ilTorinese

Scontro tra due auto: un ferito grave

A causa di un incidente stradale tra due auto avvenuto a Volpiano sulla strada provinciale 40 di San Giusto, un uomo è rimasto gravemente ferito. È’ stato portato in codice rosso con l’elisoccorso all’ospedale Cto di Torino.

 

Margherita di Savoia, il paese della Puglia che porta il nome di una regina torinese

 

Dove l’oro bianco delle saline incontra il ricordo di una donna.

C’è un luogo in Puglia dove il nome di una regina nata a Torino continua a vivere ogni giorno. Lo si legge sui cartelli stradali, nelle insegne dei negozi e nei documenti ufficiali. È Margherita di Savoia, cittadina affacciata sull’Adriatico, famosa per le sue immense saline e per il singolare legame che la unisce alla monarchia italiana. Fino al 1879 il paese era conosciuto come Saline di Barletta. In quell’anno il comune decise di assumere il nome di Margherita di Savoia in onore della regina consorte di Umberto I. La scelta non fu casuale. La sovrana aveva mostrato interesse per questo territorio e per la sua principale ricchezza: il sale, una risorsa che per secoli aveva rappresentato una fonte di prosperità economica per l’intera area. Le saline sono ancora oggi il cuore identitario della città. Estese per circa venti chilometri lungo la costa, sono considerate tra le più grandi d’Europa. Già in epoca romana il sale estratto in questi bacini era una merce preziosa, tanto da essere definito “oro bianco”. Per secoli il controllo della sua produzione ha significato ricchezza, potere e sviluppo. Oggi, oltre a essere un importante sito produttivo, le saline costituiscono un ambiente naturale di straordinaria bellezza. Migliaia di fenicotteri rosa vi sostano ogni anno durante le migrazioni e molti scelgono questi specchi d’acqua per nidificare. Il bianco del sale, il rosa degli uccelli e l’azzurro del mare disegnano un paesaggio unico che rende questo tratto di costa uno dei più suggestivi del Mezzogiorno.

Accanto alle saline si sviluppa anche un’importante attività termale. I fanghi e le acque madri provenienti dai bacini salanti vengono utilizzati per trattamenti terapeutici e di benessere, richiamando visitatori da tutta Italia. Per conoscere la storia di questo straordinario patrimonio è possibile visitare il Museo Storico delle Saline, che conserva documenti, fotografie e strumenti utilizzati nel lavoro di estrazione del sale.

La figura della regina Margherita continua a evocare curiosità e aneddoti. Donna colta e popolare, fu una delle personalità più amate dell’Italia di fine Ottocento. Il suo nome è legato anche a una delle specialità gastronomiche più conosciute al mondo: la pizza Margherita, che secondo la tradizione le sarebbe stata dedicata nel 1889 durante una visita a Napoli. Vera o meno che sia la leggenda, il nome della sovrana continua ancora oggi a unire luoghi e storie molto diversi tra loro.

Passeggiando per il centro di Margherita di Savoia si incontrano testimonianze di questo passato. Tra i monumenti più significativi spicca la Torre delle Saline, costruita nel XVI secolo per difendere il territorio dalle incursioni provenienti dal mare. Simbolo della città, racconta il lungo rapporto tra gli abitanti e la produzione del sale.

Merita una visita anche la Chiesa Madre del Santissimo Salvatore, edificata tra il 1859 e il 1871 e dedicata al patrono cittadino. Poco distante si snoda Corso Vittorio Emanuele, elegante asse urbano fiancheggiato da edifici ottocenteschi, mentre il Lungomare Cristoforo Colombo offre una piacevole passeggiata con vista sull’Adriatico, particolarmente suggestiva nelle ore del tramonto.

A breve distanza dal paese si trova inoltre il sito archeologico di Canne della Battaglia, teatro nel 216 a.C. della celebre vittoria di Annibale sui Romani, una delle battaglie più studiate della storia militare.

Margherita di Savoia rappresenta così un singolare punto d’incontro tra Nord e Sud. Da una parte la memoria della dinastia sabauda e di una regina nata a Torino, dall’altra il paesaggio luminoso della Puglia, modellato dal mare e dal sale. Un legame inatteso che attraversa la storia dell’Italia unita e che continua a vivere in uno dei luoghi più affascinanti dell’Adriatico.

Non è un caso che questo sia uno dei rarissimi comuni italiani intitolati a una donna. A oltre un secolo dalla sua dedicazione, il nome di Margherita di Savoia continua a volare alto, proprio come i fenicotteri che ogni anno colorano di rosa le sue saline.

Di Maria La Barbera

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Giovanna Botteri al Forte di Bard

Noto volto televisivo e tra le più grandi giornaliste e inviate di punta della “Rai”, la Botteri parteciperà alla conferenza “Taccuino di un mondo affamato”

Domenica 28 giugno, ore 16

Bard (Aosta)

L’incontro con la celebre giornalista triestina vuole essere l’ultimo capitolo nella serie di eventi e dibattiti, organizzati alla “Fortezza” sabauda, intorno ai temi al centro della mostra “Nutrire il Mondo, la sfida globale dell’alimentazione”, il progetto fotografico promosso, insieme al “Forte” valdostano, dall’“Agence France– Press” (tra le più antiche ed autorevoli agenzie di stampa internazionali) e visitabile fino a domenica 19 luglio prossimo.

Titolo: “Taccuino di un mondo affamato”, appuntamento in agenda per domenica 28 giugnoalle 16. Accanto a Giovanna Botteri interverranno Sabrina Rossi Montegrandi, director of Business Development Italy-Malta-Turkey di “Agence France-Presse” e Ornella Badery, presidente del “Forte di Bard”.

Nell’incontro – seguendo le linee su cui s’è impostata la rassegna fotografica in corso al “Forte” e al centro di un notevole interesse da parte del pubblico – si parlerà in modo particolare del “cibo” usato come “strumento di guerra” durante i conflitti d’ogni tempo e luogo, come tecnica spietata adottata più volte nel corso della storia e oggi (lo urlano drammaticamente le oltre ottanta foto esposte in rassegna) in tanti teatri di scontri: in questa “terza guerra mondiale a pezzi” (come diceva Papa Francesco) che attualmente si è calcolato contare, a livello internazionale, oltre sessanta conflitti armati attivi, il numero più alto registrato dal termine della Seconda Guerra Mondiale, dall’Africa sub-sahariana all’Asia occidentale  (Palestina– Gaza), al Medio oriente (Iran) e all’Europa Orientale (Russia– Ucraina). Tanto che, nel 2026, dicono le cifre ufficiali, la fame nel mondo registra circa 300milioni di persone (tanti bambini) che soffrono di “insicurezza alimentare acuta” ed oltre 730milioni costretti ad “affrontare la fame”, allontanando l’obiettivo “fame Zero” prefissato dall’“Agenda Onu 2030”.

Un autentico “colpo mortale” al Pianeta. E un argomento che troverà, nelle parole e nell’esperienza lavorativa, di Giovanna Botteri, contenuti vivi portati da chi – come lei – l’esperienza drammatica “guerra – morte – fame” l’ha quotidianamente vissuta “de visu” (colpo feroce agli occhi e al cuore), testimone coraggiosa di eventi che hanno sconvolto il mondo, portandolo a danni incalcolabili sotto l’aspetto geo-politico e, soprattutto, umano.

Nata a Trieste (“Culla della Civiltà Mitteleuropea”) e “figlia d’arte” (il padre Guido fu direttore della sede “Rai Friuli-Venezia Giulia”), Giovanna si laurea in Filosofia con un dottorato alla “Sorbona”, diventando, ben presto (dopo aver lavorato nell’’83, con  “Il Piccolo” e l’“Alto Adige”) un volto famigliare al pubblico televisivo – iniziando a farsi le ossa nell’ ’85 per la “Rai di Trieste”. Giornalista, reporter e conduttrice del “Tg3” dal 2004 al 2007. Dal 1991, come “inviata speciale”, segue i più importanti eventi internazionali: il crollo dell’Unione Sovietica, le guerre nell’ex Jugoslavia, l’assedio di Sarajevo dove, assieme a Miran Hrovatin,  filma l’incendio della “Biblioteca Nazionale”, la “strage del pane” il massacro di Markale e quello di Srebrenica. E poi Afghanistan e Iraq, i conflitti in Libano, Siria e Iran. Dal 2007 negli Stati Uniti, ha seguito la campagna di Obama, la grande recessione, la crisi di “Wall Street”, la guerra all’ “Isis”, le stragi e la vittoria nel 2020 di  Joe Biden e, in seguito, di Trump e poi ancora, testimone in Cina della pandemia di “Covid19”. Dal 2022 a Parigi segue la rivolta delle “banlieue” e l’ascesa dell’estrema destra.

L’anno prima, il 6 marzo 2021, la sua empatica popolarità la porta addirittura sul palco del “Festival di Sanremo” come co-conduttrice della serata finale con Amadeus e Fiorello. Dal 2024, entra a far parte del cast fisso del talk show “In altre parole” condotta su “La7” da Massimo Gramellini.

Al centro dell’incontro, programmato per domenica 28 giugno al “Forte di Bard”, non sarà solo il tema della “fame” come micidiale strumento di morte e di guerra, ad essere dibattuto dagli ospiti e dal pubblico (che certamente interverrà numeroso), ma una forte attenzione sarà posta anche su argomenti di stretta attualità, come  lo sfruttamento lavorativo e il tragico fenomeno del “caporalato”, diffuso soprattutto nell’agricoltura, ma presente anche nel campo dell’edilizia e nei servizi.

Prenotazione obbligatoria compilando il “form” sul sito: www.fortedibard.it

Per info: tel. 0125/833811Ingresso gratuito

Gianni Milani

Nelle foto: Giovanna Botteri; Forte di Bard (Ph, Marco Spataro); Bashar Taleb/AFP “Consegna razioni alimentari a Gaza” (foto in mostra)

Torino cresce nel verde e nella salute: circa 2800 nuove piante per le alberate storiche

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Con la messa a dimora simbolica di un albero su corso Re Umberto, ieri è stato presentato ufficialmente il progetto “Torino cresce nel verde e nella salute”, il percorso condiviso dalla Città di Torino, attraverso la Divisione Verde, Parchi e Tutela Animali, e l’ASL Città di Torino insieme con la Fondazione Compagnia di San Paolo per il ripristino e la valorizzazione delle alberate storiche cittadine.

Presenti alla cerimonia il sindaco Stefano Lo Russo, il presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo Marco Gilli, il segretario generale della Fondazione Compagnia di San Paolo Alberto Anfossi, il direttore generale dell’ASL Città di Torino Carlo Picco e l’assessore al Verde Francesco Tresso.

L’obiettivo del progetto è valorizzare i viali alberati della città, elemento identitario e paesaggistico del tessuto urbano torinese e patrimonio verde di straordinaria importanza, con oltre 60 mila alberi distribuiti su circa 300 chilometri di filari. Un intervento articolato e multilivello, che integra competenze urbanistiche, ambientali e sanitarie e prevede un sofisticato sistema di monitoraggio tecnologico per analizzare in modo scientifico gli effetti del verde urbano sulla salute e sulla qualità dell’ambiente.

Nella scelta dei viali su cui intervenire è stata fatta una selezione in funzione della percentuale di fallanze, ovvero gli alberi mancanti sul totale, e di altri parametri connessi alla “strategicità” dell’ambito, che ha portato alla selezione di 55 alberate distribuite su tutto il territorio cittadino, incluse le principali arterie stradali. Il progetto prevede la messa a dimora di circa 2800 alberi in un arco di tre anni.

Sono circa un migliaio le piante messe a dimora quest’anno. Nelle scorse settimane sono già stati realizzati interventi su corso Francia, corso Lecce, corso Potenza, corso Tazzoli e piazza Sofia. Nella tranche autunnale, prevista tra fine ottobre e fine novembre, si metteranno a dimora ulteriori 600 piante, in via Sospello, corso Re Umberto, viale Dogali, corso San Maurizio, corso Tazzoli, via Biglieri, corso Corsica, corso Cosenza.

Per aumentare la biodiversità della foresta urbana torinese, in molte località – in particolare nei luoghi dove negli ultimi decenni ci sono stati problemi di adattamento ai cambiamenti climatici – verranno introdotte nuove specie arboree più adatte nuovo contesto e già impiegate con successo negli ultimi anni come, a titoli di esempio: nocciolo di Costantinopoli, pero da fiore, albero delle lanterne cinesi, liquidambar e albero pagoda. Nei viali storici o vincolati non ci saranno invece cambiamenti di specie. Il progetto prevede anche piccoli interventi sulle banchine, come la sostituzione del terreno e l’introduzione di appositi substrati, oltre a interventi di protezione dell’albero dagli urti, con lo scopo di migliorare le condizioni stazionali e di garantire che le piante possano crescere e svilupparsi al meglio.

Stefano Lo Russo, Sindaco della Città di Torino: “Con 20 metri quadrati di verde pubblico pro capite, Torino è una delle città italiane più verdi. Investire nel verde urbano significa valorizzare questo patrimonio, ma anche contribuire a mitigare le ondate di calore e restituire spazi di socialità. Questo progetto guarda al ripristino di una delle caratteristiche peculiari della nostra città, i suoi viali alberati storici. Oggi, con questa simbolica piantumazione, vogliamo raccontare l’impegno, reso possibile anche grazie ad una collaborazione tra pubblico e privato, verso una Torino sempre più verde e resiliente, valorizzando le alberate come infrastruttura ambientale e sociale che contribuisce alla salute e al benessere di tutte e tutti”.

La Fondazione promuove e sostiene la realizzazione di progettualità rilevanti per il territorio, con particolare attenzione alla salvaguardia e protezione dell’ambiente, alla formazione e sensibilizzazione sui temi del cambiamento climatico e della gestione del verde urbano, nonché alla partecipazione attiva delle comunità e al rafforzamento della dimensione sociale e relazionale delle città. In tale quadro di riferimento si inserisce la proposta della Città, che prevede la messa a dimora di circa 2800 nuovi alberi, accompagnati da azioni di ricerca, sperimentazione e formazione rivolte a cittadini, tecnici e operatori del settore.

Marco Gilli, Presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo: “Questo è uno dei progetti di sviluppo che la Fondazione ha scelto di sostenere con una responsabilità diretta e una visione di lungo periodo. Restituire alla città un patrimonio arboreo vivo, in sinergia con l’ASL Città di Torino per misurarne i benefici sulla salute e sulla qualità della vita delle persone, è un atto concreto di impegno per il bene comune e per le generazioni che erediteranno questa città. È il senso profondo del nostro agire filantropico”.

Alberto Anfossi, Segretario Generale della Fondazione Compagnia di San Paolo: “Sosteniamo il progetto dei Viali Alberati tra le iniziative di maggiore impatto del nostro Documento Programmatico Pluriennale perché unisce l’attenzione per un patrimonio caro ai Torinesi, i nostri viali alberati, con il miglioramento della qualità dell’aria e dell’ambiente urbano, anche in ottica di adattamento ai cambiamenti climatici. Il valore aggiunto vuole essere un programma di manutenzione preventiva, tecnologicamente all’avanguardia, capace di rendere duraturo nel lungo termine l’intervento di piantumazione”.

La collaborazione con l’ASL Città di Torino consente inoltre di valorizzare il legame tra ambiente e salute pubblica, mettendo in evidenza i benefici degli alberi nella riduzione dell’inquinamento atmosferico, acustico e termico, nonché nel miglioramento del benessere psicofisico della popolazione. L’iniziativa, che avrà un impegno complessivo stimato in circa 2,5 milioni di euro per il periodo 2026–2030, si inserisce nel percorso condiviso con la Fondazione Compagnia di San Paolo per la realizzazione del progetto.

Carlo Picco, Direttore Generale dell’ASL Città di Torino: “I viali alberati storici, quali determinanti di salute, incidono in modo diretto sulla qualità dell’aria, consentendo la mitigazione dei picchi di calore e la fono assorbenza; sono elementi che favoriscono il benessere della popolazione anche in chiave preventiva. Con questo progetto avviamo una collaborazione che unisce dati ambientali e sanitari, per valutare in modo oggettivo gli effetti del verde sulla salute e orientare interventi di prevenzione più efficaci. Città di Torino, Fondazione Compagnia di San Paolo e ASL Città di Torino lavorano insieme per valorizzare il modo in cui l’ambiente si prende cura di noi. Il progetto evidenzia i benefici del verde urbano: meno smog, rumore e calore, per una città più sana che rigenera mente e corpo”.

Francesco Tresso, Assessore al Verde Città di Torino: “I viali alberati sono uno degli elementi che connotano il paesaggio urbano di Torino. Si tratta di un patrimonio storico e paesaggistico di straordinario valore, ma anche una risorsa fondamentale per affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici, contribuendo a mitigare le temperature e a migliorare la qualità dell’aria. Abbiamo fatto un lavoro molto importante con gli uffici del verde per monitorare tutte le fallanze delle alberate e definire le modalità di intervento prioritarie in tutte le circoscrizioni. Il contributo della Fondazione Compagnia di San Paolo, che ha scelto di investire in questo progetto, ci ha permesso di intervenire in maniera diffusa con un’azione che non riguarda soltanto il valore ornamentale delle alberate ma, soprattutto, la loro funzione ambientale e il loro apporto per la salute delle persone. Grazie ad ASL Torino accompagneremo gli interventi con un’attività di monitoraggio e con un momento pubblico di restituzione dei risultati, in cui racconteremo come la presenza di un patrimonio arboreo sano e diffuso incida positivamente sulla qualità della vita delle cittadine e dei cittadini”.

 

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Disturbi alimentazione: il Piemonte avvia gli Stati Generali

Per costruire una rete di cura più forte e integrata

I medici: “Non abbassiamo la guardia. Questi disturbi sono spesso associati a fragilità psicologiche e socio-economiche”.

Torino – Costruire una risposta più efficace, coordinata e vicina ai bisogni delle persone che convivono con un disturbo della nutrizione e dell’alimentazione. Con questo obiettivo nascono gli “Stati Generali dei Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione”, un percorso promosso per rafforzare la rete piemontese dedicata alla prevenzione, alla diagnosi e alla cura di patologie sempre più diffuse e complesse, e che è stato presentato nel corso del webinar di  ieri.  L’iniziativa prende avvio dalla consapevolezza che i disturbi alimentari richiedono un approccio multidisciplinare capace di integrare competenze mediche, psichiatriche, psicologiche e nutrizionali, assicurando al tempo stesso la continuità assistenziale nel delicato passaggio dall’età evolutiva all’età adulta.

I numeri dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione in Piemonte

Sempre più diffuse e sempre più complesse da affrontare, le patologie legate alla nutrizione e all’alimentazione rappresentano una delle principali sfide per i sistemi sanitari. Oltre 3 milioni di persone in Italia convivono con un disturbo della nutrizione e dell’alimentazione (DCA), una realtà in costante crescita che colpisce soprattutto i più giovani e richiede risposte sempre più efficaci e coordinate. In Piemonte sono circa 28 mila i pazienti presi in carico dai servizi sanitari: un dato che conferma l’importanza di rafforzare la rete assistenziale, promuovendo percorsi multidisciplinari e uniformi sul territorio. Un obiettivo sostenuto anche dalla Regione Piemonte, che ha destinato nuove risorse al potenziamento dei servizi, al supporto delle famiglie e alle attività delle associazioni del settore.

«Oggi siamo in una fase di stabilizzazione dei numeri, ma non di riduzione del fenomeno – spiega Andrea Pezzana, Direttore della Struttura Complessa di Nutrizione Clinica dell’ASL Città di Torino -: i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione sono patologie che richiedono prese in carico lunghe e l’impatto della crescita registrata durante la pandemia è ancora pienamente in corso». L’appello del dottor Pezzana è forte e chiaro: «Non bisogna abbassare la guardia: i disturbi alimentari sono in aumento in tutte le fasce di età e contesti sociali e si presentano sempre più spesso con caratteristiche nuove e più complesse, spesso associate ad autolesionismo, a varie forme di dipendenze e fragilità psicologiche, sociali o socio-economiche, richiedendo percorsi di cura sempre più personalizzati e multidisciplinari». Poi il Direttore Pezzana ricorda: «Gli Stati Generali nascono per dare ancora più visibilità ai percorsi realizzati in questi quattro anni migliorando e rendendo il più omogenea possibile a livello regionale l’accoglienza e la presa in carico dei pazienti, e per informare i cittadini sulle modalità di accesso ai servizi e valorizzare l’impegno dei professionisti che ogni giorno operano nella reteDesidero evidenziare il lavoro di tutti i professionisti e la grande azione congiunta dell’Assessorato regionale, di Azienda Zero e delle Direzioni delle aziende sanitarie che sostengono e rendono possibili questi percorsi di cura. Il confronto con i referenti nazionali e con le altre regioni è fondamentale: il miglioramento dei percorsi assistenziali e l’aggiornamento delle cure passano attraverso uno scambio continuo di esperienze e buone pratiche».

Un progetto virtuoso volto a costruire modelli organizzativi accessibili per i pazienti

Il progetto “Stati Generali dei Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione” coinvolge attivamente la Regione Piemonte, le Aziende Sanitarie e alcune delle principali eccellenze scientifiche nazionali, con l’obiettivo di trasformare le linee guida in modelli organizzativi concreti, uniformi sul territorio e facilmente accessibili per i pazienti e le loro famiglie. L’appuntamento di oggi rappresenta una tappa di avvicinamento agli “Stati Generali dei Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione” previsti per il prossimo settembre, quando istituzioni, professionisti e associazioni saranno chiamati a definire una visione condivisa per il futuro della rete regionale dedicata ai disturbi alimentari. L’obiettivo finale è garantire a ogni persona un accesso tempestivo alle cure, percorsi assistenziali omogenei e una presa in carico integrata che metta al centro la qualità della vita del paziente e della sua famiglia.

Durante il webinar sono illustrate le esperienze maturate nelle cinque Aree Omogenee piemontesi, un’occasione per valorizzare quanto già realizzato sul territorio e individuare le azioni necessarie per consolidare una rete sempre più efficace, con il contributo di esperti e professionisti di riferimento provenienti dalle principali realtà sanitarie regionali. Intervengono il professor Giovanni Abbate Daga dell’Università di Torino e dell’AOU Città della Salute e della Scienza, insieme ai rappresentanti delle équipe multidisciplinari delle ASL piemontesi, ovvero M. Cristina Negri, Dietista SC Nutrizione Clinica ASL Città di Torino, Caterina Signa, Psicologa della SC Psicologia Aziendale, Laura Martignone, Dietista SC Nutrizione Clinica, ASL Città di Torino, Giulia Morando, Medico dietologo, Valeria Dealessi, psicologa SSD Nutrizione Clinica ASL AT; Paola Belci, Medico dietologo, SC Nutrizione Clinica e Disturbi del Comportamento Alimentare, ASL CN2; Sergio Riso e Giampaolo Biroli Medici Dietologi, SC Dietologia, AOU Maggiore della Carità di Novara.

 

Crescita internazionale pmi, un successo il bando

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Si è chiuso con una partecipazione particolarmente significativa il bando regionale per l’adesione alla prima annualità dei Progetti Integrati di Filiera (PIF) 2026-2029, iniziativa per sostenere la crescita internazionale delle piccole e medie imprese piemontesi finanziata mediante il Programma regionale FESR 2021-2027 e gestita da Ceipiemonte.

Le candidature presentate sono state 871, per un totale di 1.464 richieste di adesione alle filiere produttive di eccellenza del Piemonte, a conferma dell’interesse delle imprese verso percorsi strutturati di sviluppo sui mercati esteri.

«La massiccia adesione al bando – dichiarano il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore alle Attività produttive e Internazionalizzazione Andrea Tronzano – dimostra che il tessuto produttivo piemontese guarda con determinazione ai mercati internazionali. È un risultato che conferma la validità di uno strumento costruito per accompagnare concretamente le pmi nei percorsi di crescita, diversificazione e apertura verso nuove opportunità commerciali. I Progetti Integrati di Filiera – aggiungono Cirio e Tronzano – consentono alle imprese di entrare in contatto con buyer, partner e investitori, partecipando ai principali eventi internazionali di settore o incontrandoli direttamente sul territorio piemontese, e rafforzare la propria competitività. La forte partecipazione registrata evidenzia la capacità del Piemonte di fare sistema e valorizzare le proprie eccellenze produttive, dall’aerospazio all’automotive, dall’agroalimentare all’ICT, dal tessile alla microelettronica».

I Progetti Integrati di Filiera rappresentano uno degli strumenti più consolidati della politica regionale per l’internazionalizzazione e consentono alle aziende di accedere a un articolato programma di attività: partecipazione a fiere internazionali, incontri b2b con buyer e operatori esteri, business convention, missioni imprenditoriali, workshop specialistici e servizi di accompagnamento personalizzato. La forza dei progetti sta nella loro capacità di adeguarsi al continuo mutamento dello scenario internazionale e nell’ascoltare bisogni e necessità delle aziende del territorio, proponendo iniziative rispondenti alle priorità delle aziende. I PIF coinvolgono dieci filiere strategiche dell’economia regionale: aerospazio, automotive&transportation, microelettronica e automazione, agritech e macchinari agricoli, cleantech/green building, salute e benessere, tessile, agroalimentare, abbigliamento-alta gamma-design e ICT. Le attività sono realizzate nell’ambito della strategia regionale per l’internazionalizzazione delle imprese piemontesi e sono finanziate dal PR FESR 2021-2027.

«L’internazionalizzazione – concludono Cirio e Tronzano – rappresenta una leva fondamentale per la crescita economica del territorio. Come Regione continuiamo a investire risorse europee e regionali per sostenere le imprese che scelgono di competere sui mercati globali, creando valore, occupazione e nuove opportunità di sviluppo per tutto il Piemonte».

Va Lentino, la corsa dell’estate torna a colorare il parco più noto di Torino

Il 9 luglio si terrà  la 17esima edizione della corsa più amata dell’estate, con 3 mila partecipanti attesi al Parco del Valentino per una serata di sport, amicizia e divertimento dedicata al ricordo di Alberto Trombetta.

Il Parco del Valentino si prepara a trasformarsi ancora una volta in una grande pista a cielo aperto,  con il ritorno, giovedì 9 luglio, di uno degli appuntamenti più amati dai runner torinesi, la Va lentino e Va Lentino for Women, manifestazione organizzata da Base Running che quest’anno raggiunge la sua diciassettesima edizione.

La partenza è fissata per le 20.30 con ritrovo alle 18.30 presso il Race Village per la consegna dei pettorali, quando prenderà il via la corsa di 6 km che si snoderà interamente all’interno del parco. Da anni l’evento rappresenta una festa dello sport cittadino capace di coinvolgere non solo gli appassionati della corsa, ma anche famiglie, gruppi di amici, bambini e cani al seguito dei loro proprietari. Sono circa 3 mila i partecipanti attesi. Con il tramonto sullo sfondo e i viali del Valentino colorati dai runner, la  manifestazione offre un modo diverso di vivere uno dei luoghi simbolo della città. Fin dalla sua prima edizione, la corsa è dedicata alla memoria di Alberto Trombetta, il cui ricordo continua ad accompagnare una manifestazione che, negli anni, ha saputo crescere mantenendo intatto il proprio spirito di condivisione  e amicizia. Al termine della corsa, la festa proseguirà fino alle 23 nell’area allestita accanto al castello del Valentino. Ad attendere i partecipanti, accompagnati dal djset di Radio GRP, ci saranno il gelato di Alberto Marchetti, il caffè Costadoro, Tratto, che premierà i primi tre classificati del contest aziendale, e la birra La Mezza, insieme agli stand gastronomici e agli spazi dedicati agli sponsor. La presenza di Costadoro alla Va Lentino ha un sapore tutto particolare. Tra le realtà internazionali presenti con una quota export superiore al 55% della produzione, Costadoro porta avanti da oltre 135 anni una filosofia basata su rispetto, eccellenza e cultura del caffè, valori che la Va Lentino condivide. Il nome di Alberto Trombetta, cui la corsa è dedicata, è lo stesso che per generazioni ha accompagnato la storia dell’azienda, rendendo questa serata un momento significativo per Costadoro.

Tra i protagonisti della serata anche Asics, che offrirà ai partecipanti la possibilità di provare le sue scarpe da running sul percorso. Saranno presenti anche Mood, che fornirà l’acqua per il ristoro, e TrePower Sport. Va Lentino conferma la sua formula vincente, in quanto è un evento capace di soddisfare sia chi cerca una prestazione sportiva sia chi desidera passare una serata diversa all’aria aperta. In una stagione in cui Torino rallenta i propri ritmi, la manifestazione rappresenta un’occasione per riappropriarsi degli spazi della città e vivere uno dei suoi luoghi più amati in modo speciale. Sei km nel verde, migliaia di persone e una serata che ogni anno richiama il piacere di vivere un’esperienza collettiva nel cuore del parco del Valentino.

M.M.

Antiqua 2026 approda a Settimo con Odhecaton  

Antiqua 2026 il 26 giugno, alle 21.15, sarà a Settimo Torinese presso la chiesa di Santa Croce di piazza San Pietro in Vincoli. La proficua sinergia con Settimo Torinese si rinnova anche in questa edizione. Il notevole successo di pubblico e critica riscontrato negli anni precedenti, oltre all’impegno dell’Amministrazione Comunale, unito a un sostanziale sostegno da parte di Fondazione ECM e ai contributi di Regione Piemonte, Fondazione CRT e Ministero dei Beni Culturali, permettono di continuare questa positiva esperienza con la produzione di concerti di musica classica a Settimo Torinese di altissimo livello culturale, dove si esibiranno alcuni tra i migliori artisti del panorama europeo.

Antiqua invita il pubblico a un viaggio musicale che verrà compiuto da Odhecaton, con l’Accademia del Ricercare, nel cuore della cultura rinascimentale italiana, attraverso le “Veglie di Siena”, capolavoro pubblicato nel 1604 dal compositore modenese Orazio Vecchi. Quest’opera, tra le più originali e vivaci del periodo tardo rinascimentale, unisce l’arte del madrigale alla vivacità del teatro comico. Non si tratta solo di una raccolta musicale, ma di un vero e proprio ritratto della società senese del tempo, un mosaico di scene, caratteri e situazioni che raccontano la quotidianità con eleganza, ironia e profodma umanità.

Il compositore conduce, attraverso una sequenza di ”Veglie”, momenti conviviali serali in cui amici si ritrovano per cantare, recitare, scherzare, raccontare. Le musiche alternano pagine poetiche a brani giocosi, trasformando la forma del madrigale in qualcosa di nuovo e sorprendentemente teatrale. Il pubblico potrà così scoprire un modo sonoro capace e di anticipare, nella musica e nella struttura, il teatro musicale moderno. Il concerto propone un’esecuzione coinvolgente, che mette in luce la ricchezza delle voci, la raffinatezza dei testi poetici e il ritmo narrativo che rende le Veglie di Siena un’opera unica nel suo genere, uno spaccato della società italiana del Seicento pieno di colore e vivacità.

Concerti di Antiqua 2026 sono accompagnati da un piccolo allestimento d’arte realizzato dall’Associazione La Voce dei Venti.

Informazioni e prenotazioni: segreteria@accacemiadelricercare.com o accademiadelricercare@gmail.com  – sito: accademiadelricercare.com

Mara Martellotta

Sciatica a Torino: perché il dolore che scende nella gamba va capito prima di curarlo

Informazione promozionale

Parte dalla schiena e arriva fino al piede. Ma non tutte le sciatiche hanno la stessa causa: individuarla è la chiave per risolvere il problema, non solo per zittirlo.

Un dolore che segue il nervo più lungo del corpo

La sciatica — o sciatalgia — è il dolore che nasce nella zona lombare e scende lungo la gamba, seguendo il decorso del nervo sciatico: dal gluteo alla coscia, fino al polpaccio e talvolta al piede. È uno dei disturbi più frequenti della colonna vertebrale, ma anche uno dei più fraintesi. Non è una diagnosi a sé: è un sintomo, e dietro lo stesso dolore possono nascondersi cause molto diverse.

Gli studi epidemiologici stimano che ne soffra, almeno una volta nella vita, tra il 13% e il 40% della popolazione adulta (Konstantinou e Dunn, Spine 2008). La buona notizia è che circa il 90% degli episodi acuti si risolve entro 6-12 settimane. La meno buona è che, se la causa di fondo non viene affrontata, il 30-50% dei pazienti va incontro a una recidiva entro un anno.

I segnali da non ignorare

La maggior parte delle sciatalgie ha origine muscolo-scheletrica e si gestisce bene con un percorso fisioterapico mirato. Alcuni sintomi, però, richiedono una valutazione medica immediata — in particolare per escludere la sindrome della cauda equina, un’emergenza. È bene rivolgersi al pronto soccorso o al proprio medico in presenza di:

  • perdita del controllo di vescica o intestino
  • perdita di sensibilità nella zona perineale (anestesia “a sella”)
  • debolezza progressiva a una o entrambe le gambe, con difficoltà a camminare
  • dolore notturno persistente che non si allevia con il riposo
  • febbre associata al dolore, o storia recente di trauma importante o di tumore

Perché non tutte le sciatiche sono uguali

Distinguere la tipologia è fondamentale per scegliere il trattamento corretto. Le forme più comuni sono quattro: la sciatica da ernia del disco, in cui il disco intervertebrale comprime il nervo (il dolore spesso supera il ginocchio); la protrusione discale, forma più lieve ma comunque irritativa; la sciatica muscolare da sindrome del piriforme, in cui a irritare il nervo è un muscolo profondo del gluteo contratto, non la colonna; e la sciatica da disfunzione articolare delle vertebre lombari o del bacino. In molti casi la causa è mista — ed è proprio per questo che una valutazione accurata fa la differenza.

Attenzione: non tutto il dolore alla gamba è sciatica

Diverse condizioni possono simularla e richiedono trattamenti completamente diversi: un problema articolare dell’anca, tensioni muscolari di glutei o ischio-crurali, disturbi circolatori, alcune neuropatie. Una valutazione precisa nelle prime fasi evita mesi di terapie inefficaci su un bersaglio sbagliato.

Gli errori più comuni

Molti pazienti, in buona fede, peggiorano la situazione. Gli sbagli più frequenti:

  • riposo assoluto prolungato, che aumenta rigidità e tempi di recupero
  • esercizi generici trovati online, alcuni dei quali aggravano un’ernia in fase acuta
  • uso ripetuto di farmaci senza una valutazione
  • aspettare che “passi da sola”, con il rischio di cronicizzare
  • affidarsi a una sola tecnica senza prima capire la causa

Un approccio personalizzato e multidisciplinare

Le linee guida internazionali NICE (NG59, aggiornate al 2020) raccomandano per la sciatalgia un approccio combinato — terapia manuale, esercizio terapeutico e rieducazione del movimento — riservando la chirurgia ai casi con deficit neurologici progressivi o dolore resistente. È la logica di un centro multidisciplinare: una valutazione iniziale individua la causa prevalente; nei quadri con componente neurologica significativa il fisioterapista lavora in coordinamento con lo specialista (fisiatra, ortopedico, neurochirurgo). Il paziente non viene rimbalzato da un professionista all’altro, ma seguito da un sistema che condivide le informazioni e decide insieme i passaggi.

Un caso reale

Un paziente di 42 anni si è rivolto al centro per un dolore che dalla zona lombare scendeva lungo la gamba destra, presente da oltre un mese e in peggioramento. Aveva già provato riposo, antidolorifici ed esercizi di stretching presi online — alcuni dei quali, anzi, accentuavano i sintomi. La valutazione ha individuato una combinazione di disfunzione articolare a livello L4-L5 e una marcata contrattura del muscolo piriforme che contribuiva a comprimere il nervo. Il percorso ha unito terapia manuale e manipolazione fasciale nella fase acuta, esercizi di mobilizzazione neurale e rinforzo progressivo del core, oltre alla revisione della postazione di lavoro. Nel giro di sei settimane è tornato alle normali attività senza dolore.

Quando rivolgersi a uno specialista

Intervenire nelle prime settimane, quando il dolore irradiato persiste o tende a ripresentarsi, permette di ridurre i tempi di recupero, limitare il rischio di recidive ed evitare la cronicizzazione. Una valutazione fisioterapica specifica è il passo più efficace per capire da cosa dipende davvero il dolore.

Domande frequenti

La sciatica passa da sola?

Spesso l’episodio acuto migliora entro 6-12 settimane. Ma senza individuare la causa di fondo le recidive sono frequenti.

Meglio riposo o movimento?

Il riposo assoluto prolungato è oggi sconsigliato dalle linee guida. Un’attività controllata e guidata, di norma, accelera il recupero.

Posso fare stretching?

Dipende dalla causa. Alcuni esercizi aiutano, altri possono peggiorare il quadro, soprattutto in caso di ernia acuta. Meglio una valutazione prima di iniziare.

Serve sempre la risonanza magnetica?

No. Nella maggior parte dei casi non è necessaria nelle prime settimane. Diventa indicata in presenza di sintomi neurologici o di dolore resistente, sempre su indicazione medica.

 

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Dolore che scende lungo la gamba? Capire la causa è il primo passo

Se il dolore parte dalla schiena e si irradia alla gamba, o se torna a episodi, una valutazione fisioterapica mirata permette di individuarne l’origine e impostare il percorso più adatto.

  • Prenota una valutazione fisioterapica personalizzata
  • Scopri da cosa dipende davvero il tuo dolore irradiato
  • Inizia un percorso mirato per prevenire le recidive

Approfondisci qui: https://equilibrium-mole.eu/sciatica-a-torino/

 

Nota informativa — Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere del medico. Per una diagnosi accurata e un piano di trattamento personalizzato è necessaria una valutazione clinica diretta. Riferimenti: NICE Guideline NG59 “Low back pain and sciatica in over 16s” (2016, agg. 2020); Konstantinou K, Dunn KM, Spine 2008.

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