SOMMARIO: Il 2 giugno, il libro dimenticato di Prunas Tola e Rodolico e quello di Oliva, il Duca d’Aosta oggi – La Prof., Orwell e il fascismo – Lettere

Il 2 giugno, il libro dimenticato di Prunas Tola e Rodolico e quello di Oliva, il Duca d’Aosta oggi
Ad 80 anni dal referendum Monarchia / Repubblica che divise in due il Paese – che evitò una seconda guerra civile per la decisione di Umberto II di partire per il Portogallo in volontario esilio – mi sarei aspettato la ripubblicazione del “ Libro azzurro” di Vittorio Prunas Tola e Niccolò Rodolico che documentò alcune “criticità“ del referendum e del suo svolgimento. Quel libro resta senza risposte. Invece di pubblicare libri di nessun valore storico sulla Regina di Maggio che meritava ben altri studi , riportare il discorso sul libro di Prunas e Rodolico sarebbe stato molto importante per sentite l’altera pars ,indispensabile per un giudizio storico. Pubblico la copertina di due libri usciti per gli 80 anni della Repubblica. Sono modi non storici di porre il problema perché con la logica del viva e dell’abbasso si rimane fermi al manicheismo anche violento di 80 anni fa. Il romitiano Fornaro è l’esempio di un politico che tenta continue incursioni storiche senza risultati positivi perché la sua sconfinata faziosità ,persino emotiva, gli impedisce di scrivere di storia con il distacco necessario È rimasto un fedele attivista del figlio di Romita, neppure del famoso ministro degli interni del 1946 che fu un acceso repubblicano.

La storia del passaggio dalla Monarchia alla Repubblica deve partire almeno dal 25 luglio 1943 perché la sorte della Monarchia e la vittoria della Repubblica venne decisa in quel triennio 43 -46 in cui i politici repubblicani seppero imporsi e i monarchici affidarono le loro sorti nelle mani di uomini politicamente poco avveduti o troppo anziani, se si eccettua Falcone Lucifero, nuovo ministro della Real Casa. Umberto ebbe una nobiltà che rasenta l’utopia di non partecipare alla contesa elettorale , se non con qualche messaggio e alcune rapide visite in cui si limitò a salutare la folla accorsa a rendergli omaggio. Con dei mastini repubblicani come Togliatti e Nenni e un abilissimo politico come De Gasperi ,il Re ,con il suo stile super partes, fu una facile preda. Fu ricoperto di insulti ripresi dalle campagne contro di lui dei giornali della Repubblica di Salo’ che ricorsero a vistose falsità contro il Principe di Piemonte che combatteva con il rinato esercito italiano contro i tedeschi ,contribuendo a scrivere due eroiche pagine di storia a Monte Marrone e Monte Lungo a rischio della sua vita.

La storia d’Italia non si può dividere in due pezzi come tentano di fare anche alcuni storici in verità un po’ improvvisati: gli 85 anni di regno cattivi, gli 80 anni di Repubblica ottimi. Il manicheismo impedisce di capire la realtà ,come diceva Bloch. Forse solo Gianni Oliva nel suo libro di 10 anni fa, di cui pubblico la copertina, ha avviato un discorso storico sul Referendum che non ha avuto continuatori. Tutta la storia italiana ha avuto le sue luci e le sue ombre e rimanere fermi alle passioni partigiane di 80 anni fa non fa bene all’Italia. Chi ha avviato di recente il discorso di una revisione storica con un processo a Vittorio Emanuele III, ha indicato un metodo che rivela serietà, anche se una sentenza giudiziaria non è storia che si valuta soprattutto dalle conseguenze politiche dei fatti e non solo dalla loro legittimità.

La posizione riservata del Duca d’Aosta, Aimone di Savoia, diventa condivisibile da tanti italiani monarchici e repubblicani. Il Duca per il suo lavoro di grande responsabilità alla guida della Pirelli in Russia , ha avuto dal presidente Mattarella una onorificenza importante consegnatale all’ambasciata italiana a Mosca. E’ un segno di equilibrio istituzionale ,arricchito da una storia famigliare e personale che rappresenta l’Italia. Anzi,” l’ Italia innanzi tutto”, come diceva il re Umberto dall’esilio di Cascais.

La Prof., Orwell e il fascismo
Una prof. (abbreviativo più di profumiera che di professoressa, come amava dire Bruno Segre, riferendosi a certe stravaganti docenti sessantottine) ha pubblicato un post offensivo e strafottente in cui mette in discussione l’entità delle lesioni ricevute da due poliziotti durante la manifestazione violenta di Askatasuna del 31 gennaio a Torino. La docente si è lasciata andare a commenti che non sono semplici opinioni. Forse ella stessa si è resa conto di aver esagerato e dopo tre giorni ha eliminato il post. L’articolo 21 della Costituzione tutela il libero pensiero, ma non tutela l’ingiuria e la diffamazione. La depenalizzazione in materia è stata devastante perché ha generato l’idea dell’essere liberi di offendere la dignità altrui. In ogni caso la prof., per la professione che ha scelto, è sottoposta al codice di comportamento dei pubblici dipendenti, valido anche per i docenti e persino per i bidelli che recita: “ Il dipendente è tenuto ad astenersi da qualsiasi intervento o commento che possa nuocere al prestigio, al decoro o all’immagine dell’amministrazione di appartenenza o della pubblica amministrazione”. La preside della docente ha ritenuto di doverla sanzionare con un provvedimento disciplinare, la censura, di una certa gravità, senza giungere alla sospensione. Mi auguro rispettando il diritto della contro deduzione da parte della prof.

Se penso che la stessa sanzione venne comminata ad un professore perché aveva circuito un’allieva, qualche dubbio mi sorge. Se penso ad un docente stimato e premiato con alti riconoscimenti che venne fatto oggetto dell’apertura di un procedimento disciplinare perché, vittima di una indegna campagna di stampa durata mesi, avrebbe indirettamente arrecato danno all’immagine della scuola, mi sorgono dubbi. Il procedimento dopo le contro deduzioni prodotte da un noto avvocato, venne subito archiviato, ma resta l’esempio di un infame modo di procedere contro un docente che doveva giustificarsi di aver prodotto dei clamori provocati dai suoi nemici. Un paradosso giuridico vergognoso, disse un giurista insigne. Ma se penso alle centinaia di migliaia di docenti che hanno contravvenuto al codice di comportamento oltre che al codice penale, in tanti anni di “onorato servizio“ , dando un’idea di scuola fucina di un ribellismo che violava ogni legge , mi viene da pensare che il lassismo durato decenni può aver fatto pensare alla prof. di poter scrivere senza problemi usando linguaggi non consoni. Solo chi ha conosciuto la scuola dei decenni 70-80 – 90 del secolo scorso può esprimere un giudizio anche su presidi della CGIL che forse non avevano il senso delle istituzioni. Ricordo personalmente che, quando giurai fedeltà alla Repubblica davanti ad un logoro tricolore che sembrava uno strofinaccio, entrando come professore di ruolo ordinario il giuramento solenne) ci fu un mio collega (si fa per dire) che non voleva giurare davanti al tricolore. Alla fine ebbe ragione lui perché dopo non tanto tempo fu abolito il giuramento che non era certo quello imposto agli universitari dal fascismo nel 1931. Comunque non facciamo far passare per martire la prof., che forse potrebbe apparire un po’ troppo “amica” dei violenti di corso Regina e che ritiene che siamo tornati al fascismo e al Grande Fratello, in effetti due dittature non proprio coincidenti. Orwell non era Mussolini ed era nemico di tutti i totalitarismi del secolo scorso. Orwell non sarebbe stato certo dalla parte dei violenti di Borgo Vanchiglia e della Valle di Susa. Ma forse la prof. fa un po’ di confusione con il Grande Fratello della rete berlusconiana …
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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com
Le città rosse
Federico Rampini, noto giornalista ex comunista, dice che le città peggio amministrate sono le città governate dalla sinistra. Cosa ne pensa? Giulia Casanova

Bisognerebbe innanzi tutto studiare la metamorfosi di Rampini che comunque è coraggiosa perché non è certo un tentativo di “andare in soccorso ai vincitori“ in quanto la partita tra i due fronti è apertissima e il voto politico potrebbe mandare a casa la Meloni e i suoi certo non brillanti ministri. Circa le città non ho più la possibilità di girare l’Italia come ho fatto per tanti anni. Non conosco da vicino la situazione del Sud. da Napoli a Palermo, dove andavo spesso. Conosco però bene Torino, Milano, Venezia, Genova, Roma, Firenze. Non mi pare che ci siano eccellenze, ma forti criticità un po’ dappertutto. L’immigrazione incontrollata sta creando guasti paurosi , tanto per citare un esempio. L’amministrazione di Milano con Sala è un disastro, annullando il lavoro di sindaci come Albertini e Pisapia. Ho apprezzato molto l’amministrazione di Venezia forse anche perché è la città più amata. Su Torino sospendo il giudizio. Il fallimento lo si ebbe con i 5 Stelle con guasti vertiginosi. Stimo il sindaco attuale, non certi assessori: il disastro di piazza Baldissera è una macchia di questa amministrazione che ha un’assessora incompetente. Non approvo la spesa eccessiva per la pedonalizzazione di via Roma. Sospendo il giudizio e mi esprimerò al termine del mandato. Temo che l’eventuale candidato del centro – destra non sia all’altezza di essere competitivo, così come giudico severamente una opposizione morbida, quasi complice, in certi casi inesistente e comunque non visibile. Non basta il bravo consigliere De Benedictis.
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Piazza Baldissera
Circa il caos recentissimo in piazza Baldissera, mi domando se una riunione religiosa possa portare alla paralisi una parte di città. Se fossero stati cattolici e non musulmani avrebbero consentito la manifestazione? Gli interessi collettivi di una città hanno sempre la priorità. Beniamino De Caro

Bastava avvisare preventivamente gli automobilisti , mandare dei vigili che non si sono visti per ridurre i disagi. Concordo con Lei che gli interessi collettivi di una città devono sempre prevalere . Ma va anche aggiunto che i gravi disagi di qualche giorno fa rivelano che il problema di piazza Baldissera non è stato risolto. E qui i musulmani non c’entrano.
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Il 2 giugno
Ho letto il suo esemplare articolo sul 2 giugno 1946 sul “Corriere della Sera” che rivela le sue qualità di storico che racconta i fatti senza commenti e fronzoli ideologici. Il suo articolo è destinato ad essere isolato perché sta incominciando la gran cassa celebrativa. Biagio Suetti

Ho scritto nella rubrica di oggi una riflessione più articolata e più ampia e non un’analisi del voto referendario a Torino, come ho fatto sul Corriere. Il tema del 2 giugno resta divisivo anche oggi persino tra i monarchici, allora sconfitti. Allora, di sicuro, erano almeno oltre dieci milioni, poi la morte di tanti, le incompetenze, gli errori li hanno ridotti al lumicino. Non ritengo tuttavia che la monarchia in sé sia da archiviare come superata: quella inglese è stata ed è un modello di democrazia liberale senza eguali. La repubblica americana di Trump è un esempio di come basti uno per distruggere un sistema di libertà di straordinario valore storico che aveva entusiasmato il liberale francese Tocqueville a cui certo non guardarono i partiti repubblicani del 1946, tutti imbevuti di rabbia giacobina . “La Repubblica o il caos“ di Nenni fu un’indecenza. Il comportamento del ministro degli interni Romita non fu certo super partes in termini istituzionali, ma il clima infuocato dei tempi era quello. Non appaiono per nulla giustificati i laudatores acritici di oggi che esaltano Nenni, Romita, Togliatti. La stessa chiesa cattolica sentì la vittoria repubblicana come la definitiva sconfitta dell’Italia risorgimentale della Breccia di Porta Pia, una ferita che neppure il Concordato del 1929 aveva sanato.
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La Ferrari elettrica
E’ passato inosservato il fatto che Elkann abbia presentato a Roma una Ferrari elettrica che costa oltre 500 mila euro al Papa e a Mattarella i quali sono anche saliti alla guida dell’auto. Cosa ne pensa? Franca de Petris

Penso come Montezemolo e Calenda che sono stati in Ferrari. Fare una Ferrari elettrica appare fuori da ogni logica anche commerciale. E’ un prodotto ibrido che cozza con la storia della Ferrari. Presentarla al Papa e al Presidente dopo aver esportato all’estero la Fiat, distruggendola a livello torinese e italiano appare un atto temerario che solo la “faccia di tolla“ del nipote di uno che veniva con dileggio definito “Giuanin lamiera”, poteva concepire. Vada a presentarla a Trump.

