Accadde Oggi
Oggi ricordiamo un mito della storia del calcio italiano e mondiale: Giuseppe Meazza. Proprio il 13 aprile del 1947. il mai dimenticato bomber dell’Inter e della nazionale Italiana segna il suo 246esimo (ed ultimo) gol con la maglia dell’Inter. L’Inter affrontava, in casa, la Triestina: la squadra giuliana – che terminerà il campionato da ultima in classifica – si presentava come vittima calcistica sacrificale per i nerazzurri, a caccia di punti in un campionato comunque non entusiasmante. Ed i punti, infatti, arrivarono puntualmente.I nerazzurri vinsero 5-2, Meazza stabilì il record di marcature in tutta la storia del club nerazzurro: 246 reti. Un primato attualmente imbattuto per un giocatore – Meazza – ormai già consapevole di essere entrato nella storia dell’Inter: trentatré anni dopo, gli avrebbero intitolato lo stadio.
Enzo Grassano
“Guardando Gesù nella sua passione, noi vediamo come in uno specchio le sofferenze dell’umanità e troviamo la risposta divina al mistero del male, del dolore, della morte”: con queste parole Papa Francesco sintetizza nel suo più intimo significato il tema della morte in croce del Cristo Redentore. Passione e morte per la salvezza dell’Uomo, che pure partecipa, nella sua avventura terrena, all’inciampo del dolore, dell’emarginazione, della tortura, della passione e della morte. Su questa linea intende proporsi la riedizione aggiornata della mostra “Crocifissioni” nuovamente ospitata, in periodo quaresimale – dopo lo stop imposto nel marzo del 2020 dalla pandemia – nelle sale espositive del Collegio “San Giuseppe” di Torino, oggi certamente fra i più importanti centri di promozione culturale cittadina.
rinascimentale) realizzati dal torinese Ottavio Mazzonis (Torino, 1921 – 2010) fra il ’90 e il ‘98. Appeso alla Croce non il corpo del Cristo, ma solo il freddo “sudario”, a simboleggiare il “calvario” della Chiesa odierna, e intorno il dolore senza fine di Maria e discepoli. Dolore in cui si fa luce intensa il grande disco lunare, monito di attesa Risurrezione, proposto dal disegno “Nel buio la luce” di Carla Parsani Motti, mentre dolore assoluto senza fine resta quel Cristo “lanciato in una dimensione di profondità atemporale, in cui la Maddalena è ridotta ad un volto rovesciato indietro” del “Jesu, dimitte nobis” di Luigi Rigorini.
figura quasi astratta in una tela di sacco dorata. E ancora i dettagli. Gli oggetti del martirio.
Mattana e a Renzo Igne. Originale la visionaria leggenda del “pettirosso” di Nick Edel e la complessa narrazione di Rosanna Campra. E poi, il tradimento, preludio al martirio, nel cupo “Bacio di Giuda” di Giovanni Taverna e ancora il dolore estremo negli inchiostri di Giacomo Soffiantino, nell’uccello trafitto di Sandro Lobalzo come nei rami e spine di Franco Sassi e nelle pagine famigliari di Michele Tomalino Serra, fino all’immagine in acquaforte di Lucia Caprioglio del mandylion (il panno con cui la Veronica asciugò il volto di Gesù grondante sangue e sudore) e allo straniante surrealismo di Vito Oliva, di Giorgio Viotto e di Sergio Saccomandi.”Gesù sarà in agonia – ricorda Fratel Alfredo, citando Pascal – fino alla fine del mondo: non bisogna dormire fino a quel momento”. Saggio monito. Di innegabile, drammatica attualità.
Presentazioni a Torino e Fossano di “Tre metri quadri”, il libro di Alessandro Capriccioli, consigliere regionale radicale in Lazio, che racconta 4 anni di iniziative fatte dentro le strutture carcerarie.

