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Green pass, Lega e Governo

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni

Dopo un lungo viaggio in Freccia Rossa di molte ore con la mascherina obbligatoria perchè  l’impianto di aerazione non è stato modificato e potenziato, sarei portato a capire chi contesta il Green pass secondo le modalità stabilite dal Governo Draghi e votate in Parlamento.

Il prof. Quaglieni

Invece sono ancora più contrario di ieri  a chi si sottrae ad un dovere civico ed attenta alla vita degli altri, rifiutando il vaccino. E sono anche furente contro Ferrovie italiane che non hanno fatto altro che verificare burocraticamente  il Green pass e non hanno posto in essere delle migliorie  per  consentire un viaggio sicuro e non così intollerabile come quello a cui mi sono sottoposto. Sono stremato, ma non posso non evidenziare che le regole stabilite dal Governo sono lacunose e pasticciate. Già l’ottenimento  del certificato al primo vaccino è un’emerita stupidaggine che priva di valore il documento. Il fatto che siano esentati dal Green pass gli studenti appare un’altra vistosa incongruenza : non obbligati ad esibirlo a scuola, anche se tenuti ad averlo fuori dalla scuola. Nei tribunali l’obbligo riguarda i magistrati, ma non gli avvocati i quali sono tenuti invece  ad averlo nei loro studi a contatto dei clienti. Anche i periti, i consulenti, i testimoni, le parti del processo sono esentati . Capisco che diversamente ci potrebbero essere persone interessate ad approfittare della situazione per bloccare un processo, ma chi si comportasse in questo modo infame andrebbe sanzionato,  seduta stante,  in modo severo  anche con la privazione della libertà  personale. Non è chiaro inoltre  che diritti abbia un avventore di ristorante a poter verificare di essere servito da personale vaccinato , per non parlare dei taxisti che a Roma, in alcuni casi,   sono addirittura  senza mascherina. Ci sono altri pasticci nel decreto approvato alla Camera,  ma credo che bastino questi  esempi per comprendere i limiti vistosi di un provvedimento che dovrebbe evitarci le chiusure dello scorso anno. Io addebito ai ministri della Lega delle colpe politiche  gravi  nell’aver contribuito ad annacquare il decreto votato alla Camera con l’assenza vergognosa di 51 parlamentari leghisti al momento del voto. La Lega scherza con il fuoco e non si può più considerare un partito di governo. Fa demagogia come la Meloni sulla salute degli italiani, una cosa intollerabile. Queste demagogie avranno ripercussioni sul prossimo  voto  amministrativo , ma nel senso di far perdere consensi a certi partiti irresponsabili che confondono la licenza con la libertà. Se le cose rimarranno così, prepariamoci a richiudere tutto. Già la riapertura della scuola si sta rivelando un azzardo con dei primi segnali allarmanti. Un Green  pass a macchia di leopardo rappresenta una beffa e un premio agli irresponsabili che rifiutano il vaccino che vanno isolati  socialmente a tutela della salute collettiva. Questo dovrebbe essere chiaro a tutti e mi rifiuto di credere che un uomo come Draghi non colga la necessità di governare con la fermezza necessaria di fronte ad una pandemia che ha sconvolto le nostre vite e le minaccia quotidianamente. Forse occorre un ministro degli Interni politico e non una semplice burocrate, che abbia il polso necessario per affrontare una situazione eccezionale senza precedenti.

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La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

Verso un regime plebiscitario – La scomparsa di Arnaldo Di Benedetto, grande italianista – Lettere

 

Verso un regime plebiscitario

La possibilità di raccogliere firme per i referendum abrogativi anche per via informatica, superando i banchetti di raccolta, può sembrare una vittoria democratica che avvicinerà l’Italia alla Svizzera, invece potrebbe farci precipitare in un regime plebiscitario che vanifica la democrazia parlamentare. Con i parlamentari di questa legislatura non sarebbe un gran male, ma il pullulare di referendum potrebbe bloccare le istituzioni democratiche . Il problema è nel numero divenuto bassissimo di firme necessarie per chiedere il referendum. 500mila firme sono ridicole. Erano quelle previste nel 1970 quando occorreva un notaio per autenticare le firme .Un abuso referendario comporterebbe costi altissimi per allestimento di tutto l’apparato elettorale e dei seggi. Occorre subito almeno raddoppiare il numero dei firmatari. Questa è l’eredità nefasta di Casaleggio che va subito eliminata.

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La scomparsa di Arnaldo Di Benedetto, grande italianista 

E’ mancato all’età di 80 anni il prof. Arnaldo Di Benedetto, italianista di rango internazionale che ha insegnato oltre che a Torino , in tante Università ‘ straniere .Il campo dei suoi studi era ampio: passava dagli amatissimi Tasso e Alfieri a Manzoni a tanti autori contemporanei. Lascia un immenso lavoro. Lo conobbi quando Mario Fubini che era stato suo professore , era tornato a vivere a Torino dopo gli anni alla Normale di Pisa. Anche Ettore Bonora fu un altro comune amico. Ci fu un lungo periodo in cui Arnaldo frequentò il Centro “Pannunzio“, ricoprendo incarichi, scrivendo articoli e saggi per la rivista del Centro, partecipando a parecchi viaggi con la sua famiglia. Durante quei viaggi si rafforzò il nostro rapporto di reciproca simpatia. L’ultima volta che venne fu nel 2016 a seguire (un atto raro di umiltà in un Maestro di rango) il grande convegno crociano tenuto al Consiglio Regionale del Piemonte. Torino non ha mai considerato come avrebbe meritato uno studioso della sua statura intellettuale molto apprezzato in Italia e all’estero. Un vecchio vizio del provincialismo di questa città, anche se forse c’entra molto il fatto che Arnaldo avesse sempre rifiutato militanze di partito che hanno invece fatto la fortuna di tanti mediocri. Con lui scompare un insigne studioso, ma anche un uomo piacevole con cui era bello andare a cena e conversare non solo di letteratura. Questa è stata la sua ricca humanitas che resterà  nel ricordo di tutti quelli che lo hanno frequentato e gli hanno voluto bene.

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Liberali

Premesso che i liberali che sono tali solo finché si sostengono le loro posizioni mi lasciano sempre perplesso, sulle foibe nessuno si sogna di negarle o ritenerle un atto giusto o similia, ma ci si limita ad esprimere un parere argomentato sulla loro collocazione all’interno del quadro bellico e sul significato di attribuirgli uno specifico giorno della memoria. Tecnicamente potremmo istituire un giorno dedicato per ogni eccidio di ogni guerra da parte di ogni componente in gioco. In generale cmq non ho grande propensione per i giorni della memoria. La storia, nei limiti del possibile, va compresa (con tutte le sue asprezze e contraddizioni) piuttosto che ritualizzarla spesso per malcelati scopi politici nel presente. Ma siamo l’epoca che distrugge le statue e revisionate continuamente i personaggi del passato con gli schemi del presente quindi non mi aspetto scientificità     Stefano Tritto

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Rispetto le sue idee sulle quali ho delle riserve, il dibattito è vero solo se è plurale e quindi avviene tra idee diverse. Questo è un principio liberale e non è vero che i liberali siano tali solo con chi da’ loro ragione. Semmai questo è l’atteggiamento tipico dei comunisti che vogliono sempre aver ragione anche quando hanno torto, a partire delle foibe. Barbero e Montanari ne sono l’esempio più evidente. Queste persone non fanno sforzi per comprendere  la storia, si limitano a sentenziare in modo fazioso.

Questo è un principio liberale e non è vero che i liberali siano tali solo con chi da’ loro ragione . Semmai questo è l’atteggiamento tipico dei comunisti che vogliono sempre aver ragione anche quando hanno torto , a partire delle foibe . Barbero e Montanari ne sono l’esempio più evidente . Queste persone non fanno sforzi per comprendere  la storia , si limitano a sentenziare in modo fazioso . 

 

Il Covid e la senatrice Ferrero di Collegno

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni

Anche la senatrice  leghista Roberta Ferrero, eletta nel collegio di Collegno, ha avuto il suo attimo di gloria, anche se non proprio esaltante.

Il prof. Quaglieni

La signora Ferrero  che appare laureata in Economia e commercio ed esercita un’attività artigiana , ha promosso un convegno in una sala prestigiosa del Senato della Repubblica che farebbe sorridere, se non facesse piangere. Infatti il convegno era dedicato al COVID  “come malattia curabilissima a domicilio“ che ha avuto come principale  relatore un dottore in scienze politiche, tale Rango, il quale  ha avuto modo di lanciare da una sede istituzionale le sue teorie in materia medica. C’è già troppa confusione sui green pass e tante altre cose. E’ mai possibile che un partito di governo come la Lega appoggi  queste iniziative che diffondono messaggi socialmente pericolosi? Questo  convegno non è da confondere con il libero dibattito, come sostiene la senatrice di Collegno. Il libero dibattito è tutt’altra cosa e non è propriamente congeniale a chi non sa nulla di cultura liberale, come testimonia il  davvero molto succinto curriculum della senatrice. Già sul green pass la Lega ha preso una posizione ambigua, per non dire in contrasto con il Governo di cui fa parte. Che dia spazio e visibilità ad una senatrice che è stata in piazza contro il green -pass e che non risponde alla domanda che le viene posta se è vaccinata, risulta una scelta da censurare in modo netto. Tra l’altro da questo convegno è venuto anche fuori che la Regione che si è peggio comportata nella lotta al COVID è la Lombardia a guida leghista. Davvero un autogol politico incredibile. Consigliamo alla senatrice Ferrero di tornare nei ranghi dei peones, evitando esposizioni mediatiche che  vadano oltre quella che un tempo era la cinta daziaria di Collegno. La senatrice in questione mi ha fatto perfino riconciliare con Gustavo  Zagrebelski dal quale mi divide da sempre un totale dissenso.

La “Passione per la libertà” non sia passerella politica

Caro Direttore,

Non concordo con il signor Nela che pure si rivela così gentile con me. La presentazione  del mio libro “Passione per la libertà “  al parco delle Vallere non poteva essere una passerella per politici. Il mio libro va immodestamente  un po’ oltre le scadenze elettorali . Quindi ho apprezzato l’assenza dei candidati sindaci che avrebbero solo  potuto sedersi come qualsiasi altro uditore, ma non avrebbero mai potuto portare saluti . Damilano non è diverso dai suoi colleghi e semmai mi è dispiaciuto leggere della sua assenza alla manifestazione per l’ Afghanistan. Colgo invece l’occasione per ringraziare i molti candidati di diverso orientamento  politico che sono stati presenti ad un evento culturale  che hanno anteposto ad un pomeriggio di propaganda elettorale. Sono per lo più giovani e la loro presenza mi ha onorato molto. Per ragioni di  assurda par condicio non credo di poterli  nominare  e ringraziare  e mi dispiace. Gente che preferisce la cultura alla campagna elettorale suscita fiducia e fa sperare in un Consiglio comunale migliore di quello pessimo di questo ultimo quinquennio.
Pier Franco Quaglieni
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La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

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L’11 settembre vent’anni dopo – L’11 settembre in Italia – Lettere

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L’11 settembre vent’anni dopo

L’11 settembre negli USA e nel mondo  ha creato una svolta nel terrorismo che ha lasciato un segno indelebile nel nuovo secolo appena iniziato. Ha rivelato il volto  agghiacciante del nuovo terrorismo di massa di natura islamica ed ha manifestato il volto di un’America che ha fallito in modo clamoroso nella lotta nei suoi confronti . Tutti i presidenti si sono rivelati inadeguati. Gli USA colpiti dalla strage delle Torri gemelle hanno reagito nel modo più emotivo e sbagliato. Ciò che è accaduto in Afghanistan  di recente rivela un’America che è diventata marginale nello scacchiere internazionale, con un potenziale terroristico  islamico  accresciuto. E l’Europa e ‘ ormai in balia di sè stessa . Questo l’11 settembre 2021 ,dopo vent’anni di errori gravi che hanno rafforzato il nemico della civiltà occidentale che forse non esiste neppure più . La Russia e Putin con i suoi metodi illiberali per non dire autoritari, ha tenuto, ma soprattutto si sta delineando una superpotenza cinese che segnerà il nostro futuro, suscitando evidenti apprensioni.
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L’11 settembre in Italia

L’11 settembre dopo vent’anni ci ricorda un Paese governato male dalla destra e  dalla sinistra che ha perso ogni speranza per il futuro. Una sinistra demagogica , faziosa , incapace di misurarsi con i problemi reale, che insegue  un antifascismo velleitario diventato il surrogato di un marxismo
Impresentabile, per non parlare dei grillini; una destra fatta da personaggini incapaci,  alla corte di Arcore con le sfrontate  cene eleganti da basso impero, insieme a  leghisti e neo – fascisti di bassissimo livello. Basta ascoltarli in televisione per capire in che mani siamo caduti.  Noi abbiamo vissuto l’11 settembre della democrazia liberale, vivendo in un clima politico ed economico fatto di confusione, di improvvisazione, di demagogia.
Oggi c’è una destra maggioritaria senza più un centro e una sinistra inaffidabile che amoreggia con i grillini. Il futuro dell’Italia non c’è più. E neppure più quello dell’Europa. Non basta Draghi a salvarci.
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Barbero, Montanari e le foibe

Caro prof. Quaglieni, ho appena letto su “Libero” un articolo su Alessandro Barbero e sono sbigottito: lo stimavo come storico del Medioevo, meno per altre cose e leggo che ha dato ragione a Tomaso Montanari sulle Foibe.  Ho letto dichiarazioni aberranti e incredibili di Barbero sui martiri delle foibe, tipiche di chi ha letto una storia distorta  e vede con le lenti dell’ideologia uno degli episodi più atroci del Novecento.  Avevi ragione tu quando parlavi di Barbero negativamente. Evidentemente è legato ad una sinistra radical-chic più retriva del PD di Letta, più sinistra di personaggi (relativamente) illuminati, come Bertinotti e Violante, che tra i primi sdoganò a sinistra la tragedia delle Foibe e l’esodo istriano-giuliano-dalmata.  Ti chiedo scusa per aver dubitato del tuo giudizio. Cordialmente.                                    Lorenzo Pesce

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Conosco Barbero da molti anni e so bene chi è. Ne ho scritto ripetutamente. D’ora in poi lo ignorerò. Le sue sparate non meritano attenzione. Sono forme di protagonismo esasperato come quelle in cui alcune volte si lascia travolgere Sgarbi, malgrado la sua intelligenza. Grazie per seguire i miei articoli.

Barbero, adesso basta!

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni

Lo storico medievalista di Vercelli Alessandro Barbero, non contento delle continue scorribande in territori storici non di sua competenza, adesso diventa anche  un profeta,  parlando di COVID e di Green Pass con il solito logoro manifesto di intellettuali in cui i medesimi si sottraggono, come professori e quindi pubblici dipendenti, all’obbligo del Green Pass.

Un manifesto che si potrebbe definire corporativo. Non ho più risposto  di recente sul tema delle foibe  a Barbero che ho la colpa di aver contribuito a far conoscere quando era un modesto professorino di Pinerolo e non esibiva davanti a me la gloriosa  tessera del  PCI firmata da Berlinguer oggi ostentata come una reliquia . Ho chiuso il discorso con lui in  un  capitoletto  a lui dedicato nel mio ultimo libro e non intendo riaprire il discorso oggi che, seguendo il suo degno compare Montanari, contesta il giorno del ricordo del 10 febbraio vedendolo come una risposta di stampo fascista alla giornata della memoria. Barbero dimentica perfino  che quel giorno venne votato dal pds  e sostenuto da Violante e Fassino. Ma  forse ha l’attenuante che nel 2004  ,quando venne istituito il giorno del ricordo, forse egli si occupava solo  di Medio Evo e non seguiva più la politica, essendo  ormai un orfano inconsolabile  del  suo amato PCI. Non posso tuttavia non ricordargli che il 10 febbraio è la data del Trattato di pace che privò l’Italia  dei suoi territori dell’Adriatico Orientale è una data infausta  della nostra storia imposta dalla sinistra per votare il giorno del ricordo: un compromesso all’italiana anche sulle vittime delle foibe. Non è il caso di attenzionare ulteriormente Barbero , ma non si può non condannare  con tutta la durezza necessaria l’ennesima comparsata mediatica sul Green Pass che è stata condannata persino da Gramellini il quale ha definito ipocrita la posizione del Vercellese. Barbero e i suoi colleghi che condannano il green pass si credono dei cittadini speciali in diritto di ribellarsi alle norme sancite da un governo democratico  che gode della fiducia del Parlamento. Forse essi  vedono il Green pass come il giuramento imposto ai professori dal Fascismo, mentre si rivelano  soltanto dei cittadini poco responsabili. I professori dovrebbero dare per primi l’esempio. Innanzi tutto si loro studenti. Certi manifesti ci portano a pensare, seppur in tempi e contesti differenti,  ai documenti degli anni 70 che armarono la mano agli assassini del commissario Calabresi. Chissà cosa penserebbe di Barbero il suo maestro Giovanni Tabacco che era un uomo pacato e uno scienziato che non cercò mai visibilità. Una volta che venne a parlare al Centro Pannunzio, si stupì molto di un mio invito a Barbero. Aveva ragione. Mille volte ragione. Una volta o l’altra scriverò cosa mi disse.

Censin Pich era il simbolo di un vecchio Piemonte parte della nostra storia migliore

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni

All’età di 91 anni è mancato Censin Pich, figura-simbolo  della cultura piemontese doc. Il suo piemontesismo divenne così radicato e radicale che piemontizzo’ anche il nome Vincenzo. Eravamo amici da decine d’anni, anche se il divario di età tra noi ebbe sempre un certo peso, malgrado ci dessimo del tu.

Ci eravamo conosciuti al Gruppo d‘Unione “Camillo di Cavour” con Vittorio Prunas Tola e Metello Rossi di Montelera. Fondammo insieme il centro studi “Gimmy Curreno“, il quindicenne patriota medaglia d’Oro al Valor Militare agli ordini di Mauri,  eroicamente caduto per mano dei tedeschi. Eravamo ambedue impegnati per ricordare una Resistenza tricolore, volta a superare le vulgate ideologizzate. Un comune amico fu Domenico Giglio  Presidente del circolo “Rex” di Roma, mancato in luglio. Pich aveva una cultura liberal-democratica e vide con simpatia la nascita del Centro Pannunzio , prendendo parte a qualche iniziativa. Fu lui a farmi conoscere ij Brande’, la poesia di Pinin Pacot e di Nino Costa. Un altro comune amico fu Tavo Burat che arrivò a dialettizzare anche il cognome. Fu uno dei fiori all’occhiello del centro studi piemontesi. Il suo identificarsi con la  cultura e con la  lingua piemontese contribuì ad allentare il nostro rapporto. Qualche volta tramite mio Mario Soldati gli chiedeva la corretta scrittura di parole piemontesi  e la sua risposta era sempre pronta e dotta. Molto lontana, ad esempio, da Camillo Brero un maestro elementare sopravvalutato che Soldati non considerava affatto. Negli ultimi decenni ci eravamo persi perché da quando la Lega voleva salvaguardare a modo suo il patrimonio linguistico piemontese, inserendolo nell’insegnamento scolastico , io mi schierai nettamente  contro e per una scuola nazionale uguale dalle Alpi alla Sicilia . Le idee di Farassino erano per me non degne della benché minima considerazione. Lui invece si rinchiuse  sempre di più in difesa della piccola patria e della sua lingua. Un discorso che in verità non mi ha mai convinto e da cui anzi sono lontano. Detto con un esempio, io amo il Burzio scienziato della politica, molto meno il  piemontese d’antan. Ritengo che funzione della scuola sia quella di insegnare un buon uso dell’Italiano , cosa che non fa come invece  dovrebbe. Ma Censin era di un’altra idea e le nostre strade si allontanarono progressivamente. Pich ha messo una vera passione nel culto del vecchio Piemonte che per noi era anche il Piemonte sabaudo. Con lui scompare una razza piemontese , per dirla con Costa, in via di estinzione. Oggi abbiamo troppa gente che cita  parole inglesi  per moda e non sa l’italiano. Pich, pur sapendo benissimo l’Italiano, preferiva il piemontese, un piemontese letterario che non coincide con quello parlato ad Asti, a Cuneo o Vercelli. Di questo ed altro parlammo molte volte e mi addolora che una figura come lui non ci sia più. Era il simbolo di un vecchio Piemonte che resta parte della nostra storia migliore.

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

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L’ora vera di Torino in piazza San Carlo – Premi  sconclusionati – La paura del fuoco – I nuovi amministratori di Torino- Lettere

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L’ora vera di Torino in piazza San Carlo

Sono in piazza San Carlo a prendere un aperitivo al Caffè Torino. Sto lavorando al cellulare, scrivendo email e sento non distante una melodia musicale che mi fa sognare di essere da Florian a Venezia dove manco da due anni,  un’ eternità. Poi mi volto e mi rendo conto di essere a Torino nella bellissima piazza San Carlo che l’inerzia della nostra Sindaca  ancora per poco , ha legato ad un episodio drammatico che è costato la vita a due persone. Ma piazza San Carlo questa sera di fine agosto è bellissima, al tramonto del sole  i suoi palazzi assumono un colore che avrebbe commosso Valdo Fusi che amava disperatamente questa città. E’ l’ora vera di Torino, avrebbe scritto Gozzano. Poca gente, nessun accattone. Penso con tristezza che in agosto a Torino, poco distante, si suicidò Pavese che aveva sofferto il gelo tutto torinese di certi ambienti. Di fronte a me c’è il circolo del Wist, ritrovo dell’aristocrazia subalpina, a partire dal Conte di Cavour. Sotto c’è “Stratta” con la sua insegna storica e le sue delizie. E con Fusi anch’io sento la tristezza che dovremo morire , perdendo queste emozioni di vita che la clausura del COVID avevano cancellato. Benedetto Silvano Alessio, brigante della politica, che tanti anni fa per primo volle piazza San Carlo senza macchine. E benedetto il sovrintendente Lino Malara che diede il nulla osta al parcheggio sotterraneo a patto che la piazza venisse sgombrata definitivamente dalle auto. Oggi la piazza è un salotto carico di storia e di bellezza. Basta fermarsi mezz’ora al caffè Torino per sognare una Torino diversa che forse c’è solo più nei ricordi che questa sera rivivono e mi riportano a quando mio Padre mi portava bambino a spasso sotto i portici di via Roma  con  tanti  bei negozi che non ci sono più . Ma la musica che ascolto mi fa sognare e mi fa  persino  ringiovanire.

Premi  sconclusionati

Il premio Berlin, intitolato ad un grande liberale, fondato da Dino Cofrancesco ,è stato conferito ad un esponente illustre della cultura più rigorosamente marxista, Luciano Canfora. Il premio “0cchiali d’oro” della Fondazione Cavour è stato conferito in giugno a Romano Prodi che ha assai poco di affine con il grande statista piemontese. Attendiamo il prossimo anno il Premio dell’Associazione Venezia Giulia -Dalmazia a Tomaso Montanari, particolarmente  attento… ai temi delle foibe e dell’esodo. Ovviamente questa è una provocazione  perché questa terza ipotesi non succederà  mai perché gli esuli giuliano-  dalmati sono persone serie che hanno sofferto e non sono né conformisti né pavidi Se hanno un premio, lo conferiscano a Gianni Oliva che ebbe il coraggio per primo di scrivere cose vere e scomode su foibe ed esodo che gli ultimi rifondaroli dell’Anpi verrebbero negare. Forse Cofrancesco avrà il prossimo anno la meglio su tale Sinigaglia di Genova che, malgrado sia da tempo fuori ruolo, pretende di dettare legge, dimostrando la sua faziosità. Sinigaglia dovrebbe inventare il premio Stalin e conferirlo anche lui a Montanari.
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La paura del fuoco 

Una casa del centro di Torino ha subito un incendio che ha suscitato  l’interesse dei media, a Milano è bruciato un grattacielo. Sono segni anche  della mancanza di prevenzione e di controlli adeguati. Una trentina di anni fa il mio piano attico rischiò  di essere travolto, nel pieno della notte, dal fuoco che mi trovai a cinquanta metri. Da una soffitta  si levavano alte fiamme e il forte vento  primaverile stava allargando l’incendio. Vissi momenti di terrore durante una notte insonne, ad un certo punto mi rivestii, presi  irrazionalmente con me qualche valore e un po’ di soldi e scappai in strada. Finalmente i soccorsi arrivarono in ritardo e non subii conseguenze.  Li’ si trattò di un’ imprudenza di un inquilino che si era addormentato con la sigaretta accesa e nessun giornale parlò dell’accaduto. I due episodi recenti ci portano ad interrogarci. Neppure più tappati in casa possiamo vivere sicuri almeno rispetto al fuoco. Una terribile prospettiva.
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I nuovi amministratori di Torino  

Salvo casi particolari, le liste presentate al Comune di Torino rivelano  un radicale cambio generazionale. Sarà  un bene? Sembra quasi abbia prevalso l’idea renziana della rottamazione. Quaranta e cinquantenni avranno in mano le redini della città. C’ è chi usa ancora come talismano il patetico Chiamparino o chi come un deputato del centro – destra di 77 anni che tenta di farsi eleggere sindaco in Alta Val di Susa. Ma sono ormai cose marginali. Oggi ha preso il sopravvento  una nuova generazione. Auguriamoci che siano migliori dei vecchi, anche se l’esperienza deludentissima della giovane Appendino non può farci sperare che sia una questione di anagrafe. Sappiano i candidati che amministrare una grande città in crisi come Torino non è uno scherzo ed occorre non solo buona volontà, ma anche preparazione giuridica ,amministrativa e politica adeguata. Forse non tutti la posseggono. Stiamo attenti nel dare il voto di preferenza solo a gente capace e non agli improvvisatori. Largo ai giovani, diceva Mussolini, ma non troppo aggiungerei io.

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No vax e liberalismo
Ho letto i suoi interventi per una libertà responsabile in cui ha preso una vigorosa posizione contro i no vax. Mi ha deluso. Lei è considerato un maestro di liberalismo.       Rag. Umberto Figlieri
Il liberalismo non c’entra. Siamo in guerra contro il virus, c’è gente che continua a morire. La vaccinazione è l’unica strada percorribile. La libertà di non vaccinarsi può essere accettata se si vive in un’isola solitaria. Se vogliamo vivere in una società dobbiamo anche rispettare i doveri oltre che rivendicare i diritti. La libertà irresponsabile e individualista non è libertà, ma licenza. Di fronte alla pandemia non possono essere tollerati ribellismi individualistici che mettono in pericolo la vita degli altri. Un liberale che desse ragione ai no vax sarebbe un  cittadino irresponsabile.

Tomaso Montanari rettore militante, il presidente dell’ Anpi Pagliarulo e le Foibe

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Lo storico dell’arte e prossimo rettore dell’Università per stranieri di Siena Tomaso Montanari, esponente di una sinistra molto radicale, si è espresso contro il Giorno del Ricordo, il 10 febbraio, appoggiandosi alle tesi peregrine di un piccolo storico torinese e guida turistica, un patetico ed arrabbiato nostalgico di Tito, che ha scritto delle foibe in modo riduttivo, per non dire parzialmente negazionista.

Fratelli d’Italia e Lega sono insorti contro Montanari, chiedendone le dimissioni da rettore a Siena. Montanari ha reagito, minacciando azioni legali e facendo sapere che l’ex senatore Pagliarulo, attuale presidente nazionale dell’ Anpi, votò contro la legge istitutiva del 10 febbraio. Adesso arriva la solidarietà dell’Anpi nazionale a Montanari per la sua presa di posizione contro il 10 febbraio. Pagliarulo (che sembrerebbe non avere uno straccio di titolo di studio, da quanto si legge ) è stato un politico a tempo pieno che di professione fa il pubblicista (un’attività che di norma è abbinata all’essere professore, avvocato, medico ecc. e, quando non lo è, rivela il limite professionale di un giornalista di piccole testate o giornali di partito). Pagliarulo va anche ricordato per i suoi continui passaggi politici, ovviamente sempre nell’ambito dell’estremismo di sinistra, se si eccettua una rapida comparsata nel Pd. L’ Anpi per la sua storia meritava di meglio che un qualunque Pagliarulo.

Ovviamente nessuno in questi giorni di polemiche aspre ha citato i libri di Gianni Oliva che, uomo di sinistra, con coraggio fece conoscere il dramma delle foibe e dell’esodo al confine orientale in due grandi, fondamentali libri che il prof. Montanari non ha letto. Egli cita la guida turistica, divenuta improvvisamente storico, ma non il prof. Oliva. Sbagliano i critici di Montanari a chiederne la rimozione da rettore perché si rivelano intolleranti come lui e dimostrano di non conoscere le leggi costituzionali e dell’autonomia universitaria. Ma ha sbagliato anche l’Anpi ad essersi affidata ad un presidente nazionale che mette l’orologio della storia indietro di decine d’anni. Non è in questo modo che si tramanda la storia della Resistenza che fu plurale e non singolare, alla maniera di Pagliarulo. C’è davvero da rimpiangere la presidente Carla Nespolo, per non parlare del grande Arrigo Boldrini che nei suoi discorsi citava Benedetto Croce. Adesso manca solo che solidarizzi con Angelo D’Orsi che attaccò il presidente Mattarella per i suoi discorsi sulle foibe e per aver parlato di pulizia etnica da parte di Tito. Poi il discorso sarebbe completo.
Non cito neppure l’evanescenza della Federazione Italiana Volontari della Libertà (Fivl) che anche questa volta tace e si condanna alla irrivelanza. Anche loro hanno dirigenti non all’altezza rispetto a Cadorna, Mauri, Mattei, Speranza che furono l’anima dei partigiani non comunisti. Ma sbaglia anche nuovamente Montanari, promettendo che come rettore coltivera‘  “i valori dell’antifascismo in modo militante“ . La militanza non tocca ai rettori che debbono amministrare con oculatezza il loro Ateneo e debbono far rispettare la libertà di circolazione di TUTTE le idee all’interno dell’ Università. Questo è il vero antifascismo, altrimenti viene naturale pensare ad Ennio Flaiano che parlava di due specie di fascisti: i fascisti storici in camicia nera e i fascisti antifascisti in camicia rossa. Come ha scritto Aldo Grasso sul “Corriere“, Montanari vuole essere “un rettore di lotta e di governo“. Neanche il grande Concetto Marchesi rettore a Padova dopo il 25 luglio fino all’8 settembre 1943 osò tanto. Viene tristemente da concludere che in Italia sovente tutti i democratici sono antifascisti, ma non tutti gli antifascisti sono democratici. A dirlo fu Bettino Craxi, che Montanari considererà forse un delinquente e un ladro fuggito all’estero, ma la verità scomoda evidenziata da Craxi resta in tutta la sua evidenza. Forse sarà il caso che tutti si diano una regolata nell’interesse delle libertà civiche di un Paese che non può sempre avvitarsi nelle più sterili e stantie polemiche. Uomini come Luciano Violante queste cose le capirono e si attivarono per superarle, decine di anni fa.

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

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I miti fondanti dell’Italia unita e la realtà d’oggi – Oggi Ugo Nespolo compie 80 anni –  Bordighera nello spirito di mio Padre – Lettere

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I miti fondanti dell’ Italia unita e la realtà d’oggi

Il mito fondante dell’Italia unita è il Risorgimento che ha forgiato lo Stato italiano sognato inutilmente dai più grandi spiriti italiani a partire dal Machiavelli, che non a caso Francesco De Sanctis evoca per la Breccia di Porta Pia e per Roma capitale d’Italia. Tutti i patrioti risorgimentali da Cavour a Mazzini, da Vittorio Emanuele a Garibaldi, da Pisacane a Cattaneo vollero l’Unità d’Italia,  scegliendo la via di una concordia  discors che portava a mettere prima di tutto la Patria italiana e il Tricolore. C’è un altro mito fondante che è quello che deriva dal “nuovo Risorgimento“ dopo l’8 settembre 1943, ma quel Risorgimento, come vide Rosario Romeo, fu molto diverso dal primo perché coincise con una sanguinosa guerra civile che divise gli Italiani. Una parte di quei combattenti non vedeva nella Patria i suoi fini ideali, ma li vedeva in un partito. Certamente scelta rispettabile, ma diversa. Ma in particolare una parte di chi combattè

nella Resistenza vedeva nel Risorgimento un vero e proprio fallimento storico, come avevano scritto Gobetti e Gramsci. La Monarchia sabauda che era stata il fulcro del Risorgimento veniva considerata il primo obiettivo da abbattere per la sua compromissione con il Fascismo, ma non solo per quel motivo. Tante differenze politiche attuali hanno radice nei due diversi miti fondanti che, se ben intesi, non sono uno l’antitesi dell’ altro. Enrico Martini Mauri, ufficiale degli Alpini che andò in montagna, sentì il dovere di combattere contro tedeschi e fascisti , recuperando i valori del Risorgimento. Non tutti però avevano le idee di Mauri. Oggi, in uno sforzo supremo di fronte alla pandemia, bisogna recuperare il senso dell’ Unità nazionale in parte compromesso da un regionalismo senza controllo. Bisogna cioè recuperare ciò che ci unisce, mettendo da parte le divisioni. Non è solo un dovere morale, ma è una necessità per sopravvivere alla pandemia.. 

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Oggi Ugo Nespolo compie 80 anni

Sembra una notizia incredibile perché Nespolo è un eterno giovane, come artista e come uomo. I colori della sua arte sprigionano quella che il comune amico Mario Soldati chiamava la gioia di vivere. Ma in Nespolo c’è una profondità di pensiero e di cultura davvero straordinaria che difficilmente si trova in un artista. Io non amo “Il foglio” di Ferrara, ma quando escono gli articoli di Nespolo, non è possibile non leggerli. Ha uno stile di scrittura di straordinaria chiarezza e i temi che affronta sono sempre coinvolgenti anche per chi come me non possiede una adeguata  cultura artistica  forse a causa del fatto di aver studiato sull’Argan, un testo criptico ed evanescente che confondeva le idee ì, malgrado gli sforzi della carissima Mirella Bandini. Siamo stati vicini in tante occasioni e sarebbe lungo elencare i  molti debiti che ho contratto con lui. Lo ringrazio per il dono della sua amicizia. Ogni volta che abbiamo avuto modo di incontrarci all’Università per alcune cerimonie, tra cui il conferimento della laurea honoris causa in filosofia  o nel contesto della festa dell’ Inquietudine a Finale, è scattato un rapporto di empatia che si rinnova ormai da decenni. Un pittore torinese  invidioso  ha fatto le bizze, vedendo il logo del Centro Pannunzio ideato da Ugo che avrebbe voluto fare lui. Ma Nespolo creandolo ha voluto rispettare l’idea originaria di Armando Testa con uno stile che solum è suo. Nespolo che è per definizione un artista internazionale conosciuto ed amato nel mondo, ama profondamente Torino di cui sente  e soffre la irrimediabile decadenza. E’ uno spirito libero che non ha mai accettato le vulgate ideologiche. E’ stato amico di Marco Pannella e come Marco rifiuta i luoghi comuni e il conformismo. Non a caso vede nella filosofia di Maurizio Ferraris un elemento di originale riflessione. Anche in questo siamo vicini. Il giovane ottantenne Nespolo è l’immagine di una Torino civile che sa guardare oltre le Alpi, come hanno saputo  fare i grandi torinesi da Baretti in poi Se esisterà un’Amministrazione civica come si deve a Torino dopo le elezioni, sarebbe il caso che gli venisse conferita la cittadinanza onoraria della  città il cui nome Ugo ha portato con onore e con gioia in giro per il mondo. E continuerà a fare per tanti e tanti anni ancora. Il Sindaco Valentino Castellani conferì la cittadinanza onoraria ad Enrico Paulucci ed io lo accompagnai nel celebre studio di piazza Vittorio per la consegna. Ma con Castellani sindaco Torino era davvero un’altra cosa.
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A Bordighera nello spirito di mio Padre 

L’altro ieri sono tornato a Bordighera dove, pur possedendo ancora una casa , non tornavo da un po’ di tempo. Ci sono tornato per un festival letterario a cui sono stato invitato nella mia veste di scrittore. Ero in compagnia di due cari amici: l’avvocato Giuseppe Piccardo che ha presentato il mio ultimo libro e Alessandra Zunino Segre cui mi lega un un lungo rapporto di stima e di amicizia.  Ho visto una città che ha perso la sua eleganza, un’aiuola davanti alla stazione è un pugno in un occhio. Ho parlato liberamente senza costrizioni in corso Italia. A volte per non toccare certe suscettibilità non si può dire tutto ciò che si pensa, anche se io dico sempre solo ciò che penso. Questo è un paese sempre meno libero dove ci sono arroganti come Tomaso Montanari che cercano di intimidire il dibattito pubblico. La presenza di alcuni amici studiosi di rango come il prof. Francesco Ingravalle e il medico filosofo Guido Gandolfi mi ha dato conforto e non sono stato diplomatico, che per me è sempre una grande fatica a cui pure ci si deve sottoporre per sopravvivere persino dalle angherie di certi vicini di casa. Spero di trovare la forza che mi ha dato la Bordighera del secolo scorso animata da grandi spiriti liberi come Seborga e Navarro con i quali insieme a Soldati mi trovano da “Chez Louis “ tanti decenni fa. Io ero poco più che un ragazzo, loro dei maestri da cui imparare il gusto per la cultura e la libertà. E, parlando a Bordighera, mi è venuto in mente e mi ha sorretto il nobile e libero spirito di mio Padre, classe 1912, che in pace e in guerra seppe servire con dignità’ l’Italia e mi garantì un’assoluta libertà di idee , pur educandomi a grandi valori ideali. A darmi la forza di parlare senza peli sulla lingua è stato sicuramente mio Padre al cui esempio cerco, senza riuscirci, di ispirarmi sempre e a cui penso ogni sera prima di addormentarmi, recitando una preghiera di suffragio per tutti i miei famigliari.

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Lettere scrivere a quaglieni@gnail.com

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Il voto li travolgerà
Cosa pensa del fatto che la Giunta Appendino faccia provvedimenti ancora alla vigilia delle elezioni? Non è un abuso e una propaganda intollerabile ?    Gigi Maggiore
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La Giunta ha finito il mandato a giugno. Avrebbe dovuto limitarsi alla routine dell’ordinaria amministrazione, ma non l’ha fatto. Lei dice giustamente che è propaganda intollerabile. Io ritengo da sempre intollerabili la signora Appendino e la sua Giunta che per lunghi cinque anni hanno danneggiato Torino. Sarebbe ordinaria amministrazione tappare le buche delle strade ,ma quelle sono rimaste tali per oltre cinque anni. Il voto rabbioso dei torinesi li travolgerà, stia sicuro, caro Maggiore.