ilTorinese

Melanzane grigliate in salsa verde, più di un antipasto

Un piatto facile, veloce e gustoso da abbinare alla carne o al pesce o come insolito antipasto. Melanzane grigliate e successivamente condite con una salsina profumata e stuzzicante.

Ingredienti

3 Melanzane
1 Spicchio d’aglio
1 Peperoncino
2 cucchiai di capperi
5 Pomodorini secchi
Prezzemolo, origano, sale, olio evo q.b.
8 foglioline di menta
1 Limone

Lavare e asciugare le melanzane. Tagliarle a fette non troppo sottili e grigliarle pochi minuti per parte. Preparare la salsina, tritare il prezzemolo con la menta, l’aglio, i capperi, l’origano, il sale, l’olio ed il succo del limone. Tagliare a listarelle sottili i pomodori secchi ed unire alla salsa. Spennellare le melanzane con la salsa e disporle a strati sul piatto di portata. Lasciare riposare in frigo 12 ore.
Servire a temperatura ambiente.

Paperita Patty

 

“Borderlife. La nostra vita dall’altra parte”: narrazione e musica a teatro

Questa sera, martedì 5 maggio alle ore 21, il Teatro Gioiello ospita lo spettacolo “Borderlife. La nostra vita dall’altra parte”, con protagonista Francesca Merloni. La pièce, ispirata al romanzo della scrittrice israeliana Dorit Rabinyan, si presenta come un concerto teatrale capace di intrecciare narrazione e musica, raccontando una storia d’amore intensa e complessa.

Al centro della scena c’è l’incontro tra Liat, ex militare israeliana trasferitasi a New York dove lavora come traduttrice, e Hilmi, artista palestinese. I due, entrambi lontani dalle proprie radici, si incontrano in una città segnata dal trauma dell’11 settembre, dando vita a un legame profondo e inaspettato che supera confini culturali e politici.

Come una versione contemporanea di Romeo e Giulietta, i protagonisti si trovano a vivere un amore che si scontra con le tensioni del mondo esterno, mettendo in luce il conflitto israelo-palestinese attraverso una dimensione intima e umana. In scena, accanto a Francesca Merloni, anche Yasser Mohamed.

Elemento centrale dello spettacolo è la componente musicale affidata ai Radicando, formazione pugliese che fonde sonorità folk e cantautorali in una colonna sonora originale capace di amplificare l’intensità emotiva della narrazione. Il gruppo è composto da Maria Giaquinto alla voce, Giuseppe De Trizio alla chitarra classica, Adolfo La Volpe alla chitarra elettrica, Paolo Pace tra voce, sassofono e flauto e Francesco De Palma al cajón.

La regia dello spettacolo è firmata da Nicoletta Robello.

MARA MARTELLOTTA

I Savoia, una storia cominciata a Susa

Fino al 24 maggio
Tutto iniziò da un matrimonio, quello tra Adelaide, contessa di Torino e signora di Susa, e Oddone di Savoia. Un’unione che aprì ai Savoia le porte d’Europa e segnò per sempre la storia di questo territorio. Da quel momento, nell’XI secolo, il castello di Susa, che porta il nome di Adelaide, diventò il punto di partenza per raccontare una dinastia che avrebbe governato le Alpi per mille anni. Al secondo piano dell’antico palazzo due bifore appartengono all’edificio dell’XI secolo in cui Adelaide soggiornò e la sua presenza a Susa è attestata con precisione da due documenti di primaria importanza, datati 1073 e 1078. Fermarsi davanti a queste bifore significa sostare nello stesso spazio in cui, quasi mille anni fa, una delle donne più potenti del Medioevo italiano si affacciava per guardare il giardino, ammirare le montagne, attendere l’arrivo degli ospiti e soprattutto per esercitare la propria autorità durante la sua permanenza in Val Susa.
Qui visse Adelaide, figura centrale del secolo XI perché le sue nozze con Oddone segnarono l’ingresso della dinastia sabauda nella scena europea. Il matrimonio avvenne nel 1045 ma sul luogo delle nozze non esiste una testimonianza diretta, forse fu celebrato a Torino o nella stessa Susa oppure nell’Abbazia di Novalesa. Il matrimonio non fu una storia d’amore ma un’alleanza strategica di enorme importanza. Adelaide controllava i valichi alpini cruciali, il Moncenisio e il Monginevro, fondamentali per i collegamenti tra Italia e Francia. Oddone, figlio del conte Umberto I Biancamano, fondatore dei Savoia, rappresentava una dinastia emergente oltre le Alpi. L’unione consolidò il legame tra la futura Casa Savoia e i territori italiani, aprendo alla dinastia la strada verso il Piemonte e, alla morte di Adelaide nel 1091, i suoi territori passarono ai discendenti sabaudi. Dalle mura di questo castello parte la lunga storia dei Savoia a cui è dedicata la mostra “I Savoia, mille anni di storia e potere”, fino al 24 maggio al castello di Susa, uno dei luoghi in cui la storia dei Savoia è incominciata.
La rassegna, visitata tra gli altri da Aimone di Savoia, duca d’Aosta, presenta la collezione di Savoie.live, l’associazione francese che conserva un patrimonio di grande importanza storica legato alla dinastia sabauda che si integra in queste sale con la collezione permanente del Museo Civico di Susa, Nell’esposizione, curata da Stefano Paschero, direttore del Museo civico di Susa, e Claude Duffur, si possono vedere decine di documenti e oggetti originali che comprendono otto secoli di storia europea. Ci sono sigilli medioevali in bronzo, sciabole, libri d’ore miniati, antichi volumetti in pelle con la storia dei Savoia, codici giuridici, ritratti di sovrani, croci alpine in oro e argento, monete e carte geografiche olandesi del Seicento e Settecento. Non solo una mostra ma il racconto di un’amicizia tra due terre che parlano la stessa lingua attraverso l’arte e la storia, oggi come ieri. Orari di apertura della mostra: venerdì, sabato e domenica dalla ore 14,00 alle ore 18,00.           Filippo Re
nelle foto,  le bifore esterne e interne al castello di Susa, oggetti esposti nella mostra

Caduto da un palazzo in cantiere: operaio 55enne in ospedale

È caduto da un’altezza tra i 3 e i 4 metri mentre lavorava: un operaio di 55 anni è ricoverato all’ospedale dopo l’incidente di questa mattina a Madonna di Campagna, in un cantiere di via Foligno 66.

La vittima, residente a Venaria, ha riportato un trauma toracico. Soccorsa sul posto dal 118, è stata trasportata all’ospedale Giovanni Bosco in codice giallo. Sono intervenuti i carabinieri del nucleo radiomobile e gli ispettori Spresal dell’Asl Torino per le indagini. Dalle prime verifiche, l’operaio sarebbe inciampato su una trave.

VI.G

Giornata della Salute mentale materna il 6 maggio al Sant’Anna

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(World Maternal Mental Health Day), presso l’ospedale Sant’Anna di Torino 

L’importanza del benessere psicologico delle madri

Il 6 maggio 2026 si celebra la “Giornata mondiale della salute mentale materna”, come ogni anno il primo mercoledì di maggio per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di preservare il benessere psicologico in gravidanza e post-partum e promuovere la prevenzione, diagnosi e cura dei disturbi psichici perinatali. Istituita nel 2016, mira a rompere lo stigma, promuovere cure adeguate e supportare le madri che soffrono di disturbi perinatali.

L’ospedale Sant’Anna di Torino intende celebrare questa giornata con un importante Convegno. Mercoledì 6 maggio 2026 dalle ore 8,30 alle ore 16,30, presso l’Aula Dellepiane dell’ospedale Sant’Anna (via Ventimiglia 1), si terrà l’evento “Salute mentale materna e benessere delle famiglie e della società”, preceduti dai saluti istituzionali di Adriano Leli (Direttore generale AO OIRM – Sant’Anna).

Diventare genitori è un profondo processo di trasformazione, una strada costellata da desideri, aspettative, timori, investimenti emotivi sia individuali che familiari. I mesi della gestazione fino al parto possono essere accompagnati da stress e tensione emotiva. Spesso si crede allo stereotipo che vede la gravidanza e il puerperio come un periodo idilliaco e sereno, ma non è sempre così. Secondo l’OMS nel mondo, circa 1 donna su 5 sperimenta depressione o ansia durante la gravidanza o, più spesso, nell’anno successivo al parto e circa il 20% di queste donne arriva ad avere pensieri suicidi o a compiere atti di autolesionismo. Ignorare la salute mentale non solo mette a rischio la salute e il benessere generale delle donne, ma ha anche un impatto sullo sviluppo fisico ed emotivo dei famigliari. Questa giornata intende porre attenzione sulla salute emotiva delle madri, spesso trascurata, anche a causa di limiti e tabù. Sappiamo che la salute mentale materna non riguarda solo la madre, ma ha un impatto profondo sull’intera famiglia e sul neonato. Aiutare una madre vuole dire appunto aiutare una famiglia e lo sviluppo emotivo, cognitivo e relazionale del bambino.

Durante la gravidanza si vivono momenti di forte cambiamento che potrebbero anche avere zone d’ombra. Le trasformazioni che intervengono in questo periodo sono accompagnate da una mobilitazione psichica molto impegnativa che coinvolge sia l’aspetto fisico e fisiologico, sia quello psicodinamico e relazionale. In base al proprio vissuto in questo periodo possono emergere emozioni positive come gioia e speranza o emozioni negative con ansia e tristezza. Nonostante la depressione sia una delle più comuni complicanze della gravidanza, accentuata ancora di più negli ultimi anni a causa della pandemia, ci sono ancora tanti tabù e le donneprovando vergogna, evitano di esprimere il loro disagio. Donne di ogni cultura, età, reddito ed etnia possono sviluppare disturbi dell’umore nel periodo perinatale. I sintomi possono comparire in qualsiasi momento durante la gravidanza ed i primi 12 mesi dopo il parto.

Intercettare precocemente i segnali di questo malessere non è facile, anche perché le donne scontano ancora un forte condizionamento culturale. La mancanza di conoscenze sulla depressione post partum e l’accettazione acritica di alcuni miti sulla maternità possono essere un ostacolo significativo tanto da rendere talune mamme, e chi le circonda, incapaci di riconoscere i segnali e i sintomi che caratterizzano questa condizione. Le aspettative, spesso idealizzate, si scontrano inevitabilmente con l’impegno concreto legato alle continue richieste di cura provenienti dal nuovo nato, con i necessari cambiamenti delle abitudini coniugali e con la significativa riduzione dei rapporti sociali.

Per tutte queste ragioni molte donne sono riluttanti a cercare un aiuto professionale per paura di essere considerate persone deboli e fragili o ingratamente insoddisfatte. Malgrado alcuni aspetti comuni, il comportamento delle madri depresse appare molto eterogeneo: è indispensabile dunque tener conto dell’estrema complessità della sintomatologia depressiva, considerando tutte le variabili di rischio o di protezione, in grado di aggravarne o mitigarne il quadro. I partner possono rappresentare un fattore protettivo determinante se sono disponibili a livello emotivo, propositivi e altamente supportivi, mentre al contrario è stata rilevata una significativa correlazione tra assenza del sostegno da parte dei partner e grado di depressione. È fondamentale dunque parlarne per poter creare o ritornare con nuovi modelli ad una cultura del supporto materno, riconoscere i segnali di rischio ed approntare interventi precoci che puntino a sostenere le «buone» capacità materne. L’ospedale Sant’Anna di Torino intende celebrare questa giornata con un importante Convegno che tratta ed abbraccia tutti questi temi in un’ottica multidisciplinare e preventiva. Sarà inoltre l’occasione per presentare un nuovo strumento a sostegno della genitorialità: il libretto “Nascere piccoli piccoli. Il nostro viaggio in Terapia intensiva Neonatale”, scritto da due psicologhe borsiste del Sant’Anna e la ricerca “Sapere per”, in collaborazione con l’Università, che indaga la conoscenza delle donne in gravidanza sul significato e l’appropriatezza dei vari test di screening prenatali cui si sottopongono ed il bisogno di lavorare sulla cura della comunicazione medico – paziente.

E’ necessario sollecitare le istituzioni affinché in un’ottica di promozione della salute intensifichino le misure di supporto tempestivo ed efficace per le donne e le loro famiglie, ed aumenti la consapevolezza sulla salute femminile attraverso un dibattito collettivo.

E’ importante che la vasta comunità educante veda la gravidanza e la maternità non solo come una felice realizzazione della donna ma come una scelta responsabile e complessa che coinvolge la storia familiare di ogni donna, il rapporto con la propria madre e al contempo la vastità delle sue relazioni e l’intreccio emotivo dei suoi vissuti.

Riconoscere la fatica e la complessità del “nascere madre” significa accogliere e rimanere sensibili al grido di sofferenza spesso silenzioso di molte donne e alla loro necessità di aiuto.

Festa patronale di Sant’Attanasio, patrono di San Sicario Borgo

Cesana Torinese

La giornata di festa del 2 maggio scorso si è aperta con la Santa Messa alle ore 11, celebrata da Don Andrea e Don Stefano, cui ha partecipato in veste ufficiale anche il Sindaco Daniele Mazzoleni. Al termine della Santa Messa, cui hanno partecipato anche le donne vestite dei costumi tradizionali, vi è stata la distribuzione del pane benedetto. La festa è proseguita con la parte legata alla gastronomia, con le immancabili goffres , ma anche con pizze, focacce, la grigliata a cura del Gruppo Alpini di Cesana Torinese. Nel pomeriggio il gruppo Suonamboli ha dato vita a musiche e balli occitani. È composto da Giorgio Ferraris alla cornamusa e ai flauti, Ilio Amisano all’organetto, Stefano Proto e Davide Vergnano al violino.

“Un grazie a Don Andrea, Don Stefano e alla Pro Loco, agli Alpini e adulti coloro che hanno reso possibile organizzare questa splendida festa patronale – ha dichiarato il Sindaco di Cesana Torinese, Daniele Mazzoleni”.

Mara Martellotta

Re-Play 2026 promuove la mostra “La terra fabbricata”

Organizzata da Urca cooperativa sociale in occasione dei vent’anni di attività dell’Archivio Nazionale del Cinema d’impresa di Ivrea

Inaugura il 7 maggio prossimo, dalle 19 alle 21, accompagnata da una performance drammaturgica delle opere, alle 19.30, la mostra “Re-Play 2026. La terra fabbricata”, sul tema del paesaggio, dell’energia e del lavoro, presso l’Archivio Nazionale del Cinema d’impresa di Ivrea.

“Re-Play è un format curatoriale in cui i curatori sono persone esterne al mondo dell’arte, non professionisti, ma semplici cittadini e cittadine, che ogni anno affrontano lo studio di una collezione museale o di un archivio e, a partire da questo, realizzano una mostra curata collettivamente – ha dichiarato la curatrice Lorena Tadorni – quindi, ogni anno, nasce una nuova mostra che origina dal nostro patrimonio culturale. Quest’anno abbiamo realizzato la mostra dal titolo ‘La terra fabbricata’ presso l’Archivio Nazionale del Cinema d’Impresa di Ivrea”.

I partecipanti al progetto curatoriale sono Gianmaria Baro, Annamaria Bellotto, Marta Carocci, Barbara Garabello, Rossana Leporati, Patrizia Mani, Simonetta Pozza, Ezio Sartori. La drammaturgia delle opere è a cura di Maria Grazia Agricola.

Dall’incontro tra Re-Play 2026 e l’Archivio Cinema d’Impresa di Ivrea è nata la mostra “La terra fabbricata”. Nel 2026, l’Archivio ha celebrato i suoi primi vent’anni di attività, e questa ricorrenza viene valorizzata proprio da Re-Play prendendo in esame il primo fondo depositato: il Fondo Edison. Un patrimonio audiovisivo di straordinario valore che documenta la trasformazione sociale e paesaggistica dell’Italia nel corso del Novecento attraverso filmati per raccontare il mondo dell’energia, del lavoro e del territorio.

La costruzione delle infrastrutture energetiche, lo sviluppo idroelettrico, le immagini di dighe, centrali e grandi cantieri, che hanno ridefinito interi paesaggi naturali, fanno parte dei materiali raccolti in questo fondo, che restituiscono anche una panoramica rinnovata sulle trasformazioni del lavoro e della società: dalle pratiche agricole modernizzate grazie all’elettrificazione ai processi industriali, fino alla presentazione delle comunità e delle persone coinvolte in questi cambiamenti. Di particolare rilevanza è la presenza di registi come Ermanno Olmi che, all’interno della produzione Edison, ha sviluppato una parte significativa del suo linguaggio cinematografico, contribuendo a fare del film industriale una forma espressiva capace di coniugare documentazione e ricerca poetica. Tra i lavori esposti ricordiamo i suoi film quali “La diga del ghiacciaio”, del 1955, e “La mia valle”, insieme a “Il racconto della Stura”, risalenti al medesimo anno.

La mostra “La terra fabbricata” nasce dallo studio collettivo di questi materiali, da un percorso visivo e narrativo che esplora il rapporto tra l’uomo e la terra, il suo intervento per trasformarla, renderla produttiva e abitarla. Dighe, cantieri e paesaggi modificati, oltre a territori coltivati emergono come segni tangibili di un’azione che attraversa immagini e memoria industriale, restituendo uno spaccato estremamente emblematico nella storia del nostro Paese e la complessità di un territorio costruito attraverso la trasformazione della propria terra.

La mostra presenta una selezione di video e immagini d’archivio organizzati per nuclei tematici: dighe e trasformazioni del paesaggio ( tra cui i lavori di Ermanno Olmi), sfruttamento e produttività della terra, in cui sono contenuti film come “L’energia elettrica nell’agricoltura”, del 1955, e “La terra ha fame”, del 1961, di Giovanni Cecchinato, che raccontano l’introduzione delle tecnologie, dei fertilizzanti e dei mezzi meccanici che hanno trasformato radicalmente il lavoro agricolo e il rapporto con il suolo. Uno sguardo particolare è rivolto al ruolo delle donne e ai processi produttivi con materiali come “L’industria degli esplosivi”, “Valloia (Avigliana 1923-1925)”, che documenta il lavoro femminile all’interno degli stabilimenti e i filmati sullo stabilimento Châtillon di Vercelli e Ivrea. Emerge inoltre un forte legame tra industria e territorio nei documentari dedicati alla produzione tessile sintetica, tra cui “La lavorazione del filato sintetico Helion nello stabilimento Chatillon di Ivrea” e “Chatillon 68”, che racconta la diffusione degli stabilimenti nella regione e il loro impatto sul tessuto sociale e paesaggistico.

La mostra si sviluppa sia negli spazi esterni dell’Archivio, attivando un dialogo tra le immagini e il contesto architettonico olivettiano, sia in quelli interni, in una sala dedicata alla proiezione continua che approfondisce alcuni temi della mostra attraverso una selezione di film del Fondo Edison. Tra i titoli presentati, “Buon lavoro, Sud”, del 1969, racconto delle trasformazioni economiche e sociali del Mezzogiorno, legate ai processi di industrializzazione, e “Il grande paese d’acciaio”, del 1960, dedicato alla costruzione dell’Italia Industriale attraverso la produzione siderurgica e le grandi infrastrutture.

Nel percorso espositivo le informazioni storiche sulle immagini si affiancano all’interpretazione personale dei partecipanti al progetto. Si tratta di narrazioni che restituiscono memoria immaginifica alle opere e contribuiscono a dar loro un senso rinnovato. Il giorno dell’inaugurazione, questi racconti diventeranno intensi momenti performativi.

Archivio Nazionale del Cinema d’Impresa – viale della Liberazione 4, Ivrea -8 maggio/31 luglio 2026- orari: da lunedì a venerdì dalle ore 10 alle ore 16 – inaugurazione giovedì 7 maggio dalle ore 19 alle ore 21 – performance drammaturgica delle opere alle 19.30.

Mara Martellotta

Open Gate Sogin, record di adesioni per le centrali nucleari in dismissione

Oltre 5.500 fra partecipanti attesi e persone in lista d’attesa

Roma, 4 maggio 2026 – Si sono chiuse con il record di adesioni le iscrizioni per partecipare alla quinta edizione di Open Gate, l’evento con cui Sogin aprirà al pubblico, nel fine settimana del 16 e 17 maggio, le centrali nucleari italiane in dismissione di Trino (VC), Caorso (PC), Latina e Garigliano (CE).

L’evento registra complessivamente oltre 5.500 adesioni, di cui 3.097 partecipanti attesi nelle due giornate, 1.949 iscritti ad una specifica lista d’attesa e circa 500 fra rappresentanti istituzionali, giornalisti e iscritti a Open Gate Community, l’iniziativa che si svolgerà venerdì 15 maggio. In questa data, le quattro centrali accoglieranno infatti gruppi di studenti, universitari e rappresentanti delle realtà associative, in particolare quelle dei territori dove Sogin è presente, con l’obiettivo di ampliare ulteriormente la partecipazione e coinvolgere le nuove generazioni.

Sogin è pronta ad accogliere i visitatori con due percorsi di visita: “zona controllata” e “area industriale”, per le centrali di Trino, Caorso e Garigliano, mentre per Latina è programmato un solo percorso: “area industriale”.

Nel corso della visita, della durata di circa due ore, i tecnici di Sogin e della controllata Nucleco accompagneranno le persone alla scoperta di luoghi simbolo della storia industriale e nucleare del nostro Paese e racconteranno il lavoro che svolgono ogni giorno per terminare lo smantellamento di queste centrali e per gestire i rifiuti radioattivi, dal loro stoccaggio nei depositi temporanei alla sistemazione definitiva nel Deposito Nazionale.

L’evento si svolgerà sotto il Patrocinio del Parlamento Europeo, del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, del Ministero dell’Economia e delle Finanze, del Ministero dell’Università e della Ricerca, delle Regioni: Campania, Emilia-Romagna, Lazio e Piemonte, e dei Comuni di Caorso, Latina, Sessa Aurunca e Trino.

La stampa interessata può chiedere di accreditarsi scrivendo a ufficiostampa@sogin.it. Sarà possibile seguire l’iniziativa su Instagram tramite il profilo opengate_sogin, hashtag #opengate2026, con contenuti dedicati, aggiornamenti in tempo reale e racconti dei partecipanti.

Da una gemella all’altra al Trail del Bersaglio

Bellissima edizione del Trail del Bersaglio, la manifestazione allestita a Sommariva del Bosco con numeri di partecipazione davvero importanti e una fiumana di trailer sparsi sul percorso come un autentico serpentone multicolore. Da quest’anno la manifestazione era allestita su tre btracciati e la scelta di allargare il suo numero di percorsi si è rivelata indovinata.

La prova principale, quella sui 28 km per 700 metri di dislivello ha premiato l’albanese della Boves Run Dylaver Shirja che in 2h08’33” ha preceduto di 1’40” Samuele Turco (Mentecorpo SSDRL) e di 2’30” Davide Barrovero (Pod.Valle Varaita). Ai piedi del podio sono finiti Enrico Cattaneo (Atl.Fossano 75) a 4’49” e Roberto Giraudi (CB Sport Caramagna, la società organizzatrice applaudita da tutti i partecipanti) a 8’37”.

Grandissima prova fra le donne per Enrica Dematteis (Pod.Valle Varaita) che in 2h19’23” non solo ha colto la sesta piazza assoluta, ma ha siglato il nuovo record della corsa, strappandolo alla sua gemella Luisa vincitrice lo scorso anno. Seconda piazza per Manuela Elisa Leonardi (Sportinsieme) a 21’52” e terza per Mariagrazia Pellegrino (Boves Run) a 22’10”.

Nel percorso medio di 17 km per 300 metri primo posto per Mattia Baiardini (Gsr Ferrero) che in 1h16’52” ha prevalso per 2’30” su Roberto Parodi e per 3’24” su Simone Mozzato della società organizzatrice. A Silvia Toscani (Gsr Ferrero) la prova femminile in 1h36’15”, alle sue spalle Giuliana Appendino a 2’51” e Alessandra Fissore (Kalipe) a 3’15”.

Nel nuovissimo tracciato di 10 km per 100 metri il primo a iscrivere il suo nome nell’albo d’oro è Riccardo Perrecchio (Apd Pont Saint Martin) in 41’07”, seguito da Ernesto Canneva (Ollomont) a 15” e da Daniele Primo (Atl.Cavour) a 1‘10”. Prima donna Maria Luisa Gili (Atl.Avis Bra) in 44’50”, seconda posizione per Paola Pretto (Atl.Saluzzo) a 35” e terza per Roberta Giolitti (Pod.Valle Varaita) a 7’38”.

Centinaia le presenze fra i tre percorsi competitivi e le tante proposte non agonistiche e per i più piccoli, coinvolgendo famiglie intere a Sommariva del Bosco (CN) per una giornata per molti indimenticabile, resa possibile anche dall’appoggio della Regione Piemonte, del Comune di Sommariva del Bosco, del Parco Regionale del Roero e di tante associazioni e sponsor del territorio a cui va l’augurio di ritrovarsi il prossimo anno con altre novità.