redazione il torinese

Commercio a Torino: bene il cibo, male vestiario e libri

Ci sono voluti  cinque anni, ma oggi  il numero delle imprese del terziario della provincia di Torino  cresce con 1.468 unità  in più e aumenta anche l’occupazione. Questo almeno risulta dall’indagine di Ascom Confcommercio Torino condotta con  Format Research,  attraverso 800 interviste telefoniche effettuate giorni fa. E’ in difficoltà il settore della cultura, librerie ed edicole chiudono i battenti (gli edicolanti hanno manifestato qualche giorno fa davanti alla Regione). Clima difficile anche per abbigliamento e giocattoli, bene invece hotel e ristorazione, così come aumentano i negozi che puntano sul cibo di qualità. “Si registra un lento processo di risanamento del tessuto imprenditoriale” dice la presidente dell’Ascom, Maria Luisa Coppa.

Pesce, carne e veg al ristorante Casa Amélie

Il Ristorante Casa Amélie,  a Torino, in via Carlo Ignazio Giulio 4/b, dietro il Santuario della Consolata e a cinquanta passi da Piazza Emanuele Filiberto, viene alla luce per volontà dello Chef Guido Perino

Guido Perino nasce a Napoli nel 1982. Inizia giovanissimo a muovere i primi passi nel mondo della cucina ereditando la passione del nonno, già chef e ristoratore a Napoli negli anni quaranta. Fa esperienze lavorative importanti (tra cui Le Colonne, Grand Hotel Quisisana, Sheraton Bologna),  esplora le varie cucine regionali e cinque anni fa approda a Torino come sous-chef del Ristorante monostellato Michelin Magorabin. Casa Amélie- 24 coperti distribuiti in un elegante locale a due piani- offre proposte di cucina contemporanea a base di pesce, di carne e veg ed è in prima linea nel rispetto delle differenti abitudini alimentari, delle intolleranze e delle allergie. Il filo comune dei piatti è l’utilizzo di prodotti stagionali e una materia prima di altissima qualità. La carta dei vini è principalmente incentrata su vitigni del Piemonte. Il nome e il logo prendono ispirazione da una piccola forza della natura, la simpaticissima bouledogue francese “coinquilina” di Guido da ormai dodici anni. La parola casa rimanda invece alla sensazione di accoglienza e familiarità che il locale vuole offrire ai suoi clienti. Il menù è consultabile sul sito  https://www.ristorantecasaamelie.com

***

 
Casa Amélie
Via Carlo Ignazio Giulio, 4/b- 10122 Torino (Quadrilatero Romano)
T. 0039 011 52 11 579

L’insegna della “Dante Alighieri” ideata dagli alunni

Gigliotti, assessora alla Scuola: “Ottima sinergia tra Comune, scuola e studenti”

La scuola media “Dante Alighieri” di Volpiano ha una nuova insegna, realizzata in base alle indicazioni fornite dagli studenti; l’iniziativa rientra nell’ambito del progetto «Agorà dell’arte» sviluppato insieme al Consiglio comunale dei ragazzi.


«Questa azione – commenta Elisa Gigliotti, assessora alla Scuola del Comune di Volpiano – è la conseguenza della sinergia instaurata tra l’amministrazione comunale, l’istituzione scolastica e gli studenti; stiamo impiegando questo stesso metodo per riqualificare gli spazi esterni, con le idee dell’orto-giardino e degli spazi didattici all’aperto».


Il progetto «Agorà» prevede tre direttrici (della cultura, dell’arte e della scienza) con l’obiettivo di costituire «piazze del sapere, dell’esperimento e della condivisione. «Ciascuna Agorà – sottolinea la presentazione – deve essere intesa come autentico luogo laboratoriale permanente, una sorta di cantiere vivo, reso tale a partire dalla sua ideazione fino al suo utilizzo in tutti i momenti della giornata». La proposta si inserisce anche nel «progetto autonomia» degli alunni con disabilità, attraverso il quale «si incentivano le abilità pratiche e creative» e si offrono «strumenti concreti per l’orientamento dopo il primo ciclo di istruzione».

SDA CICLISMO: CORSO DI FORMAZIONE PER GIUDICI

Venerdì 30 e sabato 31 marzo nella sede della Uisp Piemonte in via Nizza 102 ci sarà un corso di formazione nazionale per giudici di gara di ciclismo. Il corso servirà come qualificazione per il gruppo giudici di gara regionale ed è totalmente gratuito. INFO: ciclismo.piemonte@uisp.it

Torna la domenica a piedi nella ztl dalle 10 alle 18. E c’e’ anche lo sciopero dei treni

Una domenica 25 marzo all’insegna dell’ecologia per i torinesi. Torna infatti la domenica senza auto che prevede la chiusura della ztl agli automezzi dalle 10 alle 18. Il Comune informa che sono  esentati  i veicoli a motore elettrico o a idrogeno, mezzi di trasporto pubblico  e taxi, noleggio e car sharing, oltre ai casi di chi usa l’auto per qualche tipologia di lavoro e con certificazione del datore di lavoro, inoltre  per eventi sportivi, per chi ha a bordo  portatori di handicap, chi deve sottoporsi a cure, ministri di culto, medici  e veterinari, pronto intervento, soccorso e forze di polizia. Nello stesso giorno e’ previsto uno sciopero ferroviario dalle 3 di notte alle 2 di lunedì mattina, da parte del dipartimento Piemonte e Valle d’Aosta di Trenitalia. E’  garantita la circolazione di Italo, Frecce, Intercity ed Eurocity. Possibili cancellazioni o variazioni per  i convogli regionali  ma con la salvaguardia delle tratte più trafficate.

DIECI STORIE PROPRIO COSÌ – TERZO ATTO

Concepito inizialmente come opera-dibattito sulla legalità, lo spettacolo ha debuttato al Teatro San Carlo di Napoli nel 2012: da allora il viaggio è proseguito con successo in tutta Italia, sviluppando un progetto in cui la scrittura di scena ha seguito l’evoluzione dello sviluppo narrativo, approfondendolo

Dieci storie proprio così è parte integrante di un progetto sperimentale di collaborazione tra teatri, istituti penitenziari minorili, scuole, università e società civile “Il palcoscenico della legalità”. Dieci storie proprio così è una provocazione “ragionata” contro quella rete mafiosa, trasversale e onnipresente, che vorrebbe sconfitta la coscienza collettiva, la capacità di capire e reagire. Lo spettacolo racconta di vittime conosciute e sconosciute della criminalità organizzata, storie di impegno civile e riscatto sociale, responsabilità individuali e collettive, connivenze istituzionali e taciti consensi. «Siamo partiti nel 2012 dalla memoria di chi ha combattuto contro la criminalità organizzata – affermano Emanuela Giordano e Giulia Minoli – e dalle esperienze già consolidate di contrasto alle mafie al Sud. Nel 2015 abbiamo parlato del presente, del radicamento delle mafie al centro Italia e di alcuni esempi di lotta all’illegalità. Con questo terzo atto vogliamo riflettere sul futuro, su come l’infiltrazione delle mafie anche al nord stia cambiando il profilo dell’Italia, su come questa ‘malacultura’ «del sopruso ad ogni livello della vita sociale contamini le nostre vite. Vogliamo riflettere sugli strumenti che abbiamo per contrastare questo degrado: il potere di voto, il potere di acquisto, il potere di scegliere chi frequentare, il potere di educare, formare ed informare. Il potere di proporre e di osservare, di fare caso a ciò che ci circonda senza sconti di responsabilità».

Durata: 70 minuti più 50 minuti di dibattito

***
Dieci storie proprio così. Terzo atto è parte integrante del progetto Palcoscenico della Legalità ideato e coordinato da Co2 Crisis Opportunity Onlus con la partecipazione di attori, ricercatori, docenti, giornalisti, magistrati, studenti, associazioni e teatri, ed è promosso da Fondazione Pol.i.s., Libera, CROSS Osservatorio sulla Criminalità Organizzata dell’Università degli Studi di Milano, LARCO Laboratorio di Analisi e Ricerca sulla Criminalità Organizzata dell’Università di Torino , Fondazione Falcone, Centro Studi Paolo Borsellino, Fondazione Silvia Ruotolo, Italiachecambia.org e DaSud. Con il Patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo ed il Ministero della Giustizia ed il sostegno di Fondazione con il Sud, Eni Spa, SIAE, Poste Italiane.

***

***
Venerdì 4 maggio, ore 21.00
Sabato 5 maggio, ore 21.00
per le scuole
Mercoledì 2 maggio, ore 10.00
Giovedì 3 maggio, ore 10.00
Venerdì 4 maggio, ore 10.00
Lunedì 7 maggio, ore 10.00
***
BIGLIETTERIA CASA del TEATRO RAGAZZI e GIOVANI
c.so Galileo Ferraris, 266 – 10134 Torino
tel. 011/19740280 – biglietteria@casateatroragazzi.it 
Orario di biglietteria: dal lunedì venerdì dalle ore 10.00 alle ore 13.00 – dalle ore 15.00 alle ore 18.00 sabato e domenica dalle ore 15.00 alle ore 19.00
.
Informazione commerciale

Nel condominio in centro ascensore precipita, uomo ferito

Stava effettuando un trasloco in un condominio di via Bligny, nel centro di Torino, quando l’ascensore su cui si trovava e’ precipitato per due piani, fortunatamente fermandosi. Il ragazzo, 25enne, figlio del titolare di una ditta di traslochi ha riportato diverse fratture. E’ stato liberato dai vigili del fuoco e portato in ospedale. Illeso il padre che si trovava con lui.

Bloccata al confine partorisce dopo un mese e muore

Il 9 scorso tento’ , incinta di sette mesi, con il marito richiedente asilo di passare il confine francese oltre Bardonecchia. I due furono bloccati dai gendarmi francesi che li tiportarono in Italia. la donna, malata di linfoma, e’ stata ricoverata al Sant’Anna. Ieri, prima di morire, ha fato alla luce un bimbo che si trova in buone condizioni di salute.

“La rana e il bue”, ovvero lo psicodramma olimpico (e tragicomico) targato Torino

Di Enzo Biffi Gentili

La questione, un po’ penosa, della candidatura torinese a ospitare le Olimpiadi invernali del 2026 appare come uno psicodramma, tragicomico, interpretato, non sempre magistralmente, da tre diversi protagonisti principali. Vediamo quali.
I primi sono i piddini un po’ ammaccati, i grandi sostenitori iniziali. Tutto sommato li possiamo capire, per due ragioni. Da un lato, hanno voluto rammentare un successo passato che si sono attribuito, e che è stato ampiamente riconosciuto -certo, aprendo una voragine, ma non stiamo a spaccare il capello in quattro- e quindi siamo in pieno “come eravamo”. Dall’altro, perfettamente consapevoli del fatto che oggi il contesto economico e finanziario è completamente differente, hanno tentato di indurre a un’impresa pericolosa, se non disperata, le altre forze politiche a loro avverse per dimostrarne le deficienze, e l’attuale amministrazione comunale, che ci è cascata.
Quindi i grillini sono i deuteragonisti. Da una parte la Sindaca, evidentemente preoccupata di essere accusata di perdere un’opportunità per la Città e di compromettere la nuova immagine “governativa” del movimento (non caso è stata sostenuta da Giggino Di Maio, oggi nel ruolo dello “statista” e del trattativista). È stato, a giudizio di chi scrive, un errore, anche per quella dimostrata difficoltà a intrattenere rapporti decenti con decisori e concorrenti, da Sala a Malagò a Zaia, facendo così nascere il sospetto di una molto scarsa considerazione -sul filo della cattiva educazione, ma è oggi la politica, si sa- della sua autorità. Da un’altra parte si sono agitati, con notevoli risultati, i grillini “militanti”, da sempre contrari alla “narrazione” olimpica e ad alcune grandi opere. Giudicati da Chiamparino inaffidabili, in realtà hanno dimostrato coerenza, che è ancora, seppur rara, una virtù.
Gli ultimi protagonisti sono i torinesi, di diverse opinioni politiche, anche antagonistiche, ma uniti dalla stessa propensione a tentativi di conflitto con Milano. A loro va ricordata una favola tra le più note della cultura occidentale, La rana e il bue, scritta e riscritta da Esopo, Fedro, La Fontaine. Tutti la conoscono: una rana è su un prato -o al fiume, o in uno stagno, poco importa- con i suoi ranocchietti i quali, vedendo un bue poco distante, sono colpiti dalla sua gran stazza. Allora la loro mamma, un po’ gelosa e per non perdere di autorità, decide di iniziare a gonfiarsi d’aria, chiedendo ai figlioletti, ripetutamente, se è cresciuta abbastanza. A ogni risposta negativa riprende a tentare, sino alla fine a scoppiare come una vescica. È evidente la morale: chi, di taglia modesta, vuole imitare un gigante, finisce male (solo Gianni Rodari ci ha dato una conclusione diversa della fiaba: il bue impietosito decide di farsi piccolo, ma escluderei che “la grande Milano tradizionale e futurista”, oggi dopo l’Expo universale di nuovo particolarmente gasata e rampante, sia disposta a questo epilogo “buonista”). Insomma, nello stemma di Torino oggi si rischia di sostituire al mammifero un batrace, seppur sotto la specie, dannosa, della rana-toro.

L’Antologia di Spoon River ha più di cent’anni ma non li dimostra

SPOON3

La prima edizione italiana ( per i tipi dell’Einaudi) porta la data del 9 marzo 1943 e venne curata dall’allora ventiseienne Fernanda Pivano che raccontava: “Ero una ragazzina quando vidi per la prima volta l’Antologia di Spoon River. Me l’aveva portata Cesare Pavese, una mattina che gli avevo chiesto che differenza c’è tra la lettura americana e quella inglese”

Quando l’avvocato Edgar Lee Masters, tra il maggio del 1914 ed il gennaio del 1915, pubblicò sul “Mirror” di St. Louis una serie di poesie , successivamente raccolte nell’Antologia di Spoon River, non immaginava di ottenere tanto successo. Ogni poesia, raccontando in forma di epitaffio la vita di una delle persone sepolte nel cimitero di un immaginario paesino statunitense, proponeva un folgorante ritratto della profonda provincia americana, sospesa fra l’Ottocento e il Novecento. La prima edizione della raccolta, pubblicata cent’anni fa ( nell’aprile del 1915)  contava 213 epigrafi diventate poi 244 più La Collina ( “Dove sono Elmer, Herman, Bert, Tom e Charley, l’abulico, l’atletico, il buffone, l’ubriacone, il rissoso? Tutti, tutti, dormono sulla collina..”) nella versione definitiva del 1916. La raccolta comprende diciannove storie che coinvolgono un totale di 248 personaggi che coprono praticamente tutte le categorie e i mestieri umani. Masters si proponeva di descrivere la vita umana raccontando le vicende di un microcosmo, il paesino di Spoon River. In realtà, Masters si ispirò a personaggi veramente esistiti nei paesini di Lewistown e Petersburg, vicino a Springfield nell’Illinois, dove passò parte della sua vita. Il paesaggio intorno a queste città, il cimitero di Oak Hill , la collina di Lewistown e il fiume Spoon , offrirono le fonti d’ispirazione ma molte delle persone a cui le poesie erano ispirate, che a quel tempo erano ancora vive, si sentirono offese nel veder messe a nudo le loro debolezze ed ipocrisie. Del resto, la caratteristica dei personaggi da lui tratteggiati è che essendo per la maggior parte morti non avevano più niente da perdere e quindi potevano “raccontare” la loro vita in assoluta in assoluta sincerità. L’autore stesso disse che cinquantatre epitaffi erano ispirati da personaggi di Petersburg, e sessantasei da quelli di Lewistown. Edgar Lee Masters morì in miseria e dimenticato, di polmonite, il 5 marzo 1950. Aveva ottant’anni e fu sepolto nel cimitero Oak Hill di Petersburg. Il suo epitaffio include queste frasi: “Penso dormirò, non c’è cosa più dolce.Nessun destino è più dolce di quello di dormire. Sono un sogno di un riposo benedetto..”. La sua grandezza verrà universalmente riconosciuta solo a partire dagli anni ’60, in cui diverrà uno dei poeti statunitensi più celebri a livello mondiale.

***

La pubblicazione in Italia dell’Antologia di Spoon River fu piuttosto tribolata. Durante il ventennio fascista la letteratura americana era ovviamente osteggiata dal regime, in particolare se esprimeva idee libertarie come nel caso di Edgar Lee Masters. La prima edizione italiana ( per i tipi dell’Einaudi) porta la data del 9 marzo 1943 e venne curata dall’allora ventiseienne Fernanda Pivano che raccontava: “Ero una ragazzina quando vidi per la prima volta l’Antologia di Spoon River. Me l’aveva portata Cesare Pavese, una mattina che gli avevo chiesto che differenza c’è tra la lettura americana e quella inglese”. Fu un colpo di fulmine: “L’aprii proprio alla metà, e trovai una poesia che finiva così “mentre la baciavo con l’anima sulle labra, l’anima d’improvviso mi fuggì”. Chissà perché questi versi mi mozzarono il fiato: è così difficile spiegare le reazioni degli adolescenti”. I versi di Masters e la loro “scarna semplicità” furono, per la Pivano,  una rivelazione. Così, quasi per conoscere meglio i personaggi, iniziò a tradurre in italiano le poesie, naturalmente senza dirlo a Pavese: temeva che la prendesse in giro. Ma un giorno Pavese scoprì in un cassetto il manoscritto e convinse Einaudi a pubblicarlo. Incredibilmente riuscì a evitare la censura del ministero della cultura popolare cambiando il titolo in «Antologia di S.River» e spacciandolo per una raccolta di pensieri di un quanto mai improbabile San River. La Pivano, tuttavia, pagò questa sua traduzione con il carcere; a tal proposito dichiarò: “Quel libro in Italia era superproibito. Parlava della pace, contro la guerra, contro il capitalismo, contro in generale tutta la carica del convenzionalismo. Era tutto quello che il governo non ci permetteva di pensare […], e mi hanno messo in prigione e sono molto contenta di averlo fatto”. Dal 1943, anno della prima pubblicazione, dell’Antologia di Spoon River sono uscite sessantadue edizioni in diverse collane dell’Einaudi, e si sono venduti più di cinquecentomila esemplari: un piccolo record per un libro di poesia. Vale la pena ricordare anche che, nel 1971,  Fabrizio De André pubblicò l’album “Non al denaro, non all’amore nè al cielo”, liberamente tratto dall’Antologia di Spoon River. De André scelse nove delle 244 poesie e le trasformò in altrettante canzoni.  Le nove poesie scelte toccavano fondamentalmente due grandi temi: l’invidia (Un matto, Un giudice, Un blasfemo, Un malato di cuore) e la scienza (Un medico, Un chimico, Un ottico). E l’album è universalmente riconosciuto come una delle “perle” più preziose del grande cantautore genovese.

 

Marco Travaglini