“Sui migranti Conte ha annunciato un cambio di passo. Per il bene del Paese è anche il nostro auspicio, anche se siamo convinti che si tratti dell’ennesima promessa da marinaio, alle quali siamo oramai tristemente abituati”.
Lo afferma, in una nota, la deputata di Forza Italia, Daniela Ruffino. “Per contrastare l’immigrazione clandestina – continua – servono rispetto delle regole da parte di chi arriva sul nostro territorio e controlli serrati affinché ciò avvenga.
Bisogna prevenire, non limitarsi ai piagnistei postumi. Così come è indispensabile un cambio di passo reale sui rimpatri che devono essere seri, costanti e continui. Questo sarebbe un messaggio molto chiaro per limitare gli sbarchi. E in questa politica il ruolo dell’Europa deve essere centrale, serve maggiore chiarezza sulla redistribuzione. Lampedusa non è la porta dell’Italia ma dell’intero continente e tutti i Paesi dell’Unione hanno l’obbligo di contribuire nella gestione del fenomeno. In un momento storico così particolare l’immagine di migranti, potenzialmente veicoli di contagio, che scappano indisturbati è devastante. Esaspera ancora di più una situazione sociale molto calda. Il governo ne è cosciente – conclude Ruffino –, si attivi concretamente”.



L’ho conosciuto, era persona di estremo equilibrio, lontano mille miglia dalla televisione e dalla politica odierne. Era anche un uomo colto che amava la poesia. Una persona d’altri tempi che sapeva però essere ben ancorato alla sua epoca. In tanti anni mai una parola fuori posto, mai una polemica inutile, per ottenere visibilità. Era talmente al di sopra della rissa politica che un tg, erroneamente, lo ha definito senatore a vita, un riconoscimento che Zavoli avrebbe meritato più di altri. E’ inevitabile accostare il suo nome a Enzo Biagi che il direttore de “La Stampa” Giulio de Benedetti umiliò e di cui il giornale attuale ripubblica gli articoli in una antologia. Zavoli e Biagi collaborarono insieme per tante iniziative. Ma balza subito all’occhio che Zavoli, pur schierato politicamente, mirava ad una certa terzietà giornalistica, mentre Biagi, apparentemente non schierato, fu molto più polemico ed astioso. Zavoli non scrisse i mille libri di Biagi, quelli che ci ha lasciato erano meditati e curati. Conobbi Biagi e mi sembrò molto attento agli aspetti venali, si faceva pagare per presentare un suo libro, indice sicuramente della notorietà acquisita. Zavoli aveva un altro stile e un’altra personalità. Era il “Socialista di Dio“, per dirla con il titolo di un suo libro, un insieme di valori umanitari che lo riconducevano al socialismo dei professori e medici condotti, come diceva Spriano, con venature cristiane. Era un unicum. Simile a lui io ricordo solo il poeta Giacomo Noventa i cui versi in lingua veneziana piacevano sicuramente a Zavoli. La televisione italiana perde un pioniere e un protagonista di eccellenza. Mario Soldati che fu uno dei creatori della Tv italiana, mi parlava con ammirazione di Zavoli vedendo in lui un collega importante. E in effetti oggi bisogna evidenziare senza retorica la grandezza di Zavoli. E’ stato un grande umanista che ebbe come valori la sacralità della vita e della morte e fu un grande uomo. “ L’homo sum” di Terenzio è rivissuto in lui.