Nel bicentenario, il Consiglio regionale del Piemonte e il Centro Studi Piemontesi hanno ideato questo convegno di studi che – riunendo in due sessioni di lavoro numerosi e qualificati esperti – ha avuto tra i propri obiettivi quello di fare un punto storiografico sulle luci, ombre, prospettive e sviluppi dell’unione ligure-piemontese
Liguria e Regno di Sardegna uniti dopo il Congresso di Vienna: è stato questo l’argomento centrale del convegno che si è tenuto lunedì 5 ottobre a Torino presso l’Aula del Consiglio regionale del Piemonte. Caduto Napoleone, le potenze europee si riunirono a Vienna (1814-1815) dando inizio all’epoca della Restaurazione. Tornata Casa Savoia sul proprio trono, nel Congresso si decise il rafforzamento del Regno di Sardegna attraverso l’unione con Genova e il “Genovesato”.
Nel bicentenario, il Consiglio regionale del Piemonte e il Centro Studi Piemontesi hanno ideato questo convegno di studi che – riunendo in due sessioni di lavoro numerosi e qualificati esperti – ha avuto tra i propri obiettivi quello di fare un punto storiografico sulle luci, ombre, prospettive e sviluppi dell’unione ligure-piemontese. Gli esiti delle trattative del Congresso di Vienna stabilirono, tra l’altro, non solo la legittima restaurazione della dinastia sabauda ma anche il suo rafforzamento, in particolare attraverso l’incorporazione nel Regno di Sardegna dei territori che formavano l’estinta Repubblica genovese. Dai lavori del convegno è emerso chiaramente – come fatto rilevare da Gustavo Mola di Nomaglio del Centro Studi Piemontesi – che tale rafforzamento ebbe un’influenza decisiva sui futuri assetti italiani che, lucidamente ed esplicitamente, fu subito preconizzata dal marchese genovese Antonio Brignole Sale.
La riunione della Liguria, alla quale la dinastia sabauda guardava sin dal medioevo, fu accolta da Liguri con approccio differenziato – ha poi raccontato lo storico e saggista Luciano Garibaldi – la Liguria di Ponente, parte della quale già si denominava correntemente “Liguria sabauda”, fu nel complesso marcatamente favorevole e fortemente predisposta a un immediata alleanza. Meno disponibile si rivelò una parte dei Genovesi ma, in breve tempo anche Genova si saldò pienamente al nuovo Stato, anche grazie all’immediato coinvolgimento dei ceti dirigenti locali. La stessa Repubblica Ligure tardo settecentesca era stata dapprima una creatura dei francesi che poi la cancellarono radicalmente. Se non si fossero verificate nel 1849 in particolare sanguinose repressioni di moti insurrezionali i Genovesi non avrebbero nulla da recriminare, invece le repressioni alimentano ancora oggi qualche polemica. Certamente si tratta di un tema spinoso, esistono ampi margini per ampliare l’orizzonte, proseguire il dibattito e, magari per promuovere un’ulteriore approfondimento della ricerca. A tutto questo è servito il convegno, che ha avuto il pregio di fare cenno a diversi aspetti della vicenda: oltre a quelli politici, diplomatici e militari anche quelli artistici e urbanistici.
www.cr.piemonte.it
C’è anche un po’ di Italia al Fin del Mundo. Ed è stato proprio Alberto Maria De Agostini a lasciarne traccia. Missionario salesiano, alpinista, fotografo e documentarista, scrittore, naturalista e cartografo, ha lasciato il Piemonte nel 1910 per intraprendere l’avventura missionaria nelle Terre Magellaniche, quelle che sarebbero diventate per lui una seconda casa, tanto da valergli il soprannome di Padre Patagonia. Un grande che la storia aveva messo ingiustamente in disparte per qualche decennio. Può sembrare assurdo ma, dopo una vita avventurosa, spesa nel quotidiano tra evangelizzazione, lavoro in missione ed esplorazione, solo pochi anni fa l’opera di De Agostini – meglio conosciuto con il titolo di “padre”, come usa in Sud America – sembrava essersi irrimediabilmente smarrita. Le cose cambiarono in modo inaspettato grazie a un incontro avvenuto a Roma nel 1984 con don Egidio Viganò, Rettor Maggiore dei Salesiani, e all’entusiasmo di don Marco Bongioanni, direttore dell’ANS, l’Agenzia stampa della Congregazione, quando venne accolta la proposta di questo Museo di rilanciare una grande azione di rivalorizzazione del personaggio. Un progetto che si sarebbe sviluppato per i successivi trent’anni, al punto da divenire un solido filo conduttore nella politica culturale del Museo.
soprattutto Terre Magellaniche (1933), il grande documentario sulle regioni australi, rimontaggio definitivo del precedente Tierra del Fuego (1928).





Lunedì 5 ottobre Torino ha vissuto un’ emozionante, unica esperienza: Geraldine Chaplin è la straordinaria ospite della nostra città, dove si fermerà due giorni per girare, all’interno del Museo del Cinema di fronte al Moloch e sul terrazzo della Mole , alcune scene del film di Louis Nero “The broken Key”.La conferenza stampa si è svolta presso il Museo Nazionale del Cinema, presenti Paolo Tenna, A.D. di FIP, Paolo Manera, Direttore di Film Commission Torino Piemonte, Paolo Damilano, Presidente di Film Commission e del Museo Nazionale del Cinema, Alberto Barbera, Direttore del Museo e alcuni dei protagonisti del film. Fra questi ultimi Andrea Cocco,il protagonista principale,Diana Dell’Erba, Walter Lippa, Marco Deambrogio. Ma la vera,unica grande e attesa protagonista era lei, Geraldine Chaplin. 
Dal 6 all’8 ottobre sei studenti piemontesi, già vincitori della 31^ edizione del Concorso “Diventiamo cittadini europei” promosso dalla Consulta Europea del Consiglio regionale, parteciperanno al viaggio a Strasburgo organizzato dall’Ufficio d’Informazione del Parlamento europeo di Milano. Gli studenti sono stati selezionati a seguito della loro partecipazione il 9 maggio scorso alla Festa dell’Europa 2015, svoltasi presso l’Expo Milano.
Prende il via martedì 6 ottobre alle 20 al Cinema Romano di Galleria Subalpina la rassegna “Rights on the movie – Diritti al cinema”, realizzata dal Comitato regionale per i diritti umani, presieduto dal presidente dell’Assemblea regionale Mauro Laus, in collaborazione con Aiace. Le pellicole in programma sono otto. Si parte il 6 ottobre con Gabrielle, un amore fuori dal coro di Louise Archambault, in cui la protagonista, affetta da una malattia genetica, fa di tutto per vivere un’esistenza autonoma e indipendente e si prosegue il 13 ottobre con Le cose belle di Agostino Ferrente e Giovanni Piperno, il 20 con il documentario Io sto con la sposa di Antonio Augugliaro, Gabriele Del Grande e Khaled Al Nassiry e il 27 con Timbuktu di Abderrahmane Sissako. Il 3 novembre è previsto Selma di Ava Duvernay, seguito il 10 da Non accettare sogni dagli sconosciuti di Roberto Cuzzillo, il 17 da Mateo di Maria Gamboa e il 24 da Difret. Il coraggio di cambiare. Tutte le proiezioni sono gratuite e gli inviti sono in distribuzione presso la sede torinese di Aiace, in Galleria Subalpina 30, a partire dalla settimana precedente il giorno dell’evento.