Come si presentava una tavola signorile del Piemonte della metà dell’Ottocento? Possiamo anche immaginarcelo, ma per sentirsene pienamente e consapevolmente partecipi si può assistere all’allestimento programmato per giovedì 8 marzo, a partire dalle 17,30, nella Sala da pranzo del Museo Accorsi-Ometto di via Po
55, a Torino. Curatori dell’evento saranno Piero Gondolo della Riva e Marco Albera, che per apparecchiare la tavola del Museo, secondo i canoni imposti alle famiglie benestanti del tempo, hanno attentamente scelto, dalle loro collezioni, la serie completa della Reale Manifattura Dortu (con immagini stampate sotto smalto di palazzi, chiese, regge, residenze sabaude e piazze piemontesi) e utilizzato argenterie mauriziane e bicchieri della Regia Fabbrica di vetri e cristalli di Chiusa Pesio, della stessa epoca del servizio. La Reale Manifattura torinese Dortu fu fondata dal francese Frédéric Dortu che, trasferitosi in Piemonte dalla Svizzera, ottenne nel 1824 le regie patenti per la fabbricazione della ceramica detta “terra di pippa”, materiale a metà via fra la costosa porcellana e la maiolica comune, che conobbe un notevole successo commerciale. La produzione durò una ventina d’anni, esaurendosi verso la metà del secolo. L’allestimento rappresenta, quindi, un’occasione unica per ammirare nella sua interezza un rarissimo servizio di porcellane Dortu. L’appuntamento di giovedì 8 marzo, ore 17,30, è a ingresso libero, fino ad esaurimento posti. Ma resterà visibile, solo con la visita guidata del Museo, dal 9 marzo al 3 giugno.
g. m.
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“UNA TAVOLA PIEMONTESE DELLA META’ DELL’OTTOCENTO”
Per info: tel. 011/837688 int. 3; www.fondazioneaccorsi-ometto.it

soprattutto a voler vincere! L’anima è indiscutibilmente il nuovo allenatore Paolo Galbiati, un tifoso accalorato, un amico dei giocatori, un tecnico di alto livello, e anche un buon giocatore di basket (per chi lo ha visto nel pre-partita, dove in tuta si è messo a tirare a canestro: splendido! Quando mai avete visto un altro allenatore che prima della partita va a
tirare?). La vera svolta è soprattutto lui, e sicuramente anche il buon Stefano Comazzi, anche se predilige da sempre un ruolo d’ombra, ma visti i risultati, la sua ombra è sicuramente importante.
Torino ha giocatori di effetto quali Vander Blue e Pelle che sicuramente una volta integrati ulteriormente daranno un ulteriore forza a questa squadra, ma tutti i presenti rappresentano la Fiat Torino, e chi questa volta rispetto alla Coppa Italia si è “sentito” meno come presenza in realtà ha comunque contribuito lo stesso alla forza d’urto della rimonta della squadra quando si è trovata a -8 nel quarto periodo. La compattezza del gruppo non è solo nella vittoria, ma nel modo in cui si vince. E tutti, al momento, si vede e si sente che sono orientati in un solo verso.
“L’emozione per la finale di coppa Italia è stata indicibile e poter fare la foto con la coppa è stata un’emozione enorme così come veder girare la squadra con la coppa in mano nel palazzetto. Una sensazione bellissima per chiunque segua il basket da decenni! La partita vera per me è stata nel primo quarto, e se Torino giocasse sempre così, i traguardi sono tutti raggiungibili!”, il commento di Sabrina dalla curva Guerrieri entusiasta anche della splendida iniziativa di regalare ai tifosi che hanno avuto la voglia di fare la lunga fila per raggiungere la coppa una foto con loro stessi con in
mano la Coppa Italia appena conquistata da Torino.
Tahrir al-Sham, vivono oltre 400.000 civili in condizioni disperate. Ghouta est, circondata e attaccata dalle truppe del regime siriano, non è ancora sotto il completo controllo degli uomini del presidente Bashar al-Assad. Non molla neanche la Turchia che a nord continua la sua offensiva nel cantone di Afrin contro i curdi. A peggiorare la situazione sono giunte le notizie, ancora da verificare, relative all’uso di armi chimiche sugli insorti da parte dell’esercito siriano. Al di là della tragedia levantina, la lotta contro il terrorismo jihadista è destinata a continuare come guerra su scala globale, dall’Africa al Medio Oriente, dal Caucaso all’Estremo Oriente. Sconfitti nel Levante, i jihadisti cercano riscatto in terre più lontane da dove proseguire la lotta all’Occidente e ai governi locali. Come in Afghanistan, dove la situazione precipita di giorno in giorno e Kabul è sempre più assediata dagli estremisti islamici. Tra i capi della nuova generazione di combattenti c’è Hamza, il figlio più giovane di Osama Bin Laden che nelle foto d’archivio si vede seduto su un tappeto accanto al padre con il kalashnikov sulle ginocchia. Il suo compito è quello di portare avanti il progetto di espansione del terrorismo islamico nel mondo e, per questo motivo, è
I giochi sono fatti e tutto quanto è chiaro, senza errori (“quando sentirete il vostro nome – ha detto ad inizio serata il presentatore Jimmy Kimmel rivolto ai futuri premiati – aspettate qualche minuto prima di muovervi”, ricordando la gaffe delle buste scambiate lo scorso anno, colpevoli senza colpa Faye Dunaway e Warren Beatty, “perdonati” e tornati l’altra sera in palcoscenico).


di Tonya: il film uscirà da noi nelle prossime settimane quindi un giudizio ancora non lo possiamo esprimere, ma i giurati avranno pensato molto seriamente a Lesley Manville, sorella di ferro e perfidamente accattivante del protagonista Daniel Day-Lewis nel Filo nascosto, film perfetto, angoscioso e algido che nessuno al di là delle sei nomination ha voluto prendere in considerazione, se non per i costumi – ma s’imponevano – premiati con la statuetta a Mark Bridges? Con la soddisfazione per i riconoscimenti agli aspetti tecnici di Dunkirk, resta una consolazione per il cinema italiano, ma quello “alto”, costruito su un ampio respiro: l’Oscar al novantenne (tanto quanto l’Academy) James Ivory per la miglior
sceneggiatura non originale costruita per Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino: un lavoro prezioso, non certo soltanto per la trasposizione dei luoghi diversi da quelli che occupano il romanzo di André Aciman, ma per l’esattezza dei sentimenti, per gli scorci narrativi, per la maestria nel prosciugare anche gli aspetti più duri della vicenda, per la negazione del buco della serratura, per l’eleganza e la continua e profonda schiettezza, per gli sguardi, per i silenzi, per i furori del corpo, per il grande ritratto del giovanissimo protagonista Timothée Chalamet (avrà tempo a portarsi a casa anche lui un futuro Oscar), per il modernissimo messaggio del padre, un ispirato quanto modernissimo Michael Stuhlbarg, che ritroviamo come sensibile spia tra il cast della Forma dell’acqua. E il cerchio degli Oscar per questa edizione si chiude qui.
IL COMMENTO
democrazia sono i 5 Stelle che non riescono neppure a governare i comuni,r ealtà che, per quanto complesse, non sono paragonabili con il governo nazionale.
gravità della situazione.
elemento fondante della politica nell’Occidente europeo. 



Il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda parteciperà alle assemblee dei lavoratori dell’Embraco, in programma oggi presso lo stabilimento di Riva di Chieri.
