IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Il 17 marzo è la giornata dell’ Unità nazionale, della bandiera e della Costituzione, una festività un po’ confusa che mescola realtà differenti e che non ha mai avuto seguito neppure nelle scuole.
E’ certo importante evitare di ridurre al 25 aprile e al 2 giugno le festività nazionali, ma in realtà la festa dell’Unità nazionale è il 4 novembre, quando con Trento e Trieste si completò il Risorgimento. Il 17 marzo 1861 non si realizzò l’ Unità nazionale perché mancavano ancora il Veneto e Roma capitale,ma nacque il Regno d’ Italia o, se non vi piace il Regno, l’idea di Nazione, formatasi nei secoli, divenne Stato unitario.
Croce parlò di “Sorgimento” come un unicum nella storia italiana. “La giornata della Costituzione non c’entra nulla, anche se la Costituzione repubblicana fu un approdo importantissimo e resta la nostra magna charta.
Approfittando degli studiati silenzi attorno al 17 marzo il principe Emanuele Filiberto ne ha approfittato per rivendicare a Casa Savoia il merito esclusivo del Risorgimento. Il Principe, prima di avventurarsi nelle sabbie mobili della storia dovrebbe studiarla. Suo padre Vittorio Emanuele mi disse una volta che sarebbe venuto volentieri a sentire le mie lezioni. Troppo onore. Non pretendo tanto dall’attuale principe molto autoreferenziale, ma a distanza lo invito a studiare l’opera immensa e decisiva del Conte di Cavour a cui si deve lo Stato unitario del 1861. Certo Vittorio Emanuele II ebbe un ruolo importante. La Casa Savoia ebbe il merito con Carlo Alberto di porsi alla guida del movimento nazionale, ma affermare l’esclusiva della Casa Savoia rivela una ignoranza storica che avrebbe fatto arrossire Umberto II che nel 1961 scrisse uno storico messaggio che rivelò la statura dell’ultimo re d’Italia.
Ieri, parlando di questi temi, ho cercato, insieme a Barbara Ronchi della Rocca, di rinverdire la memoria storica del Risorgimento che ebbe al centro Cavour e Mazzini : il realismo e l’utopia. Ambedue importanti a forgiare la Nazione italiana.
La guerra all’Iran suscita forti perplessità e può far pensare che Trump sia incapace di una strategia internazionale che sicuramente c’era quando si parlava di imperialismo americano, dimenticando quello russo. Oggi i due imperialismi sono risorti in nuove forme. Gli Stati Uniti non perseguono più la Causa dell’Occidente anche se gli slogan possono portare a pensarlo ma scopi americani in senso stretto e miope. L’imperialismo russo ha ripreso vigore dopo il crollo sovietico, manifestandosi anche come erede della Grande Madre Russia degli Zar. Si dice, e sicuramente è vero, che l’ordine internazionale è sconvolto e che il diritto internazionale è stato calpestato. Peccato che alcuni si dimostrino difensori dell’ordine internazionale a corrente alternata.


