano visto in lui una sorta di uomo della Provvidenza. Ci troviamo in una situazione difficilissima per la pandemia, per una crisi economica evidente, per i venti di guerra che sono tornati a sibilare con prepotenza. Pensare ad un presidente adeguato che duri sette anni diventa molto difficile.  Una delle scelte peggiori ( l’elezione di Scalfaro) avvenne in un momento drammatico della storia italiana tra l’inizio di Tangentopoli e la strage di Capaci. La nostra situazione è sicuramente più difficile di quella che porto’ in modo scriteriato a votare Scalfaro.
Cosa succederà oggi o domani? Ci vuole un miracolo per riuscire ad ottenere una votazione che porti ad una scelta decente.In un’altra emergenza si trovo’ l’intesa su Sandro Pertini che, pur con i suoi limiti, fu un presidente che restituì la fiducia agli Italiani, disorientati dalle accuse false ed infondate rivolte al Presidente Leone, poi solo molto tardivamente riabilitato. Certo è difficile far comprendere ai politici che galleggiano sulla loro mediocrità, la necessità di un’assunzione di responsabilità che moderi gli egoismi settari incompatibili con gli interessi nazionali. Troppi interessi particolari finora sono prevalsi. Occorre un atto estremo di responsabilità.  Sarà possibile? Chi ama l’Italia ,deve augurarselo , deve disperatamente augurarselo. Sarebbe davvero paradossale che la soluzione del problema fosse Casini,  passato attraverso la Dc , il centro -destra e il centro -sinistra. Dalla prima Repubblica che ebbe una sua dignità, a questa Italia “scombinata “come disse Salvemini, per non citare Prezzolini che machiavellicamente parlò di una “cara e porca Italia”.

La Shoah e il dovere della memoria

Il giorno della Memoria ci ricorda che 77 anni fa si aprirono i cancelli di Auschwitz-Birkenau, rivelando l’orrore del genocidio nazista.

Quel campo di concentramento e sterminio in Polonia è diventato un simbolo
che ci ricorda e insegna ogni giorno di quali orrendi crimini può
essere capace il genere umano quando applica i principi di
discriminazione con fanatismo, odio razziale e violenza. Le
persecuzioni naziste avevano come obiettivo un progetto di società basato su di un
nazionalismo esasperato che si basava sul progetto di un nuovo ordine
dove non trovavano posto la diversità, il dialogo, l’accettazione
dell’altro, immaginando una società di puri ariani senza ebrei,
dissidenti politici, omosessuali, disabili mentali, testimoni di Geova,
zingari come i Rom e i Sinti, le popolazioni slave. Il processo che
aveva portato allo sterminio degli ebrei in Europa e alla nascita del
sistema concentrazionario nazista era iniziato molto tempo prima con le
campagne di stampa, gli episodi e i comportamenti discriminatori e
razzisti, legalizzati da diverse disposizioni normative che resero la
popolazione ebraica facile preda del nazifascismo che fondava i suoi
principi su discriminazione, insofferenza e intolleranza. “Il mondo non
vi crederà mai”, dicevano i carnefici di Hitler ai prigionieri dei
campi di sterminio. Alcune vittime, sopravvissute a quell’esperienza,
sentirono la necessità e trovarono la forza di portare la testimonianza
di quanto accaduto. Tra questi ci fu Primo Levi. Nel capitolo
conclusivo de I Sommersi e i Salvati scrisse che la testimonianza era percepita
“come un dovere, e insieme come un rischio: il rischio di apparire
anacronistici, di non essere ascoltati. Dobbiamo essere ascoltati: al
di sopra delle nostre esperienze individuali siamo stati collettivamente
testimoni di un evento fondamentale ed inaspettato, non previsto da
nessuno. E’ avvenuto contro ogni previsione; è avvenuto in Europa […]
è avvenuto, quindi può accadere di nuovo, questo è il nocciolo di
quanto abbiamo da dire”. Il 5 Giugno 2018 la senatrice a vita Liliana
Segre intervenendo a Palazzo Madama disse: “Si dovrebbe dare idealmente
la parola a quei tanti che, a differenza di me, non sono tornati dai
campi di sterminio, che sono stati uccisi per la sola colpa di essere
nati, che non hanno tomba, che sono cenere nel vento. Salvarli
dall’oblio non significa soltanto onorare un debito storico verso quei
nostri concittadini di allora, ma anche aiutare gli italiani di oggi a
respingere la tentazione dell’indifferenza verso le ingiustizie e le
sofferenze che ci circondano. A non anestetizzare le coscienze, a
essere più vigili, più avvertiti della responsabilità che ciascuno ha
verso gli altri”. L’indifferenza, quella che Gramsci considerava “il
peso morto della storia”, è il grande problema. Ieri come oggi. E il
negazionismo, allora come adesso, è un virus pericolosissimo e
presente. Per fare davvero i conti con la Shoah non può bastare lo
sguardo rivolto al passato. Non basta perché il virus della
discriminazione, dell’odio e della sopraffazione, del razzismo continua
a diffondersi, non è confinato in una dimensione storica ma riguarda in
maniera concreta i comportamenti di molte persone oggi come nel caso
della negazione della pandemia da Covid 19, dei problemi climatici,
delle sofferenze e dei diritti dei popoli migranti. Come ricordò il
compianto David Sassoli al Parlamento Europeo, “per impedire
negazionismi e amnesie bisogna sentire tutti l’impegno per una lucida e
vigile coscienza storica, capace non solo di rendere testimonianza, ma
anche di capire, prevenire e intervenire ogni qualvolta si diffondono i
semi del male assoluto”. E’ il dovere civile delle memoria,
l’intransigente disciplina repubblicana che deve ispirare le azioni
delle istituzioni democratiche, delle realtà che si occupano di storia
e memoria, di associazioni come l’Anpi. Nella prefazione del 1947 a Se
questo è un uomo, Primo Levi scriveva: “A molti, individui o popoli,
può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che «ogni
straniero è nemico». Per lo più questa convinzione giace in fondo
agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti
saltuari e incoordinati, e non sta all’origine di un sistema di
pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa
premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena,
sta il Lager”. Le parole di Primo Levi appaiono quanto mai significative e
attuali di fronte alle situazioni che si riscontrano oggi in Europa e
fanno temere che la memoria del periodo nazifascista e la conoscenza
della storia non rappresentino ancora un vaccino efficace contro questa
infezione latente.
Marco Travaglini

“Il Tempo sospeso”: la scrittura si sposa alla pittura

Il libro di Mara Martellotta con le opere pittoriche di Andrea Granchi verrà presentato al Centro Pannunzio lunedì 31

 

Al Centro Pannunzio, in via Maria Vittoria 35/h, a Torino, verrà presentato lunedì 31 gennaio prossimo, alle 17.30, il libro dal titolo “Il tempo sospeso”, scritto dalla giornalista torinese Mara Martellotta insieme all’artista fiorentino Andrea Granchi.

L’arte pittorica e la scrittura, un binomio che potrebbe sembrare apparentemente lontano, mostrano, invece, un sottile fil rouge nel potere salvifico che entrambe possiedono di fronte ad eventi epocali come è stata ed è la pandemia da Covid 19. Alla luce di ciò, il volume intitolato “Il Tempo Sospeso”, edito da Gian Giacomo Della Porta Editore, accosta le riflessioni elaborate in questi due ultimi anni dalla giornalista Mara Martellotta alle opere pittoriche dell’artista fiorentino Andrea Granchi, nato a Firenze nel ’47, già docente all’Accademia di Belle Arti di Firenze, vincitore del premio Stibbert per la pittura nel ‘71 e proveniente da una famiglia di antica tradizione artistica e nel campo del restauro.

La contemporaneità dei temi trattati, quali il cambiamento della società e dei rapporti interpersonali, la comparsa di nuove angosce e dubbi, hanno trovato un perfetto parallelismo sia nella scrittura dell’autrice, sia nella pittura di Andrea Granchi, indicando e tracciando una possibile via di ancoraggio e salvezza, in questo “tempo sospeso”, nell’arte.

“Agli scritti di Mara Martellotta – spiega il professor Pier Franco Quaglieni, che ha scritto la prefazione del libro e che parteciperà  alla presentazione – ci rivelano che nel grande naufragio c’è gente che ha salvato la sua anima attraverso la cultura, l’arte e la fiducia in una vita animata da valori che sembrano appannati. Questi scritti sono destinati a testimoniare il coraggio e l’intelligenza di chi ha saputo passare attraverso il fuoco senza bruciarsi, come diceva il mio amico Mario Soldati”.

Il prof. Quaglieni

La presentazione del libro sarà corredata dalla visione di slide delle opere pittoriche di Andrea Granchi e dalla voce recitante dell’attrice Ottavia Della Porta. Sarà  presente come relatore anche il giornalista torinese Andrea Donna.

Grandi elettori al lavoro. E intanto a Torino…

Non stando facendo una bella figura. Senatori, deputati  e grandi elettori. Di fatto si sono incartati. E alla terza votazione il più votato è Sergio Mattarella. 

Ridicolo. Ovviamente non è ridicola la singola persona.  Rispettabili, con qualche eccezione: come chi ha votato Giovanni Rana. Più che ironia, sembra una una inutile goliardata.
Sembrava che si fosse arrivati ad un accordo su Mario Draghi. Ma il prezzo da pagare era troppo alto. Giggino (Di Maio) Presidente del consiglio e Matteo Salvini, per capirci Conan il Barbaro torna Ministro dell interno. Si dice che Gianni Letta abbia avuto un mancamento. Draghi bruciato? Non direi. Si vedrà. Matteo Renzi se la gode: ora che tocca a voi che figuraccia! Mi raccomando amici, o giovedì o venerdì soluzione. Il punto continua ad essere molto semplice: nè centro destra nè centro sinistra hanno i numeri anche quando basta il 51 %.
***
A Torino un altro palazzo sgomberato in Aurora, occupato dagli anarchici.  Stefano Lo Russo attivissimo a Roma per chiedere soldi per la città. Si organizza per gli eventi internazionali. Avremo di nuovo gli occhi  di tutti, internazionalmente parlando, puntati addosso. Se riesce a pulire le strade e portare via l’immondizia accatastata sarebbe un miracolo. Non dico come nel 2006, ma sicuramente qualcosa si deve fare, e da subito, s’ intende. Paolo Damilano è scatenato. Equipara Torino a un cadavere che ha subito bisogno del defibrillatore.  Difficile dargli torto. Unico mio consiglio: cercare di remare tutti nella stessa direzione. Facile nel dirsi , difficile nel realizzare.
***
Un altro morto sul lavoro.  Un altro edile che cade dal ponteggio. Controlli? Zero.  Speriamo in una pena esemplare.  Ma dubitiamo che avverrà.  L’organico dei dipendenti è troppo ridotto ed il covid ha fatto il resto. Mutua a go go. E ci mancherebbe altro. Con un altro problema-dramma. Tranne Torino che si è dotata di in inceneritore gli altri comuni capoluogo di Provincia sono al collasso.  Soprattutto c’è il problema dello smaltimento dei rifiuti industriali. Sullo sfondo le baby gang. Giusto per non farci mancare nulla.  A questo punto la solita , se non tra le solite domande: non si ha paura di essere travolti da tutto ciò? Una situazione decisamente incontrollata ed incontrollabile. Anche per tutto questo i grandi elettori si devono dare una mossa.
Speriamo e Vedremo…. del resto come al solito.
Patrizio Tosetto

I valori della Giornata della Memoria

Il Coordinamento Nazionale dei Docenti della disciplina dei Diritti Umani in occasione della Giornata della Memoria, che si celebra il 27 gennaio di ogni anno, intende fare una profonda e doverosa riflessione storica per ricordare questa data fortemente simbolica e commemorare tutte le vittime della politica dell’odio nazifascista.

Il 27 gennaio è il giorno in cui il mondo intero ricorda le vittime della Shoah, cioè lo sterminio del popolo ebraico da parte dei nazisti, ma ricorda anche rom, sinti, prigionieri di guerra sovietici, oppositori politici, testimoni di Geova e altri nemici di Hitler.
La giornata commemorativa è stata istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 1° novembre 2005 con la Risoluzione 60/7 e ricorda lo storico momento in cui le truppe sovietiche dell’Armata Rossa abbattevano i cancelli di Auschwitz rivelando al mondo, per la prima volta, l’orrore del genocidio.
In Italia già nel 2000, cinque anni prima della Risoluzione ONU, la legge n. 211 del 20 luglio istituì il 27 gennaio Il Giorno della Memoria, al fine di ricordare la Shoah, ma anche le leggi razziali approvate sotto il fascismo, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, tutti gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte.
La Giornata della Memoria ci insegna ogni anno, attraverso quella che è certamente la pagina più orribile della storia del genere umano, come anche nella vita quotidiana sia importante intervenire in tempo e non girare lo sguardo dall’altra parte quando un uomo o un popolo vengono offesi e discriminati.
La memoria della Shoah ci spinge certamente a interrogarci non solo sulle responsabilità di chi ha compiuto quelle atrocità, ma anche su quelle di chi con il silenzio complice le ha, in qualche modo, favorite perché è rimasto indifferente, perché non ha voluto vedere, perché toccava agli altri.
Fu infatti in questo clima di indifferenza collettiva verso le disumanità perpetrate gradualmente che nel cuore dell’Europa la politica dell’odio razzista e antisemita trascinò l’umanità nel più profondo baratro e la falce della morte del regime totalitario di Adolf Hitler strappò la vita a 6 milioni di ebrei, trascinò negli inferi il diritto, la scienza, la cultura e sporcò per sempre la coscienza di chi vide, seppe, ma tacque.
Ad aggravare il clima già rabbioso e antisemita fu certamente il razzismo scientifico che malefico e inarrestabile costruì false tesi di disuguaglianza genetica contro l’uguaglianza umana e propagandò teorie senza fondamento sull’inferiorità di un popolo che, per tale ragione, fu sterminato dalla scienza prima ancora di essere sterminato dal gas e dai forni crematori.
E tutto questo accadde davanti agli occhi indifferenti di una Europa attraversata da tempo ormai da sentimenti razzisti e antisemiti. Quando poi ogni poro del tessuto sociale fu avvelenato dall’odio e iniziò a produrre i primi germogli malati, tra 1938 e il 1945, il regime nazista ideò, pianificò e condusse il più brutale e incomprensibile genocidio dell’umanità.
Troppe colpe secondo i gerarchi nazisti avevano gli ebrei. Colpe storiche, colpe recenti, colpe inaccettabili.
In una Germania affamata e in ginocchio a causa delle riparazioni di guerra, in questa terra che avrebbe avuto bisogno di un altro tipo di conduzione politica di resurrezione, i nazisti iniziarono a saziarsi unicamente attraverso l’odio dell’uomo contro uomo.
Questa volta fu il diritto ad autorizzare il popolo ad odiare: le Leggi di Norimberga furono la manifestazione più orribile e spietata del Male sulla terra.
La Legislazione antisemita partì dal ghetto, simbolo della segregazione razziale, proseguì con le deportazioni nei centri di sterminio e si concluse con la soluzione finale della questione ebraica: la distruzione di un popolo innocente.
Il Nostro Paese in questi anni non fu immune del male. Tra il 1938 e il 1945 furono emanati provvedimenti legislativi ed amministrativi che resero impossibile la vita degli ebrei.
Come tante volte ha ricordato la senatrice Liliana Segre, il binario 21 della stazione di Milano veniva considerato un treno di sola andata, perché i prigionieri che partivano da questo binario andavano incontro a morte certa, perché Auschwitz, diversamente dal motto posto all’ingresso del lager, ARBEIT MACHT FREI, non rendeva liberi attraverso il lavoro. Ad Auchwitz non c’era posto per la parola libertà.
Auschwitz era il logorìo della carne e dell’anima, era poche gocce d’inchiostro sulla pelle in cambio di una identità perduta per sempre, era il pianto dei bambini rimasti per sempre bambini, era l’urlo di chi uccideva e il silenzio di chi moriva, era un maledettissimo magnete in cui l’uomo seppe catalizzare tutta la sua malvagità.
Auschwitz fu “quell’atomo opaco di male” che trasformava gli uomini in animali selvaggi, denutriti, affamati di cibo e di amore, fu l’umanità dimenticata da Dio, come troppe volte si è detto non trovando nessuna umana giustificazione.
Il CNDDU in occasione della Giornata della Memoria che rappresenta la più grande violazione dei Diritti Umani vuole ribadire a piena voce che non possiamo dimenticare gli uomini che hanno subito la violenza delle Leggi Razziali e che a causa di queste ultime sono state strappate alla vita.
Il CNDDU come sempre, durante le giornate commemorative che spingono a profonde riflessioni sui Diritti Umani negati, violati, dimenticati, rivolge un accorato appello ai colleghi docenti della scuola italiana affinché si facciano portatori di tutti i più nobili valori umani e sensibilizzino gli studenti, attraverso progetti e iniziative, al dialogo interculturale, baluardo indispensabile contro il razzismo quotidiano.
L’iniziativa che proponiamo quest’anno si intitola La farfalla gialla di Terezìn e fa riferimento a un disegno di una bambina ebrea che insieme ad altri 15 mila bambini visse nel campo di concentramento di Theresienstadt (Terezìn), in Cecoslovacchia. Più volte la senatrice Liliana Segre ha ricordato “quella bambina di Terezìn che prima di essere uccisa ha disegnato una farfalla gialla che vola sopra i fili spinati”.
Chiediamo quindi ai docenti della scuola italiana di far realizzare ai propri studenti farfalle gialle che riportino sulle ali il numero di matricola dei prigionieri ebrei morti o sopravvissuti alla Shoah.
Siate sempre come la farfalla gialla che vola sopra i fili spinati.
Questo ha chiesto e chiede Liliana Segre ai giovani. Quest’anno sentiamo di farci portavoce di questo suo straordinario augurio.
Il 27 gennaio mettiamo una farfalla gialla sulla porta di ogni classe e una farfallina gialla su ogni banco come antidoto al male, come luogo di memorie vive, come simbolo di una scuola che educa al giusto e al bene.
“Coltivare la memoria è ancora oggi un vaccino prezioso contro l’indifferenza e ci aiuta, in un mondo così pieno di ingiustizie e di sofferenze, a ricordare che ciascuno di noi ha una coscienza e la può usare”.

Prof.ssa Rosa Manco
CNDDU

Perché il portiere indossa una divisa diversa?

Curiosità dal mondo del calcio

Gli estremi difensori delle squadre di calcio hanno sempre una maglia di un colore diverso rispetto ai compagni di squadra e dei giocatori avversari perché, sono gli unici atleti autorizzati a prendere il pallone con le mani e quindi devono esser ben riconoscibili. Gli arbitri non possono confondere i portieri con gli altri giocatori, che non possono toccare la palla con le mani, e facendo indossare loro dei colori diversi è più facile ed immediato distinguerli. Oltre ad avere una maglia di colore diverso ed a stare il più possibile  nei pressi della porta, i numeri 1 si contraddistinguono per avere le mani coperte da guanti che diventano una  grande protezione quando devono respingere, parere e trattenere il pallone. Inoltre, nel periodo invernale ai portieri è consentito indossare dei pantaloni lunghi, a differenza degli altri giocatori che sono in campo.

Enzo Grassano