L’appuntamento è per il 4 febbraio. Per tutto il giorno volontari Lions saranno presenti presso i punti vendita della catena Crai che hanno aderito all’iniziativa per raccogliere alimenti e prodotti per la prima infanzia donati dai clienti.
Riconoscibili dai loro giubbotti gialli, i volontari della più grande Associazione di servizio del mondo consegneranno ai clienti in ingresso un sacchetto con marchio Lions e un volantino con le indicazioni dei prodotti da acquistare per essere donati.
Il materiale raccolto sarà poi fornito alle varie sedi della Caritas, all’Associazione U.L.AO.P. Onlus e ad altri enti caritatevoli certificati e dichiarati in anticipo, in modo da garantire la tracciabilità del flusso di ridistribuzione alle famiglie bisognose.
«L’iniziativa – spiega Gabriella Gastaldi, Governatore del Distretto 108 Ia1, che comprende gran parte del Piemonte e la Valle d’Aosta – s’inserisce nell’ambito del service “Alleviare la fame”, che non solo figura tra i principali campi di azione dei Lions di tutto il mondo, ma rappresenta una delle quattro macro-aree di intervento delle celebrazioni del Centenario della nostra Associazione, che ricorre proprio quest’anno».
«In un momento come questo, in cui la crisi economica non dà tregua, la disoccupazione imperversa e
povertà e fame stanno mettendo in ginocchio tantissime famiglie, è di estrema importanza per noi Lions metterci a disposizione della comunità e aiutare le persone in difficoltà ad alleviare le loro sofferenze. Per questo motivo – precisa Gastaldi – nella giornata del 4 febbraio abbiamo organizzato in tutti i Comuni italiani iniziative di raccolta di alimenti e prodotti per l’infanzia da destinare a famiglie in stato di bisogno con bambini piccoli».
«”We serve”, “Noi serviamo”, è il nostro motto. Da 100 anni siamo al servizio della nostra comunità. In questo primo nostro secolo di vita abbiamo contribuito con dedizione allo sviluppo e al benessere di milioni di persone in tutto il mondo. E oggi più che mai c’è bisogno del nostro impegno», conclude il Governatore.
E’ Giovanni Quaglia è il nuovo presidente della Fondazione Crt, nominato oggi dal Consiglio di Indirizzo che lo ha votato all’unanimità
Quali accorgimenti per un hotel o un ristorante “su misura” per il turista di religione islamica?
rispettino i divieti, una copia del Corano nel comodino, frigobar senza alcolici e Tv senza canali per adulti. Oltre a prodotti per il corpo certificati halal, indicazione delle sale di preghiera vicine e della Mecca per il momento della preghiera. “Sotto la Mole non abbiamo ancora alberghi o ristoranti ‘halal friendly’ – dice Paolo Pietro Biancone, esperto di finanza islamica dell’Università, (nella foto a sinistra, che i nostri lettori conoscono poiché tiene una rubrica sui temi economici qui sul “Torinese” – ndr) -. Si tratta di un turismo di alta gamma ed è quindi importante capire che rappresenta un’opportunità per gli operatori. Inoltre l’accoglienza halal non penalizza il cliente tradizionale”.
Dal 24 gennaio al 24 febbraio, presso la Sala Mostre del Palazzo della Regione Piemonte, in piazza Castello 165 a Torino, dalle 10 alle 18, con ingresso libero, la mostra “EXODOS – rotte migratorie, storie di persone, arrivi, inclusione” sarà il contenitore per approfondire il tema dei migranti
viaggio dei profughi dai campi di raccolta fino alla situazione in Piemonte. Immagini impattanti ma anche un ricco programma di incontri, di testimonianze, di riflessioni e di workshop.Le immagini sono di Marco Alpozzi, Mauro Donato, Max Ferrero, Mirko Isaia, Giulio Lapone, Matteo Montaldo, Giorgio Perottino, Andreja Restek, Paolo Siccardi e Stefano Stranges, mentre i video sono di Stefano Bertolino e Cosimo Caridi. L’obiettivo del progetto è quello di fornire un punto di vista sulla crisi dei migranti, un punto di vista sfaccettato e multiforme, tanti sono gli autori impegnati in questo reportage collettivo; raccontare il «volto umano» della crisi dei migranti
partendo dalle persone, dagli sguardi, dalle storie; valorizzare quanto costruito in questi anni dai nostri territori sul tema dell’accoglienza e dell’integrazione. Le foto e i video sono stati realizzati tra il 2014 e il 2016 in alcuni dei momenti e dei luoghi più drammatici dell’emergenza profughi, come le isole di Lesbo e Kos, la frontiera di Idomeni, la giungla di Calais, ma anche i Balzi Rossi vicino a Ventimiglia o il mare al largo di Lampedusa. Per l’allestimento, si è scelto un percorso tematico, per guidare il pubblico nei vari momenti che scandiscono la quotidianità di chi dalla propria terra intraprende il cammino verso un mondo migliore.
Nell’itinerario espositivo si è così scelto di individuare e concentrare l’attenzione sulle fasi salienti di questi viaggi: il «Mare», trampolino e naufragio verso il miraggio di un nuovo mondo; la «Strada», attraverso i campi, i fiumi, le lande desolate delle terre di nessuno; l’arrivo davanti alle «Barriere», fatte di reti, muri, confini; i
«Campi», luoghi di attesa, di riposo, di speranza, di paura; «Incontri» tra le società, i turisti e i migranti. La mostra è stata realizzata dall’associazione Allievi del Master in Giornalismo Giorgio Bocca e dalla Regione Piemonte e affronta il tema osservandolo da tre diversi punti di vista: quello dell’esperienza e della narrazione internazionale, quello dell’esperienza del sistema di accoglienza e quelle degli strumenti di inclusione della Regione Piemonte.
chiesa con bestemmie e svastiche rivela il grado di avvilimento a cui si è giunti. Si poteva capire ,in passato e forse anche nel presente, la bestemmia dell’operaio in fabbrica o del contadino
più odiosa e grossolana come la bestemmia, debba essere considerata un reato: ciascuno ha, per esprimersi, i mezzi che ha. C’è il santo e il bestemmiatore, il poeta e lo scaricatore portuale, con in mezzo tanta gente banale che non ha opinioni e che non prega e non bestemmia. Divertirsi offendendo gli altri risulta tuttavia particolarmente difficile da comprendere. Mi piacerebbe conoscere il grado di acculturazione dei questi giovani e dove hanno
nel laico Croce il suo strenuo difensore: così nacque il famoso “Perché non possiamo non dirci cristiani” durante la sua villeggiatura in Piemonte. Certo gli untorelli che usano la bomboletta spray non costituiscono pericoli di sorta, perché lo fanno per divertimento. Dopo aver giustificato per troppi anni l’ignoranza e aver declassato la funzione della scuola anche come scuola di civismo, ci ritroviamo a fare i conti con questi giovani che certo sono un’eccezione, ma spesso l’eccezione purtroppo conferma la regola. Sono i figli di una società malata e nichilista e il prodotto deteriore di una scuola che non riesce più a svolgere la sua funzione.

che molte persone che stimo non vedano o fingano di non vedere i pericoli che incombono. Che preferiscano applaudire entusiasticamente anziché provare a ragionare. Che si spellano le mani quando sentono dire che la legislatura è finita con il voto del 4 dicembre (ed è vero, nella sostanza) e che si indignano però se si fa notare come quel voto abbia anche chiuso il ciclo dell’attuale gruppo dirigente del PD e che sia necessario un nuovo congresso. In altri tempi, dopo tre sconfitte consecutive si sarebbe sentito il bisogno di una nuova legittimazione congressuale. Oggi si fa finta di nulla, anzi si spera che i contestatori (che non sempre hanno ragione) tolgano il disturbo.
Il Museo del Risparmio di Torino lancia una call for action: “fateci avere i vecchi quaderni dei conti della vostra famiglia”. Daranno un contributo prezioso alla mostra che il Museo sta preparando nelle sue sale in vista dell’8 marzo.
Venerdì 3 febbraio alle ore 18 nella sede del Centro Pannunzio, Sala “Sergio Pininfarina” (via Maria Vittoria 35 H, Torino), Pier Franco Quaglieni terrà una conferenza sul tema: 1947, UN ANNO CRUCIALE DELLA STORIA D’ITALIA, SETTANT’ANNI DOPO.
da una dittatura comunista incombente, facendo fare al Paese una scelta di campo inequivocabilmente occidentale. Si è trattato di un periodo tormentato, animato da forti passioni e scosso da profonde, laceranti conflittualità che hanno pesato nella storia successiva. Fu l’anno della Costituzione, del Trattato di Pace, del passaggio di Istria e Dalmazia alla Jugoslavia, della scissione di Palazzo Barberini, della strage di Portella della Ginestra, della morte di Vittorio Emanuele III. I 70 anni trascorsi offrono l’opportunità di enucleare i temi più importanti per una ricostruzione storica mettendo a confronto tante opinioni discordanti per offrire a chi ascolta la possibilità di trarre le conclusioni che ritiene.