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Oliva e Quaglieni su Fb per il Giorno del Ricordo

In programma lunedì 12 aprile alle ore 18

SUL CANALE CENTRO PANNUNZIO DI FACEBOOK gli storici  Gianni Oliva e Pier Franco Quaglieni parleranno sul tema: 
“CANCELLARE IL 10 FEBBRAIO GIORNO DEL RICORDO DELLE FOIBE E DELL’ESODO ?”
Parteciperà il Presidente dell’ANVGD di Torino Antonio Vatta.

Vogliono cancellare il 10 febbraio Giorno del ricordo

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni / Un libercolo di tal Eric Gobetti (che intende minimizzare e persino giustificare le foibe) e adesso il solito, stantio manifesto di intellettuali, neppure troppo qualificati, volto a chiedere alle massime istituzioni italiane un ennesimo riconoscimento dei crimini di guerra commessi dall’Esercito italiano in Jugoslavia durante la seconda guerra mondiale, appaiono due elementi di uno stesso, evidente disegno politico : quello di cercare di cancellare dal nostro calendario civile il Giorno del Ricordo, quel 10 febbraio (che sempre meno è oggi  motivo di manifestazioni pubbliche), istituito nel 2004  per non dimenticare le foibe e l’esodo Giuliano – Dalmata e Fiumano 

Noi che tra i primi abbiamo sostenuto la legge istitutiva del Giorno del Ricordo avremmo mille motivi infatti  per denunciare il fatto che amministrazioni pubbliche e scuole statali  snobbano la data e non organizzano nessuna iniziativa in proposito. Forse la data scelta del 10 febbraio 1947 ,quando venne firmato l’iniquo Trattato di pace la cui ratifica venne osteggiata da uomini come Benedetto Croce,  fu errata perché non realmente rappresentativa del dramma degli italiani dell’Adriatico orientale. Croce, all’Assemblea Costituente tenne una vera e propria grande lezione di storia che fece comprendere il dramma della guerra in una dimensione che pochi avevano capito, travolti dagli eventi o accecati dalle ideologie. Il filosofo,  che aveva combattuto il fascismo ed aveva espresso ovviamente la sua contrarietà all’ingresso in guerra nel 1940, non esitò a sostenere che quella guerra sciagurata l’avevano perduta tutti gli italiani ,anche quelli che vennero perseguitati dal regime, perchè quella guerra, ”impegnando la nostra patria impegnava, senza eccezioni, anche noi che non possiamo distaccarci dal bene e dal male della nostra patria, né dalle sue vittorie né dalle sue sconfitte“. Il patriota Croce prevaleva su tutto il resto, ma il filosofo contestava, dopo aver ricordato che ”la guerra è una legge eterna del mondo che si attua al di là da ogni ordinamento giuridico“, contestava la legittimità di umiliare i vinti con un Trattato di pace che metteva l’Italia in ginocchio . Egli si espresse anche contro il Tribunale di Norimberga.  Un discorso che certamente i firmatari del manifesto odierno non solo non hanno mai letto, ma non ne conoscono neppure l’esistenza. Oggi c’è chi afferma che fu un grave errore non aver fatto una Norimberga anche in Italia, dimenticando, ad esempio, l’amnistia voluta da Togliatti nel 1946 per fascisti e partigiani. Ma non basta. Va ricordato che anche in Italia ci furono Tribunali militari (oltre a quelli improvvisati del popolo che avallarono fucilazioni  senza processo) che affrontarono il tema dei crimini di guerra commessi da italiani. Nel 1951la Procura Generale Militare  archiviò le istruttorie non in base a cavilli, come è stato scritto, ma al fatto che la Jugoslavia di Tito rifiutò la reciprocità nel perseguire  i crimini di guerra contro cittadini italiani, in primis le foibe. In questi decenni, scomparsa la Jugoslavia dopo una guerra civile mostruosa che ha rivelato ancora una volta la violenza atroce  di quelle genti, tutto è stato fatto a livello internazionale per sanare le ferite di tanti anni fa. Oggi le vicende di quel passato sono superate da una prospettiva europea che, per quanto faticosa e contraddittoria, ci ha liberati dai nazionalismi nefasti di 80 anni fa.  Solo gente un po’ fanatica e del tutto priva di quel senso della storia  di cui parlava Omodeo,   può sostenere come fa Gobetti, che i fatti della seconda guerra mondiale “pesano come un macigno sulla memoria collettiva italiana“. Come ha ricordato Gianni Oliva, uno storico che fra i primi ha scritto di foibe e delle atrocità commesse dal nostro esercito durante la seconda guerra mondiale , con gli ultimi due nostri Presidenti della Repubblica è stato fatto tutto quanto era possibile per un’opera di pacificazione tra italiani, croati e sloveni. Addirittura nel 2020 è stata conferita la più alta onorificenza dello Stato ad un poeta ultracentenario  che continua a negare le foibe. Ma se ci mettiamo sul piano delle contrapposizioni frontali, io non posso allora dimenticare, ad esempio, che la Medaglia d’Oro al V. M . , conferita motu proprio dal Presidente Ciampi nel 2001 , al libero comune in esilio di Zara, la Dresda d’Italia per i bombardamenti subiti e città martire per le vittime provocate da Tito , non venne mai consegnata  per l’opposizione del tutto illegittima del governo croato. L’Italia ha chiuso quei conti dopo il Trattato di pace del 1947, dopo il martirio di Trieste tornata italiana solo nel 1954, con il Trattato di Osimo che sancì per sempre la cessione a Tito di altro territorio italiano. L’antifascista originario di Fiume Leo Valiani definì infame quel trattato voluto dalla peggiore diplomazia democristiana. Speravamo che fosse più o meno da tutti considerato in qualche modo  superato il dramma di una storia lacerante. Invece non è così e gli italiani che non negano la loro storia dovranno continuare a presidiare il Giorno del Ricordo messo in discussione dai nostalgici di Tito. Le chiassate polemiche  di Eric Gobetti non sono storia, ma sono gli ultimi residuati  di una ideologia che pensavamo finita proprio perché condannata dalla storia. E’ triste doversi intrattenere a discutere di un omonimo di un grande con il quale condivide soltanto casualmente il cognome.

La villeggiante triste a Portofino, i vip e la gente normale

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni / La Pasqua e la Pasquetta di quest’anno sono state, almeno in termini psicologici, persino peggiori di quelle dello scorso anno. Oggi, dopo mesi di sacrifici, vediamo situazioni allarmanti, mentre il vaccino va a rilento.

I negozi e i bar sono  rimasti chiusi e  oggi non c’è spazio  per chi voglia vivere come se niente fosse. Siamo arrivati al momento più difficile.
L’aver concesso di andare all’estero con due tamponi e cinque giorni  di quarantena ( senza controlli  ) ha creato un fortissimo malumore nelle persone, a partire dagli operatori alberghieri e ai ristoratori italiani che stanno soffrendo le pene dell’inferno. Milioni di italiani sono rimasti a casa e i trasgressori sono stati un numero limitato. Ha creato un certo sconcerto apprendere da un’intervista a “Repubblica“ ,testata di famiglia, che la contessa Antonella  Camerana, imparentata con gli Agnelli e partecipe delle  loro fortune  finanziari, si sia sentita  “triste “ ( il titolo di “Repubblica“ diceva  “prigioniera“, parola poi smentita) nella sua casa, con vista sulla piazzetta, a Portofino che le è apparsa “un deserto dove non c’è nessuno”. La contessa era in fuga dalla tristezza di Milano dove abita  e dove presiede un ente benefico.  Forse si aspettava con una certa ingenuità una Portofino brulicante di gente allegra, con negozi, bar e ristoranti zeppi di clienti festanti. Un’isola di beatitudine nella tempesta del Covid. Sul web questa intervista ha scatenato l’inferno e la contessa è stata letteralmente aggredita e derisa. Il clima sociale che si respira diventa ogni giorno più difficile e l’intolleranza e l’invidia  si fanno sempre  più palpabili. La signora Camerana, villeggiante triste, è stata lapidata, in fondo, per aver fatto delle considerazioni banali che chiunque avrebbe potuto fare, andando in posti meno chic di Portofino. Sembra infatti che anche a Borghetto Santo Spirito l’atmosfera non fosse molto più allegra. Sarebbe invece  interessante sapere dov’erano  i tanti vip che avevano deciso di spassarsela all’estero ed  avere rassicurazioni certe (non alla Speranza,tanto per intenderci)  che le loro vacanze non siano causa di un’ulteriore diffusione del Covid e  motivo per ulteriori restrizioni per chi è rimasto a casa sua,  come  ha fatto, sia pure malvolentieri, la contessa Camerana.

Una priorità assoluta: eliminare il regionalismo divisivo del titolo quinto

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni   Ho scritto già  oltre un anno fa un articolo sui limiti del regionalismo che compiva nel 2020 cinquant’anni. La pandemia ha quasi impedito i festeggiamenti programmati stoltamente in modo autocelebrativo , senza una riflessione storica o almeno storico- politica seria 

Le Regioni a statuto ordinario  si sono rivelate un sostanziale errore che era previsto dalla Costituzione ( uno dei limiti di quel testo ) e che la saggezza della Dc centrista aveva evitato all’Italia. Esse si sono rivelate uno spreco enorme di denaro pubblico  con la creazione di una pletorica burocrazia regionale che si è aggiunta a quella statale. Inoltre esse  non hanno affatto avvicinato lo Stato  al cittadino, come era stato promesso.
Il Federalismo sognato da Cattaneo durante il Risorgimento era un’utopia non compatibile con la storia italiana caratterizzata da secoli di divisioni. Cattaneo guardava alla Svizzera, una realtà non confrontabile sotto nessun punto di vista. Occorreva alla formazione dello Stato in Italia  o una monarchia unitaria o una repubblica di tipo mazziniano, altrettanto unitario. Cattaneo era un affascinante intellettuale, ma del tutto  incapace di fare i conti con la realtà, malgrado la sua cultura “politecnica“.  Solo ad un altro utopista abbastanza velleitario come Salvemini, un caso di giacobinismo professorale , come venne detto, Cattaneo apparve un realista a cui guardare per vincere le utopie ideologiche del marxismo. Nella stesura della Costituzione le regioni nacquero non tanto da un federalismo minoritario, quanto piuttosto da certo spirito antiunitario e antisorgimentale soprattutto  ben presente nella Dc, erede del partito popolare di don Sturzo e nell’azionismo che si richiamava a Cattaneo.  Comunisti e socialisti si rivelarono inizialmente contrari perché videro le Regioni come una minaccia allo Stato unitario. Altrettanto contrarie le forze liberali che sotto diverse denominazioni erano presenti all’ Assemblea Costituente, sia pure in netta minoranza . Il Titolo V della Costituzione nacque da una serie di compromessi e stabili’ un regionalismo lontano dalle follie visionarie  di Emilio Lussu, erede del partito sardo d’Azione, una delle figure più nefaste della politica e della cultura italiana che fini la sua variegata esperienza politica al servizio del PCI. Nel clima della Costituente era ben presente il Separatismo siciliano di Finocchiaro Aprile  e dei gravi pericoli da esso rappresentati. Il regionalismo venne anche visto come una scelta contraria allo Stato nato dal Risorgimento perché la maggioranza della Costituente era formata da forze estranee o nettamente contrarie al moto risorgimentale. In effetti però il titolo V rimase lettera morta e fu il centro – sinistra con socialisti e repubblicani a pretendere la costituzione delle Regioni a statuto ordinario , anche se erano già ben chiaro il pessimo
funzionamento del regionalismo siciliano. Bene o male dal 1970  le Regioni svolsero la loro funzione e in alcune zone  diedero anche prova di buongoverno.
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L’arrivo della Lega Nord di Bossi e del suo federalismo demagogico ed incolto ( il prof .  Gianfranco Miglio , unica testa pensante della Lega che esibiva il cappio in Senato , venne  quasi subito decapitato ) porto’ nel 2001 i partiti di centro – sinistra, nel tentativo maldestro di “svuotare” la Lega , di varare una riforma del titolo V che amplio ‘ i poteri delle Regioni e degli enti locali. Venne allora anche sancito che l’organizzazione e la gestione dei servizi sanitari venisse spartita tra Stato e Regioni , creando le premesse per 21 sistemi sanitari diversi  con inique diversità di trattamenti sanitari nelle diverse regioni . Le Regioni  incominciarono a spendere in maniera dissennata e si verificò la profezia di Malagodi che aveva previsto la finanza allegra delle Regioni. E in parallelo ci furono clamorosi scandali sulla gestione delle finanze regionali, a partire dalle spese pazze di molti consiglieri. La pandemia ha messo in palese evidenza che le regioni si sono rivelate e si rivelano un elemento disgregante che genera confusione nella lotta al virus , al di là’ del protagonismo e delle incapacità dei sedicenti governatori ( dizione del tutto arbitraria ).
Oltre agli errori del governo Conte e del ministro Speranza l’Italia deve combattere contro presidenti e assessori regionali che hanno peggiorato le cose creando confusione . La riforma del titolo  V e’ in tutta evidenza la causa prima del  gran bordello italiano che  non solo il VII centenario dantesco ha riportato di moda citare . Si è anche manifestata una classe politica regionale fatta  per lo più da piccoli personaggi. La Conferenza Stato – Regioni che dovrebbe il momento di raccordo, si rivela una quasi inutile cassa di risonanza di conflitti.
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Oggi sarebbe urgente che il Parlamento ponesse mano al titolo V , restituendo allo Stato i suoi poteri. Le regioni si rivelarono gia ‘ inadeguate a dar corso alla legge Basaglia n .  180 votata in un clima demagogico avvelenato perché anche in questo caso l’aver regionalizzato l’attuazione della legge fu un grave errore . Oggi solo chi non è in buona fede, può condividere la situazione che si è creata. Invece di muoversi con urgenza , c’è chi vuole lo ius soli , il voto ai sedicenni , una legge speciale contro l’omofobia come provvedimenti prioritari .
Basterebbe questa paranoia politica per capire come certi politici siano inadeguati e incapaci di capire i veri problemi del Paese che sono la pandemia , la crisi economica e la struttura unitaria che sta disfacendosi. A 160 anni dalla proclazione dello Stato unitario, l’Italia rischia di tornare indietro. E c’è gente che invece di vedere il gravissimo pericolo che abbiamo di fronte e che si è già rivelato causa di danni molto gravi ( pensiamo ai vaccini ) ritiene di rifare la verginità politica ai propri partiti con proposte quanto meno intempestive. Siamo all’assurdo che neanche più la Lega e’ per il federalismo . Ci fu una Lega persino secessionista , quella che suggeri’ la furbizia della riforma del titolo V , una colpa storica che la pandemia ha fatto comprendere anche alle anime candide o ai filibustieri che vogliono un’Italia divisa e conflittuale . Renzi con il suo referendum molto discutibile aveva visto lucidamente il problema di eliminare l’errore del 2001,ma troppi non hanno voluto capire che almeno quella riforma era importante ed oggi è urgentissima. Forse proprio un referendum abrogativo può essere la strada da percorrere per ristabilire il buon senso e l’interesse nazionale. E andrebbero anche  totalmente riviste le ragioni a statuto speciale, in primis la Sicilia , che sono uno stato nello Stato e che non hanno più una  giustificazione storica di sussistere. Sono quasi solo fonte di sperpero di denaro pubblico, di favoritismi, di assunzioni clientelari molto onerose e di inefficienza.

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

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La Pasqua 2021 – Mario Cervi, un piccolo uomo – Lettere 

La Pasqua 2021

La Pasqua è stata spesso contaminata dal consumismo commerciale, dalle mangiate, dalle vacanze mordi e fuggi. Anche lo stesso Natale ha subito una progressiva degenerazione. Ricordo una Pasqua a Venezia piena di confusione e i ristoranti che approfittavano dei troppi clienti. Oggi tutto è drammaticamente cambiato nel turismo e il  clima festaiolo non c’è più. A Firenze durante una Pasqua, con arroganza inaudita, il personale alberghiero scioperò,  rifiutandosi di rifare le stanze. Follie! Da allora cancellai Firenze dalle mie vacanze pasquali. Ho registrato su Facebook un mio augurio ispirato alla tragicità dei tempi. Essi tuttavia ci consentono di recuperare il valore della Pasqua cristiana che da bambini sentivamo profondamente. Non si andava al ristorante , ci si accontentava di un uovo di cioccolato. Si andava tutti insieme alla veglia pasquale e alla  Messa di mezzanotte. Era un’Italia umanamente migliore , fatta di valori antichi e di sobrietà .Stavamo uscendo  lentamente dalla miseria del dopoguerra. Quando mio padre nel ‘60 comprò una macchina americana, essa diventò motivo di curiosità per tanti: era una rarità. Oggi tutto è cambiato, i tempi difficili non si tramuteranno rapidamente in normalità , ma io sento un po’ di nostalgia delle Pasque non inquinate dai gozzovigliamenti e dalle bevute . Ho sempre avuto fastidio per chi si ciba di agnelli, simbolo per eccellenza di mitezza e di sacrificio. Oggi è una cosa che non tollero pensare ad un vitello sgozzato .

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Mario Cervi, un piccolo uomo

Montanelli e Quaglieni

Si ricorda in questi giorni il centenario della nascita del giornalista Mario Cervi che collaborò con Indro Montanelli alla stesura della “Storia d’Italia”, un’opera meramente divulgativa che non ha nessun valore storico. Scritta bene, è attrattiva , ma  non è fondata su criteri storiografici. Invitai, a cinque anni dalla morte di Montanelli, Cervi a ricordarlo a Torino. Credo sia stato l’unico ricordo torinese del maestro di giornalismo. Mi stupii e mi indignai in silenzio quando in modo maramaldesco Cervi si approprio’ nel corso della sua commemorazione dell’intera opera di Montanelli  in cui al massimo ebbe il ruolo dell’amanuense. Invitai al “Cambio“ a cena Cervi e anche in privato ne ebbi una pessima impressione. Più che ad Indro con cui ho intrattenuto un rapporto molto cordiale (era un uomo superiore) , ho pensato a Feltri padre senza la coerenza di quest’ultimo. E’ Pasqua e mi fermo qui.

 

              Lettere    scrivere a quaglieni@gmail.com

 

Bertolo e Tobino

Ho letto il Suo elzeviro dedicato al bel libro di Bruna Bertolo alle donne e alla follia in Piemonte, un libro che rivela le qualità di scrupolosa ricercatrice storica, messe a dura prova da un tema difficilissimo, incancrenito dalla vulgata di Basaglia e dei suoi sostenitori piemontesi. Mi stupisco che lei non abbia contrapposto a Basaglia Mario Tobino, psichiatra e scrittore, che ebbe il coraggio di esprimersi nettamente  contro le tesi basagliane. Tobino ha scritto libri molto importanti che ci hanno fatto conoscere il dramma delle donne ricoverate negli ospedali psichiatrici, pagine esemplari, ma fu fermissimo nel non accordarsi ai vari Fo e Pasolini. Visse e lavorò nella rossa Toscana, ma non fu mai comunista. Lei mi ha deluso nel non averlo citato. Buona Pasqua.             Antonello Cagliero

L’articolo era già troppo lungo e a Tobino non si possono dedicare quattro righe. Meriterebbe un articolo, anzi un saggio meditato. Ebbe la “colpa” di non essere mai stato comunista e di aver scritto sul “Mondo” di Mario Pannunzio, quello vero. L’ho conosciuto ,l’ho frequentato ed invitato a parlare a Torino. Tanto fu deludente il povero Cervi, tanto mi  apparve grande Tobino su cui ha scritto delle bellissime pagine Carla Sodini. Il toscano Tobino lo portai al “Gatto nero“, da sempre il tempio della cucina toscana e fu straordinario commensale come lo fu più volte in altre circostanze Giovanni Spadolini: Tobino e Spadolini, l’Italia laica e civile non solo a tavola …

Un nuovo libro di Bruna Bertolo sulle donne e la follia

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni /Il tema della follia mi ha sempre molto turbato, pur non avendo fortunatamente  mai avuto contatti con situazioni, anche solo comparabili con essa.
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Ricordo però con turbamento la storia di un nostro contadino  sfociata in un ricovero da cui non uscì vivo. Ero bambino, ma le parole dei grandi mi lasciarono ricordi che non ho mai dimenticato.
Va detto che la malattia mentale è stata una dura  e costante realtà nei secoli  – sarebbe inevitabile il contrario- e continua a serpeggiare anche nella società d’oggi. Il modo in cui essa venne affrontata nel passato  va storicizzato come tutto il resto, va cioè  capito e valutato, sforzandoci di evitare giudizi sommari che sono l’esatto opposto della storia il cui compito è quello di “intelligere”. La psichiatria contemporanea è invece una materia che forse più di ogni altra si è prestata ad interpretazioni politiche che poco storicizzano il dramma della follia.
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Se rimaniamo a Torino, la costruzione per iniziativa di Carlo Alberto (che pochi conoscono come re riformatore) del Regio manicomio di via Giulio
rivela un’attenzione indiscutibile ad un problema medico e sociale grave. E ci sarebbero tante altre osservazioni che non danno ragione a chi ha finito di ridurre un problema drammatico molto complesso al nome di un noto psichiatra che ispirò una legge che decise la chiusura dei manicomi alla fine degli anni Settanta del secolo scorso  L’aver avuto nel Piemonte tardo ottocentesco e positivista un’egemonia che non esiterei a definire soffocante, da parte di Cesare Lombroso, celebratissimo scienziato,  ha sicuramente avuto anche  delle ripercussioni nefaste che hanno imperversato non solo nel campo della medicina.
Tornando a tempi recenti,   io ricordo con piacere gli psichiatri Fiorentino Liffredo,  Mario Fulcheri, Donato Munno, tutti e tre miei cari amici, che non ebbero forse la notorietà che meritavano , ma io non posso dimenticare che la loro disponibilità umana verso il malato di mente non si lasciò condizionare da militanze che sentivano intimamente incompatibili con il loro essere medici. Altri preferirono fare scelte diverse ed ebbero tutto sommato in Piemonte una notorietà abbastanza relativa. Si tratta di persone degnissime ed anche coraggiose  e benemerite, da cui però mi sento lontano.
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La legge a cui tutti fanno riferimento,  è quella intitolata al mai abbastanza celebrato Basaglia che certo pose fine a situazioni inumane e “medievali“ intollerabili , senza tuttavia prevedere delle alternative percorribili. Il dramma di molte famiglie che convissero con dei congiunti malati di mente resta un grumo di quella storia penosa e terribile che non può essere trascurato.
Bruna Bertolo nel suo documentatissimo libro “Le donne e la follia in Piemonte“, edito da Susalibri, ricostruisce la storia delle donne ricoverate negli ospedali psichiatrici piemontesi, dopo un lavoro di tre anni di ricerca. Era un lavoro che mancava.

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La realtà che balza fuori dal libro  è una storia fatta anche di miseria e di arretratezza della società e della cultura medica del tempo. Sarebbe stato un grave errore fare dell’anacronismo storico ,giudicando con i criteri di oggi la realtà di ieri e dell’altro ieri, come hanno fatto spesso coloro che si sono occupati  giornalisticamente di questi temi. Il libro di Bruna Bertolo scava nella storia di tante donne, interessata in primis alla situazione umana perché la malattia mentale, più che altre patologie, fa risaltare questa situazione.  Tra le storie di donne anonime abbandonate dalle famiglie che non erano comunque in condizione di offrire nessuna cura (non dobbiamo mai dimenticare che l’Italia fino agli anni Sessanta del secolo scorso era un Paese povero prima di dare giudizi etici), balzano all’attenzione quelle di donne in qualche modo note come la moglie dello scrittore Emilio Salgari che l’autrice tratteggia con maestria. Ma è la vicenda umana delle tante donne fino ad ora dimenticate quella che dà al libro un valore storico corale e gli conferisce un’alta dignità morale. Oltre al manicomio di via Giulio, il libro offre un ampio e dettagliato resoconto dei manicomi di Collegno, Savonera , Racconigi,Grugliasco. Un grande interesse ha il capitolo dedicato alla struttura denominata “Casa di convalescenza per le dimesse dal manicomio” creata per le donne considerate “guarite” dalla malattia.

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Il capitolo dedicato a Grugliasco e il fascismo ha una particolare valenza storica perché il manicomio durante il fascismo ( e in verità non solo durante il Ventennio ) venne usato, sostiene l’autrice , come strumento per affrontare la devianza,  il dissenso, il
“disturbo “attraverso una rigida applicazione della legge giolittiana del 1904 che rimase in vigore fino al 1978  La causa delle tante situazioni  situazioni negative, che il libro riporta con dovizia di documentazione e’, a parere  dello scrivente, il permanere ben oltre il fascismo la legge Giolitti  degli albori del secolo , frutto di una cultura medica e giuridica riconducibile al secolo precedente . Il vero scandalo è questa sopravvivenza del tutto ingiustificata sotto qualunque punto di vista che chiama in causa per intero la classe politica che fece la Costituzione , ma dimenticò di applicarla ad una fascia debole e indifesa di cittadini . L’opera della Bertolo ci porta in evidenza  lo strazio dell’elettroshock e cosa accadeva nei manicomi degli anni Sessanta e Settanta del
Novecento.  Qualche grave responsabilità politica locale e nazionale ed anche medica ci sembra inevitabile  evocarla .Annibale Crosignani ha denunciato il comportamento indegno di alcuni medici in servizio nei manicomi che avrebbero meritato il licenziamento immediato  e la radiazione dall’Ordine.

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Mi è piaciuto leggere che la Bertolo abbia citato l’Assessore alla Sanità del Comune di Torino e medico di chiara fama Filippo Franchi, che era ben consapevole della gravità della situazione di via Giulio e premeva per cambiare . Filippo Franchi era un liberale che aveva capito – me lo
disse una volta nel 1968 – che la legge del 1904 era già illiberale quando nacque ed ora era diventata anche una ”legge inumana“.

Viaggi all’estero consentiti mentre in Italia il turismo muore

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Questa idea balzana di consentire agli italiani di andare all’estero e di vietare ogni movimento, ghettizzandoci tutti in casa a Pasqua è un’ altra follia della accoppiata Di Maio- Speranza, i due ministri sopravvissuti del Conte 2.

Il solito Speranza, causa di tanti errori commessi che hanno aggravato la pandemia in Italia. Per farci digerire gli arresti domiciliari a Pasqua, ci annunciano l’immunità di gregge in luglio, una boutade propagandistica che non fa onore al governo Draghi. Ma l’idea di poter andare con facili due tamponi all’estero supera ogni immaginazione ed è una presa per i fondelli per gli albergatori e i ristoratori italiani. Una vera provocazione per gente che non riesce più ad andare avanti . Pensiamo a Venezia, Firenze, Roma diventate un deserto.Anche l’idea di riaprire prima le scuole e dopo i ristoranti appare una stupidaggine perché ormai l’anno scolastico è compromesso e nulla si è fatto per garantire trasporti e distanziamento degli studenti.  Io continuo ad avere grande fiducia in Draghi, ma continuo a richiedere le dimissioni di Speranza,un piccolo politicante senza arte né parte a cui scioccamente qualcuno ha affidato le nostre vite . Quest’anno l’agnello da sacrificare a Pasqua in modo simbolico e incruento e’ il piccolo lucano che ci ha provocato guai infiniti.Questa dei viaggi concessi all’estero non può passare come l’uovo di Pasqua che il proletario ministro della Salute concede agli italiani con i soldi ,come avrebbe detto il ministro stesso, quando imparava il mestiere di demagogo alla scuola di Bersani.

Quaglieni: “L’Italia chiusa e gli Italiani in spiaggia all’estero. Assurdo”

Caro direttore, il consentire  agli Italiani di andare durante le festività pasquali all’estero in vacanza e tenere agli “arresti domiciliari” gli altri  cittadini con regole ferree che impediscono persino di andare nelle seconde case e fanno dell’intero paese una sorta di caserma, appare aberrante ed incomprensibile.

E’ una  scelta  anche moralmente orrenda a vantaggio di categorie privilegiate e non colpite dalla crisi economica che umilia il turismo italiano che sta boccheggiando. Il Centro Pannunzio denuncia questa scelta assurda che non trova giustificazioni di sorta ed è solidale con operatori turistici e ristoratori colpiti dalla crisi ed ancora privi di aiuti reali. Il due pesi e due misure che si sono visti persino per i vaccini, appartengono ad una logica incompatibile con la serietà imposta dalla pandemia. L’Italia chiusa e gli Italiani  in spiaggia all’estero  con due tamponi, è l’immagine più orrenda di questa Pasqua.
Pier Franco Quaglieni  direttore del Centro Pannunzio

Una scuola allo sbando

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Oggi il “Corriere della sera” dedica il suo titolo di apertura alla scuola e alle possibili bocciature anche di fronte ad un anno scolastico caratterizzato da un insegnamento anomalo in Dad.

Siamo alla vigilia di Pasqua e ci sono regioni che vorrebbero riaprire le scuole per pochi giorni prima delle vacanze” agli arresti domiciliari” di genitori e figli. Un segnale demagogico di scarsa intelligenza. Azzolina, per grazia di Dio, è stata allontana dopo che ha provocato gravissimi danni alla scuola, ma il nuovo ministro non appare migliore. E’ un provinciale ferrarese adatto al massimo a fare l’assessore. Ministri così sono stati la rovina costante della scuola italiana: pensiamo alla Fedeli o al fascista De Vecchi.
Infatti invece di affrontare di petto la situazione di una scuola che di fatto è rimasta quasi sempre chiusa, ci si balocca sul tema che a molti genitori sta più a cuore ma che appare del tutto marginale :si può con la Dad continuare a bocciare? E i presidi già temono ricordi al TAR e rilasciano preoccupate dichiarazioni in proposito.

E’ mai possibile che anche in tempo di pandemia non si sia almeno recuperato un minimo senso di buon senso e di serietà? Quest’ anno va considerato un anno perduto. Possono anche regalare senza problemi a tutti la promozione, ma il lavoro non fatto,lo studio episodico ed approssimativo senza verifiche adeguate, il pressappochismo e anche la demagogia di certe proteste studentesche restano e mostrano ancora una volta che la scuola italiana ,così come è, non va.

Il ministro tace e forse in certi casi è meglio tacere che dire le sciocchezze della Azzolina.
Appare in ogni caso sconcertante che il maggiore quotidiano italiano dedichi il suo titolo di prima pagina alle possibili bocciature. E’ la scuola che andrebbe bocciata insieme ai suoi ministri e a una buona parte di dirigenti che non hanno saputo garantire la sicurezza necessaria alle lezioni in presenza . Oppure va detto e scritto che ci hanno preso in giro,sapendo già in partenza che pandemia e scuola in presenza erano e sono incompatibili, come hanno subito capito i rettori di Università.

Questi mesi che ci separano dalla fine dell’anno sono inutili per sanare una situazione compromessa. La sola parola recupero in una scuola seria evoca il facilismo e l’improvvisazione dei recuperi settembrini dei debiti dopo che vennero aboliti gli esami di settembre.
Non hanno saputo neppure trovare locali in disuso per fare lezione in ambienti diversi dalle aule. Alcuni pensavano che bastassero i cortili degli istituti ,senza considerare i problemi che provoca l’inverno. Si potrebbe fare un volume con tutte le dichiarazioni sciocche che abbiamo letto sui giornali da giugno 2020 in poi.
Vogliamo cercare di pensare seriamente a cosa fare per settembre 2021? Vogliamo affrontare il problema dei trasporti in modo serio e pensare ad una vera rimodulazione degli orari scolastici, riprendendo i doppi turni che si fecero negli anni ‘70 del secolo scorso per mancanza di aule ?I doppi turni non crearono problemi insormontabili neppure negli istituti tecnici dove c’erano le ore di laboratorio.

Questo, di fatto, è il secondo anno perso. Una situazione che non ci fu neppure durante la seconda guerra mondiale . Un segno negativo che resterà nella formazione dei giovani che non debbono tuttavia farsi passare per vittime perché c’è gente che ha già perso il frutto di una vita di lavoro. Infatti anche durante la chiusura degli edifici scolastici non vige il divieto di leggere,di studiare, di far lavorare il cervello. Può sembrare un discorso banale, ma non lo è perché bighellonare significa dimostrare di non sapersi rapportare con le difficoltà della vita.  Molti giovani che amano la vita facile, come ha scritto un uomo di sinistra come Michele Serra, hanno purtroppo confuso la pandemia per una vacanza prolungata molto speciale e si sono lasciati andare alle movide e agli assembramenti più irresponsabili nelle piazze e persino davanti a scuola: un contributo irresponsabile all’aggravamento della situazione che non può passare sotto silenzio.

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

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La rinascita dei Venerdì letterari – Il colonnello di Montezemolo e via Rasella  – Lettere

La rinascita dei Venerdì letterari

Il prof. Luca Badini Confalonieri , Ordinario di Letteratura italiana all’Università e figlio del Ministro e leader liberale Vittorio che fu Presidente nazionale del PLI, ha fatto rinascere, complice la pandemia, i “ Venerdì letterari “ , il più prestigioso e libero ciclo di incontri culturali torinese e italiano a cui diede inizio dopo la seconda guerra mondiale Irma Antonetto con l’aiuto della sorella. I “Venerdì “ portavano a Torino e nelle principali città italiane e anche all’estero i più bei nomi della cultura italiana e straniera. I ”Venerdì“ erano l’evento culturale per eccellenza a cui Antonicelli con la sua Unione culturale non riuscì mai a tenere testa. L’Antonetto era una donna colta, intelligente e generosa. Mi aiutò nel ‘68 a mettere in piedi il Centro “Pannunzio” a cui aderì il fratello Carlo, quello del famoso digestivo. Il programma elaborato da Badini consente di mettere in rete intellettuali di primo piano anche in dialogo tra loro. E’ un appuntamento che non si può perdere.Fra tante chiusure e mille difficoltà, Badini Confalonieri ha ricreato un qualcosa che a Torino mancava e che nessun circolo era riuscito a creare. I “Venerdì” condotti da persone non idonee erano di fatto morti, avendo ospitato personaggi della provincia torinese che declassarono il prestigio e il livello che Irma aveva saputo realizzare.
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Il colonnello di Montezemolo e via Rasella

Ho scritto un breve ricordo dell’episodio bestiale – il più tragico della II guerra mondiale ad opera dei tedeschi – ,l’eccidio delle Fosse Ardeatine a Roma.del marzo 1944. Ho voluto ricordare che tra le oltre 300 vittime ci fu il col. Giuseppe Lanza Cordero di Montezemolo, capo del Fronte militare clandestino a Roma  che fu sempre contrario al terrorismo nella lotta ai tedeschi e si scontrò con Giorgio Amendola capo dei partigiani comunisti romani. Ed ho ricordato l’indegno episodio di via Rasella – nulla di eroico – in cui l’uccisione di 30 altoatesini scateno’ l’ira tedesca. L’aver ricordato via Rasella mi ha provocato violenti attacchi su Facebook da parte di fanatici comunisti che vivono di parole d’ordine dell’ANPI. Mario Pannunzio  che scampo’ casualmente alle Fosse Ardeatine perché pochi giorni prima  fu liberato da Regina Coeli, scrisse nell’aprile 1944 un durissimo editoriale  su “Risorgimento liberale “contro l’uso del terrorismo e contro via Rasella. Quella era la Resistenza dei liberali e anche quella dei cattolici, da non confondersi con quella dei rossi che furono responsabili delle Fosse Ardeatine. Via Rasella non fu un atto di guerra, ma un atto di banditismo politico che ispirò anche le Brigate Rosse Solo i faziosi e i fanatici difesero quei terroristi che ebbero medaglie al valor militare del tutto immeritate e seggi in Parlamento da parte del Pci. Mi ha fatto piacere aver avuto anche in questa occasione  il consenso pubblico  della Presidente del Senato Elisabetta Casellati.
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Contro i disertori della Grande Guerra
Non posso pubblicare le centinaia di lettere a sostegno della mia petizione  contro una targa al Vittoriano  in onore dei disertori della Grande Guerra, chiamati con ipocrisia “fucilati. Sarebbe una grave offesa al Milite Ignoto e a tutti i caduti e combattenti. Voglio ringraziare tutti, ma vorrei invitare a scrivere al Presidente Draghi come ho fatto io per fargli sentire lo sdegno di chi non ha rinunciato all’orgoglio di essere italiano.