Nasceranno un centro di ricerca sulla transizione energetica e un curriculum di dottorato congiunto sui modelli architettonici nel mondo globalizzato, insieme alla Shanghai Jiaotong University e alla Tsinghua University
Il Politecnico di Torino è ormai riconosciuto sempre più in Cina come un interlocutore credibile e affidabile su varie tematiche, nei campi della ricerca e del trasferimento delle tecnologie, così come un interlocutore internazionale con il quale le università cinesi costruiscono percorsi didattici comuni. Nel corso di una recente missione in Cina, sono infatti stati siglati due accordi con altrettante prestigiose università cinesi: la Shanghai Jiaotong University e la Tsinghua University.
Avrà due nodi operativi, a Shanghai e a Torino, il Joint Centre for Energy Transition Modelling and Simulation, centro di ricerca congiunto tra l’Ateneo torinese e la Shanghai Jiaotong University, la seconda università tecnica della Cina: Il Centro, coordinato dal Prof. Ettore Bompard per la parte italiana, sarà ospitato all’interno dell’Energy Center e si colloca all’interno di una ambiziosa attività di connessione dell’Energy-lab di Torino con una rete internazionale di laboratori di prestigio. Costituirà un polo internazionale dedicato allo studio della transazione energetica attraverso l’impiego delle più avanzate tecniche di modellazione. Il Centro sarà basato su un laboratorio congiunto capace di effettuare simulazioni a livello globale in tempo reale, che creerà una connessione attraverso un tunneling informatico tra i laboratori dei due atenei per modellare e simulare sistemi energetici, con una particolare attenzione ai sistemi elettrici, nella transizione energetica emergente.
Nella prospettiva di transizione verso la quale si sta dirigendo lo scenario energetico futuro sono infatti sempre più necessari gli studi relativi ai sistemi elettrici interconnessi su scala intercontinentale, che permettano di condividere le fonti energetiche rinnovabili, integrando la produzione centralizzata, distribuita e l’accumulo, per riuscire a sfruttare soprattutto le particolari condizioni climatiche di alcune aree del mondo (ad esempio, il sole dei deserti o il vento nelle zone in cui si possono installare pale eoliche) per la produzione, ridistribuendo poi l’energia in tutto il mondo.
La piattaforma di calcolo che sarà disponibile con l’accordo permetterà di allargare virtualmente i confini di ciascun laboratorio, fino a creare un unico grande centro su scala intercontinentale.
Il secondo accordo sottoscritto riguarda invece l’istituzione di un curriculum di ricerca congiunto in“Modelli architettonici transnazionali in un mondo globalizzato”, nell’ambito del programma di dottorato in Architettura, Storia e Progetto del Politecnico e dei programmi di dottorato in Architettura, Pianificazione urbana e rurale e Architettura del paesaggio della Tsinghua University di Pechino, la più prestigiosa università cinese. Questo programma di dottorato si inserisce nella volontà di costituire un gruppo di ricerca sino-europeo, incentrato sulla necessità di generare un flusso di know-how da un Paese all’altro. All’interno di questo contesto operativo, il Curriculum di ricerca congiunto di dottorato sarà incentrato sul confronto e lo scambio di modelli, pratiche architettoniche e urbane e tecniche di costruzione nel mondo globalizzato, con un focus particolare su Cina e Occidente. La scelta degli oggetti di ricerca di ciascuna tesi di dottorato nell’ambito del curriculum deve essere funzionale alla comprensione e allo sviluppo dei fenomeni che hanno nella “transnazionalità” il proprio valore aggiunto. Si tratta del primo accordo di Joint PhD internazionale mai firmato dalla Tsinghua University, ed è significativo che il Politecnico di
Torino sia il partner coinvolto grazie a dieci anni di collaborazione tra i due atenei.
“Si tratta di due accordi estremamente qualificanti per il consolidamento dei nostri rapporti con il mondo accademico cinese”, commenta il Delegato del Rettore per i rapporti con la Cina Michele Bonino, che prosegue: “Inoltre, per il carattere transnazionale di entrambe le iniziative, queste favoriranno un posizionamento del nostro Ateneo nella grande politica cinese della Belt and Road Initiative, la nuova via della seta, che cambierà gli equilibri globali nel prossimo futuro. Le due firme di Shanghai e Pechino sono una prima conferma di efficacia del China Center del nostro Ateneo, attivo dal primo gennaio scorso, che permette di affrontare partner così di peso con migliori coordinamento interno e capacità competitiva”.
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2008. La giuria è composta da rappresentanti della Commissione europea, del Parlamento europeo, del Comitato delle regioni, dell’Agenzia europea dell’ambiente, dell’ICLEI – Governi Locali per la Sostenibilità, dell’Ufficio del Patto dei Sindaci e dell’Ufficio europeo dell’Ambiente. Sono 12 gli indicatori presi in considerazione: – cambiamenti climatici e interventi di mitigazione/adattamento; – trasporti locali; – aree urbane verdi e uso sostenibile del territorio; – natura e biodiversità; – qualità dell’aria; – inquinamento acustico; – produzione e gestione dei rifiuti; – gestione delle risorse idriche; – trattamento delle acque reflue; – ecoinnovazione e occupazione sostenibile; – rendimento energetico; – gestione ambientale integrata. Perché aspirare a diventare ‘Capitale Verde’? Si otterrebbero importanti vantaggi, come l’aumento dei turisti e della visibilità sui media internazionali oltre ad auspicabili investimenti esteri e risorse per realizzare i progetti ambientali.