La questione è molto semplice. Ammassare 30 mila tifosi in una piazza di 12 mila metri quadrati vuol dire dilatare a dismisura il rischio di incidenti gravi . Questo è quello che è successo sabato sera a Torino, la ragione di fondo dei 1527 feriti, 900 dei quali feriti da cocci di vetro, senza che Prefetto, Questore e Sindaca Appendino abbiano avuto alcunché da ridire. Poteva succedere di peggio. Vedete la differenza? Il primo maggio tutti impegnati a
impedire, a viva forza, l’entrata in piazza San Carlo di un pezzo del corteo del Primo Maggio, per il timore di contestazioni verbali. Sabato nulla da dire per una piazza, la stessa San Carlo, affollata all’inverosimile, trasformata in una polveriera. Invece che riconoscere l’errore marchiano, il gioco in questi giorni è allo scaricabarile oppure si invocano misure repressive risibili tipo quelle rivolte contro l’ultima ruota del carro, i venditori ambulanti di bibite varie. Basta con le fanfaluche. Quanto accaduto a Torino è di una tale gravità che non può rimanere senza che siano accertate le reali mancanze e responsabilità.
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Ezio Locatelli, segretario provinciale Prc di Torino
A Roma si terrà un convegno sul tema “Laicità e Spiritualità”, promosso dal Centro “Pannunzio” e dal “Cortile dei Gentili”, iniziativa del Pontificio Consiglio della Cultura guidata da S.E. il Cardinale Gianfranco Ravasi e sostenuta dalla Fondazione Cortile dei Gentili presieduta dalla Prof.ssa Consuelo Corradi. S.E. il Cardinale Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura introdurrà l’evento del 12 giugno. A seguire, converseranno i Prof. Pier Franco Quaglieni, Direttore del Centro Pannunzio, la Prof.ssa Luisella Battaglia dell’Università di Genova, il Prof. Eugenio Mazzarella dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e il Prof. Silvano Petrosino dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Il dialogo dei relatori sarà moderato dal Prof. Giuliano Amato, Presidente della Consulta Scientifica del “Cortile dei Gentili”. Il convegno riguarderà tre temi: • la nozione di laicità, che alcuni considerano in primo luogo un metodo di pensiero. È, secondo chi la pensa così, il metodo della sottoposizione dei propri argomenti alla prova della razionalità critica, della discussione da parte degli altri. È il metodo che richiede non di rinunciare alle proprie verità, ma di non pretendere di imporle. • Il terreno comune su cui questo metodo laico deve portare credenti e non credenti, è il terreno della spiritualità che è per tutti quello della ricerca del senso, dell’etica condivisa, al di là del relativismo di
scelte sempre e solo individuali, che si autogiustificano solo perché non pretendono di valere per altri. • L’umiltà, cioè la predisposizione mentale essenziale per il rispetto della laicità. Oggi essa riguarda la fede, che in alcuni revival religiosi del nostro tempo tende spesso a manifestarsi con un’intransigenza del tutto intollerante verso le diversità. Gli interventi verranno ripresi e inseriti in una futura pubblicazione.
Il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, in una intervista sul Corriere della Sera e poi a Sky Tg24, aveva sottolineato che nella catena di comando della serata di sabato in piazza San Carlo evidentemente c’è stato qualche intoppo e che è mancata una certa dose di umiltà. Il riferimento è parso ai più alla sindaca che non ha chiesto scusa per quanto accaduto. E nel tardo pomeriggio di ieri Chiara Appendino parla: “È evidente che qualcosa non ha funzionato. Come amministrazione siamo pronti ad assumerci le eventuali responsabilità che dovessero emergere dall’inchiesta della magistratura.Provo ancora rabbia per quanto accaduto, ma lavoriamo con determinazione per garantire la sicurezza per i prossimi eventi. Torino saprà rialzarsi. E’ una comunità unita e questa è la sua forza. Oggi più che mai abbiamo il dovere di dimostrare che la nostra determinazione è più forte della paura e io sono sicura che tutti insieme possiamo farlo”.
Il rosso più bello del mondo
Cosa avranno inventato Mazda e La Fura Del Baus per lanciare il rosso più bello del mondo? Visti i protagonisti, probabilmente “lancio” non sarà solo un modo di dire. Soul Red Crystal Night. 7 giugno, ore 21, Torino. Qualcosa di straordinario sta per accadere.

Il rosso più bello del mondo nasce da un sogno. Quello di creare un colore che d’istinto fosse percepito come bellissimo. Un colore affascinante, seducente, capace di rubare il cuore. E di valorizzare il concetto di less is more della Mazda CX-5, che invece di enfatizzare linee di carattere, preferisce sottolineare i passaggi morbidi ed evocativi tra le superfici della carrozzeria. Okamoto, esperto di design creativo e sognatore capo, aveva già creduto nella forza dei colori ideali nella creazione del design KODO. Ora decide di chiedere di più al Soul Red e a tutto il team: punti di luminosità che ricreino l’energia potente del magma in movimento; zone d’ombra dalla natura chiara e traslucida, quasi effimera; una lucentezza così brillante da esprimere durezza/carattere e dettagli raffinati.

Anche il team ha qualcosa da chiedere: più spiegazioni. Okamoto trova l’esempio perfetto per trasformare il suo sogno di un colore nel sogno di tutti. Mostra loro un bicchiere da bibita di colore rosso rubino brillante. Il concetto è semplice: imparare dai rubini e da un bicchiere di vetro colorato di rosso. Takakazu Yamane era sempre stato un osso duro. Per questo era stato fondamentale nella creazione del sistema di verniciatura a tre strati e del sistema di verniciatura Aqua-tech di Mazda, uno dei più rispettosi dell’ambiente del settore automotive.Per questo era perplesso. Se Okamoto è un sognatore capo, Yamane è un razionale capo. Esperto di vernici e di numeri, capisce che per realizzare il sogno del rosso più bello del mondo deve partire dai numeri e tradurre il rosso ideale in valori ergonomici così da poter calcolare esattamente come le persone percepiscono colore e luce. Ma con la percezione, si sa, le cose si complicano sempre. Ognuno ha la sua. L’intervento di Koji Teramoto, esperto di tecnologia delle vernici, si rivela essenziale.

La cosa più difficile era creare il rosso più bello del mondo con soli tre strati di vernice. Un’altra sfida impossibile, naturalmente. Ma su questo erano tutti irremovibili. E per di più, in Mazda le sfide sono sempre state il motore di tutto. Alle scaglie di alluminio e alla alta lucentezza della tinta Machine Grey, Teramoto e il suo team hanno aggiunto delle scaglie di alluminio che assorbono la luce, per rendere più profonda l’ombra. La rivoluzione del colore passa anche attraverso la forma e le dimensioni delle scaglie di alluminio, talmente piccole da renderle impercettibili all’occhio umano. Il rosso più bello del mondo è nato. Ancora una volta nella storia di Mazda i dettagli fanno la perfezione. Ma non da soli: il lavoro di squadra tra persone che provengono da campi diversi e l’armonia che si crea in nome di una sfida e di una passione hanno fatto il resto. Le emozioni diventano sempre più parte integrante del processo creativo e produttivo delle auto Mazda. E il confine tra realizzare auto e realizzare sogni si fa sempre più sottile. Ormai è diventato quasi impercettibile, proprio come le particelle del Soul Red Chrystal.

Ma al lieto fine manca ancora qualcosa. Il rosso più bello del mondo va presentato al mondo.Mazda e La Fura Del Baus prendono sogni, numeri, dettagli, passione, sfide, ci aggiungono emozioni e tanta energia e li fanno volteggiare nell’aria di Torino in una serata che ha tutta l’aria di essere magica.
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Soul Red Crystal Night. 7 giugno, ore 21, Torino. Qualcosa di straordinario sta già accadendo.http://www.mazda.it/mazda-spirit/eventi-sponsorship/saloneautotorino2017/
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informazione commerciale
Al Regina Margherita migliorano di ora in ora le condizioni di Kelvin, il bimbo di 7 anni ferito sabato nella serata da incubo in piazza San Carlo. Ora il piccolo è sveglio e cosciente, respira senza l’ausilio di strumentazioni mediche. Nei prossimi giorni dovrebbe uscire da Rianimazione per essere ricoverato in un reparto di degenza, anche se per motivi precauzionali la prognosi è ancora riservata. Invece restano gravi le condizioni di Erika, la 38enne di Domodossola che sabato, nella calca, è andata in arresto cardiaco per schiacciamento. Si trova in ipotermia in prognosi riservata al San Giovanni Bosco di Torino. Tra i feriti ancora in ospedale la situazione della donna è la più preoccupante.
Antonio Brizzi, segretario generale Conapo sindacato autonomo dei vigili del fuoco afferma in una nota: “I fatti di Torino facciano riflettere tutti coloro che si occupano di sicurezza a partire dal Ministro dell’Interno che ne è l’autorità nazionale. Riteniamo di fondamentale importanza aumentare il numero dei vigili del fuoco presenti sul posto nei servizi di vigilanza durante eventi e manifestazioni ad alta affluenza. Non è possibile che per un evento ad alto afflusso come quello di Torino, con oltre 30 mila persone assembrate, siano previsti per decreto solo 10 vigili del fuoco in servizio dedicato sul posto. Tutti abbiamo visto quanto sono stati provvidenziali sia come soccorritori sia per evitare peggiori conseguenze. Per questo, in aggiunta alle varie contromisure, chiediamo al ministro Minniti di modificare il decreto e aumentare il numero minimo obbligatorio di vigili del fuoco nei servizi di vigilanza, non siamo più in tempo di pace almeno dal punto di vista emotivo e non c’e’ spesa o spending review che possano giustificare una insufficiente sicurezza dei cittadini Italiani”.
(foto: il Torinese)
L’OPINIONE
di Pier Franco Quaglieni
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La Sindaca Chiara Appendino sui fatti di piazza San Carlo del 3 giugno ha letto, davanti al Consiglio comunale, una relazione piuttosto concisa ed incerta in cui non c’è spazio per l’autocritica;una relazione che non fa che recepire il resoconto del comandante dei Vigili urbani, tanto apparentemente puntigliosa quanto giocata tutta in difesa. Appare chiaro che qualcosa non ha funzionato. O magari parecchie cose non hanno funzionato. Sarà la Magistratura a valutare e noi attendiamo che essa svolga il suo lavoro in serenità. Forse una Commissione comunale d’inchiesta,sotto altri punti di vista doverosa e forse anche utile,potrebbe intralciare il lavoro dei magistrati. E’ meglio attendere. Sotto un profilo politico, però, il giudizio che si può dare,fatte salve le eventuali conseguenze giudiziarie,è necessariamente negativo. Da oggi sarà più difficile organizzare grandi eventi a Torino e già questo è un arretramento.Questa è la città delle Olimpiadi invernali,delle Ostensioni della Sindone,delle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia, degli incontri oceanici con i papi in piazza Vittorio. L’immagine della sicurezza e
dell’accoglienza della città è stata gravemente vulnerata. Le piazze auliche vanno in futuro preservate :i venditori di cioccolata non possono pretendere di usare piazza San Carlo, la stessa invasione della città da parte del Salone del gusto appare discutibile. Piazza Vittorio è stata storicamente l’unica piazza che si presti per molti eventi. Piazza San Carlo e piazza Castello non sono idonee. Prevedere anche solo il semplice sfollamento ordinato di 30mila persone da piazza San Carlo diventa un problema,al di là dei cocci di bottiglia e dei venditori abusivi che qualcuno non ha controllato in modo adeguato,vista la vendita di un numero altissimo di bottiglie.
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Il ministro Minniti ha dimostrato ancora una volta di essere all’altezza del compito,come spesso dimostrano i vecchi comunisti che hanno appreso fin da piccoli i rudimenti della politica che è anche arte di governo. Il “nuovo” non sempre coincide con il meglio o anche solo con il buono. Mi è sembrata fuori luogo la “predica” accorata di Mons. Nosiglia che anche in questa circostanza ha voluto dire la sua,senza aggiungere una riflessione di particolare rilevanza. Il tentativo di colpire il
Prefetto Saccone mi sembra piuttosto spregiudicato e, allo stato, privo di fondamenti.Saccone è uomo delle istituzioni con una grande esperienza alle spalle,sempre vigile ed attento nell’esercizio delle sue funzioni.Meglio di tanti suoi predecessori. Appare anche fuori luogo cogliere l’occasione per cercare di dare una spallata alla Giunta Appendino che però non può non assumersi le sue responsabilità. Il solo fatto che la sindaca intenda lasciare la delega alla sicurezza evidenzia un disagio.Molto importante sarà vedere a chi la delega verrà affidata. Nella squadra attuale pochi, pochissimi sembrano all’altezza. La tesi secondo cui il panico è il solo responsabile non regge perché semmai, in epoca di terrorismo,è indispensabile prevenire il panico.Non è cosa da poco,ne conveniamo,ma il futuro non può riservarci la tranquillità dell’ordinaria amministrazione. Torino ha bisogno di ben altro.
(foto: il Torinese)
A colloquio con i promotori Giampiero Leo, Walter Nuzzo e Paolo Candelari: “riteniamo che il nostro lavoro debba andare in profondità nelle coscienze e, grazie a un impegno sia educativo che di testimonianza, creare e produrre, finalmente, una mentalità e una politica di pace e giustizia, nella sicurezza. In questo senso, oltre alle guerre, condanniamo e ci opponiamo senza riserve al terrorismo”
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Giampiero Leo, i giornali scrivono che è “rinato il movimento per la Pace”, ma anche che ha caratteristiche molto diverse dal passato. Lei, che è uno dei principali protagonisti di questa rinascita, può illustrarci meglio la situazione?
Premesso che ho una grande stima per tutti coloro che, in buona fede, si sono battuti in passato nei movimenti pacifisti, è indubbio che il quadro complessivo è molto cambiato. Oggi, il movimento, almeno come si sta configurando in Piemonte, è sicuramente e convintamente pluralista e trasversale, nel senso che non è guidato da una cultura egemone, ma è animato da donne e uomini con storie convinzioni e sensibilità diverse, ma altresì molto convinte della necessità di un percorso unitario, di un “camminare insieme”. A proposito di questo ultimo motto, bisogna infatti sottolineare che, ovviamente nel pieno rispetto delle posizioni di tutti, oggi vi è una forte presenza di una componente religiosa. Per “componente” non si intende una corrente o una Chiesa specifica, ma l’apporto che, per esempio, è dato dal nostro coordinamento interconfessionale “Noi siamo con voi”. Questa realtà, lo ricordo, comprende decine di associazioni e rappresentanti di praticamente tutte le confessioni religiose presenti in Piemonte. In dialogo, e in sintonia con esperienze simili, (come l’autorevole “Comitato interfedi”, le varie esperienze di dialogo
interreligioso, da quello bilaterale a quelle multilaterali ecc. ) cerchiamo di dare un contributo di non violenza, rispetto, amore alla vita e al bene comune. Per esplicitare meglio questi concetti, provo a ricorrere ad alcuni esempi: se negli anni 70 gran parte del movimento pacifista era tendenzialmente anti americano e anti occidentale, ed aveva riferimenti in leaders “terzo mondiali”, fra i quali anche Castro, oggi, invece, l’atteggiamento non vuol essere assolutamente partigiano, e come massime figure di ispirazione contemporanea, pensiamo a Papa Francesco, al Maestro Daisaku Ikeda, al Dalai Lama. In un certo senso, quindi, ci ricolleghiamo, superando – la fase ideologica degli anni 70 – ai grandi maestri storici come Ghandi e Marthin Luter King. Se dovessimo, poi pensare a qualche figura italiana, mi verrebbero da citare personalità quali Capitini, La Pira, Chiara Lubich e Mons. Luigi Giussani. Concludendo, penso che il nostro lavoro debba andare in profondità nelle coscienze e, grazie a un impegno sia educativo che di testimonianza, creare e produrre, finalmente, una mentalità e una politica di pace e giustizia, nella sicurezza. In questo senso, oltre alle guerre, condanniamo e ci opponiamo senza riserve al terrorismo. Coerentemente – anche se questo può sembrare un aspetto molto minore – auspichiamo un metodo e una prassi non violenta e aggressiva, anche nelle relazioni sociali e politiche, rigettando il sistema della denigrazione, delegittimazione, insulto dell’avversario o del diverso, perché sappiamo che la prima rivoluzione deve avvenire nelle coscienze e nei cuori delle persone.
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Walter Nuzzo, l’appello che state lanciando è rivolto al Governo Italiano, affinché decida di
partecipare ai lavori ONU del prossimo 15 Giugno, per un trattato che porti all’abolizione totale delle armi nucleari nel mondo. Lei, che rappresenta un movimento particolarmente – e da lungo tempo – impegnato su questo tema, può descriverci le ragioni e gli obiettivi della vostra mobilitazione?
Per quanto riguarda le ragioni, il movimento Senzatomica, promosso dall’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, si ispira alle Proposte di Pace, inviate ogni anno alle Nazioni Unite, dal terzo presidente della Soka Gakkai, Daisaku Ikeda. Per questi motivi è nato in Italia il movimento “Senzatomica-trasformare lo spirito umano per un mondo libero da armi nucleari”, che sta attualmente lavorando, di concerto con le Istituzioni cittadine e regionali, – in primis con il “Comitato diritti umani della Regione Piemonte – per portare a Torino la mostra multimediale “Senzatomica” nei mesi di Ottobre e Novembre prossimi.Il nostro auspicio è che l’Italia diventi uno dei paesi leader dei negoziati ed esprima tutto il suo potenziale di creatività e capacità diplomatica nella ricerca di un nuovo paradigma di sicurezza globale che promuova la comprensione reciproca e si lasci alle spalle la logica obsoleta della deterrenza nucleare fondata sulla sfiducia reciproca. L’Italia ha già mostrato, in importanti occasioni, capacità di leadership, guidando e partecipando attivamente ad azioni politico-diplomatiche quali la moratoria sulla pena di morte, la messa al bando delle mine antiuomo e delle bombe a grappolo: qui stanno la cultura e la storia di cui andiamo fieri. Ora c’è la possibilità di scrivere un’altra grandiosa pagina di Storia, nella quale l’Italia può manifestare il senso più alto della propria tradizione umanistica, ponendo al centro della propria azione l’essere umano e contribuendo in modo significativo a porre fine alla negazione della dignità della vita perpetrata tramite le armi nucleari (anche quando non vengono usate).
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Chiediamo infine a Paolo Candelari, Walter Nuzzo e Giampiero Leo:
Il vostro movimento, molto più pluralista, unitario e trasversale, rispetto a quello degli anni 70 del secolo scorso, come si pone di fronte alla politica e alle istituzioni?
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PAOLO CANDELARI:
Il mio movimento (MIR – Movimento internazionale della Riconciliazione MN – Movimento Non violento) è stato positivamente sorpreso dall’iniziativa di alcuni Paesi di andare oltre il trattato di non proliferazione delle armi nucleari e di proporre di metter al bando le armi atomiche, così come lo sono già le armi chimiche, le mine antiuomo ed altre. Tale proposta è stata votata da 139 Paesi all’assemblea generale dell’O.N.U. ed oggi ci stiamo avvicinando al traguardo. Ciò che ha sorpresi, è stata la posizione del governo Italiano di votare contro ad ottobre e di non partecipare al tavolo dei negoziati adesso. E’ stato per questo che ci siamo chiesti cosa potevamo fare, e abbiamo proposto l’appello alle nostre autorità, che poi ha avuto il sostegno di tante associazioni della società civile.Da sempre abbiamo un rapporto positivo e di partecipazione nei confronti delle
istituzioni. I movimenti e le persone che si ispirano alla non violenza hanno sempre avuto come valore fondamentale quello della partecipazione attiva alle vicende politiche e sociali: basti pensare al fondatore del MN Aldo Capitini e le sue numerosissime iniziative “politiche”. Come movimento ci teniamo però a mantenere la caratteristica si soggetto della società civile. Nel caso in questione noi ci rivolgiamo alle istituzioni, alle forze politiche, che sono presenti e determinanti nei processi decisionali, evitando le recriminazioni, ma suggerendo le modifiche che riteniamo indispensabili.Possiamo pertanto definirci un movimento non politico, ma tutt’altro che antipolitico. Speriamo, con questo nostro appello, di essere ascoltati, perché pur piccoli, siamo coscienti di rappresentare, in questo caso, le esigenze profonde dell’umanità e di larga parte dell’opinione pubblica.
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WALTER NUZZO:
Credo che il nascente “Movimento per la pace”, possa prendere a paradigma l’esempio fornito dal Movimento interconfessionale “Noi siamo con voi”. Questo coordinamento è nato con l’intento di lavorare in strettissima collaborazione con il Comitato dei Diritti Umani della Regione Piemonte e con tutte le Istituzioni cittadine e regionali, al fine di realizzare iniziative di pubblica utilità, tentando di fornire un’informazione corretta o esprimendo forme di solidarietà su vari problemi che affliggono la società contemporanea. Ricordo a questo proposito che, oltre alla petizione al Governo Italiano sul tema delle armi atomiche, sono moltissime le iniziative realizzate. Solo per citare le più recenti : la marcia a sostegno delle vittime di persecuzioni religiose, la “preghiera per
la pace” del 1 Gennaio scorso al Sermig che ha visto la partecipazione della Sindaca Appendino, il convegno “Lo Straniero”, presentato dal Pres. Laus nella sala del Consiglio Regionale. Stiamo altresì lavorando, in collaborazione con il Comitato dei Diritti Umani e con l’assessore alle Pari Opportunità Dott. Giusta, alla realizzazione del convegno “Islam contro Islamismo” nel quale verranno trattati i temi del fondamentalismo islamico e della radicalizzazione, con l’impegno in prima persona dei punti di riferimento delle comunità musulmane della nostra città. Quanto qui descritto esprime con assoluta chiarezza la nostra concezione, completamente positiva, del rapporto che desideriamo avere con la politica e le istituzioni. Infine voglio testimoniare che il lavoro fin qui svolto ha permesso di stringere sinceri legami di amicizia con tutti i componenti del movimento, dimostrando che si possono promuovere insieme gli stessi valori anche con modalità, credo religioso e convinzione politica diversi.
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GIAMPIERO LEO:
Le affermazioni fatte, e le iniziative citate dagli amici Nuzzo, Candelari e da me, credo rappresentino la migliore risposta.Tutti noi riteniamo che il ruolo della politica e delle istituzioni sia fondamentale, e per questo cerchiamo con loro un rapporto corretto e sinergico. Ho anche il piacere di poter sottolineare che il nostro convincimento è stato, a Torino e in Piemonte, rafforzato dalla attenzione riscontrata a vari livelli, da quello istituzionale a quello di esponenenti politici. In particolare è doveroso citare l’operato del Presidente del Consiglio Regionale Mauro Laus, che ha personalmente voluto la nascita del “Comitato per i Diritti Umani”, ed ha fatto di questo un esempio per il Paese ed un volano per le realtà civili e sociali – la nostra, come tante altre – che si battono per un mondo più giusto e più umano.
Di Pier Franco Quaglieni
Carlo Dionisotti ( 1908 – 1998) è stato uno dei maggiori storici della Letteratura italiana del secolo scorso. C’è chi lo considera il Francesco de Sanctis del ‘900 e certamente i suoi libri sono dei pilastri della storiografia letteraria,oltre che opera di raffinatissima erudizione filologica . È stato un piemontese di Romagnano Sesia che è anche vissuto ed ha insegnato a Torino. Fu forse la vittima più illustre dei giochi accademici che non gli riconobbero i titoli per una cattedra in una università italiana. A Torino e a Roma aveva insegnato nelle scuole superiori, come capitò a Sapegno e a Momigliano che poi ebbero la cattedra universitaria. La mediocrità di Pastonchi non permetteva a studiosi come Carlo di emergere.

Dovette emigrare a Londra dove insegno’ per tanti anni al Bedford College.Fu una grande ingiustizia. In parte motivata da ragioni politiche che lo portarono ad essere un isolato in Italia. Gobettiano fin da giovanissimo , seppe vedere i limiti di Gobetti e l’evidente ossimoro della “Rivoluzione liberale “: i rivoluzionari sono quasi sempre illiberali ,mentre i liberali non sono per loro natura rivoluzionari ,ma riformisti. Antifascista per profonda convinzione, discepolo ideale di Benedetto Croce e della sua “Religione della libertà ” , milito’ nella Resistenza e nel partito d’azione di cui però vide e denuncio’ tutti gli errori e i limiti. Il giacobinismo non poteva trovare in lui consenso e tanto meno Carlo poteva seguire molti suoi amici nella loro fuga interessata verso il partito comunista.
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Dionisotti non poteva seguire Luigi Russo o Natalino Sapegno nel loro tentativo di coniugare insieme Croce e Gramsci. Lascio’ la casa editrice Einaudi per dissensi con i marxisti Salinari e Muscetta . Dionisotti si allontanò da Croce per aprire nuove strade alla storiografia letteraria ,ancorandola alla geografia, come indica il suo titolo più importante: “Geografia e storia nella letteratura italiana “. In tempi più recenti ,negli anni della contestazione, fu fermissimo nel condannare l’estremismo di sinistra che sfociò nel terrorismo, denunciando i cedimenti di uomini come Guido Quazza che vollero vedere nei contestatori i continuatori di una Resistenza tradita. Pur vivendo a Londra,fu consapevole di quanto accadeva in Italia e stette dalla stessa parte di Franco Venturi e di Aldo Garosci nell’ evidenziare costantemente i pericoli antidemocratici e illiberali insiti nel ’68. Furono quegli uomini e maestri a far capire a me ,giovane universitario ,da che parte stare. Ogni anno durante le vacanze tornava nella vecchia casa di Romagnano Sesia ,a Torino e a Varigotti nella villa della famiglia della moglie, Marisa Pinna Pintor. La mia amica Jole Pinna Pintor ,donna intelligente e bizzarra, sua cognata, fece spesso da tramite nel nostro rapporto .Ricordo le grandi cene di pesce alla” Muraglia “di Varigotti in cui il taciturno maestro si animava e parlava di tante storie italiane senza filtri.
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La sua intransigenza morale e il livello altissimo della sua cultura gli consentivano di parlare liberamente di uomini e avvenimenti spesso meschini che hanno purtroppo costituito parte della storia intellettuale italiana . Mario Soldati che fu suo compagno di scuola, era uno dei pochi con cui Carlo era rimasto in contatto e partecipai ad alcuni incontri a Tellaro nella villa di Mario che restano davvero indimenticabili. Si vedeva cosa significasse lo sfavillio dell’intelligenza supportata dalla cultura e dall’amore vero per la libertà. Tra i professori, solo Bianca Montale e Raimondo Luraghi si sono rivelati così lontani dalle convenienze accademiche come lo fu Dionisotti .Invitato a Torino da Loris M. Marchetti, tenne anche una lectio magistralis al centro “Pannunzio” su Benedetto Croce. Lui la definì una “conferenzina” ,ma era molto di più. Il sindaco Zanone, su mia proposta ,gli conferì il Sigillo civico di benemerito della Città. Fu l’unico riconoscimento italiano che il grande studioso ebbe in Italia. Era davvero un isolato che metteva in imbarazzo i nuovi baronetti rossi che avevano conquistato una cattedra per meriti più politici che scientifici. La famiglia, alla morte dì Dionisotti decise di donare la sua biblioteca (diecimila volumi) all’università del Piemonte orientale di Vercelli , un’istituzione che non mi ha mai molto convinto anche per alcuni suoi docenti che altrove, forse ,non avrebbero mai avuto una cattedra.
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Ovviamente Vercelli non è un’anomalia perché tante città di provincia hanno avuto una sede universitaria per pressione degli enti locali, degli industriali, della politica e dello stesso mondo accademico e gli immeritevoli e i mediocri in cattedra ci sono purtroppo in ogni ateneo italiano e non italiano . Sarebbe un discorso lungo che ci porterebbe ad analizzare il decadimento dell’istituzione universitaria, divenuta sempre più simile ad un liceo. Ebbene ,l’università di Vercelli non ha accolto, malgrado gli impegni precedentemente assunti, la donazione della famiglia Dionisotti perché avrebbe voluto spezzettare la biblioteca del maestro: una vera assurdità. Non ci risulta che la Regione Piemonte abbia fatto un passo per difendere il patrimonio librario di un grande piemontese che pago’ in vita il non allineamento alle vulgate. Così la biblioteca è finita a Lugano nella locale Università accolta con tutti gli onori. Un’ultima offesa da parte italiana e piemontese, per l’esule Dionisotti che aveva seguito a Londra un altro illustre piemontese, controcorrente e dimenticato , Giuseppe Baretti . Anche la sua biblioteca ha trovato ospitalità all’estero. Come già era accaduto a due altri” irregolari” come Prezzolini e Flaiano. A Lugano trovavano rifugio in passato gli anarchici, oggi trovano accoglienza i lasciti di grandi italiani ,non riconosciuti in patria. Che tristezza !
Il Rotary Club Torino Lagrange conferisce a Donna Allegra Agnelli l’onorificenza di Socio Onorario. La cerimonia di consegna del riconoscimento avverrà mercoledì 7 giugno 2017, nel corso di una cena di gala presso il Ristorante “Del Cambio” di Torino. Allegra Agnelli, Presidente della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro, Vice Presidente nazionale dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro e Presidente del Royal Park i Roveri, si dedica da sempre ad attività filantropiche, prima tra tutte la lotta contro le malattie tumorali. Nel 2004 ha ricevuto la laurea honoris causa in medicina veterinaria, per l’intensa attività svolta a favore della tutela del benessere degli animali. Il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi l’ha premiata nello stesso anno con la Medaglia d’Oro al Merito della Sanità Pubblica, in occasione della Giornata Mondiale della Sanità, e nel 2005 con il Premio della Pace. “Siamo onorati di conferire a Donna Allegra Agnelli questo importante riconoscimento – afferma Riccardo Ruscalla, Presidente del Rotary Club Torino Lagrange – per la dedizione e l’impegno pragmatico che da sempre caratterizzano il suo operato, messo in campo a favore delle diverse attività filantropiche, della ricerca sanitaria e della pace, e che rispecchiano a pieno i valori del Rotary.” Il Rotary Club Torino Lagrange è un Club dinamico e i suoi soci, con età media di 33 anni, si sono già distinti nelle rispettive professioni. Il Club si pone obiettivi importanti di service ed ha realizzato negli ultimi anni concrete attività a favore del territorio: è sponsor del Premio Nazionale Certamen, sostenuto anche da Oxford e Cambridge University, Unipol Assicurazioni e dal Ministero dell’Istruzione; ha sostenuto l’ampliamento del reparto di Neonatologia dell’Ospedale Sant’Anna di Torino; ha inoltre finanziato borse di studio per studenti meritevoli del Politecnico di Torino, nonché la prima borsa di studio su Torino con la Fondazione Mike Bongiorno. Per ulteriori informazioni: www.rotarytorinolagrange.it