|
|
|
WORKSHOP SUBSONICI Cieli su Torino 1996 – 2026 Cinque workshop gratuiti a Le Gru con Max, Vicio, Ninja, Boosta e Samuel per festeggiare i 30 anni di carriera
18 APRILE Suoni della natura, ritmi urbani con Max 19 APRILE Il silenzio tra le note, suono e meditazione con Vicio 3 MAGGIO Batteria acustica e matematica del ritmo con Ninja 30 MAGGIO A cosa serve suonare le canzoni con Boosta 7 GIUGNO Mixing class con Samuel |
|
Trent’anni di musica, di palchi, di canzoni che hanno attraversato generazioni e trasformato una città. Per celebrare questo traguardo, i Subsonica hanno scelto di non fermarsi ai quattro concerti sold out alle OGR Torino, ma di prolungare lo spirito di apertura e condivisione che ha caratterizzato l’intero anno del trentennale con qualcosa di più intimo e inedito: cinque workshop gratuiti a Le Gru, uno per ciascuno dei componenti della band, aperti al pubblico su prenotazione. Si chiamano Workshop Subsonici, si svolgeranno tra il 18 aprile e il 7 giugno e portano la firma dell’intera formazione: Samuel, Max Casacci, Boosta, Ninja e Vicio. Ogni appuntamento si trasformerà in un vero e proprio viaggio alla scoperta dei temi che da sempre alimentano la ricerca artistica della band, dalla materia sonora degli ecosistemi alla pedagogia della musica, dal ritmo come architettura matematica fino all’arte del mixaggio. Non semplici incontri con dei musicisti famosi, ma laboratori di pensiero ed esperienza, capaci di trasformare uno spazio commerciale in un luogo di ascolto profondo. Si comincia il 18 aprile con Max Casacci, che guiderà i partecipanti alla scoperta della musica nascosta nel mondo naturale e urbano. L’idea di fondo è che l’ambiente non sia uno sfondo neutro, ma un’orchestra invisibile: dal canto delle foglie al rumore di un treno, ogni elemento del paesaggio sonoro può diventare musicale, materiale vivo da cui costruire ritmi e melodie. Il giorno successivo, il 19 aprile, sarà Vicio a portare il suo sguardo interiore: bassista dalla tecnica rigorosa e praticante di meditazione, esplorerà il silenzio che abita le pause tra le note e quello che si incontra stando fermi, in ascolto del proprio respiro, anche solo per cinque minuti al giorno. Il 3 maggio tocca a Ninja, batterista dei Subsonica, che aprirà i suoi metodi di studio e il suo approccio logico alla costruzione del ritmo, partendo dai beat più iconici della band per raccontare come la batteria acustica sia, prima di tutto, un esercizio di matematica applicata al tempo. Il 30 maggio sarà la volta di Boosta, che affronterà una domanda tutt’altro che scontata: a cosa serve, davvero, suonare le canzoni? L’incontro esplorerà la musica come strumento pedagogico capace di allenare l’ascolto e l’empatia nelle nuove generazioni, una bussola per restare umani in un presente sempre più rumoroso. Il ciclo si chiude il 7 giugno con Samuel, voce dei Subsonica, che porterà a Le Gru una vera e propria mixing class: una dimostrazione tecnica di post-produzione live in cui, attraverso filtri ed effettistica, mostrerà come costruire un tappeto sonoro dinamico e coerente capace di isolare l’ascoltatore dal caos circostante e trasportarlo in un’architettura sonora in continua evoluzione. Gli incontri saranno introdotti da Federico Sacchi, musicteller che ha già firmato lo spettacolo antologico “Rimango Subsonico” nell’ambito delle celebrazioni del trentennale. Tutti gli appuntamenti si terranno alle ore 17.00, avranno una durata di circa sessanta minuti e sono a ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria. I Workshop Subsonici a Le Gru sono realizzati grazie al sostegno del mall di Grugliasco nell’ambito delle celebrazioni di Cieli su Torino 96-26, il grande progetto che ha accompagnato l’uscita di “Terre Rare”, undicesimo album della band, e che ha già visto Torino trasformarsi in un museo a cielo aperto dedicato alla storia dei Subsonica. |
Un appuntamento innovativo a cura dell’Associazione Culturale ‘I Lunatici’, giunto alla seconda edizione, e nato per condividere esperienze artistiche e di teatro sociale, ma soprattutto un’occasione per riflettere insieme sui temi della salute mentale e della disabilità e su quali attività e azioni possano rendere la nostra società più inclusiva; temi a cui Lunathica (che coordina i diversi appuntamenti che compongono questo ricco cartellone di eventi) ha sempre prestato una particolare attenzione all’interno della sua programmazione.
“La seconda edizione di una manifestazione costituisce sempre una sfida – afferma Cristiano Falcomer, ideatore e direttore artistico del Festival – Sulla scia dell’entusiasmo della prima edizione abbiamo raddoppiato la durata della programmazione, aumentato il numero delle collaborazioni e il coinvolgimento di enti del territorio e non. Se lo scorso anno la manifestazione si rivolgeva prevalentemente a operatori del settore, quest’anno abbiamo sviluppato l’offerta anche nei confronti del pubblico attraverso la programmazione di spettacoli di teatro sociale e arricchendo la componente teatrale. Si tratta dunque di un’edizione più fruibile anche per chi segue la programmazione estiva di Lunathica, pur rimanendo nel solco del teatro sociale, ma mantenendo la vocazione de ‘I Lunatici’ il cui percorso è iniziato proprio in ambito teatrale. Per raggiungere maggiormente i giovani abbiamo sviluppato importanti sinergie con gli istituti scolastici del territorio. Nel ricco cartellone, infatti, sono previste numerose iniziative rivolte alle scuole e all’interno di esse. L’entusiasmo con cui nuove realtà hanno aderito alla manifestazione e il prezioso riconoscimento istituzionale e sostegno del Ministero della Cultura ci hanno indotto a impegnarci ulteriormente per far crescere questo progetto, che contribuisce a sviluppare il senso di comunità, partecipazione e inclusione, che è sempre più presente nella mission di Lunathica“.
Il Festival nell’arco di sei giorni offrirà spettacoli, convegni e dibattiti, workshop teatrali e laboratori creativi, tutti a ingresso libero. Il cartellone si suddivide in due macroaree: una rivolta al pubblico e agli operatori con attività concentrate in Area Remmert a Cirié e una dedicata alle scuole (coinvolgendo studenti di varie fasce d’età, dalla scuola dell’Infanzia alle scuole superiori) con appuntamenti distribuiti tra il LanzoIncontra a Lanzo, Area Remmert e l’Istituto di Istruzione Statale “Tommaso D’Oria” a Ciriè. In questo contesto si inseriscono gli interventi informativi a cura del Centro DPAA ASLTO4 all’interno dell’Istituto D’Oria sullo sviluppo della personalità. Momenti, anche pratici, utili per fornire ai ragazzi elementi per coltivare la consapevolezza di sé, riconoscere i segnali del disagio al fine di prevenire l’insorgere di patologie.
Tra gli spettacoli assume un particolare significato “Porte, Ponti e Aquiloni” (18 aprile, ore 21) lavoro di teatro sociale integrato a cura di Mosaico Teatro, realizzato con il contributo della Cooperativa Sociale COESA e del C.I.S. di Ciriè, ed esito della proficua collaborazione di realtà differenti che hanno messo al servizio del progetto le rispettive competenze e inclinazioni per dar vita a un’opera corale. Partendo da una riflessione sui confini fisici, sociali e culturali, il percorso di creazione ha guidato i partecipanti (utenti e operatori di C.I.S. e COESA, studenti dell’Istituto Scolastico D’Oria) nella stesura di una nuova narrazione collettiva. Le scenografie dello spettacolo, inoltre, sono state realizzate all’interno di un laboratorio integrato di allestimento in collaborazione con l’Associazione Volare Alto ODV. Alle 18 di sabato Cooperativa Domus Laetitiae e Associazione Arcipelago Patatrac propongono “Acqua – Specchio dei ricordi e dell’anima”, un lavoro teatrale ispirato all’acqua come elemento identitario e simbolico realizzato da un gruppo integrato composto da persone adulte con disabilità e studenti degli istituti superiori del territorio biellese. Venerdì 17 aprile alle 18.00 andrà in scena “Di calcio d’amore e di altre sciocchezze” a cura di “L’Asola di Govi” che narra con delicatezza e ironia una storia di fraternità e autismo. A seguire, alle 21.30, è la volta di Racconti Onirici, reading letterario a cura di Emergenza Teatro, in collaborazione con Cooperativa Sociale Interactive e Asl TO4, ispirato ai Sessanta Racconti di Dino Buzzati: le vicende si immergono in una dimensione dove il reale sfuma nel mistero e anche le situazioni più banali rivelano risvolti tragicomici.
Giovedì 16 al mattino a Cirié verranno rappresentati due spettacoli portati in scena da utenti e operatori dei centri diurni gestiti dalla Cooperativa Sociale Coesa: alle 10.00 ‘La scatola’ nato da un laboratorio di “Teatrino delle Ombre” svolto presso il Centro Diurno L’Elfo di Lanzo; e alle 11 Il Regno di Non-Dove a cura della compagnia ‘I Brillanti Commedianti’, nato all’interno del percorso teatrale del Centro Diurno Cascina Nuova di Borgaro Torinese.
La mattina di venerdì 17 alle 9.30 si terrà ‘Diversità in dialogo’, un convegno partecipato a cura di TRAME – Rete Piemontese di Teatro e Diversità che diventa dibatto e laboratorio attivo, con l’obiettivo di ragionare insieme ai partecipanti sui concetti di Diversità, Inclusione, Accessibilità e Protagonismo culturale. Verranno presentate le esperienze artistiche delle numerose organizzazioni che compongono la Rete Trame, attraverso video e testimonianze che saranno da stimolo per una riflessione comune e attiva. Una riflessione comune che vuole essere di comunità, che possa favorire lo svilupparsi di una cultura della diversità, una cultura che necessita della voce delle nuove generazioni.
Ricca anche quest’anno la proposta di laboratori e workshop. Il workshop teatrale Rumenta a cura di Associazione Il Tiglio Aps – Urzene Teatro esplora il concetto di “rifiuto” come punto di partenza drammatico: dal negarsi all’altro alla riscoperta dell’oggetto abbandonato che si fa memoria. Cucire Parole è il laboratorio creativo proposto da Cascina Macondo Aps, basato sul gioco con parole ritagliate da giornali per scoprire un nuovo modo di comunicare contenuti ed emozioni anche accettando trasgressioni sintattiche.
Tutti gli appuntamenti sono a ingresso gratuito.
Mara Martellotta
La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni
SOMMARIO: Oltre un milione di voti musulmani – Marco Pannella Ministro degli Esteri? – Lettere



LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com


Conosco quel sacerdote, il canonico Troya, andai come storico a ricordare il Re Umberto nel 2023, su invito del “Regina Elena”, nella cappella reale a Racconigi dove il Principe di Piemonte venne battezzato. Il rettore della Cappella è persona degna di fede. L’intervista non è onesta nei suoi confronti. Credo anch’io che a dare una risposta eventuale debba essere il Capo di Casa Savoia, ammesso che la notizia della “Stampa” meriti attenzione. Io ho qualche dubbio in proposito. Concordo con il lettore.
POLITICA
Leggi l’articolo su l’Identità
La guerra in Iran azzera le speranze di crescita Pil per il 2026
All’osteria del Crocevia ci si trovava in compagnia. Soprattutto il sabato sera. Nel locale l’aria era densa come la nebbia di Milano. Solo che non era la fitta bruma che saliva dai Navigli ma il fumo dei sigari toscani e delle “nazionali” senza filtro. Un’aria malsana e spessa, da tagliare con il coltello. Sui tavoli infuriavano discussioni “ a molteplice tema” ( come diceva l’ex agente del dazio, Alfonso Merlone). Sport – con ciclismo e calcio a far da padroni -, politica, vicende del paese s’intrecciavano in una baraonda dove sfiderei tutti voi a trovare il bandolo della matassa , tant’era intricata. E le partite a carte? Combattutissime, “tirate” allo spasimo tra segni e parole, “liscio e busso” e compiaciute manate sulle spalle tra i soci. Il “campionario umano”, come avrebbe detto il dottor Segù, era di prim’ordine.

Il più vecchio era il “Babbo”, un toscanaccio tutto nervi che aveva superato gli ottant’anni da un pezzo. Quando lo tiravano fuori dai gangheri urlava “Ti sbuccio!”, minacciando l’interlocutore con un coltellino che non serviva nemmeno a far schiudere il gheriglio di una noce dal tanto che era piccino. Tutta scena, ovviamente, perché non sarebbe mai stato capace di far male ad una mosca. Nemmeno quella volta che Dante Marelli, gli offri una Golia. L’ometto era golosissimo della liquirizia e quelle caramelline lo facevano impazzire. La scartò al volo e se la infilò in bocca …sputandola, disgustato, un attimo dopo. Nella carta della Golia il perfido Dante aveva avvolto una piccola pallina di cacca di capra. A prima vista sembrava proprio una caramella e la golosità aveva tradito l’anziano che diede fondo, in breve, al suo repertorio di parolacce e bestemmie, giocandosi le residue “chance” di poter accedere – se non proprio al paradiso – quantomeno al purgatorio. Una sera entrò tutto trafelato anche Quintino, con il volto e le mani “sgarbellate“, cioè graffiate. Aveva lasciato da meno di un’ora l’osteria, salutando tutti, ubriaco da far paura, ed insieme a Berto Grada erano partiti alla volta di Oltrefiume. I due, traditi dal vino e dall’asfalto bagnato, erano finiti con la Vespa giù dritti per la scarpata della ferrovia, infilandosi tra i rovi sul greto del torrente. Berto, più per lo spavento che per la botta, era svenuto. E Quintino, dopo averlo cercato al buio, gridando il suo nome, spaventatosi per il silenzio dell’amico, era tornato all’osteria – barcollando – per chiedere aiuto. Erano una coppia di “originali“. Berto lavorava come muratore e a tempo perso dava una mano ad Alfonso che di mestiere faceva il becchino al cimitero di Baveno, in cima al viale dei Partigiani. Lavorava come una ruspa e capitava spesso che bisognava intimargli “l’alt” mentre scavava una fossa perché, se stava per lui, non era mai abbastanza profonda, con il rischio di rimanere lui stesso sepolto vivo se gli franava addosso l’enorme cumulo di terra. All’osteria lo prendevano in giro perché era tanto buono ma anche un pò tontolone. Mario il Milanese l’aveva preso di mira con i suoi scherzi. Quando Berto comandava un piatto di trippa in umido o di minestra di fagioli, lo faceva distrarre per allungargliela con un mestolo d’acqua tiepida. Il Berto continuava a mangiare finché nel piatto restava solo un brodo insipido e leggero come l’acqua. Per fortuna c’era Maria, cuoca dal cuore d’oro, a difenderlo quando s’esagerava. Brandendo il grosso mestolo che serviva per girare la polenta, minacciava i burloni gridando: “Basta adesso. Il gioco è bello se dura poco. Lasciate stare il Berto, altrimenti vi faccio assaggiare questo bastone sulla gobba e vi assicuro che sono di mano pesante”. Maria metteva d’accordo tutti. Aveva un certo stile, deciso e convincente. Ma, essendo d’animo buono, perdonava tutti. A volte capitava che si venisse accolti per una rapida visita alla cucina esterna dell’osteria. Era quello il suo vero “regno“, ricavato dall’antica stalla. Accedervi era un privilegio. Il pavimento era stato ribassato rispetto al resto della costruzione. Il grande camino veniva utilizzato per l’essiccazione delle castagne ed i ganci appesi al soffitto servivano per asciugare i salami, che dopo la macellazione venivano appesi per una decina di giorni a “sudare”, sgocciolando il grasso. Nella cucina Maria aveva conservato diversi attrezzi che venivano utilizzati in passato: la cassetta per la conservazione della farina per la polenta o per quella di castagne; le terracotte, i tund, cioè i piatti e il paiolo di rame per la polenta; il querc, il coperchio che veniva utilizzato per servire le portate , come nel caso delle frittate; il putagé, un fornello a braci dove si poteva fondere il lardo. Attorno al camino, vicino alla soglia in pietra c’erano le molle, il barnasc (la paletta per le braci), il frustino in legno di bosso utilizzato per mescolare la polenta. La semplicità e l’accoglienza di quell’ambiente ci ricordava i tempi della nostra gioventù, la sobrietà dell’alimentazione a base di polenta, consumata tutti i giorni, e di minestra, preparata la sera, il cui avanzo costituiva la colazione del mattino dopo. I ricordi erano come una bacchetta magica che faceva tornare d’incanto la serenità ed anche Mario il milanese, a quel punto, prendeva sottobraccio Berto, scusandosi in una maniera che il Grada accettava subito – scusate il gioco di parole – di buon grado : offrendo pane, formaggio e vino buono.
Marco Travaglini
L’iniziativa si inserisce in un mercato in forte espansione: il settore dei servizi di open innovation ha raggiunto nel 2023 un valore di 742 milioni di euro e nel nostro paese operano attualmente circa 15.300 startup e PMI innovative, con un fatturato complessivo di quasi 13 miliardi di euro. Il Piemonte, in particolare, vanta un indice di innovazione di circa 94 punti, superiore alla media nazionale (93).
Il modello degli Innovation Meetup punta quindi a concretizzare questo potenziale. Inoltre, il format Spark! Innovation Summit da cui traggono origine questi incontri, ha accelerato l’avvio di partnership fino al 30-40% rispetto ai canali tradizionali supportando il modello di Corporate Venture Building in Italia.
L’appuntamento per il prossimo Innovation Meetup quindi è il 16 aprile a Torino presso Feat. House, in via Giuseppe Giacosa, 15, a partire dalle ore 16.00.
In mostra al valdostano “Forte di Bard”, oltre 80 scatti fotografici di “Agence France – Press” documentano la piaga della fame per milioni di esseri umani
Dal 14 marzo al 19 luglio
Bard (Aosta)
Ben scriveva nel suo romanzo – reportage del ’49 “La pelle” (riferendosi agli anni di miseria vissuti dalla Napoli del dopoguerra) il gran pratese Curzio Malaparte: “Non v’è nulla di umano nella voce della fame”. Quanta verità! E nulla di umano, per l’appunto, ma solo abbruttimento e disperazione, documentano le grida e gli occhi e i volti stravolti di uomini e bambini (quanti bambini!) impegnati nell’ingarbugliato primitivo assalto alle razioni alimentari nel “Centro di distribuzione” a Beit Lahia, nella Striscia di Gaza, cristallizzato nel 2025, in immagini fotografiche che hanno fatto il giro del mondo, dal fotoreporter palestinese Bashar Taleb per “AFP – Agence France Presse”, fra le più antiche e autorevoli agenzie di stampa internazionali. Una fotografia di denuncia realisticamente drammatica. Una delle oltre 80 esposte (sotto il titolo di: “Nutrire il mondo. La sfida globale dell’alimentazione”) dal prossimo sabato 14 marzo a domenica 19 luglio presso il sabaudo “Complesso Fortificato” di Bard, a testimonianza di come, a tutt’oggi, in un Pianeta capace di produrre cibo sufficiente per 10miliardi di persone, la fame resti tuttora (proprio come nella Napoli di Malaparte) una “piaga” (“peste” avrebbe detto lo scrittore di Prato) per milioni di esseri umani. Specchio impietoso – questo l’obiettivo della mostra – di un sistema messo oggi a dura prova dall’aumento demografico, dai cambiamenti climatici, da un uso insostenibile delle risorse e dal tragico proliferare a livello inter-continentale di oltre 50 guerre, dall’Africa sub sahariana all’Asia Occidentale (Palestina – Gaza), al Medio Oriente (Iran) e all’Europa orientale (Russia – Ucraina). Un colpo mortale al Pianeta. Tanto che, nel 2026, dicono le cifre ufficiali, la fame nel mondo registra circa 300milioni di persone che soffrono di “insicurezza alimentare acuta” ed oltre 730milioni costretti ad “affrontare la fame”, allontanando l’obiettivo “Fame Zero” prefissato dall’“Agenda ONU 2030”. Il tutto alla luce, però, di un inaccettabile paradosso: mentre intere popolazioni soffrono la privazione, nei Paesi sviluppati l’abbondanza degenera in “spreco sistemico” e patologie legate all’eccesso. “Il cibo è dunque diventato – ci rivela la mostra al ‘Forte di Bard’ – un indicatore di disuguaglianza, passando da diritto fondamentale a esibizione di status sociale”.
La prova? Alcune fra le tante raccontate in rassegna. Che accanto alla miseria umana della succitata foto di Bashar Taleb ci mostra l’oceano spropositato dell’abbondanza alimentare nello scatto del fotoreporter francese Jeff Pachoud a documentazione del Concorso di cucina “Bocuse d’Or” (ideato nel 1987 da Paul Bocuse a Lione) o l’altrettanto lussuoso “di più” di quel principesco “servizio in camera” nello storico Hotel “Lutetia” di Parigi firmato da Stephane de Sakutin, per non dire del “piccante rosso mare” fissato con lucida concretezza durante una gara di “volonterose” mangiatrici di peperoncino all’interno di una sorgente termale nella città di Yichun, in Cina. Ignoto l’autore. Chissà, poveretto, non ci sia finito dentro?
“Questo progetto – commenta la Presidente del ‘Forte di Bard’, Ornella Badery – rinnova la missione del ‘Forte’ come luogo di riflessione sulle principali sfide del nostro tempo. Attraverso le immagini dei fotoreporter di ‘Agence France-Presse’, la mostra propone una testimonianza visiva e uno strumento per riflettere sul paradosso alimentare che vede coesistere la carestia e lo spreco sistematico, invitando a considerare un modello di sviluppo più equo e sostenibile”.
E a lei fa eco Sabrina Rossi Montegrandi, “Director of Business Development Agence France-Presse per Italia, Malta e Turchia”: “Il cibo è il cuore del nostro presente e la sfida del nostro futuro. Con i loro sguardi attenti e necessari, i fotografi dell’ ‘Agence France-Presse’ non si limitano a ritrarlo: lo interrogano, lo mettono in discussione, ci costringono a guardarlo. Attraverso le immagini, il cibo diventa coscienza e responsabilità”.
Dopo “Non c’è più tempo” (2024) e “Contrasti. Racconti di un mondo in bilico” (2025), con il Progetto “Nutrire il mondo”, “Forte di Bard” e “Agence France-Presse” proseguono la collaborazione con l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico su tematiche di carattere globale che valorizzano il quotidiano lavoro di inchiesta dei fotoreporter di una delle più importanti ed autorevoli “Agenzie di Stampa” al mondo.
Gianni Milani
“Nutrire il mondo”
Forte di Bard, via Vittorio Emanuele II, Bard (Aosta); tel. 0125/833811 o www.fortedibard.it
Dal 14 marzo al 19 luglio
Orari: feriali 10/18; sab. dom. e festivi 10/19; lun. chiuso
Nelle foto: Bashar Taleb /AFP “Consegna razioni alimentari a Gaza”; Jeff Pachoud/AFP “Chef da tutto il mondo per il Concorso di cucina ‘Bocuse d’Or’”; Anonimo/AFP Photo “Gara di mangiatori di peperoncino in Cina”
Barista di Trana: violenza da più persone?
Una vicenda avvenuta il 7 ottobre 2025 a Trana, nel Torinese, torna al centro dell’attenzione per nuovi sviluppi investigativi.
Una giovane barista era stata trovata in condizioni disperate dopo una violenta aggressione. In un primo momento era stato fermato un operaio, indagato per il pestaggio, ma gli approfondimenti successivi hanno portato a ipotesi più gravi.
Gli esami medico-legali più recenti avrebbero infatti evidenziato la presenza di materiale biologico riconducibile a più individui. Questo elemento ha spinto gli inquirenti a valutare anche la possibilità di una violenza sessuale commessa da più persone.
La donna è rimasta a lungo in condizioni critiche, mentre le indagini proseguono per ricostruire con precisione quanto accaduto e individuare eventuali altri responsabili.
Juve da Champions: colpo pesante a Bergamo
La Juventus passa a Bergamo con una vittoria di peso specifico enorme: 0-1 contro l’Atalanta e quarto posto momentaneo in tasca. Decide una zampata da grande squadra, firmata da Jérémie Boga, al suo quarto centro nel 2026.
I bianconeri mostrano solidità e spirito di sacrificio, resistendo nei momenti più complicati anche grazie a un ritrovato Michele Di Gregorio, decisivo tra i pali. Un successo costruito con resilienza, organizzazione e anche un pizzico di fortuna.
Con 60 punti, la Juve si porta a +2 sul Como e guarda con interesse sia alla sfida tra la squadra di Cesc Fàbregas e l’Inter, sia allo scontro diretto di San Siro tra due settimane. Nel mirino ora non c’è solo la Champions, ma anche il terzo posto del Milan.
Enzo Grassano
Ci sono ritorni che hanno il sapore di casa, come quello di Dogliani, che annuncia il suo prossimo appuntamento dal 29 àprile al 31 maggio 2026 con un’edizione intitolata “Dialoghi coraggiosi”. Il primo ospite annunciato sarà Gerry Scotti che torna a Dogliani per aprire la tre giorni dedicata alla televisione e ai media.
Venerdì 29 maggio, in piazza Umberto I, Gerry Scotti salirà, infatti, sul palco del Festival della TV che porterà il segno del traguardo dei quindici anni in un piccolo paese delle Langhe che, attraverso incontri, ha saputo costruire un momento unico di coesione fra il mondo della televisione, dei new media e la comunicazione con il pubblico.
La scelta non è casuale. In un momento in cui la televisione si interroga sul proprio ruolo e sulla propria forza Gerry Scotti rappresenta uno degli esempi più visibili di che cosa significhi costruire un rapporto autentico con il pubblico. Dal luglio 2025 con ‘La Ruota della Fortuna’ ha ricostruito le regole del prime time su Canale 5, raggiungendo 4 milioni di spettatori a puntata, con share superiore al 25% e nessuna intenzione di fermarsi. Un successo costruito sulla semplicità apparente di chi sa costruire un rapporto solido con il pubblico, che conosce le sue esigenze e sa come parlare a milioni di telespettatori.
Questa capacità di trasformare ogni puntata in un appuntamento irrinunciabile rappresenta il fil rouge che lega Gerry Scotti al tema del Festival di quest’anno. “Dialoghi coraggiosi”, filo conduttore scelto per la quindicesima edizione del Festival.
Non si tratta solo di una dichiarazione d’intenti, ma della storia di quindici anni di incontri in cui la complessità non è stata ridotta, ma attraversata, in cui il confronto ha avuto il coraggio di essere vero. Gerry Scotti, con la sua ironia e naturalezza, incarna perfettamente lo spirito di un festival che ha sempre creduto nel valore della parola detta e condivisa.
Il festival della TV è organizzato da LE IDEE AL LAVORO, in collaborazione con Dogliani Eventi, con la direzione artistica di Federica Mariani, quella organizzativa di Simona Arpellino e la direzione tecnica di Mauro Tunis. Gli ospiti della quindicesima edizione del Festival della TV di Dogliani saranno annunciati nelle prossime settimane, il prossimo 6 maggio.
Mara Martellotta