ilTorinese

Sistema educativo 0-6, siglato accordo

Tra Regione, Ufficio scolastico regionale, ANCI Piemonte e Fondazione Compagnia di San Paolo

Sottoscritto un accordo di collaborazione tra Regione Piemonte, Ufficio scolastico regionale per il Piemonte, ANCI Piemonte e Fondazione Compagnia di San Paolo per sostenere lo sviluppo del sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita ai sei anni. L’intesa resterà in vigore fino al 31 dicembre 2027 e punta a favorire il coordinamento tra istituzioni, scuole, Comuni e altri soggetti coinvolti nella gestione dei servizi educativi per l’infanzia.

L’accordo prevede una serie di iniziative rivolte in particolare alla formazione del personale e al rafforzamento della rete territoriale, con l’obiettivo di accompagnare l’evoluzione del sistema educativo 0-6 e supportare gli enti locali nell’esercizio delle competenze previste dalla normativa regionale.

Tra le prime attività in programma figurano percorsi di alta formazione destinati ai Coordinatori dei Coordinamenti pedagogici territoriali, figure chiamate a coordinare la rete dei servizi educativi sui territori. Sono inoltre previsti interventi di accompagnamento rivolti ai Comuni per il trasferimento delle competenze in materia di autorizzazione, accreditamento e vigilanza dei servizi educativi per la fascia 0-3.

L’intesa comprende anche iniziative di ricerca e monitoraggio delle esperienze sviluppate negli ultimi anni, comprese quelle finanziate attraverso il PNRR, oltre a momenti di formazione congiunta rivolti agli operatori del settore, con l’intento di favorire il raccordo tra i servizi educativi e la scuola dell’infanzia.

Per seguire l’attuazione del programma sarà istituita una Cabina di regia coordinata dalla Regione Piemonte, con compiti di indirizzo, monitoraggio e valutazione delle attività previste.

«L’educazione non comincia il primo giorno di scuola, ma fin dai primi anni di vita. È in quella fase che si costruiscono le basi del futuro di ogni bambino e, insieme, della nostra società. Per questo abbiamo scelto di investire prima di tutto nelle competenze di chi ogni giorno lavora nei servizi educativi. Questo accordo rappresenta un cambio di passo: il suo punto di forza è il supporto concreto che offre nel guidare e accompagnare i Comuni verso la piena presa in carico delle competenze in materia di autorizzazione, vigilanza e accreditamento dei servizi 0-3. Si tratta di una funzione prevista dalla legge, essenziale per rendere i Comuni il punto di riferimento diretto per le comunità locali e garantire una gestione diretta e consapevole di servizi che operano sul proprio territorio», dichiara l’assessore regionale all’Istruzione e Merito Daniela Cameroni.

Il presidente di ANCI Piemonte, Davide Gilardino, sottolinea il ruolo dell’accordo nel supportare gli enti locali, in particolare quelli di dimensioni più ridotte: «È un accordo che parte da un bisogno concreto dei nostri Comuni, in particolare di quelli più piccoli, che si trovano ad affrontare da soli il passaggio delle competenze autorizzatorie, di accreditamento e vigilanza sui servizi 0-3. Grazie a questa intesa i Comuni potranno contare su un supporto stabile e su percorsi di formazione mirati per chi lavora ogni giorno accanto ai bambini. Investire sulla qualità dei servizi educativi significa investire sul futuro dei nostri territori, con una governance che mette finalmente a sistema Regione, scuola e Comuni».

Per la Fondazione Compagnia di San Paolo, il presidente Marco Gilli evidenzia il valore della collaborazione tra i diversi soggetti coinvolti: «Sostenere l’educazione fin dalla prima infanzia significa costruire – da oggi – le condizioni per il pieno sviluppo dei bambini e delle bambine e, al contempo, favorire la capacità delle comunità di costruire il proprio futuro. Per questo crediamo che il rafforzamento del sistema integrato 0-6 passi innanzitutto dalla crescita delle competenze di chi ogni giorno opera per costruire una governance condivisa attraverso l’integrazione dei servizi e delle opportunità per la prima infanzia, con attenzione a ridurre le barriere di accesso e le diseguaglianze educative. La formazione continua e la ricerca educativa sono strumenti essenziali per condividere conoscenze, sperimentare innovazione e, a partire dalle evidenze, trasformare le esperienze in un patrimonio comune. Questo Accordo – sottolinea Marco Gilli, Presidente Fondazione Compagnia di San Paolo – si inserisce in una visione pienamente coerente con l’impegno della Fondazione Compagnia di San Paolo che, attraverso Città dell’Educazione, promuove ecosistemi educativi capaci di garantire qualità e pari opportunità fin dai primi anni di vita e con Next Generation Schools ha accompagnato i territori piemontesi e liguri affiancando gli investimenti del PNRR con percorsi di apprendimento condiviso, innovazione di processi e di pratiche, sviluppo duraturo delle comunità educanti».

Secondo l’Ufficio scolastico regionale, l’accordo rappresenta uno strumento per consolidare il raccordo tra i servizi per la prima infanzia e la scuola dell’infanzia.

«Per l’USR per il Piemonte il rafforzamento del Sistema integrato 0-6 rappresenta una priorità strategica in quanto la continuità educativa tra i servizi per la prima infanzia e la scuola dell’infanzia costituisce una condizione imprescindibile per garantire a tutte le bambine e a tutti i bambini percorsi di crescita inclusivi e di qualità, riducendo gli svantaggi culturali e sociali già dalla primissima infanzia, e sostenendo il ruolo educativo delle famiglie», afferma Stefano Suraniti, direttore dell’USR Piemonte.

«L’Ufficio Scolastico Regionale metterà a disposizione le competenze maturate negli ultimi anni nella promozione del Sistema integrato 0-6, contribuendo alla progettazione dei percorsi formativi, alla valorizzazione delle esperienze sviluppate nelle scuole e nei territori e alla diffusione di una cultura della qualità, della ricerca e del miglioramento continuo. Siamo convinti che solo attraverso un’alleanza istituzionale solida, fondata sulla collaborazione e sulla condivisione delle responsabilità, sia possibile costruire un sistema educativo sempre più innovativo, inclusivo e orientato al benessere e allo sviluppo delle nuove generazioni», conclude Suraniti.

Torino geograficamente magica

/

Torino: bellezza, magia e mistero  / Torino città magica per definizione, malinconica e misteriosa, cosa nasconde dietro le fitte nebbie che si alzano dal fiume? Spiriti e fantasmi si aggirano per le vie, complici della notte e del plenilunio, malvagi satanassi si occultano sotto terra, là dove il rumore degli scarichi fognari può celare i fracassi degli inferi. Cara Torino, città di millimetrici equilibri, se si presta attenzione, si può udire il doppio battito dei tuoi due cuori

Articolo1: Torino geograficamente magica
Articolo2: Le mitiche origini di Augusta Taurinorum
Articolo3: I segreti della Gran Madre
Articolo4: La meridiana che non segna l’ora
Articolo5: Alla ricerca delle Grotte Alchemiche
Articolo6: Dove si trova ël Barabiciu?
Articolo7: Chi vi sarebbe piaciuto incontrare a Torino?
Articolo8: Gli enigmi di Gustavo Rol
Articolo9: Osservati da più dimensioni: spiriti e guardiani di soglia
Articolo10: Torino dei miracoli

Articolo1: Torino geograficamente magica

Città ammirata e oggetto di grande considerazione nel corso del tempo, Torino divenne nel XVII secolo una delle mete del Gran Tour, una moda in voga tra i ricchi esponenti dell’aristocrazia europea, che consisteva in viaggi dalla durata indefinita e a scopo didattico, attraverso i luoghi più celebri dell’Europa continentale. Parve allora opportuno ai Torinesi istituire un’organizzazione che si occupasse specificatamente di turismo, con tanto di distribuzione di opuscoli utili ai visitatori, contenenti indicazioni dettagliate per girare la città. Una delle prime guide turistiche è stata la “Guida de’ forestieri” nel 1753, redatta, per i trecento anni del miracolo del SS. Sacramento, dal libraio Gaspare Craveri. Sulla scia della fortuna del libello seguirono altre pubblicazioni, tra cui la “Nuova guida per la città di Torino” di Onorato Derossi edita nel 1781. Il fascino del capoluogo piemontese ha colpito l’attenzione di molte personalità, tra queste mi piace ricordare il filosofo Jean-Jacques Rousseau (1712-1778), che descrive il panorama visto dalla collina di Superga come: “ Lo spettacolo più bello che possa colpire l’occhio umano”, o ancora il grande architetto urbanista Le Courbusier (1887-1965), che la definisce “La città con la più bella posizione naturale del mondo”. E da buona torinese non posso che condividere il giudizio.  Eppure Torino non è solo bellezza e cultura. Molti turisti che intraprendono viaggi per venire a visitare la bella città che si adagia ai piedi del Monviso non si accontentano di acculturarsi visitando musei e opere architettoniche, essi piuttosto affrontano quello che viene definito “turismo esoterico”, ossia compiono gite e pellegrinaggi in luoghi considerati sacri o misteriosi del pianeta. Secondo le statistiche, negli ultimi anni la domanda per questo tipo di “vacanza” è aumentata del 25-30%. Sempre più persone paiono voler conoscere non solo l’arte e la cultura di paesi stranieri, ma desiderano scoprirne i rituali, le leggende, gli usi religiosi e tutte quelle sfaccettature mistiche e magiche che, in fondo, affascinano tutti quanti.


Tra le mete più richieste ecco proprio l’antica Augusta Taurinorum, città magica per eccellenza, dove “spiriti”, “diavoli” e “fantasmi” sembrano annidarsi lungo il tracciato delle belle vie che la compongono mentre poli di energia positiva controbilanciano flussi di negatività. Secondo gli esoteristi, sono molte le motivazioni che attestano e dimostrano questo peculiare aspetto di Torino, prima fra tutte la sua posizione geografica, che la vede vertice di due triangoli, uno positivo, connesso alla magia bianca, insieme a Praga e Lione, e l’altro negativo, collegato alla magia nera, con Londra e San Francisco. Non si deve pensare che queste capitali chiamate in causa siano state scelte a caso, al contrario, sono luoghi che hanno ciascuno una propria tradizione esoterica. Praga infatti, è la città del Vicolo d’Oro, in cui gli alchimisti di Rodolfo II cercavano di trasformare i metalli vili in oro, e dove Jehuda Low ben Bezalel creava i golem con l’argilla, animandoli e incidendo sulla loro fronte la parola ebraica emet, (“verità”), e, infine, è la stessa metropoli in cui è custodita la corona maledetta di san Venceslao, presso la cattedrale di San Vito. Per quel che riguarda Lione, patria del fondatore dello spiritismo moderno, meglio noto con l’appellativo Allan Kardec, il centro abitato ospita una vasta concentrazione di chiese, comunità religiose e società segrete.
Anche le società che compongono il secondo triangolo hanno una propria aurea mistica, sia Londra, celebre per i suoi spiriti, sia San Francisco, città in cui nel 1960 venne fondata, da Anton Szandor LaVey, la Chiesa di Satana. Questi triangoli sono ben noti anche a chi di esoterismo non si interessa, ma ce n’è ancora uno, meno conosciuto, che tuttavia va menzionato, quello ufologico. Esso vede unite tre città, Torino, Bergamo e La Spezia, come vertici di una zona all’interno della quale sono numerosissimi gli avvistamenti di oggetti volanti non identificabili. Unendo questi tre punti (Torino-Bergamo-La Spezia) compare un triangolo che a prima vista sembra isoscele. Di questo triangolo quasi isoscele i due angoli alla base differiscono più o meno di tre gradi e qualche primo. C’è chi pone questa differenza uguale a 3°14’, facendo comparire le cifre del “π”-“p greco”numero magico per eccellenza, che, tra l’altro, si trova alla base dello studio della costruzione della piramide di Cheope. Per quanto riguarda la questione “alieni” ricordiamo che a soli 20 Km da Torino svetta il Musinè, luogo misterioso, da anni al centro di studi paranormali, conosciuto soprattutto per essere zona di avvistamenti extra-terresti. Il caso più celebre avvenne nel 1978, quando due escursionisti sostennero di aver visto una luce accecante sulla sommità del monte. Uno dei due uomini raggiunse la luce e scomparve, per poi ricomparire in stato di shock; egli sostenne di aver visto una navicella spaziale a forma di pera, da cui erano usciti quattro alieni, uno dei quali lo avrebbe toccato, paralizzandolo per alcuni momenti. L’ultimo episodio paranormale risale al 1996, in cui pare sia stato avvistato un disco volante dalle estremità trasparenti, attraverso le quali si sporgevano sagome extra-terrestri.


Torniamo ora all’urbe augustea, la figura trilatera non è l’unica geometria che la riguarda, infatti essa è inscritta in un pentacolo, per fortuna posizionato “nel verso giusto”, ossia con una punta verso l’alto, simbologia che indica, in chiave esoterica, spiritualità, luce e aspirazione al bene. È stato l’architetto austriaco Peter Müller a sottolineare questa peculiarità urbanistica. Egli ha infatti notato come cinque edifici significativi per l’urbe, quali la Basilica di Superga, il Castello di Moncalieri, il Castello di Rivoli, la Palazzina di Stupinigi e la Venaria Reale, se collegati fra loro, formino una stella a cinque punte, che pare proprio contenere e proteggere i Torinesi. Secondo la teoria di Müller, l’accesso simbolico -anche inteso come “nascita” o “inizio”-alla stella, si trova tra Stupinigi e Moncalieri, poli opposti rispettivamente collegati al giorno e alla notte, al fuoco e all’acqua, al maschile e al femminile. Egli sostiene inoltre che il percorso prosegua verso Rivoli, punto indicante “il compimento della vita”, e prosegue poi per Venaria, punto estremo, indice di abbandono delle preoccupazioni e liberazione dello spirito, e termina a Superga, postazione “finale”.
Questa stessa tesi può essere anche letta in chiave alchemica, associando ai vertici del pentacolo gli elementi: Superga-terra, Moncalieri-metallo, Stupinigi-acqua e Veneria-fuoco.
Inoltre i luoghi citati hanno ognuno la propria aurea mistica, a partire dalla Basilica, che porta sfortuna alle coppie innamorate, per poi passare ai Castelli di Rivoli e Moncalieri in cui pare si aggirino gli spiriti della Bela Rosin e di Vittorio Emanuele II. Spesso ospite  alla Venaria, dietro le spoglie del così detto fantasma del ghersin, (grissino) era  Vittorio Amedeo II. La leggenda vuole che, tra le belle sale del palazzo, lo spirito del re si mostri ammantato in un nero mantello, con in una mano un grissino incandescente e nell’altra le redini di un cavallo bianco. Si narra che Vittorio, quando era ancora bambino, si ammalò gravemente, e il medico di corte, tale don Baldo Pecchio, ipotizzò un’intossicazione alimentare, causata dal pane mal cotto e cucinato senza alcuna norma igienica. Secondo la storia, pare che lo stesso medico avesse sofferto del male medesimo che attanagliava il giovane principe, e per questo motivo sapeva esattamente come curarlo. Il medico si rivolse al panettiere di corte, Antonio Brunero, esortandolo a cucinare delle “gherse” sottilissime e cilindriche, soprannominate poi “ghersin”. Questo “escamotage” salvò il principe e lo fece diventare goloso della nuova scoperta culinaria, al punto che anche nell’aldilà egli non se ne distacca. Assai numerose sono dunque le leggende che vedono protagonista la nostra Augusta Taurinorum; gli spiriti ed i fantasmi pullulano a Torino e dintorni, ogni singolo sanpietrino pare imbevuto di magia.  Ed è così che si va in giro per la città (almeno fino a prima della quarantena), con lo sguardo assorto tra le belle architetture e gli ombrosi alberi dei parchi, ognuno di noi con il pensiero rivolto alle nostre necessità quotidiane, eppure stando sempre tutti attenti a chi si potrebbe incontrare.

Alessia Cagnotto

Il Po a Torino soffoca nel caldo e continua l’emergenza alghe

In numerosi tratti del fiume Po a Torino la superficie è invasa da estese formazioni di vegetazione acquatica che rallentano il corso dell’acqua e modificano profondamente il paesaggio. E’ uno dei simboli negativi di una stagione segnata da temperature elevate e scarsissime precipitazioni.

Per contenere il fenomeno sono stati effettuati interventi di rimozione meccanica nei tratti più interessati del Po cittadino. Le operazioni sono state pianificate cercando di limitare il rischio che frammenti delle piante rimanessero in acqua, poiché molte specie invasive sono in grado di riprodursi proprio a partire da piccole porzioni del fusto. Per questo motivo il materiale recuperato è stato raccolto e trasferito a terra per il successivo smaltimento.

La crescita anomala delle piante acquatiche è favorita  dalla combinazione tra caldo intenso e ridotta portata del fiume. Quando il livello dell’acqua diminuisce e la corrente perde velocità, le condizioni diventano ideali per uno sviluppo molto rapido della vegetazione. Si tratta di una situazione che negli ultimi anni si è ripresentata con una certa regolarità, ma che nel 2026 ha assunto dimensioni particolarmente evidenti già all’inizio dell’estate.

Nonostante gli interventi, il caldo persistente di luglio ha favorito una nuova e rapida espansione della vegetazione. In diversi punti del fiume le piante sono tornate a occupare ampie superfici, creando disagi soprattutto alle attività nautiche. I circoli remieri e le società sportive hanno dovuto fare i conti con percorsi più difficili da affrontare, mentre alcune imbarcazioni hanno riscontrato problemi dovuti alla vegetazione che si impiglia nelle eliche.

Tra le specie maggiormente diffuse figura anche Elodea nuttallii, una pianta acquatica originaria del Nord America che da tempo si è insediata in numerosi corsi d’acqua italiani. La sua straordinaria capacità di propagarsi rende particolarmente complesso il controllo della sua diffusione, soprattutto durante le estati più calde e in presenza di acque poco profonde.

Il caso del Po rappresenta anche un indicatore degli effetti che il cambiamento climatico sta producendo sui grandi corsi d’acqua del Nord Italia. Estati sempre più lunghe, ondate di calore frequenti e periodi di siccità prolungata modificano infatti le condizioni ambientali, favorendo fenomeni che fino a pochi anni fa erano molto meno estesi.

Per questo motivo il contenimento della vegetazione acquatica non può limitarsi a interventi occasionali durante l’estate. Sempre più spesso tecnici e amministratori sottolineano la necessità di una gestione programmata, con monitoraggi costanti e operazioni preventive già nei mesi primaverili, quando la crescita delle piante è ancora limitata e più facilmente controllabile.

Gli specialisti ricordano però che la presenza di questa vegetazione non è necessariamente sinonimo di inquinamento. La proliferazione dipende soprattutto dalle condizioni climatiche e idrologiche. Tuttavia, quando la crescita diventa eccessiva, possono verificarsi alterazioni dell’equilibrio dell’ecosistema fluviale, con effetti sulla circolazione dell’acqua, sull’ossigenazione e sulle attività che si svolgono lungo il fiume.

Transizione energetica, si riqualificano 21 edifici pubblici

La Regione Piemonte segna un importante punto a favore della transizione energetica: si è conclusa con successo la gara europea del progetto Gasless, curata da Scr Piemonte, per la riqualificazione energetica di 21 edifici pubblici.

Ad aggiudicarsi la procedura è stata Aura Energy Srl, che ha presentato un’offerta da 13,84 milioni di euro: quasi il doppio rispetto agli investimenti minimi richiesti dal bando. L’operazione, basata su un contratto di rendimento energetico della durata di 14 anni più il tempo dei cantieri, consentirà di realizzare importanti opere di efficientamento tramite i risparmi generati nel tempo ed interessa sei scuole di Alpignano (primarie Borello e Matteotti, secondarie di primo grado Gramsci e Tallone), l’Istituto comprensivo di Lanzo Torinese, la scuola primaria Calvino di Rivalta di Torino, i centri di ricerca di Consiglio Nazionale delle Ricerche e Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica di Torino.

«Il successo straordinario della gara Gasless dimostra nei fatti come il modello del partenariato pubblico-privato sia una leva vincente per accelerare la transizione energetica e la digitalizzazione per le nostre comunità – commenta Matteo Marnati, assessore regionale all’Ambiente, Energia, Innovazione e Servizi digitali – Essere riusciti ad attrarre investimenti privati per ben 13,84 milioni di euro, quasi il doppio rispetto alla base di gara, garantendo al contempo risparmi energetici e tagli ai consumi fino al 70%, è la prova di un’amministrazione regionale pragmatica, capace di attrarre investimenti, tagliare gli sprechi della burocrazia energetica e modernizzare le nostre strutture a beneficio di cittadini e imprese».

Ancora più rilevanti sono i risultati attesi sulle prestazioni ambientali: l’offerta aggiudicataria garantisce risparmi energetici termici sempre superiori al 45%, che per alcuni edifici raggiungeranno persino il 70%, accompagnati da un’importante riduzione dell’uso del gas metano a favore della progressiva elettrificazione degli impianti e dell’autoconsumo da fonti rinnovabili prodotte in loco.

Nel complesso il programma trasformerà radicalmente il patrimonio pubblico coinvolto mediante la posa di oltre 20.000 metri quadrati di cappotti termici, più di 12.000 metri quadrati di isolamento delle coperture, 6.600 metri quadrati di sottotetti e 5.300 metri quadrati di nuovi serramenti ad alte prestazioni, affiancati da nuovi impianti termici per oltre 1,3 MW di potenza e impianti fotovoltaici per quasi 1 megawatt. A completare l’operazione sotto il profilo dell’innovazione digitale sarà l’installazione di sistemi di automazione su oltre 33.000 metri quadrati di strutture pubbliche per il monitoraggio e l’ottimizzazione continua dei consumi energetici.

«L’esito di questa gara – conclude l’assessore Marnati – dimostra come la sinergia con i privati possa produrre risultati utili per il territorio. Un modello vincente che consente ai Comuni di rinnovare le proprie strutture valorizzando i risparmi generati nel tempo, riducendo i costi di gestione e garantendo servizi più efficienti ai cittadini».

Sergio Bartoli (Lista Cirio): «Più fondi per le nuove leggi del Piemonte»

Investiamo sull’efficienza. A breve presenterò una nuova Legge sull’autopsia virtuale

Approvato l’emendamento all’Assestamento di Bilancio presentato da Sergio Bartoli (Lista Civica Cirio Presidente PML), Presidente della V Commissione consiliare Ambiente, dedicato all’incremento del fondo per l’attuazione delle nuove leggi (120mila euro).

 

Commenta Sergio Bartoli: «Con ulteriori 120 mila euro ho voluto investire sull’efficientamento dell’amministrazione, incrementando il fondo per le nuove leggi anche in vista di altre norme che intendo presentare nei prossimi mesi, tra cui, per esempio quella sull’autopsia virtuale».

 

«Investire sull’efficienza significa offrire servizi migliori ai cittadini: introdurre nuove norme è solo la prima parte della nostra azione, è necessario verificare che siano applicabili e come incidano sul territorio e sui piemontesi – spiega ancora Sergio Bartoli -. Si tratta di una misura rilevante anche per le future norme che verranno approvate: tra esse ci potrà essere anche quella sull’autopsia virtuale, che presenterò nelle prossime settimane. Effettuando analisi autoptiche tramite la TAC, l’autopsia virtuale consente di rendere più rapide le procedure, offrendo alle famiglie una risposta più celere e, quindi, tempi di attesa, particolarmente dolorosi nel caso di un lutto, decisamente inferiori».

Incidente in scooter: muore una donna, grave il conducente

Il drammatico incidente, avvenuto nella tarda serata di giovedì 30 luglio lungo la Strada Provinciale tra Bagnolo Piemonte e la località di Montoso, è costato la vita a una donna di 66 anni e ha provocato il grave ferimento del conducente dello scooter.

La vittima, residente nel Pinerolese, viaggiava come passeggera a bordo di uno scooter di grossa cilindrata. Alla guida del mezzo si trovava un uomo di 62 anni, anch’egli residente nella pianura piemontese.

Secondo una prima ricostruzione effettuata dalle forze dell’ordine, lo scooter stava affrontando il tratto in discesa quando, all’altezza di un tornante e per cause ancora in corso di accertamento, il conducente avrebbe perso il controllo del veicolo

Gestione idrica e infrastrutture: vertice a Palazzo Lascaris sulla fattibilità dell’Invaso della Valle Soana

 

Parere positivo della Regione Piemonte. Prossimo passo: coinvolgimento dei principali soggetti del settore idrico ed energetico e apertura al partenariato pubblico-privato per la copertura finanziaria di un’opera strategica contro la siccità, a sostegno dell’agricoltura, della produzione di energia e della sicurezza della rete idropotabile.

TORINO – Si è tenuto nella mattinata di giovedì 30 luglio 2026, presso Palazzo Lascaris, un importante tavolo istituzionale e tecnico dedicato all’analisi di fattibilità del progetto per la realizzazione dell’Invaso della Valle Soana, come previsto dall’Ordine del Giorno n. 755 relativo al “Contrasto alla siccità e rafforzamento della sicurezza e resilienza idrica del Piemonte”, presentato dal Consigliere regionale Mauro Fava il 17 luglio 2026.

All’incontro hanno preso parte l’Assessore regionale all’Ambiente ed Energia Matteo Marnati, il Consigliere regionale Mauro Fava, il Presidente dell’Unione Montana Valli Orco e Soana Marco Bonatto, una rappresentanza dei Sindaci dei Comuni del territorio e il Sindaco di San Benigno Canavese.

Al tavolo hanno inoltre garantito il proprio contributo operativo il Vicedirettore del Settore Ambiente, Energia e Territorio Paolo Mancin, la Dott.ssa Paola Molina, il Dott. Giorgio Enrietti, tecnici della Direzione Ambiente della Regione Piemonte, insieme ai tecnici dell’Unione Montana.

L’esito dell’incontro e la valenza strategica dell’opera

Durante la riunione è stato espresso il parere positivo della Regione Piemonte sull’opera, confermandone la centralità nelle strategie regionali di gestione della risorsa idrica e di tutela del territorio.

È stata sottolineata la rilevanza strategica delle infrastrutture di accumulo idrico, rese sempre più necessarie dagli effetti dei cambiamenti climatici e dalla prolungata carenza di precipitazioni che interessa periodicamente i territori di pianura. L’Invaso della Valle Soana si configura come una risposta strutturale e multifunzionale in grado di garantire:

– Sostegno all’agricoltura: assicurando il rilascio costante di risorse idriche a favore delle coltivazioni della pianura canavesana, sempre più esposte ai periodi di siccità.
– Fabbisogno potabile e sicurezza idrica: garantendo una riserva strategica per l’approvvigionamento di acqua potabile a servizio delle comunità locali e dei comuni del bacino.
– Produzione di energia rinnovabile: valorizzando la risorsa idrica accumulata per la produzione di energia idroelettrica, contribuendo alla transizione energetica del territorio.

Modello finanziario e prossimi passaggi

Per concretizzare l’opera sono state individuate le strategie operative per la fase successiva:

– Coinvolgimento dei principali soggetti del settore idrico ed energetico: avvio di un percorso di confronto e collaborazione con i gestori del servizio idrico integrato, gli enti di governo degli ambiti territoriali, i soggetti competenti nella gestione della risorsa idrica, gli operatori del comparto energetico e tutti gli attori istituzionali e tecnici interessati, al fine di condividere gli approfondimenti necessari e definire il percorso di fattibilità dell’opera.

– Partenariato pubblico-privato: individuazione di modelli di finanziamento basati sulla sinergia tra settore pubblico e investitori privati, ritenuta la soluzione più idonea a garantire sostenibilità economica e tempi certi di realizzazione.

“Il parere positivo espresso oggi riflette una visione chiara: l’Invaso della Valle Soana rappresenta una risorsa strategica multifunzionale. Di fronte ai cambiamenti climatici e alla crescente scarsità di precipitazioni, realizzare nuove riserve idriche è fondamentale per garantire acqua ai territori, sostenere l’agricoltura e produrre energia pulita. Ora il passo decisivo sarà coinvolgere i principali soggetti del settore idrico ed energetico e costruire un partenariato pubblico-privato per individuare la copertura finanziaria dell’opera”, ha dichiarato l’Assessore regionale all’Ambiente ed Energia Matteo Marnati.

Il Consigliere regionale Mauro Fava ha dichiarato:

“La convergenza di intenti tra Regione Piemonte e amministrazioni locali conferma la validità del progetto. L’Invaso della Valle Soana rappresenta un’infrastruttura strategica per affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici, garantendo maggiore sicurezza idrica, un sostegno concreto al comparto agricolo e nuove opportunità per la produzione di energia rinnovabile. Il coinvolgimento dei principali soggetti del settore idrico ed energetico e la definizione di un partenariato pubblico-privato consentiranno di passare rapidamente dagli studi preliminari alla fase operativa. Desidero ringraziare il Vicedirettore del Settore Ambiente, Energia e Territorio Paolo Mancin, la Dott.ssa Paola Molina e il Dott. Giorgio Enrietti per la professionalità, la disponibilità e il prezioso lavoro svolto nell’approfondimento tecnico e nel coordinamento della riunione odierna.”

“È un momento particolarmente delicato, caratterizzato da una crescente emergenza legata alla siccità e dalla massima attenzione verso la gestione della risorsa idrica – ha dichiarato il Presidente dell’Unione Montana Valli Orco e Soana Marco Bonatto –. Nonostante l’inverno abbia regalato abbondanti nevicate, già dalle prime settimane dell’estate il nostro territorio si trova ad affrontare gravi criticità dovute alla carenza di risorse idriche. Una situazione che conferma come le precipitazioni invernali, pur importanti, non siano più sufficienti a garantire un approvvigionamento adeguato durante i mesi estivi. Si tratta di una problematica che interessa direttamente le comunità dei territori ricompresi negli Ambiti Omogenei 8, 9 e 10 della Città Metropolitana di Torino, le attività agricole e, più in generale, la qualità della vita di cittadini e imprese, rendendo sempre più urgente la realizzazione di interventi strutturali e una programmazione condivisa per la tutela e la gestione della risorsa acqua.”

Il Toret: quando i simboli dissetano

 

Malinconica e borghese, Torino è una cartolina daltri tempi che non accetta di piegarsi allestetica della contemporaneità.
Il grattacielo San Paolo e quello sede della Regione sbirciano dallo skyline, eppure la loro altitudine viene zittita dalla moltitudine degli edifici barocchi e liberty che continuano a testimoniare la vera essenza della città, la metropolitana viaggia sommessa e non vista, mentre larancione dei tram storici continua a brillare ancorata ai cavi elettrici, mentre le abitudini dei cittadini, segnate dalla nostalgia di un passato non così lontano, non si conformano allirruente modernità.
Torino persiste nel suo essere retrò, si preserva dalla frenesia delle metropoli e si conferma un capoluogo a misura duomo, con tutti i pro e i controche tale scelta comporta.
Il tempo trascorre ma lantica città dei Savoia si conferma unica nel suo genere, con le sue particolarità e contraddizioni, con i suoi caffè storici e le catene commerciali dei brand internazionali, con il traffico della tangenziale che la sfiora ed i pullman brulicanti di passeggeri sudaticcima ben vestiti.
Numerosi sono gli aspetti che si possono approfondire della nostra bella Torino, molti vengono trattati spesso, altri invece rimangono argomenti meno noti, in questa serie di articoli ho deciso di soffermarmi sui primati che la città ha conquistato nel tempo, alcuni sono stati messi in dubbio, altri riconfermati ed altri ancora superati, eppure tutti hanno contribuito e lo fanno ancora- a rendere la remota Augusta Taurinorum così pregevole e singolare.

 

1. Torino capitale… anche del cinema!

2.La Mole e la sua altezza: quando Torino sfiorava il cielo

3.Torinesi golosi: le prelibatezze da gustare sotto i portici

4. Torino e le sue mummie: il Museo egizio

5.Torino sotto terra: come muoversi anche senza il conducente

6. Chi ce lha la piazza più grande dEuropa? Piazza Vittorio sotto accusa

7. Torino policulturale: Portapalazzo

8.Torino, la città più magica

9. Il Turet: quando i simboli dissetano

10. Liberty torinese: quando leleganza si fa ferro

 

9. Il Turet: quando i simboli dissetano

Eccoci quasi arrivati alla fine del ciclo di articoli sui primati torinesi, e come in tutti gli elenchi ho voluto lasciare “il meglio” per ultimo.
Lo sapete da dove deriva la parola “rubinetto”? Questa la definizione dal dizionario: “Dal fr. robinet, der. di robin, nome dato pop. ai montoni, perché le chiavette, in passato, avevano spesso la forma di una testa di montone •sec. XVI.” Si, l’etimologia fa riferimento ai “montoni”, forse proprio per questo motivo le fontane costruite tra il Quattrocento e il Cinquecento hanno spesso forma di testa di animale, tale tradizione svanisce tuttavia nel corso dei secoli, per lasciare spazio a costruzioni più semplici e lineari. Questo accade quasi dappertutto, tranne che in una città, indovinate quale?
Il record di cui vorrei raccontarvi oggi è assai peculiare, nonché decisamente riconducibile alla nostra urbe, mi riferisco ai famosi “torèt”.
Credo che per noi abitanti del luogo, tale dettaglio urbano, sia qualcosa di “abituale”, una presenza quasi scontata e banale, perché come tutti siamo anestetizzati e distaccati nei confronti dei beni che già possediamo, mentre tutto il nostro desiderio si rivolge costantemente alle meraviglie che si trovano dall’altra parte del mondo.
Quando re-impareremo a guardare, ci accorgeremo del minuzioso incanto delle fontanelle che pullulano tra le nostre piazze e le nostre vie, mi riferisco a quelle strutture a forma di “torèt” che i turisti si fermano a fotografare, spesso divertiti e stupiti, giacché non capita in molte altre metropoli di imbattersi in simili fonti d’acqua.


Anche il numero di tali impianti è sbalorditivo: sono 800 i “piccoli tori” che si occupano senza sosta di dissetare gratuitamente la cittadinanza e i visitatori.
È bene ricordare che la comunità pedemontana continua a costruire le proprie sorgenti cittadine, sempre con tali sembianze, da più di centosessant’anni, rifacendosi all’antica tradizione che associa per assonanza – e altre motivazioni relative alla mitologia- l’effige del toro e la denominazione “Torino”.
Si sa, l’acqua corrente non è sempre stata disponibile presso le abitazioni del popolo. Nell’Ottocento le persone prelevavano l’acqua dai pozzi dislocati nei vari cortili o in quelli artesiani, dove le acque sotterranee emergevano naturalmente, senza bisogno di specifici strumenti di estrazione. Tale abitudine comportava però problemi igienico-sanitari, annessi ad esempio all’inquinamento delle fonti o alle eventuali contamizioni delle falde.
La città sabauda allora – che ci piaccia o meno- si ispira ad un progetto diffusosi nelle capitali della Francia, ossia
un sistema idrico costituito da fontanelle che forniscono acqua 24 ore su 24. Per differenziarsi dai nemici-amici gallici i torinesi ideano una specifica forma, tutta nostrana, per sorgenti urbane: ecco la nascita del “torèt”.


Grazie a tali invenzioni, anche nel capoluogo piemontese, diventa possibile ovviare alle numerose difficoltà quotidiane incontrate dalla popolazione. Intorno al 1859, viene progettato il primo acquedotto che irrori svariate fontanelle pubbliche, inoltre, nel 1861 – dopo un mese dall’unità d’Italia- la Giunta Comunale individua ben 81 zone da predisporre proprio come “punti d’acqua” potabile.
Un anno dopo vengono presentati i famigerati progetti delle “fontanelle”, tali e quali a quelli che tutt’ora possiamo visionare passeggiando per le strade. Da subito vengono redatte delle mappe per rendere più facilmente trovabili queste costruzioni, all’inizio si contano ben 45 “torèt”, poi nel tempo, il numero delle fontane aumenta sempre più, fino a raggiungere la moltitudine da record odierna.
Il primo esemplare viene edificato all’angolo tra via San Donato e via Balbis, nei pressi di Piazza Statuto; oggi però la struttura appare piuttosto nuova, questo perchè dopo più di cent’anni di onorato servizio il piccolo toro originale è stato sostituito, la collocazione però è rimasta la medesima.
Il “torèt” si presenta sempre uguale in ciascuna delle sue copie: forma parallelepipeda di circa un metro d’altezza, l’estremità superiore è arcuata, con una griglia di scolo in basso, spesso dotata di una conca centrale da cui possono bere anche gli amici a quattro zampe. Il materiale utilizzato è la ghisa, il colore che ricopre la lega ferrosa è un particolare tono di verde, facilmente definibile “verde bottiglia”. E poi c’è ovviamente l’elemento distintivo:
il rubinetto a forma di testa di toro.


Fin dal principio tali gorghi mostrano un’estetica inconfondibile, divengono subito un caratteristico arredo urbano, tant’è che oggi sono addirittura acquistabili in formato di gadget-portachiavi, piccoli souvenir ideati dal Comune di Torino per promuovere l’immagine dell’antica città dei Savoia.
Dietro all’apparente frivolezza dell’oggetto si cela un’attenzione rivolta all’ambiente e alla salute, la manutenzione delle fontane è affidata alla SMAT (la Società Metropolitana Acque Torino), che si occupa di erogare agli avventori assetati acqua gratuita, di buona qualità e regolarmente controllata, il ricambio costante del flusso impedisce così la formazione di ristagni che potrebbero generare la proliferazione di batteri. È bene sottolineare inoltre che non vi è alcuno spreco idrico: l’acqua “non bevuta” ritorna infatti nelle falde sotterranee –
oltretutto in qualità ancora migliore rispetto a prima-.
Esistono anche dei “torèt” versione “ingrandita”, si tratta delle ironiche e bizzarre sculture realizzate da Nicola Russo a partire dal 2021. Il lavoro dell’artista nasce dall’idea che i piccoli tori possano rompere la fontanella che li tiene soggiogati, mostrandosi in tutta la propria possanza di mammifero artiodattilo. Le sculture possono apparire panciute e goffe, ma si sa, “noi del nord” non siamo noti per ilarità e autoironia, Nicola Russo ha così dovuto spiegare le proprie creazioni poste sul territorio cittadino: “il toret vede la sua amata città vivere un momento di difficoltà a causa del Covid e allora decide di uscire dal suo guscio in ghisa, per dare un segno di cambiamento e per spingere tutta la città a una rinascita.

 

Non importa se è panciuto e goffo, lui si mostra così com’è fatto per portare il suo messaggio di speranza. Il suo è quindi “un gesto di coraggio, perché senza coraggio non c’è futuro”.
È bene dunque superare lo scetticismo del primo sguardo, anche perchè l’iniziativa dello scultore ha un duplice intento virtuoso: da una parte egli si appoggia solo ad aziende piemontesi, in modo da incentivare una ricaduta economica sul territorio, dall’altra lo scultore ha deciso di devolvere parte dei ricavati alla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro Onlus di Candiolo.
Anche stavolta mi viene da terminare con un “ Ὁ μῦθος δηλοῖ ὅτι ” (“la favola insegna che”). Mai fermarsi alle apparenze, perché dietro la semplicità si cela sempre la preziosità di un grande insegnamento e nella goffaggine di un sorriso si può trovare la forza per proseguire ciascuno nel proprio percorso.

Alessia Cagnotto

Primo test su strada per i nuovi Bus Rapid Transit

Non è un tram, ma quasi. Oggi i nuovi Bus Rapid Transit di GTT hanno lasciato per la prima volta il deposito di Venaria per affrontare un primo tratto di strada: il debutto, tra collaudi e verifiche tecniche, dei mezzi destinati a entrare prosismamente in servizio sulla rete torinese. Sul posto anche l’assessora alla Mobilità Chiara Foglietta, insieme ai tecnici di GTT.

A colpo d’occhio sembrano tram, e in un certo senso lo sono: il BRT è un autobus elettrico che si ricarica ai capolinea, ma nella sostanza – velocità, capacità di trasporto, comfort – punta a competere con i mezzi su rotaia. Lungo 18 metri, viaggerà per buona parte del percorso su corsie riservate o protette o con priorità ai semafori, per non restare incolonnato nel traffico.

I 28 mezzi sono già tutti arrivati a Torino: si tratta di uno degli investimenti più consistenti del piano di rinnovo della flotta firmato GTT e Città di Torino. Dopo le prove di questi giorni e la sistemazione definitiva dei capolinea, i BRT prenderanno servizio sulla linea 2, lungo l’asse corso Sempione-Gottardo-Grosseto-Lecce-Trapani-Siracusa-Traiano: un collegamento strategico che toccherà l’ospedale Giovanni Bosco, i parchi Ruffini, Sempione e Carrara e il polo Stellantis di Mirafiori.

L’obiettivo dichiarato è ambizioso: rendere il trasporto pubblico davvero competitivo rispetto all’auto privata, spingendo la velocità commerciale dei mezzi verso l’alto grazie a corsie protette e semafori “amici” del bus.

Da oggi, insomma, tenete gli occhi aperti: nei prossimi giorni i BRT si faranno vedere in giro per la città durante i test, in attesa del grande giorno del debutto ufficiale in servizio.

TorinoClick