redazione il torinese

“Ricordati, Barbara. Pioveva senza sosta quel giorno su Brest…”

“Rappelle-toi Barbara. Il pleuvait sans cesse sur Brest ce jour-là. Et tu marchais souriante. É panouie ravie ruisselante. Sous la pluie”. “Ricordati Barbara. Pioveva senza sosta quel giorno su Brest. E tu camminavi sorridente. Serena rapita grondante. Sotto la pioggia”. Barbara è una delle poesie più famose di Jacques Prévert. Nel 1946, terminata la guerra, non più giovanissimo ( era nato il 4 febbraio del 1900, all’alba del secolo, a Neuilly-sur-Seine) pubblicò la raccolta di poesie Paroles, dove  troviamo anche Barbara , uno dei suoi più straordinari poemi. Dopo il periodo surrealista, i testi delle canzoni, l’attività teatrale con il “Gruppo d’Ottobre” , le collaborazioni  cinematografiche con  Jean Renoir e Marcel Carné e nuovamente l’attività  teatrale, videro la luce queste poesie ( insieme ad altre, raccolte in Histoires) che, nell’edizione curata da René Bertelé per Le Point du Jour, ebbero un enorme successo. In perfetta sintonia con il clima culturale del tempo la silloge poetica si presentò come una novità assoluta, mostrando una potenza evocativa intrisa da quell’ansia bruciante di andare oltre le pagine dei libri per entrare prepotentemente nella vita di tutti i giorni. Già dai primi versi Prévert delineò il luogo in cui l’opera era ambientata: la città di Brest, importante porto bretone nel dipartimento del Finistère. La città  era stata quasi completamente distrutta da un devastante bombardamento nell’estate del 1944. Il padre di Prévert era bretone e proprio in Bretagna il piccolo Jacques trascorse diversi anni della sua infanzia portando con sé per tutta la vita l’impronta di quella terra battuta dai venti e impregnata dall’odore salmastro dell’oceano.Barbara, con il suo lungo testo vide Prévert esprimersi in prima persona, filtrando il ricordo di una ragazza, osservandone gli incontri , i gesti e i movimenti mentre felice correva incontro al suo uomo e lo abbracciava. Emozioni e sorrisi che si traducono in versi che sono diventati immagini indimenticabili e senza tempo, vere e proprie icone per intere generazioni, veloci e brevissime incursioni su un avvenimento tanto doloroso, dove l’intimità di una storia d’amore s’incunea nella più grande storia francese. Così la quasi anonima Barbara venne trasformata da Prèvert da vittima in un potente simbolo, donandogli l’immortalità, contestando l’orrore della guerra che uccide anche gli amori felici come quello di Barbara e dell’uomo che la chiamava al riparo di un portico mentre “pioveva senza tregua su Brest”.

 

Marco Travaglini

“La squadra spezzata” di Puskás e la rivoluzione ungherese del 1956

Se la guardi giocare e poi vai a vedere il museo delle belle arti, apprezzerai di più certi quadri”. E’ l’inizio degli anni cinquanta a Budapest quando l’operaio Lajos parla così al figlio Gábor, protagonista de “La squadra spezzata”, affascinante e amaro romanzo di Luigi Bolognini. Già il sottotitolo del libro svela di chi sta parlando (“L’Aranycsapat di Puskás e la rivoluzione ungherese del 1956”). La Honvéd, squadra dell’esercito magiaro (ai tempi dell’Impero austro-ungarico– “Honvéd /difensore della patria” –  era  la definizione che veniva data alle forze armate ungheresi) è stata una leg­genda. Negli anni ‘40 e ’50, nelle file dei bianco-rossi, giocarono alcuni tra i migliori calciatori ungheresi:

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Ferenc Puskás, József Bozsik, Zoltán Czibor e Sándor Kocsis, che formarono l’ossatura del mitico Aranycsapat ( la “squadra d’oro”), la nazionale ungherese che espresse il miglior calcio del mondo in quell’epoca. Macinando gol e spettacolo, acclamata ovunque, la “mitica” Ungheria regalò bellezza e orgoglio passando dai trionfi alle Olimpiadi del 1952 alle due storiche vittorie con l’Inghilterra dei “maestri” ( 6 a 3 a Wembley nel 1953 e 7 a 1 a Budapest l’anno dopo ). L’ Aranycsapat di Puskás era destinata a vincere, simbolo di un regime – quello comunista ungherese – che l’aveva eletta a simbolo. Fino alla sconfitta nella finale della Coppa Rimet del 1954, unica partita persa dai magiari  su cinquanta incontri disputati tra il 1950 e il 1956. Vale la pena ricordare la prima parte, la più esaltante, della “serie magica”: tra il 14 maggio 1950 (sconfitta in Austria per 3-5) e il 4 luglio 1954 (caduta nella finale del Mondiale a opera dei tedeschi, 2-3), collezionò 29 vittorie e 3 pareggi su 32 partite, con 143 gol fatti e 33 subiti. Un gioco offensivo, spumeggiante, irresistibile.

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Anche l’Italia ne ungheria5fece le spese. Domenica 17 maggio 1953, a Roma, venne inaugurato lo Stadio Olimpico. Gli azzurri venivano da una tradizione favorevole: da 28 anni gli ungheresi non vincevano sul suolo italiano. Finì con un netto 0-3 per i magiari in maglia rossa ( gol di Hidekguti e “doppietta” di Puskás). Per la prima volta la radio ungherese trasmise un incontro di calcio in diretta e al termine si udirono distintamente gli applausi a scena aperta dell’Olimpico. La storia di questa compagine leggendaria è raccontata magistralmente da Bo­lognini ne “La squadra spezzata “, riportando il gioco del calcio alla sua essenza, prima che diventasse (purtroppo!!) solo business e denaro. “Il calcio è l’arte di comprimere la storia universale in 90 minuti”, disse George Bernard Shaw. Ed è ciò che racconta questo ungheria6libro dove emerge anche la figura del sedicenne Gábor che, di fronte all’infrangersi del mito degli undici “eroi” dietro al pallone di cuoio,  vide andare in frantumi anche i sogni suoi e quelli di un intero Paese. Senza le speranze suscitate dall’Aranycsapat di Puskás e compagni, restò solo una realtà dura, amara. La delusione mise in dubbio tutto quello in cui credevano lui e gli altri ungheresi. E quando, il 23 ottobre 1956,  scoppiò la rivolta contro la dittatura comunista,il giovane Gábor ungheria1prese parte alla “rivoluzione”. Lottò per creare un socialismo nuovo, democratico, “dal volto umano”. Fino a quando i carri armati sovietici invasero Budapest , soffocando nel sangue il suo sogno, quello di Imre Nagy e di un intero popolo che si trovò a combattere nelle stesse strade descritte da Ferenc Molnár ne “I ragazzi della via Pál”. Nei giorni della rivolta contro l’oppressione sovietica , la Honvéd era all’estero in tournée con i migliori giocatori. Decisero di non tornare in patria, trovando fortuna e successo altrove, come Puskás nel  Real Madrid. Il mito della “squadra d’oro”, forse la più grande di tutti i tempi, era caduto in pezzi. E non sarebbe mai più  rinato.

Marco Travaglini

Nuova avventura olimpica nel 2026? Anche la sindaca Appendino verso il sì alla candidatura

Domani, venerdì, la Camera di Commercio presenterà il dossier per la (ri)candidatura di Torino ai Giochi olimpici invernali, questa volta edizione 2026. Un ampio movimento trasversale si sta infatti rafforzando con l’obiettivo di riportare il clima olimpico in città e sulle montagne torinesi, anche in chiave di rilancio economico. Si stima che – considerando gli impianti del 2006 ancora utilizzabili e così pure le strade – i costi per una nuova avventura olimpica non dovrebbero ammontare a più di 900 milioni di euro, la metà rispetto al 2006. Favorevoli Forza Italia, il presidente della Regione Chiamparino e (probabilmente) la sindaca Appendino, che deve ancora sciogliere ufficialmente le riserve . Ma ha già incontrato i consiglieri di M5S e sono in pochi quelli contrari. Del resto già il comune a guida grillina di Pinerolo, nel cuore delle valli olimpiche, era stato il primo a dire sì. Si registra la presa di posizione contraria della consigliera regionale ex pentastellata, Stefania Batzella e della consigliera comunale Deborah Montalbano, che ha appena lasciato i grillini a Palazzo Civico per aderire al gruppo misto. Le due esponenti “ribelli” hanno dichiarato in polemica con i loro ex colleghi a cinque stelle: “Come hanno cambiato idea sulle Olimpiadi, cambieranno idea anche su tutte le proposte che li hanno condotti ad affermarsi come primo partito alle elezioni appena concluse? Per anni hanno criticato l’allora sindaco di Torino Chiamparino e tutte le altre forze politiche, protestando contro l’edizione 2006 dei Giochi Invernali, e oggi sono pronti a presentare la candidatura per le Olimpiadi del 2026.Non solo gli errori del passato non sono serviti a nulla. Ma – cosa ancora più grave – sono pronti a ripeterli, e questa volta da protagonisti, sconfessando sé stessi.Siamo ancora sommersi dai debiti provocati dalle Olimpiadi 2006, debiti che gravano sulle tasche dei cittadini. Inoltre lo scempio provocato sul territorio è ancora sotto gli occhi di tutti”.

BORGARETTO, SGOMBERO DEL CAMPO ROM. CASOLATI, LEGA: “MEGLIO TARDI CHE MAI”

Lo sgombero e l’abbattimento del campo rom di Borgaretto, frazione di Beinasco, è certamente un segnale positivo per tutti i cittadini che nel corso degli anni sono stati costretti a subire vessazioni con perpetuati timori per la propria incolumità e per quella delle famiglieIl provvedimento preso da un’amministrazione di centro sinistra è il sintomo che non è più possibile lasciare inascoltate le proteste di chi è obbligato a convivere ogni giorno con la totale mancanza di sicurezza e con gravissimi pericoli per la salute derivanti dai fumi sprigionati dai roghi tossici. Pericoli che continuano a correre i torinesi, in particolare coloro che vivono o lavorano nelle adiacenze del campo rom di via Germagnano, intrappolati in una situazione di perenne degrado e insicurezza. Il mal governo dell’amministrazione Cinque Stelle e l’indifferenza del Sindaco Appendino non possono più essere tollerati dai cittadini, veri e propri ostaggi dell’incapacità del Movimento Cinque Stelle. Non ci si può nascondere dietro misure “alternative” per arginare il problema e non dare soluzioni efficaci e concrete. Fatti, non parole è quello che hanno chiesto in tanti e la fiducia che hanno riposto nella Lega e nel suo programma di governo attraverso il risultato elettorale ne è la prova. I campi rom vanno chiusi. Cosa aspetta ancora il Sindaco Appendino? 

 

Marzia Casolati

Donne in festa tra visite ai musei e cene. E la Regione presenta la app anti-violenza

Giovedì 8 marzo, ecco una panoramica sulle principali iniziative a Torino

Ore 9.30 – presso la Sala stampa della sede regionale di Piazza Castello a Torino – Monica Cerutti, assessora ai Diritti e alle Pari Opportunità della Regione Piemonte, presenterà durante una conferenza stampa un’applicazione per telefonia mobile che è stata studiata come strumento per il contrasto alla violenza sulle donne; verrà inoltre presentato il monitoraggio dei centri antiviolenza

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Alle ore 16.10, in occasione della Festa della Donna, il Museo Egizio – in via Accademia delle Scienze 6 – organizza la visita guidata “La donna al tempo dei faraoni”, per conoscere e approfondire il ruolo e l’immagine della donna in ogni ambito dell’esistenza di questa affascinante civiltà. A partire dalla dimensione quotidiana fino alla sfera funeraria e attraverso un dettagliato esame dei corredi rinvenuti nelle tombe, il percorso si soffermerà sugli equilibri tra maschile e femminile nelle differenti situazioni della vita di tutti i giorni.

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Giovedì 8 marzo  dalle ore 10 alle 19, in occasione della Festa della Donna, per tutta la giornata il MAUTO offrirà l’ingresso a prezzo ridotto – 8 euro anziché 12 euro – per tutte coloro che vorranno visitare il Museo.

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In occasione della Festa della Donna, giovedì 8 marzo 2018, il Museo Nazionale del Risorgimento offrirà l’ ingresso gratuito a tutte le donne. Alle ore 16 verrà proposta la visita guidata Il Risorgimento delle donne”dedicata al ruolo delle donne nella storia dell’Ottocento. E’ il periodo in cui le donne cominciano a ritagliarsi degli spazi pubblici, fuori dal “focolare domestico” e dall’ambito esclusivamente privato. Il Risorgimento va letto dunque anche come un momento di nuova consapevolezza delle donne, che iniziano a credere e sperare nella propria emancipazione, maturando una coscienza politica e sviluppando, accanto alle virtù tradizionali di madri e di mogli, nuove virtù civiche di cittadine dello Stato unitario. La visita guidata avrà un costo di 4 euro per tutti i visitatori, anche per le donne.

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Eataly è femmina, si sa. Per questo giovedì 8 marzo Eataly Lingotto dedica una serata alle donne. Una sala del Ristorante sarà il palcoscenico per una cena particolare: l’appuntamento è alle ore 19.45 con “Il banchetto delle dame”.

Una serata pensata come alternativa alle classiche proposte per la Festa della donna: una cena tra amiche in un’atmosfera insolita, tra piatti sfiziosi e chiacchiere. Le partecipanti siederanno in tavoli conviviali in un ambiente informale e assaggeranno un menu esclusivo pensato per l’occasione dagli chef di Eataly per esaltare con la scelta degli ingredienti e le ricette, la femminilità anche a tavola.

Ospite d’eccezione sarà lo scrittore e avventuriero veneziano Giacomo Casanova, che frequentò le corti europee sotto varie vesti, lasciando nelle famose “Memorie” un vivace quadro dei costumi e degli intrighi dell’epoca. 

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L’8 marzo si svolgerà a Rivoli (TO) l’ottava tappa di Incipit Offresi, il talent letterario per aspiranti scrittori più grande d’Italia. Un modo originale per celebrare la donna nel giorno della sua festa, all’interno della biblioteca civica rivolese che porta il nome di una grande figura femminile del ‘900: Alda Merini. Mai come per questo ottavo appuntamento le “quote rosa” sono state così alte: c’è solo un uomo nella rosa dei candidati (un papà che si presenta in coppia con la figlia), tutte donne le altre aspiranti scrittrici, tra cui una giovanissima di 12 anni. Un 8 marzo diverso ed originale, un’occasione speciale per ascoltare la voce delle donne che, sul palco di Incipit Offresi, mostreranno il loro talento cercando di guadagnarsi l’ambita semifinale.

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E’ alla bellezza femminile, intesa nel suo senso più universale, che Torino Outlet Village vuole dedicare la Festa della Donna, non solo per l’8 marzo, ma per una quattro giorni di iniziative speciali che vedranno protagoniste le donne da giovedì 8 a domenica 11 marzo.

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Ore 21   Hub multiculturale Cecchi Point, via Antonio Cecchi 17 – Torino. Un piatto di gnocchi, un bicchiere di vino e uno spettacolo di improvvisazione teatrale. È questa la proposta delGiovedì Gnocchi, la rassegna amatoriale a cadenza mensile che vede protagonisti, sul palco, il gruppo amatori della compagnia di improvvisazione teatrale Quinta Tinta e, in cucina, i Cuochi Volanti. Giovedì 8 marzo gli attori portano in scena uno spettacolo improvvisato in tema Festa della donna. Quali sono le cose che le donne dicono e che gli uomini non capiscono? Cosa capiscono gli uomini delle donne e cosa leggono in un’espressione, in un viso?La serata inizia con un bicchiere di vino e un piatto di gnocchi preparato dai Cuochi Volanti, progetto tutto torinese di cucina a domicilio (www.cuochivolanti.it).

Droga, oltre 100 arresti in un mese a Torino

Nell’arco dell’ultimo mese la polizia ha arrestato a Torino 117 persone nell’ambito delle operazioni antidroga, attraverso i controlli straordinari del territorio decisi dal nuovo questore Francesco Messina. Gli arresti riguardano i quartieri  “caldi” di Aurora, Barriera e San Salvario, il parco del Valentino e l’ex Moi. Denunciate 210 persone, identificate 1764 espulsi e rimpatriati 116 stranieri irregolari e sequestrati 278 kg di droga oltre a  9.000 euro in contanti.

 

(foto: il Torinese)

“Marsala”, la cavalla bianca di Garibaldi

L’isola di Caprera fa parte dell’arcipelago di La Maddalena, a nord-est della Sardegna, al largo della costa Smeralda. L’isola, abitata da poche decine di persone (la maggior parte degli abitanti risiede nel borgo di Stagnali) è raggiungibile grazie ad un ponte che la collega all’Isola Maddalena, e fa parte integrante – da più di vent’anni –  dell’area protetta dell’Arcipelago della Maddalena. Caprera fu il “buen retiro” di Giuseppe Garibaldi che giunse per la prima volta sull’isola il 25 settembre del 1849. Tra varie peripezie vi tornò spesso e vi visse a lungo fino alla morte. L’eroe dei “due mondi” si spense nel tardo pomeriggio del 2 giugno 1882 e nella sua casa l’orologio fu fermato e i fogli di un grande calendario non furono più staccati, segnando per sempre l’ora e il giorno della sua morte.Le spoglie di Giuseppe Garibaldi riposano da allora in un’area dell’isola che prende il nome di compendio Garibaldino. Lì, nel piccolo cimitero di famiglia, il sepolcro del comandante dei Mille si trova sotto un grande masso di granito con delle grosse maniglie sui lati. A poca distanza dalla sua sepoltura c’è anche un cippo abbandonato, coperto dai rovi, dove si può leggere a malapena l’incisione voluta dallo stesso eroe : “Qui giace la Marsala che portò Garibaldi in Palermo, nel 1860. Morta il 5 settembre del 1876 all’età di 30 anni”. Marsala era l’inseparabile cavalla bianca di Giuseppe Garibaldi. Aveva 14 anni quando gli venne regalata dal marchese Sebastiano Giacalone Angileri che, raggiunto Garibaldi e i suoi Mille sulla spiaggia di Marsala, tenendola per le briglie, disse: “Generale, questo è un dono per voi”. E così, in sella alla sua adorata cavalla, Garibaldi entrò a Palermo il 27 maggio 1860. E con lei affrontò l’intera campagna militare nel regno delle Due Sicilie, affezionandosi a tal punto da portarla con sé il 9 novembre 1860, quando salpò per Caprera. Sull’isola, la cavalla, rimase con Garibaldi fino alla sua morte, nel 1876, quando aveva ormai trent’anni, età avanzatissima per questi quadrupedi. Lo storico Giuseppe Marcenaro, nel suo libro “Cimiteri. Storie di rimpianti e di follie”, citandone la storia, scrive che a Marsala – in via Cammareri Scurti -, una lapide collocata nel maggio del 2004 su iniziativa del Centro Internazionale di studi Risorgimentali Garibaldini, ricorda il giorno del “regalo”. Recita, l’epigrafe: “ Sebastiano Giacalone a Giuseppe Garibaldi donò l’anonima bianca giumenta che ribattezzata “Marsala” uscì da questo portone e corse le vie della gloria a Calatafimi, a Teano, a Caprera con l’invitto Generale unificatore della patria italiana”. Così, come “Bucefalo”, il cavallo di Alessandro Magno, “Asturcone”, il destriero di Giulio Cesare o “Marengo”, il piccolo stallone arabo di Napoleone, anche “Marsala” è giusto che abbia il suo posto nella storia.

Marco Travaglini

La donna al tempo dei faraoni

Giovedì 8 marzo, alle ore 16.10, in occasione della Festa della Donna, il Museo Egizio – in via Accademia delle Scienze 6 – organizza la visita guidata “La donna al tempo dei faraoni”, per conoscere e approfondire il ruolo e l’immagine della donna in ogni ambito dell’esistenza di questa affascinante civiltà.

 

A partire dalla dimensione quotidiana fino alla sfera funeraria e attraverso un dettagliato esame dei corredi rinvenuti nelle tombe, il percorso si soffermerà sugli equilibri tra maschile e femminile nelle differenti situazioni della vita di tutti i giorni.

 

Dopo un’attenta analisi dei reperti rinvenuti nella Tomba di Kha – architetto e scriba vissuto circa 3400 anni fa – e di sua moglie Merit, la visita si concluderà nell’affascinante cornice monumentale della Galleria dei Re, al cospetto di Sekhmet: una delle divinità più potenti della civiltà faraonica, simbolo di forza e potere, femminilità e maternità.

 

 

 

INFORMAZIONI UTILI

La donna al tempo dei faraoni
Pubblico: adulti

Data e orari: giovedì 8 marzo 2018, ore 16.10

Durata: 120 minuti

Prezzo al pubblico: € 8,00 (biglietto di ingresso escluso)

Prenotazione obbligatoria: dal lunedì al venerdì, 8:30 – 19:00; sabato, 9:00 – 13:00.

Telefono: 011 4406903 – E-mailinfo@museitorino.it

Italiaonline. Accossato, Grimaldi, Ottria (LeU): Distribuiscono milioni di stock option e usano i lavoratori come legna da ardere

DAL CONSIGLIO REGIONALE

“È il momento di pensare a sanzioni”

 

Nel corso di un incontro con i sindacati, i dirigenti di Italiaonline, nata dalla funzione di Seat-Pagine Gialle con la vecchia Italiaonline, hanno annunciato 400 esuberi di cui 248 nella sede di Torino, che chiuderà. Altri 240 dipendenti circa verranno trasferiti a Milano e sono previsti ulteriori 150 esuberi nelle sedi italiane. Stiamo parlando di lavoratori e lavoratrici la cui età media è di 45 anni, difficilmente ricollocabili, già in cassa integrazione da tempo.“È, nei fatti, una delocalizzazione interna: si mantiene la sede lombarda, si chiude l’attività a Torino e si azzera il costo del lavoro per vendere” – dichiarano i consiglieri regionali di Liberi e Uguali, Silvana Accossato, Marco Grimaldi e Walter Ottria. – “L’azienda ‘quotata in borsa’ continua a fare utili. I vertici della società della famiglia Sawiris rifiutano di trattare coi sindacati e temporeggiano nel mostrare alle istituzioni un piano industriale. Per l’ennesima volta siamo di fronte a un’impresa che mostra arroganza e totale mancanza di responsabilità e assunzione del rischio. Distribuisce milioni di stock option e usa i lavoratori come legna da ardere. È il momento di pensare a delle sanzioni”.

Un libro tira l’altro ovvero il passaparola dei libri

I più letti del mese di febbraio confermano la tendenza del gruppo a preferire i gialli o comunque i titoli ad alta tensione

Primo posto per l’ultimo romanzo di Fred Vargas, Il morso della reclusa, mentre al secondo posto troviamo invece Le tre del mattino, ennesimo successo di Gianrico Carofiglio, che però è più focalizzato sui rapporti umani e le relazioni tra genitori e figli. Terzo posto per l’ultimo romanzo di John Grisham, La grande truffa che, anche se non suscita più le centinaia di commenti di qualche anno fa, mantiene la sua affezionata schiera di fan. Sull’onda lunga del Giorno della Memoria, febbraio è stato costellato di proposte sull’argomento della Shoah , dal classico Se questo è un uomo di Primo Levi al sempre commovente Diario di Anna Frank fino al più recente La chiave di Sarah, di Tatiana de Rosnay. Chi frequenta il gruppo da tempo non potrà non aver notato che ci sono una serie di titoli che sfidano il trascorrere degli anni e raccolgono consensi, invogliando lettori, anche dopo anni dalla loro pubblicazione, sebbene non si tratti sempre di classici ma anche di bestseller commerciali: tra gli inossidabili del nostro gruppo possiamo citare La verità sul caso Harry Quebert, dell’autore svizzero Joel Dicker, il più impegnato Trilogia della città di K, di Agota Kristof,  Il buio oltre la siepe, dell’americana Harper Lee. Infine, per gli amanti della saggistica, le proposte del mese riguardano La via della seta, di Franco Cardini e Alessandro Vanoli, Allegro ma non troppo di Carlo M. Cipolla e Il coraggio della verità, di Michel Foucault Se siete appassionati lettori o semplici curiosi in cerca di nuovi titoli, venite a trovarci ed entrate nella comunità di lettori più frequentata di Facebook: Un libro tira l’altro ovvero il passaparola dei libri .

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Il podio di Febbraio:

Il morso della reclusa, di Fred Vargas (Einaudi) – Le tre del mattino, di Gianrico Carofiglio (Einaudi) – La grande Truffa, di John Grisham (Mondadori)

Inossidabili:

 La verità sul caso Harry Quebert, di Joel Dicker (Bompiani), Trilogia della città di K, di Agota Kristof (Einaudi), Il buio oltre la siepe, di Harper Lee (Feltrinelli).

Per ricordare e riflettere:

 Se questo è un uomo, di Primo Levi (Einaudi), La chiave di Sarah, di Tatiana de Rosnay (Mondadori), Diario, di Anna Frank (Einaudi)

Per chi ama la saggistica:

 La via della seta, di Franco Cardini e Alessandro Vanoli (Il Mulino), Allegro ma non troppo, di Carlo M. Cipolla (Il Mulino), Il coraggio della verità, di Michel Foucault (Feltrinelli)

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Testi : valentina.leoni@unlibrotiralaltroovveroilpassaparoladeilibri.it

Grafica e Impaginazione : claudio.cantini@unlibrotiralaltroovveroilpassaparoladeilibri.it