redazione il torinese

Identità sessuale. Cosa cambia dall’antica Grecia all’Italia di oggi

Ille mi par esse deo videtur, ille si fas est superare divos: mi sembra pari a un dio, – se è lecito dire – mi sembra superi gli dei
Di Marco Porcari, Avvocato del Foro di Torino 
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Fin dall’antica Grecia l’orientamento sessuale non era concepito come un identificatore sociale, diversamente da quanto accade nelle società occidentali moderne; la società greca non ha distinto il desiderio o il comportamento sessuale dal sesso di appartenenza dei partecipanti, ma piuttosto sulla base del ruolo che ciascun partecipante giocava all’interno del rapporto e nell’atto sessuale, ovvero se fosse stato dominante o dominato; questa polarizzazione tra attivo e passivo entrava in corrispondenza con i ruoli sociali dominanti e sottomessi, a prescindere dall’identità sessuale di chi assumeva il ruolo attivo associato – per lo più ma non in via  esclusiva –  con la mascolinità, o il ruolo passivo assimilato, anch’esso non in via esclusiva,  con la femminilità.

              

              Si comprende come, a seconda del ruolo sociale assunto, a seconda delle inclinazioni sessuali atte a fungere da dominante e/o da sottomesso, ciascun componente della società assumeva un ruolo ed un’identità precisa che prescindeva dalle connotazioni sessuali biologiche.

 

              Non a caso il verso di Catullo (carme 51) costituisce una delle traduzioni dell’Ode 31 – sicuramente la più famosa – di Saffo, nota poetessa greca antesignana dell’amore lesbico, che esprime con queste parole sublimi l’amore voluttuoso che nutriva per una fanciulla appartenente al tiaso, associazione religiosa in cui si venerava il culto orgiastico di Dioniso.

 

              Nel nostro tempo, e in particolare in Italia, il legislatore sente il bisogno di consentire un mutamento di sesso “giuridico” a persone che nascono con una connotazione fisica attinente ad uno dei due sessi, ma che in realtà si sentono di appartenere al sesso opposto.

              

              Ovviamente la nostra cultura moderna impediva di effettuare una valutazione quale quella sovra descritta della Grecia antica, scevra da ogni condizionamento di carattere biologico e incentrata semplicemente sul ruolo attivo e/o passivo assunto nell’ambito delle relazioni sessuali di copia e non solo.

 

              Conseguentemente la nostra società è sempre stata indotta a pensare, fino ai tempi più recenti, che affinchè una relazione sessuale – e conseguentemente una relazione di coppia – potesse ottenere un riconoscimento etico, prima ancora che giuridico, fosse necessario che tale relazione venisse instaurata tra persone di sesso biologico opposto; ne è sempre derivato che presupposto indefettibile affinchè le persone che nascevano biologicamente appartenenti al sesso maschile o al sesso femminile per ottenere il mutamento di sesso – con conseguente riconoscimento anagrafico – fosse solo ed esclusivamente il mutamento delle caratteristiche biologiche primarie prima fra tutti quella dell’organo riproduttivo sessuale.

 

In biologia si identificano come primari gli organi genitali e riproduttivi, mentre si definiscono secondarie le caratteristiche psicofisiche come la costituzione corporea, il timbro di voce e altri atteggiamenti esteriori riconoscibili dall’esterno.

 

              Comprenderete come tale orientamento di pensiero abbia indotto il nostro legislatore, nel 1982, con la legge numero 164, a prevedere la possibilità per ciascun soggetto di richiedere ed ottenere l’autorizzazione giudiziaria alla rettifica degli atti dello stato civile, e quindi il mutamento anagrafico della propria identità con cambiamento del nome da maschile a femminile e viceversa, solo ed esclusivamente – l’interpretazione normativa della legge  ha dominato per molti anni e non ha destato alcun dubbio – attraverso l’intervento demolitivo e ricostruttivo dell’organo genitale per l’uomo e più semplicemente ricostruttivo dell’organo genitale, per lo più accompagnato dall’intervento di mastectomia, per la donna.

 

              Tale orientamento – molto lontano dalla cultura dell’antica Grecia sovra descritta atta a valorizzare i ruoli sessuali piuttosto che le caratteristiche biologiche dei due sessi -, ha spesso costretto persone che, pur convivendo con i propri connotati somatici, si sentivano appartenenti ad un ruolo di dominati invece che di dominatori, sentivano la loro mascolinità o la loro femminilità alloggiata in un corpo che non apparteneva loro, senza tuttavia sentire l’esigenza di sottoporsi ad interventi chirurgici che spesse volte si sono manifestati, per la loro inevitabile caratteristica di irreversibilità, devastanti sotto il profilo fisico e psichico dei soggetti che vi si sono sottoposti. 

 

              In molti Paesi esteri è ammesso il cambiamento del nome sul documento di identità a prescindere dal sesso, non in tutti il sesso biologico non è indicato sui documenti; il legislatore italiano ha manifestato pigrizia in materia, ecco che ha sopperito la giurispudenza che ha interpretato proprio quella norma che per anni non ha destato dubbi in merito al cambiamento biologico chirurgico sopra descritto, sostenendo che, nel rispetto dell’identità di genere della persona umana, sia possibile stabilire che un soggetto – a seguito di un percorso principalmente psicologico accompagnato da cure ormonali -, possa ben mutare il proprio sesso anagrafico senza necessariamente doversi sottoporre all’intervento chirurgico di mutamento delle caratteristiche biologiche del proprio organo riproduttivo sessuale.

 

              La questione di costituzionalità è stata sollevata dal giudice del Tribunale di Trento per contrasto con gli artt. 2 e 117, primo comma, della Costituzione, in relazione all’art. 8 della Convenzione Europea sui diritti dell’uomo, perché la legge richiede, ai fini della rettificazione anagrafica dell’attribuzione di sesso, la modificazione dei caratteri sessuali primari, e ciò pregiudicherebbe gravemente l’esercizio del diritto fondamentale alla propria identità di genere; la norma violerebbe inoltre gli artt. 3 e 32 della Costituzione, poiché è “irragionevole” subordinare l’esercizio di un diritto fondamentale, quale il diritto all’identità sessuale, alla sottoposizione della persona a trattamenti sanitari – chirurgici o ormonali – anche pericolosi per la salute.

 

              Secondo la Corte (si veda la sentenza  n° 221 del 5 novembre 2015) “l’imposizione di un determinato trattamento medico, sia esso ormonale, ovvero di riassegnazione chirurgica dei caratteri sessuali, costituirebbe una grave ed inammissibile limitazione del diritto all’identità di genere” ; infatti, il raggiungimento dello stato di benessere psico-fisico della persona si realizzerebbe attraverso la rettificazione di attribuzione di sesso e non già con la riassegnazione chirurgica sul piano anatomico. Del resto già da tempo la giurisprudenza costituzionale ha riconosciuto, nel novero dei diritti inviolabili, il diritto di realizzare, nella vita di relazione, la propria identità sessuale, come un aspetto dello svolgimento della personalità, e il diritto alla libertà sessuale.

 

Secondo la Corte, in definitiva, la norma sopra citata, per oltre trent’anni interpretata in modo estremamente restrittivo, così come formulata, riferendosi genericamente ad “intervenute modificazioni dei caratteri sessuali”, lascia all’interprete il compito di definire il confine delle modificazioni e delle modalità attraverso le quali realizzarle; la mancanza del riferimento testuale alle modalità (chirurgiche, ormonali, o conseguenti ad una situazione congenita), attraverso cui può compiersi il cambiamento di sesso, esclude la necessità del trattamento chirurgico.

 

Anche la Corte costituzionale quindi, così come la Cassazione (con la sentenza 15.138 del 2015), afferma che deve essere rimessa al singolo la scelta delle modalità attraverso le quali realizzare – con l’assistenza del medico e di altri specialisti – il proprio “percorso di transizione”, che deve comunque riguardare gli aspetti psicologici, comportamentali e fisici che concorrono a comporre l’identità di genere. Il trattamento chirurgico è uno strumento eventuale, un mezzo funzionale al conseguimento del pieno benessere psicofisico poiché porta ad una corrispondenza dei tratti somatici con quelli del sesso di appartenenza, senza tuttavia, prescindere da un rigoroso accertamento giudiziale delle modalità attraverso le quali il cambiamento è avvenuto e del suo carattere definitivo. 

 

Del resto anche la Corte Europea dei diritti dell’uomo ha riconosciuto che il diritto all’identità di genere rientra nella tutela prevista dall’art. 8 della Convenzione che impone il rispetto della vita privata e familiare.

 

              Alle soglie del 2020, dopo ben 35 anni dall’entrata in vigore della citata legge sul mutamento di sesso – grazie all’intervento ermeneutico del c.d. Giudice delle Leggi – possiamo affermare che in Italia una persona umana può essere se stessa dal punto di vista sessuale di fronte alla legge in base alle proprie inclinazioni ed in base alla proprie connotazioni psico-fisiche, anche secondarie, prescindendo dalla morfologia dell’organo riproduttivo sessuale primario.

Tra leoni in gabbia e cani al guinzaglio: zoo sì o no?

STORIE DI CITTA’  / di Patrizio Tosetto

Animalisti di tutto il mondo unitevi. Sabato pomeriggio davanti al Parco Michelotti il loro “no”. Ci vado più per curiosità che per convinzione. Ci vado con il mio cane, appassionati di passeggiate. 

Mi si avvicina un gentile signore probabilmente fotografo che sornionamente mi dice: vogliamo la libertà degli animali e poi teniamo i nostri cani al guinzaglio. Rispondo è il regolamento municipale e poi il mio con i cani maschi tende ad azzuffarsi. Sorride. “Dicevo così per dire”. Io continuo: poi, vede, tanti sono venuti con il proprio cane. Ascolto i vari oratori.  Sintesi: ancorché la politica ed i politici non ci ascoltano sarebbe una società più giusta se non ci fosse violenza contro gli animali. 

Toni concilianti e non metto in dubbio la bontà delle intenzioni. La stragrande maggioranza dei presenti erano giovani. Ma è un messaggio universale? Su questo ho i miei dubbi. L’importante è evitare esasperazioni e generalizzazioni.  Ultimo punto. La manifestazione termina davanti all entrata dell’ ex zoo di Torino chiuso nei primi anni ’80.  L’assessore competente donna mi spiegava che era l’inizio di un’ azione politica contro la violenza agli animali. Ed effettivamente vedere i leoni in gabbia faceva e fa pena.  Ma non c’ è una via di mezzo? Hanno terminato lì la manifestazione perché contrari ad un possibile nuovo zoo privato. Ma è meglio l’attuale stato di abbandono? Occasionale rifugio di senza tetto o di abusivi concerti dove alcol e droghe scorrono a fiumi? Mi faccio una obiezione: allora, in nome del fare, legittimo la violenza sugli animali ? Appunto, in medio stat virtus. Vorrei tanto lasciare sempre libero il mio cane. Ma vivendo in una comunità applico delle elementari regole per non arrecare danno. Semplice e tutto qui.  Annotazione di colore. Simpaticamente chiassosi i ragazzi che al ritmo tribale dei tamburi hanno riempito di musica la manifestazione. 

(foto: il Torinese)

Curtatone e Valcerrina, progetti in comune

La Valcerrina ed il Comune di Curtatone hanno fatto il punto sulle iniziative da mettere in campo dopo il protocollo d’intesa dello scorso mese di novembre. L’occasione è stato l’incontro nell’ambito del contenitore di iniziative “Grazie a maggio” che si è svolto domenica nel centro alle porte di Mantova. Una delegazione dell’Unione composta dal presidente Fabio Olivero e dal consigliere delegato al turismo Massimo Iaretti, ha esaminato con il sindaco ed il vice sindaco di Curtatone, Carlo Bottani e Federico Longhi ed il presidente di Progetto Gonzaga, Paolo Bertelli la possibilità di iniziative che coinvolgano i due territori. Entrambe le parti sono state concordi sulla necessità di avviare in tempi brevi il collegamento internet tra i due siti istituzionali e di procedere ad uno scambio continuo di informazioni sulle attività dei territori. Poi il primo cittadino di Curtatone ha invitato l’Unione a partecipare al Comitato d’onore per celebrare, nel 2018, gli 80 anni della scomparsa di Ismaele Voltolini, grande tenore lirico del Mantovano, interprete dell’Aida e del Trovatore di Giuseppe Verdi, e ad un comitato per ricordare, sempre il prossimo anno, la battaglia di Curtatone e Montanara. Da parte valcerrinese, invece, è stato anticipato “Il Monferrato dei castelli bruciati”, trofeo nazionale di escursionismo che si terrà a settembre. Pertanto, il contatto con un natura ancora in grande parte incontaminata, le ricchezze artistiche, architettoniche, storiche, enogastronomiche degli otto comuni che formano l’Unione sono quanto la Valcerrina offre, tutte evidenziate dal presidente e dal consigliere delegato. “Non dimentichiamo poi – dice Iaretti – che nella nostra Unione, c’è un Patrimoni dell’Umanità Unesco, che è anche un simbolo della Fede cristiana, il Sacro Monte di Crea, e che la zona è circondata da altri due territori Unesco, Langhe – Roero e Monferrato e Collina Po. La Valle, con i suoi tesori è quindi un ghiotto boccone da visitare. In questa ottica nelle prossime settimane compieremo alcuni passi concludenti in direzione di Torino e della Città Metropolitana”. Ma non c’è stato soltanto l’incontro perché nella frazione Le Grazie, proprio a fianco dell’Ufficio turistico, si è svolta una degustazione di prodotti della Valcerrina, vini, pane, miele, confetture, che è stata molto gradita dai mantovani. E a questi si sono aggiunti i prodotti di un’eccellenza monferrina, le grappe della Mazzetti d’Altavilla, che hanno riscosso anch’esse un buon successo.

 

 

 

Il Toro chiude in bellezza!

DI CLAUDIO BENEDETTO – WWW.FOTOEGRAFICO.NET

Il Toro, nella settimana che ha visto l’inaugurazione del Nuovo Filadelfia, chiude in casa finalmente con una vittoria e tanti gol, fatti  ma anche presi.

Il pubblico, parecchio sparuto per la verità, si è divertito in questa ultima gara al Grande Torino, certo che adesso, per la prossima stagione, ci si aspetta tutti di vedere un Toro un po’ diverso, meno sciupone, più battagliero… più Toro appunto!

5-3 il risultato finale di una partita che non aveva granché da dire, con difese allegre da ambo le parti e tante occasioni da gol, giusto così… forse! Reti del Toro di Boyé, Baselli e De Silvestri nel primo tempo, Iago Falque e Belotti nella ripresa. Per il Sassuolo tripletta di Defrel, vecchio obiettivo di mercato proprio dei granata.

Stagione archiviata con qualche rimpianto ma comunque positiva, i tifosi però l’anno prossimo si aspettano di più… e proprio questo stasera la curva, tra le mille incertezze di chi forse va o resta, ha chiesto al presidente. Ma a questo si penserà da domani, stasera è stata solo una festa!

Tutte le foto di Claudio Benedetto su: http://www.fotoegrafico.net

ANCHE IN PIEMONTE PRESENTE IL MOVIMENTO ANIMALISTA

RESPONSABILE REGIONALE LORENZO BELLINO, AL SUO FIANCO LA RETE DEI REFERENTI PROVINCIALI

Strenua difesa dell’ambiente, degli animali e dei loro diritti. Lotta ai maltrattamenti, all’abbandono, agli zoo, ai circhi e alla sperimentazione animale, approvazione di leggi più severe per tutelare gli animali e consentire loro l’accesso a tutti i luoghi pubblici e la massima mobilità su tutto il territorio nazionale. Sono questi alcuni dei punti cardine nel programma del Movimento Animalista che è presente anche in Piemonte con un responsabile regionale l’avvocato Lorenzo Bellino e una rete di delegati locali.

Si tratta di persone qualificate e che vantano già anni di impegno in prima linea a difesa di tutti gli esseri viventi .Insieme con la presidente nazionale Michela Vittoria Brambilla, fondatrice della Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente, e del direttivo nazionale, sarà cura del coordinamento del Piemonte interloquire con le autorità locali per migliorare la legislazione a tutela dei nostri amici a quattrozampe, garantire loro il diritto alla vita e all’integrità fisica, combattere l’odioso fenomeno della caccia, chiedere maggiori diritti per gli animali rinchiusi negli allevamenti intensivi, e aiutare le persone in difficoltà economica a provvedere alle quotidiane esigenze dei loro amici animali.

“L’idea di fondare il Movimento animalista – spiega l’on. Brambilla – viene dal basso, nasce dalla presa d’atto della generale insensibilità per la tutela dei diritti degli animali da parte di chi, a tutti i livelli, ci governa. Assistiamo ad un paradosso: mentre la società civile è sempre più attenta ai temi animalisti, politici e amministratori quando va bene li ignorano e quando va male prendono la direzione contraria, in ossequio a lobby controinteressate che si presumono portatrici di voti. Ebbene, noi siamo qui per dare al nostro impegno, finora di natura sociale, un chiaro sbocco politico”. Politico non vuol dire partitico. “Il Movimento – specifica l’on. Brambilla – non è legato ad alcun partito ed è assolutamente indipendente, presenterà il proprio simbolo, sosterrà i propri candidati, con l’obiettivo di portare “gente nostra” nelle istituzioni e quindi cambiare realmente le cose”. Il Movimento Animalista è stato presentato nei giorni scorsi a Milano con un’Assemblea Costituente, alla quale ha partecipato anche il presidente Silvio Berlusconi che, a titolo personale, è tra i fondatori del nuovo partito.

“In particolare la nostra prima azione sarà la battaglia contro la riapertura dello zoo a Torino. Il prossimo 27 maggio saremo presenti al corteo di protesta organizzato nel capoluogo piemontese. – spiega Lorenzo Bellino – Al suo fianco la vice responsabile Paola Scarsi, attivista e membro del consiglio direttivo della Lega nazionale per la Difesa del cane, sezione di Torino. Avremo inoltre, come nelle altre regioni, una capillare organizzazione territoriale. Ad Asti Marina Mazzari, rappresentante della Leal e guardia zoofila per quasi venti anni. Sempre ad Asti il vice Roberto Brognano, presidente di International animal protection league Italia. A Cuneo Simona Borgogno, imprenditrice e animalista, nella veste di vice responsabile. A Novara Marco Negrini, consigliere nazionale di Enpa. A Torino Cinzia Alice, membro del consiglio direttivo Enpa di Torino e futura guardia zoofila. Sempre a Torino come vice Loredana Geremia, presidente e fondatrice associazione Animalissimi onlus di Torino.

Come diceva il Mahatma Gandhi “la grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali”. Oggi ci siamo anche noi, dalla parte dei più deboli, per un’Italia migliore”

Nella fotografia, da sinistra a destra:

Roberto Brognano

Lorenzo Bellino

Onorevole Michela Vittoria Brambilla

Gianmarco Prampolini

Cinzia Alice

Un Classico Or-TO

In attesa della sesta edizione della Festa della Musica, Note di giugno animerà le vie di Torino di un sapore classico. E a proposito di sapori, nel ricco programma di eventi sono previsti anche due appuntamenti nell’Or-TO urbano di Nizza Millefonti, nel piazzale di fronte a Eataly Lingotto, che farà da palcoscenico ai promettenti talenti del Conservatorio statale di Musica Giuseppe Verdi.Sabato 3 giugno alle ore 18 un Quartetto d’archi porterà la musica da camera tra le aiuole profumate, mentre domenica 4, alla stessa ora, sarà la volta di un altro giovane Quartetto d’archi e del Quintetto di fiati Cit Brass Quintet.

I due concerti rappresentano un’occasione unica per far incontrare la musica classica e i cittadini in uno spazio unico nel suo genere e in un’atmosfera bucolica grazie all’Or-TO urbano di Nizza Millefonti, inaugurato lo scorso aprile e co-gestito dalle associazioni di quartiere per sperimentare la bellezza della filiera di produzione orticola in città, dalla terra fino al piatto.

 

Protagonisti saranno gli studenti dei corsi superiori della classe di quartetto di Claudia Ravetto e di Musica d’insieme per fiati di Francesca Odling del Conservatorio Giuseppe Verdi.

Il Quartetto d’archi che si esibirà sabato è composto da Yulia Verbitskaya e Rossella Tucci ai violini, Ruggero Mastrolorenzi alla viola e Sara Maraston al violoncello. Eseguiranno brani di Mendelssohn e una scelta di pezzi brevi più leggeri.

Domenica sarà invece il turno del Cit Brass Quintet: Mattia Gallo e Niccolò Ricciardo alle trombe, Gionata Chiaberto al corno, Alessandro Lione al trombone e Edoardo Oddovero al bassotuba. Il quintetto proporrà musiche di Haendel, Mozart, Morricone e altri. Sulle note di Mozart si esibirà anche il Quartetto d’archi costituito da Marco Cara e Irene Alfarone ai violini, Giacomo Indemini alla viola e Giulia Ghirardello al violoncello, che proporranno anche due trascrizioni dai Police create da un allievo di Composizione del Conservatorio.

 

Tutti i concerti in programma sono ad ingresso gratuito.

 

La cartella stampa completa è disponibile su Google Drive all’indirizzo: https://goo.gl/XcwjHw

 

Note di giugno è l’evento che anticipa la Festa della Musica e che vede coinvolte la Direzione Cultura, la Fondazione per la Cultura Torino e gli enti di Sistema Musica.

(foto: il Torinese)

Interplay Torino, arriva Prometeo: il Dono

Il fortunato spettacolo dedicato al mito di Prometeo ospite del prestigioso Festival Internazionale di Danza Contemporanea

 (foto: Luca Del Pia)

Prometeo: il Dono è il secondo episodio di un articolato progetto della Compagnia Simona Bertozzi | Nexus dedicato al mito di Prometeo: cinque diversi quadri coreografici, prodotti tra il 2015 e il 2016, per giungere a un’opera conclusiva debuttata con successo nel novembre scorso presso la Fondazione Nazionale della Danza di Reggio Emilia.

 

Prometeo: il Dono, dopo una lunga tournée che ha toccato prestigiosi Festival e rassegne in tutta Italia, sarà ospite martedì 30 maggio alle ore 21 del Festival Interplay presso la Lavanderia a Vapore di Collegno (Torino).

 

«In questo secondo quadro coreografico del progetto Prometeo la riflessione sulla natura del dono si attualizza nella capacità di addentrarsi in una traiettoria d’indagine, di esercitare un linguaggio che, nella sostanza del gesto e del movimento, possa farsi luogo della visione e delle mutevoli corrispondenze fra le immagini. È una pratica vertiginosa quella che accomuna le presenze in scena. Ci si appassiona al dettaglio per precipitare in un continuo decentramento delle posture, per impossibilità ad arrestarsi» suggerisce la coreografa e danzatrice «Laddove la pratica e l’ostinazione fan sì che il movimento appaia levigato e riconoscibile, è il compenetrarsi tra la sua grammatica e la mobilità degli immaginari in gioco a lasciare aperto il flusso delle impressioni e delle possibili trasfigurazioni. Quelle occasioni di fragilità che annebbiano lo sforzo e permettono di ri-negoziare la propria modalità di entrare nel gesto e di agire nell’incontro con l’altro».

 

Lo spettacolo, ideato come di consueto insieme a Marcello Briguglio, vede in scena la stessa Simona Bertozzi insieme a Stefania Tansini e Aristide Rontini.

 

Le musiche originali sono di Francesco Giomi, il progetto luci di Antonio Rinaldi.

 

Nella serata del Festival Internazionale di Danza Contemporanea Interplay alla Lavanderia a Vapore, Prometeo: il Dono sarà preceduto da Ode to the attempt del coreografo e danzatore belga Jan Martens.

 

La Lavanderia a Vapore si trova in Corso Pastrengo 51 a Collegno (Torino).

 

Info sul Festival: http://www.mosaicodanza.it/interplay17.htm.

A GIUGNO GLI ALPINI SI PREPARANO A PARTIRE PER NUOVE DESTINAZIONI ALL’ESTERO

Afghanistan, Iraq e Libia sono le tre nuove destinazioni degli alpini della Brigata Taurinense, che da giugno verranno impegnati per sei mesi in diverse operazioni all’estero, nell’ambito degli accordi internazionali ai quali l’Italia ha aderito

Venerdì mattina, di fronte ad autorità civili, militari e religiose, nella caserma Monte Grappa di Torino, sede del Comando della Brigata, si è svolta la cerimonia di saluto degli alpini che partiranno in missione nei prossimi giorni. Alla cerimonia hanno presenziato il Comandante delle Truppe alpine, Generale di Corpo d’Armata Federico Bonato, il sindaco di Torino e quello di Cuneo e di Pinerolo, oltre alle più alte cariche civili, religiose e militari della Regione Piemonte che hanno voluto testimoniare, così, agli uomini e alle donne della Taurinense e al loro Comandante, Generale di Brigata Massimo Biagini, il forte legame tra i cittadini e l’Esercito. Presente anche una delegazione di Infermiere Volontarie dell’Ispettorato provinciale di Torino della Croce Rossa, che da sempre sono pronte a partecipare alle missioni a fianco degli alpini della Brigata, come forza ausiliarie dell’esercito in ambito socio-sanitario.

 

Il Generale Bonato ha salutato gli alpini in partenza ed ha ricordato l’impegno internazionale della Brigata a cui si affianca, ormai da anni, quello costante sul territorio nazionale. Gli Alpini della Taurinense, infatti, sono occupati quotidianamente in azioni di supporto alle popolazioni terremotate dell’Italia centrale ed in quelle a sostegno delle forze dell’ordine in numerose città italiane nell’ambito dell’operazione Strade sicure.

Il Generale Biagini, Comandante della Brigata Taurinense ha richiamato l’alto livello di specializzazione degli alpini e come “la professionalità dei suoi alpini unita ad un addestramento scrupoloso permetteranno di affrontare con determinazione ed entusiasmo le responsabilità che la attendono aiutata da quei valori di umanità e solidarietà che appartengono al soldato italiano”, mentre il Generale Bonato ha esortato i comandanti dei tre reggimenti in partenza di avere “cura dei vostri uomini e tutti insieme fate il vostro lavoro con onore e professionalità perché questo è quello che paga”.

 

Per la Brigata Taurinense si tratta di un nuovo capitolo in un libro fatto di innumerevoli e gloriose missioni all’estero. Questa volta la “nostra” Brigata assumerà il comando del “Train Advise Command” (TAAC-WEST) nella regione ovest dell’Afghanistan nell’ambito della missione a guida NATO “Resolute Support” (RS), incentrata sull’addestramento, consulenza e assistenza in favore delle Forze Armate e delle istituzioni afghane, La Taurinense si schiererà con un contingente costituito da unità tratte dal 2° Reggimento Alpini di Cuneo, dal 32° Reggimento Genio Guastatori di Fossano e dal Reggimento Logistico Taurinense di Rivoli, integrato da altre unità specialistiche dell’Esercito.

Il 3° Reggimento Alpini di Pinerolo assumerà la guida della “Task Force Praesidium” a protezione della diga di Mosul in Iraq e del personale impegnato nelle operazioni di manutenzione dell’infrastruttura. La diga, di rilievo strategico per l’Iraq, è vitale per l’approvvigionamento idrico di centinaia di migliaia di persone che abitano nelle regioni circostanti e per lo sviluppo e l’economia di tutta l’area.

Il 9° Reggimento Alpini de L’Aquila assumerà, invece, la guida della Task Force impegnata nella missione “Ippocrate” a Misurata, operazione italiana che vede schierato in Libia un ospedale da campo, necessario a fornire assistenza sanitaria nell’ambito della collaborazione e del supporto umanitario fornito dalle Autorità italiane al popolo libico.

Manuela Savini

Foto: Esercito italiano- Brigata Taurinese

No a fascismo e xenofobia. E il terrorismo islamista?

di Pier Franco Quaglieni

Ieri   27 Maggio, è stata lanciata dall’Anpi nazionale in tutta Italia la 
Giornata antifascista . Nel torinese si sono attivate le sezioni di Chivasso, 
Grugliasco, Villastellone . A Torino non sembrano esserci stati eventi di  rilievo. Non ci sono dubbi che l’antifascismo sia una scelta da condividere sempre ,  perché il valore della libertà va sempre difeso, anche se i nemici della libertà  non sono stati solo i fascisti ed oggi i neofascisti, comunque camuffati. Ma  invocare provvedimenti giudiziari contro chi vuole ricordare nei cimiteri i  propri morti durante la guerra civile, non è accettabile, come non è accettabile  voler impedire di ricordare i morti comunque caduti .

La democrazia conquistata nel 1945 deve consentire il libero dibattito delle  idee ,anche di quelle che ci ripugnano. La tolleranza per le idee diverse e non  per quelle opposte ,non è vera tolleranza. Anzi, la tolleranza deve tradursi  nel rispetto per le idee di tutti. Credo che il generale Perotti o il capitano 
Balbis o il col. Montezemolo o il maggiore Mauri o il giovane Curreno ammazzato  dai tedeschi a 15 anni, o Valdo Fusi o Silvio Geuna o Emanuele Artom  non avrebbero gradito l’iniziativa politica dell’ Anpi  che , imbaldanzita dall’esito referendario, a cui hanno contribuito anche  Berlusconi e Salvini, vuole recuperare la vecchia ,tramontata egemonia sulla  Resistenza. A noi il dovere di ricordare che la Resistenza fu un fatto plurale, come dimostra l’esistenza della FIVL , la federazione fondata dal gen. Cadorna, da Mattei, da Mauri e da Taviani nel 1948 per affermare la presenza di una  resistenza non comunista. Spiace dover ricordare queste cose all’Anpi che sta  prendendo una piega che la ricaccia indietro di decenni. Nella solita sparata sull’accoglienza dei migranti e sulla xenofobia, non una parola viene dedicata al terrorismo islamista, il vero neonazismo del XXI secolo  che minaccia il mondo. Non c’è sta stupirsi che solo una piccola parte di cittadini abbia seguito l’Anpi su questa strada. In molte realtà la giornata antifascista è stata un  flop. Lascino a D’Alema e Bersani ,adesso che hanno  un  loro partito , di fare  la parte politica che ad essi spetta. Lascino alla Cgil di svolgere il ruolo di  sindacato in un’era in cui i sindacati andrebbero totalmente ripensati. Forse non si sono accorti che va totalmente ripensato nel nuovo secolo, il ruolo tra potere e cittadini.  La globalizzazione, Internet hanno cambiato il mondo. La strage dell’11 
settembre e le stragi successive in Europa ci impongono comportamenti coerenti con il fatto che siamo nuovamente in guerra. Una guerra dichiarata dagli estremisti islamici per distruggere l’Occidente . E noi facciamo la giornata contro la xenofobia e il razzismo ? E magari con un pizzico di antisemitismo antiisraeliano che, in queste occasioni, non guasta mai ?  

È nato l’Istituto del Vermouth di Torino

A conclusione di un lungo iter che ha portato alla definizione legale della denominazione “Vermouth di Torino” attraverso il decreto attuativo, ora inviato a Bruxelles dal Ministero dell’Agricoltura, le aziende che ne hanno condiviso il percorso hanno fondato l’Istituto del Vermouth di Torino.

 

L’organismo è stato costituito venerdì 7 aprile 2017 a Torino, davanti al notaio Paolo Bonomo, dalle aziende e dai marchi che rappresentano la stragrande maggioranza della produzione di questa denominazione: Berto, Bordiga, Del Professore, Carlo Alberto, Carpano,  Chazalettes, Cinzano, Giulio Cocchi, Drapò, Gancia, La Canellese, Martini & Rossi, Mulassano, Sperone, Torino Distillati, Tosti.

A questi primi soci fondatori, con caratteristiche diverse di storia e dimensione aziendale, potranno unirsi altri che vogliano condividerne gli obiettivi e le attività di promozione. I fondatori hanno voluto nominare Piero Miravalle, memoria storica del Vermouth, Pierstefano Berta, studioso, e Fulvio Piccinino, barman ed esperto, soci onorari  dell’Istituto per riconoscere il fattivo contributo dato dalle loro esperienze e professionalità in questo campo. L’Istituto del Vermouth di Torino ha sede nel capoluogo piemontese, la struttura operativa e i programmi di attività sono in corso di perfezionamento dovendo operare in diversi mercati e con molti obiettivi da raggiungere. L’Istituto è un’associazione che ha lo scopo valorizzare, promuovere ed elevare la qualità del Vermouth di Torino, la diffusione sui mercati attraverso il lavoro sinergico di tutti i produttori. Fondamentale sarà la collaborazione con Associazioni di categoria, l’assessorato all’Agricoltura della Regione Piemonte, gli enti che sin dall’inizio hanno fortemente sostenuto, con i produttori, questa nuova vita del Vermouth in Piemonte. Il clima positivo e di collaborazione che si è creato durante il lungo iter sui diversi tavoli di lavoro fa ben sperare nella crescita di una denominazione che rappresenta un bene collettivo della Regione Piemonte e dell’Italia. La visibilità su tutti i mercati internazionali avrà certamente riflessi positivi anche sul mondo agricolo da cui provengono i principali ingredienti del vermouth: vino, zucchero, estratti di erbe e spezie.

 

È sempre l’ora del Vermouth di Torino.

 

Istituto del Vermouth di Torino

Via Fanti, 17

10100 Torino

press@vermouthditorino.org

 

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La storia:

Il Vermouth di Torino è conosciuto nel mondo per la tradizione e la storicità della produzione. La sua fama è indissolubilmente legata al Piemonte ed a Torino, dove nel secolo XVIII, si sviluppò una vera e propria aristocrazia di vermuttieri grazie ai quali, in misura e modi diversi, la diffusione del Vermouth di Torino divenne internazionale, raggiungendo in tutta Europa una grande risonanza.

Nel corso degli anni si è assistito all’evoluzione delle tecniche di lavorazione: le nuove hanno affiancato via via le più antiche e la loro coesistenza continua ancora oggi a preservare e a valorizzare la tradizionale produzione di questo prodotto.

 

L’iter amministrativo:

Il Vermouth (o Vermut) di Torino è inserito tra le denominazioni geografiche comunitarie sin dal 1991, senza che ne siano state indicate le caratteristiche o i processi produttivi per distinguerlo dalla più ampia categoria Vermouth a cui appartiene.

Da oltre 20 anni ed in numerose occasioni, i produttori di Vermouth, consapevoli della necessità di una regolamentazione, si sono incontrati per definire un disciplinare di produzione in grado di elevare maggiormente questo grande aperitivo della tradizione piemontese.

Siamo giunti finalmente al traguardo con il decreto 1826 del 22 marzo 2017 con cui il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha accolto la richiesta di protezione presentata nei mesi scorsi dalla Regione Piemonte ed ha riconosciuto l’indicazione geografica Vermouth di Torino / Vermut di Torino. “Il Vermouth di Torino – si legge nel decreto – è il vino aromatizzato ottenuto in Piemonte a partire da uno o più prodotti vitivinicoli italiani, aggiunto di alcol, aromatizzato prioritariamente da Artemisia unitamente ad altre erbe, spezie”.

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La zona di produzione:

Comprende l’intero territorio del Piemonte.

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Le caratteristiche sensoriali:

Il Vermouth di Torino deve avere colore da bianco a giallo paglierino fino a giallo ambrato e rosso: le singole caratteristiche sono legate agli apporti cromatici determinati dai vini, dalle sostanze aromatizzanti e dall’eventuale impiego di caramello. Odore intenso e complesso, aromatico, balsamico, armonico talvolta floreale o speziato. Sapore morbido, equilibrato tra le componenti amare – indotta dalla caratteristica aromatica dell’Artemisia – e dolci che variano a seconda delle diverse tipologie zuccherine. Titolo alcolometrico tra 16% vol e 22% vol.

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I principi aromatici:

Possono essere estratti mediante le tecnologie disponibili utilizzando come supporto vino, alcol, acqua, soluzioni idroalcoliche. Tra le materie prime principali del Vermouth di Torino ritroviamo le piante del genere ARTEMISIA, essendo obbligatoria la presenza delle specie absinthium e/o pontica coltivate o raccolte in Piemonte. Per la dolcificazione si può usare zucchero, mosto d’uve, zucchero caramellato e miele. Per la colorazione si può usare soltanto il caramello.

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La denominazione può essere integrata con le diciture:

EXTRA SECCO o EXTRA DRY per prodotti il cui tenore di zuccheri è inferiore ai 30 grammi per litro

SECCO o DRY per vermouth con meno di 50 grammi per litro

DOLCE per prodotti il cui tenore è pari o supera i 130 grammi per litro.

Nella lista degli ingredienti è possibile indicare il riferimento ai VINI BASE impiegati con le specifiche denominazioni d’origine o indicazioni geografiche qualora rappresentino almeno il 20% in volume del prodotto finito.Il disciplinare prevede la tipologia VERMOUTH SUPERIORE per il prodotto con un titolo alcolometrico non inferiore a 17% vol, composto di vini prodotti in Piemonte pari ad almeno 50% ed aromatizzato anche se non esclusivamente, con erbe – diverse dall’assenzio – coltivate o raccolte in Piemonte.