STORIE DI CITTA’ / di Patrizio Tosetto
Vicino alla sfavillante città il degrado delle droghe, nel pieno centro della tristezza. Non posso fare nulla se non descrivere luci ed ombre di Torino. Caro amico, hai ragione: sono un benpensante e non voglio legittimare con il silenzio questa ignominia. Non sono conformista perché non voglio conformarmi a questa realtà

All’imbrunire, in centro a Torino. Sono alla “caccia” di un libro editato nel ’99. Entro ed esco dalle librerie, la strada è piena di passanti. Molta allegria e l’imbrunire rende tutto maggiormente magico. Per approssimazione ed errore mi ritrovo in Piazza madama Cristina.
Penso ad un incontro con un vecchio amico. Ci si conosce da oltre 50 anni, dalle elementari. 
Quando ci si rivede sono molte e reciproche le battute Ha la compiacenza di leggere i miei articoli ed il giornale. Alla fine sbotta ed amabilmente e mi dice: ma sai Patrizio sei diventato benpensante e conformista, si capisce dai tuoi scritti. Lì per lì non rispondo. Ora posso dirgli : benpensante assolutamente sì, conformista assolutamente no! Al mercato compro qualcosa. Corso massimo d’Azeglio angolo corso Vittorio. Attraversiamo la strada. Un coppia di fidanzati. Una ragazza con cane, un giovane imbacuccato Mi accorgo che nel viale interno ci sono capannelli di ragazzi di colore. Cerco di capire. Mi abbordano e li scopro essere spacciatori, più di una decina.
Accidenti, se sono lì al freddo vuol dire che hanno mercato. Vicino alla sfavillante Torino il degrado delle droghe, nel pieno centro della tristezza. Non posso fare nulla se non descrivere luci ed ombre di questa città. Caro amico, hai ragione: sono un benpensante e non voglio legittimare con il silenzio questa ignominia. Non sono conformista perché non voglio conformarmi a questa realtà. Di ritorno in piazza Vittorio, tanta gente sorridente. Questa la mia Torino. Mi trovo a mio agio, qui.
(Foto: il Torinese)
Tornano gli appuntamenti della rassegna che giunge alla sua 30esima edizione

La proverbiale eleganza delle piazze torinesi deve essere sacrificata ai circenses imposti a una città che deve farsi piacere un modello unico di divertimento, dove c’è poco spazio per i valori di qualità e stile discreto tipici della borghesia torinese
Ci vuole una buona dose di ingenuità per pensare che, rovesciando ogni domenica decine di migliaia di visitatori sulle stesse cinque-sei piazze, la qualità non ne soffra e che i preziosi porfidi e le lastre in pietra di Luserna possano sopravvivere ai TIR e ai pioli dei tendoni e dei baracconi, senza riportare danni. C’è poi un danno meno immediato, ma a lungo termine più devastante: la proletarizzazione del tempo libero negli angoli più eleganti della città. È interessante che gli eredi del Partito Comunista, dopo aver predicato per anni in difesa delle periferie abbandonate, una volta al governo della città concentrino tutte le manifestazioni in una ristretta area centrale, al limite delle possibilità di gestione logistica e di sopportazione umana, senza essere capaci di differenziare l’offerta culturale in base alla varietà del paesaggio urbano.
paesana. È il progresso, bellezza: la proverbiale eleganza delle piazze torinesi deve essere sacrificata ai circenses imposti a una città che deve farsi piacere un modello unico di divertimento, dove c’è poco spazio per i valori di qualità e stile discreto che costituivano il marchio della borghesia torinese.

Domenica è stato presentato al pubblico, nei locali di Flic Scuola di Circo, in via Magenta 22, lo spettacolo “Tracce”. E’ stato il primo appuntamento stagionale di “Circo in Pillole – Prove d’artista”, rassegna che propone un appuntamento al mese sino ad aprile, con ingresso gratuito. L’evento rientra nel più ampio contenitore “Prospettiva Circo”, progetto artistico triennale sostenuto dal ministero per i beni e le attività culturali e del turismo. Lo spettacolo in questione, inoltre, nasce da un lavoro di due settimane condotto da Francesco Sgrò, direttore artistico della FLIC, con 65 allievi: i 43 ragazzi iscritti al 1° e al 2° anno del “Biennio Professionale” e i 22 ragazzi iscritti al “Terzo anno di Ricerca Artistica Individuale”. Il 60% degli allievi, 38 su 65, proviene dall’estero e la metà di loro da paese extra europei. Nello specifico 34 provengono da diverse regioni d’Italia, 9 dalla Francia, 8 dal Cile, 5 dal Brasile, 5 dalla Spagna, 4 dalla Svizzera, 3 dal Messico, 3 dall’Argentina, 2 da Israele, 2 dalla Svezia, 2 dal Regno Unito, 2 dalla Germania, 1 dal Costa Rica, 1 dall’Ecuador e 1 dall’India. Ad oggi la FLIC ha formato oltre 300 allievi, il 90% dei quali lavora nell’ambito del circo contemporaneo e dello spettacolo dal vivo in genere. Alcuni hanno proseguito ulteriormente la formazione in scuole superiori quali ESAC (BE), Cnac e Fratellini (FR), Fontys (ND) ed Ecole National de Cirque (Canada), alcuni sono entrati a far parte di grandi compagnie tra le quali Cirque du Soleil e Companie du Hanneton di James Thierre, altri hanno fondato nuove compagnie ed alcuni lavorano in qualità di docenti.

