ilTorinese

Vitel Etonné, ristorante simbolo della tradizione piemontese

SCOPRI TO – ALLA SCOPERTA DI TORINO

Nel cuore di Torino tra tradizione e cucina di qualità

Nel centro storico di Torino, a pochi passi dalle principali vie e dai luoghi più visitati della città, si trova il ristorante Vitel Etonné, un locale che negli anni è diventato una meta conosciuta non solo dai torinesi ma anche da molti visitatori e turisti. La sua posizione centrale lo rende facilmente raggiungibile e spesso viene scelto da chi vuole fermarsi a mangiare piatti tipici piemontesi in un ambiente curato ma allo stesso tempo accogliente. Il ristorante è conosciuto per una cucina legata al territorio, con ingredienti di qualità e piatti che richiamano la tradizione locale, ma presentati in modo moderno e attento ai dettagli.

Il vitello tonnato e gli antipasti della casa

Il piatto che rappresenta il ristorante e da cui prende anche il nome è il vitello tonnato, considerato il vero cavallo di battaglia del locale. Si tratta di uno dei piatti più famosi della cucina piemontese e qui viene proposto come specialità della casa, molto richiesto dai clienti. Tra gli antipasti si trova anche l’uovo poche, spesso servito con ingredienti stagionali e abbinamenti che cambiano durante l’anno. Gli antipasti richiamano la tradizione piemontese e comprendono piatti preparati con carne cruda, verdure di stagione e prodotti del territorio, con particolare attenzione alla qualità delle materie prime.

Primi e secondi della tradizione piemontese

La cucina del ristorante propone anche diversi primi piatti tipici piemontesi, come pasta fresca fatta in casa, agnolotti, tajarin e plin con sughi tradizionali come arrosto, burro e salvia o sughi di carne. Sono piatti che fanno parte della tradizione regionale e che rappresentano una parte importante del menù. Anche per quanto riguarda i secondi piatti, la proposta è legata soprattutto alla carne, con piatti tipici piemontesi preparati con ingredienti selezionati, ma non mancano alcune proposte diverse che variano in base alla stagione.

Il ristorante Vitel Etonné nel tempo è diventato quindi un punto di riferimento per chi cerca a Torino una cucina piemontese di qualità, con piatti della tradizione, ingredienti del territorio e un menù che unisce ricette classiche e proposte stagionali, mantenendo sempre un forte legame con la gastronomia locale.

NOEMI GARIANO

Asti, riapre la Torre Troyana… che toglie il fiato

Era il simbolo del Medioevo astigiano e per secoli ha scandito la vita degli astigiani con i rintocchi per le feste, il lavoro, i pericoli e gli allarmi. Ai battiti della sera si chiudevano le botteghe e ci si ritirava per la notte ma era anche il segnale dell’apertura delle scuole e perfino delle punizioni che venivano comminate sulla pubblica piazza. Narra la storia della città e di una delle famiglie astigiane più potenti del Medioevo. Delle oltre 120 torri che quasi mille anni fa dominavano il paesaggio urbano di Asti, oggi ne sopravvive una decina. Ma è stata anche simbolo di potere e prestigio. È la Torre Troyana, nota come Torre dell’Orologio, che, costruita all’inizio del Duecento, divenne proprietà dei Troya, da cui ha preso il nome, una delle casate nobiliari astigiane più potenti dell’epoca che la sopraelevarono di tre piani con eleganti bifore e cornici marcapiano. Alta 44 metri signoreggia in piazza Medici, accanto al Palazzo Ducale, nel quartiere di San Secondo, nel cuore del centro storico di Asti, e ora è stata riaperta al pubblico dopo la pausa invernale. Si arriva piacevolmente in cima, senza fare troppa fatica, dopo aver superato 199 scalini e da lassù la vista panoramica e spettacolare sulla città e sulle colline monferrine non manca di certo. Estinta la famiglia Troya, nel 1560 la Torre passò al duca di Savoia Emanuele Filiberto che la affidò al Comune di Asti e da allora cominciò a battere le ore con una grande campana, risalente al 1531, ancora oggi collocata e restaurata in cima alla torre. Anche l’orologio è stato aggiunto più tardi, nel Cinquecento, ed è ancora funzionante. Tra le campane che scandiscono le ore della giornata, quella della Torre Troyana è una delle più antiche del Piemonte. Oggi fa parte della rete museale dei Musei di Asti. Il biglietto per visitare i musei cittadini è in vendita a Palazzo Mazzetti in corso Alfieri 357. La Torre è aperta ai visitatori da lunedì a domenica con orario 10-19.
 Filippo Re

“The Youth Factor – Talk About Music”: la parola scritta e la parola cantata

Sesta edizione del Progetto di “Fondazione Artea” per riflettere sul linguaggio della musica

Cuneo, aprile – maggio 2026

Cuneo

Alla guida del “Progetto” è sempre la cuneese “Fondazione Artea”, ente no-profit nata con il primo obiettivo di valorizzare il patrimonio storico – artistico e culturale della provincia cuneese, sviluppando iniziative capaci di unire il patrimonio territoriale a linguaggi contemporanei, con un’attenzione mirata soprattutto “a ricerca e percorsi di formazione per i giovani”. Su questa linea viaggia dunque, anche la sesta edizione di “The Youth Factor – Il Fattore Giovani”, partendo quest’anno dal tema del “linguaggio”, all’interno di un “campo di sperimentazione” incentrato nello specifico “sul comparto culturale e musicale”“Dalla  parola cantata alla scrittura, fino alla progettazione e produzione artistica, utilizzeremo questi strumenti – spiegano gli organizzatori – per interpretare la realtà e renderla comprensibile agli altri. In questo processo, l’artista non è solo un creatore di contenuti, ma anche un interprete di emozioni e significati, chiamato ad assumersi la responsabilità delle proprie scelte comunicative”.

Rivolto ai ragazzi della “Generazione Z”, in sintesi, “The Youth Factor 2026” unisce riflessione su linguaggio, creatività e professionalità, offrendo ai giovani partecipanti un’esperienza che unisce “apprendimento teorico, pratica concreta e dialogo con chi lavora nel mondo della cultura e della musica”.

Novità di questa sesta edizione è la collaborazione con “The Goodness Factory”, realtà nata a Torino nel 2014 dalle menti di Annarita Masullo e Daniele Citriniti, attiva nel settore delle “performing arts” (con particolare focus sulla musica) e impegnata a “sviluppare, organizzare e promuovere attività culturali ad elevato impatto sociale curando ogni elemento: direzione artistica, sviluppo esecutivo-organizzativo, fruizione-partecipazione, contaminazione e divulgazione culturale”.

Non è invece una novità, ma una felice prosecuzione, anche quest’anno, la partnership, siglata con “Genova per Voi”, il “talent show” non televisivo per giovani autori di canzoni, primo concorso nazionale di questo genere che offre ai finalisti una “factory formativa” e al vincitore uno sbocco professionale concreto, in forma di contratto editoriale.

Sono tre gli appuntamenti musicali (condotti dalla speaker radiofonica, presentatrice televisiva e podcaster Margherita Devalle) in programma, a Cuneo, tra venerdì 10 aprile e sabato 23 maggio. Il primo (venerdì 10 aprile, ore 18), presso l’“Auditorium Foro Boario” (via Pascal 5L), è il talk Io della musica non ci ho capito niente con Giulia Mei, cantautrice e pianista palermitana trapiantata a Milano che fonde pianismo di matrice classica, cantautorato di ispirazione francese e genovese e sonorità “indie pop ed elettroniche”, dando vita a un “pop d’autore” di grande e pungente attualità. Dopo il primo album “Diventeremo Adulti” (finalista alle “Targhe Tenco”), nel 2021 Giulia vince il concorso “Genova per Voi” ottenendo un contratto con “Universal Music Publishing”, mentre il singolo Bandiera (2023) diventa virale con oltre quattro milioni di ascolti e conquista anche la giuria di “X Factor 2024”, vincendo, inoltre, il “Premio della critica” a “Voci per la libertà – Amnesty International 2024”, tanto da essere scelta dal regista Massimiliano Bruno come colonna sonora del suo nuovo film “Due cuori e due capanne” uscito a gennaio 2026 e in cui Giulia Mei debutta sul grande schermo interpretando sé stessa. Il titolo scelto per il talk è lo stesso del suo nuovo album, “Io della musica non ci ho capito niente”, uscito lo scorso anno e accolto dalla critica come uno degli album italiani più belli e importanti del 2025.

Sempre all’“Auditorium Foro Boario”, e sempre alle 18, si terrà anche il secondo appuntamento che vedrà sul palco il 26enne romano Alessandro La Cava con il talk “Non sono solo canzoni”. Autore e compositore “multiplatino”, Alessandro è oggi fra i più richiesti songwriter della nuova scena “pop” italiana; finalista nel 2018 al concorso “Genova per Voi”, entra in contatto con “Universal Music Publishing” e, da cinque anni, firma brani per artisti come Angelina Mango, Sangiovanni, Fedez, Laura Pausini, Giorgia, Elodie, Marco Mengoni e altri, collezionando 38 dischi di platino e 6 dischi d’oro. Tra i brani più recenti da lui firmati figurano (pensate!) quel “Per sempre sì” di Sal Da Vinci, vincitore dell’ultimo “Sanremo” e “Male necessario” di Fedez e Marco Masini, classificatosi, sempre a “Sanremo 2026” al 5^ posto, nonché vincitore del Premio “Sergio Bardotti” per il miglior testo, confermando il suo ruolo centrale nella scrittura del “pop” italiano contemporaneo.

Infine, sorpresa! Sabato 23 maggio, a Cuneo, nell’ambito del Festival “Città in note. La musica dei luoghi”, si concluderà il percorso di “The Youth Factor” con l’ultimo Talk About Music”. Protagonista un’artista d’eccezione. Il nome? Top secret. Sarà prossimamente rivelato in apposita “conferenza stampa”.

Tutti gli appuntamenti “Talk About Music” sono a ingresso gratuito, fino a esaurimento posti, con obbligo di prenotazione su “EVENTBRITE”.

Per ulteriori info: “Fondazione Artea”, corso Nizza 13, Cuneo; tel. 0171/1670042 o www.fondazioneartea.org

 g.m.

Nelle foto: Giulia Mei e Alessandro La Cava 

Volontariato? No, grazie

Ho trattato il tema del volontariato su queste colonne altre volte, ma ora cercherò di circoscrivere il problema perché mi piace analizzare ogni problema sotto diversi punti di vista.

Lo spunto per questo articolo mi è venuto da una conversazione avuta la settimana scorsa con il responsabile di una Pubblica Assistenza che lamentava la carenza di volontari, particolarmente negli ultimi anni.

Spesso accusiamo i giovani di essere privi di valori, pigri, demotivati, schizzinosi e, dunque, incapaci di assumersi responsabilità, impegni e portare a termine qualsiasi progetto iniziato.

Se, però, andiamo ad analizzare in fondo la realtà in cui i giovani vivono, ci accorgiamo che spesso sia la società la vera colpevole del loro disadattamento.

Mi spiego meglio: se guardiamo gli anni 2000 fino ad una quindicina di anni fa, ci accorgiamo che il volontariato era quasi un punto di orgoglio per i giovani, non importa se svolto nei VV.FF. o assistendo pazienti oncologici, insegnando all’Unitrè o comunque effettuato.

Per un’analisi obiettiva, però, dobbiamo confrontare anche i tempi in cui vivevano i nostri giovani rispetto a quelli attuali, quando lavorando dalle 8 alle 17 dal lunedì al venerdì, si aveva modo (e voglia) di dedicare almeno un sabato al mese al volontariato rispetto a ora, quando i giovani, specie se studenti, lavorano quando li chiamano, magari per 2 ore oggi, 3 ore domani e poi chissà, dopo aver studiato tutto il giorno e, magari, aver già svolto altri 3 lavori in settimana, altrimenti non possono permettersi affitto, vitto e università.

E’ evidente che la colpa di questo cambiamento non sia imputabile ai giovani che, anzi, sono le vittime di tale sistema perverso, ma che la vera causa sia da ricercare in quanti, con una specie di allucinata concezione del capitalismo, sfruttano le risorse umane come pedine prive di personalità, come numeri anziché esseri umani. Se tale tecnica funzionasse, permettendo alle aziende di espandersi, conquistare nuove fette di mercato e realizzando ogni anno utili superiori all’anno precedente, potremmo dire che un vantaggio lo ottengono; stante che la maggior parte delle aziende deve delocalizzare per sopportare i costi, ricorrono ad ammortizzatori sociali perché non riescono a stare sul mercato, è evidente che il loro modus operandi sia fallimentare.

In vita mia ho vissuto di persona l’esperienza di alcune aziende che, seguendo ad un certo punto le nuove tecniche di gestione del personale, sono riuscite a far naufragare tutto in pochissimi anni.

Il compianto Sergio Marchionne raccontava spesso le follie di alcune aziende; conosco anch’io aziende dove sei obbligato a prendere ferie per due settimane nel mese di agosto, perché così l’azienda risparmia, salvo non accorgersi che in realtà l’edificio avrà comunque personale in servizio (condizionamento, vigilanza, sistemi informativi, pulizie, ecc), il che rende nullo il risparmio. E questo è solo un esempio di come le nuove tecniche di management siano utili a spiegare cosa non fare se si dirige un’azienda o parte di essa.

Sempre Marchionne ci ricordava che parlando solo di diritti e mai di doveri, di diritti moriremo. I dipendenti reclamano giustamente i propri diritti, mente l’azienda ricorda soltanto i doveri delle maestranze, con il risultato che nessuno conoscerà entrambi.

In più i nostri giovani pagano lo scotto di aver avuto politici totalmente avulsi dalla realtà che hanno abrogato alcune garanzie previste dallo Statuto dei lavoratori, di avere università che per quanto paghi di retta dovrebbero già versarti i contributi per la pensione; sicuramente vedono un mondo con gli occhi di chi non è ancora anestetizzato dalle promesse disattese, dalle mille parole usate da troppi governi tecnici e che chiedono di essere coinvolti nelle scelte del Paese che, per logica, deve affidare a loro il proprio futuro.

Sergio Motta

Parco della Salute, arriva il via libera: cantieri più vicini

Si è conclusa con esito favorevole la Conferenza dei Servizi dedicata al Parco della Salute, della Ricerca e dell’Innovazione di Torino, un’infrastruttura strategica destinata a diventare un punto di riferimento a livello nazionale e internazionale nei campi della sanità, della ricerca e dell’innovazione.

«La conclusione della Conferenza dei Servizi rappresenta un passaggio decisivo verso la realizzazione del Parco della Salute, della Ricerca e dell’Innovazione di Torino, un’opera fondamentale per il futuro della sanità piemontese e per l’intero sistema della ricerca – dichiarano il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore alla Sanità Federico Riboldi – Abbiamo ereditato un progetto fermo e privo di risorse, ma siamo riusciti a sbloccarlo e ad avviarne concretamente il percorso. Ora siamo nella fase finale che porterà all’apertura dei cantieri per un progetto che integra assistenza e innovazione e che ambisce a diventare un polo di eccellenza capace di migliorare la qualità delle cure e attrarre competenze, investimenti e nuove opportunità per il territorio. Con questo risultato proseguiamo con determinazione nel piano di edilizia sanitaria regionale, che vale quasi 5 miliardi di euro e punta a dotare il Piemonte di strutture moderne, efficienti e sempre più vicine ai bisogni dei cittadini. Un ringraziamento va al commissario straordinario Marco Corsini per il lavoro svolto con professionalità e determinazione, che ha reso possibile il raggiungimento di questo importante traguardo. Guardiamo ora con fiducia alle prossime fasi, verso l’avvio dei lavori e la realizzazione dell’opera».

«La chiusura della Conferenza dei Servizi – sottolinea il commissario Marco Corsini – segna un ulteriore passo avanti in un percorso ormai avviato e concreto. Il contributo di tutti è stato significativo e, come auspicato, ben coordinato. A tutti va il mio ringraziamento. Stiamo procedendo con grande rapidità: ora spetta al concessionario elaborare il progetto esecutivo entro otto mesi. È fondamentale rispettare il cronoprogramma per avviare i lavori entro la fine dell’anno».

«Questa giornata – evidenzia il direttore generale della Città della Salute e della Scienza di Torino, Livio Tranchida – ha un valore particolarmente importante. La chiusura della Conferenza dei Servizi conferma finalmente una prospettiva concreta, che ci permette di guardare al futuro con ottimismo e rinnovata fiducia. Con un cronoprogramma definito, il progetto si avvia verso la realizzazione di una delle più rilevanti opere sanitarie del Paese, attesa da anni dalla comunità torinese e da tutta la regione. Questo risultato dimostra l’efficacia della collaborazione tra la Città della Salute e il commissario Corsini, un lavoro che proseguirà in modo costruttivo anche nelle prossime fasi».

Coldiretti Piemonte, per la Pasqua vince la vacanza di prossimità

/

 

L’agriturismo è la scelta vincente in seguito ai rincari della guerra sui voli

Quest’anno vince la vacanza di prossimità nel segno della tranquillità e della buona cucina per le feste di Pasqua. È quanto emerge da un’analisi di Coldiretti/Terra Nostra Campagna Amica diffusa in occasione del weekend pasquale, segnato quest’anno dell’incertezza legata al conflitto, che si riflette anche sui prezzi dei biglietti aerei e sui carburanti. Questo fenomeno ha spinto oltre 2 milioni di italiani a rinunciare a viaggiare all’estero, optando per una meta all’interno dei confini nazionali, secondo un’indagine di Coldiretti/Ixe’.

La vacanza all’interno della propria regione di residenza rappresenta ben il 44% delle scelte per la Pasqua 2026.

“Il trend è quello di privilegiare un’offerta capace di unire ospitalità, ristorazione ed esperienza vicino a casa, di cui proprio l’agriturismo rappresenta l’espressione migliore – spiega Stefania Grandinetti, presidente di Terra Nostra Piemonte – è un’offerta concreta, radicata sul territorio, che risponde a bisogni reali di sicurezza, autenticità, sana alimentazione, natura e ambiente. La cucina contadina si conferma il motore più potente legato a questa scelta: i viaggiatori mostrano una crescente propensione a costruire il proprio viaggio attorno all’ enogastronomia e all’identità di territori”.

“Le presenze di origine nazionale dovrebbero dunque controbilanciare nelle campagne l’atteso calo di turisti stranieri a causa della guerra in Iran – spiegano Cristina Brizzolari, presidente di Coldiretti Piemonte, e Bruno Rivarossa, delegato confederale – l’incertezza legata alla guerra mette in dubbio soprattutto gli arrivi degli americani, mentre la difficile situazione economica della Germania limita le ferie dei vacanzieri tedeschi. Il Piemonte ha variegate opportunità: dalle città ai laghi, dalla montagna alla collina. Oltretutto non mancano i piccoli borghi che valorizzano le eccellenze locali e custodiscono la biodiversità”.

Gian Giacomo Della Porta

Alla Palazzina di Caccia di Stupinigi, “Musica da vedere”

Il paesaggio sonoro, rappresentato dalle tele di Vittorio Amedeo Cignaroli, rivive alla Palazzina di Caccia di Stupinigi attraverso l’arte musicale dei suonatori di corno da caccia.

Le musiche che corrispondevano all’antico cerimoniale venatorio della Vènerie Royale (la caccia a cavallo con cani da seguita) vengono riproposte da una sonorizzazione delle opere curata dell’equipaggio della Reggia di Venaria, riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità, ensemble musicale dell’Accademia di Sant’Uberto. Lo strumento impiegato è la trompe d’Orléans, corno circolare naturale senza fori, tasti o pistoni di agevole impiego anche a cavallo, per trasmettere le sequenze dell’azione venatoria nel folto della foresta. “Musica da Vedere” è una visita della durata di un’ora e quindici minuti, guidata da u a sonorizzazione del percorso.

Info: Palazzina di Caccia di Stupinigi – piazza Principe Amedeo 7, Nichelino – 011 6200601 – stupinigi@biglietteria.ordinemauriziano.it

Prezzo della visita guidata: 5 euro oltre al prezzo del biglietto – prenotazione obbligatoria della visita guidata entro il venerdì precedente.

Giorni e orari: da martedì a venerdì 10-17.30/sabato, domenica e festivi 10-18.30 (ultimo ingresso ore 18).

Mara Martellotta

Comportamento e progetto, ecco la buona politica

 

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

Pietro Scoppola, autorevole e qualificato storico cattolico, amava sostenere che un buon politico,
e non solo un buon politico cattolico, deve sempre legare nella sua attività pubblica “la cultura del
comportamento con la cultura del progetto”. Una riflessione molto efficace che, soprattutto, non
scade. Anche e soprattutto nel contesto politico contemporaneo.
Ora, non si tratta di ridurre questa riflessione ad un banale e qualunquista richiamo moralistico.
Semmai, e al contrario, si tratta di affermare con forza che la politica e chi la esercita si regge su
due presupposti fondamentali. “La cultura del comportamento”, innanzitutto. Ovvero, un modo
d’essere in politica che, al di là della provenienza culturale, ideale o religiosa dei singoli, si
caratterizza per la sua serietà, per la sua sobrietà e, nello specifico, per la sua trasparenza. Senza
ridurre il tutto alla dimensione privata dove, come ovvio, non ci sono giudici che possono elargire
sentenze inappellabili, il comportamento pubblico non può che essere sempre esemplare e
corretto. Certo, dopo l’irruzione del populismo e di una classe dirigente casuale, improvvisata e
pressapochista, la stessa categoria della moralità pubblica ha subito una brusca battuta d’arresto.
Ma è altrettanto indubbio che la politica può recuperare la sua credibilità, la sua autorevolezza e il
suo prestigio solo se chi la esercita tanto a livello nazionale quanto a livello locale non si
compromette con atteggiamenti e comportamenti discutibili se non addirittura squallidi. Non si
tratta di rimpiangere il passato ma, se vogliamo fare un confronto storico, non possiamo non
prendere esempio da larga parte della classe dirigente della cosiddetta prima repubblica. A
cominciare proprio dai due grandi partiti popolari e di massa dell’epoca, cioè la Dc e il Pci. Al
riguardo, non si inventa nulla. È sufficiente, appunto, recuperare uno stile e un modo d’essere che
per molti decenni hanno caratterizzato la vita pubblica del nostro paese.
Ma la “cultura del comportamento” sarebbe monca se non è sempre accompagnata, come
diceva appunto Pietro Scoppola, dalla “cultura del progetto”. E questo perchè quando un partito
o, peggio ancora, una coalizione di partiti, non hanno un progetto di società, una visione di futuro,
una ricetta di medio/lungo periodo, il tutto si riduce inesorabilmente al trasformismo politico,
all’opportunismo parlamentare e anche, e soprattutto, ad una gestione all’insegna dell’ordinaria
amministrazione e della mera sopravvivenza. Inoltre, senza una dimensione progettuale è la
stessa politica ad essere perennemente in crisi e in balia delle onde. Certo, la categoria del
progetto esige e quasi impone da un lato una precisa e definita cultura politica di riferimento e,
dall’altro, una concezione della stessa politica che non può essere prigioniera degli istinti più
triviali e che insegue perennemente e supinamente tutto ciò che caratterizza la cosiddetta
pubblica opinione. Il progetto, cioè, impone una politica che guida i processi e che orienta la
società e che non si limita ad inseguire e cavalcare gli istinti. Questa, del resto, è la differenza di
fondo che passa fra il popolarismo e il populismo.
Ecco perchè recuperare la “cultura del comportamento e la cultura del progetto” oggi è, oltrechè
un compito politico, anche un dovere morale.

Pasquetta al trotto a Vinovo

Nel mese di aprile l’Ippodromo di Vinovo ospita, fin dal lontano 1963, la corsa ippica di trotto “Gran
Premio Costa Azzurra”, nome che deriva dal gemellaggio storico dell’ippodromo torinese con quello
di Cagnes-sur-Mer, cittadina appunto della costa azzurra.
La corsa è inserita tra i Grandi Premi di Gruppo I, ossia la massima categoria delle corse al trotto e
rappresenta uno degli appuntamenti più prestigiosi della stagione ippica italiana ed europea,
con un montepremi di 220.000 euro. I partecipanti sono di alto livello, sia italiani che stranieri, mentre
i cavalli in gara hanno oltre cinque anni di età e gareggiano su una distanza di 1600 metri, con
partenza tramite autostart. Questo è un metodo di avvio delle corse in cui i cavalli, disposti in fila
dietro un autoveicolo dotato di ali meccaniche estensibili, si avvicinano alla linea di partenza
mantenendo l’andatura di trotto, per poi scattare al momento del ritiro delle ali dell’auto.
Il Gran Premio Costa Azzurra è inserito anche nell’UET Elite Circuit, prestigioso circuito europeo di
corse al trotto, istituito dall’Unione Europea del Trotto (UET) nel 2023 per raggruppare i migliori
cavalli anziani d’Europa in una serie di tappe internazionali di alto livello.
Durante la giornata di corse del 30 marzo, in occasione della conferenza stampa, sarà effettuato il
sorteggio dei numeri dei cavalli partecipanti al Gran Premio.
Il Costa Azzurra sarà al centro del programma di corse al via lunedì 6 aprile dalle ore 14.30, che
vanta il patrocinio di Città Metropolitana di Torino, di Turismo Torino, del Comune di Vinovo e
dell’Ente dei Parchi Reali del Piemonte.
Media partners: Tuttosport e Corriere dello Sport – Stadio. Digital media partner: Il Turinista.
La Pasquetta alternativa all’ippodromo per il pubblico torinese prevederà anche altre otto corse, tra
le quali il Gran Premio Città di Torino, per il secondo anno grazie all’attività e al contributo
dell’ANACT, l’Associazione nazionale degli allevatori cavalli del trotto, denominato anche Derby dei
quattro anni Stakes Plus+. Le corse saranno due, una dedicata ai maschi e una alle femmine, con
montepremi per ciascuna di 200.000 euro.
Per la giornata del 6 aprile l’ingresso all’ippodromo e la visione delle gare saranno totalmente
gratuiti, adatti per un pubblico di tutte le età.
Le corse e l’evento saranno trasmessi in diretta nazionale su EquTV (canale 220 di Sky, 151 del
Digitale Terrestre, 51 su Tivùsat).
All’interno dell’ippodromo sarà possibile fare un giro di pista a bordo delle eleganti carrozze di
Adamo Martin e Servizi in Carrozza, conoscere la storia dell’ippodromo e i suoi segreti nelle
scuderie con il gruppo di volontari dell’Associazione Scuderia da Campioni!, visionare la mostra
fotografica permanente e l’esposizione di acquerelli e pastelli dedicati al trotto “Un giorno
all’Ippodromo di Vinovo” della ritrattista Giada Gaiotto.
Per tutta la giornata sarà a disposizione al primo piano l’area ristoro, a cura del Ristorante Scuderia
Alfiere, che darà la possibilità di gustare un menù della tradizione, dall’antipasto al dolce, con una
visuale privilegiata sulle corse.
Alle ore 18 verrà anche trasmessa sui megaschermi la partita Juventus Genoa, per gli appassionati
di calcio, oltre che di ippica.
MEDIA PARTNER
Nell’area antistante il parcheggio principale dell’ippodromo sarà allestito un grande parco giochi
dove i ponies dell’Old Ranch Ferrero di Chivasso attenderanno i più piccoli per un divertente
“battesimo della sella”.
Nell’area verde all’interno dell’impianto i bambini verranno anche coinvolti in giochi interattivi ed
educativi in compagnia degli animatori del Circowow, leader nella creazione di grandi eventi
esperienziali. L’ippodromo si trasforma per un giorno nel Villaggio del Coniglio, un format
innovativo tra gioco cooperativo, didattica e natura per una Pasquetta indimenticabile che mette al
centro il bambino, con un’offerta di attività continua, perfettamente integrata con l’atmosfera delle
corse.
Nel grande parco giochi a tema pasquale, dove il giocare insieme prevale sulla competizione,
prende vita la ricerca del coniglio pasquale, un game diffuso basato su dinamiche cooperative, dove
i bambini collaboreranno per raggiungere l’obiettivo e vincere un premio finale.
Nel laboratorio Uovo d’Arte i piccoli visitatori potranno dare sfogo alla fantasia, mentre
nel Laboratorio di Piantumazione impareranno i segreti della terra, portando a casa come ricordo
la loro piantina appena interrata.
Fiore all’occhiello della giornata sarà la Fiera del Coniglio, una mostra tematica indoor di circa 200
metri quadrati realizzata in collaborazione con l’Associazione Allevatori Razze Cunicole
Amatoriali (ARCA). Non si tratta di una semplice esposizione, ma di un viaggio interattivo, con
percorso guidato e staff dedicato per scoprire esemplari di razze selezionate e le loro peculiarità.
Uno spazio pensato per sensibilizzare i più piccoli al rispetto degli animali da compagnia e alla cura
responsabile, rafforzando il legame tra comunità e mondo animale

Ah… quelle schizofreniche nevrosi del quotidiano!

Con lo spettacolo “Problemi di ego”, la “salute mentale” diventa argomento teatrale al “Baretti” di Torino

Giovedì 9 aprile, ore 20

Sotto l’attenta organizzazione del “Circolo Arci Sud” (ed il patrocinio della “Circoscrizione 8”), si chiude con “Problemi di ego”, in scena giovedì 9 aprile (ore 20) al “Teatro Baretti” di Torino, la settima edizione di quella “Piccola Rassegna Culturale Torinese” che, nell’emblematico e provocatorio sottotitolo, chiarisce fin da subito gli intenti ispirativi, da sempre, alla base dell’iniziativa artistica: “In scena lo scomposto dramma della nuova società sabauda + cultura – paura”. Spiega, infatti Max Borella, direttore artistico: “Questa rassegna è nata nel 2019, come gesto politico nel senso più ampio del termine, come invito ad incontrarsi e a non aver paura delle storie altrui: più cultura meno paura non voleva e non vuole essere solo uno slogan, ma una direzione ed una responsabilità”. “Fare cultura – ancora Borella – non è un gesto neutro ma è un atto di resistenza alla semplificazione, al cinismo dominante e all’isolamento sociale. E’ un modo per dare nome a ciò che ci spaventa per trasformarlo in racconto, in visione, in possibilità e sfida”. Magari arrivando, pur anche, a riderci sopra.

Come appunto capita nell’ultima pièce in programma al “Baretti”, dove, a salire e a muoversi sul palco, insieme a due attori di fortissima e accattivante presa sul pubblico, è niente meno che la terribile Signora, sua madame la “Salute Mentale”.

Scritto e diretto da Diego Lacaille e Jacopo Tealdi“Problemi di ego” rappresenta proprio l’apice e l’essenza basilare della sperimentazione messa in campo, per il suo settimo anno, dalla “Piccola Rassegna, “fondendo il ritmo della ‘stand-up comedy’ con l’originalità poetica del ‘teatro manuale’”. Al centro della scena, il ritratto tragicomico dell’“iracondia moderna”: un uomo, interpretato da Lacaille, in perenne lotta contro le piccole, banali (ma diventate “monstrum” e montagne invalicabili) inefficienze del quotidiano, dai ritardi dei mezzi pubblici alla banalità altrui, tutte meticolosamente annotate in una lista di “cose che fanno imbestialire”.

A complicare il tutto, nella quotidianità del poveretto, una serie, che proprio non ci voleva, di micro-drammi personali; micro sì, ma forti e insidiosi quel tanto che basta per riuscire a spezzare quella protettiva “corazza di cinismo” che il pover’uomo si era costruito in qualche modo addosso nel tempo. La narrazione prende dunque una piega surreale, proiettandolo drammaticamente in un “viaggio introspettivo” nei meandri della propria psiche. E qui, i pensieri “paranoici” di Diego diventano preda e prendono forma attraverso le mani di Jacopo Tealdi, noto al grande pubblico come “#quellodellemani”, che si trasformano in personaggi logorroici, saggi bizzarri e paure infantili.

“Il contrasto tra il linguaggio tagliente della parola – è stato annotato – e la poesia visiva del gesto crea un ‘dialogo serrato tra corpo e mente’, trasformando la vulnerabilità del protagonista in una messa in scena di straordinaria potenza creativa”.

“Lo spettacolo – sottolinea ancora Max Borella – affronta il delicatissimo tema della salute mentale con una leggerezza calviniana, invitando il pubblico a ridere delle proprie nevrosi e dei tic quotidiani. L’obiettivo (che è sempre quello che contraddistingue l’intera Rassegna dedicata allo ‘scomposto dramma della nuova società sabauda’), è trasformare la paura in cultura, e questo spettacolo ci riesce perfettamente, suggerendo che per guarire dai propri mostri, a volte, basti smettere di stringere i pugni e imparare a usare le mani per creare qualcosa di bello”.

Per info: “Cinetatro Baretti”, via Baretti 4, Torino; tel. solo su whatsapp 351/9288169 o circolo.sud@gmail.com  . Biglietti in vendita su “OOOH.EVENTS”.

G.m.

Nelle foto: Diego Lacaille e Jacopo Tealdi