redazione il torinese

I finalisti del Premio Italo Calvino

 

Cerimonia di premiazione con i giurati Rossana Campo, Franca Cavagnoli, Mario Desiati, Marco Missiroli e Mirella Serri

Circolo dei lettori, via Bogino 9 – Torino

 

 

Nell’anno del suo trentennale, sono nove i testi finalisti che il Premio Italo Calvino ha scelto di sottoporre al giudizio della Giuria, composta, per questa edizione, da Rossana Campo, Franca Cavagnoli, Mario Desiati, Marco Missiroli e Mirella Serri.

 

Dopo aver esaminato, nel corso dell’anno, i 670 testi partecipanti al bando, il Comitato di Lettura del Premio ha selezionato nove autori esordienti – Emanuela Canepa (L’animale femmina), Nicolò Cavallaro (Le lettere dal carcere di 32 B), Andrea Esposito (Città assediata), Igor Esposito (Alla cassa), Vanni Lai (Le Tigri del Goceano), Davide Martirani (Il Regno), Luca Mercadante (Presunzione), Serena Patrignanelli (La fine dell’estate), e Roberto Todisco (Jimmy Lamericano) – tra i quali la Giuria individuerà il vincitore e le menzioni speciali.

La cerimonia di premiazione si svolgerà, alla presenza dei Giurati, martedì 30 maggio al Circolo del lettori di Torino, a partire dalle ore 17.30.

 

 

I testi finalisti e i loro autori

 

Per individuare i finalisti – compito non facile, considerando l’elevato numero di testi interessanti – il Comitato di Lettura ha deciso di puntare ad una scelta che fosse insieme rigorosa e rappresentativa di tendenze, temi e stili diversi, e che confermasse anche il ruolo del Premio nel far emergere narrazioni suggestive, scritture nuove e libri autentici.

La provenienza geografica degli autori conferma il carattere nazionale del Premio. Quest’anno, infatti, il campionario dei testi è tutto spostato verso il centrosud e le isole: ben tre sono gli autori di area napoletana; quattro risiedono a Roma; un altro finalista è sardo, confermando la produttività narrativa della sua regione, sempre ben rappresentata al Premio; una sola finalista, infine, proviene dal nord, per la precisione dal nordest. Le età variano dai 31 ai 49 anni con una netta predominanza della fascia dei trentenni. Tra i finalisti solo due donne, purtroppo, benché il Premio si sia sempre segnalato per una particolare attenzione rivolta ad esse.

Quanto ai temi, non è facile individuare un filo comune, anche se, pur in chiavi diverse, tutti i testi affrontano nodi esistenziali di rilievo. Di certo, nessun testo è consolatorio o eminentemente commerciale. Gli stili e le scritture di buon livello. Un panorama, insomma, estremamente variegato, che conforta il Premio Calvino nella sua formula di sondaggio nel sommerso della scrittura.

 

 

La storia del Premio

 

Il Premio è stato fondato a Torino nel 1985, poco dopo la morte di Italo Calvino, per iniziativa di un gruppo di estimatori e di amici dello scrittore, tra cui Norberto Bobbio, Natalia Ginzburg, Lalla Romano, Cesare Segre, Massimo Mila. Ideatrice del Premio e sua animatrice e Presidente fino al 2010 è stata Delia Frigessi, studiosa della cultura italiana tra Ottocento e Novecento.

Calvino, com’è noto, ha svolto un intenso e significativo lavoro editoriale per l’Einaudi; l’intenzione è stata, quindi, quella di riprenderne e raccoglierne il ruolo di talent scout di nuovi autori: di qui, l’idea di rivolgersi agli scrittori esordienti e inediti, per i quali non è facile trovare il contatto con il pubblico e con le case editrici. Il Premio ha impostato a propria attività seguendo gli stessi criteri che hanno guidato Calvino: attenzione e equilibrio, gusto della scoperta e, pur scegliendo di rimanere sempre in secondo piano rispetto all’autore, funzione critica.

 

 

I vincitori e le Giurie delle passate edizioni

 

Le Giurie del Premio, ogni anno diverse, sono sempre state costituite da critici letterari, storici della letteratura, scrittori e operatori culturali tra i più rappresentativi della scena culturale italiana dagli anni ‘70 ad oggi: Natalia Ginzburg, Cesare Segre, Ginevra Bompiani, Vincenzo Consolo, Edoardo Sanguineti, Ernesto Ferrero, Gianluigi Beccaria,   Dacia Maraini, Angelo Guglielmi, Marino Sinibaldi, Michele Mari, Tiziano Scarpa, Nicola Lagioia, Carlo Lucarelli, Antonio Scurati, Valeria Parrella, Michela Murgia, Fabio Geda, solo per citarne alcuni.

 

Il Premio Calvino può ormai contare un notevole numero di autori affermati, che hanno iniziato il loro percorso editoriale proprio partendo dalla partecipazione al concorso. Tra questi ci sono non solo finalisti e vincitori, ma anche molti segnalati dal Comitato dei lettori. Tra gli altri: Marcello Fois (Picta, Marcos y Marcos), Mariapia Veladiano (La vita accanto, Einaudi Stile Libero), Paola Mastrocola (La gallina volante, Guanda), Fulvio Ervas (La lotteria, Marcos y Marcos, con Luisa Carnielli), Errico Buonanno (Piccola serenata notturna, Marsilio), Rossella Milone (Prendetevi cura delle bambine, Avagliano), Francesco Piccolo (Diario di uno scrittore senza talento), Paolo di Paolo (Nuovi cieli, nuove carte, Empirìa), Flavio Soriga (Diavoli di Nuraiò, Il Maestrale), Marco Magini (Come fossi solo, Giunti), Francesco Maino (Cartongesso, Einaudi), Domenico Dara (Breve trattato sulle coincidenze, Nutrimenti), Valerio Callieri (Teorema dell’incompletezza, Feltrinelli).

 

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Le case editrici

 

Le case editrici che hanno pubblicato le opere vincitrici o segnalate vanno dai grandi marchi storici alle tante e pionieristiche case editrici che caratterizzano ormai da tempo il panorama culturale italiano. Ogni anno, alla cerimonia di premiazione si incontrano i più importanti editor, talent scout e responsabili delle collane di narrativa italiana.

 

 

 

 

 

Nosiglia: “I giovani periferia della società. Non parole ma lavoro”

Dopo l’accordo stretto con il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, per contrastare la disoccupazione giovanile – patto di qualche settimana fa – l’arcivescovo di Torino torna ad affrontare il tema del lavoro dicendo che  “le belle parole paternalistiche non servono:  occorre  piuttosto la possibilità di uno sbocco concreto nel mondo del lavoro, la piaga sociale più pesante che oggi i nostri giovani subiscono nel nostro territorio”. Monsignor Cesare Nosiglia così  si è idealmente rivolto agli educatori, alle istituzioni e al mondo della formazione e dell’economia pronunciando il suo messaggio di saluto in occasione dell’Assemblea diocesana sulla pastorale giovanile, all’Auditorium Santo Volto.” I giovani – ha aggiunto – spesso rappresentano le periferie delle periferie del nostro sistema sociale. Ciò favorisce la separatezza dal mondo degli adulti: questa si allarga sempre più con gravissime conseguenze per loro e per tutta la comunità”.

Animalisti in corteo contro il nuovo zoo di Torino

Hanno chiesto “Un parco per la città e per il quartiere senza muri e recinti” le associazioni animaliste e ambientaliste, tra cui Enpa, Lac, Lav e Oipa, che oggi a Torino hanno manifestato in corteo per protestare contro il progetto di affidare il parco Michelotti a Zoom, che intende aprire una fattoria didattica con animali. Circa 300 persone sono partite da piazza XVIII dicembre, davanti alla vecchia  Porta Susa, fino ad arrivare in corso Cadore. Contro il nuovo  “zoo”, le associazioni hanno presentato anche un ricorso al Tar.

Anche il Movimento animalista, rappresentato dal presidente nazionale on. Michela Vittoria Brambilla e dal coordinatore regionale avv. Lorenzo Bellino, ha partecipato  con la sua delegazione.

Nel mirino la giunta del sindaco Appendino e dei Cinque stelle, accusati di essere “capaci solo di fare promesse elettorali” e di “fare tornare indietro la città” perché stanno portando a compimento il progetto di concedere ai privati l’area dove fino a trent’anni fa sorgeva il vecchio zoo, affinché ne aprano un altro. “Chiediamo alla giunta Appendino di rispettare i patti elettorali e la parola data agli elettori”, dicono dalle associazioni. Nel loro programma, infatti, i pentastellati avevano promesso di “definire precise misure atte a sfavorire la detenzione a qualsiasi titolo di animali selvatici ed esotici in strutture fisse o temporanee”, proponendosi di tutelare l’ambiente “come bene di tutti” e di “migliorare la vivibilità degli spazi verdi e degli spazi comuni”. Tutto questo, sostengono gli animalisti, a Torino è stato seppellito sotto il peso degli interessi economici e del lucroso progetto di una società privata che punta ad attrarre mezzo milione di visitatori l’anno esibendo animali detenuti. “Una vergogna”, sostengono le associazioni animaliste che sfilano al grido di: “Prima Fassino, ora Appendino, stessa vergogna per Torino!”.

“E’ inaccettabile – osserva l’on. Brambilla – che ai giorni nostri ci sia ancora chi pensa di aprire zoo, luoghi crudeli e di prigionia, che spogliano gli animali della loro dignità. Torino ha ben altre attrattive e non ha certo bisogno di condannare alla sofferenza creature meravigliose, per di più “regalando” ai privati un’area pubblica. Gli animali devono vivere nel loro ambiente naturale. Chi se ne dimentica e non tiene in alcun conto le loro sofferenze, non offende solo la natura ma anche il sentimento della maggioranza degli italiani”.

Egitto, ecco la prima governatrice

FOCUS /  di Filippo Re

Nell’Egitto della repressione, delle stragi di copti, l’ultima ieri, con un bus assaltato da un gruppo armato nel sud del Paese che ha sparato all’impazzata contro un gruppo di pellegrini cristiani diretti in un monastero uccidendone una trentina, e della lotta senza tregua contro il terrorismo islamista, c’è spazio anche per una notizia positiva che infrange un tabù storico. Per la prima volta nella storia moderna l’Egitto ha nominato una donna alla carica di governatore di una provincia. Non era mai accaduto prima. Dopo la rivoluzione di Nasser nel 1952 la maggior parte dei governatori sono sempre stati ex generali dell’esercito o alti funzionari di polizia.

Nadia Abdou è stata scelta come governatore della provincia di Beheira, nel nord-ovest del Paese. Osservatori della realtà egiziana ritengono giusta e corretta la decisione del presidente della repubblica, Abdel Fattah Al Sisi. Finora la carica di governatore provinciale era riservata solo agli uomini. Soprannominata la “Lady di ferro” del Parlamento egiziano, al culmine della sua carriera, a oltre 70 anni, si è ora insediata sulla poltrona di governatore di Beheira, capoluogo di una provincia di sei milioni di persone, vicino ad Alessandria d’Egitto. I ventisette governatori egiziani uniscono le funzioni di prefetto e di presidente della regione in una delle più alte posizioni pubbliche del Paese riservata ai funzionari di grado più elevato. Nadia Abdou era già il primo vice governatore donna dal 2013. La giovane ingegnere di Alessandria completa la sua formazione con un Master in Ingegneria medica e ambientale all’Università di Alessandria. Inizia la sua carriera professionale nella compagnia delle acque di Alessandria dedicandosi alla qualità dell’acqua in un Paese dove migliaia di bambini muoiono ogni anno di diarrea. Dal 2002 al 2012 Nadia Abdou sale la scala aziendale fino alla cima, in una Società delle Acque che apre alle donne “con il metro della bravura, non del genere” ha sottolineato il governatore. Nel 2005 il Consiglio della Compagnia delle acque (Awco) riunisce otto donne e guarda anche oltre i confini dell’Egitto fondando l’Associazione dei servizi idrici nei Paesi arabi. Il sito di informazione specializzata Water & Wastewater Internazional ha riconosciuto alcuni anni fa che Nadia Abdou è una donna d’affari “dura ma leale”. Dichiarò a quel tempo: “io sono musulmana e il mio primo amore è Dio” ma aggiunse che al secondo posto c’è il suo lavoro, “anche più della mia famiglia”. Poco prima della rivoluzione, il nuovo governatore era entrato in politica: fu eletta deputato nel 2010 del National Democratic Party (Ndp), il partito unico del presidente Mubarak, sciolto nel 2011. Oggi il nuovo governatore punta a costruire ospedali e scuole, a sviluppare progetti industriali e turistici nella sua provincia che ospita Rosette, la città portuale famosa per la stele che permise a Champolion di decifrare i geroglifici degli antichi Egizi. Tra le questioni più urgenti da affrontare la mancanza cronica d’acqua, la carenza di infrastrutture e la presenza di estremisti religiosi che allarmano la minoranza cristiana.

Filippo Re

 

Il Governo non sgancia i soldi per il recupero di Imu e Tasi. Appendino: “Non ci fermeremo”

Il governo ha bocciato l’emendamento con cui M5S chiedeva ristoro a favore dei Comuni italiani per il mancato gettito derivante dalla riforma dell’Imu-Tasi. E’ stato bocciato un emendamento della deputata torinese pentastellata Laura Castelli. ” E’  inammissibile – afferma la deputata grillina – che ci siano Comuni, come ad esempio Lecce, che hanno ricevuto questi soldi”. Non ci fermeremo mai, finché il Governo non darà alla Città di Torino e ai torinesi ciò che gli spetta”. La sindaca di Torino, Chiara Appendino, commenta così la bocciatura da parte del Governo dell’emendamento M5S. Spiega la parlamentare Castelli che “si tratta di 2.5 miliardi che  lo Stato deve assegnare ai Comuni italiani per ottemperare a un errore. Le sentenze confermano che il Governo deve 61 milioni al Comune di Torino”.

Al rally vettura esce di strada. Investe un bimbo di 6 anni e lo uccide. Feriti i genitori del piccolo

Drammatico incidente mortale al rally Città di Torino, nell’abitato di Coassolo. In una  curva, un’autovettura è uscita di strada  travolgendo alcuni spettatori. Tra questi un bimbo  di 6 anni che è morto, mentre sono rimasti  feriti i genitori. Il  fratellino di tre anni è invece rimasto miracolosamente illeso. Sul posto  i carabinieri di Venaria Reale, con le ambulanze del 118 e l’elisoccorso. Il veicolo potrebbe avere toccato  il cordolo di cemento della strada, andando a finire oltre la linea di sicurezza senza che il pilota potesse evitarlo. Per il piccolo di 6 anni i soccorsi sono stati inutili. L’evento sportivo è stato subito sospeso

“Che degrado nei parchi cittadini!”

Caro direttore,

ho fatto una passeggiata nel PARCO DEL VALENTINO ( tratto da corso Maroncelli a Corso Bramante ) con la mia fedele macchina fotografica intendevo fare, con una giornata di sole, delle foto al Parco più importante per storia , tradizione e bellezza della città .

Pultroppo , ho trovato solo un parco ABBANDONATO al degrado !, dopo un anno di GOVERNO 5STELLE e tutte le promesse non mantenute dalla SINDACA APPENDINO per la RIQUALIFICAZIONE DELLE PERIFERIE !.

Voglio denunciare con foto scattate , il degrado del tratto che ho percorso , ma prometto di continuare a camminare nei parchi per vedere tutte le anomalie che ci sono .

Il parco più antico della CITTà NON PUò ESSERE ABBANDONATO A SE STESSO ! Mi sono trovato a vedere e fotografare :

1) PANCHINE MARCE e ROTTE
2) ERBA ALTA 
3) ZONE DI PERICOLO NON TRANSENNATE
Dopo il Valentino , ho controllato anche PARCO ITALIA 61 , dove noto l’assenza di SERVIZI IGIENICI , ma come al Valentino ERBA ALTA E PANCHINE ROTTE !

A fine giro mi sono diretto verso PALAZZO DEL LAVORO , lasciato al DEGRADO più totale , con un serpente che si aggira su CORSO MARONCELLI all’ altezza dell’ entrata dell’ ex FACOLTà DI ECONOMIA E COMMERCIO.

Mi sembrava di essere a Roma !!! anche lì governa il MOVIMENTO 5 STELLE con risultati identici .

SIGNORA SINDACA , GIUNTA COMUNALE dopo un anno di vs GOVERNO ecco il risultato .

Il turista che fa un giro nel parco del Valentino , conosciuto per la sua storia di splendore , cosa vede ?

L’ entrata della città è il biglietto dai visita , e noi presentiamo venendo dall’ autostada TORINO .SAVONA la cartolina del palazzo del lavoro in tutto il suo squallore.

 

Giuseppe Butera

Lista Civica per Fassino

Rinasce il Filadelfia. Un omaggio alla storia granata e un patrimonio della città

Dopo decenni di attesa, l’inaugurazione ufficiale del rinato Filadelfia. La nuova vita dello storico stadio granata ha avuto il battesimo da parte della sindaca di Torino Chiara Appendino, del Presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, e del Consiglio regionale, Mauro Laus.

La benedizione è stata impartita da Don Riccardo Robella, presente la squadra del Torino al gran completo e centinaia di tifosi. Al  taglio del nastro c’era anche il presidente del Toro, Urbano Cairo, e i vertici della Fondazione Filadelfia, proprietaria del nuovo impianto che sarà affittato alla società granata. Poi i calciatori e le autorità hanno fatto un giro per ammirare il nuovo impianto ricostruito  sul terreno dei successi del Grande Torino. Al termine dei festeggiamenti un concerto aperto ai tifosi e ai torinesi.

(foto: Fondazione Stadio Filadelfia)

Il detective di Eco si aggira tra i volumi della grande biblioteca

“Non ho solo deciso di raccontare del Medioevo, ho deciso di raccontare nel Medioevo, e per bocca di un cronista dell’epoca”. Così Umberto Eco nelle “Postille” al suo Nome della rosa, romanzo cardine del Novecento, bestseller vincitore dello Strega nel 1981 e tradotto in 47 lingue, 50 milioni di copie vendute sino ad oggi, nell’86 un’indimenticabile trasposizione cinematografica ad opera di Jean-Jacques Annaud, interprete Sean Connery.

Un giallo al primo, frettoloso sguardo, un accavallarsi di assassinii, indizi, prove trafugate, labirinti fisici e mentali, castighi, sconfitte e tragedia finale dove s’intrecciano i mondi della storia e della filosofia e della teologia, attraverso il ricordo del vecchio Adso che in gioventù, sotto la guida del frate Guglielmo da Baskerville, antico inquisitore, testardo filosofo, uomo di scienze – nello svolgersi della vicenda, perché non allineare quell’acume alle figure di Guglielmo di Ockham e più vicino a noi di un Sherlock Holmes accompagnato nell’indagine da un impreparato quanto sconcertato Watson? -, assistette ai fatti narrati. La struttura del romanzo di Eco, con le sue sette giornate suddivise ognuna in otto capitoli corrispondenti alle ore liturgiche del convento, con i suoi cinquantasei capitoli introdotti e denunciati già da una linea-guida delle azioni che poi seguiranno, è trasportata nella versione di Stefano Massini (l’autore mai troppo lodato della Lehman Trilogy), diretta da Leo Muscato e vista in finale di stagione – ma una lunga tournée l’attende la prossima attraverso i teatri italiani – al Carignano nella produzione dello Stabile di Torino – Teatro Nazionale, dello Stabile del Veneto – Teatro Nazionale e dello Stabile genovese, dentro uno spazio non lontano dal sogno, essendo stati sostituiti necessariamente i linguaggi più minuziosi e aperti della letteratura e del cinema.

Aiutato in questo il suggestivo spettacolo che ne è nato dalla partitura musicale di Daniele D’Angelo e soprattutto dalla visualità e dalla visionarietà dei video inventati da Fabio Massimo Iaquone e Luca Attilii che respirano gli esterni con cieli bui e tempestosi (quasi a voler riprendere un mancato incipit dell’autore), tra mostri e corvi, e si sovrappongono in maniera certosina e spessissimo inquietante (gli iniziali marchingegni che fluttuano nell’universo, le parole sconosciute impresse sulle pareti, le fiamme della distruzione) alla scenografia firmata da Margherita Palli (i costumi sono di Silvia Aymonino, un lavoro finissimo tra i sai dei francescani e dei certosini e i mantelli dei messi papali), dove troneggiano in primo luogo le scale ed i vari piani della biblioteca e ancora i banchi da lavoro, gli scaffali, i luoghi delle morti e dei supplizi, le piccole celle seminascoste. E nel luogo circoscritto della mente (e del teatro), attraverso i tanti labirinti che si vanno formando, pungolati dalle parole dettate dalla memoria del vecchio frate, che ha il volto del sempre presente Luigi Diberti, costruiamo lo spazio ad un nuovo percorso, anche se risulta davvero difficile cancellare certe immagini e certi ambienti, riandare a ben definiti passaggi, respingere l’identificazione di un volto e di una voce (come fai a fare un ritaglia e un elimina con il viso di Connery o con la voce di Pino Locchi?): visto che in non pochi momenti manca al Guglielmo/detective di Luca Lazzareschi la autorevolezza, la grande dignità, il lento e profondo raisonneur del protagonista e buttarla in chiacchiera o in battuta che strappa la risata non lo aiuta granché (il che può fare il paio con la brutta e insignificante scena della discussione tra gli uomini di Chiesa, disposti a ringhiarsi gli uni di fronte agli altri come ad una partita a carte tra gente alticcia), seguendolo nell’opacità l’Adso di Giovanni Anzaldo.

Ben al di là di una perfetta ma pure poco sanguigna trascrizione si va man mano che lo spettacolo presenta le sue carte finali, con l’intervento di Bernardo Gui (un tonante Eugenio Allegri, mostro dell’Inquisizione, già prima un dolce Ubertino da Casale) e l’apparizione conclusiva del cieco Jorge da Burgos (grandioso Renato Carpentieri): si sente come diventi “magnifica” e attuale e concreta la lotta del Bene e del Male, in quale misura si butti in faccia a tutti come la paura sia il fondamento della fede, come Aristotele e la sua Poetica, il peso del riso come termine e strumento di conoscenza, le selve oscure e le epoche buie (“meglio essere morti piuttosto che vivere in questi giorni bui”), ogni cosa e tassello si rimettano al loro giusto posto, nella consunzione dei corpi e delle cose. Piace il lavoro che Muscato ha fatto sulle figure minori, sui fraticelli presi negli ingranaggi dell’assassino. Giulio Baraldi, Marco Gobetti, Mauro Parrinello e Franco Ravera hanno i loro giusti momenti in primo piano ed è soprattutto il Salvatore di Alfonso Postiglione a catturare lo sguardo, con la sua fanciullaggine costruita su quel miscuglio babelico di latino, volgare, francese, tedesco e inglese. Uno spettacolo che forse rimane leggermente al di sotto delle (mie, personalissime) aspettative, ma cui tuttavia va riconosciuta un considerevole sforzo produttivo, una grandeur non facilmente riscontrabile sui nostri palcoscenici e un onesto, appassionato omaggio al medievalista Umberto Eco.

 

Elio Rabbione

 Foto di scena Alfredo Tabocchini

STORACE – VIGNALE (MNS): SE GOVERNASSIMO IL PIEMONTE LA PRIMA DELIBERA SAREBBE RIVEDERE LA RETE OSPEDALIERA E SALVARE L’OFTALMICO

Ieri il Presidente nazionale del Movimento nazionale, Francesco Storace, e il Consigliere regionale Gian Luca Vignale hanno visitato l’Ospedale Oftalmico di Torino per significare, ancora una volta, la propria contrarietà rispetto alla chiusura e allo smembramento del Presidio e per esprimere la loro vicinanza agli operatori sanitari.

“Chiudere un’eccellenza italiana ed europea come l’ospedale oftalmico dichiara Francesco Storace, già Ministro alla Salute- non è solo l’ennesimo taglio alla sanità piemontese che il centrosinistra assesta ai piemontesi, ma un vero errore di programmazione sanitaria e un significativo spreco di denaro pubblico”.

“Continuare a far cassa sulla Sanità continua Storace- è un colpo durissimo portato ai cittadini più deboli che non possono permettersi assicurazioni o cure private, infatti anche in Piemonte il 10% dei cittadini rinuncia a cure per problemi economici.”

“Sono orgoglioso di poter dire afferma Storace- che il massimo finanziamento alla Sanità è avvenuto quando ero Ministro, rammentando che la Sanità non è solo cura, ma anche la principale azienda del Piemonte”.

“Chi pensa di poter chiudere l’Oftalmico in silenzio con un progressivo svuotamento dell’Ospedale si sbaglia denuncia Gian Luca Vignale, Presidente del gruppo consiliare in Regione del MNS. La nostra presenza, ancora una volta, oggi all’Oftalmico è utile a non far vincere la rassegnazione”.

“Se nel 2019 vinceremo le elezioni regionali conclude Vignale- la prima delibera che voteremo sarà la riorganizzazione della Rete ospedaliera salvando i presidi che il centrosinistra vuole chiudere primo fra tutti l’Ospedale Oftalmico”.