ilTorinese

Juve e Toro: pronti i primi acquisti!

Calciomercato

Il calciomercato aprirà ufficialmente i battenti dal primo di luglio ma tutte le società di calcio sono già pronte ad intavolare e chiudere le prime trattative, imbastite a giugno,per accontentare i rispettivi allenatori.A fine giugno cominceranno i primi ritiri delle squadre e l’obiettivo è quello d’aver l’organico a disposizione già completo almeno al 60%.
Juve e Toro si stanno muovendo bene in questa prima fase,Allegri e Juric hanno dato le giuste indicazioni e sono molto esigenti.I soldi sono pochi, l’imperativo è prima vendere,poi spendere per comprare, ma se i soldi arrivano dai ricchi club esteri allora bianconeri e granata raggiungeranno i rispettivi obiettivi.
La Juve ha già preso Pogba,un grande ritorno per un centrocampista completo e versatile: è stata una richiesta precisa di mister Allegri il quale vuole assolutamente Di Maria il fuoriclasse argentino,ora al Paris Saint Germain,centrocampista ed all’occorrenza anche grande attaccante.
Il Torino di Juric ha già chiuso per 2 acquisti:il portiere brasiliano Gabriel,svincolato dal Lecce,che si giocherà la titolarità tra i pali con Berisha,appena riscattato dalla Spal.
Altro bel colpo di mercato granata è il riscatto del centravanti Pietro Pellegri,dal Monaco,uno dei giovani attaccanti più promettenti dell’intero panorama calcistico nazionale.

Enzo Grassano

Torna la processione della Consolata

La sera di lunedì 20 giugno, dopo due anni di assenza a causa della pandemia, torna la processione della Consolata, il santuario da secoli più caro ai torinesi, ben più del Duomo, la vera chiesa della città nonché uno dei luoghi di culto più antichi di Torino. Nel giorno della festa della patrona della città e della diocesi, lunedì 20, alle ore 11 il nuovo arcivescovo di Torino mons. Roberto Repole presiederà la concelebrazione che sarà seguita alle 12,30 dalla Messa celebrata dal rettore della Consolata mons. Giacomo Maria Martinacci e alle 18.00 dalla funzione celebrata da mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo emerito. Alle 20,30 sarà la volta della processione guidata per la prima volta dal nuovo arcivescovo Roberto Repole e sarà seguita, come sempre accade, da decine di migliaia di fedeli. Da 150 anni il santuario della Consolata è curato dal clero diocesano subentrato alle comunità di religiosi che dal X secolo si sono susseguite, dai Benedettini ai Cistercensi, dagli Oblati di Maria Vergine ai Francescani Minori.
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Il Gay Pride, riflessioni controcorrente

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Il Gay Pride torinese si è rivelato un successo perché secondo gli organizzatori la sfilata di 150 mila persone con il caldo afoso è stato un vero traguardo.
Non ci sono numeri ufficiali da parte della Polizia, come accade di norma per altri eventi.

Il fatto nuovo è la partecipazione del quotidiano “La Stampa“ con in testa il suo direttore e vicedirettore ad un evento pubblico di quel genere. Una tappa miliare nella storia del giornalismo, ha scritto sullo stesso giornale, il leader politico ed esponente Gay Ivan Scalfarotto, elogiando la scelta di campo fatta da Giannini e da una parte dei suoi collaboratori. Direttori come Alberto Ronchey, ne sono certo, sarebbero inorriditi da certi elogi. Se leggo nello stesso giornale il bellissimo articolo di Renato Rizzo su Ferruccio Borio, il mitico redattore capo della “Stampa”, in cui si ricorda come il giornale per iniziativa di Borio, riuscì a mobilitare oltre duecentomila torinesi ad esporre il tricolore nel 1961, centenario dell’Unita’ nazionale, vedo come il passato sia davvero una preistoria rispetto alle nuove scelte che forse si armonizzano anche con quelle di Lapo Elkann. Eugenio Scalfari direttore di “Repubblica” scrisse a Mario Soldati che avrebbe voluto iscriversi al Centro “Pannunzio”, ma che la sua indipendenza professionale glielo impediva. Scalfari non fu mai sempre così indipendente, ma in quel caso si pose il problema di non poter parteggiare formalmente e insieme informare con l’autonomia necessaria. Le ampie cronache offerte da “La Stampa” dimostrano che il giornale si è limitato ad esaltare i partecipanti e a pubblicare gli elogi non proprio imparziali di Scalfarotto. Possibile che un giornalista avveduto come Giannini non si sia neppure posto il problema di chi non ha ritenuto di sfilare o dissente dalle sguaiataggini del Pride evidenziate in passato dallo stesso padre nobile del “Fuori”, Angelo Pezzana e anche da Gianni Vattimo?
Anche chi dissente e’ un lettore che può diventare ex lettore se vede che il concetto di un’informazione completa è disatteso. I giornali devono fare i giornali, le associazioni le associazioni. Potrei elencare le tante manifestazioni importanti svoltesi a Torino ed ignorate totalmente dal quotidiano.
Persino la Regione, che non ha dato il patrocinio al Pride, è stata oggetto di critiche, senza rispettare l’autonomia degli Enti. Anzi, ci sarebbe da porre un problema inverso: a quali manifestazioni va dato il patrocinio e quando un sindaco possa indossare la fascia tricolore. Che durante il corteo si siano viste esibizioni sguaiate e sentite volgari bestemmie contro la Madonna che io ho ascoltato con orrore con le mie orecchie, è un dato incontestabile.
Va bene, sia  chiaro, il diritto di tutti di manifestare liberamente, ma, di norma, la concessione di un patrocinio e la presenza di un sindaco in fascia tricolore sono condizionate dalla firma di certi impegni che nel suo vitalismo erompente,  direi quasi inconsciamente dannunziano, il Pride non ha rispettato e non sarebbe in grado di rispettare. Voglio ripubblicare una fotografia del sindaco Fassino che rivela quanto meno un disagio che fa molto onore a Piero.

Al lupo, al lupo. La Regione chiede l’intervento del Ministero: troppi avvistamenti

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LUPO IN PIEMONTE, IL VICE PRESIDENTE DELLA REGIONE SCRIVE AL MINISTRO DELLA TRANSIZIONE ECOLOGICA

RICHIESTO UN INCONTRO URGENTE PER DEFINIRE LE AZIONI DA ADOTTARE

Un incontro urgente per definire le azioni che, nell’attesa dell’approvazione del “Piano lupo”, la Regione Piemonte può mettere in atto per contenere l’aumento delle predazioni e il problema dell’avvicinamento del lupo alle zone abitate. Lo chiede il Vice Presidente della Regione Fabio Calosso in una nota indirizzata al Ministro della Transizione Ecologica.

Nelle scorse settimane il Ministero, in collaborazione con Ispra e con i ricercatori del progetto Life Wolf Alps Eu, ha reso pubblico il primo monitoraggio nazionale del lupo condotto tra il 2020 ed il 2021. I numeri che sono emersi da questo studio stimano tra gli 800 e i 1100 i lupi presenti nelle regioni alpine, in particolare nelle zone del Piemonte, della Liguria e della Valle d’Aosta.

Nella lettera il Vice Presidente della Regione Piemonte afferma che questi numeri preoccupanti richiamano la necessità di un tempestivo intervento del Ministero della Transizione Ecologica. La soluzione al problema non è ormai più procrastinabile.

La Regione ribadisce che sono numeri assolutamente insostenibili. Sono quotidiani gli avvistamenti effettuati da residenti ed escursionisti anche in zone collinari e di pianura. Gli esemplari censiti nel biennio 2020/2021 sono con ragionevole certezza notevolmente aumentati.

Si continua a registrare un aumento di segnalazioni da parte di amministratori locali, associazioni di allevatori e pastori di avvistamenti e attacchi anche ad animali domestici in aree densamente popolate.

Non è più un fenomeno isolato per il quale sono sufficienti azioni di protezione e dissuasione da parte delle singole Regioni ma un fenomeno che richiede l’approvazione in tempi rapidi del “Piano lupo nazionale” ed una strategia condivisa ed efficace per il controllo di lupi ed ibridi.

In fiamme azienda agricola: nella stalla trenta bovini

Ieri sera un esteso incendio è scoppiato in un’azienda agricola di San Damiano d’Asti. Le fiamme  si sono sviluppate per cause ancora da accertare, nel vicino deposito di mezzi agricoli e accanto alla stalla, contenente 30 bovini. I vigili del fuoco hanno domato l’incendio e salvato gli animali. Sul posto sono giunti anche i carabinieri.

NOTIZIE DAL PIEMONTE

La tecnica del chiaroscuro nel “Volto Santo” di Ugo da Carpi

Sino al 29 agosto, nella Corte Medievale di Palazzo Madama

 

Un mattino del 1524, Giorgio Vasari racconta di essersi ritrovato a fianco di Michelangelo dinanzi all’altare del Volto Santo, all’interno della Basilica Vaticana, senza troppa convinzione forse e con un sorriso a levare gli occhi verso la tavola che là era posta, “La Veronica tra i santi Pietro e Paolo”. L’autore delle “Vite” fece notare al grande artista la scritta che l’autore aveva inserito in basso, tra i piedi di Paolo – a mo’ di firma, di principale professione e di grande pregio -, “per Ugo da Carpi intajatore fata senza penello”: probabilmente eliminando il bisbiglio e scandendo a voce chiara e udibile da chi gli stava vicino, se consideriamo il carattere sin troppo schietto e sfrontato che lo ha sempre accompagnato, Michelangelo, “ridendo anch’esso”, rispose: “Sarebbe meglio che avesse adoperato il pennello e l’avesse fatta di migliore maniera”.

Non certo un capolavoro, quello di Ugo, che Vasari in altra occasione non ci penserà due volte a stabilire come “mediocre pittore”. Ma anche a riconoscere come sia stato “nondimeno in altre fantasticherie d’acutissimo ingegno”. Fantasticherie? La capacità sua nel riprendere le grandi opere di Tiziano e di Raffaello e di Parmigianino e di mostrare la maestria dei passaggi tonali attraverso la xilografia (nel 1516 richiese di brevettare la tecnica) o tecnica del chiaroscuro, nella realizzazione di “carte con stampe di legno di tre tinte”. Spiegava ancora Vasari che “la prima faceva l’ombra, l’altra, che era una tinta di colore più dolce, faceva un mezzo, e la terza, graffiata, faceva la tinta del campo più chiara et i lumi della carta bianchi”. Eccellenza e sperimentazioni, più o meno ardue – non l’uso del pennello ma “con le dita” e “con suoi altri instrumenti capricciosi” -, che lo imposero tra gli artisti del tempo (era nato nella città emiliana nel 1470, poco più che trentenne era passato a Bologna e Venezia per spostarsi a Roma e restarvi, avendo trovato nelle opere di Raffaello nuova materia per la propria tecnica, certo sino al Sacco del 1527; morì probabilmente nel 1532).

Adesso, trasportativi alcuni degli “instrumenti capricciosi”, la pala d’altare è lì, nella Corte Medievale di Palazzo Madama, sotto gli occhi dello spettatore di cinquecento anni dopo (vi resterà sino al 29 agosto), grazie alla ben avviata collaborazione tra la Fondazione Torino Musei e la Fabbrica di San Pietro in Vaticano, che già un paio d’anni fa aveva visto l’occasione di Antoniazzo Romano, e alla cura di Pietro Zander: certo un’opera singolare nel suo genere, che esprime tutta l’importanza del proprio apporto tecnico, frutto di studi e di ricerche, una pittura che si potrebbe definire “sghemba”, inaspettata, fuori di ogni abituale itinerario pittorico, certo di maniera, eseguita, sottolinea il direttore di Palazzo Madama Carlo Federico Villa, all’interno del ricco catalogo edito da Sagep Editori di Genova, “con una tecnica solitamente riservata ai supporti cartacei e a formati non certo di cotali proporzioni”. Un’opera che si presume di qualche anno precedente il Giubileo del 1525, concepita per l’altare dove era venerata una delle più preziose reliquie vaticane, quella del “Volto Santo”, e che trova le proprie radici nei nomi del Parmigianino e di Albrecht Dürer; un’opera alloggiata nell’elegante progetto espositivo dovuto all’arch. Roberto Pulitani, centro pulsante di un percorso che si snoda attraverso i secoli dall’antica Basilica Costantiniana alla Fabbrica di San Pietro di oggi, la “Veronica” è altresì simbolicamente posta sotto l’affresco della Sacra Sindone (“Santa Sindone sostenuta dalla Vergine e dal beato Amedeo e san Maurizio”), in loco per volere di Cristina di Francia, la prima Madama Reale, a memoria della collocazione torinese, dal 1578, del Sacro Lino.

Ai lati della sala, a perfetto completamento della mostra, il ritratto di Ugo ad opera di Antonio Montanari detto il Postetta, proveniente da Carpi, e soprattutto alcuni esempi di xilografie a chiaroscuro, dal Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi fiorentini, come “Diogene” (1527 – 1530), da taluni definito il capolavoro dell’”intajatore” (“la più bella stampa che alcuna che mai facesse Ugo”, la celebrò il non più sorridente Vasari), e “Enea ed Anchise” (1518), ancora dagli Uffizi, un alternarsi di ombre e di luci tra le fiamme di Troia e i Penati in una mano e il piccolo Ascanio nell’altra da parte dell’eroe; dalla Galleria Sabauda di Torino “La Veronica che mostra il velo del Volto Santo tra gli apostoli Pietro e Paolo” (Venezia, 1612; la matrice originale è del 1510).

 

Elio Rabbione

 

Nelle immagini: Ugo da Carpi, “La Veronica tra i santi Pietro e Paolo”, 1524-1525. Carboncino, inchiostro, pigmenti a olio e dorature su tavola, Fabbrica di San Pietro in Vaticano, c. Fabbrica di San Pietro in Vaticano, Ph. M. Falcioni; Ugo da Carpi, “Diogene”, 1527-1530 circa, xilografia a chiaroscuro, Firenze, Gallerie degli Uffizi, Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, c. Su concessione del Ministero della Cultura – Galleria degli Uffizi; Albrechr Dürer, “La Veronica che mostra il velo del Volto Santo tra gli Apostoli Pietro e Paolo” (dalla Passione di Nostro Signore Giesu Christo d’Alberto Durero di Norimberga, in Venezia, 1612, dalla matrice originale del 1510, appresso Daniele Bissuccio), xilografia, Torino, Galleria Sabauda, Musei Reali Torino, c. MiC – Musei Reali, Galleria Sabauda

“Il folle”, un viaggio intrigante con Germano Di Giusto

Informazione promozionale

“Quando guardo nel mio azzurro e non vedo splendere il sole, sento il cuore che lo chiama. Quando il sole arriva ma qualcosa manca ancora, allora l’anima si erge sopra il sereno…. E ancora continua a cercare”.

La vita rappresenta un viaggio misterioso, intrigante e tormentato; nelle liriche presenti in questa sua prima silloge Germano fotografa e racconta quanto per lui sia folle e affascinante compierlo ogni giorno, lasciandosi sorprendere dalla passione generata dai piccoli e grandi affreschi disegnati dalla quotidianità.

La raccolta rappresenta per Germano il modo per condividere con il lettore il proprio intimo cercando di coinvolgerlo in un cammino variopinto nel quale, a tinte sfumate, si sovrappongono i colori più intensi della passione.

Un modo per affrontare le insidie e cogliere le opportunità offerte dalla vita con un atteggiamento pervaso da realistico ottimismo nonostante la consapevolezza che il suo ritmo viene inevitabilmente scandito da “battiti di ali rapaci” (cit.  dalla poesia “Apro gli occhi”).

Un percorso alla ricerca delle risposte che potrebbero dare significato al vivere e, più di ogni altra cosa, alla ricerca di noi stessi.

Sentieri impervi che solo chi è in qualche modo folle può imboccare e solo chi lo è molto di più può rifiutarsi di farlo.

 

 

Link per acquisto e-book

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Pagina Facebook :

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L’AUTORE

Germano Di Giusto nasce a Catania il 31 Luglio 1969.

Diplomato perito informatico consegue nel 2010 l’abilitazione alla gestione di fondi pensione presso l’Universitas Mercatorum e nel 2018 consegue il master in Relazioni Industriali nelle Aziende di Credito e Assicurazione presso l’università La Sapienza.

Ha sempre vissuto a Bergamo e dal 1991 lavora presso un istituto bancario occupandosi, dal 1999, di affari sindacali.

Le prime poesie risalgono all’adolescenza, in quel periodo, vista la passione per la musica ed il canto, partecipa come attore a diverse commedie musicali con la compagnia “Teatromusica” di Bergamo.

Da sempre sviluppa interesse per tutte le arti figurative e per la letteratura.

Nel 2020 alcune sue composizioni vengono pubblicate nelle raccolte “Luci Sparse” ed “Emozioni” pubblicate dall’editore PAGINE che nel 2021 pubblica altri suoi scritti nella raccolta “NOTE”.

Sempre nel 2021, con l’editore DANTEBUS, compare nella raccolta “ISOLE”.

Partecipa a diversi concorsi letterari ricevendo alcune menzioni di merito.

In questi anni viene anche selezionato per i premi “Leonardo”, “Galileo”, “Città di Parigi” e “Città di New York” dall’associazione culturale “LA CHIMERA” che ritiene le sue poesie, comparse su diversi social pubblici, degne di interesse.

 

Per conoscerlo meglio:

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=5227943310568666&id=1000000591467863

Softball, chiuso il Torneo delle Regioni

Conclusa l’edizione 2022 del Torneo delle Regioni che dal 16 al 19 giugno si è disputato sui diamanti di baseball e softball della Lombardia, da dove il Piemonte torna con al collo la medaglia di bronzo della formazione Little League Softball U13 guidata da Lorena Cerami.
A questo successo vanno aggiunti il quinto posto della Senior League Baseball di Giuseppe Cerami, al premio fair play assegnato alla compagine della Little League Baseball allenata da Filippo Spataro, alla sesta posizione delle due compagini Junior League Baseball e Softball di Maurizio Giarola e di Ernestina Bellotti.
Le emozioni, le urla, i canti, i gesti tecnici e di fair play vissuti sui campi che mancavano dal 2019, hanno riempito il lungo e caldo week-end lombardo, durante il quale le ragazze ed i ragazzi piemontesi hanno tenuto alto la croce bianca ed il lambello blu.
Al termine della manifestazione il presidente Sabrina Olivero ed il coordinatore delle Rappresentative regionali Rocco Di Miceli, hanno inviato i loro complimenti alle atlete, agli atleti, ai tecnici ed ai dirigenti delle cinque formazioni che rappresentavano il Comitato Regionale FIBS Piemonte.
rosa della Little League Softball (2009-2011)
Staff tecnico: Lorena Cerami (manager), Isabella Dalbesio (coach) e Francesco Sansalone (dirigente)

Atlete convocate: Viola Bruni, Claire Sophie Inglesi (Avigliana Bees), Elena D’Amico, Veronica Goddi, Cloe Guzzon, Giulia Nosari, Naomi Pichardo e Sara Vallana (Porta Mortara Novara), Jasmine Dedu (Baseball Vercelli), Giulia La Pica (Avigliana Rebels), Greta Persico (Grizzlies Torino), Rebecca Sansalone, Clara Turazzi e Greta Zocco (Softball La Loggia)

riserve a casa: Giulia Gennari (Avigliana Rebels), Valentina Alesia Vlaicu (Baseball Vercelli)

Università e Politecnico, cresce il tasso di occupazione dopo la laurea

Performance positiva dell’Ateneo torinese rispetto all’anno precedente e alla media nazionale. Aumentano il tasso di occupazione a un anno dalla laurea, sia per i laureati triennali che per i laureati di secondo livello, e la retribuzione mensile

È stato presentato  il Rapporto 2022 AlmaLaurea sul Profilo e sulla Condizione Occupazionale dei laureati, XXIV Indagine. Curato da AlmaLaurea, Consorzio Interuniversitario fondato nel 1994 e che rappresenta 77 Atenei italiani, ha indagato la condizione occupazionale dei laureati italiani e le caratteristiche del capitale umano uscito dal sistema universitario nel 2021.

Per quanto riguarda l’Università di Torino, l’indagine sulla condizione occupazionale ha coinvolto complessivamente 25.825 laureati. I dati si concentrano sull’analisi delle performance dei laureati di primo e di secondo livello usciti nel 2020, intervistati a un anno dal titolo, e su quelle dei laureati di secondo livello usciti nel 2016, intervistati dopo cinque anni.

Per i laureati triennali (mai iscritti a un successivo corso), aumenta il tasso di occupazione a un anno dalla laurea dal 72,8% (nel Rapporto 2021) al 76,2% (nel Rapporto 2022), cala il lavoro part-time dal 22,6% al 21,4% e la retribuzione passa da 1.301 a 1.304 euro mensili netti. UniTo fa registrare una performance positiva anche rispetto alle medie nazionali. Il tasso di occupazione dei laureati triennali Unito è del 76,2% rispetto al 74,5% nazionale.

Anche per i laureati di secondo livello a 1 anno dalla laurea, rispetto ai risultati del precedente Rapporto, l’Università di Torino migliora il tasso di occupazione, dal 72,1% del 2021 al 75,4% nel 2022, e la percentuale degli occupati con un lavoro a tempo indeterminato, dal 17,7% al 24,4%A 5 anni dalla laurea di secondo livello, il tasso di occupazione rimane pressoché invariato rispetto all’anno precedente, mentre aumentano la retribuzione mensile netta, che passa da 1.563 euro del 2021 a 1.603 euro del 2022, e la percentuale degli occupati con un lavoro a tempo indeterminato, che sale dal 54,3% al 57,6%.

In confronto ai dati nazionali, l’Ateneo torinese fa registrare risultati migliori nel tasso di occupazione a 1 anno dalla laurea (75,4% contro il 74,6% nazionale), a 5 anni dalla laurea (90,3% contro l’88,5% nazionale) e nella retribuzione mensile netta, che a 1 anno è di 1.416 euro rispetto al dato nazionale di 1.407 euro, mentre a 5 anni è di 1.641 euro rispetto a 1.635 euro

 

LA LAUREA AL POLITECNICO DI TORINO È UNA GARANZIA PER TROVARE LAVORO

Quasi il 90% dei laureati lavora a un anno dal titolo magistrale e con retribuzioni superiori ai laureati degli atenei italiani

I laureati del Politecnico coinvolti nell’indagine sono 8.542; tra questi, 4.130 di primo livello e 4.407 laureati magistrali, mentre a livello nazionale il campione è composto da 660 mila laureati di 76 università italiane.

Appuntamento atteso dagli studenti e dalle loro famiglie, che spesso influenza la scelta del percorso di studi, l’Indagine conferma una tendenza ormai consolidata: i laureati del Politecnico di Torino trovano lavoro, e ricevono in media retribuzioni più alte rispetto ai laureati degli altri atenei italiani, anche in periodi di recessione come quelli che stiamo vivendo.

Analizzando più nel dettaglio il profilo occupazionale dei laureati del Politecnico, l’Indagine evidenzia che si tratta di giovani che in larga parte (l’87,4%) continuano gli studi dopo la laurea triennale, rimandano cioè al post-laurea di tipo magistrale il vero ingresso nel mondo del lavoro. Tra i laureati triennali che non si sono mai iscritti a un corso di laurea magistrale e che quindi sono entrati nel mondo del lavoro, il tasso di occupazione risulta comunque del 76,7%, a fronte di un dato nazionale del 74,5%.

Il dato di riferimento più significativo risulta comunque quello che riguarda i laureati magistrali a un anno dalla laurea, che continua a salire rispetto agli anni precedenti, in controtendenza con l’andamento nazionale: è occupato l’89,5% dei laureati magistrali del Politecnico di Torino, un valore di gran lunga superiore alla media nazionale del 74,6%. Sempre molto alto il tasso di occupati a un anno dalla laurea magistrale nell’area dell’Ingegneria90,5% (a fronte di una media nazionale di 82,8%); al di sopra della media nazionale (del 79,8 %) anche il dato relativo ai laureati magistrali in Architettura, con l’82,8% di occupati.

 

La percentuale di occupati aumenta ancora, secondo gli ultimi dati di Almalaurea, a cinque anni dal conseguimento dal titolo, quando raggiunge il 92,9% a fronte dell’88,5% del dato nazionale.

Interessante la tipologia di occupazione di questi laureati (il 43% può contare su un contratto alle dipendenze a tempo indeterminato) e con una significativa differenza di retribuzione tra i laureati magistrali del Politecnico e la media italiana: 1.599 euro netti mensili a fronte di una retribuzione media di 1.407 euro a un anno dal titolo e 1.872 euro rispetto a 1.635 euro a cinque anni dalla laurea.

L’Indagine fornisce infine alcuni dati interessanti circa il profilo dei laureati. Da notare come il rapporto con il mondo del lavoro cominci per i laureati del Politecnico già negli anni degli studi: il 33,8% tra i laureati di primo livello e il 46,4% dei magistrali ha svolto tirocini riconosciuti dal proprio corso di studi e la metà degli studenti dei due livelli di studio lavora già durante lo svolgimento del percorso formativo.

Altro dato che emerge è la dimensione internazionale del Politecnico, con una percentuale di studenti stranieri in crescita: il 15,5% in media (il 11,2% di quelli magistrali, a fronte del 4,2% a livello nazionale). Inoltre, quasi un terzo degli studenti durante la Laurea Magistrale compie un’esperienza di studio all’estero, nonostante le restrizioni dovute alla pandemia, gli studenti hanno comunque ripreso a spostarsi.

Incoraggianti infine le risposte relative alla soddisfazione: in generale, quasi 9 laureati su 10 si dichiarano soddisfatti dell’esperienza universitaria nel suo complesso e l’85,6% dei laureati è soddisfatto del rapporto con il corpo docente.

“Anche quest’anno i dati emersi dall’indagine annuale proposta da Almalaurea ci confermano che è vincente la nostra scelta di puntare sulla didattica innovativa e sulla progettazione di corsi che, in accordo con il tessuto produttivo, possano formare professionalità legate alle nuove tecnologie che oggi le aziende faticano a trovare sul mercato e a formare autonomamente; così come la scelta di massimizzare la dimensione internazionale del nostro Aeneo, attraendo i  migliori docenti, ricercatori e studenti da tutto il mondo” commenta il Vice Rettore alla Didattica del Politecnico Sebastiano Foti.

“Il trend positivo evidenziato anche quest’anno dal rapporto  sulla condizione occupazionale dei nostri studenti è ormai consolidato da molti anni e conferma la solida reputazione che l’Ateneo ha acquisito a livello nazionale ed internazionale  – aggiunge la Delegata del Rettore per l’accompagnamento al lavoro Carla Chiasserini – anche grazie ai numerosi accordi sottoscritti con aziende nazionali ed internazionali per incrementare la didattica  learning by doing attraverso i tirocini e le tesi di laurea svolte in azienda, una modalità che consente alla domanda e all’offerta di lavoro di incontrarsi e conoscersi ancora prima della fine del percorso universitario”.