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“Italiani d’Albania” al Polski Kot di Torino

italiani albania 2Mercoledì 18 gennaio alle ore 21, al  Polski Kot di via Massena n.19 a Torino, si terrà la presentazione del libro “Italiani d’Albania” (Città del Sole Edizioni) di William Bonapace, alla presenza dell’autore, di Donatella Sasso (storica dell’Istituto Gaetano Salvemini di Torino) ed Eric Gobetti (ricercatore e storico specializzato nella storia dei Balcani). Alla fine della seconda guerra mondiale le frontiere dell’Albania, nel giro di poco tempo, si chiusero ermeticamente al proprio interno, trattenendo anche numerosi cittadini italiani, giunti nel Paese delle Aquile per motivi e in tempi diversi. Una storia in larga parte dimenticata o volutamente nascosta da parte italiana per celare il passato fascista e la rovinosa ritirata dopo l’8 settembre 1943, per non inficiare i rapporti internazionali del nuovo ordine geopolitico postbellico, ma anche per semplice quanto banale inerzia amministrativa e politica. Furono i barconi dei primi anni novanta, carichi di albania italianicittadini albanesi diretti verso il mito dell’Italia prospera e libera, in cerca della loro personale America, o Lamerica come il titolo del film di Gianni Amelio, a riportare nella patria perduta alcuni di quegli italiani. A partire da quel periodo iniziarono a trapelare storie di isolamento, anni di carcere politico duro, maltrattamenti, esclusione sociale e culturale. Una storia lunga e articolata, che si innesca a partire dalle velleità imperialiste del fascismo. Di queste vicende dimenticate e ancora grandemente sconosciute ne scrive per la prima volta William Bonapace, ricercatore, storico e docente, che ha condotto ricerche d’archivio, ha ascoltato testimoni dell’epoca, ha viaggiato nei luoghi di cui narra. Al di là della rigorosa ricostruzione storica, ha saputo far emergere con sapienza e delicatezza drammi personali e familiari, stupore e sofferenza per destini non scelti, ma subiti senza possibilità di scampo.

Aumenti Frecciarossa, il commento di Chiamparino

chiampa lausIl presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino e l’assessore ai Trasporti Francesco Balocco commentano così la notizia degli aumenti degli abbonamenti Frecciarossa Torino-Milano

Sapevamo solo che avrebbero diversificato gli abbonamenti, differenziando fra i 5 e i 7 giorni. Ma non eravamo certo stati avvisati di questi aumenti spropositati. Evidentemente l’obiettivo è quello di disincentivare i pendolari. 

perchè un aumento del 35% del settimanale, e del 20% del lunedì-venerdì, non può che voler dire treno frecciarossa milletenere lontani i pendolari dal Frecciarossa.

L’assessore Balocco ha sentito questa mattina Barbara Morgante, ad di Trenitalia, preannunciandole che la Regione manderà una lettera a Renato Mazzoncini, ad di Ferrovie dello Stato e al Ministero dei Trasporti, in qualità di socio unico di FS: “Nella lettera chiederemo a Trenitalia di soprassedere a questi aumenti, che sono fuori da qualsiasi ragione economica e anche di buon senso, sottolineando che se treno frecciarossal’azienda dovesse persistere nella sua posizione, ciò non favorirà certo il clima e il sistema di relazioni fra Regione e Trenitalia.

Impossibile per la Regione prevedere un sostegno economico diretto per gli abbonamenti Frecciarossa, ma l’assessorato ai Trasporti ricorda l’impegno nel rafforzare l’offerta dei regionali veloci, che attualmente offrono abbonamenti mensili che superano di poco i 100 euro. “Il nuovo servizio partirà entro marzo, e sarà competitivo sia per qualità che per velocità. A conti fatti, nella tratta Porta Nuova-Porta Garibaldi, il tempo di percorrenza di un regionale “fast”sarà inferiore a quello dei Frecciabianca.” conclude Balocco.  

 

(foto:  il Torinese)

Specialisti dell’automazione e dell’Industry 4.0

Riparte il Master di II livello in Industrial Automation del Politecnico di Torino, organizzato insieme a Comau e Prima Industrie, con il finanziamento della Regione Piemonte; nell’edizione 2017-2018 il percorso didattico si concentra sulle tecnologie della “quarta rivoluzione industriale”, che stanno modificando sempre più il panorama dell’industria manifatturiera internazionale.

 comau master gennaio

                                                                       

Si è tenuta oggi, alle ore 9.30, presso la Sala Consiglio di Facoltà del Politecnico di Torino, la cerimonia d’apertura della VI edizione del Master in Industrial Automation del Politecnico di Torino, organizzato insieme a Comau e Prima Industrie e finanziato dalla Regione Piemonte. Oltre a consolidare l’offerta formativa e professionale proposta con successo ormai dal 2012 – che ha portato finora oltre 90 studenti ad essere assunti in Comau a tempo indeterminato, e che vede nella nuova edizione in partenza, 22 neo-assunti per Comau e 3 per Prima Industrie – la nuova edizione del Master presenta anche alcune importanti novità, per poter fornire ai partecipanti gli strumenti idonei a comprendere e poi guidare il cambiamento in atto nei processi produttivi industriali.

politecnicoQuello dell’automazione industriale è un mercato sfidante e in continua espansione, che necessita di figure professionali altamente specializzate, dalle elevate competenze tecniche e gestionali. L’obiettivo del Master è quindi quello di investire sui giovani neolaureati di talento, dando loro la possibilità di sviluppare tali skills direttamente sul campo.

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In particolare, nel biennio in partenza, il fulcro del percorso formativo è costituito dall’Industry 4.0, ovvero la cosiddetta “quarta rivoluzione industriale”, e dalle tecnologie abilitanti ad essa connesse che sempre più stanno interessando – e trasformando – il panorama dell’industria manifatturiera internazionale.

La principale novità dell’edizione 2017-2018 consiste nell’introduzione di tre differenti indirizzi di specializzazione, tutti connotati da attività in aula e on the job: uno dedicato all’innovation, uno al product development e uno di carattere più gestionale, incentrato sul project management.

Il Master si struttura in un percorso di formazione e lavoro che prevede l’assunzione diretta degli studenti – tra i migliori laureati in Ingegneria provenienti da Università italiane ed estere – in Comau e Prima Industrie, attraverso un contratto di alto apprendistato. Il corso, totalmente in lingua inglese, consta di 540 ore di lezione il primo anno e 660 ore dedicate al project work, nel secondo anno. Le lezioni sono tenute dai migliori manager di Comau, di Prima Industrie e da docenti del Politecnico di Torino.

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Come rileva Mauro Fenzi, CEO di Comau: “La nostra azienda crede da sempre nel valore dei giovani talenti e nel loro prezioso contributo nella realizzazione di nuove soluzioni per il mondo industriale, che vive un periodo di grande trasformazione. Penso soprattutto alle sfide imposte dal nuovo paradigma dell’Industry 4.0, su cui l’edizione di quest’anno del Master è incentrata. In un mondo influenzato dalle nuove tecnologie digitali, sono sempre più necessarie le competenze di una nuova generazione di professionisti capaci di padroneggiarle e che siano permeati di questa cultura dell’innovazione. Comau è pronta ad accettare la sfida e a rendersi protagonista insieme a loro di questo cambiamento. Per questo motivo continuiamo a organizzare, per il sesto anno consecutivo, questo Master così come tutti gli altri learning programs della Comau Academy. Tra questi, sempre in tema di Industry 4.0, a fine marzo partirà il nuovo Master in Manufacturing Automation & Digital Transformation, rivolto ad aziende e manager che vogliano acquisire le competenze necessarie a far fronte alla trasformazione digitale in atto nel settore dell’automazione industriale”.

POLITECNICO“Grazie ai Master in Industrial Automation e Additive Manufacturing organizzati nel 2016 con il Politecnico di Torino e Comau, 6 giovani talenti sono entrati a far parte del nostro Gruppo.” – aggiunge Gianfranco Carbonato, Executive Chairman di Prima Industrie. “La nostra partecipazione alle nuove edizioni conferma la nostra convinzione che le nuove generazioni siano portatrici di approcci innovativi e nuove energie, di cui le aziende hanno sempre bisogno, e che i Master siano un eccellente strumento per incontrarle, selezionarle e formarle. E’ importante che quest’anno il  Master sia focalizzato sull’Industry 4.0: sistemi autonomi, integrazione e interconnessione di macchine e aziende, Additive Manufacturing, Big Data, Cloud, IoT e realtà aumentata si stanno sempre più diffondendo nelle aziende manifatturiere e saranno indubbiamente i pilastri della produzione del futuro.”

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Commenta il Direttore della Scuola di Master e Formazione Permanente del Politecnico di Torino, Carlo Rafele: “Negli ultimi anni il modello formativo si è profondamente trasformato. Il Politecnico di Torino è sempre più impegnata a offrire modalità formative innovative, sia per quanto riguarda la composizione didattica, miscelando le componenti d’aula con quelle on the job, sia per quanto concerne le tecniche erogative, che comprendono l’e-learning, lo streaming video, i team works avanzati. Ma non basta. Così come la ricerca viene condotta sempre di più in partenariato con le imprese, anche la didattica deve essere progettata in collaborazione con le esigenze aziendali per ridurre i tempi di inserimento nel mercato del lavoro grazie a contenuti formativi rapidamente utilizzabili, avviando la formazione aziendale in parallelo a quella accademica. I corsi in apprendistato, finanziati dalla Regione Piemonte, permettono proprio di configurare questa modalità formativa che sta portando i suoi frutti anche grazie a partenariati solidi e costanti nel tempo come quello con Comau e Prima Industrie. Tutto ciò ci permette di proporre per la sesta edizione questo percorso formativo che si è consolidato negli anni e ha permesso a molto giovani di accedere al mondo del lavoro attraverso un percorso diretto ed efficace”.

penteneroGiovanna Pentenero, Assessora al Lavoro e Formazione professionale della Regione Piemonte sottolinea: “Sull’alto apprendistato, che rappresenta per i giovani un’importante opportunità di imparare associando la formazione universitaria all’apprendimento in impresa, la Regione Piemonte ha deciso di scommettere stanziando, fino al 2018, 5 milioni di euro, per finanziare percorsi formativi  rivolti a circa 500 ragazzi. Inoltre, la giunta regionale ha deciso di creare una sinergia tra lo strumento contrattuale dell’alto apprendistato, applicabile a  tutti i percorsi accademici, e i programmi di ricerca finanziati dal fondo europeo di sviluppo regionale. Questo consente ai giovani di essere inseriti, ad esempio, nei percorsi dell’Industria 4.0, come nel caso di Comau, o nei progetti  di industrializzazione della ricerca, chimica verde, salute. Ad oggi sono circa 1000 i ragazzi assunti in alto apprendistato in Piemonte, che hanno partecipato a percorsi di Istruzione tecnica superiore, Laurea,  Dottorato, Master di I e II livello. Gli esiti formativi e occupazionali sono molto positivi: il 94% dei giovani che ha terminato il percorso formativo ha ottenuto il titolo di studio e il 100% degli apprendisti è stato confermato dalle imprese in cui ha svolto l’apprendistato”.

 

Ad aprire la cerimonia di inaugurazione del Master è stato Ezio Fregnan (Comau Training Manager). È stato quindi trasmesso un video capace di condensare al meglio i capisaldi della “Quarta rivoluzione industriale”, leitmotiv dell’intero programma. A seguire, sono stati proposti gli “Essay Experience” dei partecipanti della quinta edizione del Master e i project work condotti dagli studenti della quarta edizione, coordinati da Massimo Ippolito (Comau Innovation Manager). Luca Iuliano (Politecnico di Torino – coordinatore scientifico del Master) ha presentato quindi la nuova struttura del Master. L’introduzione della sesta edizione e la presentazione dei nuovi partecipanti per il biennio 2017-2018 è stata affidata a Luca Civitico (Comau HR Business Partner EMEA & BU Automation Systems) e a Fabrizio Cau (Prima Industrie Divisional HR Manager – Vice President). Hanno chiuso l’incontro, infine, gli interventi di Marco Gilli (Rettore del Politecnico di Torino), Carlo Rafele (Direttore della Scuola di Master e Formazione Permanente del Politecnico di Torino), Donatella Pinto (Comau Head of Human Resources), Ezio Basso (Prima Industrie Managing Director), Giovanna Pentenero (Assessore all’Istruzione, al Lavoro e alla Formazione professionale della Regione Piemonte), e la cerimonia di consegna dei diplomi della quinta edizione.

 

Vita da albero: abbattimenti e messa in sicurezza per 8500 piante

Po donnaSono in corso gli interventi sul patrimonio arboreo comunale torinese  risultati necessari a seguito della consegna dei referti relativi alla prima tranche (oltre 8.500 alberi controllati) dell’appalto del controllo di stabilità degli alberi.  Le piante su cui risulta necessario intervenire sono 284:  176 abbattimenti e 108 interventi di potatura, un numero che può sembrare elevato ma che deve essere rapportato agli 8.652 alberi che sono stati visionati in questa tranche di controlli; la percentuale di piante “sensibili” è dunque del 3,28 %, un dato accettabile per un patrimonio arboreo “adulto” e che, come nel caso torinese, ha una età media superiore ai 50 anni.  I controlli effettuati nei mesi scorsi sono stati dedicati a diversi corsi, vie e parchi cittadini, nonché a numerosi giardini scolastici (2841 sono le piante controllate in 116 scuole, riscontrando complessivamente 61 piante da abbattere). Diversi abbattimenti si dovranno effettuare nei corsi Re Umberto (11), Siracusa (12), Sebastopoli (16), Racconigi (5), Monte Grappa (4 su 197 controlli), Belgio (6), Tortona (2), Vigevano (6), nelle vie Sempione (4), San Donato (3).VALENTINO3
Fanno parte di questa tranche anche gli oltre 1400 controlli nel Parco del Valentino/corso Massimo d’Azeglio, con relativi interventi già effettuati lo scorso mese di settembre.
Nello storico Parco della Tesoriera, purtroppo, le piante sensibili, su 370 alberi controllati, sono risultate 16 (7 da abbattere e 9 su cui si cercherà di mantenerle con interventi di potatura). Come da prassi, prima di arrivare alla classificazione definitiva, le piante sono state indagate approfonditamente in modo da togliere ogni dubbio e valutare la possibilità di mantenere in piedi gli alberi: si consideri, infatti, che sono state fatte 27 tomografie, 4 analisi in quota ed 8 prove di trazione, con cui si simula l’effetto del vento, in modo da stimare la tenuta alla rottura ed al ribaltamento. Si tratta di analisi non routinarie, complesse e onerose, che si fanno quando ci sono dubbi e/o ci si trova di fronte ad alberi di pregio; si cerca, doverosamente, di salvaguardare tale patrimonio, non trascurando allo stesso tempo il rischio per l’incolumità pubblica.
Nel caso specifico, tra l’altro, le attenzioni non si fermeranno alla gestione degli interventi di potatura ed abbattimento, che saranno effettuati a breve, ma proseguiranno con uno studio sulle condizioni del patrimonio arboreo del Parco, perché oramai da una decina di anni si assiste ad un deperimento generale, che ha portato all’abbattimento, non evitabile, di esemplari di grandi dimensioni; pertanto, nei prossimi mesi i tecnici della Città faranno delle valutazioni approfondite, in collaborazione e con il valentinosupporto dell’Università di Torino, con cui è operativa una collaborazione sul tema delle fitopatologie in ambiente urbano, allo scopo di individuare le cause e possibili strategie di contenimento. Come noto, la Città di Torino, il cui patrimonio arboreo pubblico è di entità molto rilevante, dalla metà degli anni ‘90 sottopone le piante del territorio cittadino a periodici controlli della stabilità, affidati con specifica gara d’appalto a professionisti esterni specializzati (dottori agronomi e forestali, periti agrari) e le attività sono sottoposte al coordinamento ed alla supervisione dei tecnici comunali; ogni 3 mesi gli appaltatori consegnano alla città le risultanze delle indagini del patrimonio arboreo analizzato in tale periodo. I controlli sono effettuati prevalentemente secondo quanto previsto dal metodo VTA “Visual tree assessment” e consentono di ridurre il pericolo derivante dalla potenziale caduta di alberi, rimuovendo le piante gravemente instabili o, in tutti i casi in cui ciò sia possibile, effettuando degli speciali interventi di potatura o consolidamento, che riducano la propensione al valentinocedimento, ristabilendo l’equilibrio della pianta.  Quella effettuata lo scorso mese di dicembre è la prima consegna dei risultati dei controlli da quando è stato aggiudicato il nuovo appalto, che prevede numerose novità dal punto di vista tecnico gestionale. Si tratta infatti della prima gara della Città di Torino per tale servizio che viene aggiudicata con il meccanismo dell’offerta economicamente più vantaggiosa, dunque non al massimo ribasso, ma valutando il progetto tecnico e le caratteristiche qualitative dell’offerta. Inoltre, in tale appalto si prevede una maggiore attenzione verso gli approfondimenti strumentali (tomografie obbligatorie per le piante con diametro tronco superiore ai 70 cm.) e il caricamento diretto da parte dei professionisti dei dati rilevati sul nuovo software per la gestione integrata del patrimonio arboreo della Città di Torino, ALBERA.TO. Laddove possibile ed opportuno dal punto di vista tecnico, sarà programmata la sostituzione delle piante rimosse; i casi più impattanti dal punto di vista numerico e/o funzionale (in cui la rimozione degli alberi pregiudichi la fruizione dell’area) saranno oggetto di specifiche valutazioni (inserimento nella lista ambiti del progetto “Regala un Albero alla tua città”, riqualificazione di banchine ed ambiti, etc.). Le operazioni, salvo condizioni meteo avverse, avranno inizio non appena saranno espletate tutte le formalità burocratiche e logistiche. Nei casi più gravi, la rimozione è già avvenuta. Gli interventi vengono realizzati da parte di imprese appaltatrici diverse e senza nessuna relazione con chi ha eseguito i controlli; durante tutte le operazioni i tecnici comunali seguono sul posto le attività. Le analisi di stabilità sono documenti disponibili presso il Servizio Verde Gestione e consultabili dai cittadini con richiesta di accesso agli atti.

(p.v.) – www.comune.torino.it

(foto: il Torinese)

Anno nuovo idee nuove. La Visione spinge all’azione

Ogni nuovo inizio ci spinge verso il rinnovamento, sia serva per mantenere elevato il grado di performance acquisita, sia per ricercare opportunità di miglioramento della situazione attuale

 

di Antonio De Carolis

 

L’inizio di ogni anno rappresenta per molti di noi il momento delle decisioni importanti. carolis 2017 3

Anche per le aziende sembra essere così: infatti alcune strategie aziendali prendono il via proprio in occasione dell’inizio dell’anno o in prossimità di esso. Una delle principali motivazioni di questa scelta è ovviamente dettata dal fatto che qualsiasi tipo di cambiamento, sia esso strategico, organizzativo o di politica commerciale, è accompagnato da un budget di spesa che va verificato, ricercato e reso disponibile prima dell’avvio.

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Per svolgere quest’attività non sempre simpatica, quindi, è necessario “contare il denaro nel cassetto” e per farlo, si sa, è indispensabile attendere il momento di “chiusura della cassa”.

Per questo motivo, le nuove politiche commerciali, i nuovi inserimenti di risorse specifiche o le ristrutturazioni di tipo organizzativo tendono spesso a essere “concentrate” in questo periodo.

Ogni nuovo inizio ci spinge verso il rinnovamento, sia serva per mantenere elevato il grado di performance acquisita, sia per ricercare opportunità di miglioramento della situazione attuale.

In psicologia applicata alla negoziazione si è soliti definire un obiettivo come la differenza tra lo stato attuale e lo stato desiderato e, forse, è anche per questo che gennaio è spesso il momento nel quale tagliamo il nastro di partenza della corsa verso i traguardi che ci siamo prefissati.

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carolis 2017Per molti manager, l’anno nuovo è una sorta di New deal di Roosveltiana memoria che ha lo scopo di “porre rimedio agli errori commessi” in precedenza e di “rafforzare i punti” di forza messi in evidenza da un’attenta valutazione della performance. Non va nemmeno trascurato, a nostro avviso, il vecchio detto popolare: “Anno Nuovo Vita Nuova”, perché questo fa capolino nelle menti di molti di noi, predisponendoci ad accettare in modo migliore il cambiamento.

 

 

In questi primi giorni di gennaio, è già capitato di carolis 2017 2sentire persone trasferite in altre sedi lavorative, altre che hanno cambiato azienda, altre ancora che hanno lanciato un nuovo prodotto o una nuova iniziativa. Come dire: Situazioni oggettive che confermano questa nostra teoria.

 

A questo punto non resta che assecondare il cambiamento cavalcandolo verso la novità.

Personalmente amo molto questo periodo perché, qualunque sia la situazione verso la quale ci condurrà, rappresenta sempre e comunque un momento d’innovazione, azione e speranza, quindi di visione fortemente positiva. Lasciamoci guidare dall’istinto e dall’esperienza e agiamo consapevolmente, perché la lettura dell’oroscopo non può essere l’unica attività che movimenta “il nostro star fermo”.

Buon Anno a tutti.

 

 

decarolisAntonio DE CAROLIS

Presidente CDVM – Club Dirigenti Vendite e Marketing

presso Unione Industriale di Torino

www.cdvm.it

 

 

Il volontariato tra valore economico e sociale

Il tasso di volontariato è pari al 12,6 per cento della popolazione: un italiano su 8. Sono 126 milioni le ore dedicate dagli italiani al volontariato in quattro settimane

 

di  Paolo Pietro Biancone *

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Sono 6,63 milioni gli italiani che hanno almeno 14 anni e hanno svolto nel 2013 un lavoro volontario, definito come “attività prestata gratuitamente e senza alcun obbligo”, per almeno una volta al mese. La maggior parte di loro – oltre 4 milioni – lo ha fatto all’interno di organizzazioni (associazioni, comitati, movimenti, gruppi informali), i restanti direttamente a favore di altre persone, della comunità o dell’ambiente. Il tasso di volontariato è pari al 12,6 per cento della popolazione: un italiano su 8. Sono 126 milioni le ore dedicate dagli italiani al volontariato in quattro settimane. Considerando una settimana lavorativa di 40 ore, l’ammontare del lavoro volontario si può considerare equivalente a circa 787mila persone occupate a tempo pieno. L’Istat scatta una fotografia di alto livello su un fenomeno che ha un valore sociale ed economico di rilievo.

Campione d’indagine. In totale, sono stati raccolti i dati riguardanti 44.182 associazioni: non solo quelle iscritte ai registri pubblici, ma anche quelle registrate unicamente nelle banche dati dei Centri di Servizio. Il risultato è fotografia più dettagliata del mondo del volontariato mai realizzata in Italia. La maggior parte opera nel campo dell’assistenza sociale (11.812) e della sanità (9.098): da sole queste due classi racchiudono il 55 per cento del totale delle associazioni. Seguono quelle che si occupano di cultura, sport e ricreazione. Anziani e minori sono le categorie primarie di utenti con il 25,4 per cento, mentre si dedicano a malati e disabili il 18 per cento delle organizzazioni.

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Si occupano di nomadi, immigrati o profughi il 5,7 per cento. Al nord e nel centro si trovano oltre la metà delle associazioni: Lombardia, Toscana, Lazio, Piemonte, Emilia Romagna sono le regioni in cui le realtà del volontariato sono più radicate. Se però si confronta il numero di abitanti con quello delle organizzazioni, sono Friuli Venezia Giulia e la Valle d’Aosta ad avere più onlus. Al sud e nelle isole si registrano, invece, le percentuali più basse: rispettivamente il 17 e il 6 per cento del totale.

Sono i volontari, che danno vita alle associazioni, che rispondono a bisogni collettivi che non possono essere soddisfatti da aziende pubbliche e private e lo fanno senza un interesse retributivo. Cosa spinge un individuo a dedicare il proprio tempo agli altri, senza apparente tornaconto.

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Nelle ricerche psicologiche che si sono occupate dell’argomento il modello più conosciuto che individua sei classi di motivazioni al volontariato è quello “funzionalista” di Snyder e collaboratori (Omoto, Snyder, 1995; Clary et al., 1998; Snyder, Omoto, Crain, 1999; Stukas, Snyder, Clary,1999; Snyder, Clary, Stukas, 2000; Snyder, Omoto, 2001):

  • valori personali (values): esprime la presenza di interesse umanitario per gli altri.
  • comprensione (understanding): permette di mettere in pratica abilità, capacità e conoscenze che altrimenti rimarrebbero inespresse.
  • valori sociali (social): permette relazioni significative con gli altri.
  • carriera (career): permette di avere vantaggi per la propria carriera.
  • protezione (protection): protegge l’Io dai sensi di colpa per essere più fortunato di altri o per sviare l’attenzione dai problemi personali.
  • miglioramento (enhancement): vengono utilizzate le risorse positive dell’Io per accrescere la fiducia in sè stessi e l’autostima.

Oltre all’interesse per il prossimo e alla volontà di aiuto molti autori hanno sottolineato gli aspetti egoistici delle motivazioni. Batson (1987; 1998) distingue tra interesse empatico, come motivazione puramente altruistica, e il disagio personale dove si aiuta il prossimo per ridurre il personale stato di disagio di fronte alla sofferenza altrui; si tratta in questo caso di motivazione egoistica.

Il volontariato rappresenta, in taluni casi, un mezzo per accrescere la propria autostima perché ci si sente utili, indispensabili o con una parte di rilievo nel miglioramento della condizione di vita di un’altra persona. In altri casi, invece, rappresenta un’occasione per occupare il tempo libero, o un’occasione di socializzazione, soprattutto per persone come anziani e casalinghe che hanno ampia disponibilità di tempo e cercano occasioni per mettersi alla prova, per impegnarsi socialmente. Infine, soprattutto per i giovani e per coloro che non sono ancora entrati nel mondo del lavoro, il volontariato rappresenta un’occasione di fare esperienze ed acquisire abilità facilmente spendibili in diversi contesti lavorativi. Studi recenti sul volontariato giovanile hanno confermato che l’impegno volontario è caratterizzato, oltre che da un andare verso l’altro, anche da un attingere dall’altro.

Rappresentano un asset sociale e anche aziendale, che merita valutazione e valorizzazione numerica per le aziende non profit stesse. Senza il volontariato le aziende non profit non esisterebbero.

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Citando A. Pangrazzi “quando si parla di volontari c’è la tendenza a sottolineare l’aspetto gratuito del loro servizio, il loro altruismo, la loro dedizione, il loro disinteresse. In realtà la loro gratuità e il loro altruismo vanno ridimensionati. È vero, i volontari non sono pagati ma non lavorano per niente. Il volontariato non è solo un modo per aiutare gli altri, ma uno strumento per appagare esigenze ed interessi personali. Scavando un po’ sotto le intenzioni più genuine e altruistiche, si trovano molti risvolti personali. Per alcuni il volontariato è molto gratificante perché dà significato nuovo alla vita, per altri serve ad alleviare un certo senso di isolamento; per altri ancora può contribuire alla pace interiore o alla soddisfazione di avere un certo protagonismo. Forse non è del tutto azzardato suggerire che spesso i volontari hanno più bisogno degli assistiti che non gli assistiti dei volontari”.

Un altro aspetto che può rientrare tra le motivazioni egoistiche è il riconoscimento sociale di cui gode il volontario. È plausibile pensare che, visto che l’attività di volontariato risulta agli occhi della società positiva e benefica, queste qualità vengano trasferite su chi effettua l’attività e quindi venga giudicato più positivamente e favorevolmente rispetto al resto della società. Sarebbe per questo plausibile pensare che il volontariato accresca quella parte della persona narcisista che si alimenta e trae benessere dai giudizi positivi e dagli elogi che vengono dalla società.

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Secondo una ricerca di Berti il solo fatto di prestare attività volontaria costituisce un aspetto importante nella formazione di impressioni di personalità, si viene investiti da un alone di positività rispetto a chi non fa questa attività. I volontari vengono considerati “persone migliori di tante altre” e “da ammirare”. Secondo questo studio si potrebbe affermare che si mettono a disposizione tempo e risorse per guadagnarne in riconoscimento sociale, inoltre per fare volontariato non occorrono qualifiche specifiche e quindi è una forma di gratificazione “facile e alla portata di tutti”.

È per questo che alcuni autori mettono in guardia dal sentimento di onnipotenza che può investire il volontari: sentendosi gratificato e riconosciuto potrebbe toccare quei sentimenti di infallibilità che portano la persona a non vedere più l’altro ma a sostituirsi a lui convinto di procedere per il meglio.

Un altro aspetto interessante che emerge dalla ricerca di Berti è che il riconoscimento sociale è diverso a seconda del tipo di volontariato. Mettendo a confronto un campione di volontari che svolgono attività presso un’associazione che si occupa di assistenza a persone anziane e un’altra che si occupa di cani abbandonati è emerso che chi svolgeva la prima attività ha un riconoscimento sociale maggiore di chi svolgeva la seconda. Ulteriore aspetto psicologico che contribuisce alla scelta di fare volontariato è, secondo Caprara (2003), l’autoefficacia percepita dai volontari.

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*Professore Ordinario di Economia Aziendale e presidente del corso di studi in Professioni Contabili

Senzatetto: “La battaglia contro il freddo si combatte sempre”

neve1Le prime vittime dell’ondata di gelo, viene detto ogni giorno, sono i senzatetto. Le principali città, inclusa la nostra, hanno adottato misure straordinarie. “Ma quella con il freddo è una battaglia che si combatte la maggior parte dei giorni dell’anno per chi non ha un posto dove dormire.” denuncia Nicola Samana operatore di lunga data al servizio, in strada e nei dormitori, dei senzatetto torinesi e che ha da poco aperto un blog per raccontare le loro storie. “Talvolta le giacche e le coperte donate dai volontari non sono sufficienti. Se non trovano posto nei dormitori, queste persone possono recarsi alla Pellerina, dove sono allestiti container con stufa e letti. – continua Nicola – Ma sono molto spartani e i controlli scarsi: spesso si finisce per essere derubati o molestati tanto da preferire dormire in strada.” Il clochard imbruniredegrado delle strutture spiegherebbe, sentendo Nicola e le interviste televisive dei diretti interessati, anche i posti vuoti all’interno dei dormitori.

 

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Si può tentare di definire un profilo del senzadimora torinese? Nicola Samana risponde cosi: “Per quanto ho potuto verificare durante la mia clochard donnaesperienza in città, la quasi totalità è gente comune che ha subito un tracollo finanziario per la perdita del lavoro. Per questa ragione si è trovata dall’oggi al domani a vivere la strada, a mettersi in fila per i vari dormitori della città. Il senzatetto medio ha tra i 40 e i 50 anni, è spesso diplomato, e non viene chiaramente da famiglie agiate. Ultimamente sono sempre di più gli under 30.” A conferma di ciò che mostrano gli ultimi rilevamenti dell’Istat che stravolgono il vecchio “modello di povertà italiano” e per i quali oggi la povertà assoluta tosetto barbonirisulta inversamente proporzionale all’età, diminuisce all’aumentare di quest’ultima. La persistente crisi del lavoro ha infatti penalizzato (o meglio, sta ancora penalizzando) soprattutto giovani e giovanissimi in cerca di una prima/nuova occupazione e gli adulti rimasti senza un impiego.

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Non ha senso, invece, almeno secondo ciò che rivela Nicola, provare a tratteggiare una “giornata tipica” da senza dimora: “Le loro storie sono così differenti che è difficile trovare nella quotidianità dei tratti comuni. Per questo ho voluto scrivere le loro storie: per dare una clochard 63visione di questo panorama molto eterogeneo. Io scrivo di Giuseppe, maestro di karate che è stato nei boschi della Val di Susa per un anno, o di Antonio, ex imprenditore nei guai con la legge per colpe non sue. Quando si svegliano la mattina le loro strade si dividono, tutti inseguono la sopravvivenza. Inseguono i pasti caldi e i pochi visi amici che li sono rimasti.” Solitamente non si tratta, comunque, di persone che rifiutano le regole e le convenzioni sociali, che cercano sistemi di vita alternativi: “Io credo che il rifiuto delle convenzioni del nostro sistema sociale sia più una conseguenza. Vivendo in strada, cambiano i parametri di riferimento, molte persone hanno infatti radicalmente mutato il loro modo di essere.” spiega, come ultima annotazione, Nicola Samana.

 

Gaetano Farina

                                                                                                                                 (foto: il Torinese)

Lavori di risparmio energetico, ecco le agevolazioni fiscali

caldaia energiaIl termine ” risparmio energetico” include tutta quella serie di lavori che portano a una riduzione del fabbisogno energetico dell’edificio privato o condominiale, compresi la coibentazione, gli interventi ai pavimenti, alle finestre (doppi vetri), l’installazione di pannelli solari per produrre acqua calda (non i pannelli fotovoltaici ), la sostituzione di impianti per la climatizzazione invernale, le caldaie a condensazione, i generatori a pompa di calore. Alla fine del 2016 sono state inserite anche le opere di schermatura solare, quali le tende che riparano dal sole e gli impianti di climatizzazione invernale dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili. Parliamo del risparmio energetico con il dottor Dario Concato, commercialista con studio a Torino, in corso Re Umberto 56.

– Qual è la cifra delle agevolazioni?

pannello_solare energiaIl 65% dell’importo speso viene restituito dallo Stato sotto forma di detrazione d’imposta un decimo l’anno per i successivi dieci anni. Bisogna sottolineare che, per poter usufruire delle detrazioni, è necessario che il contribuente abbia in dichiarazione dei redditi un’imposta a debito.

– Quali sono i soggetti che possono usufruire della detrazione?

Sia le persone fisiche, sia i contribuenti che conseguono reddito d’impresa. Tra le persone fisiche figurano il proprietario, coloro che hanno un diritto reale sull’immobile (per esempio usufrutto), gli inquilini, coloro che hanno l’immobile in comodato, i condòmini per gli interventi sulle parti condominiali. Per tutti questi soggetti anche i familiari conviventi (coniuge, parenti entro terzo grado, affini entro il secondo grado).

– A chi passa la detrazione in caso di variazione nella titolarità dell’immobile?

Le quote di detrazione residue saranno fruite dal nuovo titolare, salvo che vi sia un diverso accordo da indicare obbligatoriamente nell’atto di trasferimento. Nel caso in cui la spesa sia stata effettuata dall’inquilino o comandatario ( contratto di comodato) il beneficio rimane a lui stesso. In caso di decesso il beneficio fiscale si trasmette all’erede che consegue nella detenzione materiale e diretta del bene.

– Come si deve procedere per richiedere la detrazione fiscale?finestra energia

Pe richiedere la detrazione fiscale è necessario effettuare il pagamento delle spese attraverso specifico bonifico bancario, da cui devono risultare la causale di pagamento, il codice fiscale di chi effettua il pagamento, il codice fiscale o la partita Iva del soggetto che ha effettuato I lavori. Entro 90 giorni dalla fine dei lavori sarà necessario trasmettere all’ENEA copia dell’attestato di certificazione e di qualificazione energetica (ove necessario) e la scheda informativa relativa agli interventi realizzati.

– Quali documenti conservare?

È necessario conservare la copia del certificato di osservazione redatto da un tecnico abilitato, la ricevuta tramite Internet della documentazione inviata dell’ENEA, le fatture e ricevute fiscali delle spese sostenute, le ricevute dei bonifici bancari postali con cui è stato effettuato il pagamento. Da notare che tutti I documenti sono da conservare per almeno 15 anni.

 

Dott. Dario Concato, corso Re Umberto 56, studio@darioconcato.it

Fca, Marchionne: “nessuno è così stupido da montare un software illegale”

fiat fcaNulla in comune tra il caso Volkswagen e quello Fca, dice Sergio Marchionne in una conferenza stampa dopo le accuse da parte dell’agenzia per la protezione ambientale americana sulla violazione delle norme sulle emissioni. “Noi dialoghiamo con l’Epa da più di un anno e per quanto conosco questa società, posso dire che nessuno è così stupido da cercare di montare un software illegale” Parola dell”amministratore delegato di Fca.

 

(foto: il Torinese)

Il “Sultano” Erdogan e la Turchia sotto assedio

Non si contano quasi più i nemici del “Sultano”. Sono talmente tanti che spuntano da ogni parte ma lui sembra incrollabile, granitico come un giannizzero imperiale, e pronto a rispondere colpo su colpo. La Bisanzio del terzo millennio, sfigurata e insanguinata, resiste agli assalti del Califfo, alle cannonate dei curdi, dei golpisti, dei fantomatici gulenisti e alle pressioni europee contro la deriva autoritaria in atto. Non mancano poi gli attacchi di quelle cosiddette forze oscure, un intreccio devastante di nazionalisti, estremisti di sinistra e servizi segreti deviati, che tramano tra le moschee di Sultanahmet e il Bosforo per colpire nel mucchio nei momenti più critici.

erdo

Non è forse un caso che l’assalto armato di una giovane recluta jihadista (secondo la tv di stato turca è originario del Kirghizistan, repubblica dell’Asia centrale) alla discoteca dei vip a Istanbul (almeno 39 morti), rivendicato dall’Isis con un messaggio scritto per la prima volta in lingua turca, sia avvenuto poche ore dopo l’entrata in vigore della tregua tra il regime siriano e i ribelli che dovrebbe porre fine alla guerra civile. Il voltafaccia di Erdogan, passato dal sostegno iniziale al Califfo allo scontro totale degli ultimi mesi, ha irritato non poco i miliziani dello “Stato Islamico” che lo accusano di tradimento e puntano il dito contro una Turchia definita dalla propaganda del Califfato perfino “apostata e sostenitrice dei cristiani infedeli”. L’obiettivo della neonata Triplice Intesa, Russia-Turchia-Iran, è quello di chiudere in fretta la crisi siriana e spartirsi il territorio in sfere di influenza ma prima bisogna cancellare la presenza dell’Isis in Siria.

ISTANBUL OZPETEK

La riconquista di Aleppo non significa la fine del conflitto. I combattenti jihadisti resistono nell’est del Paese, a Raqqa e a Deir el-Zor, nei sobborghi di Damasco e hanno da poco ripreso Palmira. Da metà luglio, dal giorno del fallito golpe contro Erdogan, il Paese della Mezzaluna vive praticamente sotto assedio con un netto calo di turisti stranieri terrorizzati dall’eventualità di saltare in aria visitando un museo, una moschea, una chiesa bizantina o un bazar. La Turchia è nel mirino non solo dei terroristi jihadisti ma anche degli estremisti curdi del Pkk e del Tak (i Falchi per la libertà del Kurdistan) che dieci anni fa sono usciti dal Pkk e hanno rivendicato stragi e attentati. Tra autobombe, kamikaze e attacchi terroristici è stato un anno e mezzo di sangue per la Turchia, dall’esplosione a Diyarbakir durante il raduno del partito filo-curdo Hdp, in piena campagna elettorale, il 5 giugno 2015 (4 morti e 400 feriti) alla strage nella notte di Capodanno al Reina di Istanbul. Il Fronte curdo ribolle di tensioni sia dentro la Turchia che nei Paesi limitrofi.

ISTANBUL LUSTRASCARPE

Con i curdi turchi, repressi e bombardati, è in corso una lunga guerra interna e una lotta separatista da oltre 30 anni. Nel giorno in cui l’uomo forte di Ankara aveva presentato in Parlamento la sua riforma presidenziale, il 10 dicembre scorso, con la quale potrebbe restare al comando del Paese fino al 2029, due esplosioni sconvolsero la zona davanti allo stadio del Besiktas ma il bersaglio dei terroristi non erano i tifosi ma la polizia anti-sommossa. Nell’attacco, firmato dai falchi del Tak, sono morte 38 persone tra cui 30 poliziotti. Il movimento curdo aveva già colpito in tre occasioni l’anno scorso, due volte ad Ankara e una volta a Istanbul. Dopo l’attentato le autorità turche hanno arrestato un centinaio di membri del partito filo-curdo che in una Turchia sempre più “sultanizzata” vanno ad aggiungersi alle oltre 40.000 persone incarcerate negli ultimi mesi con l’accusa di far parte di gruppi terroristici. Sono finiti in galera anche 200 giornalisti oltre a scrittori, accademici, economisti, decine di politici tra cui i leader della formazione curda presente in Parlamento e numerosi amici e collaboratori del predicatore Fethullah Gulen, in autoesilio negli Stati Uniti dopo essere stato per tanti anni alleato di Erdogan che ora lo accusa di essere l’ideatore del tentato colpo di stato del 15 luglio. Per non parlare della chiusura di almeno 150 organi di stampa e case editrici. Ora si guarda con preoccupazione alla riforma costituzionale voluta dal partito al potere, l’Akp (Giustizia e Sviluppo) che trasformerà il Paese in una repubblica presidenziale dando a Erdogan ampi poteri esecutivi. Potrà emanare decreti legge, sciogliere il Parlamento e decretare lo stato di emergenza. Rimarrà in carica per due mandati, dieci anni in totale. I primi voti favorevoli alla riforma sono già arrivati nei giorni scorsi dalla Commissione parlamentare sulla riforma costituzionale. Poi toccherà all’Assemblea legislativa, e se sarà approvata, la riforma sarà votata in un referendum nella prossima primavera. Il sultano potrebbe governare fino al 2029 con poteri speciali, più a lungo di Ataturk, ma nel frattempo la guerra di Erdogan contro i suoi mille nemici è destinata a continuare. Migliaia di combattenti sono tornati dalla Siria ma sono arrivati anche dal Caucaso e dall’Asia centrale e si apprestano a colpire la Mezzaluna che prima forniva loro le armi e il sostegno logistico per rovesciare il regime di Assad e adesso invece li combatte insieme alle potenze cristiane.

ISTANBUL MOSCHEA BLU

Le immagini dei camion, scortati dai militari turchi, diretti in Siria con missili e bombe per i jihadisti dell’Isis e i qaedisti di Al Nusra hanno fatto il giro del mondo. Le epurazioni di Erdogan contro i golpisti estivi hanno indebolito soprattutto le forze di sicurezza, le unità dell’esercito e i servizi di intelligence incarcerando o allontanando dal lavoro migliaia di persone tra poliziotti e alti ufficiali. Anche per questi motivi si apre una fase molto pericolosa, a rischio per la stabilità del Paese, e l’elenco degli attentati potrebbe allungarsi. E verrà il giorno del giudizio. “I grandi condottieri della storia ottomana, come Solimano il Magnifico, giudicheranno il mio operato”, ricorda il sultano, nostalgico di ottomanesimo. Nella realtà dei fatti però il presidente turco non si ispira tanto a Solimano ma ai sultani più sanguinari e tirannici dell’Impero.

Filippo Re

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Fonte: settimanale “La Voce e il Tempo”, domenica 8 gennaio 2017