di Giorgio Merlo
Leggo, con curiosità e anche con incredulità, che si moltiplicano gli apprezzamenti e gli elogi per il ruolo politico che ha svolto ai suoi tempi la Democrazia Cristiana. Anche, e soprattutto, da parte di chi l’ha insultata, derisa e ridicolizzata per interni decenni. E, al riguardo, e’ partita dopo il 4 marzo la caccia al confronto con gli attuali partiti. Confronti simpatici se non fossero addirittura blasfemi. Blasfemi perché confrontano la Dc con i cartelli elettorali che dominano attualmente la scena politica italiana. Qualcuno, ad esempio, ipotizza che il movimento 5 stelle sarebbe la “nuova Dc” perché ha un consenso orizzontale nel paese e perché interpreta le ansie diffuse e profonde della società italiana. Ovvero, un autentico partito interclassista degli anni duemila. Altri, con altrettanta approssimazione e superficialità, paragonano il ruolo della Dc al cartello del centro
destra. E questo perché, secondo un’anacronistica interpretazione, rappresenterebbe il grande “contenitore centrista” del nostro paese. Altri ancora, per fortuna in minoranza, attribuiscono una certa similitudine del Pd alla vecchia Dc. Forse per il motivo, abbastanza futile, che in quel partito si riconosce un pezzo della antica casta democristiana. Ma quello che colpisce maggiormente e’ la similitudine tra il movimento 5 stelle e, appunto, la Democrazia Cristiana. Ora, al netto delle diversità storiche, politiche, culturali e di costume di quegli anni rispetto all’attualità, mi volete spiegare dove ci sarebbe questa somiglianza? Provo a indicare alcuni punti, a mio parere tra i più importanti ed evidenti. Vogliamo paragonare la classe dirigente democratico cristiana con quella grillina? Fermiamoci qui, per carità di patria. In che cosa consisterebbe la somiglianza del progetto politico grillino con quello democristiano? Un partito che si vanta di essere “oltre la sinistra, il centro e la destra” evidenzia, del tutto legittimamente, una ostentata assenza di cultura politica e di precisi riferimenti ideali che porta questo movimento – e questo però lo si deve pur riconoscere – ad avere un consenso che prescinde da qualsiasi valutazione politica e culturale. L’esatto opposto della Dc che nella sua lunga storia, seppur tra alti
e bassi, si è sempre caratterizzata con una politica “di centro che guarda a sinistra”. Per dirla con una celebre definizione di De Gasperi e poi proseguita, nella concretezza delle scelte e degli orientamenti politici, da tutti i principali leader democristiani che si sono succeduti sino all’esaurimento del partito nel 1993. In ultimo, per fermarsi solo ai dati più macroscopici, la “cultura delle alleanze”. Un elemento essenziale e decisivo nella cinquantenne esperienza della Democrazia Cristiana. Un accidenti da cui liberarsi per il movimento 5 stelle che fa proprio della sua autosufficienza e del suo isolamento gli elementi decisivi per caratterizzare la sua presenza nello scenario politico italiano. Ecco perché, forse, e’ sufficiente un pizzico di memoria storica per arrivare ad una banale conclusione: quando si vogliono fare confronti e paragoni storici si abbia almeno il pudore di non pigliare lucciole per lanterne. E per evitare ciò, basta un pizzico di conoscenza politica del proprio paese per non diventare ridicoli agli occhi della storia e patetici a quelli della società contemporanea.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, intende ricordare la Giornata Internazionale per il diritto alla verità sulle gravi violazioni dei diritti umani e per la dignità delle vittime, prevista per il 24 marzo ed istituita dall’ONU il 21 dicembre del 2010.
riferimento per gli amanti dello shopping di moda e lusso, grazie alla sua accurata selezione di brand e ad una particolare attenzione al cliente durante tutta la sua permanenza nell’Outlet Village. Per celebrare questo primo importante traguardo, Torino Outlet Village, sabato 24 marzo dalle ore 17 alle 22si trasformerà in un grande palcoscenico con uno spettacolo coinvolgente: gli Evolution Dance Theatre incanteranno il pubblico con “fantastiche” performance; Jas & Jay direttamente da Raidue, intratterranno i presenti con un DJ SET “esplosivo” ed infine un “emozionante” show di danza, luci e musica per celebrare 365 giorni insieme!Per l’occasione alcuni brand selezionati offriranno l’opportunità esclusiva di acquistare 3 articoli al 50% sul prezzo outlet.I servizi premium offerti alla clientela si percepiscono come differenti fin dall’ingresso nel complesso di 20 mila metri quadrati firmato da Claudio Silvestrin, uno dei maggiori esponenti dell’architettura contemporanea. L’architetto italiano, per il progetto di Torino Outlet Village, ha pensato a un nuovo ed esclusivo concetto architettonico ed esperienziale: l’impostazione ispirata al villaggio si è evoluta nella formula della promenade, sviluppata come due lunghe gallerie a cielo aperto in pietra e calce bianca, su un unico livello.Al suo interno il cliente può trovare 90 negozi monomarca di prestigiosi brand italiani e internazionali come Gucci, Adidas, Armani, Coach, Ferrari, Jil Sander, La Perla, Michael Kors, Nike, Roberto Cavalli e Trussardi. Il segno distintivo dell’architetto (un minimalismo capace di rasserenare chi vive i suoi spazi) è il mezzo attraverso il quale i clienti sperimentano una nuova percezione, più rilassata e stimolante, dello shopping anche grazie al contesto ambientale in cui Torino Outlet Village si trova.
scrosciare delle acque si trasforma in un estenuante lamento confuso, sono ambientazioni perfette per fiabe e racconti fantastici, antri misteriosi in cui dame, cavalieri, fantasmi e strane creature possono vivere indisturbati, al confine tra la tradizione popolare e la voglia di fantasia.
2 / Castello della Rotta
piccole finestrelle dai vetri rotti. I pochi frammenti di lastra riflettono eccessivamente il sole, il riverbero luminoso colpisce la vista come contenesse in sé qualcosa di tagliente; il contrasto con l’interno non è una semplice contrapposizione luce-ombra, ma ricorda più una silenziosa quanto spaventosa dicotomia tra bene e male. L’ingresso principale è costituito da un serioso cancello ad arco, costruito in ferro, sopra il quale si staglia il bianco emblema della casata dei Valperga. Il sole incessante di quella giornata si scaglia contro il bassorilievo e risulta fastidioso osservarne il disegno: si tratta di un arbusto sovrastato da un becco. La lastra di pietra fu qui collocata nel 1455, dal Gran Priore dei Cavalieri gerosolimitani Giorgio di Valperga di Masino. Mi accorgo che io e la mia amica non parliamo, come non volessimo intimorirci a vicenda, stiamo ognuna concentrata a riguardare le proprie foto, lo facciamo con una meticolosità quasi morbosa, vedo che anche lei, come me, le ingrandisce all’impossibile e controlla che non ci siano strani aloni dietro le piccole finestre scure. Il portone è interamente ricoperto da scritte inneggianti a Satana. Esse sono di varia natura, quelle scalfite sembrano graffi animaleschi, quelle delineate con le bombolette ricordano gli schizzi di sangue di qualche animale sacrificale, per quanto sciocche, quelle parole incutono un certo timore, si evince che chi le ha incise o eseguite credeva fermamente nel gesto che stava compiendo.
emergere. Il castello ha origini medievali, i primi occupanti furono probabilmente Romani, in seguito venne occupato dai Longobardi, ai quali succedettero i Templari, che ne furono i padroni per oltre trecento anni; dopo di loro, verso il Cinquecento, divenne un bene dei Savoia. La roccaforte fu testimone, nel 1639, della disfatta di Tommaso Francesco di Savoia, principe di Carignano, inflittagli dall’esercito francese, successivamente, nel 1706, diventò un deposito di polvere da sparo durante l’assedio portato avanti dai Francesi nei confronti di Torino. Ci sono altre storie violente ambientate nelle inaccessibili stanze del castello: tra di esse la follia del re abdicatario Vittorio Amedeo II, re di Sardegna, che qui morì il 30 ottobre del 1732, dopo che il figlio Carlo Emanuele III lo costrinse a rimanere rinchiuso tra queste mura. Nel Settecento il castello cessò la sua funzione di fortilizio e venne adibito a dimora gentilizia. Continuo nel mio percorso e mi ritrovo in una sorta di cortile posteriore, qui la vegetazione ha assunto il completo controllo, erbacce e arbusti si intersecano come stessero lottando gli uni contro gli altri; in tale simbolico scontro greco romano il sole non prova nemmeno ad intromettersi e d’improvviso mi ritrovo sovrastata da un’ombra omogenea, che ricopre incondizionatamente le mura di sfondo, le finestre che si aprono su di essa, i resti ammuffiti di un vecchio pozzo e degli strani cumuli di rami che attirano la mia attenzione.
fuoco, né con la vista, né con la reflex. Fingo di non farci caso, ma le fotografie che fino ad ora ho scattato in quella zona sono tutte micro mosse. Forse quello non è il posto per noi, forse con i nostri rumorosi calpestii abbiamo disturbato il sonno di qualche spirito che lì aveva deciso di assopirsi. Avevo svegliato il cavaliere, o il sacerdote criminale, o qualche nobile suicida? Avevo interrotto la lettura del cardinale? o forse avevo infastidito l’anziana tata che aveva perso il bambino affidatole, oppure l’uomo in nero che passeggia ancora nei luoghi della sua morte? Non ebbi il coraggio di esplicitare la domanda. Proposi di ritornare verso la macchina senza esprimere una motivazione precisa, ma non mi trovai in disaccordo con la mia amica. Sedute nell’autovettura ci diciamo che sarebbe interessante provare a tornare la notte del 14 giugno, quando, secondo alcune testimonianze, si potrebbe assistere alla comparsa di un corteo rituale di alcuni monaci ecclesiastici. Giro la chiave e la macchina non parte, come nei classici horror anni ’80, guardo Martina e scoppiamo in una fragorosa risata apotropaica e al secondo tentativo la vettura si riprende. Sto ancora rimuginando sul fatto di tornare o meno la notte del 14 giugno.
L’evento si svolgerà da sabato 24 a domenica 25 marzo, si attendono, come sempre numerose iscrizioni
Tradizione addio. Il prossimo 24 giugno per la festa di San Giovanni i consueti fuochi d’artificio saranno sostituiti da uno stormo di 200 droni
Si è tolto la vita buttandosi dal settimo piano del palazzo di c.so Grosseto, Roberto Mercuri, il commercialista finito nello scandalo dei certificati falsi per l’efficienza energetica. L’inchiesta, iniziata nel 2016 e coordinata dal pm Roberto Furlan, era giunta praticamente a termine, al punto che l’istanza di patteggiamento del commercialista era già stata consegnata in via definitiva . Mercuri era finito in manette -insieme ad una trentina di persone- quando le indagine, dopo aver inizialmente coinvolto avvocati e imprenditori, si erano allargate anche ai libri contabili. Il quarantottenne torinese non era mai figurato come ideatore della truffa ma aveva sicuramente rappresentato una pedina molto importante. Come commercialista sapeva destreggiarsi bene tra conti all’estero e paradisi fiscali e inoltre, conosceva le persone giuste a cui chiedere di prestarsi come “teste di legno” di alcune società che curava per i suoi clienti. Secondo la procura da febbraio a giugno 2016, l’uomo era stato beneficiario di un milione e 300mila euro e aveva inoltre percepito 115mila euro da un’altra società; soldi che Mercuri amava spendere per fare la “bella vita” torinese. Era stato rilasciato il 22 febbraio 2017 dopo aver fatto quattro mesi di carcere ma una volta rientrato a casa, nulla era stato più come prima; abbandonato dagli affetti e con grossi problemi economici, si era ritrovato ad andare a vivere a casa dell’ anziano padre, nell’abitazione da dove poi si è tolto la vita. Nonostante avesse patteggiato e l’intera faccenda stesse ormai giungendo a termine, Roberto Mercuri non ha retto le conseguenze del grosso scandalo che lo aveva investito e così, nella giornata di martedì 20 febbraio, ha compiuto l’ultimo ed estremo gesto della sua vita.
Di Patrizia Polliotto*
*Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori
conosce a causa di una mancata socializzazione verso determinati stimoli (ad esempio biciclette, ombrelli, cani, bambini, etc..), insegnargli in maniera adeguata e graduale che ciò che è stato reputato un problema, tale non è, risulta la chiave vincente. In questi casi è molto importante avere pazienza, costanza e competenza. Aiutarlo a superare le sue paure attraverso nuove esperienze positive sicuramente gioverà a entrambi.
conoscete, vi affidereste completamente a google translate o vi rivolgereste a una persona che ha studiato quella lingua? Interpretare quanto il nostro cane sta tentando di dirci dovrebbe equivalere per qualsiasi proprietario all’avere tra le mani la lettera più importante della propria vita, perché il rapporto uomo-cane è un rapporto epistolare continuo. Imparare a conoscere la lingua dell’altro è il minimo che dobbiamo a quella relazione, considerato che loro ce la mettono tutta per capire la nostra. Rimane inteso che, per ottenere dei buoni risultati, la nostra figura deve essere ai suoi occhi in grado di poter gestire la situazione, per cui la nostra comunicazione con il cane risulta basilare!