OPINIONI- Pagina 2

Scomparsa di Petrini, Cirio: “Addio a un visionario dalle idee innovative”

Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e gli assessori Paolo Bongioanni e Marco Gallo sulla scomparsa di Carlin Petrini

 

Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio sulla scomparsa di Carlin Petrini: «Con la scomparsa di Carlo Petrini se ne va un uomo straordinario che ha cambiato la cultura agricola del nostro Paese e del mondo intero. Innamorato della terra, con la sua intelligenza, la sua visione e la sua capacità di guardare lontano ha insegnato a tutti noi che la sostenibilità e il rispetto della natura sono un atto politico, civico e umano prima che ambientale; che quella contadina non è un’attività, ma una cultura che deve essere giusta e avere dignità ovunque la si pratichi. Pensatore acuto, mai banale, instancabile studioso, curioso del mondo e degli uomini, ha saputo essere uno stimolo prezioso per tutti coloro che ha incontrato sulla strada, e sono stati tantissimi. Per il nostro Piemonte, la sua perdita è ancora più dolorosa, perché con Slow Food, Terra Madre, l’Università di scienze gastronomiche di Pollenzo, Petrini ha costruito un pezzo importante di ciò che oggi sono il Piemonte e la sua eccellenza agricola e enogastronomica. Per me, poi, se ne va un caro amico, con il quale ho avuto il piacere e l’onore di confrontarmi molte volte e da cui ho imparato tanto. Alla sua famiglia, agli amici e a tutta la comunità di Slow Food, l’abbraccio mio e della Regione Piemonte. Grazie Carlin, ci hai reso tutti un po’ migliori e ci mancherai moltissimo».

L’’assessore al Commercio, Agricoltura e Cibo, Turismo, Sport e Post-olimpico, Caccia e Pesca, Parchi della Regione Piemonte Paolo Bongioanni: «Fra le tante cose per cui Carlin Petrini ci mancherà e per cui dobbiamo essergli grati, c’è che ha reso patrimonio universale un rapporto con il cibo e la terra iscritto da sempre nel Dna del Piemonte e dei Piemontesi. Non a caso il movimento SlowFood, l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, il Salone del Gusto e Terra Madre sono nati qui e non altrove. Il senso etico dell’atto del cibarsi, la memoria e la sapienza tramandata dai nostri nonni contadini hanno riscritto la consapevolezza di un cibo buono, pulito e giusto, e da idea controcorrente oggi sono diventati patrimonio universale e condiviso che ha risvegliato la consapevolezza del valore del nostro cibo, delle nostre eccellenze agroalimentari e dei loro produttori. Carlin è stato il primo difensore delle produzioni di qualità che identificano i territori, e ha aperto la porta che poi tanti di noi hanno attraversato. È quello stesso rapporto che sa unire tradizione e innovazione, rispetto e convivialità, piacere del gusto e salute che ha consacrato la cucina italiana, prima al mondo, come Patrimonio universale Unesco. Anche per questo lascia un vuoto incolmabile».

Dichiara Marco Gallo, assessore con delega alla Biodiversità della Regione Piemonte: «Con la scomparsa di Carlin Petrini perdiamo uno dei più grandi custodi della biodiversità del nostro tempo che ha avuto il merito straordinario di insegnare al mondo che la biodiversità non è un concetto astratto o soltanto ambientale, ma un patrimonio culturale, umano ed economico da difendere ogni giorno. Attraverso Slow Food, Terra Madre e l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, Petrini ha costruito una visione nuova del rapporto tra uomo e natura restituendo dignità alle comunità rurali, ai piccoli produttori e alle tradizioni locali. Per il Piemonte la sua perdita è immensa. Se oggi la nostra regione è riconosciuta nel mondo come granaio di biodiversità, lo dobbiamo anche alla sua visione e alla sua capacità di guardare oltre il suo tempo. Grazie Carlin, per averci insegnato che la terra non si sfrutta: si custodisce».

Aimone di Savoia Aosta

Di Pier Franco Quaglieni
Dopo lunga riflessione e in base a ragionamenti storici e giuridici ho deciso di considerarmi vicino al Duca Aimone di Savoia -Aosta, vedendo in lui il capo di casa Savoia. Per me quanto la Consulta dei senatori del Regno ha deciso   in merito al passaggio della continuità della Dinastia Sabauda al ramo Aosta, credo abbia un valore difficilmente discutile  in termini giuridici. Ma soprattutto la storia personale del Duca Aimone, i suoi studi alla Bocconi, il suo lungo lavoro in Russia in posti di responsabilità apicale in una delle aziende italiane più importanti, l’aver svolto studi e servizio militare al collegio militare Morosini di Venezia, divenendo ufficiale di Marina come suo padre, sono per me motivo fondamentale per la mia decisione. Ho avuto il piacere di conoscerlo  e di parlargli in privato quando il Principe è venuto ad incontrarmi a Torino.  E’stato un bel colloquio informale, colto, se posso dirlo, amichevole. Ho notato di trovarmi di fronte ad una grande risorsa per il futuro dell’Italia. Ho letto anche delle sue interviste ed ho assistito ad una sua intervista televisiva. Egli si colloca nella scia degli Aosta: da Amedeo fratello di Vittorio Emanuele II e re di Spagna a Emanuele Filiberto comandante invitto della III Armata, al Duca degli Abruzzi, al Conte di Torino, al conte  di Salemi, al Duca Amedeo, eroe dell’Amba Alagi che morì prigioniero in Africa con i suoi soldati, al Duca Aimone ammiraglio che morì in esilio,  al padre di Aimone, il Duca Amedeo che seppe assumersi le sue responsabilità dinastiche in un momento di grave crisi dopo la fine dell’esilio. La figura di Aimone e’ tale perché lui riassume nella sua persona le qualità che dovrebbe avere un re. E’ simile a re Carlo d’Inghilterra con cui e’ anche imparentato. Non ama le sfilate delle guardie di  cui altri si circondano e che a volte sono personaggi un po’ patetici.  Segue una linea di sobrietà e di serietà che fu una virtù tutta piemontese dei Savoia regnanti e dell’ultimo Re Umberto II, che va ricordato con lo stile che egli seppe manifestare anche durante i lunghi anni di esilio. Aimone rappresenta una certa idea di storia italiana che anche i repubblicani possono apprezzare perché fondata su dati reali e verificabili, privi di retorica e di arroganza. Il mio amico Enrico Martini Mauri, capo delle divisioni alpine azzurre nella lotta di Liberazione e medaglia d’oro al Valor Militare, avrebbe apprezzato Aimone come soldato e come uomo. Ricordo che come storico sono stato due volte l’oratore ufficiale che ha ricordato Umberto II a Torino e a Racconigi.

L’esempio di Marco

Di Vittorio Pezzuto

Dalla prima pagina de LA RAGIONE oggi in edicola www.laragione.eu

Per decenni il congresso annuale del Partito radicale è stato il vero compleanno di Marco Pannella. Una festa che una tenace minoranza laica, libertaria, liberista, federalista europea e nonviolenta dedicava anche a sé stessa impastando incontri fecondi, la fatica dell’ascolto reciproco fra pazzi (di libertà e non solo), l’omaggio degli avversari e non di rado la messa in gioco di ogni avere nel tentativo di conquistare l’improbabile ma necessario. A due lustri dalla sua morte quel congresso si rinnova sotto altra forma: maratone oratorie, interviste e commemorazioni di quanti nel suo ricordo celebrano soprattutto la parte migliore della loro vita.
La più grande lezione che ci lascia è quella imparata a 29 anni in una pensione di Cattolica: convintosi di essere inadeguato a questo mondo, scelse di tagliarsi le vene. Lo salvò per caso Franco Roccella e fino all’ultimo dei suoi giorni ha dimostrato di avere avuto torto: regalandoci buone leggi, splendide battaglie, l’esercizio della fantasia senza potere, un inesausto dialogo con il diverso e una teoria della prassi rivelatasi efficace antidoto alla spesso impotente politica di Palazzo.

 

Giachino anticipa la nuova edizione del libro “Per crescere di più”

Presentato oltre 1 anno fa con Gianni Letta e ora al centro di tutti i report che evidenziano la bassa crescita della economia italiana negli ultimi 25 anni

 

Sabato 6 giugno alle ore 11,30 nella saletta dello storico Ristorante DEFILIPPI di GASSINO, la trattoria simbolo del Boom economico degli anni 50-60, l’ex Sottosegretario ai trasporti Mino GIACHINO che aveva anticipato tutti lo scorso anno col suo libro PER CRESCERE di PIU’ presentato alla Camera insieme al Dott. Gianni LETTA , grande estimatore del leader SITAV. Il libro però non suscitò più di tanto l’interesse di Governo e Parlamento anche se conteneva alcune proposte concrete per rilanciare economia e lavoro, è ritornato di grande attualità con i dati forniti a livello europeo e mondiale sulla bassa crescita della economia italiana , superata ora anche dalla Grecia e dalla presenza di un grande Debito Pubblico (3.200 miliardi ) che costa circa 90 miliardi di interessi l’anno. Alla bassa crescita della economia italiana da un contributo la bassa crescita della economia torinese dovuta alla crisi del settore auto ma non solo. La famosa frase dell’avvocato Agnelli :”ciò che va bene per la Fiat va bene per il Paese “ si è trasformata in un boomerang “se va male la Fiat va male Torino e l’Italia. Nel libro non c’è solo la denuncia della bassa crescita ma ci sono anche proposte per il rilancio . Non poteva mancare la polemica contro la decisione del Presidente Napolitano di chiamare Mario Monti con quello che da qualcuno fu definito un mezzo golpe . Dalla tabella dell’andamento del PIL si vede come il livello raggiunto dal Governo Berlusconi nel 2010 venne recuperato solo nel 2019. In mezzo le tasse di MONTI.

Chiarelli: “Il Salone del libro ha fatto sistema”

«La vera forza di questo Salone del Libro è stata la capacità di fare sistema. La sinergia costruita tra istituzioni, operatori culturali, editori, territori, partner e tutte le persone che hanno lavorato dietro le quinte ha dimostrato che quando il lavoro viene fatto bene e insieme i risultati arrivano. È questa la differenza che il Piemonte ha voluto dimostrare», dichiara Marina Chiarelli, assessore alla Cultura, Pari opportunità e Politiche giovanili della Regione Piemonte.

 

«Grazie all’investimento della Regione e a una collaborazione sempre più forte tra tutti i soggetti coinvolti, questa edizione ha saputo mettere al centro la cultura, facendo prevalere contenuti, partecipazione e qualità. I numeri confermano una crescita importante del Salone, ma il dato più significativo è vedere migliaia di giovani partecipare agli incontri, confrontarsi e cercare strumenti per interpretare il presente. La cultura non è un settore marginale: è una infrastruttura strategica capace di generare crescita, lavoro, identità e coesione sociale», aggiunge Chiarelli.

 

«Il successo di questa edizione, senza polemiche, non rappresenta un punto di arrivo. Da domani si torna al lavoro per costruire la 39ª edizione del Salone del Libro con l’ambizione di renderlo ancora più internazionale, partecipato e vicino alle nuove generazioni» conclude Chiarelli.

 

La Regione chiude la 38ª edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino con un bilancio estremamente positivo, confermando il proprio ruolo centrale all’interno di uno dei più importanti appuntamenti culturali europei.

 

Gli spazi della Regione, con quasi 200 appuntamenti, si sono confermati i luoghi simbolo del Salone: uno spazio immersivo e contemporaneo pensato per raccontare il Piemonte attraverso cultura, idee, libri, cinema, memoria, innovazione e nuove generazioni. 

 

Nei cinque giorni del Salone, la Regione e l’intera Giunta regionale sono state protagoniste registrando grande partecipazione di pubblico e un forte interesse su temi che hanno spaziato dalla lettura ai giovani, dall’editoria all’innovazione, dal cinema alla formazione, fino ai territori e alle nuove politiche culturali. 

 

Il Salone oggi è sempre più un grande spazio nazionale di incontro e di elaborazione culturale. E il fatto che dalla prossima edizione il Lazio sarà Regione ospite e la Catalogna lingua ospite rafforza ulteriormente questa dimensione nazionale e internazionale.

 

Un risultato reso possibile anche dalla capacità di fare sistema tra istituzioni, operatori culturali, editori, fondazioni, territori e partner, elemento che ha rappresentato uno dei tratti distintivi dell’edizione 2026 del Salone. Una visione condivisa che ha permesso di rafforzare ulteriormente il ruolo del Piemonte all’interno del panorama culturale nazionale, valorizzando il lavoro comune e la collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti. 

“Liberale è”, al Salone del Libro il nuovo libro di Giuseppe Benedetto

“Ogni promessa è debito… pubblico”, scrive Giuseppe Benedetto nel suo nuovo libro “Liberale è. Predicare inutilmente” (Rubbettino). Con la prefazione dell’economista Carlo Cottarelli, il volume – presentato al Salone internazionale del Libro di Torino, con la professoressa Elsa Fornero e con il direttore de La Stampa Andrea Malaguti – affronta un viaggio dentro le contraddizioni più profonde dell’Italia.

“All’inizio degli anni ’90 il debito era già intorno al 124% del Pil, adesso siamo al 137%. È impossibile ridurre il rapporto tra debito pubblico e Pil se continuiamo a crescere dello 0,5%”, spiega Benedetto. “Negli ultimi dieci anni la Grecia ha ridotto il rapporto tra debito e Pil di 50 punti percentuali, con una crescita intorno al 2%; il Portogallo, con lo stesso tasso di crescita, ha ridotto questo rapporto di 40 punti percentuali; Cipro lo ha fatto di 55 punti percentuali, con una crescita del 3,5%. L’unica eccezione è la Spagna che comunque, negli ultimi anni, dopo il Covid, ha ridotto il rapporto debito/pil di undici punti percentuali. Da noi invece il debito continua a crescere, non riusciamo a ridurlo nemmeno di un punto percentuale”.

E allora, si chiede Benedetto, quali riforme servono per far crescere l’economia? “In primis, ridurre la burocrazia. Ad esempio, le Zone economiche speciali (Zes) ideate per il sud e per alcune regioni del centro Italia, che comportano semplificazioni burocratiche per le imprese che investono nell’area, funzionano. Partiamo da lì, rendiamo l’Italia tutta una Zes. Poi bisogna ridurre il peso della pressione fiscale, ma per farlo deve diminuire anche il peso della spesa. L’anno scorso la pressione fiscale è arrivata al 41,1% del Pil e se guardiamo il documento di finanza pubblica, pubblicato qualche settimana fa, si rimane al 43% fino al 2029. La Spagna, che l’anno scorso è cresciuta del 3%, ha una pressione fiscale di sei punti percentuali di Pil più bassa. Se chiedete a un’impresa dove preferisce investire, questa ti risponderà che va dove le tasse sono minori. Per questo non riusciamo ad attirare capitali esteri”.

“Nessun governo si assumerà mai la responsabilità di fare le riforme necessarie, perché sono impopolari”, sottolinea Benedetto. E allora, al termine del ragionamento che si sviluppa lungo tutto il libro, il presidente della Fondazione Einaudi propone una soluzione: istituire un’Assemblea costituente. “L’unica strada percorribile”, la definisce lui. “Con l’attuale sistema, gli attori politici cercheranno sempre di far prevalere il proprio interesse di parte rispetto all’interesse comune. L’idea della Fondazione Einaudi è di proporre una snella assemblea composta da cento membri di alto spessore eletti dai cittadini. Un luogo nobile, parallelo al Parlamento e in carica per un tempo predefinito, in cui lavorare per una riforma organica della seconda parte della Costituzione, sospendendo temporaneamente le appartenenze partitiche”.

Da Genova gli alpini ci dicono che c’è anche un’altra Italia

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

L’adunata degli Alpini a Genova si è chiusa senza polemiche e la sindaca Salis si è ricreduta e ha espresso parole di elogio per l’incontro degli Alpini con la città. Rispetto ai maranza e ai  proPal, per non dire dei centri sociali, la sfilata ordinata di 90mila  Alpini rappresenta un’altra Italia  che si ispira a valori ideali che oggi molti giovani, e non solo loro, ritengono sorpassati.
Anzi, per alcuni, quella sfilata può addirittura suonare una provocazione. La mancanza di esponenti del Pd di un certo livello a Genova  è indicativo di un pregiudizio sfavorevole nei confronti di raduni che potrebbero essere considerati bellicistici e nostalgici. Il Pd in passato ebbe ben altro atteggiamento . Il corpo degli Alpini è popolo in divisa, null’altro che popolo. Il ruolo che gli alpini hanno avuto durante le grandi calamità nazionali dovrebbero riabilitarli anche agli occhi dei più scettici, ma spesso non è così. Certo ascoltare le fanfare alpine che eseguono  le canzoni patriottiche della nostra storia, da Monte Grappa alle ragazze di Trieste, può dare fastidio in questa Italia che ha smarrito il senso della sua storia. Ma può anche suscitare sentimenti di commozione in chi ritiene che la Patria non è un’invenzione borghese per fregare il proletariato, ma è la sintesi che deve ricomporre tutti i dissensi e dare unità alle differenze. La Patria come elemento unificante della comunità nazionale. Anche il termine “nazionale“ appare a molti un aggettivo equivoco da bandire. Ma per fortuna dell’italia non ci sono solo gli scettici verdi e rossi  , ma c’è anche gente come gli Alpini e tra poco i Bersaglieri che si radunano, a proprie spese, per testimoniare la presenza viva, palpitante, forte di un’Italia capace di guardare al futuro sperando in un destino che appare nebuloso , contraddittorio, addirittura angosciante.   Il fatto che certi giornali nelle loro cronache abbiano ignorato la sfilata di Genova ci fa comprendere come anche l’informazione sia condizionata da preconcetti che sono l’esatto opposto del dovere di informare il lettore.

Neanche Lo Russo e’ riuscito a rilanciare economia e lavoro a Torino

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L’OPINIONE 

L’ultima domanda dell’intervistatore al dibattito che si è tenuto ieri nelle splendide sale di Palazzo Carignano in occasione del 150* anniversario del più importante settimanale diocesano La Voce il Tempo, ha chiarito che neanche Lo Russo è riuscito a rilanciare economia e lavoro a Torino mentre le difficoltà della metà della Città che è in difficoltà come disse l’Arcivescovo NOSIGLIA sono ancora aumentate.
Avremo la seconda Biblioteca d’Europa, via Roma sara’ pedonalizzata, nel 2027 partiranno finalmente i lavori della Linea 2 della Metro ma i primi risultati si vedranno nel 2033-4. Nel frattempo chi non ce la fa a arrivare a fine mese e fa fatica a mangiare due volte al giorno dovrà contare sui pasti delle Caritas parrocchiali o sulle 12 Mense dei poveri. In questi anni la distanza tra il Centro e la periferia è ancora aumentata. Il degrado in Barriera e Aurora è sicuramente cresciuto.
Cosi dopo 33 anni di Giunte di sinistra che si definiscono progressiste a Torino le diseguaglianze sono aumentate. Quanto manca a Torino la cultura democratica cristiana che aveva una sensibilità e una attenzione agli ultimi che derivava dai Santi sociali. Non avendo difeso  l’industria sottovalutata da Castellani e seguaci oggi il 75% dei giovani ha un lavoro precario perché da chi collabora alla lavorazione dei film ai grandi eventi trova occupazioni a tempo parziale da 1 mese a tre mesi massimo. Torino nello studio Zangola sul lavoro figura agli ultimi posti tra le Città italiane.
In qualsiasi azienda privata di fronte a questi risultati si cambierebbe guidatore. Nella attesa  degli incontri sulla nuova strategia di Stellantis con FILOSA e’ evidente che la carta più grande non può essere il sogno delle Olimpiadi del 2040 ma l’arrivo della TAV di cui però nessuno parla piu’ . Dimenticata nel dibattito di ieri, dimenticata dai giornali su spinta del PD fortemente diviso al suo interno. In un dibattito subito chiuso di repubblica e’ emerso come sia stato il PD a frenare l’opera dalla parte italiana negli ultimi anni. L’opera si farà solo perché noi SITAV avemmo il coraggio di organizzare la grande Piazza Castello del 10.11.2018. Anche se qualcuno , dimenticando di gestire fondi pubblici e di essere pagato edita  pubblicazioni molto parziali.

La TAV che fa parte di un corridoio che collega un quinto del PIL europeo porterà traffici commerciali e turistici 365 giorni l’anno e ci renderà più attrattivi di investimenti esteri . A quel punto forse anche i capitalisti torinesi ,che oggi investono sulla piazza di Londra o N. York, torneranno ad investire su Torino.

Mino GIACHINO
UDC Torino

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

Sommario: La passeggiata Mario Soldati a Tellaro – Gli Alpini a Genova – Edoardo Massimo Fiammotto – Lettere

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La passeggiata Mario Soldati a Tellaro
Tellaro, amena località marina  nel comune di Lerici, in provincia di La Spezia, quasi ai confini con la Toscana, sta per dedicare ufficialmente  la  sua passeggiata a mare a Mario Soldati, lo scrittore e regista che scelse di vivere nel golfo dei poeti per molti anni. La intitolazione è per festeggiare i 120 anni della nascita di Soldati a Torino nel 1906. La benemerita società di  Mutuo  Soccorso di Tellaro, animata dall’entusiasmo di Silvio Vallero, il 30 luglio insieme al Comune di Lerici, ricorderà, in una mitica e suggestiva  terrazza sul mare Soldati.
Ho provato  mesi fa a sentire in modo informale  il Comune di Torino per promuovere un’iniziativa in ricordo di Soldati, ma ho trovato freddezza, malgrado Soldati fosse stato nominato cittadino onorario ed abbia una via a  lui intitolata per iniziativa del sindaco Valentino Castellani.
Forse il sindaco Lo Russo  potrebbe essere decisivo, insieme alla Città metropolitana, per promuovere un evento nella città più soldatiana d’Italia ,anche se Soldati è vissuto soprattutto a Roma e a Milano, pur ma tendo la residenza sempre a Torino. Il sindaco Fassino lo onoro’ nella Sala rossa del Consiglio Comunale con una solenne cerimonia a cui partecipai insieme ad Ugo Nespolo. Il sindaco Zanone gli consegno’ la pergamena di cittadino onorario. Una lapide ai Murazzi ricorda  il suo gesto eroico di sedicenne che si buttò nelle acque del Po in piena per salvare un compagno di scuola dell’Istituto  sociale che stava annegando. Per quell’episodio ebbe la medaglia d’argento al valor civile. In una Torino che sta  inevitabilmente perdendo sempre più la sua identità più profonda,forse ,avrebbe un senso ricordare Soldati. Al cimitero monumentale dove è sepolto andarono a rendergli omaggio i presidenti della Regione Cirio (nella foto) e Bresso, oltre al sindaco Castellani che partecipò ai suoi funerali privatissimi  nel 1999.
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Gli Alpini a Genova
Che il femminismo oltranzista si schieri contro l’adunata degli Alpini che porterà a Genova un numero incredibile di persone, non è un bel segno. Generalizzare un piccolo episodio  che ebbe protagonista in passato  un gruppetto di penne nere, e’  sbagliato ed è ingiusto. Alle adunate si aggregano o  addirittura si aggiungono senza controlli  persone che non hanno nulla a che vedere con l’ Associazione Nazionale Alpini. Nelle feste nelle piazze e nelle vie si possono mescolare persone che acquistano per l’occasione un cappello alpino. Invece di distinguere e dare il benvenuto agli alpini, la sindaca di Genova Salis prende lo spunto dalle proteste di una parte di femministe, per acuire ancora di più il dissenso espresso nei confronti di un episodio che non ebbe mai contorni certi e precisi. La sindaca avrebbe avuto invece il dovere anche di ricordare cosa fanno gli alpini nel caso non solo delle grandi calamità nazionali. E questo proprio nell’anniversario del terremoto del Friuli che nel 1976 devastò quelle terre che seppero riprendersi con coraggio e capacità impensabili.
A dare un soccorso immediato ed  importante furono proprio gli alpini. La sindaca di Genova avrebbe dovuto ricordarlo. Le associazioni d’arma – per quanto decimate dall’abolizione della leva obbligatoria – sono una parte sana del Paese e il loro richiamarsi ai valori patriottici è un antidoto al clima di violenza generato dai tanti estremisti che invadono le piazze ed attaccano le Forze dell’ordine. Gli alpini portano sempre una parola solidale che va ben oltre al folclore. In periodo di guerra come il nostro può sembrare arcaico o addirittura assurdo parlare di associazioni combattentistiche,perché il desiderio di tutti è la pace. Le associazioni d’arma sono un’altra cosa e rappresentano la storia italiana, come ci ha insegnato il generale degli alpini Franco Cravarezza un uomo e un soldato davvero “fuori ordinanza”.
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Edoardo Massimo Fiammotto
Ai primi di giugno sarà un anno dalla morte improvvisa di Edoardo Massimo Fiammotto, giornalista e politico liberale che negli ultimi anni collaborò fattivamente con il Centro Pannunzio di cui sarebbe divenuto direttore se un cavillo statutario non l’avesse impedito per la mancanza del requisito di anzianità di associazione. Sarebbe comunque diventato direttore in futuro. Fiammotto morì di un infarto a neppure 60 anni.
Molti sentono il vuoto che ha lasciato, soprattutto io che lo ebbi leale, prezioso e colto collaboratore. Seppe diventare da uomo di partito, anche un po’ deluso di un PLI che fece una fine ingloriosa, uomo di cultura. Proprio un anno fa a Ivrea lo ascoltai in una magistrale relazione che affrontava i temi del pensiero liberale, andando molto oltre il liberalismo di partito. Cito’ Bobbio e Gobetti, dimostrando una cultura non superficiale, cumulata negli anni. Spero che sia ricordato almeno nella città, Pinerolo, dove fu consigliere comunale ed assessore.
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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com

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I Promessi Sposi
Cosa pensa del progetto di spostare nella scuola superiore la lettura dei “Promessi sposi” ,dal secondo al quarto anno? A me sembra un’idea condivisibile. Prof.   Anna De Giulio
Il problema della lettura del romanzo manzoniano è controverso perché in molte scuole  nel secondo anno,  da tempo e’ stato sostituito da romanzi novecenteschi relativamente recenti .
Persino in quelli che erano i ginnasi si è pensato di innovare. Si pone seriamente la questione se ragazzini di 15 anni siano in grado di capire l’opera di Manzoni che in passato veniva ripresa anche nell’ultimo anno. La riforma sul Novecento come materia  esclusiva di studio nell’ultimo anno, nota come riforma Berlinguer, ha ridotto ai minimi termini anche l’800 come tutti i secoli precedenti. Dedicare un intero anno al ‘900 fu una scelta sbagliata che non  starò qui a confutare perché ne ho scritto in passato .  In questo contesto la lettura dei “Promessi sposi“ ne ha risentito molto. Io ricordo che al ginnasio la mia lettura del romanzo si ridusse alla redazione  di pagine e pagine di riassunti. Il docente, tal Frassino di Pinerolo, non fu mai in grado di tenere una lezione decente. Lo stesso mi accade nell’ultimo anno di liceo, quando lo studio di Manzoni avrebbe consentito di approfondire anche il romanzo. Ci fu detto di rileggere per conto nostro l’opera. La rilessi di corsa perché il tempo non consentiva altro. Fu all’ Università che ripresi a rileggerlo in altro modo sotto lo stimolo di un maestro come Giovanni Getto, autore di un commento che insieme a quelli di  Momigliano e di Russo rappresentavano una riflessione critica di alto livello.  Può essere accettabile spostare al IV anno la lettura, ma tutto dipende dal tempo dedicato. Molto dipende dai professori. Quando insegnai al Classico, cercai di far apprezzare Manzoni anche se tanti colleghi lo ritenevano superato.
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Buttafuoco
Cosa pensa del suo amico in verità piuttosto recente Buttafuoco circa la scelta di ammettere alla Biennale la Russia e Israele? Adesso sono cominciate le contestazioni ai relativi padiglioni di ucraini, proPal e femministe selvagge senza reggiseno.  Roberto Leccisi
Ho sostenuto Buttafuoco nelle sue scelte perché la Biennale e Venezia sono luoghi di incontro che vanno oltre le politiche estere dei paesi e anche oltre le guerre. La cultura è somma vocazione alla pace. Lo dimostravano già le Olimpiadi nell’antica Grecia quando ogni guerra veniva sospesa. Ha torto il ministro per la cultura ad inviare ispettori. Sangiuliano non l’avrebbe fatto. Che adesso gli Ucraini, i proPal e le femministe furiose contestino e’ fatto da condannare senza ambiguità. Essi sono l’esempio dell’estremismo che porta all’odio e alla violenza. L’esatto opposto della cultura.
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D’Alema solidale
Ho letto la totale solidarietà di D’Alema a Bianca Berlinguer per un possibile azione legale del ministro Nordio, vista come una grave  minaccia alla libertà e quasi un preannuncio dell’arrivo di uno Stato autoritario .D’Alema richiama l’articolo 21 della Costituzione sulla libertà di pensiero e di stampa. Cosa ne pensa?  Nunzio Carolei
Ritengo che la conduttrice Berlinguer, sempre pronta ad interrompere i suoi ospiti televisivi , avrebbe dovuto  precisare subito che l’ipotesi di Ranucci che lo stesso non dava per certa, ma in via di accertamento , non era informazione , ma un qualcosa volto a screditare il ministro Nordio. Avrebbe dovuto intervenire  dicendo  che la deontologia giornalistica non poteva accettare le insinuazioni di Ranucci che alla fine ha dovuto chiedere scusa al ministro. Questi metodi diffamatori di Ranucci sono incompatili  in particolare con una rete pubblica come Rai tre. Fa sorridere l’indignazione solidale di D’Alema che per una vignetta non gradita di Forattini chiese un indennizzo di tre miliardi di lire. L’articolo 21 non si può invocare a corrente alternata.