redazione il torinese

Quando la paura arriva a teatro

Partirà a marzo da Torino la tournée di “La Bambola Maledetta”, spettacolo inedito che segna l’arrivo della paura come ingrediente fondamentale, preso in prestito dal mondo cinematografico per creare suspense e coinvolgimento all’ennesima potenza fra le comode poltrone del teatro. Un esperimento che il giovane cast di “Chi è di scena”, associazione con quartier generale a Bosconero (To), fra le campagne del Canavese, ha già testato negli scorsi anni con “La Dama in Nero” e che viene prepotentemente riproposta in questo 2018 con un nuovo spettacolo non privo di agganci con la magica Torino e con il territorio piemontese. Annunciata dallo slogan “#sfidalapaura”, la trama di “La Bambola Maledetta” esordisce con due domande: “Da dove arriva quella bambola? E quale viaggio l’avrà portata nella notte dei tempi proprio nel piccolo borgo di Coatbridge?” Interrogativi che aprono la strada ad un enigma tutto da risolvere da parte del pubblico in sala che vivrà sulla propria pelle il confine assai labile fra la bambola come strumento di gioco e come trappola della dimensione introspettiva e psicologica dell’infanzia personale di ognuno di noi. E da un Piemonte misterioso che fa da grande culla a storie inedite, la scena “vola” oltre Manica, per atterrare nell’atmosfera lugubre di un villaggio scozzese dove, negli anni Quaranta il ritorno del protagonista, il restauratore Eric, alla vecchia casa di famiglia e dell’infanzia, non è che l’inizio di un crescendo di coinvolgimento per il pubblico in sala. Gli spettatori avranno a teatro un benvenuto fatto di effetti speciali tipici del mondo cinematografico e rivolti al gradimento di una platea di ogni età. Eric inizia a compiere un cambiamento sempre più inspiegabile dinanzi la moglie Isabel e la figlia Eveline.

***

E gli strani fatti, con sempre maggior intensità e incredulità, si manifesteranno nella casa preoccupando via via anche James, medico e amico di Eric, Norah, maestra di Eveline, e Paul, il sarto del villaggio. Il tutto sotto gli occhi costanti di quella bambola e di suoni e voci che generano un’inquietudine insostenibile. Un passato angosciante si impadronisce nuovamente della casa, forse per chiudere i conti ancora in sospeso. In attesa del debutto le aspettative crescono, alimentate da tanti fattori peculiari fra i quali il mix di talento creativo del giovane ed eclettico cast di “Chi è di scena” che vede i componenti operare nella scrittura teatrale, nella danza, nei costumi. Uno spettacolo di sola paura? Non esattamente: la paura va a braccetto con quell’inafferrabile sfera psicologica che caratterizza l’essere umano e che da allo spettacolo un valore riflessivo e quasi di indagine degli stati più reconditi della mente umana. Al comando della regia e nei panni di attore Gioacchino Inzirillo, artista multiforme con esperienze in recitazione e musical anche televisive (Rai5 e La7, fra le altre), supportato da un interprete di fama quale Michele Renzullo, cofondatore della Compagnia della Rancia e volto noto sulle scene teatrali nazionali, e dagli attori Francesca Melis, Chiara Gusmini, Gabriele de Mattheis , Mariasole Fornarelli e Noemi Garbo, molti dei quali già impegnati in “La Dama in nero”. I costumi (studio di Gabriele de Mattheis) sono messi a punto dall’Old House Company, le scenografie sono a cura del gruppo di professionisti chiamato “COB” ovvero lo street artist Matteo Capobianco, il scenotecnico Alessio Onida e il designer Cosimo Bertone mentre le luci, i sorprendenti effetti live e l’audio sono curati da Roberto Chiartano. Infine vi sono musiche inedite, composte da Nicola Barbera che ha studiato effetti sonori davvero “da brivido” per far vivere al pubblico le forti emozioni dello spettacolo. A precedere l’atto unico, nato per impedire di perdere anche solo un minimo secondo di puro coinvolgimento, è in fase di studio un “pre-show” per fare entrare gli spettatori nel “mood” di “La Bambola Maledetta”, facendo conoscere la storia realmente avvenuta fra Torino e il Monferrato, che fa da premessa allo spettacolo. Prima assoluta a Torino, al Teatro Cardinal Massaia di via Sospello dove la paura potrà essere sfidata dal pubblico del debutto nazionale previsto nelle serate di venerdì 16 e sabato 17 marzo 2018.

***

Prenotazioni al link: http://www.bigliettoveloce.it/new_spettacolo.aspx?id_show=5024

All’Outlet Village la festa della donna continua

Da giovedì 8 a domenica 11 marzo iniziative e promo speciali dedicate alle visitatrici

E’ alla bellezza femminile, intesa nel suo senso più universale, che Torino Outlet Village vuole dedicare la Festa della Donna, non solo per l’8 marzo, ma per una quattro giorni di iniziative speciali che vedranno protagoniste le donne da giovedì 8 a domenica 11 marzo.

La “settimana della donna” sarà un’opportunità per regalare e regalarsi una shopping experience unica, grazie a griffe internazionali di abbigliamento e accessori, disponibili a prezzi scontati rispetto ai prezzi retail sulle nuove collezioni primavera/estate.

 

Tutte le visitatrici che si recheranno all’Info Point riceveranno l’ esclusiva One Day Card che darà diritto ad un ulteriore sconto del 10% sui prezzi outlet: potranno così regalarsi l’opportunità di fare shopping nelle 90 boutique del Village con vantaggi esclusivi sulle nuove collezioni primavera/estate.

 

Momenti tutti al femminile che potranno essere raccontati e condivisi con gli hashtag #settimanadelladonna e #torinooutletvillage.

 

 

Torino Outlet Village offre ai suoi visitatori 90 negozi delle migliori marchi ed un progetto architettonico firmato da uno dei maggiori esponenti dell’architettura contemporanea, l’architetto italiano Claudio Silvestrin, a soli 15 minuti dal centro di Torino. L’Outlet Village gode di una posizione strategica essendo al centro dei flussi di traffico che dal Nord Italia raggiungono Francia e Svizzera e viceversa.

Testimoni di Geova a convegno il 10 marzo

Il secondo appuntamento della stagione 2017/2018 è alle porte

.

Il 10 marzo, dopo settimane di preparativi, oltre 1500 testimoni del ciriacese e del canavese, parteciperanno al convegno in programma nella moderna sala delle Assemblee di Leinì in Via Leopardi 17.
Come di consueto l’invito è rivolto a tutti coloro che nella zona vorranno intervenire. L’ingresso è gratuito e non si fanno collette. Tutti noi siamo membri di una società in continuo movimento e alle prese con vecchie e nuove sfide. Come usare saggiamente i social network ed evitarne i pericoli? Come scegliere divertimenti che fanno star bene? Come combattere l’invidia? Dove possiamo trovare vera sicurezza e cosa fare per ottenere un futuro sicuro? Il programma dell’assemblea dal tema Non smettiamo di fare ciò che è eccellente. Fornirà le risposte a queste ed altre domande traendo spunto dai pratici insegnamenti biblici che offrono le indispensabili coordinate al miglior investimento per il futuro. “Mantenere un comportamento che tiene in considerazione il punto di vista di Dio in tutte le situazioni della vita può risultare difficile e anti progressista, tuttavia una quotidianità scandita dalle cattive abitudini e dalla superficialità può portarci a fare scelte poco sagge in vista del futuro e persino alterare la nostra percezione di ciò che è eccellente da ciò che non lo è. Comprendere quali principi biblici possono guidarci nel comportarci sempre nella maniera migliore con il prossimo e in famiglia, è fondamentale per rimanere in amicizia con il nostro Creatore” commenta Luca Frattini, assistente all’ufficio informazione pubblica per l’area Nord-Orientale di Torino. Mantenere questa determinazione, nonostante la maggioranza possa operare in direzione opposta, ripaga sempre dello sforzo sia in termini di qualità della vita che di appagamento personale, fornendo l’intima consapevolezza di aver investito in un futuro sicuro.

 

***

Sono almeno due i momenti più attesi:
Alle ore 11:30 il discorso che precederà il battesimo in acqua dei nuovi;
Alle ore 13:30 il discorso pubblico dal tema: “Non PRENDIAMO in giro Dio”. ITestimoni di Geova della zona non vedono l’ora di assistere insieme a voi tutti al programma dell’assemblea che rafforzerà la determinazione a mantenere sempre un comportamento eccellente in ogni campo della vita.

 

***
Per avere più informazioni sulle assemblee dei Testimoni di Geova visitate il sito web: www.jw.org nella sezione CHI SIAMO | CONGRESSI.

Lo spettacolo dei Campionati sciistici delle Truppe Alpine

Sestriere, 9 marzo 2018. Dopo le gare di pattuglia svoltesi ieri a Pragelato e lo slalom gigante di questa mattina a Sestriere, che di fatto hanno definito le classifiche dei Trofei dell’Amicizia ed Interforze, l’ultima prova dei plotoni – una staffetta alpinistica (diretta streaming sui siti www.ana.it  www.meteomont.org dalle 18.30) concluderà gli eventi sportivi dei 70^ CaSTA determinando il reparto vincitore dell’edizione 2018 (Trofeo medaglie d’Oro)

Per quanto riguarda gli altri eventi inseriti nella manifestazione, tanto pubblico e tanti applausi ieri sera per la spettacolare fiaccolata che ha visto più di 200 sciatori – tra Alpini e maestri di sci del comprensorio – disegnare sulla neve un gigantesco Tricolore di fiaccole che ha lasciato a  bocca aperta grandi e piccini.

Questa mattina, a Pian dell’Alpe, l’esercitazione tecnico tattica “Volpe Bianca” ha messo in evidenza le capacità specifiche delle Truppe Alpine di saper sopravvivere, muovere ed operare nel difficile ambiente montano invernale realizzando un atto tattico che ha visto anche l’impiego integrato di numerosi altri assetti della Forza Armata.

Domani, ultimo importante evento prima della cerimonia di chiusura a cui sono attese le massime Autorità militari e civili (diretta streaming sui siti www.ana.it e www.meteomont.org dalle 11.00), l’esercitazione “Chaberton 2018” che vedrà le Squadre Soccorso Alpino Militare delle Truppe Alpine operare in una simulazione di evento catastrofico ad alta quota congiuntamente a personale e velivoli dell’Aviazione dell’Esercito, del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico e della Guardia di Finanza.

Per informazioni sui CaSTA 2018: www.meteomont.org

Omicidio – suicidio: uomo ammazza la moglie e si toglie la vita

Omicidio-suicidio In un appartamento  di via Coppino, nella zona di Borgo Vittoria. Un uomo anziano ha sparato alla moglie e si è poi ucciso con la stessa arma. I corpi senza vita dei due sarebbero  stati trovati uno accanto all’altro su due poltrone. Non si conoscono ancora le motivazioni del dramma. I soccorritori hanno solo potuto constatare la morte dei coniugi. Sta indagando la polizia.

Olimpiadi – bis: quasi tutti per il sì, favorevole anche Beppe Grillo

AGGIORNAMENTO “Le Olimpiadi sono una grande opportunità per Torino e per il Movimento. Le sapremo  fare a zero debiti e in modo sostenibile”. Così a sorpresa, ieri,  Beppe Grillo è intervenuto in collegamento con l’assemblea degli  attivisti M5S. Nello stesso incontro la sindaca ha annunciato una una lettera per il Cio,  nella quale si comunica la manifestazione di interesse perdecidere se candidare la città all’edizione 2026 dei Giochi invernali.
  .

Se ci saranno di nuovo, quelli di Torino  2026 saranno Giochi olimpici a basso impatto e a basso costo, grazie al riutilizzo degli impianti delle Olimpiadi Invernali di vent’anni prima. Sono quasi tutti a favore e la proposta, corredata di cifre al risparmio, viene dal  mondo economico e imprenditoriale torinese che la girerà alla sindaca Chiara Appendino, alla quale spetta l’ultima parola. Ma la prima cittadina ha già smorzato gli entusiasmi dichiarando: “Non esiste un dossier della città di Torino per la candidatura alle Olimpiadi, né quello presentato dalla Camera di Commercio deve essere attribuito alla Città”.  Lo studio di prefattibilità della Camera di Commercio è stato illustrato oggi ai giornalisti dal presidente Ilotte , con la presenza in video di Neve e Gliz, rispolverati per la nuova la candidatura. L’edizione 2026 potrebbe venire a costare “solo”  due miliardi, uno in meno dell’altra volta sotto la Mole. Intanto la vicepresidente del Consiglio regionale Daniela Ruffino neoeletta deputato proprio nel collegio “olimpico” di Pinerolo si chiede perchè la sua proposta di Assemblea aperta sui Giochi non ha ancora avuto risposta: “E’ surreale che non sia stato ancora calendarizzato il Consiglio regionale aperto da me proposto per sostenere la candidatura di Torino e delle Valli ai Giochi olimpici invernali del 2006, proprio quando è necessario che le istituzioni dimostrino fin da subito di essere pronte ad accogliere questa sfida di importanza straordinaria per il nostro futuro”.

 

Mentre fa sesso scopre che non si trattava di donna ma di uomo. Lo denuncia per violenza

Era da parecchio tempo che un biellese  chattava con lei su un sito di incontri. L’uomo è però riuscito ad accorgersi che non era una lei, bensì un lui, solo durante un rapporto sessuale. Si è rivestito spaventato e lo ha denunciato in questura per violenza sessuale. La bella Anna, era invece un trentenne lombardo, che si presentava però  come una ragazza, raccontando della sua vita infelice fatta di problemi economici e vicissitudini sfortunate. L’uomo le ha anche inviato del denaro ed è  poi riuscito a organizzare un incontro nel parcheggio della stazione, dove ha scoperto la realtà.

Il Capitano di Lavia vittima dei perfidi raggiri della moglie

Duro, vecchio, solidissimo teatro. Fuori del nostro tempo, un’immagine eternamente ferma e bloccata, se non fosse per l’eterna lotta tra i sessi che ancora oggi crudelmente troppe volte sfocia in fatti di sangue. Quindi la immutabilità fotografata da Gabriele Lavia nel mettere in scena – per la terza volta lungo la sua carriera – Il padre di August Strindberg, fino a domenica sul palcoscenico del Carignano per la stagione dello Stabile torinese. Un testo (del 1887) che autobiograficamente gronda misoginia (e assistere alla replica della serata dell’8 marzo qualche problema l’ha comportato), la vivisezione di un rapporto coniugale che deflagra allorché il Capitano pretende in una discussione d’imporsi alla moglie Laura circa l’educazione della figlioletta Berta, che lui vorrebbe spedire in città a farsi le ossa per diventare una brava insegnante. “Un capolavoro di dura psicologia”, lo definiva Nietzsche, e la rabbiosa introspezione calata nei caratteri, l’arretrare continuo e lento dell’uomo, il gioco perfido della donna che manipola anche i più piccoli indizi e s’accaparra tutti gli occupanti della casa, la vecchia balia e il pastore suo cognato, il medico arrivato da poco e messo lì immediatamente a giudicare una situazione e a schierarsi, gli stessi giovani militari della guarnigione, anche la ragazzina che al contrario ad ogni incontro stravede per la figura paterna, ogni momento della tragedia è uno studio perfetto e carico a suo modo di una dolente umanità. Il gioco e la forza della donna hanno il sopravvento quando fa entrare nell’animo e nel cervello dell’uomo il tarlo e il dubbio di una paternità che potrebbe far guardare Berta con occhi diversi. Strindberg tende con ogni sua forza verso il Capitano, spalleggia una parabola inevitabilmente dolorosa, svela a poco a poco le ragioni del suo rifugiarsi negli studi – quelli che la donna ha cercato in ogni modo di ostacolare, nascondendogli quelle lettere che erano per lui i rapporti e gli sviluppi con i vari editori -, come la logicità nel contrastare le opposizioni che come una banda di ciechi gli presentano quanti gli stanno intorno. Il mondo del Capitano, quello familiare come quello militare (come ha sempre governato questo vorrebbe governare quello), sparisce, anche quello delle stelle, suo ultimo baluardo, viene meno mentre lui cerca di recuperare la propria dignità di uomo e di padre con le stesse parole dello Shylock shakespeariano: e sotto lo sguardo della Vincitrice, la vecchia balia lo aiuterà a indossare la camicia di forza. Stretto in un’epoca in cui la scienza non aveva ancora prodotto i mezzi per una sicurezza paterna, chiuso nella cupezza di un primo atto della lunghezza di un’ora e 55’ e di un secondo, quasi come una liberazione per il protagonista, di 25’, quasi soffocato in uno spazio di enormi tendaggi rossi che calano vertiginosamente sino giù in platea (la scena è firmata da Alessandro Camera, con le poltrone e la scrivania e l’orologio che scandisce le ore tenuti sghembi e incerti, i costumi sono di Andrea Viotti), luogo dell’intimità e del dolore nel finale, una volta spogliato di ogni arredo, Lavia costruisce senza risparmio personale uno spettacolo angoscioso, soffocante e lentissimo, ma grandioso, in cui la fa da padrone, con un ritratto di protagonista, granitico nella voce e negli atteggiamenti prima, un esempio di resa perfetta poi, che s’acclama per la saggezza con cui lo compone, per la disperazione e la drammaticità di quel suo perdersi tra le grinfie della sua personale altra metà del cielo. Di fronte a lui un’incisiva Federica Di Martino e tutti gli altri in ottima resa. Se una stonatura c’era, possiamo averla ritrovata in quell’incessante bamboleggiamento della balia e della figlia soprattutto, che si sarebbe potuto alleggerire o assolvere del tutto.

 

Elio Rabbione

Piemonte d’Istria, esodo e ritorno

Sabato 17 marzo 2018 , alle 16.00, presso la Casa della  Resistenza di Verbania-Fondotoce al n.9 di via Filippo Turati, il Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale e l’Associazione Casa della Resistenza di Verbania promuovono l’incontroPiemonte d’Istria, esodo e ritorno. Da una storia piccola ad una tragedia epocale“. L’iniziativa è dedicata al ricordo dell’ esodo degli istriani, dei fiumani e dei dalmati italiani dalle loro terre nell’immediato secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale. Piemonte d’Istria è una piccola frazione del comune istriano di Grisignana, quasi completamente disabitata. Un luogo della memoria non solo per chi in quel luogo ha le proprie radici e si è visto costretto ad abbandonarlo ma anche per tutti coloro per i quali, ancora oggi, l’italianità è un valore da non dimenticare. Dopo i saluti istituzionali del Consiglio regionale e della Presidente della Casa della Resistenza, Irene Magistrini, verrà presentata la versione filmata dell’opera teatrale  “Tornar” di Simone Cristicchi, tenutasi a Piemonte d’Istria. Interverranno Franco Biloslavo, Segretario della comunità di Piemonte d’Istria, e lo storico Enrico Miletto che si occupa da tempo delle vicende del confine orientale d’Italia. 

Sintesis di Roberto Demarchi

 

“Sintesis”: non, banalmente, “sintesi”. Non è solo una consonante in più o in meno: è un mondo diverso, un richiamo al passato, alle radici della nostra civiltà, il titolo dell’antologica di Roberto Demarchi attualmente in corso a Torino

“Raccolta”: non, semplicemente, “riassunto”; ed eccole davanti a noi, sapientemente esposte, le 29 tavole, raccolte insieme (“syntithemi”: cioè, in greco, “mettere insieme”, appunto) da precedenti mostre e godibili, eccezionalmente, in un’unica visita. Illuminazione opportunamente studiata e fondo monocromo della parete sono soltanto strumenti, per quanto necessari: le tematiche e il linguaggio pittorico dei cicli “Perì physeos”, “Genesi dell’arte”, “Eschilo”, “Haiku”, “Giardini zen”, “Antologia astratta”, “Paesaggi della memoria”, “La luce nella pietra”, “Acqua”, “Notturni di Chopin” e “Zodiaco” bastano a se stessi.

Descriviamo tre delle tavole, scelte quasi a caso a sostegno del lettore (che, ne siamo convinti, dovrebbe diventare, nei prossimi giorni, visitatore).

La luce nella pietra N. 3

Tre elementi quadrangolari – sufficientemente vicini da suggerire un confronto (simili, non identiche, le proporzioni), non abbastanza da sfiorarsi – sembrano galleggiare nel magma. Il fruitore ha la tentazione di allungare la mano, di sfiorare quella superficie (superficie? No, per nulla: qui le dimensioni sono tre, come i rettangoli), ma l’esperienza lo trattiene: ciò che ha quel colore, in natura, brucia. Come la lava.

Haiku N. 5

Tra dio / e il mendicante sboccia / il fiore di U (Kobayashi Issa). Di questo fulminante haiku Demarchi rispetta la metrica (sì, anche la pittura astratta può rispettare la metrica; o, se l’artista-poeta lo ritiene necessario, eluderla, riscriverla, mescolarla), il tema e l’ordine logico. Eccolo, il fiore di U, rettangolo di sette “on”, candido e venato di rosa, tra un dio e un mendicante che sono, fatto salvo un piccolo particolare (non lo indicherò: andate a scoprirlo di persona), assolutamente identici.

Tolstoj, Resurrezione

Un vecchio dalla barba profetica scrive, medita e ama nella profondità della Russia. Il secolo sta morendo, l’aspettativa di vita dell’uomo non potrà superarlo di molto: ma il titolo che sceglie è “Resurrezione”. Eccola, la campagna russa, che da una manciata di decenni appena non è più calcata dai piedi dei servi della gleba: eccola, tutta rappresentata in quattro rettangoli inscritti in una cornice quadrata, la fertile terra di quello che fu il principato di Moscovia, cosparsa di piccoli e timidi fiori, verde o bruna in seguito all’aratura, sotto un cielo che è, come lei, profondamente russo.

Tutte le tavole di Sintesis

Eumenidi; Haiku N. 16, Haiku N. 5; Giardini Zen; Jan De La Cruz, Iqbal, Cvetaeva; Chopin N. 3, Chopin N. 1, Chopin N. 2; La luce nella pietra N. 1, La luce nella pietra N. 2, La luce nella pietra N. 3; Sagittario, Toro, Gemelli, Cancro; Acqua N. 1, Acqua N. 3, Acqua N. 3; Buzzati, Tolstoj, Mann; Brunelleschi; Perì physeos (1), Perì physeos (2), Perì physeos (Stele), Perì physeos (3); Apollo Musagete.

È possibile visitare “Sintesis”, gratuitamente e su prenotazione, fino al 20 marzo, in corso Rosselli 11 a Torino. Informazioni e contatti: www.robertodemarchi.info.

Andrea Donna