redazione il torinese

Saitta: “Perché quelle bottiglie?” Airola: “Farlocchi i dati sui feriti”. Poi si scusa

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Dopo il dramma in Piazza San Carlo è inevitabile la serie di commenti, reazioni e polemiche da parte del mondo della politica. Appena scoppiato il finimondo la sindaca Chiara Appendino aveva scritto su Twitter: “Sono scossa per quanto successo in piazza San Carlo, a Torino, e vicina alle persone coinvolte. Monitoriamo la situazione minuto per minuto”.

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L’assessore regionale alla Sanità Antonio Saitta ha rilevato  invece che “ moltissimi tra i feriti riportano lesioni anche per colpa dei vetri e questo si sarebbe facilmente potuto evitare: non si può pensare di lasciare senza controllo la circolazione di bottiglie in vetro in eventi di massa come questo.

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Il presidente della Regione Sergio Chiamparino ha espresso “vicinanza a tutte le persone che hanno vissuto momenti di panico, paura e di smarrimento, ai feriti e ai loro famigliari, con l’auspicio che presto si riprendano. Inoltre, ha rivolto un pensiero particolare al bambino e alla giovane ragazza ricoverati in condizioni critiche ma stabili, ai quali augura una pronta guarigione e di poter tornare al più presto nelle loro famiglie”.

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Polemiche sui social nei confronti del senatore M5S Alberto Airola per la frase da lui  postata: “Faremo il punto – ha scritto Airola sulla sua pagina Facebook –  ma è sicuro che dopo aver chiamato vigili, prefettura e questura i dati riportati dai media sui presunti feriti a Torino in piazza San Carlo sono farlocchi. Tutto questo per infangare il buon lavoro dell’amministrazione, di prefettura e questura”. Molti i “Vergognati” rivolti all’esponente pentastellato, che ha rimosso il post dalla sua pagina e ha successivamente chiesto scusa, affermando che non era ancora in possesso di dati certi.  Saverio Mazza , responsabile organizzativo del Pd di Torino ha scritto su Facebook: “Ci siamo sforzati di non fare polemiche, anche se le domande da fare sono tante, tantissime. Ci siamo sforzati perché ci sono 1000 feriti, c’è un bambino grave in ospedale. Ci siamo sforzati, noi. Ma questo è un parlamentare  torinese dei 5 stelle. Caro Airola, mi vergogno per te, se  tu non ci riesci” Aggiunge la consigliera regionale di Forza Italia Claudia Porchietto: “Le scuse del senatore del Movimento Cinque Stelle per le sue impronunciabili frasi sui numeri dei feriti da lui definiti ‘farlocchi’ per danneggiare l’amministrazione cittadina arrivano comunque tardivamente. Non si può che rimanere stupefatti che si utilizzi un evento del genere per fare politica. Sicuramente qualche cosa non ha funzionato ieri in piazza San Carlo, di questo ci dovremmo preoccupare come classe politica, per il resto indagherà la Questura e la Magistratura”.

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“Disastro annunciato, che solo per un fortunato caso non si è trasformato in una peggiore tragedia. Nel resto del mondo i grandi eventi sportivi su maxischermo si trasmettono negli stadi o negli spazi aperti, non nelle piazze auliche del centro, che non sono nate – architettonicamente e urbanisticamente – per questo tipo di utilizzo. L’ennesimo esempio di gestione approssimativa si è risolta in vari codici rossi negli Ospedali cittadini e nel rischio di un dramma ancora peggiore. L’incapacità (o la mancata volontà, o la mancata attenzione: è lo stesso) di contrastare il fenomeno dei venditori abusivi ha fatto il resto: decine di migliaia di bottiglie di vetro vendute, molte delle quali finite in frantumi al suolo, significano una pavimentazione lastricata di cocci acuminati. E, in caso di emergenza, una pavimentazione di cocci acuminati significa che ogni persona che cade a terra si ferisce.Vorrei vedere un’Amministrazione Civica meno attenta, anche ai suoi livelli più alti, a esprimere via Twitter la propria fede calcistica e più attenta alla gestione dei fatti della Città. Se ci sono responsabilità, vorrei che fossero identificate al più presto. Soprattutto, vorrei che si imparasse la lezione per la prossima volta. In un momento in cui, dato il contesto internazionale, le persone sono più propense a pensare al peggio e il rischio-panico è più urgente del solito, fare errori è ancora più grave e imperdonabile”, è il commento di Silvio Magliano – Capogruppo Moderati in Consiglio Comunale a Torino.

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«Solidarietà alle migliaia di persone che ieri sera sono andate in piazza San Carlo a Torino credendo di essere al sicuro e trovandosi, invece, esposte al rischio di morire, davanti all’unico maxischermo della piazza, senza controlli nemmeno sulle bottiglie di vetro. La cultura della sicurezza non è purtroppo nelle corde del Movimento 5 Stelle, così come evidentemente la sindaca Chiara Appendino continua a godere di ottime protezioni politiche e mediatiche, se nessuno le chiede conto di quanto è accaduto, contrariamente a quanto avviene per la sua stessa collega di partito, Virginia Raggi, che per molto meno a Roma viene sistematicamente attaccata da tutti. A Torino, l’unica al sicuro è l’Appendino». Così Gianna Gancia, presidente del gruppo Lega Nord in Consiglio regionale del Piemonte, sul grave incidente di ieri sera in piazza San Carlo a Torino.

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 Augusta Montaruli, Esecutivo Nazionale FDI-AN, e Maurizio Marrone, Consigliere Regionale FDI-AN del Piemonte, affermano:<<Dopo aver pensato alle cure dei feriti, sarà necessario individuare i responsabili delle pesanti falle nella gestione dell’ordine pubblico e nell’applicazione dei regolamenti, a partire dalla presenza illecita di migliaia di bottiglie di vetro in vendita in piazza fino all’approntamento delle vie di fuga, altrimenti scempi simili potranno potenzialmente ripetersi a Torino in ogni evento di massa: perché, ad esempio, i civich non hanno fermato le decine di venditori abusivi di bottiglie, mentre i tifosi venivano perquisiti? Proporremo l’avvio di una indagine parlamentare per capire chi ha sbagliato>>.

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Ezio Locatelli, segretario provinciale di Rifondazione Comunista di Torino, osserva: “Quanto successo ieri a Torino ci colpisce e addolora. Quello che doveva essere un gioioso ritrovo collettivo dei tifosi juventini in occasione della finale di Champions  si è trasformato in una tragedia  con più di mille feriti di cui alcuni in gravissime condizioni. Stando ai primi accertamenti la causa scatenante del ferimento di centinaia e centinaia di persone travolte dalla folla di tifosi sarebbe stata la paura per un attentato terroristico che non c’è stato. Ecco il punto. Com’è stata possibile una tragedia di così grandi proporzioni in assenza di un pericolo reale? Quali sono le misure adottate per prevenire incidenti o danni alle persone in una piazza dove si sono accalcate trentamila persone? Sia detto, a scanso del solito gioco delle parti politiche che è in corso in queste ore tra esponenti Pd e M5S, non è da oggi che la Piazza San Carlo viene data per queste iniziative, più o meno alle stesse condizioni e con gli stessi rischi. Prima lo faceva Fassino, adesso l’ha fatto la sindaca Appendino. Il fatto è che non  si può sempre rammaricarsi e piangere il giorno dopo, a tragedie avvenute. Come minimo vanno date delle risposte, vanno accertate responsabilità”.

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Commenta, infine, Federica Fulco, presidente di  TorinoinMovimento ed ex presidente del coordinamento comitati spontanei torinesi CCST. “Ci chiediamo come mai in questa occasione era autorizzata la vendita di bottiglie di vetro e non di plastica che sicuramente hanno provocato le ferite di molti essendo la piazza diventata un tappeto di vetro nella corsa frenetica.  Ci chiediamo se data la situazione che stiamo vivendo, ossia la psicosi da attentati ,non era meglio allestire lo stadio anziché una piazza per vedere la finale della Champions League. I controlli sono sicuramente più gestibili allo stadio. Più di mille feriti di cui un bimbo grave ed un arresto cardiaco. Si poteva evitare tutto questo?  Un plauso alle forze dell’ordine ed ai soccorritori che si sono trovati a gestire l’imprevedibile. Un  pensiero a chi ha vissuto una notte di follia ed un pensiero alla sicurezza . Resta il ricordo di una pagina molto triste per Torino a prescindere dal risultato della partita”

Foto: il Torinese

“Un due tre! Eu…ro…pa”!

I PICCOLI ALUNNI DELLA SCUOLA TOMMASEO SI INTERROGANO SU “INTEGRAZIONE” E “IDENTITA’ CULTURALE” ATTRAVERSO LA MEMORIA DEL LORO VISSUTO

Il titolo sa di gioco. Anche se dietro ci sta un lavoro quanto mai serio, impegnativo, coinvolgente e altamente educativo. E del resto, nulla è più serio, impegnativo, coinvolgente ed educativo del gioco. Quello dei bimbi, s’intende. “Un due tre! Eu…ro…pa”, si intitola così la coloratissima piacevole e ricca mostra – disegni e pensieri raccontati con “scientifica libertà” – allestita presso l’Istituto Comprensivo “Niccolò Tommaseo” di via dei Mille 15, a Torino (tel. 011/8122190), fino al prossimo 8 giugno. L’esposizione è il frutto conclusivo di un laboratorio-pilota di storia eseguito dai 25 bimbi della classe III/D, basato sul racconto della propria storia individuale e famigliare. Un percorso attraverso il quale gli alunni, facendo uso dell’oralità e della visualità, sono andati alla ricerca delle loro radici culturali, studiando la propria genealogia di famiglia, la mobilità migratoria e la diversità delle proprie appartenenze socio-culturali. “Io sono stata felicissima – scrive Emma – quando ho scoperto che la mia bisnonna per lavoro si è dovuta spostare a New York”. E a lei fa eco Lorenzo: “Io mi sento italiano quando vado in pizzeria o quando sono a scuola con i miei amici. Mi sento molto messicano quando mangio los tacos al pasto”. A guidare gli alunni nella ricerca e nell’elaborazione delle informazioni e dei dati acquisiti, l’insegnante Daniela Martinolich, supportata dalla ricercatrice e storica Leslie Hernandez Nova, che nel laboratorio didattico ha trasmesso il case-study della migrazione peruviana in Europa ( la più massiccia per quanto riguarda la comunità latino-americana) con fonti raccolte a partire dal 2001 e ad oggi depositate nell’archivio di AREIA, l’“Audioarchivio delle migrazioni tra Europa e America Latina” con sede presso il DAFIST, il Dipartimento di Storia Moderna e Contemporanea dell’Università di Genova. “Con l’insegnante Martinolich – racconta Leslie abbiamo cercato di tradurre il mio materiale raccolto nelle interviste autobiografiche ai peruviani: materiale visivo fra cui cartografie emotive, genealogie, rappresentazioni del luogo d’origine inteso non come luogo di nascita bensì come luogo di appartenenza culturale”. Dall’esame e dalla riflessione, collettiva e individuale, su tutta questa mole di materiale è nato pian piano il laboratorio messo in piedi con i ragazzi della “Tommaseo”, protagonisti centrali di una ricerca didattica che li ha visti impegnati nella ricostruzione di genealogie famigliari, così come nella realizzazione di disegni di viaggi e spostamenti che in vario modo hanno coinvolto nel passato e nel presente le loro famiglie, nonché di testi scritti relativi al loro modo di identificarsi in una specifica e ben chiara appartenenza culturale.

“In classe – sottolinea ancora Leslienon c’erano bimbi stranieri, ma piuttosto bambini ‘portatori’ di identità molteplici e fra loro diverse:un italo-messicano, un italo-brasiliano, una bimba italo-spagnola e un’altra italo-marocchina”. Dall’analisi dei loro alberi genealogici appare ben chiara (a loro stessi, soprattutto) la molteplicità delle loro “appartenenze”: dei Paesi e degli infiniti Passaggi geografici che hanno coinvolto nel tempo gli spostamenti delle loro famiglie. Un laboratorio, dunque, per meglio conoscersi. E farsi conoscere ed “accettare” dagli altri. La rassegna prevede anche un video, realizzato da Andrea Bertola, dal titolo esemplare de “La storia della nostra vita”.

Gianni Milani

Nelle immagini:

– La classe III/D

– Daniela Martinolich e Leslie Hernandez Nova
– Alcuni elaborati degli alunni

http://www.tommaseo.it/?p=1492

Gli anni del miracolo economico, quando Torino rinacque

Fino al 31 agosto sarà visibile all’Archivio Storico della Città di Torino, di Via Barbaroux 32, la mostra “Torino rinasce. Gli anni del miracolo economico”

Sono oltre 180 i pezzi esposti (fotografie, documenti, manifesti, riviste e oggetti di diversa natura) che offrono uno spaccato di quei cambiamenti epocali con tutte le loro contraddizioni, a partire dalle grandi trasformazioni urbanistiche legate alla crescita industriale e dal fenomeno dell’immigrazione di massa che Torino ha vissuto. I mutamenti sociali della città in trasformazione si riflettono su ogni aspetto della vita: le tradizionali forme del commercio, la pubblicità e i trasporti vengono rivoluzionati; nuove forme di sociabilità e gli stessi riti religiosi mutano profondamente contaminando le tradizioni locali con quelle provenienti dai luoghi d’origine degli immigrati. L’espansione economica si coniuga, per quanto in maniera talora faticosa, con lo sviluppo del welfare: nuovi ospedali sorgono da nord a sud; l’assistenza sanitaria privata della Fiat e le colonie per bambini organizzate dal Comune ne sono un naturale complemento. Lo sviluppo economico e le conquiste sociali consentono agli individui di disporre di maggior tempo libero e di nuove occasioni e spazi di cultura e svago: ne è l’emblema l’immagine della Lambretta, icona di libertà e mezzo di trasporto ideale per spensierate gite in collina.

 

Ingresso libero.

 

Orari:

maggio e giugno da lunedì a venerdì 8.30-16.30.

luglio e agosto lunedì, mercoledì e venerdì dalle 8.30 alle 16.30, martedì e venerdì 8.30-13.30.

Piazza San Carlo, la festa dello sport si trasforma in tragedia. E Torino ne esce sconfitta

Viviamo in tempi eccezionali e non possiamo fingere che non sia così. Chi finge è un illuso o, meglio, un irresponsabile

Di Pier Franco Quaglieni

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Ciò che è accaduto ieri sera in piazza San Carlo rivela la barbarie di chi lancia i botti, la mancanza  di  collaudi adeguati delle strutture  della piazza prima dell’evento, e potrebbe dimostrare, una volta compiute tutte le verifiche,  anche una certa dose di irresponsabilità da parte di chi doveva sovrintendere alla sicurezza. Diamo per scontata la barbarie di chi non coglie che in tempi di terrorismo  anche solo un botto può determinare il panico delle persone. Ma il collaudo della piazza per un evento che si poteva facilmente immaginare di grande attrattiva per la gente , doveva essere preparato meticolosamente e il controlli  dovevano essere più scrupolosi. Secondo uno stile torinese che non lascia nulla alla fantasia che improvvisa. Inoltre, dopo gli attentati criminali che hanno fatto strage di persone innocenti nessuno può pensare in modo semplicistico che si tratti solo di un momento sportivo,ma deve mettere in conto la possibilità di una tragedia e deve pensare,se proprio vuole promuovere un evento in piazza di quelle dimensioni, alla sicurezza e alla prevenzione. Nulla può essere lasciato all’improvvisazione o al caso.Le vie di fuga vanno predeterminate e , se esse non ci sono, va cambiata piazza o va evitato l’evento. Viviamo in tempi eccezionali e non possiamo fingere che non sia così. Chi finge è un illuso o ,meglio, un irresponsabile. Il numero dei feriti è agghiacciante. Torino si è rivelata impreparata. Ad essere battuta 4 a zero non è tanto la Juventus, ma la città che con questo disastro appanna la sua immagine. Per un po’ di neve non spazzata tempestivamente un assessore nel 1985 dovette dimettersi. Qui l’evidenza dei fatti parla in modo di per se’ eloquente. Ci vorrà molto tempo per rimediare. Torino non è stata inondata dai festanti, e francamente un po’ stupidi, clacson dei tifosi ,ma dal suono  inquietante  delle sirene. La festa dello sport è finita nel dolore e nello sbandamento di migliaia di persone travolte dal panico. Ovviamente vanno ringraziati tutto il personale medico ed  infermieristico e le forze dell’ordine che con efficienza  e grandissima dedizione hanno saputo affrontare questa nuova calamità innaturale. In questo senso , e purtroppo solo in questo senso, Torino ha saputo essere se’ stessa. 

 

(fotogallery www.iltorinese.it)

Come vediamo i colori? Ce lo dicono le neuroscienze

Come le neuroscienze possono aiutarci a capire l’esperienza delle opere d’arte Che cosa significa ‘guardare’ un dipinto o una sua riproduzione in formato digitale? Come l’esperienza digitale cambia la nostra percezione del mondo?

 

Progetto di Ricerca: L’arte del colore nell’era digitale

A cura di Vittorio Gallese, Martina Ardizzi e Maria Alessandra Umiltà

6-11 giugno 2017, ore 9.30-18.30

Castello di Rivoli, Terzo piano

In collaborazione con il Dipartimento Educazione del Museo

Per iscrizioni educa@castellodirivoli.org tel. 011.9565213

 

Nell’ambito della mostra L’emozione dei COLORI nell’arte in corso al Castello di Rivoli e alla GAM – Torino, il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea propone il progetto sperimentale L’arte del colore nell’era digitale a cura di tre ricercatori dell’Università di Parma, Vittorio Gallese e Martina Ardizzi del Dipartimento di Medicina e Chirurgia, Unità di Neuroscienze e Maria Alessandra Umiltà del Dipartimento di Scienze degli Alimenti e del Farmaco, in collaborazione con il Dipartimento Educazione del Museo.

 

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Lo spazio museale ospiterà per la prima volta una stanza-laboratorio dedicata a indagare l’esperienza del pubblico davanti alle opere d’arte. Il progetto è finalizzato alla realizzazione di un innovativo dialogo tra arte, neuroscienze e ricerca attraverso lo studio dell’esperienza estetica in un suo contesto abituale, il museo. Sarà così possibile comprendere come la modalità di fruizione di opere d’arte, principalmente della componente cromatica, possa riflettersi in differenti risposte fisiologiche e giudizi soggettivi. In particolare, sarà analizzata la differenza fra le reazioni di fronte ad opere pittoriche nella loro realtà materiale e alla loro riproduzione digitale. Il laboratorio mostrerà come l’esperienza del colore possa essere influenzata dalla digitalizzazione delle immagini artistiche. Negli ultimi anni le neuroscienze hanno manifestato un crescente interesse nei confronti dell’arte non solo per studiare il funzionamento del cervello, ma soprattutto indagando il sistema cervello-corpo per comprendere in cosa consista l’esperienza degli ‘oggetti artistici’ frutto dell’espressione creativa umana. I temi dell’arte e dell’estetica si possono studiare da una prospettiva nuova, quella di un’estetica sperimentale che studi le risposte del cervello e del corpo per mettere in luce le componenti ‘invisibili’ indotte dal visibile artistico. Il progetto di ricerca proposto al Castello di Rivoli sarà caratterizzato dalla utilizzazione cross-disciplinare delle metodologie dell’estetica sperimentale e della curatela museale, consentendo di approfondire le conoscenze sull’esperienza dei visitatori focalizzandosi su un aspetto fondamentale della odierna ricezione artistica: l’effetto della digitalizzazione di opere d’arte astratte a prevalente contenuto cromatico. Accanto ad un’esperienza più classica di natura museale, di recente rilievo è l’uso di supporti digitali sfruttati per godere della visione di opere artistiche. La percezione visiva del colore è mutata in profondità da quando siamo immersi nel mondo virtuale.

Non conosciamo come la differente fruizione (nel contesto museale o in formato digitale) possa influenzare la percezione del colore, parte integrante dell’opera d’arte. Il laboratorio allestito all’interno degli spazi museali al Castello di Rivoli permetterà di approcciare queste questioni in via sperimentale, a partire dallo svelamento di alcune opere monocromatiche allestite nell’ambito della mostra e appositamente selezionate, a confronto con le rispettive riproduzioni”, affermano i Professori Gallese, Ardizzi e Umiltà.

Vittorio Gallese, che insieme ai colleghi del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Parma ha scoperto i neuroni specchio, nel novembre scorso ha partecipato al ciclo di incontri Colors and Mind promosso dalla Fondazione De Fornaris in collaborazione con la GAM – Torino in relazione alla mostra L’emozione dei COLORI nell’arte. Ai visitatori che vorranno arricchire la loro visita museale partecipando al laboratorio verrà chiesto semplicemente di osservare le opere d’arte presentate. Durante l’esperimento verranno registrate le risposte fisiologiche spontanee dei partecipanti mediante procedure non invasive quali elettrocardiogramma e risposte elettrodermiche. Verranno inoltre raccolti alcuni giudizi relativi all’esperienza estetica, sensoriale ed emotiva provata. Il laboratorio, della durata di un’ora, è aperto a 60 partecipanti di età compresa tra 18 e 55 anni, equamente divisi tra uomini e donne.

La partecipazione è gratuita, indispensabile l’iscrizione contattando il Dipartimento Educazione all’indirizzo educa@castellodirivoli.org, tel. 011.9565213.

Per maggiori informazioni circa requisiti e modalità di partecipazione: martina.ardizzi@unipr.it mariaalessandra.umilta@unipr.it

Ai partecipanti sarà riconosciuto l’ingresso ridotto alla mostra L’emozione dei COLORI nell’arte al Castello di Rivoli.

Cultura a Poirino

La cultura popolare ed i musei sono al centro di un’iniziativa organizzata a cura dell’Associazione per il museo storico della comunità di Poirino domenica 11 giugno. Si parte alle 13.30 da piazza Morioni di Poirino per proseguire alla volta del Museo della Seta di Racconigi (14.30) e del Museo della Canapa di Carmagnola (16.30). Ci sarà alle 19.30 il rientro a Poirino, con momento conviviale alla Trattoria Primavera.

Massimo Iaretti

Librialsole, autori piemontesi in Liguria

Si chiude domenica 4 e lunedì 5 giugno a Celle Ligure la rassegna “Graffi Librialsole Festival” che associa graphic novel, editoria ed eventi. Domenica 4 dalle 10 alle 11.30 la sala consiliare ospita un workshop di sceneggiatura e fumetto offerto dalla Scuola Comics di Torino, che verrà replicato dalle 14.30 alle 16. Ancora in sala consiliare, alle 11.30, ci sarà l’aperitivo in punta di matita con Silvio Boselli. In Galleria Crocetta, invece, c’è la Fiera del libro. Tra gli autori anche la monferrina Maura Maffei che presenta “Anna che custodì il giovane mago”, storia europea ambientata nella Casale e nel Monferrato ai tempi del trapasso di poteri dai Paleologo ai Gonzaga, con Crea, patrimonio dell’Umanità Unesco sullo sfondo. Alle ore 21, invece, sul palco di piazza Raffaele Arecco c’è “Narrare la guerra”, incontro con Mario Boccia, fotografo di guerra, Antonella Bolelli Ferrara, giornalista e scrittrice, Mimmo Candito, presidente italiano di Reporters sans frontieres, Sandro Ruotolo, giornalista di inchiesta. L’incontro verrà coordinato da Alessandra Dellacà. Lunedì 5 giugno, alle 21, in via Boagno, ci sarà “Dall’altra parte l’altrove”, con la regia di Daniela Balestra, spettacolo conclusivo a cura della manifestazione a cura di Teatro Esperimento Madness.

Massimo Iaretti

Come un campo di battaglia: in piazza più di 1500 feriti. Grave un bimbo di sette anni

Si è aggravata nella notte la conta dei feriti della drammatica serata nel centro di Torino. A causa della calca provocata dal panico tra le migliaia di persone assiepate per assistere alla finale di Cardiff, tra Juventus e real Madrid, il loro numero è arrivato a 1527, di cui tre gravi. Il dato ufficiale è della Prefettura. La procura ha avviato un’indagine per “procurato allarme”

 

Foto di Claudio Benedetto

TUTTE LE IMMAGINI DI PIAZZA SAN CARLO SU WWW.FOTOEGRAFICO.NET

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Tra i feriti purtroppo anche cinque codici rossi. Tra questi  il più grave è un bimbo di sette anni trasportato all’ospedale Regina Margherita. Probabilmente la caduta di una recinzione del parcheggio sotterraneo della piazza o lo scoppio di un petardo che ha fatto pensare ad un allarme bomba ha generato il terrore e la marea umana da cui è nato il dramma. Poi i cocci delle bottiglie rotte (la loro presenza era vietata ma circolavano venditori abusivi) hanno fatto il resto: le persone che hanno perso le scarpe fuggendo hanno riportato ferite anche profonde ai piedi e alle gambe.  Un miracolo che il bilancio non sia stato ben peggiore.  Fino a tarda notte le sirene delle ambulanze dei vari ospedali si sentivano ancora risuonare per le vie della città. Sciacalli che tentavano di rubare borse e cellulari abbandonati in piazza dalle persone fuggite sarebbero stati fermati dai carabinieri. Nella notte la sindaca Chiara Appendino, che in un tweet si è dichiarata scossa per quanto accaduto e vicina ai feriti, ha revocato il blocco del traffico della domenica ecologica, per consentire ai parenti di raggiungere i feriti negli ospedali.

 

TESTIMONIANZA / In piazza dalla delusione alla paura

di Claudio Benedetto

Era cominciata come una grande festa: tanta, tanta, tanta gente in Piazza San Carlo per quella che doveva essere la festa della Juve, il coronamento del sogno più grande, la fine della rincorsa alla Coppa Grande, quella dalle grandi orecchie, il Triplete che finalmente si coronava. E c’era davvero fiducia tra la gente, nella squadra, questa volta eravamo tutti convinti, e invece no… altra delusione, altra finale persa (questa volta diciamolo pure… meritatamente) e il sogno che svanisce all’ultimo, a Cardiff.

Ma purtroppo quello che è capitato stasera in Piazza San Carlo va oltre la delusione sportiva, stasera si è un po’ concretizzata la paura, abbiamo tutti toccato con mano la sgradevole sensazione di essere anche noi nel mirino, senza realmente esserlo però!

E’ stata, pare, la banale rottura di una balaustra di protezione dell’accesso ai parcheggi sotterranei della piazza a scatenare il delirio: la gente improvvisamente si è messa spingere con forza, a correre all’impazzata senza meta, tutti scappavano, le transenne di protezione venivano abbattute dalla violenza della folla impaurita, scene di panico, gente ferita a terra. Le prime notizie parlano di oltre 200 feriti, forse di più ancora, una cosa inaudita, un drammatico bollettino di guerra causato da una sorta di psicosi collettiva che oramai ci pervade, basta uno scherzo, una battuta, un evento improvviso e il panico si scatena in maniera incontrollabile.

Io ero in piazza, nelle prime file, proprio appoggiato alle transenne che limitavano l’accesso del pubblico, probabilmente uno dei posti più pericolosi dove stare in quel momento, sono stato travolto dalle transenne stesse e da una marea di gente che mi veniva addosso, in un primo momento mi sono chiaramente allarmato, d’istinto mi sono alzato e sono fuggito anch’io, confesso di avere anche telefonato a casa per dire che stavo bene, ma poi… ho passato il resto della serata a sentire testimonianze di gente che aveva visto di tutto: una bomba, un uomo con la pistola in mano, un altro con una bomba nello zainetto, una signora mi dice che un’auto era entrata in piazza da via Lagrange, che tra l’altro non mi risulta neanche confluisca in piazza San Carlo, un altro ancora ecc. ecc., che fantasia ragazzi!

Ecco, senza sminuire quanto accaduto anzi ribadendo ancora una volta la sua gravità, ho trovato sgradevole la sensazione che oramai si dia per assodato il fatto che siamo nel mirino, che prima o poi anche da noi qualcosa capiterà, ma perché non deve capitare, e chi siamo, i più fortunati?

Dispiace davvero che quella che doveva essere una festa sia stata rovinata non dalla delusione sportiva, che rimane ed è sicuramente grande, ma da un fatto esterno, improvviso, che, mi si passi il termine, ho trovato persino destabilizzante dal punto di vista prettamente sociale. E in più comunque con un bel prezzo da pagare, con dei feriti, tanti, da soccorrere, da curare e speriamo proprio nulla più!

L’unica cosa che mi permetto, infine, di osservare è che se magari non si fosse permessa la vendita di alcolici in piazza, oltretutto in pericolosissime bottiglie di vetro che sono poi risultate causa di tanti ferimenti, forse sarebbe stato meglio, forse un eccesso di prudenza, forse forse forse ma… evidentemente, anche in questo caso, business is business…

 

Linea di confine. Spigolature di vita e storie torinesi

di Pier Franco Quaglieni

Borghezio condannato a risarcire l’ex ministra  Kienge Nicoletta Casiraghi, una grande donna liberale Cenare tranquilli d’estate a Torino è diventato difficile Le Province dopo il referendum bisogna tornare a renderle  operative Il presidente Boeti a Bastia rende onore a Mauri Il cazzeggio salottiero nei circoli,le cattedre democratiche senza predella

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Xenofobia
L’on. leghista rivolese Mario Borghezio è stato condannato a risarcire l’ex ministra dell’integrazione Kienge con 50mila  euro per “insulti razzisti”. La frase che avrebbe pronunciato riguarderebbe gli africani che “appartengono ad un’etnia diversa dalla nostra “ e la Kienge che ,facendo il medico,avrebbe avuto un posto in una Asl che “sarebbe stato tolto a qualche medico italiano”:Frasi molto diverse da quelle davvero offensive dell’ex ministro Calderoli che giunse a paragonare la Kienge ad un orango. Il PM sostenne che il senso complessivo delle frasi di Borghezio  avessero un fondo razzista e xenofobo.Il giudice ha riconosciuto a Borghezio le attenuanti generiche.Cécile Kienge  è persona arrogante e presuntuosa, d rei decisamente antipatica, al di là delle sue origini congolesi. E non si è rivelata un buon ministro. Questa è l’unica critica che tiene. Avvitarsi su discorsi che riguardano il colore della pelle o la religione professata è sempre sbagliato. Questa le lezione che viene dalla sentenza.Borghezio è sempre stato politicamente scorretto e spesso si è lasciato andare,lui avvocato, a giudizi e a proclami che vanno  ben oltre la legittima  propaganda e la polemica  politica. Appare comprensibile  che l’ex ministra  si sia rivolta al giudice. Ripeto,il suo operato va valutato politicamente e il giudizio nei suoi confronti non può non essere negativo.

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Nicoletta Casiraghi 

Fu la prima donna in Italia ad essere eletta presidente di una provincia,quella di Torino, nel 1985. L’unica liberale donna che abbia avuto un riconoscimento importante. Il Pli fu sempre un partito maschilista.Un piccolo partito rissoso che nel 1993 ebbe una fine ingloriosa:un vero 8 settembre con tanto di fuga da parte dei suoi dirigenti. Zanone definiva Vittorio Emanuele III “il re fellone”,ma verso i suoi amici liberali che liquidarono con lui  il partito ,pur di tentare di riciclarsi in qualche modo,non ha mai espresso un giudizio adeguato e non ha mai formulato una riflessione sulla fine del partito  che fu di Cavour e di Giolitti e ,purtroppo, anche di tante mediocrità .  A Nicoletta ,dopo l’esperienza in Provincia, venne impedita l’elezione al Consiglio regionale. Ricordo le volgarità maschiliste  sparse in giro contro di lei  da attempati notabili liberali che rivelarono il livello infimo di una correntomachia  interna vergognosa.Il Pli era via via diventato anche un partito di clientele. Casiraghi che operò come presidente tra due presidenti socialisti ( Maccari e Ricca ), aveva saputo agire con determinazione,coraggio,limpida onestà,pur in un quadro politico traballante.  Il marito di Nicoletta,dopo la  sua morte,ebbe il coraggio di fare nomi e cognomi di coloro che furono i killer del partito liberale ,dopo aver avuto onori e prebende non trascurabili che consentirono loro di occupare alcuni vertici molto importanti. I liberali si autoaffondarono in maniera indecente anche a Torino,non solo a causa degli scandali di alcuni loro esponenti.Essi,di fronte alla candidatura di Valentino Castellani, che fu il sindaco migliore del centro-sinistra, mandarono al massacro Bepi Dondona  che capeggiava la lista liberale per favorire,non richiesti, Castellani. Nicoletta mantenne ferme le sue posizioni  liberali,facendo scelte comunque disinteressate e in linea con i suoi principi liberali. Lei rimane nella storia del liberalismo italiano come figura importante  di quello piemontese:quello di Brosio,di Badini Confalonieri,di Villabruna, di Zini Lamberti, di Jona,di Zignoli,di Alpino e di Catella. Nella rissosa Gioventù liberale dove io diciassettenne esordii pieno di entusiasmo  lei  fu l’unica persona equilibrata,onesta,non invischiata nelle beghe.Antonio Patuelli,che era stato segretario nazionale della GLI, venne a ricordarla con me  nel 2011, a pochi mesi dalla sua morte, mettendo in evidenza la sua straordinaria,sfortunata testimonianza.

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Cene d’estate a Torino 
Era bello cenare d’estate a Torino nei molti locali che preparano all’aperto. Oggi in parte non lo è più. Musicisti improvvisati si danno il cambio e richiedono con insistenza un’offerta. La loro non è neppure una musica piacevole,anzi impedisce, se si è con amici, di parlare in tranquillità.  Per non dire delle questue e dei venditori ambulanti che insistono per ottenere qualcosa, dicendo di bambini senza pane o addirittura senza  medicine. Viviamo in una crisi devastante e nessuno può pensare ad isole felici. Ma la misura è davvero colma. Piazza Vittorio e piazza Carignano sono le più prese d’assalto. Ed anche i ristoranti si sono spesso allineati alla crisi e i loro menu sono poveri di offerte allettanti. Manca sovente  la creatività e insieme la fedeltà alla tradizione. Prevale il ronzìo della quotidianità,quello che si vorrebbe evitare andando a cena fuori casa. Com’erano diversi i tempi quando da Pavia (non ancora pizzeria), in precollina, c’era il futuro critico Angelo Mistrangelo che mi preparava gli spaghetti alla siciliana fatti alla lampada. Com’era diverso quando tanti torinesi si trovavano sulla terrazza della “Pigna d’oro “ di Pino a godere dell’ottima cucina e del fresco della collina. Alcuni miei amici ci andavano d’estate con l’amica, quando la moglie era al mare, illudendosi di passare inosservati. Oggi sarebbe impossibile perché le macchine fotografiche dei telefonini non ti lascerebbero scampo… Resta comunque  meglio scegliere l’aria condizionata e stare dentro i locali o spingersi decisamente fuori porta, non solo se si è in piacevole compagnia “non ufficiale “. Anche la collina  torinese ,così ricca di bei locali, offre poche chanches davvero meritevoli di segnalazione.   

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Le Province non cancellate 
Tutti dicevano che esse andavano abolite, poi il referendum del 4 dicembre le ha confermate come ha rimesso in gioco il CNEL,organismo di cui nessuno ,se non i suoi componenti, sente la necessità . Con una scelta affrettata sono state costituite le città metropolitane che stentano a trovare la loro strada, anche perché i finanziamenti a loro disposizione sono molto esigui anche le se incombenze loro affidate sono evidenti a tutti. E’ chiaro  che le Province hanno un ruolo non surrogabile  e che svolgono ,o meglio, dovrebbero svolgere una funzione che appare indispensabile. L’idea di Ugo La Malfa  che già tanti anni fa voleva abolirle, si è rivelata errata. Semmai andrebbero ripensate le regioni sulle quali Malagodi scrisse delle riflessioni  critiche che andrebbero rilette. Anche le “macroregioni”  di Gianfranco Miglio ,un giurista stimato da Bobbio, andrebbero riprese almeno come spunto di riflessione. Ma soprattutto le Provincie non posso restare a bagno maria in attesa che qualcuno pensi a come farle funzionare. 

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Il Sacrario di Mauri  e il presidente Boeti
A Bastia di Mondovì esiste un sacrario partigiano, inaugurato nel 1947 e costruito per iniziativa del comandante Enrico Martini Mauri, medaglia d’oro al V.M. per dare degna sepoltura ai mille caduti delle Divisioni Alpine Autonome. E’ un sacrario non adeguatamente ricordato persino dal sito del Comune di Bastia. Per molti gli azzurri di Mauri sono partigiani di serie B ,forse solo perché vollero definirsi volontari della Libertà, un’espressione usata ,per altri versi, anche da Piero Calalamandrei  Per anni vennero considerati tout -court dei badogliani. Il Vicepresidente del Consiglio Regionale del Piemonte e presidente del Comitato Resistenza Costituzione della Regione è andato sabato scorso a rendere onore a quei Caduti  e ha tenuto un discorso di alto livello morale e storico, rendendo l’omaggio dovuto a Mauri  ai suoi 11 mila Volontari e ai suoi mille Caduti. Nel suo discorso tra l’altro ha detto :”Quei militari furono alla base dell’unità della Resistenza  che vide coagularsi intorno al desiderio di libertà  e di democrazia  uomini dell’esercito , contadini, artigiani, operai, medici, sacerdoti “.Il riferimento conclusivo del discorso al terrorismo  internazionale che “semina morte e terrore” ci appare molto importante: “Com’è successo con i nazisti, le nazioni civili debbono far fronte  comune contro questa follia che dev’essere sradicata, per restituire un mondo nel quale sia piacevole vivere e costruire il proprio futuro”. Era il discorso che i cittadini, i reduci e i parenti dei Caduti  attendevano ascoltare.

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LETTERE   scrivere a quaglieni@gmail.com

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L’ho ascoltata venerdì alla festa per i 170 del circolo degli Artisti di Torino. Ho visto il disagio dei relatori nel salire su un’alta pedana e parlare seduti senza avere la possibilità di avere vicino a sé un appoggio o la possibilità di bere un po’ d’acqua. Questa moda di togliere il tavolo nei convegni mi sembra stupida.

Maura Fossati

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Io ormai mi sono dovuto abituare perché spesso mi trovo a parlare in queste condizioni. Certo è impossibile leggere una citazione, per non dire bere un goccio d’acqua : il tavolino era ad un metro e mezzo da dov’ero io. Sono d’accordo con lei, mi sembra una moda stupida, volta a copiare il salotto televisivo. Ma, a volte, come nel caso del 170° del Circolo degli Artisti, non ci si poteva limitare al solito “cazzeggio” , si dovevano fare discorsi di altro tipo. Ed ho notato il disagio di molti. Chi organizza un convegno o una conferenza deve fornire ai relatori, oltre ad un buon microfono, gli strumenti necessari per dare al pubblico il meglio. L’idea nata nel circolo di via Bogino sembra però aver attecchito anche altrove, per dare un’idea meno formale all’evento. Anche Luciano Violante una volta sentì il disagio di non poter appoggiare i libri che doveva citare.  E’ un po’ come quando vennero abolite le predelle sotto le cattedre che servivano per avere uno sguardo d’insieme sugli allievi a cui si tiene lezione. Una sorta di cattedra democratica in base all’assioma che allievo e professore devono essere uguali. All’Università vennero ripristinate perché il buon senso lo imponeva. Non è che quindici centimetri di pedana in meno favorissero rapporti migliori con gli studenti. Ci fu anche chi volle rapporti partitari e si fece dare del tu dagli studenti. Asinerie tardo -sessantottine prive di ogni logica. 

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Lucrezia Beccari, dal Piemonte alla conquista del mondo

Nel 2018, in Corea, si svolgeranno le Olimpiadi invernali che saranno probabilmente la gara di addio della trentenne Carolina Kostner che aveva conquistato a Sochi una medaglia di bronzo nel pattinaggio artistico femminile. Molti tecnici si stanno interrogando su chi potrà raccogliere la pesante eredità della campionessa altoatesina e, nel settore giovanile, già da alcuni anni si è fatta notare Lucrezia Beccari, classe 2003, piemontese di Rivoli, che indossa i colori dell’Ice Club Torino, dove è allenata da Edoardo De Bernardis e Claudia Masoero. La giovanissima pattinatrice è stata fermata da un brutto infortunio all’inizio della stagione, ma, nonostante l’assenza di tre mesi dalle piste, ha avuto la forza per riprendersi e imporsi in appuntamenti importanti come il Campionato Nazionale Novice Advanced Elite, nel quale ha conquistato la medaglia d’oro, e la Rooster Cup di Parigi dove si è classificata seconda, ma pattinando il miglior programma libero.

Classe, grinta e determinazione contraddistinguono la Beccari che sta lavorando duramente per realizzare il sogno di tutti gli atleti: la partecipazione ad un’Olimpiade e la conquista di una medaglia.

 

Ti alleni con l’Ice Club Torino, al Palatazzoli. Come è iniziata questa esperienza?

 

– Mi sono avvicinata al mondo del pattinaggio quasi casualmente, grazie ad una pista che avevano montato nella mia città, Rivoli, durante il periodo natalizio. A sei anni ho iniziato a pattinare al Tazzoli. I miei genitori mi hanno sempre incoraggiata a seguire le mie passioni e il pattinaggio è stata subito una di queste. Nel 2014 ho cominciato ad allenarmi con l’Ice Club Torino, una squadra fantastica. Ho instaurato un rapporto di fiducia con il mio allenatore e coreografo, Edoardo De Bernardis che è attento ad ogni particolare e mi stimola a fare sempre meglio. Edoardo è anche il mio coreografo e riesce a creare per me programmi davvero straordinari come quelli della stagione appena terminata: il corto sul “Notturno” di Grieg e il libero sulla colonna sonora di “Quinto Elemento”.

 

 

State già lavorando ai programmi per la prossima stagione?

 

 

– Sì, nel mondo del pattinaggio, appena terminano le gare, si inizia ad ascoltare le musiche, a sceglierle, a costruire i nuovi programmi. Edoardo De Bernardis è estremamente creativo e riesce proporre coreografie che si adattano perfettamente alle caratteristiche delle atlete che segue. Corto e lungo saranno decisamente diversi l’uno dall’altro. Nel primo, un programma moderno, pattinerò sulle musiche di “Alien”   e un brano dei Chemichal Brothers. Nel lungo, invece, renderò omaggio a tutti coloro che hanno perso la vita nei lager, alle vittime dell’Olocausto. Voglio ricordare tutti i bambini e gli adolescenti che sono stati sterminati nei campi di concentramento, nei ghetti, voglio onorarne la memoria attraverso il mio pattinaggio.

 

 

La stagione che è appena terminata è stata difficile per te. Hai subito un infortunio molto grave che ti ha tenuta a lungo lontana dagli allenamenti e dal ghiaccio. Ma sei riuscita a tornare e a vincere appuntamenti importanti come il Campionato Nazionale Novice Advanced Elite e a classificarti seconda alla Rooster Cup di Parigi, realizzando il libero migliore.

 

 

– La frattura multipla alla rotula mi ha fermata per 3 mesi e mi ha costretta a portare il gesso. Grazie alla mia determinazione ho trovato i me stessa la forza per reagire e sono riuscita a riprendermi prima del previsto. La mia famiglia, Edoardo de Bernardis e Claudia Masoero sono stati importantissimi e mi hanno sempre sostenuta. Amare qualcosa come io amo il pattinaggio ti aiuta a lottare e a credere fino in fondo anche nei momenti più bui. Quando ho ripreso a gareggiare ho provato una gioia indescrivibile. Ho potuto prendere parte ai Campionati Nazionali Novice Advanced Elite di Aosta e vincere il titolo di Campionessa nazionale. Successivamente ho conquistato il secondo posto alla Rooster Cup di Parigi. Attualmente mi sto allenando per perfezionare la combinazione di salti triplo-triplo e cerco di migliorare tutti gli elementi. Pretendo molto da me stessa. Non mi accontento mai e sono una lottatrice.

 

 

Sei considerata uno dei giovani talenti italiani e fai parte della Nazionale azzurra

 

 

– Sono stata inserita nel progetto “Talenti” della Nazionale italiana e sono entrata in Nazionale, nel singolo femminile, a 11 anni. In passato ho praticato anche la danza sul ghiaccio con Pietro Turbiglio e, con lui, ho vinto il Trofeo delle Regioni e ho realizzato il punteggio per entrare nella squadra azzurra. Quando Pietro ha smesso, ho pattinato nell’artistico di coppia con Paolo Balestri e anche con lui sono entrata in Nazionale… Adoro tutte le discipline del pattinaggio, ma gli impegni non mi consentono di conciliarne due a livello agonistico…

 

 

Chi è Lucrezia Beccari?

 

 

– Una ragazza normale che sta terminando le scuole medie inferiori presso l’Istituto paritario “Salotto Fiorito” di Rivoli, che ama stare con la propria famiglia e cucinare. Lucrezia è una pattinatrice con grandi sogni: il podio Olimpico è il primo fra tutti!

 

 

Marco Travaglini

(foto: Barbara Castellaro)