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Torino, la grande storia in Galleria Subalpina con Pier Franco Quaglieni

 

La storia è protagonista alla Galleria Subalpina di Torino: Pier Franco Quaglieni presenta tre volumi delle Edizioni Pedrini. Infatti, domenica 29 marzo, alle ore 11:00, la suggestiva cornice della scalinata della Galleria Subalpina ospiterà un importante appuntamento culturale dedicato alla grande storia e al pensiero liberale italiano.

Lo storico Pier Franco Quaglieni presenterà tre volumi di rilievo pubblicati dalle Edizioni Pedrini“Doveri dell’Uomo”“Matteotti” e “Il liberale Pannunzio”. L’incontro si configura come un viaggio attraverso le figure e i valori che hanno segnato il percorso civile del nostro Paese, dal Risorgimento mazziniano alla strenua difesa della libertà.

A dialogare con l’autore sarà Nicola Gallino, firma del quotidiano la Repubblica. Il confronto tra lo storico e il giornalista offrirà l’occasione per approfondire l’attualità di questi testi e la rilevanza dei loro protagonisti nel panorama culturale odierno.

L’evento, aperto al pubblico, rappresenta un’occasione importante per riflettere sulla memoria storica e sull’impegno civile in uno dei luoghi più iconici del capoluogo piemontese.

Contrabbando di sigarette: 5 arresti e 2,5 milioni di beni sequestrati

L’inchiesta parte da Torino e abbatte una rete transnazionale di contrabbando sigarette tra Italia, Francia, Polonia, Svizzera, Regno Unito, con rotte in Africa e Asia. L’operazione “Borotalco”, diretta dall’Eppo torinese (Ufficio del Procuratore pubblico europeo), arresta 5 persone-  di cui un britannico capo di un’organizzazione criminale curda, due italiani e due polacchi – e sequestra 40 tonnellate di merce più beni per 2,5 milioni di euro.

Indizi da container sospetti nel porto di Genova. La base nel Regno Unito con traffici in Europa, Africa e Asia. I pacchi di tabacco lavorato spacciato per merci da Armenia, Dubai e Spagna ma deviato via Georgia, Kenya, Olanda e Turchia per aggirare i controlli della dogana.

Secondo una nota ufficiale, la banda usava una ditta genovese per dichiarare carichi fittizi di materiali edili e rifornire magazzini in provincia di Alessandria, nascondendoci il tabacco. Un informatico campano creava siti web falsi ed email contraffatte, mentre comunicavano via app criptate.

Il gip di Genova ha disposto la custodia cautelare per tutti e 5 gli indagati e il sequestro dei beni dal valore di 2,5milioni di euro. L’inchiesta aveva già intercettato carichi per 15 milioni sul mercato nero, con evasione su dazi, accise e Iva oltre i 10 milioni. Sul fronte operativo sono intervenute Guardia di Finanza, Europol, Hmrc britannica e dogane svizzere.

VI.G

Investito in monopattino: bimbo di 5 anni in ospedale

Attraversava la strada a bordo di un monopattino ed è stato investito: bambino di 5 anni finisce in ospedale. È successo nella tarda mattinata di oggi tra via Lessona e l’angolo di Corso Monte Grappa. Sul luogo sono intervenuti i soccorsi del 118 Azienda Zero, che dopo aver stabilizzato la vittima -le condizioni sembravano apparentemente gravi – l’hanno trasportata in codice giallo all’ospedale Regina Margherita. Nonostante i traumi riportati, il piccolo è fuori pericolo.

Secondo le prime ricostruzioni, l’automobilista si è fermato subito. Sono in corso i rilievi della polizia locale per chiarire la dinamica dell’incidente.

VI.G

Bimbo di 5 anni investito sul monopattino

E’ ricoverato al Regina Margherita in codice giallo il bambino di cinque anni investito oggi mentre attraversava la strada su un monopattino. L’incidente è avvenuto in via Lessona,  angolo corso Monte Grappa. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 di Azienda zero.

Delmastro si dimette

Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove, biellese, si è dimesso dopo un colloquio con il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Comunica l’Ansa  che anche la capo di gabinetto del ministero della Giustizia Bartolozzi ha  dato le sue dimissioni. Delmastro, che lascia per la vicenda che lo ha visto socio in un ristorante con la figlia di un pregiudicato, si dice del tutto estraneo a questioni illecite.

Il tempo libero dei torinesi: tra parchi cittadini e fughe nel verde

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SCOPRI – TO  ALLA SCOPERTA DI TORINO
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Chi vive a Torino sa che per respirare non serve per forza scappare lontano. La città, oltre a musei, palazzi e caffè storici, offre un patrimonio verde che non ha nulla da invidiare ad altre capitali europee. I torinesi lo sanno bene: quando hanno bisogno di staccare, di rilassarsi o di ritrovare un po’ di silenzio, si rifugiano nei parchi.
Il Parco del Valentino è una vera istituzione. Più di 400.000 metri quadrati di verde affacciati sul Po, con viali alberati, prati per sdraiarsi, angoli ombreggiati per leggere e piste perfette per correre o andare in bicicletta. È uno di quei luoghi dove si mescolano tutte le generazioni: dai bambini che rincorrono le bolle di sapone agli anziani che si ritrovano sulle panchine, dai ragazzi che ballano swing la domenica alle coppie che fanno il primo picnic della stagione.
Poi c’è la Pellerina, la distesa verde più vasta di Torino. Un polmone urbano dove si viene a correre, a portare a spasso il cane, a leggere un libro sotto un albero. Nei fine settimana si organizzano eventi, mercatini, attività per i bambini. Ci sono anche piccoli stagni, ponticelli in legno e spazi dedicati allo sport. È un parco vissuto, autentico, dove si respira la città in versione lenta.
Ma il verde torinese è fatto anche di spazi più raccolti, come il Parco Rignon con la sua villa storica, o il Parco della Tesoriera, che in primavera si riempie di colori e profumi. In centro, i Giardini Reali offrono una pausa elegante tra un museo e una passeggiata sotto i portici, mentre il Parco Dora, con la sua impronta post-industriale, attira giovani, skater e fotografi urbani. Insomma, ogni quartiere ha il suo angolo di natura: e ogni torinese ha il suo posto del cuore dove rallentare.
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Cibo e passeggiate: i piaceri della libertà
Per i torinesi, il tempo libero è anche un’occasione per vivere la città senza fretta. Il sabato mattina, ad esempio, è facile vederli passeggiare tra le bancarelle del mercato di Porta Palazzo o tra i banchi del Balon, alla ricerca di un vinile, un libro usato o un oggetto curioso. Poi si entra in una libreria indipendente, si prende un caffè in un dehors o si fa una pausa in una delle tante pasticcerie che resistono al tempo, con le loro vetrine piene di bignole e cioccolatini.
Nel pomeriggio si passeggia in via Lagrange o via Garibaldi, si sbircia tra i negozi, si entra in una galleria d’arte. E quando viene fame? Niente panico: Torino è una città che ama mangiare bene. Dai piatti della tradizione – come gli agnolotti, il vitello tonnato, la bagna cauda o i plin burro e salvia – alle reinterpretazioni moderne in ristoranti e bistrot che valorizzano i prodotti locali. E poi i formaggi, le nocciole, i vini: ogni pasto diventa un piccolo rituale.
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Weekend nelle Langhe: tra vigne, colline e grandi vini
Quando arriva il fine settimana, la voglia di cambiare panorama si fa sentire. E così i torinesi prendono la macchina e si dirigono verso le Langhe. In poco più di un’ora ci si ritrova immersi in paesaggi che sembrano disegnati: colline coperte di vigneti, borghi antichi, cascine, strade tortuose che regalano scorci sempre diversi.
Langhe, vigneti
A Barolo, piccolo gioiello collinare, si respira l’odore del vino ovunque. È impossibile resistere alla tentazione di fermarsi in una delle tante cantine per una degustazione o di prenotare un tavolo con vista. Ristoranti come Locanda Fontanazza o La Vite Turchese sanno coniugare cucina autentica e panorama mozzafiato. Qui si assaporano piatti come i tajarin al tartufo nero, la carne battuta al coltello o la fonduta di Raschera con verdure di stagione. Tra una passeggiata e l’altra, tra un bicchiere di Barolo e una visita al WiMu – il Museo del Vino – i torinesi riscoprono un tempo diverso, fatto di piccoli piaceri e grandi silenzi.
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Asti e Monferrato: sapori, colline e tradizione
Non solo Langhe. Anche il Monferrato e la zona di Asti sono mete amatissime. Meno affollate ma altrettanto affascinanti, queste colline dolci e ondulate sono punteggiate di borghi, castelli e filari di viti. Qui il tempo scorre ancora più lento, e il legame con la terra è fortissimo.
Asti, con il suo centro storico elegante, è perfetta per una passeggiata tra chiese romaniche, mercatini e botteghe artigiane. Il sabato mattina c’è il mercato in Piazza Alfieri, e in autunno il profumo di tartufi invade le vie del centro. Molti torinesi vengono qui anche solo per pranzare in ristoranti tipici come Tacabanda o Campanaro, dove si trovano piatti come la finanziera, il bunet, il brasato al Barbera.
Nel Monferrato, invece, si cercano esperienze più intime: una camminata tra i noccioleti, una visita in una cantina biologica, una notte in agriturismo con cena a lume di candela. Paesi come Cocconato, Montemagno o Grazzano Badoglio custodiscono una bellezza discreta, lontana dal turismo di massa.
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Alba, il gioiello delle Langhe
E poi c’è Alba, una città che i torinesi sentono un po’ loro. Capoluogo delle Langhe, è il punto di partenza perfetto per esplorare il territorio. Ma è anche una meta in sé: elegante, vivace, autentica. Le sue strade medievali, le torri, le piazze raccolte, i profumi che escono dalle botteghe artigiane: tutto invita alla calma, alla curiosità, al piacere.
Alba è famosa in tutto il mondo per il tartufo bianco, celebrato ogni anno con una fiera internazionale che richiama migliaia di visitatori. Ma la sua offerta non si ferma lì: vini eccellenti, dolci alla nocciola, pastifici storici, osterie con una cucina che sa rinnovarsi senza tradire la tradizione. Piazza Duomo, il ristorante tristellato dello chef Crippa, è un’esperienza unica. Ma anche trattorie come La Piola o Enoclub raccontano con autenticità il territorio.
Qui il tempo libero si fa arte di vivere: si passeggia senza fretta, si mangia con gratitudine, si brinda alla bellezza delle cose semplici. E al ritorno verso Torino, con il bagagliaio pieno di bottiglie e la testa ancora tra le colline, si porta a casa un pezzetto di quella quiete.
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Noemi Gariano

Seduta di fuoco in Consiglio regionale, minoranza lascia l’aula

Seduta tesa oggi in Consiglio regionale del Piemonte, dove il caso che coinvolge la vicepresidente Elena Chiorino ha acceso un duro confronto politico.

La vicepresidente è al centro di una vicenda legata a una società , di cui possedeva una quota insieme ad altri esponenti di Fratelli d’Italia e alla figlia diciottenne di un uomo successivamente condannato in via definitiva per intestazione fittizia con aggravante mafiosa.

Le opposizioni hanno chiesto chiarimenti e le dimissioni, contestando l’assenza in aula della stessa Chiorino e del presidente Alberto Cirio, impegnato a Bruxelles.

La frattura si è consumata durante la commemorazione delle vittime di mafia: dopo il rifiuto della maggioranza di rinviare la lettura dei nomi, i gruppi di minoranza hanno abbandonato l’aula in segno di protesta.

Il centrodestra ha difeso la scelta di proseguire comunque la cerimonia, mentre le opposizioni parlano di gesto inopportuno senza un chiarimento politico preventivo. Poi il presidente del Consiglio regionale Nicco ha comunicato che le comunicazioni in aula chieste dalla minoranza si terranno  nella seduta di martedì prossimo, alla presenza di  Cirio e Chiorino

Sanità piemontese al vertice dell’Asia Centrale di Tashkent

Una delegazione della nostra regione formata da Assessorato alla Sanità, Ordine delle Professioni Infermieristiche e Università del Piemonte Orientale è in queste ore al vertice dell’Asia Centrale di Tashkent.

Visita lampo quella della delegazione piemontese utile a consolidare i contatti assunti durante il vertice di Roma e dialogare con le Università disponibili ad aprire partnership con corsi in lingua italiana. A Tashkent è presente una sede del Politecnico ed esistono già legami consolidati.

La mancanza di infermieri è un problema che accomuna tutto il mondo occidentale. Ne mancano 6000 al Piemonte e l’Organizzazione mondiale della sanità denuncia che ne mancheranno 2 milioni nel mondo. Il livello di pensionamenti è di turn-over all’interno della sanità piemontese è altissimo e le attuali facoltà, anche a pieno regime, non riescono a coprire con i nuovi laureati il numero dei pensionati.

Per continuare a garantire i livelli essenziali di assistenza e il turn-over all’interno dei nostri ospedali, il Piemonte ha deciso di chiudere accordi, già in essere, con la Repubblica d’Albania e di iniziare una nuova strada, già tracciata in ambito agricolo dal governo Italiano, con l’Uzbekistan.

L’obiettivo non è assumere manovalanza a basso costo ma lavorare a livello universitario per formare dal punto di vista clinico e linguistico, sotto la supervisione dell’ordine delle professioni infermieristiche, operatori interessati a lavorare nella sanità pubblica nazionale.

“Non c’è da aspettarsi grandi arrivi numerici immediati, non è la nostra mentalità e il modo in cui lavoriamo. Ribadiamo ancora una volta questo concetto, perché vediamo che continua a regnare confusione su una strategia che è chiara e di lungo termine. Dopo il buon risultato della missione in Albania, che sta portando l’Università del Piemonte Orientale alla creazione di un double degree Italo-albanese, con l’università di Argirocastro, ora con lo stesso approccio affrontiamo il percorso uzbeco. L’impostazione che stiamo dando ai rapporti piace molto alle nazioni estere, perché a differenza di altri paesi europei non intendiamo prelevare i migliori laureati, ma contribuire all’empowerment universitario per formare insieme gli infermieri che opereranno in Italia” dichiarano all’unisono Luca Ragazzoni, delegato agli affari internazionali dell’Università del Piemonte Orientale, Ivan Bufalo, Presidente Ordine professioni infermieristiche Torino e Federico Riboldi Assessore Regionale alla Sanità.

Il processo al sistema: Melissa Vettore racconta Prima Facie

Ci sono spettacoli che si limitano a raccontare una storia. E poi ce ne sono altri che aprono una ferita, la tengono lì, davanti agli occhi di tutti, e chiedono: cosa faresti tu?

Il 26 e 27 marzo il Teatro Colosseo di Torino accoglie Prima Facie, il testo della drammaturga australiana Suzie Miller, diventato negli ultimi anni uno dei fenomeni teatrali più rilevanti a livello internazionale. Dalla scena di Sydney al trionfo nel West End londinese fino a Broadway, lo spettacolo arriva ora a Torino nella versione italiana firmata da Daniele Finzi Pasca, con Melissa Vettore protagonista di un monologo intenso e necessario.

Abbiamo incontrato l’attrice, di origine brasiliana, per entrare nel cuore di uno spettacolo che non si limita a rappresentare, ma attraversa.

Al centro della vicenda c’è Tessa, giovane avvocata penalista brillante, cresciuta dentro una fede incrollabile nel sistema giudiziario. Per lei la legge è una macchina perfetta, un equilibrio che regge finché ognuno svolge il proprio ruolo. Ma quando diventa vittima di violenza, quella struttura si incrina.«Questo lavoro è profondamente umano», racconta Melissa Vettore. «Perché, in modi diversi, tutti abbiamo avuto bisogno del sistema e, almeno una volta, ci siamo sentiti traditi o abbandonati». È proprio questa frattura a rendere Prima Facie così potente: la contraddizione tra il vincere e il perdere, tra ciò che si crede giusto e ciò che si vive sulla propria pelle.

«All’inizio Tessa è una donna vincente», spiega l’attrice. «Parte da una condizione umile, ma riesce a imporsi, a entrare tra “quelli che vincono”, difendendo anche persone accusate di violenza. È ambizione, è affermazione». Poi qualcosa si spezza. «Nella seconda parte diventa vittima e lì emergono tutte le contraddizioni dell’individuo. Si trova a mettere in discussione le sue convinzioni e sente davvero, sulla pelle, il significato della parola “ingiustizia”. E anche il senso di colpa».

Il testo di Suzie Miller, avvocata oltre che drammaturga, affonda proprio in questo scarto: nel passaggio tra teoria e esperienza, tra diritto e realtà. Non c’è semplificazione, non c’è retorica. Solo una domanda insistente: cosa succede quando il sistema non riesce a proteggerti? A rendere ancora più incisivo questo attraversamento è la regia di Daniele Finzi Pasca, che sceglie una cifra essenziale, rigorosa, capace di amplificare senza invadere. «Il linguaggio di Daniele è magico», racconta Vettore. «Alleggerisce il testo ma allo stesso tempo invita il pubblico ad entrare. È un lavoro molto preciso, fatto di oggetti, ritmo, silenzi». E proprio quegli oggetti diventano chiavi emotive.

«A un certo punto utilizziamo un elemento scenico per trasmettere la sensazione della violenza. È un passaggio forte, perché non si tratta solo di raccontare, ma di far percepire. Anche agli uomini». Non è un dettaglio. «Per me è importante che gli uomini vengano a vedere questo spettacolo», sottolinea. «Perché è anche a loro che si rivolge. Serve una maggiore educazione affettiva, serve un cambiamento della mentalità collettiva». In scena, Vettore è sola. Ma è una solitudine solo apparente. «È l’esperienza più forte della mia vita come attrice», confessa. «Il corpo non rappresenta soltanto, ma espone. E quello che porta non è più solo mio».Attorno a lei, una costruzione corale fatta di regia, visione, ascolto. «C’è un lavoro di squadra fortissimo. Anche quando sei sola in scena, senti che tutto è condiviso».E condivisa è anche la responsabilità.

«Mi sento una portavoce», dice. «Delle donne, certo, ma anche di un dialogo più ampio. Voglio ringraziare le donne, ma anche gli uomini che scelgono di mettersi in discussione». Il teatro, qui, diventa qualcosa di più di uno spazio di rappresentazione. «Quando affronta temi così attuali, il teatro diventa un luogo di contatto», spiega Vettore. «Non si parla in astratto. Si parla a persone che queste cose le conoscono sulla propria pelle». E allora la distanza si annulla.

«È un tema che quasi sussurriamo all’orecchio di molte donne. E quando accade, diventa qualcosa di molto vicino». I numeri lo confermano: una donna su tre subisce violenza. Ma Prima Facie non si limita a dirlo. Lo fa sentire. «Bisogna lavorare per cambiare», aggiunge l’attrice. «Anche le leggi, anche nel mondo digitale. Serve un cambiamento reale».

Tradotto in oltre venti lingue e rappresentato in quasi cinquanta Paesi, Prima Facie continua a generare dibattito ovunque venga messo in scena. Ma la sua forza non sta solo nei numeri: s nella sua capacità di trasformare un monologo in un’esperienza collettiva. E forse è proprio questo il suo gesto più radicale: ricordarci che la giustizia, prima ancora che nei codici, vive nei corpi e nelle coscienze.

Valeria Rombolà

Credit photo: Alex Catan

Il Castello di Rivoli presenta la seconda edizione di “Inserzioni”

Con le opere di Gabriel Chaile, Lonnie Holley e Huda Takriti dal 27 marzo al 23 agosto prossimo

Il 27 marzo prossimo, il Castello di Rivoli Museo di Arte Contemporanea presenta la seconda edizione di “Inserzioni”, il programma semestrale di commissioni che introduce nuove opere concepite in dialogo con le sale barocche normalmente dedicate alla collezione permanente, trasformandole in un dispositivo espositivo in continua evoluzione. Il progetto interviene nella narrazione museale, invitando artisti contemporanei a misurarsi con l’architettura incompiuta del castello e con la stratificazione storica e simbolica delle sue sale, attivando relazioni inedite tra opere, spazio e memoria. A cura di Francesco Manacorda, con l’intervento di Huda Takriti, curato da Linda Fossati, “Inserzioni” coinvolge per questa edizione Gabriel Chaile, Lonnie Holley e Huda Takriti, le cui pratiche affrontano temi legati alla memoria, alla genealogia e alla costruzione delle narrazioni collettive in contesti geografici e culturali diversi. Concepite usando le sale auliche come punte di partenza non neutrali, le opere si inseriscono nel percorso della collezione contribuendo a rinnovarne periodicamente l’allestimento e ad ampliarne la prospettiva culturale. Attraverso queste commissioni, il museo prosegue nel ripensamento dei canoni della storia dell’arte, aprendosi a tradizioni e visioni che criticamente interrogano le narrazioni occidentali dominanti.

Il progetto si radica nella vocazione originale del Castello di Rivoli come luogo aperto all’intervento diretto degli artisti, in cui l’architettura diventa condizione generativa. Gli artisti sono così chiamati a partecipare attivamente alla scrittura della storia espositiva del Museo, contribuendo all’evoluzione del suo patrimonio culturale.

Tra gli artisti figurano Gabriel Chaile, nato a San Miguel de Tucumán, in Argentina, nel 1985, che presenta un intervento in relazione al pozzo medievale del Castello, elemento che connette l’edificio alla collina su cui sorge. Lo spazio viene trasformato in un ambiente sospeso tra diorama storico e scenario fantascientifico, in cui una figura antropomorfa in creta interagisce con elementi scultorei evocativi di un accampamento precario, suggerendo una condizione di sopravvivenza post-apocalittica. La ricerca d’artista si fonda sul concetto di genealogia della forma, secondo cui le forme custodiscono stratificazioni culturali e tracce di memorie individuali e collettive. Le sue sculture, realizzate con argilla, terra e adobe, si ispirano alle tradizioni artigianali e alle cosmologia indigene del Nord Ovest argentino, evocando narrazioni ancestrali e i processi di trasmissioni culturali. In dialogo con i frammenti di affreschi storici presenti in sala, l’intervento intreccia memoria architettonica e immaginazione contemporanea, riflettendo su storia, identità e trasformazione; Lonnie Holley, nato a Birmingham, in Alabama, negli Stati Uniti, nel 1950, presenta un gruppo di nuove sculture e dipinti concepiti per la Sala dei Continenti, decorata nel Settecento con rappresentazioni allegoriche che riflettono la visione geopolitica dell’epoca. Estendendo la tradizione della Black Art del Sud degli Stati Uniti, Holley trasforma materiali trovati e di recupero, come il legno bruciato, il metallo, la plastica e oggetti di uso quotidiano in assemblaggi che attivano le narrazioni insite negli stessi materiali. Attraverso un processo intuitivo e improvvisato, Holley affronta temi quali memoria collettiva, diseguaglianze sociali, violenza storica e possibilità di trasformazione spirituale e politica. Nel contesto del Castello, le opere instaurano una tensione critica con le rappresentazioni storiche della Sala, proponendo nuove prospettive sul potere e sulla memoria. Sculture dipinte su trapunta evocano presenze collettive e genealogie simboliche che ridefiniscono la percezione dello spazio espositivo.

La pratica espositiva di Huda Takriti, nata a Damasco, in Siria, nel 1990, oggi residente a Vienna, intreccia ricerca d’archivio, video e performance, dando vita a installazioni che mettono in relazione immagini in movimento e materiali storici con il contesto architettonico. Per “Inserzioni”, l’artista presenta un progetto che indaga il ruolo delle immagini, del cinema, delle istituzioni e dell’industria nella costruzione delle narrazioni storiche del secondo dopoguerra. Il soggetto riunisce il video “Clarity is the Closest Wound to the Sun”, del 2023, e due nuove produzioni, tra cui “It is Always Midnight in Their Minds”, del 2026, sviluppata a partire da ricerche condotte negli archivi italiani. L’opera indaga il rapporto tra l’Ente Nazionale Idrocarburi ENI e le ex colonie europee, comprese quelle italiane, e quelle ancora in lotta per la liberazione negli anni Cinquanta e Sessanta, esaminando le intersezioni tra sostegno politico, interessi economici e produzione cinematografica nel contesto dei processi di decolonizzazione. Accanto ai video, Takriti realizza un’installazione in vinile concepita come un affresco contemporaneo che si estende sulle pareti della sala 29, stabilendo un dialogo con gli affreschi storici della residenza. Il progetto riflette sulle modalità attraverso cui le narrazioni storiche vengono costruite e trasmesse, interrogando il ruolo delle immagini nella costruzione dell’immaginario collettivo.

Info: Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea-piazza Mafalda di Savoia, Rivoli – info@castellodirivoli.org – 0119565222 – orari d’apertura: da mercoledì al venerdì dalle 10 alle 17/ sabato, domenica e festivi dalle 11 alle 18.

Mara Martellotta