


L’assessore ai Trasporti, Francesco Balocco è entusiasta: “Da un maggior coordinamento tra le due Regioni non potranno che derivare benefici per i pendolari e una miglior organizzazione del servizio”
L’alleanza sancita nei giorni scorsi tra Piemonte e Liguria sullo spinoso tema del trasporto pubblico locale forse fa vedere già i primi buoni risultati.
Le due Regioni, il “rosso” Piemonte di Chiamparino e l'”azzurra” Liguria di Totti hanno coì stabilito che, dal prossimo cambio di orario, i servizi piemontesi sulla linea Asti-Acqui saranno effettuati in coincidenza con quelli liguri sulla Acqui-Genova. Sono moltissimi, infatti, i pendolari che si muovono su quella direttrice e i disagi erano numerosi fino ad oggi. Su quest’ultima tratta, L’assessore ai Trasporti della Regione Piemonte, Francesco Balocco è entusiasta: “Da un maggior coordinamento tra le due Regioni – commenta – non potranno che derivare benefici per i pendolari e una miglior organizzazione del servizio. Sono convinto che la stessa intesa si possa trovare anche sul tema della logistica”.
Il dato forse più significativo è quello che riguarda la Torino-Savona: alle tre coppie di treni che nel periodo estivo la Regione Piemonte fa proseguire a proprie spese fino a Ventimiglia si aggiungeranno in inverno analoghe prosecuzioni a carico della Liguria. Nella tratta fra le due città liguri andranno servite tutte le stazioni, un vantaggio per i pendolari liguri e per i turisti piemontesi, che usufruiscono di tutte le località della riviera.Nelle ultime riunioni si è parlato anche di sviluppi infrastrutturali, in particolare sul raddoppio della tratta Andora-Taggia e sull’unificazione delle stazioni di Imperia Oneglia e Imperia Porto Maurizio a partire da giugno 2016. In programma anche soluzioni per velocizzare i servizi Torino-Genova e anche se la cancellazione degli Intercity sembra sventata per il prossimo biennio le due regioni lavorano per costruirsi certezze future.
(Foto: il Torinese)





Una 7 giorni ricca di eventi dove l’eccellenza del Teatro di Figura internazionale si confronterà con opere della letteratura e del teatro classico e contemporaneo. Dal 6 al 12 ottobre si assisterà ad un susseguirsi di compagnie provenienti da Giappone, Turchia, Francia, Germania e naturalmente dall’Italia, rappresentazioni che andranno dal racconto dell’affascinante viaggio di Gulliver attraverso il teatro delle ombre fino ad arrivare alle fiabe dei fratelli Grimm, esplorate attraverso l’uso della materia carta. Ricca la presenza e la commistione di diverse tecniche come il teatro d’oggetti, il teatro d’ombre, il teatro gestuale, di marionette e burattini per offrirci differenti visioni del rapporto Letteratura/Teatro di Figura. Continua inoltre la collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema, che andrà a concludere il festival omaggiando il maestro d’animazione cinematografica giapponese Hayao Miyazaki. Tra gli appuntamenti fissi della rassegna è presente il PIP –Progetto Incanti Produce ed il progetto CANTIERE che quest’anno si è svolto in collaborazione con la Scuola Holden di Torino, il Teatro del Buratto di Milano e Is Mascareddas di Cagliari. Novità del 2015 è anche il progetto PAB# Progetto Accademia che si occupa di fare da ponte tra le principali scuole europee di Teatro di Figura e la città di Torino. Numerosi sono anche gli eventi collaterali che la rassegna propone.



Il volume, edito da Infinito, con la prefazione degli storici Gianni Oliva e Donatella Sasso, verrà presentat
vicenda di tante persone e la storia di un innamoramento, quello dell’autore per la Bosnia, e di un profondo desiderio di capire non solo le ragioni del conflitto, ma anche la forza enorme che permette al popolo bosniaco di non scomparire. “Marco Travaglini ha scritto un taccuino di viaggio pieno di partecipazione emotiva, attento a cogliere i luoghi, i personaggi, le storie individuali e collettive; ma ha anche scritto un libro pieno di spunti per riflettere sul presente, per comprendere che ogni crisi ha le sue specificità e, insieme, i suoi denominatori comuni. Un bel modo – secondo Gianni Oliva, uno dei più autorevoli studiosi del Novecento – per fare ‘storia del passato’ facendo contemporaneamente ‘educazione al presente’”. Anche per Donatella Sasso, scrittrice e storica dell’Istituto Salvemini “questo libro costituisce una narrazione unitaria in grado di raccordare il tempo di guerra con il presente, gettando semi di speranza e rinsaldando frammenti di memoria”. Discorso importante perché la guerra di Bosnia ci ha lasciato tante lezioni ma due, attualissime, vanno ricordate.
La prima riguarda l’atteggiamento della comunità internazionale: la pace non si mantiene inviando truppe di peace enforcing a occupare un Paese in fiamme; la pace si mantiene intervenendo prima dell’irreparabile, aiutando i Paesi in difficoltà a risollevarsi, disinnescando le tensioni che generano conflitti. La seconda lezione è la propaganda. Va prestata grande attenzione alle parole e al loro uso, soprattutto da parte di chi ha responsabilità e visibilità pubblica. Gli odi etnici hanno trovato alimento nell’uso disinvolto delle accuse e delle ingiurie. Ci sono analogie inquietanti con i linguaggi dei nostri giornali. Anche per questo “Bosnia, l’Europa di mezzo” è un libro utile, importante che, oltre a far conoscere e riflettere, aiuta a non dimenticare che vent’anni fa tornavano nel cuore dell’Europa, a qualche chilometro da casa nostra, i campi di concentramento, gli assedi alle città, il genocidio e i profughi. Molte domande sollevate da quelle guerre sono rimaste aperte, e molte lezioni rimangono ancora da capire. Perché le guerre in ex-Jugoslavia non parlavano del loro passato nei Balcani ma del nostro futuro in Europa.