Un milione e 260 mila euro a enti locali e Parchi piemontesi per riqualificare i fiumi e i laghi e le loro aree circostanti, attraverso interventi che vedano coinvolta anche la società civile. Li ha stanziati la Regione Piemonte in attuazione del regolamento che disciplina i canoni per l’uso di acqua pubblica e prevede la destinazione di una quota non inferiore al 5% dell’introito dei proventi relativi all’uso dell’acqua pubblica al finanziamento delle attività regionali di attuazione del Piano di tutela delle acque.
Le risorse verranno assegnate a Province, Città metropolitana di Torino, Comuni singoli o associati, soggetti gestori delle aree naturali protette e dei siti Natura 2000 per finanziare interventi di riqualificazione delle aree perifluviali e perilacuali selezionati attraverso la pubblicazione di un bando.
La graduatoria dei progetti che rispettano i requisiti previsti verrà stilata dall’Amministrazione regionale, applicando specifici criteri, volti a promuovere interventi prioritariamente localizzati su corpi idrici che hanno stato di qualità “sufficiente”, presentati in forma associata da più Enti e coerenti con altre pianificazioni e programmazioni di carattere ambientale o inseriti negli strumenti di pianificazione locale vigenti.
“Da questi progetti – ha commentato l’assessore regionale all’Ambiente della Regione Piemonte, Alberto Valmaggia – ci aspettiamo il coinvolgimento della società civile, con l’intento di innescare un percorso virtuoso e diffuso orientato alla tutela delle acque, allo sviluppo sostenibile ed alla governance condivisa”.
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di edilizia residenziale, edilizia convenzionata, aree per servizi pubblici e aree a destinazione commerciale.
I 400 licenziamenti annunciati sono stati congelati per 3 settimane


Paolo Michieletto

Ieri sera davanti a Palazzo Civico erano alcune centinaia i residenti del centro città intervenuti per protestare


collaborazione con Amnesty International un dibattito sulla gravissima situazione dei diritti umani in Iran. 
est di Berlino, il campo venne costruito tra i primi del sistema concentrazionario nazista, nel 1939, allo
scopo di internare le donne tedesche considerate asociali e le delinquenti comuni. Successivamente, nelle sue baracche e dietro ai suoi reticolati, finirono le donne deportate dai paesi progressivamente occupati dai nazisti: zingare, ebree, oppositrici al regime, lesbiche, testimoni di Geova. A Ravensbrück furono immatricolate 132.000 donne e decine di migliaia di loro persero la vita, fucilate o soffocate camere a gas con lo Zyklon B, il micidiale acido cianidrico, conosciuto anche come “acido prussico”. Tantissime altre morirono per malattia e stenti, sfiancate dal lavoro, dalla fame e dal freddo, oppure a seguito degli esperimenti
medici di cui erano le cavie. La conoscenza e la Memoria di questo luogo, se pure negli anni ha conservato poco dell’originaria struttura concentrazionaria, può e deve essere un doveroso omaggio a tutte le donne che nel campo hanno sofferto e trovato la morte. Recentemente è stato presentato al Polo del ‘900 di Torino un libro di immagini su quel lager. Ovviamente un libro non può restituire qualcosa alla sofferenza patita da quelle donne ma nel tentativo compiuto dall’autrice, Ambra Laurenzi , c’è l’impegno e la volontà di non dimenticarle e di non far dimenticare l’inferno di Ravensbrück. Con l’inserimento di fotografie realizzate negli ultimi dieci anni, l’autrice ha scelto di privilegiare non tanto l’immagine storica del campo, ma la sua contemporaneità attraverso le sensazioni che il luogo sollecita oggi. Una scelta che deriva dalla convinzione che un luogo della
memoria debba essere percepito come testimonianza di una terribile pagina della storia, ancora in grado di interrogarci e di stimolare un viaggio interiore nella consapevolezza di ciò che è stato e che ci si augura non sia mai più. Una delle due sezioni conclusive di questo lavoro è dedicata alle donne sopravvissute che, dopo aver creato nel 1948 un primo nucleo di ex-deportate appartenenti a quattro diverse nazioni, nel 1965 hanno costituito ufficialmente, con l’iniziale partecipazione di 11 Paesi, il Comitato Internazionale di Ravensbrück, che ancora oggi persegue i suoi obiettivi di tener viva la memoria di una delle vicende più atroci della seconda guerra mondiale e dei crimini nazisti.
