CORONAVIRUS PIEMONTE: IL BOLLETTINO DELLE ORE 18.00
29.049PAZIENTI GUARITI E 527 IN VIA DI GUARIGIONE
Oggi l’Unità di Crisi della Regione Piemonte ha comunicato che i pazienti virologicamente guariti, cioè risultati negativi ai due test di verifica al termine della malattia, sono 29.049(+111rispetto a ieri), così suddivisi su base provinciale: 3541 (+7) Alessandria, 1658 (+3) Asti, 908 (+3) Biella, 2832 (+11) Cuneo, 2717 (+27) Novara, 14.765 (+52) Torino, 1390 (+5) Vercelli, 1039 (+2) Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 199 (+1) provenienti da altre regioni.
Altri 527sono “in via di guarigione”, ossia negativi al primo tampone di verifica, dopo la malattia e in attesa dell’esito del secondo.
I DECESSI SONO 4190
Tre i decessi di persone positive al test del Covid-19 comunicati nel pomeriggio dall’Unità di Crisi della Regione Piemonte, di cui nessunoverificatosi oggi (si ricorda che il dato di aggiornamento cumulativo comunicato giornalmente comprende anche decessi avvenuti nei giorni precedenti e solo successivamente accertati come decessi Covid).
Il totale è di 4190deceduti risultati positivi al virus, così suddivisi per provincia: 688 Alessandria, 257 Asti, 212 Biella, 402 Cuneo, 385 Novara, 1845 Torino, 227 Vercelli, 133 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 41 residenti fuori regione ma deceduti in Piemonte.
LA SITUAZIONE DEI CONTAGI
Sono 41.074 (+1.033rispetto a ieri,di cui 663 sono asintomatici. Motivo tampone: 374 screening, 443 contatti di caso, 216 con indagine in corso. Ambito: 50 RSA, 221 scolastico, 762 popolazione generale. I casi importati sono 6 su 1.033) i casi di persone finora risultate positive al Covid-19 in Piemonte, così suddivisi su base provinciale: 4733 Alessandria, 2219 Asti, 1353 Biella, 4352 Cuneo, 3879 Novara, 20.724 Torino, 1828 Vercelli, 1318 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 344 residenti fuori regione ma in carico alle strutture sanitarie piemontesi. I restanti 324 casi sono in fase di elaborazione e attribuzione territoriale.
I ricoverati in terapia intensiva sono 40( +7rispetto a ieri).
I ricoverati non in terapia intensiva sono 595(+ 33rispetto a ieri).
Le persone in isolamento domiciliare sono 6.673
I tamponi diagnostici finora processati sono 828.712 (+ 14.142 rispetto ieri) ,di cui 448.813risultati negativi.
NOTA IMPORTANTE
I dati dei nuovi contagiati e del numero di tamponi riportati nel Bollettino di oggi comprendono anche parte dei dati non registrati ieri a causa di un rallentamento della piattaforma operativa.
Negli ultimi due giorni, quindi, risultano complessivamente effettuati 20.109 tamponi, con una media giornaliera di 10.054 tamponi e 766 nuovi contagiati

Pagine di puntiglioso rigore storico e scientifico. Ma non meno coinvolgenti sul piano emozionale. Da alcuni giorni è in libreria “Una guerra di nervi. Soldati e medici nel manicomio di Racconigi (1909-1919)”, scritto da Fabio Milazzo, per i tipi dell’editrice “Pacini”, nella collana di storia contemporanea “Le ragioni di Clio”. Di origini messinesi, classe ’79, Milazzo da sempre si occupa di “storia della devianza” , in particolare nell’ambito militare della Grande Guerra ed attualmente svolge attività di ricerca presso l’Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea di Cuneo, oltreché presso l’Archivio Storico dell’ex Ospedale Psichiatrico di Racconigi. E proprio da qui, da queste sue esperienze professionali accompagnate da spiccate e personali “curiosità” culturali e di indagine approfondita sulla mente e la figura umana quand’essa sia investita da guerra e follia, nasce il suo ultimo libro, che verrà presentato il prossimo venerdì 16 ottobre, alle 21, dall’Associazione “Progetto Cantoregi”, in collaborazione con la Città di Racconigi, alla Soms (ex Società Operaia di Mutuo Soccorso, da tempo sede dell’Associazione) in via Carlo Costa 23, a Racconigi.“Sguardi sbarrati, allucinazioni, tremori, confusione mentale, depressione, tentativi di suicidio. Furono questi alcuni dei sintomi – si legge nella presentazione del libro – che i soldati investiti dalla potenza traumatica della Grande guerra manifestarono al momento del loro ingresso nel manicomio di Racconigi”. Queste le prime manifestazioni di un disagio e di una devianza psico-comportamentale difficilmente “rappezzabile”. Soprattutto allora e in istituzioni manicomiali quali erano quelle in quegli anni concepite. Sulla base di studi e indagini d’archivio, la ricerca di Milazzo si sofferma sulle storie di internamento dei soldati traumatizzati dal primo conflitto mondiale, in un periodo in cui non esisteva ancora la categoria clinico – diagnostica del trauna di guerra (“shell shock”), codificata pienamente soltanto dopo la guerra in Vietnam. Nello specifico il libro cerca di rispondere ad alcuni interrogativi: Quali furono le cause che determinarono l’internamento dei soldati in manicomio? Chi decideva e come venivano gestiti e organizzati i ricoveri? Quale fu il ruolo dei medici-alienisti? Quale fu invece il ruolo delle famiglie? Come reagì la psichiatria italiana di fronte ai traumi bellici? Come vennero trattati dalle autorità militari i soldati traumatizzati? Quale fu il ruolo delle teorie lombrosiane nel descrivere il fenomeno? E quali furono le diagnosi attraverso cui vennero inquadrati i sintomi? Come il conflitto investì e stravolse l’organizzazione e la vita nel manicomio? Interrogativi ad ampio spettro. Cui, attraverso lo spoglio sisistematico di vari fondi archivistici e l’esame di tutte le cartelle cliniche dei soldati, il volume risponde con puntualità, “interpretando in sede locale dinamiche più generali riguardanti il rapporto tra esercito, disagio mentale e guerra”. Rapporto che mette insieme “guerra e follia”, facendo per l’appunto emergere quella nozione di “trauma di guerra” che vede anche un altro tassello significativo nella guerra di Libia, affrontata sempre da Fabio Milazzo in un precedente volume dal titolo “Deserti della mente. Psichiatria e combattenti nella guerra di Libia 1911 – 1912”, scritto a quattro mani con Graziano Mamone e pubblicato nel 2019 da “Le Monnier”.