redazione il torinese

“Bilancio complicato, bisogna mantenere i servizi”

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“La situazione del bilancio  è complicata ed è  necessario un riesame dei conti mantenendo  al tempo stesso, i servizi essenziali”. La sindaca Chiara Appendino risponde alle preoccupazioni espresse dalla Corte dei Conti sul bilancio comunale,  a fronte di un debito che erode il 52% delle entrate correnti. A proposito delle  dismissioni la prima cittadina ha detto che non stati raggiunti tutti gli obiettivi “ma mettere in moto la macchina è stato complicato. Sulle partecipate, – ha concluso –  sono orgogliosa del lavoro di verifica che è stato realizzato”.

 

"Bilancio complicato, bisogna mantenere i servizi"

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“La situazione del bilancio  è complicata ed è  necessario un riesame dei conti mantenendo  al tempo stesso, i servizi essenziali”. La sindaca Chiara Appendino risponde alle preoccupazioni espresse dalla Corte dei Conti sul bilancio comunale,  a fronte di un debito che erode il 52% delle entrate correnti. A proposito delle  dismissioni la prima cittadina ha detto che non stati raggiunti tutti gli obiettivi “ma mettere in moto la macchina è stato complicato. Sulle partecipate, – ha concluso –  sono orgogliosa del lavoro di verifica che è stato realizzato”.
 
Clelia Ventimiglia

“LA CORTE COSTITUZIONALE CONFERMA LA POSSIBILITÀ PER LE REGIONI DI RIDURRE LE SPECIE CACCIABILI”

La Regione Piemonte aveva, quindi, pieno diritto di ridurle. La Corte Costituzionale ha rigettato tutte le tesi sostenute dalle associazioni venatorie. Esultano animalisti e ambientalisti. Con sentenza del 5 dicembre 2018 e depositata il 17 gennaio 2019 la Corte Costituzionale ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal TAR Piemonte e dalle associazioni venatorie riguardo gli articoli n. 39, comma 1 della Legge Regionale n. 26/2015 e n.1, comma 1 della Legge Regionale n. 27/2016 con i quali la Regione Piemonte aveva protetto e dichiarato non cacciabili ben 16 specie selvatiche in difformità dalla legge nazionale. Trattasi delle specie: pernice bianca, allodola, lepre variabile, fischione, canapiglia, mestolone, codone, marzaiola, folaga, porciglione, frullino, pavoncella, moretta, moriglione, combattente, merlo. La Corte ha accolto in pieno le tesi sostenute dalle associazioni LAC, LAV, PRO NATURA e SOS GAIA in appoggio alla Regione Piemonte. In particolare la sentenza afferma che i livelli di protezione fissati dalla legge n. 157 del 1992 a salvaguardia dell’ambiente e dell’ecosistema «non sono derogabili in peius dalla legislazione regionale” ma possono invece essere variati «per innalzare il livello della tutela». La riduzione delle specie cacciabili operata dalla Regione Piemonte con atto legislativo ha avuto l’effetto di innalzare il livello della tutela faunistica: “In nessun modo la riduzione delle specie cacciabili ha inciso in peius sugli standard minimi e uniformi di protezione della fauna, la cui disciplina è ascrivibile alla potestà legislativa esclusiva dello Stato” scrivono i giudici. Detto con altre parole: all’attività venatoria non è ascrivibile alcuna positiva valenza ambientale. Ora ci aspettiamo che, sull’onda della citata sentenza, l’esempio del Piemonte sia presto seguito da altre Regioni e siano sottratte all’attività venatoria in primis le specie selvatiche in declino numerico. La battaglia del Tavolo Animali & Ambiente per l’abolizione definitiva della caccia continua.

Per il Tavolo Animali & Ambiente

Roberto Piana Vice presidente nazionale LAC

"LA CORTE COSTITUZIONALE CONFERMA LA POSSIBILITÀ PER LE REGIONI DI RIDURRE LE SPECIE CACCIABILI"

La Regione Piemonte aveva, quindi, pieno diritto di ridurle. La Corte Costituzionale ha rigettato tutte le tesi sostenute dalle associazioni venatorie. Esultano animalisti e ambientalisti. Con sentenza del 5 dicembre 2018 e depositata il 17 gennaio 2019 la Corte Costituzionale ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal TAR Piemonte e dalle associazioni venatorie riguardo gli articoli n. 39, comma 1 della Legge Regionale n. 26/2015 e n.1, comma 1 della Legge Regionale n. 27/2016 con i quali la Regione Piemonte aveva protetto e dichiarato non cacciabili ben 16 specie selvatiche in difformità dalla legge nazionale. Trattasi delle specie: pernice bianca, allodola, lepre variabile, fischione, canapiglia, mestolone, codone, marzaiola, folaga, porciglione, frullino, pavoncella, moretta, moriglione, combattente, merlo. La Corte ha accolto in pieno le tesi sostenute dalle associazioni LAC, LAV, PRO NATURA e SOS GAIA in appoggio alla Regione Piemonte. In particolare la sentenza afferma che i livelli di protezione fissati dalla legge n. 157 del 1992 a salvaguardia dell’ambiente e dell’ecosistema «non sono derogabili in peius dalla legislazione regionale” ma possono invece essere variati «per innalzare il livello della tutela». La riduzione delle specie cacciabili operata dalla Regione Piemonte con atto legislativo ha avuto l’effetto di innalzare il livello della tutela faunistica: “In nessun modo la riduzione delle specie cacciabili ha inciso in peius sugli standard minimi e uniformi di protezione della fauna, la cui disciplina è ascrivibile alla potestà legislativa esclusiva dello Stato” scrivono i giudici. Detto con altre parole: all’attività venatoria non è ascrivibile alcuna positiva valenza ambientale. Ora ci aspettiamo che, sull’onda della citata sentenza, l’esempio del Piemonte sia presto seguito da altre Regioni e siano sottratte all’attività venatoria in primis le specie selvatiche in declino numerico. La battaglia del Tavolo Animali & Ambiente per l’abolizione definitiva della caccia continua.

Per il Tavolo Animali & Ambiente

Roberto Piana Vice presidente nazionale LAC

Al Conservatorio di Torino “La musica degli Esclusi”

In occasione della Giornata della Memoria 2019 il Conservatorio statale di musica “Giuseppe Verdi” di Torino (in via Mazzini 11) organizza due concerti dedicati alla “musica degli Esclusi”: il primo giovedì 24 gennaio alle 10.30 riservato alle scuole e il secondo sabato 26 gennaio alle 21, offerto gratuitamente alla cittadinanza nell’ambito delle “Serate musicali”, per riflettere sui diritti negati all’arte e agli artisti sotto i regimi nazifascisti. La quasi totalità dell’arte contemporanea di allora venne censurata o cancellata dalle sale da concerto, dai musei, dalle biblioteche, perché considerata un serio pericolo in quanto arte libera e formativa in grado di favorire la crescita di una coscienza critica e indipendente dei popoli. Vennero creati complessi organismi burocratici con il compito di controllare e reprimere la produzione artistica musicale, letteraria e figurativa degli autori e degli interpreti ebrei e non solo. Le opere di compositori come Mendelssohn, Mahler, Schönberg, Weill, generi come il Jazz (in quanto musica dei neri d’America) e gran parte del repertorio popolare furono vietati, additati come prodotti di una malformazione intellettuale e artistica e persino ‘esposti’ in una mostra in Germania denominata Entartete  Musik (in italiano ‘musica degenerata’). I due concerti si caratterizzano per una grande varietà musicale grazie al coinvolgimento delle classi di musica vocale da camera, di pianoforte, di esercitazioni corali, di musica da camera, di quartetto, dei dipartimenti di jazz e di musica antica, oltre che la partecipazione amichevole e generosa del fisarmonicista Massimo Pitzianti. Affiancherà la parte musicale la recitazione di alcuni testi degli anni 1938-1939 (lettere, pagine di diario) scritti da ebrei italiani; verranno inoltre proiettate alcune testimonianze documentali relative alla legislazione razziale allora vigente ed esemplificazioni della cosiddetta ‘arte degenerata’. I concerti sono parte del più ampio progetto “1938-2018. A 80 anni dalle leggi razziali” sostenuto dal Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale e organizzato dal Polo del ‘900, dal Museo Diffuso della Resistenza, dall’Istoreto e dall’Università degli Studi di Torino.

SERAFINO DI LORETO:” COME RISOLVERE LE CRISI DA SOVRAINDEBITAMENTO”

Pochissimi, ancora, gli italiani al corrente delle potenzialità offerte da questo importante strumento legislativo. Le parole dell’esperto, fondatore della rinomata ‘SDL CENTROSTUDI SPA’

 

L’Italia della crisi ha prodotto un fenomeno nuovo, altresì conosciuto come ‘sovraindebitamento’ o ‘fallimento del privato’: situazioni derivanti da esposizioni finanziare o debitorie gigantesche, divenute ormai ingestibili, che di fatto impedirebbe a chiunque – cittadini, consumatori, artigiani, piccole e medie imprese – di uscirne, ipotecandosi così, di fatto, vita, futuro e professione. Un istituto giuridico prezioso, utilissimo, ma ancora poco noto e diffuso, complice anche una scarsa attenzione a esso dedicata da parte degli organi di informazione generalisti e specifici di carattere economico e fiscale. Si deve l’intelligenza e la lungimiranza del Presidente Emerito della Repubblica Sergio Napolitano l’aver consentito a tale, importante legge, l’ingresso dalla porta principale, nello scenario legislativo italiano, qual e strumento atto a risolvere situazioni altrimenti impossibili, detto Legge 3/2012”, spiega Serafino Di Loreto, già stimato Avvocato e tra i soci fondatori storici di ‘SDL Centrostudi SPA’, azienda che per prima, dal 2010 a oggi, ha fornito sull’intero territorio nazionale una risposta efficace e pronta al dilagante tema dell’usura e dell’anatocismo bancari. Attraverso alcune distinte procedure, oggi l’italiano sovraindebitato può disporre di differenti strade risolutive per potersi chiamare fuori dall’eccesso di debiti maturati in ambito privato e professionale, che possono altresì, come molteplici casi dal 2015 a oggi dimostrano, anche essere stralciati fino all’80% del monte esposizione complessivo. Salvando vite, evitando dunque tragici finali, preservando l’occupazione, riassestando la gestione di soggetti d’impresa attorno al perno del buon senso: in due parole, facendo tabula rasa del passato per guardare al presente e al futuro con rinnovata fiducia, finalmente liberi dai vincoli pregressi” dichiara Serafino Di Loreto, che mette prudentemente altresì in guardia i consumatori e gli italiani in difficoltà “da quelle trappole pronte a scattare sul web da parte di improbabili strutture taglia-debito reclamizzate in forma di siti e portali fioriti qua e là negli ultimi anni che promettono orizzonti di impossibile realizzazione”, conclude l’esperto.

 

“Auschwitz dall’alto”, il plastico della memoria

Un progetto multimediale per ricordare e spiegare alle nuove generazioni in modo innovativo una delle pagine più nere della storia. Nasce così “Auschwitz dall’alto”, iniziativa che verrà presentata giovedì 24 gennaio alle 17 nella sala delle Bandiere di Palazzo Lascaris. Fulcro del progetto è il plastico del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau che verrà esposto nel cortile della sede del Consiglio regionale, una riproduzione in scala realizzata in parte a mano, in parte con tecnologie laser e in 3D. Questo scenario sarà animato da una serie di proiezioni multimediali di vita vissuta, interpretate dagli attori dell’Associazione “I Retroscena” che hanno tratto i testi dal libro “L’istruttoria” di Peter Weiss. Suoni, foto, animazioni, parole concorrono a illustrare ciò che accadeva nel campo attraverso un linguaggio di forte suggestione. Il plastico rimarrà esposto fino al 1° febbraio e le proiezioni avverranno dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13, con ingresso libero per il pubblico. Il progetto è a cura dell’Associazione culturale e teatrale “I Retroscena” e del Club modellistica “296 Model Venaria”, con il patrocinio del Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale del Piemonte, dell’Aned di Torino e dell’Anpi di Venaria Reale e il contributo di Avis Venaria Reale e di The lighting projection player. Alla presentazione del 24 gennaio interverranno Nino Boeti, presidente del Consiglio regionale e del Comitato Resistenza e Costituzione, Monica Vietti, presidente dell’Associazione “I Retroscena”, il regista Marco Perazzolo eNino Ciotola, presidente del Club modellistica “296 Model Venaria”.

 

(foto: il Torinese)

SANITÀ, TRONZANO (FI): “UNICO OBIETTIVO È SALVAGUARDARE LA SPECIFICITÀ MATERNO INFANTILE NELLA SANITÀ PIEMONTESE”

Andrea Tronzano, capogruppo in Commissione Sanità della Regione Piemonte per Forza Italia afferma in una nota: “La petizione sul Regina Margherita che ho promosso ha raggiunto le 75mila firme. Non saranno strumentalizzate perchè per me l’obiettivo è solo uno: salvaguardare la specificità materno infantile ovvero che le bambine, i bambini, le mamme e i genitori continuino ad avere il loro ospedale dedicato. Ad oggi, nonostante le assurde accuse di Chiamparino e Saitta, non è così. Non ci interessiamo a gare o ai finanziatori, ma solo ed esclusivamente delle cure ai nostri bambini. Lo studio di fattibilità sul nuovo Parco della Salute inserisce la pediatria addirittura come sottoarea e nella chirurgia la pediatria passa sotto i chirurghi dedicati agli adulti. Tutto molto chiaro, nessuna bugia da parte nostra! Il Parco della Salute non avrà, ad oggi, l’ospedale dei bambini. Noi siamo per il Parco della Salute che, tra l’altro, è un’idea del centro-destra e della giunta Ghigo; noi però diciamo no ad un progetto che depotenzia, anzi fa scomparire un’eccellenza che dura da 150 anni: il Regina Margherita! Una delibera della Giunta Chiamparino del settembre 2017 dice con chiarezza che il Regina e il Sant’Anna potranno diventare delle residenze, ma nel nuovo Parco della Salute un nuovo ospedale dedicato alla pediatria non c’è. Continueremo, quindi, la raccolta firme fino a quando i decisori politici, Chiamparino e Saitta, non daranno certezze alla comunità pediatrica e ai cittadini. La scelta è strategica ed è una questione culturale, di fondo: i bambini non sono adulti in miniatura ed hanno bisogno di una progettualità strutturale e funzionale specifica e mirata. Altre soluzioni non le accetteremo.”