La protagonista è Tilly Dunnage, interpretata da Kate Winslet (la cui somiglianza con Madonna è sempre più evidente).Tilly, sarta dell’ haute couture parigina
Un film senz’altro consigliabile nell’ambito del nutrito programma del 33 TFF è l’australiano The Dressmaker di Jocelyn Moorhouse, ambientato negli Anni Cinquanta. La protagonista è Tilly Dunnage,interpretata da Kate Winslet (la cui somiglianza con Madonna è sempre più evidente).Tilly, sarta dell’ haute couture parigina, si ripresenta a Dungata, paesino australiano da cui è fuggita , per occuparsi della madre fuori di testa ( una straordinaria Judy Davis). Il suo ritorno non passa inosservato e lei ne approfitta per stravolgere il look delle donne del posto e per togliersi parecchi sassolini. Dopo 17 anni, Jocelyn Moorhouse ritorna dietro la macchina da presa con una storia grottesca tratta dal romanzo di Rosalie Ham. Il film è un mix tra il genere camp, la commedia, il dramma, il grottesco, l’ironia, il sarcasmo. Splendidamente interpretato da un cast di eccezionale bravura, rispecchia i vizi, i segreti, l’ipocrisia e la cattiveria ,tipici di una mentalità provinciale e meschina di cui Dungata è l’emblema. Proprio quando la ricerca della verità e la sua scoperta si aprono a una bella prospettiva per ricominciare una nuova vita all’insegna dell’amore ( il bellissimo Liam Hemsworth) ,ecco che si ripiomba nel dramma. Ma anche da questo può scaturire la rinascita, il riscatto, dopo aver fatto tabula rasa di un passato tutto da dimenticare. Nel finale del film ,dopo l’incendio del paesino (giusta vendetta?) vediamo Tilly salire sul treno che la porterà … a Parigi? No, dirà al controllore, semplicemente a Melbourne. Dopo il film di apertura, “Suffragette”, che ha riscosso il consenso del pubblico ma non quello di una parte della critica, stasera al Reposi è atteso “Sexxx “di Davide Ferrario, che perfino Madonna ha mostrato desiderio di vedere.
Mauro Reverberi
Un’altra giornata densa di incontri e appuntamenti nella sale del Torino Film Festival
Sono tre le farmacie aperte da alcuni giorni in Piemonte, ed in particolare nella Città Metropolitana di Torino, dopo che sono state definite le procedure di assegnazione delle nuove sedi previste nel bando del concorso “straordinario”. 



Sabato 28 novembre verrà assegnato il premio letterario “Della Resistenza” – Città di Omegna , il più importante premio letterario italiano dedicato alla lotta di Liberazione. La manifestazione si terrà alle 17.00, al cinema Teatro “Sociale” della città sul lago d’Orta dov’è
nato Gianni Rodari. L’ambito premio letterario, quest’anno, va a Massimo Zamboni, artista musicale, chitarrista di CCCP e CSI e scrittore per “L’eco di uno sparo” (Einaudi,2015) . Il Premio Omegna Giovani andrà invece a Giorgio Fontana per “Morte di un uomo felice” (Sellerio,2014) mentre il Premio legato al 70° anniversario della Resistenza sarà assegnato allo storico Santo Peli per “Storie di Gap” (Einaudi,2014). Al termine della cerimonia è previsto un intervento musicale di Massimo Zamboni. L’evento prevede altri due appuntamenti: nella serata di venerdì 27, con uno spettacolo di Emergency, “Stupidorisiko”, alle 21, sempre al cinema teatro Sociale; lunedì 30 novembre, alle 11,30, al cinema teatro Sociale, Massimo Zamboni incontrerà gli studenti delle scuole superiori di Omegna mentre alle 20,30, al cinema Oratorio, è previsto un incontro pubblico promosso dall’ Anpi sul ruolo dei religiosi durante la lotta resistenziale. Dal 1959 al 1974, il premio rappresentò un appuntamento alto della cultura italiana e internazionale. “ Nato da un incontro tra l’allora sindaco Pasquale Maulini con Cino Moscatelli, Mario Soldati e Mario Bonfantini – ricorda il giovane assessore alla cultura di Omegna, Alessandro Buzio – in tredici successive edizioni vide la collaborazione di prestigiosi nomi della
cultura italiana.Della Giuria fecero parte scrittori e intellettuali importanti. Tra i tanti si ricordano Guido Piovene, Mario Soldati, Carlo Salinari, Paolo Spriano, Gianni Rodari, Cesare Zavattini, Rossana Rossanda, Orio Vergani, Raffaele De Grada, Italo Calvino, Franco Fortini”. Una rapida visione del “libro d’oro” dei premiati ofre l’idea del valore e dell’importanza del premio. Vennero via via premiati, Henry Alleg (1959), Jean Paul Sartre (1960), Gunther Anders (1961), Frantz Fanon (1962), Blas De Otero (1963), Roberto Battaglia (1964, alla memoria), Paul M.Sweezy e Leo Huberman (1965), George Jackson (1971), Camilla Cederna (1972), Pietro Secchia (1973, alla memoria), Alexandros Panagulis (1974). “Nel 1995, il Premio venne ripreso in occasione del cinquantesimo anniversario della Liberazione– continua Buzio – con un’edizione straordinaria che vide vincitore “Appunti Partigiani 1944-1945″ di Beppe Fenoglio.Il successo dell’iniziativa convinse l’Amministrazione Comunale a rieditare in via definitiva dal 1996, con una formula rinnovata, il Premio Letterario intitolato alla Città di Omegna”. Da allora sono stati premiati,tra gli altri, Gherardo Colombo e Tahar Ben Jelloun, Vincenzo Cerami e Roberto Benigni,Ryszard Kapuscinski e Nuto Revelli, Susan Sontag e Guido Craiz, Angelo Del Boca e Roberto Saviano, Marco Paolini e Giuseppe Catozzella. L’attuale giuria è composta da Laura Pariani , Alba Andreini, Michele Beltrami, Oreste Pivetta, Giovanni Cerutti ,Giuseppe Lupo, Bruno Quaranta, Giuseppe Catozzella e Davide Longo. Il premio “Omegna Giovani”, è stato scelto invece da una giuria di studenti delle scuole medie superiori.
Quanto è attuale l’antico? Nella penombra del Museo del Cinema, la scalinata a chiocciola allestita per l’occasione ospiterà la Mostra sul Cinema Neorealista fino al 29 novembre 2015. Sospesi nella magica atmosfera dell’incanto, i visitatori hanno modo di farsi luce tra i nomi e i volti protagonisti di un cinema che muove i suoi primi Quattro passi tra le nuvole e che forse, al di là delle date convenzionali di inizio e fine, sembra non essere mai svanito del tutto nella memoria dei nostri sguardi italiani. E ciò che accade impressiona, perché non solo sembra trascorso un giorno dalle riprese di Paisà e Roma città aperta di Rossellini, ma sembra perfino che queste foto di scena del passato possano rendersi grandi suggerimenti per il futuro. Quant’è concreto Umberto D?
Spinazzola metteva in luce con la forza della parola: l’unificazione del pubblico cinematografico nazionale fu “l’obiettivo supremo” di un cinema indissolubilmente legato ai fenomeni divistici. Secondo la critica neorealista, infatti, questo periodo del cinema italiano fu in primo luogo caratterizzato dalla presenza di quei registi-interpreti che suscitarono la simpatia delle platee popolari e degli spettatori più esigenti conciliando la tradizione del dopoguerra con l’idea di spettacolo (come Alessandro Blasetti e Vittorio De Sica i cui visi ricorrono a ritmo incalzante sulla scaliunata allestita); in secondo luogo, ma non in secondo piano, brillavano poi quelle stelle femminili che tuttoggi elevano la commedia a idillio, come Sofia Loren: non è certo un caso se tra i suoi primi successi in coppia con Mastroianni c’è proprio un film che si intitola La fortuna di essere donna.
Non c’è modo per farsi troppe domande sulle cause che hanno portato alla scelta famosa dei non professionisti (è il caso dei famosi Sciuscià e Ladri di biciclette che ricorrono con frequenza lungo il percorso dell’esposizione) e non serve più interrogarsi sulle cifre autoriali di un Visconti che firma La terra trema, Senso e Ossessione senza perdere il rango di autore d’eccellenza pur nella diversità delle sue cifre stilistiche. Ciò che davvero conta, in questa mostra, è dialogare con l’umanità del personaggio. Totò e Anna Magnani, la cui mimica espressiva regna sovrana, sembrano ancora comunicare con noi in una continua contaminazione tra ruolo (sociale, di maschera) e azione, tra pubblico e privato, simboleggiando al massimo grado l’idea profetica di spettacolo sottesa al cinema stesso.
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