redazione il torinese

Ubriaco danneggia 14 auto

Si è avventato contro le auto  parcheggiate, ha rotto i finestrini e preso a calci e pugni le portiere. Un nigeriano di 22 anni ieri sera in via Spontini, in Barriera di Milano, ubriaco, ha danneggiato 14 macchine. Alcuni residenti sono scesi in strada per cercare di fermarlo, poi è intervenuta la polizia. che lo denunciato per danneggiamento e minacce. Il giovane  è incensurato.

Anziana rapinata dal finto tecnico dell’acquedotto cade cercando di salvare i gioielli

Ha rapinato una pensionata di 76 anni nella propria abitazione, a Tonengo di Mazzè. Il ladro si è spacciato per  tecnico dell’acquedotto, e l’ha invitata a mettere in un borsone oro e gioielli, dicendole che erano a rischio danneggiamento  a causa dell’acqua inquinata. La donna, a un certo punto, si è accorta della truffa  e ha opposto resistenza , cadendo a terra. Il malvivente è riuscito a scappare con un bottino del valore di circa 1000 euro. L’anziana ha  riportato lievi contusioni, ma  ha rifiutato il trasporto in ospedale.

Barriere antiterrorismo in granito in via Garibaldi, piazza Castello e via Lagrange

Lo ha comunicato l’assessore comunale alla sicurezza  Roberto Finardi in una lettera inviata al questore e al prefetto

Saranno 50 le  fioriere e 12 i new jersey, le barriere antisfondamento in cemento,  collocate nelle prossime ore nelle zone pedonali  “a rischio” della città, in base alle misure antiterrorismo, in ottemperanza alle indicazioni del ministero dell’ Interno Marco Minniti dopo l’attentato di Barcellona. Lo ha comunicato l’assessore comunale alla sicurezza  Roberto Finardi in una lettera inviata al questore e al prefetto.  Alcune fioriere sono già impiegate  attualmente come  dissuasori del traffico e barriere antiterrorismo  nel tratto pedonale di via Roma. Quelle nuove saranno in granito e verranno disposte in via Garibaldi, piazza Castello e via Lagrange, dove il flusso di persone è sempre elevato.

Giravano per strada armati di coltelli

In due, sorpresi  a passeggiare per strada armati  di coltelli e taglierini, sono stati denunciati dai Carabinieri di Rivarolo.  Si tratta di un 45enne di Castellamonte, già conosciuto alle forze dell’ordine, e un ragazzo di 16 anni fermato a Favria durante un controllo. E’ stato denunciato alla procura dei minori, poichè aveva nascosto un coltello a serramanico nello zaino della scuola. Ora dovranno rispondere di porto illegale di armi.

Dopo Bologna – Torino. Ma si dice il Var o la Var?

La recente partita Bologna – Torino ha avuto, suo malgrado, un  o una protagonista. Se dici Video assistant referee, è il Var, se dici Video assistenza arbitrale, è la Var. Ma cos’è? Si tratta del sistema che dovrebbe permettere agli arbitri di rivedere le azioni di gioco dubbie, per capire se un gol è regolare o meno, se il rigore c’è , oppure se un calciatore va espulso o per rimediare all’ammonizione o all’espulsione, eventualmente ingiusta. E’ la novità  della serie A 2017/2018.  Da oggi chi subisce le decisioni sul campo dovrebbe essere più sereno, sapendo che il direttore di gara ha potuto impiegare tutti gli strumenti per poter valutare. Ma le polemiche non mancano e sarà il tempo a valutare l’innovazione introdotta.

“La spesa del commissario”, un giallo tra i laghi del nord del Piemonte

L’ambiente è quello di una provincia del nord-ovest d’Italia, la più a nord del Piemonte, stretta fra laghi e montagne. E’ questo lo sfondo naturale delle cinque indagini del commissario di polizia giudiziaria Arturo Devecchi, protagonista de “La spesa del commissario” (Lampi di stampa) il giallo tendente al noir di Matteo Severgnini. Come il suo autore –  cusiano di Omegna – anche Devecchi vive sul lago d’Orta. E’ un uomo tranquillo, con dei valori saldi e dai metodi investigativi un po’ anticonvenzionali , che mal sopporta la realtà che lo circonda. Le miserie indotte dalla crisi che morde una realtà un tempo operosa – la terra delle pentole a pressione e delle caffettiere – e il grumo di rancori, violenze e anche soprusi di una politica che si fa sempre più potere e arroganza,  lo indignano terribilmente. Così, in un ambiente di una bellezza da lasciare senza fiato come quello della terra tra una sponda e l’altra dei laghi, la piemontese del Maggiore a quella dell’Orta, il commissario nato dalla penna di Severgnini opera, indagando. Se al celebre Maigret di Simenon le riflessioni venivano aiutate dai lauti pranzi, da boccali di ottima e fresca birra oltre che dall’immancabile fumo della pipa, Devecchi si concentra nei supermercati, davanti agli scaffali dei prodotti alimentari, spingendo e riempiendo il suo carrello. Ne I giorni della Merla – gli ultimi di gennaio, i più freddi dell’anno –  il ritrovamento del cadavere di una donna sul treno, apre scenari in cui la ricerca della verità non è sufficiente. Il mal di denti del procuratore è una storia che si snoda tra questioni sociali e nuove tecnologie. Ne L’incontro, la crisi economica porta un giovane disoccupato orgoglioso e disposto a tutto, anche a cacciarsi nei guai, pur di mantenere la sua famiglia. In Fiori freschi di campo avviene un crimine che possiamo definire molto umano. Un delitto senza sangue, un’indagine che procede con lievità dentro un dolore pesante. Le orecchie del cavallo, è la storia di una ricerca esasperata di ricchezza che porta a rapporti sentimentali aridi e pericolosi. In ogni caso, il profilo del commissario di Polizia giudiziaria Arturo Devecchi emerge con grande umanità e, nella sua prefazione, Carlo Lucarelli sostiene che seppure si tratti di un personaggio letterario “potremmo davvero trovarlo anche nella provincia che abitiamo, tra i banchi di un supermercato, mentre spingiamo il carrello per fare la spesa…”. Matteo Severgini, un tempo libraio, giornalista e scrittore – con i suoi racconti ha partecipato a numerose antologie – è anche autore radiofonico presso la Radio Televisione Svizzera.

Marco Travaglini

 

Il papa e lo ius soli: accoglienza sì, ma non illimitata

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni

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Il messaggio del Papa alla Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2018 contiene considerazioni che, in linea di massima, sono pienamente condivisibili,come, in linea di massima, può essere accettabile il principio di uno ius soli temperato ,come  viene proposto al Parlamento italiano. La situazione italiana impone  però dei distinguo che non possono essere taciuti, pur nel massimo rispetto della funzione morale esercitata dal Papa. Una funzione morale  di cui va garantita la totale libertà,ma che non necessariamente deve essere una linea-guida per uno Stato laico. Il messaggio papale merita alcune riflessioni legate al momento italiano, anche se appare ovvio che il Papa si rivolge al mondo intero. Il primo elemento da considerare è che non ci può essere un’ accoglienza illimitata,vistosamente incompatibile con le capacità di un paese come l’Italia in crisi economica  e senza segni evidenti di ripresa. Il richiamo del Papa va temperato dalla consapevolezza  che il principio dell’accoglienza non può trovare una realizzazione totale, quando collida con il principio della ragionevolezza a cui deve attenersi uno Stato. Il Papa indica,come gli impone il suo magistero, degli obiettivi morali,ma lo Stato deve seguire logiche laiche ispirate all’etica della responsabilità e non a quella dei principi. Quando Cavour parlava di” Libera Chiesa in libero Stato”,forse metteva un “in” di troppo,perché la sfera religiosa deve essere totalmente autonoma e sovrana rispetto allo Stato. Sicuramente però ” Libera Chiesa e libero Stato” o, meglio, “Libere Chiese e libero Stato” resta un punto fermo sancito dalla stessa Costituzione repubblicana che pure recepì nell’art. 7 i Patti Lateranensi.

 

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Giolitti parlava di Stato e Chiesa come di rette parallele,dicendo che non dovevano incontrarsi mai. Forse Giolitti esagerava,ma un certo parallelismo è indispensabile. Un Stato ispirato a valori religiosi diventa uno Stato etico,mentre lo Stato,proprio per garantire la libertà religiosa, deve rimanere neutro,cioè laico.Con ciò nessuno disconosce il valore del Cristianesimo che fu proprio un filosofo laico come Croce a considerare la più grande rivoluzione nella storia dell’umanità. La Giornata mondiale del migrante e del rifugiato mette insieme due realtà diverse: un conto è il migrante e un conto è il rifugiato.Dalla confusione di queste due realtà è derivato il disastro dal quale avremo estrema difficoltà ad uscire per l’irresponsabilità  e la superficialità dei nostri governi. Se uno Stato non distingue tra migranti e rifugiati ,rischia il collasso,come sta rischiando oggi l’Italia.Accogliere i  rifugiati è un dovere,accogliere i migranti non lo è. Il Papa prende posizione contro le “espulsioni arbitrarie”,una posizione  di per sè giustissima,anche se in Italia le espulsioni sono così rare ed eccezionali che è quasi  impossibile rendersi conto che esse avvengano. Su migliaia e migliaia di sbarcati giornalieri un qualche filtro sarebbe necessario da subito.Anzi sarebbe necessario già in partenza e neppure solo all’arrivo in territorio italiano. Per tanto tempo non si è proceduto neppure al riconoscimento e c’è stato chi ha ritenuto che anche solo il prendere le impronte digitali  fosse un grave atto di discriminazione. Il Papa invita a garantire a migranti e rifugiati il diritto al lavoro,anche in Italia questo diritto non è riconosciuto neppure ai cittadini italiani. In ogni caso, le accoglienze sono a carico dello Stato e solo eccezionalmente sono previsti lavori socialmente utili. C’è un anello,quelle delle cooperative sociali che andrebbe evidenziato e forse spezzato.

 

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“Accogliere,proteggere,promuovere,integrare”è l’imperativo categorico del Papa. Sui primi tre obiettivi si può sicuramente consentire,ma sul tema dell’integrazione  appare difficile ,se non impossibile, integrare persone che non accettano a priori di rispettare le leggi dello Stato che accoglie e che ritengono il loro credo religioso tale da esonerarli dal rispetto delle leggi italiane,in primis la Costituzione.  Il fatto religioso diventa un fatto determinante in relazione all’integrazione,mentre ai sensi dell’art.3 della Costituzione non dovrebbe assolutamente incidere sulla cittadinanza e sui doveri che implica,oltre ai diritti che garantisce.  Sembra strano,addirittura paradossale,  che proprio il Papa non si renda conto che l’Islam appaia una religione incompatibile con l’integrazione.Altrettanto,paradossale che molti non credenti si facciano difensori dell’identità cristiana  minacciata, quasi un nuovo “Cattolicesimo ateo” – o  l’ “ateismo devoto” che ha  riguardato il più recente passato – che torna alla luce come ai tempi del fascismo.L’aver anticipato all’agosto 2017 il messaggio per la Giornata mondiale 2018 rende legittimo un qualche sospetto circa la coincidenza del messaggio con la ripresa dell’iter parlamentare della legge  italiana sullo Ius soli. Sicuramente si tratta di una banale  coincidenza che però  genera confusione, invece di contribuire alla chiarezza. Lo ius soli è una legge che segna il futuro dell’Italia e su di essa bisogna procedere con i piedi di piombo.  Il Parlamento dovrà votare libero da condizionamenti di qualsiasi tipo.  Sulla legge proposta ci possono essere legittime perplessità,specie  se guardiamo all’incidenza sul nostro futuro di una legge che rende italiani dalla nascita.Tra vent’anni quanti saranno i nuovi italiani che potranno votare ? Questa appare una preoccupazione legittima che chi ritiene la democrazia un bene prezioso, ha il dovere di manifestare, specie se consideriamo la disaffezione irresponsabile verso il voto di troppi italiani.

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quaglieni@gmail.com

(foto: il Torinese)

Non esce dal carcere la mamma del neonato morto

Respinta l’istanza di scarcerazione della madre accusata di aver lanciato dal balcone, a Settimo Torinese, il bimbo  appena partorito. Il Tribunale del Riesame non ha dunque accolto la richiesta presentata dal legale della mamma  di 34 anni. La procura di Ivrea era contraria alla scarcerazione, poiché la donna ha un’altra figlia e potrebbe reiterare il reato. L’esame del dna eseguito dal Laboratorio medico legale aveva rivelato che il bimbo era frutto di una relazione extraconiugale.Un  operaio tornando dal lavoro all’alba del 30 maggio si era accorto del neonato, agonizzante in mezzo alla strada.

Universiadi, Alessandro Miressi argento con la 4×100 stile libero azzurra

Subito una medaglia per la nazionale italiana di nuoto impegnata alle Universiadi di Taipei. Una medaglia d’argento, conquistata dalla 4×100 stile libero composta da Lorenzo Zazzeri, Ivano Vendrame, Alex Di Giorgio e Alessandro Miressi, alle spalle degli Stati Uniti e davanti a Russia, Giappone, Polonia, Brasile, Irlanda e Sudafrica. Gli azzurri hanno chiuso in 3’15”24, a poco più di un secondo dalla staffetta americana e con 54 centesimi di vantaggio su quella russa. Di seguito i tempi delle frazioni dei quattro azzurri: Lorenzo Zazzeri 48”89, Ivano Vendrame 48”47, Alex Di Giorgio 49”60 e Alessandro Miressi 48”28. Alessandro Miressi, classe 1998 di Fiamme Oro e Centro Nuoto Torino allenato da Antonio Satta, si è quindi confermato su livelli molto buoni in un’estate che l’ha visto protagonista ai Mondiali di Budapest (nelle staffette 4×100 stile libero, stile libero mista e mista) e ai Campionati Italiani di Categoria.

Nella staffetta odierna l’Italia ha chiuso al primo posto la qualifica della mattinata in 3’16”12 (48″59 il tempo parziale di Miressi), davanti a Stati Uniti e Russia. Nel pomeriggio gli americani hanno cambiato due elementi del quartetto; invariata, invece la formazione azzurra, sia nei nomi sia nell’ordine degli atleti. Le gare di nuoto alla Sport University Arena di Taipei proseguiranno fino a domenica prossima. A livello individuale Alessandro Miressi sarà impegnato nei 100 stile libero mentre Aurora Petronio, classe 1998 della Rari Nantes Torino, sarà ai blocchi di partenza dei 200 farfalla.

Ruffino: “Un ringraziamento alle forze dell’ordine per il loro lavoro prezioso”

“Alle forze dell’ordine esprimo la mia vicinanza e l’apprezzamento di rappresentante delle istituzioni e di cittadina  per il lavoro svolto, anche in questo mese di agosto, al servizio della comunità piemontese  e a tutela della sicurezza e della legalità”.

 

Così la vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte, Daniela Ruffino(FI), che sottolinea inoltre: “l’azione delle forze dell’ordine e degli alpini impegnati anche nella nostra regione nell’operazione “strade sicure” presso le stazioni ferroviarie e l’aeroporto di Torino- Caselle, è ancora più encomiabile alla luce dei recenti feroci attentati terroristici, che fanno ben comprendere quanto sia difficile e rischioso il lavoro dei tutori dell’ordine”.

 

“La collaborazione tra le istituzioni e le forze di polizia, proprio sul fronte della lotta al terrorismo – prosegue la vicepresidente –  ha conseguito in questi giorni risultati importanti con l’espulsione dal Piemonte e dal territorio nazionale di soggetti ritenuti pericolosi. L’opera degli agenti, dei carabinieri, dei finanzieri e degli uomini della polizia municipale non è naturalmente circoscritta a questi casi eccezionali, ma si manifesta nella quotidianità contro i furti, le truffe agli anziani, gli episodi di piccola e grande criminalità, la lotta allo spaccio”.

“Mi sembra dunque doveroso, in particolare in questo periodo di vacanza per la maggior parte di noi, rivolgere un ringraziamento a chi lavora costantemente per la nostra sicurezza, su tutti i fronti”, conclude Ruffino.