ilTorinese

Sognavo l’Africa

Il viaggio del Club Lions Alba Langhe alla riscoperta dell’Africa

Il viaggio ideale alla volta dell’altopiano di Kinangop in Kenia sarebbe dovuto cominciare durante il concerto di Natale del 21 dicembre, il giorno del Solstizio d’Inverno, al Teatro Busca di Alba con l’Ensemble Le Muse. L’utile del ricavato avrebbe dovuto essere donato per l’Ospedale di North Kinangop.


Si abbandonava la prima soluzione per una proposta albese a favore dei disabili con una panchina che sarà allestita in un Parco comunale a cura del Club Lions di Alba Langhe, Panathlon e Associazione Ginnaste Alba. Citando una frase di Kuki Gallman del suo romanzo Sognavo l’Africa: <<Un viaggio lungo mille miglia comincia con un passo solo>>.
Preparare una missione così importante alla volta dell’Ospedale di Kinangop richiede tanti passi.
La missione guidata dal professor Bruno Frea, parte sabato 11 gennaio e durerà fino a giovedì 30 gennaio. Sarà composta oltre che da Bruno Frea, socio Lions del Club Alba Langhe, da Simone Agosti ( Torino),Erika Palagonia, specializzanda di Ancona ma laureata a Torino,Giulia Garelli, specializzanda a Milano, ma laureata a Torino, Stefano Pagliarani, giornalista marchigiano e cine operatore e Tommaso Lo Russo, presidente del Club Lions Alba Langhe.
Nell’immaginario collettivo ci sono Malindi, Watamu, il fascino dei Safari, i Masai e una lingua, lo swaili che si legge e si scrive come l’italiano. Mentre pochissimi sanno del Plateau di KINANGOP ed è là, nell’altopiano che Bruno Frea svolge la sua attività medica di urologia come volontario nella missione dove si trova il Presidio ospedaliero North Kinangop Catholic Hospital.

A Kinangop sono già andati altri albesi, ma sicuramente, al rientro, da questa nostra missione sarebbe opportuno una tavola rotonda che documenterebbe meglio l’attività che vi si svolge.

Il nosocomio si trova a circa 130 Km da Nairobi, in un altopiano a 2500 metri di altezza, nella regione abitata dalla popolazione Kikuyu e fa parte della Diocesi di Nyahururu.

Lo dirige il missionario padovano don Sandro Borsa, che presta il suo servizio in Kenya da oltre 25 anni. In questa struttura sono impegnate anche le 10 religiose della Congregazione “Piccole Figlie di S. Giuseppe” di Verona.
È l’unica struttura ospedaliera nella zona e quindi è un servizio essenziale per la popolazione locale di circa 350.000 abitanti.
Ci riferisce don Alessandro << Che i ricoveri del 2019 sono stati 10,571, ma meno dello scorso anno. L’occupazione dei letti è scesa al 62% ma è aumentato il numero dei posti letto da 237 a 305 mentre il periodo medio di degenza è diminuito da 6.5 a 5.4 giorni a seguito dell’aumento della qualità sanitaria e del miglioramento delle cure mediche.
Sono aumentati in assoluto i pazienti di Chirurgia e di Terapia Intensiva e, al di là del confronto con il 2018, anche di Medicina e Maternità. In Chirurgia abbiamo assunto un altro medico ortopedico e nella Dialisi siamo passati da 4 a 6 macchine (circa 150 sessioni al mese) per un servizio più accessibile ai pazienti. Questa stabilità con crescita esprime la fiducia della comunità nei nostri servizi e giustifica la licenza ospedaliera al Quinto Livello>>.

Oltre 360 collaboratori sostengono quotidianamente l’Ospedale: clinici, infermieri/e e OS, tecnici, personale amministrativo e di manutenzione, di servizi e di sicurezza, i impiegati nelle attività artigianali e di Suore. La maggioranza sono molto giovani perché vi è nutrito ricambio, specialmente verso l’impiego pubblico. Abbiamo comunque un buon numero che è con noi da molti anni (anche 40) e che condividono i nostri ideali missionari. Noi li consideriamo la ricchezza più grande dell’Ospedale, perché da essi dipende non solo la qualità del servizio, ma anche l’esistenza stessa>>.

Progetti e sogni per il futuro: << D’altra parte durante il prossimo anno dovremo preparare il secondo piano quinquennale (2021-2026) dell’ospedale. Vorremmo completare la Pediatria nuova con Neonatologia intensiva e “mamme canguro”. Il prossimo febbraio abbiamo la consegna di 6 nuove unità abitative e abbiamo in programma l’allargamento della Terapia intensiva (altri 6 letti attrezzati) e della Endoscopia (stanza riservata),l’allargamento e pavimentazione della cucina, la trasformazione del vecchio asilo in stanze per gli “Interni”, sala per incontri pubblici e mensa e la sistemazione dell’entrata dell’ospedale sulla nuova strada asfaltata. Come sopra detto il finanziamento sarà “Lilliput” unito alle risorse dell’ospedale stesso; comunque, come sempre la realizzazione sarà soggetta al “Non fare mai passi più lunghi della gamba. Fra i sogni (piccoli) ci sono anche un defibrillatore>>.
Sognare è anche quello di rendere l’ospedale più autosufficiente e questa è la motivazione del coinvolgimento del Club Lions Alba Langhe e del suo presidente,Tommaso Lo Russo che dovrà fare una ricognizione dell’esistente e assicurare gli eventuali stakeholders sul come dare una mano all’Ospedale nel suo percorso verso l’autosufficienza economica.
Un viaggio lungo e intenso che Frea e Lo Russo stanno compiendo da alcuni mesi in Piemonte presso Istituzioni e Enti.
Per Bruno Frea è la 13 missione in Africa, ma per il presidente del Lions Tommaso Lo Russo sarà un viaggio alla scoperta dell’Africa, ma anche della propria anima, perché il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuovi paesaggi, ma nell’avere nuovi occhi….

Aiutateci ad aiutare dicono Bruno e Tommaso.

Politica, la piazza e i partiti

Le piazze sono ritornate protagoniste. Finalmente. Proprio quando, qua e là, veniva ricordato il
cinquantennale dell’ormai mitico “1969” con le sue contraddizioni, le sue conquiste, la sua indubbia
violenza accompagnata, però, anche da una massiccia partecipazione popolare, abbiamo preso
atto che la piazza nella politica contemporanea non è del tutto evaporata.

Anzi, prima la Lega di
Salvini, poi le manifestazioni dei ragazzi al seguito di Greta e della battaglia per un “mondo pulito e
sano” e infine con il cosiddetto movimento/partito delle “sardine”, c’è stato un indubbio risveglio
della coscienza politica di alcuni settori della società italiana.
Certo, non possiamo suonare le fanfare. La politica italiana continua, purtroppo, a districarsi tra la
pochezza della sua classe dirigente, la sostanziale assenza di un pensiero politico e culturale
organico capace di orientare e consolidare la presenza dei vari partiti e cartelli elettorali, la
proliferazione di gruppi e partiti legati esclusivamente alle fortune dei suoi capi o guru di turno, tutto
ciò conferma che la caduta di credibilita’, da un lato, e la crisi di autorevolezza della classe politica
dall’altro continuano a farla da padrone. Me se è questo che passa il convento, con questa messe
occorre pur fare i conti.
Comunque sia, per tornare al ritorno imprevisto e inaspettato delle “piazze”, forse è anche arrivato
il momento per avanzare una riflessione più specifica. E cioè, se i partiti – piaccia o non piaccia e’
così- continuano ad essere, giustamente, gli strumenti democratici per eccellenza capaci di
orientare e canalizzare la volontà popolare, non ci si può non porre la questione centrale e
decisiva. Ovvero, bene le piazze, benissimo la partecipazione popolare più o meno spontanea,
ancor meglio alzare la voce attorno a temi che sono e restano decisivi per garantire un futuro
sempre più vivibile al nostro pianeta. Ma queste proteste, questa rivendicazione di valori e principi,
questo richiamo ad una trasformazione democratica della nostra società, prima o poi non possono
non porsi il tema cruciale: e cioè, per rendere più efficaci ed incisive queste rivendicazioni servono
i partiti. Ovvero, strumenti democratici, guidati da un pensiero e da una cultura e disciplinati da una
organizzazione, che si fanno carico di tradurre nei vari livelli istituzionali quelle istanze e quelle
domande in proposte e in progetti di governo. E questo non per ingabbiare o, peggio ancora, per
mettere il cappello sopra queste libere manifestazioni. Ma, al contrario, per far sì che le piazze non
siano solo una importante e divertente fiammata destinata a spegnersi nell’arco di poco tempo.
Come, purtroppo, e’ capitato per altri movimenti e altre esperienze similari.
Ecco, il tema dei partiti, della loro presenza, del loro ruolo e della loro preziosa funzione
democratica e costituzionale forse può ricevere una spinta decisiva anche e soprattutto dal
protagonismo delle piazze. E ne può trarre giovamento la stessa qualità della nostra democrazia e,
soprattutto, la credibilità delle nostre istituzioni. Per questi motivi la piazza non va mai demonizzata
ne’, tanto meno, sottovalutata.

Giorgio Merlo

 

(Nella foto le “Sardine” di Torino)

Pallanuoto, vince l’Ungheria

Finisce in parita tra Italia e Ungheria, con i magiari che vincono il Quattro Nazioni di Cuneo per la miglior differenza reti. Settebello avanti 6-4 nel secondo periodo e 13-11 nell’ultimo tempo; poi i magiari riequilibrano il punteggio con i gol in sequenza di Sedlmayer e Vamos e mettono la freccia a venti secondi dalla fine con il rigore di Varga.
All’ultimo respiro Figlioli dal perimetro supera Nagy e fissa il 14-14 definitivo. La nazionale di Alessandro Campagna, campione del mondo a Gwangju 2019, paga una condizione fisica che non può essere ancora ottimale, in vista degli Europei di Budapest (13-27 gennaio), ma si dimostra ancora una volta squadra solida, di classe e dall’orgoglio infinito.
Italia-Ungheria 14-14
Italia: Del Lungo , Di Fulvio 3, Luongo 2, Figlioli 3 (1 rig.), Di Somma , Alesiani , Renzuto Iodice , Damonte , Figari 2, Bodegas , Aicardi 4, Dolce , Nicosia . All. Campagna
Ungheria: V. Nagy , Angyal , Manhercz , Zalanki 3, Vamos 3 (1 rig.), Mezei , Sedlmayer 1, Jansik , Erdelyi 2, Den. Varga 3 (2 rig.), Pohl 2, A. Nagy , Vogel . All. Marcz
Arbitri: Ortega (Esp), Hentschel (Ger)
Note: parziali 1-3, 5-2, 3-4, 5-5. Usciti per limite di falli Bodegas (I) a 3’50 del terzo tempo, Renzuto Iodice (I) a 4’22 del quarto tempo e A. Nagy (U) a 6’55 del quarto tempo. Superiorità numeriche: Italia 5/11 + un rigore e Ungheria 6/13 + 3 rigori. Spettatori 1000 circa. Espulsi per reciproche scorrettezze Figari (I) e Zalanki (U) a 3’32 del quarto tempo.
La partita. La fase di studio dura poco. Gli azzurri passano praticamente al primo affondo con una saetta, tutta potenza e precisione, di Di Fulvio dagli otto metri. I magiari replicano nell’azione successiva con il diagonale di Erdelyi (1-1), poi passano con il rigore conquistato da Pohl e trasformato da Varga (2-1) e allungano sul 3-1 con Zalanki (da posizione due). Alesiani e Renzuto Iodice falliscono la chance con l’uomo in più (0/2). E sul 3-1 si chiude la prima frazione.
Si riparte e l’Italia mostra gli occhi della tigre: Di Fulvio (superiorità numerica) fissa il 3-2; Aicardi dal centro il 3-3 che esalta il pubblico piemontese. Il Settebello c’è e mette la freccia con la saetta da posizione di quattro di capitan Figloli (4-3). Del Lungo si supera su Pohl. E il Settebello vola sul +2 con il rigore di Figloli (5-3). In seguito il botta e risposta, in superiorità numerica, tra Pohl e Aicardi per il il 6-4. Varga (extraplayer) prima del suono della sirena sigla il 6-5 a metà gara.
Ungheria è squadra tosta e solida, e ristabilisce la parità con la sassata del solito Pohl da posizione defilata. (6-6). L’Ungheria torna avanti con il rigore di Vamos (7-6) ma gli azzurri rispondo immediatamente con Luongo dal vertrice basso (7-7). Magiari ancora avanti con Vamos (perimetro) e Luongo nuovamente a riprenderli (superiorità numerica) per l’8-8. Successivamente Aicardi, con una meravigliosa girata, replica a Zalanki per il 9-9 dopo tre tempi.
Due squilli in apertura di quarto periodo, di Figari ed Erdelyi, entrambi con l’uomo in più, valgono il 10-10. Il gioiello di Aicardi, sciarpata d’autore, fissa l’11-10. Il nuovo pareggio ungherese è firmato dal mancino Zalanki (11-11). Azzurri dal grande cuore. Figari da posizione ravvicinata stampa il 12-11; poi lo stesso Figari e Zalanki vanno fuori per reciproche scorrettezze. E l’Italia va sul +2 con un’altra bomba dal periodo di Di Fulvio (13-11). Sembra fatta ma l’Ungheria riequilibra il punteggio con Sedlmayer e Vamos (perimetro) che griffano il 13-13. Cresce ancora la tensione in acqua. Si gioca poco: Varga si procura e poi sigla il rigore del 14-13 a venti secondi dalla fine. Il Settebello non molla mai, confermandosi squadra dal carattere infinito, e all’ultimo respiro riequilibra definitivamente il punteggio con Figlioli che dal perimetro supera Nagy per il 14-14 finale
Le parole del commissario tecnico Alessandro Campagna. “Una partita finalmente ben arbitrata, contro un avversario molto forte.  Possiamo crescere nell’uno contro uno sia in fase offensiva che in quella difensiva. Siamo a buon punto, anche se ci manca un po’ di brillantezza soprattutto a livello mentale: pecchiamo in certi momenti della giusta concentrazione. Complimenti a Cuneo per la magnifica accoglienza e il bellissimo impianto”.
Foto LC ZONE

Arrivano i burattini con “Il circo in città”

Spettacolo di animazione teatrale con burattini e attore 

Sabato 11 gennaio 2010 alle ore 16

a L’asola di Govi, Docks Dora via Valprato 68 pad. F, Torino Valentina e Stefano Cera metteranno in scena  Il circo in città

In un noioso pomeriggio,  tra un video su youtube ed una notifica da facebook, i nostri protagonisti decidono di vivere una avventura entrano nel circo appena arrivato in città.

Burattinai Valentina e Stefano Cera

I burattini di cera una volta

Per informazioni e prenotazioni contattare 346 6405263  

Lo Schiaccianoci, un classico con il Russian Classical Ballet

Una delle compagnie di balletto russo di maggior prestigio per un classico della danza

 

Teatro Superga Nichelino Mercoledì 8 gennaio 

Lo Schiaccianoci è il balletto dall’atmosfera natalizia per eccellenza, ultima opera di Petipa, il coreografo dei Teatri Imperiali russi a fine ‘800. Ispirato dal racconto di E.T.A. Hoffmann, precursore del Romanticismo, la storia di Clara il suo schiaccianoci crea sempre grandi evocazioni che risaltano grazie alle notevoli melodie di Čiajkowskij.

Con 15 anni di esibizioni di successi in Russia e all’estero, i solisti del Russian Classical Ballet propongono una ricostruzione fedele al balletto originale, emblema della tradizione ballettistica russa. Il corpo di ballo è composto da ballerini provenienti dalle maggiori compagnie russe, diplomati all’Accademia di danza del Bolshoi, all’Accademia di Vaganova e in altre rinomate scuole di danza della Russia.

Russian Classical Ballet

Con Evgeniya Bespalova (Clara) e Denis Karakashev (Schiaccianoci)

Musiche: Petr Ilich Tchaikovsky

Coreografia: Marius Petipa e Lev Ivanov

Direttore artistico: Evgeniya Bespalova

Mercoledì 8 gennaio, ore 21

Teatro Superga, via Superga 44, Nichelino (TO)

Biglietti

Platea – intero: 25 euro (fino al 31/12), 30 euro (dal 1/01); ridotto: 22,50 euro (fino al 31/12), 27 euro (dal 1/01)

Galleria – intero: 20 euro (fino al 31/12), 24 euro (dal 1/01); ridotto: 18 euro (fino al 31/12), 21,50 euro (dal 1/01)

Bambini: 12 euro

Info

www.teatrosuperga.it

Allarme per la pace nel mondo, il terrorismo può tornare

IL COMMENTO / di Pier Franco Quaglieni

Il presidente Trump nella sua incolta superficialità ,priva di quello che Adolfo Omodeo chiamava il senso della storia, ordinando l’uccisione del generale Soleimani, si è comportato come il capo di uno stato canaglia ,non come il presidente degli Stati Uniti. Gli statisti devono sempre calcolare gli effetti delle loro azioni e non improvvisare la loro politica secondo estri pericolosi e ingovernabili  dalla ragione.
La politica e’ già di per sè  esattamente poco governabile, ma se poi essa e’ espressione dei bassi istinti diventa quanto di più stupido,violento e indesiderabile verso cui provare orrore.
Sicuramente il regime iraniano e’ quanto di più intollerante e violento ci possa essere e chi scrive lo ha condannato e combattuto fin dal suo nascere: un regime teocratico, politico -religioso soffocante che ha distrutto la grande civiltà della Persia, imbarbarendo quel paese. Ma questa realtà non giustifica i colpi di testa di Trump che forse cinicamente vuole sviare l’attenzione degli americani sulle vicende dell’ impeachment che può chiudere la sua vicenda politica. Il pericolo di guerra che Trump ha scatenato e’ reale e soprattutto il terrorismo islamico può rialzare la testa e tornare a colpire.L’Europa lo ha conosciuto da vicino negli scorsi anni in modo sanguinoso e drammatico. Ammazzare il generale si rivela un atto quanto meno sproporzionato alle reazioni che può suscitare.
La prima conseguenza che si è subito avuta, è il riapparire nel turbato orizzonte mediorientale del riarmo nucleare dell’ Iran. Io non sono mai stato un sostenitore degli ultimi predecessori di Trump che si sono rivelati inadeguati ,ne’ ho mai apprezzato la signora Clinton la cui modestia ha facilitato la vittoria di Trump. Ma quando vedo che c’è gente in Italia che si schiera con Trump e prova persino brividi di piacere all’idea della guerra al mondo Islamico, non posso denunciare l’abisso morale prima ancora che politico in cui siamo precipitati. La guerra va sempre condannata perché è la fine dell’essere uomini. La guerra e’ sempre una cosa sporca che va evitata. L’Homo homini lupus e’ oggi l’insegna dei cretini o dei furbastri. Chi sta con Trump per vincere in Emilia Romagna e’ gente da nulla che si scopre nella più assoluta impreparazione ,gente pericolosa a cui non affidare neppure un piccolo comune.
Non sono di per se ‘ un pacifista ,ma sono per la pace contro chi fomenta la guerra. E i cretini che scrivono su Fb che bisogna saper morire a Danzica, riprendendo una frase che fu preludio della seconda guerra mondiale,  dimostrano di non conoscere la storia e rivelano un pressappochismo che impedisce ogni dialogo. Oggi Trump ha suscitato reazioni bellicose che possono sfociare nella tragedia. E il terrorismo e’ la prima possibilità. Trump ha dimenticato anche le torri gemelle che inaugurarono il nuovo secolo con un massacro di massa? Bisogna lanciare un allarme invocando la mobilitazione morale di tutti gli uomini e le donne di buona volontà. Al di sopra delle divisioni politiche che di fronte alla guerra non contano. Nei prossimi giorni si determinerà lo spartiacque tra chi è civile e chi è sostanzialmente un barbaro che si lascia guidare dalla violenza .Non ci dovrebbero essere dubbi da che parte  stare.

No Tav in piazza a sostegno di Nicoletta Dosio

Questa mattina presidio No Tav in piazza Castello, promosso  da ‘Potere al popolo!’

 

Alcune decine di persone hanno voluto ricordare il caso  di Nicoletta Dosio, la 73enne attivista No Tav  in carcere dallo scorso 30 dicembre. Una protesta “contro la repressione”, durante la quale sono stati distribuiti volantini per la manifestazione dell’11 gennaio a Torino, in piazza Adriano. Presente lo  striscione con la scritta “Contro la vostra repressione la Befana di porta il carbone. Libertà per Nicoletta e tutti i No Tav”. “Nicoletta Dosio,  membro del coordinamento nazionale di Potere al Popolo! – dicono gli organizzatori – è stata arrestata e portata in carcere. La sua colpa è stata una manifestazione del 2012 in Val Susa, e più in generale l’incessante lotta contro speculazione e devastazione. Il suo arresto, seppur vergognoso, non è certo un caso isolato: d anni, infatti, il movimento No Tav è sistematicamente colpito da una repressione feroce”. E sulla pagina Fb di Potere al Popolo si legge: “Oggi a Torino la befana ha portato il carbone a governo e magistratura contro gli arresti di Nicoletta, Giorgio, Mattia e Luca e contro le condanne a tutti gli altri No Tav! Nicoletta ha deciso di sfidare il carcere per squarciare il silenzio sulla repressione alla lotta No Tav.

 

(foto Fb Potere al Popolo Torino)

 

Mazzarri: “Partita super, tre punti belli e pesanti”

Walter Mazzarri, ct granata, dichiara a Sky Tg 24 dopo la vittoria dell’Olimpico: “La Roma è la Roma e questi sono tre punti belli e pesanti. Contro Verona e Spal era andato tutto storto, siamo stati ricompensati. Dobbiamo assolutamente migliorare, soprattutto sulle palle perse in uscita. La Roma ha avuto occasioni nitide, nate da nostre ingenuità che mi hanno fatto arrabbiare. Bisogna restare concentrati su noi stessi, pensando partita per partita”.

I giovani azzurri portano carbone alla sindaca

Riceviamo e pubblichiamo

“Riprendendo un’iniziativa che ormai da anni il movimento giovanile compie simbolicamente il giorno della befana, anche i giovani di Torino hanno voluto organizzare un sit-in simbolico per consegnare del carbone al Sindaco Appendino”

Ad annunciarlo il coordinatore cittadino di Forza Italia a Torino Davide Balena e il coordinatore dei giovani azzurri Tommaso Varaldo, a margine del sit-in avvenuto questa mattina davanti al municipio del capoluogo sabaudo.
“Questo gesto è ampliamente giustificato dai numerosi fallimenti di questa amministrazione comunale, cominciando dalla perdita di grandi eventi quali le Olimpiadi ed il Salone dell’Auto, proseguendo con la pessima gestione della viabilità culminata con il surreale progetto della nuova Ztl. Si aggiungano inoltre i tagli alle scuole paritarie unitamente ai grossi problemi sulle mense scolastiche. Già solo per questi, che sono solo alcuni esempi, direi che il carbone per il Sindaco e la sua Giunta è ampiamente meritato. Saremmo meno arrabbiati se tali errori non ricadessero sulle teste dei Torinesi e probabilmente anche all’interno della maggioranza, visti i numeri sempre più esigui, qualcuno se ne sta rendendo conto. Questo 2020 sarà un anno cruciale per il centrodestra per dimostrare ai cittadini di Torino che c’è davvero la possibilità di far rinascere la nostra città ricordando questi ultimi anni come una parentesi da dimenticare”.
Conclude Varaldo: “Oggi la befana porta al Sindaco Appendino e alla sua maggioranza molto carbone. Torino piange sulle ferite della Giunta Appendino che ha provocato molti e gravi danni al tessuto economico e sociale della nostra città: su tutti il disperato tentativo di paralizzare la TAV, l’abbandono completo al degrado e allo spaccio delle periferie, del Parco del Valentino, della Cavallerizza. Questi sono solo alcuni dei fatti che sanciscono il fallimento di questa amministrazione che si sta sgretolando e che oggi rimane in piedi solo grazie ai voti di consiglieri vicini ai centri sociali e ai no tav. Cara Sindaco Appendino il 2020 potrà essere davvero l’anno del rilancio – conclude Varaldo – Ma lei deve fare un atto di vero amore per la sua città: si dimetta, liberi la nostra Torino oggi ostaggio di una classe dirigente che non è in grado di amministrarla”

Deposito di pneumatici divorato dalle fiamme

Un incendio ad Avigliana, in via Moncenisio, ha distrutto un deposito di pneumatici

Sono intervenuti i  vigili del fuoco di Grugliasco e i volontari di Avigliana e Borgone di Susa, impegnati nelle operazioni di spegnimento con l’impiego di un’autobotte  e un carro schiuma. Da verificare le  cause del rogo.

 

(foto archivio)