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Non ti ho mai salutato è la storia di Marco, un ragazzo dei giorni nostri che fin da piccolo vive intensamente.
Il tempo gli porta via presto alcuni affetti, lasciando il ragazzo con le prime domande senza risposte, con un’adolescenza di turbamenti e scoperte del proprio io in tutte le sue forme ed esigenze, di incomprensioni e pensieri inespressi.

Non mancano esperienze vissute con l’entusiasmo dei vent’anni, ma frenate da tristi realtà che si presentano inaspettate. È l’altalenare della vita che rende Marco, così bello grande e fisicamente forte, tanto debole interiormente. Prega perché arrivi un raggio di sole anche su di lui un giorno. Il raggio di sole arriva, ma a quel punto è a Marco che manca il coraggio di aprire le porte del proprio cuore.
La vita gli pone delle scelte da compiere e Marco non può esimersi. Si incammina in percorsi tortuosi, sofferenti, densi di vicissitudini, soffocando quel raggio di sole che non smette comunque di brillare e scaldare, tanto intenso da fare male. Non basta però a sciogliere l’inverno interiore del protagonista. Lui non lo permette.
Quando capisce quale scelta avrebbe dovuto fare da subito, è ormai troppo tardi.

In ogni famiglia può esserci un Marco. In ognuno di noi. In ogni storia d’amore non vissuta.
L’amore vero però ha una sua energia, non muore mai, sfida il tempo e gli spazi infiniti, fino ad arrivare alla sua metà, alla sua meta, continuando a illuminare chi lo ha sempre aspettato.
Accade anche tra due anime lontane in terra, ma vicine nell’immenso cielo.
Ho conosciuto Marco e gli ho promesso che avrei mantenuto in vita il suo ricordo, perché il vero Marco era la bellissima persona che tra le sue montagne si fermava ad ascoltare i sussurri dei suoi amici alberi.
Non ti ho mai salutato è la storia di un grande amore, di una vita, è una confessione, un monito e un’immensa speranza: ci sarà sempre un domani.
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L’AUTRICE
Maria Stella nasce a Prato nel 1957. Diplomata nel settore estetico, diventa titolare di un centro tutto suo quando i suoi due figli, divenuti grandi, le lasciano tempo libero. Da sempre coltiva la passione per la scrittura. Ama lasciare ricordi di avvenimenti significativi della propria vita, ritenendo importante tutto il suo vissuto, dando ascolto sempre al cuore. Affascinata dalla lettura di molti romanzi storici, arricchisce la loro conoscenza con visite nei musei.
Vende la propria attività, diventa nonna e la sua occupazione più importante è il suo nipotino.
In questo periodo la penna diventa ancora più importante per lei :traduce in scrittura i messaggi che particolari amicizie le affidano. Un po’ come ispirata dalle stelle, pubblica il suo primo libro, mantenendo la sua promessa.
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C’è un arcipelago nel cuore del Mar Mediterraneo che offre un mix affascinante di storia millenaria, paesaggi incantevoli e vivace cultura mediterranea. Se stai cercando una destinazione che abbia tutto, le isole di Malta, Gozo e Comino sono il posto giusto per te.
Sicuramente tutti dovrebbero assaggiare i pastizzi¸ il tipico street food maltese disponibile in molti bar per pochi spiccioli: si tratta di una sfoglia salata che nelle sue forme più classiche è ripiena di ricotta oppure di una saporita crema di piselli. Suggerisco di assaggiare anche la ftira, definito patrimonio immateriale, il pane maltese così importante per la cultura locale da essere acquisito tra i beni patrimonio Unesco. Grandi classici della tavola maltese sono inoltre le portate a base di coniglio e, quando è stagione, quelle con la lampuga, un pesce che si trova nei nostri mari soprattutto a settembre. Gli amanti del pesce devono in ogni caso non perdersi la località di Marsaxlokk: sul porticciolo dove sono attraccati i luzzu, i colorati pescherecci maltesi, si affacciano molti ristorantini di pesce che qui viene servito freschissimo, da degustare magari al termine di una passeggiata al mercato della domenica mattina.
A 27 anni dalla sua mostra personale (“Campo 6”) ospitata alla “GAM” di Torino, in collaborazione con l’allora neonata “Fondazione Re Rebaudengo”, Giuseppe Gabellone, artista brindisino (oggi residente a Parigi) ritorna, fino al 1° ottobre, negli spazi della “Videoteca” del Museo di via Magenta, presentando il video “Km 2,6”, acquisito dalla “Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT”, assicurando così alla Collezione della “VideotecaGAM” un’opera cardine della stagione artistica degli anni Novanta. Erede fra i più rappresentativi dell’“Arte Povera” e della “scultura post-minimalista” (fra gli studenti – allievi all’“Accademia” di Bologna e a Brera di Alberto Garutti – che diedero vita a Milano al cosiddetto “Gruppo di via Fiuggi”), Gabellone (classe ’73) ha sempre rincorso sperimentazioni artistiche volte ad indagare la relazione fra “bidimensionalità” e “tridimensionalità”, coniugando in un tutt’uno linguaggi scultorei e fotografici, alla ricerca persistente, come ebbe a scrivere Francesco Bonomi in occasione di una sua personale del 2002 al “Museum of Contemporary Art” di Chicago, di idee che in sé contenessero i concetti di “presenza e assenza”. In quest’ottica si colloca anche “Km 2,6”, il video presentato alla “GAM” e realizzato, in una forma che sta fra l’idea di scultura e la dimensione filmica, nel ’93. Dice bene Elena Volpato, curatrice della mostra: “Il video è una di quelle rare opere che arrivano precocissime nel percorso di un artista eppure sembrano già contenere tutto intero il nucleo del suo pensiero. L’intelligenza che anima quel video si è andata infatti sviluppando con assoluta coerenza, in questi trent’anni, nella varietà dei frutti che va producendo”. Unità di misura lineare, quei “Km 2,6” diventano “misura di durata”. La lunghezza indicata è quella del nastro adesivo che Gabellone, nel video, va dipanando tutt’attorno ai mobili e agli esterni della sua casa di famiglia in Puglia, fino a inglobare in un’unica “ragnatela scultorea” anche alcuni alberi del giardino. Allo svolgersi dello scotch risponde lo scorrere del nastro magnetico che registra l’opera, traducendo lo spazio in tempo e il tempo in spazio. “Ogni singolo frame del video è in realtà una scultura – ancora la Volpato – e lo è doppiamente per via del monitor, un vecchio ‘hantarex’ il cui utilizzo si andava rarefacendo proprio in quell’inizio degli anni Novanta, ma che per i primi decenni della storia del video d’artista aveva prestato al linguaggio elettronico un volume, da solido minimalista, che sarebbe poi andato perduto nella consuetudine delle proiezioni e degli schermi piatti”.
L’incidente , per fortuna non tragico, di domenica scorsa sulla A12 che sta causando code chilometriche per i turisti ma soprattutto per la economia del nostro Paese che da almeno un anno cresce più delle altre economie europee ma per recuperare il gap degli ultimi vent’anni ci vorrà molto tempo e stabilità di governo.