OPINIONI

Riflessioni storiche sulla Resistenza e sul fascismo

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Nel tumulto delle polemiche e anche delle violenze che hanno caratterizzato il 25 aprile di quest’anno credo occorra tentare di storicizzare qualcosa che ci aiuti a capire.
La prima osservazione riguarda la Rsi che certo fu all’origine della guerra civile che divise gli italiani addirittura all’interno delle singole famiglie . Ma qualcosa di simile alla Rsi all’ombra dell’occupante tedesco era inevitabile e prevedibile. Vent’anni di regime  non potevano crollare d’incanto  per un voto del gran consiglio del fascismo il 25 luglio 1943. Il regime aveva formato milioni di giovani e quindi era da mettere nelle cose possibili e forse inevitabili, anzi scontate, che il richiamo di Mussolini non  cadesse nel vuoto . La guerra aveva assunto una piega che faceva presagire la sconfitta dell’Italia, ma non necessariamente della Germania. Ma ciò malgrado, furono  in tanti ad aderire alla Rsi. Queste considerazioni sfuggirono al nuovo governo Badoglio nei 45 giorni che portarono all’ 8 settembre. Pensare che il fascismo fosse stato sconfitto da un voto fu una ingenuità in cui Badoglio non cadde, anche se il governo  rivelò incapacità ad affrontare una situazione difficilissima o forse non era possibile far qualcosa di concreto  per prevenire ciò che accadde: i tedeschi padroni dell’ Italia centro –  settentrionale e i fascisti rinati al Nord nella Rsi e fino al giugno 1944 anche a Roma. Un altro elemento va sempre tenuto presente: fu una guerra patriottica di liberazione nazionale, ma fu anche una guerra civile senza esclusione di colpi durante e dopo la Resistenza. Togliatti nel 1946 volle un’amnistia che coprisse una parte dei reati commessi, ma il sangue dei vinti e quello dei vincitori seminò odi e rancori difficilmente superabili anche con il tempo. Oggi dopo 81 anni dai fatti sarebbe necessario un qualche distacco critico perché i nemici di allora sono quasi tutti morti. Ma non è così. Gli attivisti politici non vogliono studiare la storia. Oggi c’è  gente che non ha nulla a che vedere con le vicende di allora e il 25 aprile  si carica di nuovi temi, richiamandosi a realtà che non  hanno nulla a che vedere con ciò che accadde allora: Trump, la Palestina, Israele, l’Iran  colorano in termini ulteriormente divisivi una festa che diventa pretesto per scontri verbali e di piazza  che sono il paradiso dei violenti, una categoria trasversale  purtroppo sempre viva e vegeta. I nostalgici che si ritrovano a Dongo per commemorare i gerarchi fascisti uccisi in riva al lago sono una minoranza  di discendenti della Rsi talmente esigua da poter essere considerata una specie in estinzione. Ma sotto altri punti di vista la categoria degli esaltati non si estingue mai: basta leggere qualche saggio sulla violenza in politica per rendersi conto della realtà . Solo gente che non conosce la storia può pensare ad un fascismo “eterno“ . Il fascismo è invece un dato storico ben definito nel tempo anche se  il richiamo alla forza e all’autoritarismo appare una costante della storia in cui il fascismo stesso è inserito. Certamente l’avvento al governo degli “eredi di Salo’ “ha esacerbato gli animi , malgrado i passaggi alla terme di Fiuggi.
Spiegare come sia stata possibile questa rimonta sarà compito degli storici futuri , ma sostenere che oggi chi ci governa è fascista appare una forzatura polemica senza serie motivazioni . In tutta Europa, e non soltanto, c’è una svolta destra che non si spiega con le nostalgie del Ventennio fascista. Riuscire da parte della sinistra a spiegarsi con realismo  il fenomeno politico odierno ,consentirà di superarlo. Collegarlo con il neo- fascismo rappresenta una scorciatoia che non aiuta a capire. Forse la politica dissennata di Trump contribuirà a comprendere cosa è oggi il blocco di forze definite di destra. Ma forse proprio le esagerazioni di Trump possono servire a capire che rifarsi al fascismo e’ riduttivo e antistorico.

Giachino: “Metro 2 nel 2033 (se va bene) e costerà di più”

Le colpe della sinistra

Caro Direttore,
Perché è stata inventata La Metropolitana ? .Per togliere traffico dalla strada, renderlo più veloce, diminuire inquinamento e incidenti stradali. Le grandi Città più evolute hanno iniziato a costruirle nel 1800 così come il Regno di Sardegna nel 1857prima di tutti gli altri Stati alpini approvò il progetto dell’opera del secolo, il traforo del Frejus. Oggi la Professoressa Fagioli spiega i danni sui bambini dell’inquinamento e parla dell’aumento degli asmatici. MIlano ha 5 linee di Metro. Madrid da sola ha più km di metro di tutte le Città italiane messe insieme. Torino e’ la Città più sfigata di tutte perche’ qui hanno abitato i due leader del PCI Togliatti e Gramsci e hanno creato un forte consenso a sinistra. Negli anni 50 quando il Sindaco Peyron propose di partire con la Metro, il capogruppo del PCI in Consiglio comunale rispose che gli operai preferivano andare in auto. Nel 1975 il PCI vinse le elezioni comunali con lo slogan NO ALLE GRANDI OPERE, tra cui la Metropolitana e la autostrada per il Frejus. Sempre nel 1975 ,durante la discussione della legge Bucalossi , il PCI fece approvare un emendamento col quale si bloccava per legge la costruzione delle autostrade. Ecco i genitori dei No TAV..Nel 76 , Sindaco Novelli, il Consiglio Comunale di Torino  rinunciò ai soldi del Governo per costruire la Linea 1.
La linea 1 attuale è stata costruita solo perché la impose il Comitato olimpico internazionale quando ci assegnò’ le Olimpiadi invernali. Ovviamente si parti dalla zona più rossa del torinese, Collegno, Grugliasco… siccome la cultura di trasporti a sinistra è scarsa non capirono che inaugurata la Line 1 occorreva subito partire con il progetto della 2 perché la rete , come insegnano i docenti di trasporti bravi, aumenta di molto la capacità di traffico . Invece il progetto della Linea 2 arriva solo oggi, vent’anni dopo la inaugurazione del primo tratto della Metro. Siccome la sfiga ci vede bene,  i ritardi clamorosi nella progettazione ci hanno portato in un ciclo economico che ha generato inflazione e aumento dei costi così i soldi , tutti del Governo, per costruire il primo tronco della 2 non bastano . . Siccome  la incompetenza genera effetti negativi lunghi e le bugie hanno le gambe corte mentre in Consiglio comunale lunedì scorso la Giunta comunale parlava ancora del 2032 , ieri l’onesto e competente Commissario Ing. CHiaia ha detto che il primo tratto della Linea 2 funzionerà solo  nel 2033. Ora mi auguro che i Cittadini di Barriera e Aurora finalmente capiscano che sono considerati dalla sinistra cittadini di serie B , se va tutto bene, e avranno un pezzo di Metropolitana nel 2033 quai trent’anni dopo i cittadini di corso Francia, Collegno e Grugliasco. Nel frattempo migliaia di torinesi hanno respirato un’aria inquinata e qualcuno è volato in Cielo in anticipo. Forse è meglio votare i competenti e i Si alla Metro e i SITAV.
Mino GIACHINO 
Responsabile torinese UDC

Cassette di (in)sicurezza

UNA LETTRICE CI SCRIVE

Caro direttore,

a  Napoli rapina perfetta :   ricordano Jean  Gabin nei suoi film  ( antichi  come le protezioni violate da un cacciavite e senza  l’ IA !). Nel passato  a Torino in corso Peschiera rilevata qualche protezione meschinella e poi l’inevitabile contenzioso con il cliente.

Se ne dovrebbe parlare perché  encomiabile che sia intervenuto il Questore e nientepopodimeno il PM Capo e dopo tre ore la cavalleria blindata da Livorno……………ma qualche riflessione andrebbe fatta ( banca / cliente ).

Sono imbarazzata e pure scorretta e me ne scuso  ma, accidenti, un bravo  ai tranquilli, modesti  e  efficienti rapinatori!
 RENATA  FRANCHI   Torino

Femminicidi, Chiarelli: “Il silenzio non è un’opzione”

Di Marina Chiarelli*

“Di fronte ai femminicidi, da ultimo quelli avvenuti in provincia di Alessandria e di Asti  non basta indignarsi ogni volta che accade.

L’assessore Chiarelli

La violenza contro le donne non nasce all’improvviso: cresce nel tempo, spesso lontano dai riflettori e, come in questo caso, anche in assenza di denunce formali. Per questo il tema non riguarda solo la repressione, ma la prevenzione. Come istituzioni abbiamo il dovere di costruire una rete più forte tra servizi, territorio e comunità, capace di intercettare i segnali prima che sia troppo tardi. E questo vale anche per le politiche giovanili e per la sicurezza: dove non ci sono presidi, relazioni e responsabilità, cresce il rischio. E riguarda da vicino anche Novara: episodi recenti tra i più giovani dimostrano che il tema della violenza e del rispetto non può più essere affrontato solo in chiave emergenziale”.

La sicurezza si costruisce prima, con presenza visibile, relazioni e responsabilità, ampliando punti di ascolto e i corsi pratici per operatori, allenatori sportivi, educatori, personale scolastico, ovverosia punti di riferimento locali, soprattutto in quartieri sensibili, nelle aree frequentate dai giovani e nelle zone critiche (tipo stazioni ecc.)
In Piemonte questa responsabilità si traduce in azioni concrete: una rete composta da 23 centri antiviolenza, 80 sportelli e 13 case rifugio, che ogni giorno accolgono, proteggono e accompagnano le donne nei percorsi di uscita dalla violenza. Nello scorso anno le donne aiutate in Piemonte sono state oltre 4mila ma vogliamo fare di più.
Promozione di attività formative per gli operatori della rete antiviolenza e delle Forze dell’Ordine, unitamente ad un raccordo più efficace tra le componenti coinvolte, sono gli obiettivi del protocollo d’intesa per prevenire e contrastare la violenza contro le donne siglato a marzo 2025 tra Regione Piemonte, la Città metropolitana di Torino, le Amministrazioni provinciali, le Prefetture, la Procura generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Torino, le Università e il Politecnico di Torino, l’Università del Piemonte orientale.
Abbiamo rafforzato gli interventi sul territorio, ampliando i punti di accesso e sostenendo progetti di reinserimento lavorativo, perché l’autonomia economica è spesso la prima vera forma di libertà. Allo stesso tempo continuiamo ad investire sulla prevenzione, a partire dalle scuole, con percorsi educativi che parlano ai più giovani di rispetto, relazioni e responsabilità.
Nello stesso alveo opera  il fondo di solidarietà istituito dalla Regione rivolto alle donne vittime di violenza, utilizzato per coprire le spese di assistenza legale sia in ambito penale che in ambito civile.
Perché contrastare la violenza significa agire prima che accada. E significa farlo insieme, come comunità.
* Assessore alla Cultura, Pari opportunità e Politiche giovanili della Regione Piemonte

Papa Leone e Trump: i super presidenti vanno e vengono, la Chiesa resta…

di Massimo Iaretti

L’uscita del presidente degli Stati Uniti Donald Trump su Papa Leone è, in senso sportivo, un vero e proprio filotto del cattivo gusto. Stalin chiese quante divisioni aveva il Papa, ma non andò oltre, Adolf Hitler, pur auspicando che a guerra finita avrebbe impiccato il vescovo di Munster von Galen per la sua lettera pastorale che denunciava il programma T4 di eliminazione dei diversamente abili, sospese tale programma.

Leggi l’articolo su Canavesano e dintorni:

Papa Leone e Trump: i super presidenti vanno e vengono la Chiesa resta …

Meno male che a Torino c’è la Chiesa

Senza la sua azione di supplenza della metà della città penalizzata in questi anni  starebbe ancora peggio.

di Mino GIACHINO

Nonostante la illusione delle Olimpiadi nel 2036-2040 la distanza tra la Torino che sta bene e la metà della Città che sta male , secondo la descrizione dell’Arcivescovo Nosiglia, è ancora aumentata, e ciò  nonostante la Città sia amministrata da trentatré anni dalla sinistra e dai suoi intellettuali col cachemire e con l’aiuto di una parte di ex dc. Torino mal piazzata nelle varie classifiche  settantesima per qualità della vita, tre quarti dei giovani con contratti di lavoro precari, capitale della cassa integrazione. Al terzo posto per capitali  privati  che però, come ha denunciato il giovane Cardinal Repole vengono investiti all’estero.

In questa situazione mentre la attività dei partiti non brilla , quasi dimenticata la grande piazza Castello a favore della TAV del 10.11.2018 che viene ricordata con grande ammirazione nelle altre Città come successo giovedì scorso a Genova da parte del prof. Duci , emerge il grande impegno delle Parrocchie e della Diocesi. Senza la grande azione di supplenza della Chiesa, la Torino che se la passa male starebbe  ancora peggio. Decine di migliaia di famiglie mangiano grazie alle tante Caritas Parrocchiali . Tanti bambini possono giocare in condizioni di sicurezza grazie agli oratori ben funzionanti grazie alla Associazione degli Oratori diretta da un Parroco entusiasta e torinista come don Stefano Votta . Sarò tenero di cuore, come diceva la nonna di mio figlio, ma mi fa impressione quando mi faccio un giro in Barriera di Milano vedere l’oratorio della Pace accerchiato almeno da tre lati da spacciatori.

La difficoltà della Città a trovare , dopo 30 anni di sinistra , un futuro chiaro si riflettono anche nella crisi della partecipazione politica. Anche qui la Chiesa torinese cerca di dare una mano . La settimana si era aperta lunedì sera con una partecipatissima lezione alla Consolata di Don Luca Peyron , nipote del grande Sindaco di Italia 61, sulla Intelligenza Artificiale,  intervistato da Alberto Riccadonna. Ieri sera a Palazzo Barolo la Pastorale sociale e del lavoro della Diocesi ha presentato il lavoro di alcuni gruppi sulla partecipazione attorno ai problemi più importanti della Città
A maggio poi, in occasione dei 150 anni del settimanale della Diocesi . si terra’ un importante convegno sul futuro di Torino che non potrà che partire dalle gravi difficoltà sociali di oggi con una Città che dopo trentatré anni di amministrazioni di sinistra non ha ancorauna idea sul suo futuro con una Amministrazione che non ha mosso un dito quando la Famiglia ha venduto  ai francesi. Insomma nessuno potrà dire che Torino oggi sta meglio del 1993.  Ovviamente in democrazia decideranno coloro che andranno a votare.
Certo se questa volta , la metà della Città che fa fatica e che vive con un PIL sotto il livello delle regioni del Sud andrà in massa a votare, per Lorusso e compagni sarà dura. Noi che ci rifacciamo alle migliori amministrazioni democristiane del dopoguerra ci impegneremo per il cambiamento amministrativo di una Città che di questo passo si rilancerà solo quando sarà ultimata la TAV e difendendo l’industria.

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SOMMARIO: Oltre un milione di voti musulmani – Marco Pannella Ministro degli Esteri? – Lettere

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Oltre un milione di voti musulmani
Stando una ad una affermazione di autorevoli esponenti della Comunità islamica italiana, circa un milione duecentomila islamici residenti nel nostro Paese hanno votato nel referendum sulla Giustizia. C’è da rallegrarsi per la partecipazione alla vita politica del paese di cui sono diventati cittadini, in forte  controtendenza con l’assenteismo dal voto di troppi nostri altri  concittadini. Molti islamici hanno scoperto la democrazia in Italia perché nei loro paesi di origine essa non c’è o è molto fragile ed apparente.
La democrazia, insegnava Calamandrei, è partecipazione e gli islamici italiani hanno appreso la sua lezione. In futuro bisognerà considerare che la minoranza islamica residente in Italia può contare su un numero considerevole di voti che può fare la differenza. E’certo che chi è stato dalla parte della Palestina contro Israele potrà contare su un consenso che appare scontato.
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Marco Pannella Ministro degli Esteri?
Oggi aprirò alla Fondazione de Fonseca di Torino  la prima  manifestazione italiana  per  il decennale della morte di Marco  Pannella. Suscita in me una forte emozione riandare al giorno in cui ,appresa della sua morte, feci fermare il taxi a Roma per lasciare un fiore in via della Panetteria dove abitava Pannella. Ricorderò soprattutto il liberale Pannella che ci porta a riandare al primo Pannella pannunziano eretico  e all’ultimo Pannella che aveva ripreso i temi della giovinezza liberale,  rivivendoli nella vecchiaia. Una delle ragioni di un Pannella sempre giovane è proprio questo riandare alle origini, persino a Benedetto Croce.
Marco Pannella con Pier Franco Quaglieni

 

Come era lontano l’ultimo Pannella da Emma Bonino  sempre più ministeriale e contigua al Pd. Ho conosciuto Sergio  Rovasio, stretto e fedelissimo collaboratore di Pannella, e tra di noi è nata un’amicizia nutrita di stima reciproca. Non anticipo cosa dirò oggi al convegno su Pannella. Eviterò di parlare di me  commemorandolo, come di spesso accade a chi accetta certi ruoli. Cercherò di fare una riflessione sull’assenza di Pannella in questi dieci anni, un’assenza che certifica anche  la progressiva pochezza dei politici di oggi. In un frangente terribile come quello che viviamo, cosa potrebbe fare  oggi Pannella ministro degli Esteri? E’ un interrogativo che credo abbia i suoi fondamenti perché Marco ha saputo intrattenere relazioni internazionali che sono andate molto oltre al fatto di essere stato un parlamentare europeo fuori ordinanza.
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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com
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Patty Pravo
Domenica andrò al Colosseo a rivedere Patty Pravo un idolo della mia giovinezza. Ricordo un suo articolo di alcuni anni fa sul “Torinese “che mi sono riletto. Patty ha 78 anni. Temo di restare deluso.   Gino Ravera
Io non andrei al Colosseo perché mi sembra un revival inutile, anzi dannoso. Patty Pravo non c’è più da molti anni, anche se dicono non abbia abbandonato la vita un po’ sregolata di sempre. Conviene tenerci il ricordo della Patty conosciuta al Piper di via XX settembre. Andare a sentirla sarà triste anche per i suoi fans invecchiati e magari pieni di acciacchi. Al massimo mettiamo un disco, chiudiamo gli occhi e sognamo di tornare giovani.
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Fratelli d’Italia
Pensavo il partito “Fratelli d’Italia” anche in Piemonte un partito unito, invece ci sono forti personalismi e conflitti di potere. Una delusione,  anche se già nel MSI dopo la morte di Tullio Abelli ci furono divisioni abbastanza forti. Io sono un elettore di destra da sempre e soffro per queste lotte intestine che indeboliscono il partito.      Virgilio Facci
Non seguo le vicende interne  dei partiti a livello locale e non so dirle. Potrei riprendere i pettegolezz , ma  non lo ritengo degno di questa rubrica. Certo la vicenda dell’ex sottosegretario alla Giustizia è demoralizzante, a voler essere gentili. Rientra nella mancata selezione della classe politica e della velocissima crescita di Fratelli d’Italia che non ha consentito adeguate selezioni. Ma questo riguarda tutti i partiti che stentano ad esprimere una classe dirigente all’altezza perché prevalgono i nominati.Un’eredita’ nefasta della legge elettorale voluta da Calderoli.
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Umberto di Savoia sepolto a Racconigi?
Un venerando  sacerdote di  Racconigi intervistato da “La stampa” in modo irrispettoso per la memoria dell’ultimo Re d’ Italia, propone che Umberto II venga sepolto a Racconigi dove nacque nel 1904. Alcuni politici si dicono d’accordo, vedendo anche un risvolto turistico per Racconigi. Uno scoop davvero  fuori posto. Il Re Umberto merita il Pantheon. Non è vero che desiderava essere sepolto a Racconigi. La parola deve passare al capo della Casa di Savoia il Duca Aimone d’Aosta       Vittorio Rovati
Re Umberto II

 

Conosco quel sacerdote, il canonico Troya,  andai come storico  a ricordare il Re Umberto nel 2023,  su invito del “Regina Elena”, nella cappella reale a Racconigi dove il Principe di Piemonte venne battezzato. Il rettore della Cappella è persona degna di fede. L’intervista non è onesta nei suoi confronti. Credo anch’io che a dare una risposta eventuale debba essere il Capo di Casa Savoia, ammesso che la notizia della “Stampa” meriti attenzione. Io ho qualche dubbio in proposito. Concordo con il lettore.

Quando Messori rispose a Giachino sul declino di Torino

Caro Direttore,
Venerdì purtroppo è venuto a mancare a Desenzano Vittorio MESSORI , un brillante giornalista e scrittore emiliano ma vissuto tanti anni a Torino dove ha scritto per la Stampa e ha dato vita a Tuttolibri.  MESSORI , per Adnkronos il più famoso scrittore cattolico al mondo, convertitosi tardi divenne famoso per un libro IPOTESI SU GESÙ che ha venduto oltre un milione di copie, ha scritto due libri con due Papi, Giovanni Paolo II e Papa Ratzinger. Nel 2016 gli scrissi una lunga lettera sul Declino di Torino e lui gentilmente rispose. Ciò che mi scrisse è bene che i torinesi lo leggano. Buona Pasqua

Mino GIACHINO

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

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SOMMARIO: Vittorio Messori – Andar avanti – Il Piano energetico – I ninnoli – Lettere

Vittorio Messori
E’ mancato a 84 anni l’amico Vittorio Messori. Ci sarà tempo e modo di ricordarlo. Cito solo  un suo pensiero fulminante sui “cattolici adulti” di Prodi, definiti una contraddizione in termini rispetto al Vangelo che invita a mantenere il candore dei bambini, i soli che entreranno nel Regno dei cieli. Messori aveva letto Machiavelli e conosceva le leggi ferree della politica, ma aveva mantenuto l’animo  che voleva  Gesù. E’ morto il venerdì santo, ma  le sue idee non sono destinate all’oblio del sepolcro più o meno imbiancato. Resteranno vive.
Andar avanti
Bisogna che il Governo esca dal trauma provocato dal referendum e da una cattiva gestione della campagna elettorale. Un rilancio con la legge elettorale sarebbe un passo falso. Meloni deve andare in Parlamento, magari dopo aver fatto un rimpastino, anche eliminando Urso come ministro poco capace e rivolgersi agli italiani con un programma che vada oltre la fine della legislatura e ipotechi anche l’altra, offrendo agli Italiani riforme che incidano sull’economia e precisi la posizione italiana in Europa e con gli USA. Il periodo tragico di guerra non favorisce, ma la Nazione italiana deve recuperare la sua dignità in un quadro europeo sempre più sfilacciato. Un governo di centro – destra  non può andare a rimorchio. Certo con moderazione ed equilibrio, ma l’Europa si salva solo con le Nazioni. Gli Stati Uniti d’Europa, appunto, il federalismo europeo, che parte dalle Nazioni storiche.
Questa era anche l’idea dei Padri dell’idea di Europa. Via l’idea oggi impraticabile della repubblica presidenziale o semi presidenziale, distrutte da Trump e da Macron. L’economia italiana deve essere al centro di un nuovo programma che non veda nel solo Giorgetti, il deus ex machina della ragioniera. Bisogna aprire gli orizzonti, eliminare la paura di perdere. Essere più liberali è indispensabile. Non il falso liberalismo, ma quello vero. Il Governo deve ridare fiducia al Paese, rivolgendosi ad esso come ,ad  esempio , sapeva fare De Gaulle o De Gasperi. Nei prossimi giorni il Governo si giocherà il suo  futuro. Stanno rimettendo in piedi la gioiosa macchina da guerra debellata da Berlusconi. Bisogna agire anche a tutela della libertà che una parte della minoranza oggi vuole conculcare, affiancandosi a Landini e all’estrema sinistra. Va messo in condizioni di non nuocere il rozzo generale – scrittore che fa votare contro il governo. Non chiacchiere, ma progetti che ridiano modernità all’Italia, passando dalle infrastrutture e dai servizi, per passare ad un progetto reale volto a sconfiggere la decrescita democratica e ripristinare il valore della famiglia  fondata sul matrimonio tra uomo e donna. Basta ai finti diritti che sono solo desideri edonistici. Basta ad una scuola in cui la violenza prevale e l’irrazionalità sta distruggendo quel poco che era rimasto dopo l’eterno ‘68. La generazione Z va rimessa al suo posto e i ragazzini della maranza vanno messi in condizione di non nuocere.  La migrazione illegale va fermata, dando opportunità di integrazione a chi  viene a lavorare, non a delinquere.
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Il Piano energetico
La guerra ha messo in evidenza in modo del tutto inoppugnabile  la fragilità dell’ Italia sul piano energetico. Il Governo deve mettere a frutto il grande lavoro realizzato dal ministro Pichetto Fratin, uno dei migliori e più seri ministri dell’attuale Governo, e procedere a dare attuazione ad un piano energetico che reintroduca il nucleare sicuro.
Gilberto Pichetto

 

Sul nucleare siamo vittime della demagogia verde – rossa che portò ad un referendum suicida fondato sull’ allarmismo. Il piano energetico deve dare il via  nei tempi più rapidi al Nucleare senza accantonare le energie rinnovabili oggi  del tutto insufficienti e inadeguate. Acquistare energia dalle centrali nucleari altrui appare oggi un vera e propria follia. E pensare all’energia eolica e solare, senza il nucleare, resta un’utopia e  si rivela un inganno.
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I ninnoli
Nella sua casa di Parella dove abitò Giacosa, Nina Ruffini si era trasferita negli ultimi anni della sua vita, portandosi da Roma i ninnoli che avevano suscitato le ironie del radicale Angiolo Bandinelli che veniva considerato un piccolo “guastatore” quando andava nella casa, piena di ninnoli delicatissimi,  di Nina che era il capo della segreteria di Pannunzio al “Mondo”. Preciso: capo, non capa.  La Ruffini era una presenza molto importante al “Mondo”, una sorta di vestale laica. Arrigo Olivetti mi portò a conoscerla a Parella già nell’estate nel ‘69 dopo che l’anno prima alla presenza di Saragat presidente della Repubblica fondammo il Centro Pannunzio.
Avevo  così potuto vedere i suoi ninnoli sopravvissuti al trasloco da Roma. Oggi il concetto di ninnolo è quasi sconosciuto. Io nella mia casa di vacanza sono pieno di oggettini, spesso di nessun valore,  se non affettivo, che sono ricordi di vita e di viaggi nel mondo: da Bali a Moncalieri, dalla Cina a Bordighera, da Roma a Capri per non parlare delle amatissime Vienna, Venezia, Parigi, Londra. Ogni oggettino  è un ricordo di vita vissuta. In questi giorni mi è nata un’altra piccola angoscia: dove finiranno i miei  ninnoli dopo la mia morte? E’ solo una piccola angoscia perché le angosce oggi sono ben altre e riguardano la fine del mondo. I giovani nelle loro case squadrate dalla modernità che precipita a volte nel cattivo gusto, non credo abbiano dei ninnoli. La generazione Z in particolare irriderebbe i ninnoli come faceva Bandinelli che pure era una degna persona, amica di Pannella. Temo finiranno tutti o quasi nella spazzatura o da un rigattiere, ammesso che siano sopravvissuti.
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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com
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La Famija Piemonteisa di Roma

Da vecchio vercellese che abita a Roma da trent’anni sono socio della Famija Piemonteisa di Roma e lettore da quasi dieci anni della sua rubrica sul “Torinese“. Le scrivo perché sono indignato contro i dirigenti scaduti della Famija dopo la morte del presidente Morbelli in agosto. Da allora la Famija non è più attiva e i superstiti non stanno facendo nulla, facendo morire la gloriosa associazione. Ma stanno cercando di mettere  in atto un nuovo statuto che consenta loro di impadronirsi della associazione che in pochi mesi ha perso  metà dei soci.  Sono vecchi signori senza esperienza che vogliono impedire a elementi nuovi di rilanciare la Famija. Mi rivolgo a Lei come massimo studioso di Marcello Soleri che fondò la Famija nel 1944 e che ritengo insieme alla famiglia Soleri alto  rappresentante degli interessi originari dell’ente creato dal ministro Soleri. Cosa dobbiamo fare? Ci sono soci autorevoli come un generale dei Carabinieri che potrebbe riportare in alto la nostra associazione.     Lettera firmata

Enrico Morbelli
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Doveva avere il coraggio di uscire allo scoperto perché questi problemi non si risolvono con lettere come la sua. Bisogna uscire allo scoperto. Da vecchio amico della Famija sono indignato per quanto leggo. Non sono piemontesi a Roma, ma persone che del vecchio Piemonte non hanno nulla. Va fatta una formale  diffida a convocare subito un’assemblea per eleggere le cariche con lo statuto vigente. E’ scorretto scrivere un nuovo statuto con valore retroattivo che snatura la Famija. Lo statuto verrà eventualmente  elaborato dal nuovo direttivo e votato da una assemblea ad hoc dopo il recupero almeno dei vecchi soci. Adesso è urgente nominare un nuovo presidente con le regole vigenti. Altrimenti rivolgetevi anche al Sindaco di Roma che dà i locali, segnalando la cosa. Se necessario fate un esposto. La Famija è troppo importante per rischiare di finire come già accadde con Zanone che pure non era uno sprovveduto , ma non si interessava dell’associazione e perse la sede prestigiosa che fu di Soleri e di Einaudi. Anche a Torino ci sono miopi nemici della Famija che vanno snidati. Avrete tutto il mio appoggio.
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Titoli e onorificenze
C’è un mercato di onorificenze e persino di titoli nobiliari in Italia davvero  incredibile. Piccoli borghesi arricchiti vogliono medaglie e stemmi per darsi un tono. 80 anni di Repubblica non sono bastati. Anche  attorno ai titoli sabaudi di Emanuele Filiberto si addensano ombre cupe. Circolano tanti soldi. Dicono per beneficenza. Sarà poi vero? Dovrebbero avere bilanci pubblici e trasparenti che non vedo sui siti.  Ing. Ines Scotti
Non so darle una risposta precisa. Posso dirle di un notevole disagio che si coglie in certi ambienti, specie se legati al Duca d’Aosta – figura di alto livello intellettuale e morale –  che non tollerano commistioni di denaro. L’esempio è l’altissima e nobile  figura di Re Umberto II.
Gli ordini dinastici fanno sicuramente beneficenza e a Torino restaurano la basilica Mauriziana di via Milano con l’aiuto della Fondazione dell’Ordine che finalmente e’ presieduta  da una donna competente e capace: Licia Mattioli. Questi bulletti con il titolo di cavaliere o addirittura grande ufficiale,  esibito in modo sfrontato e strafottente, assomigliano ai personaggi che il Foscolo definiva il volgo che “ha sepoltura nelle adulate  regge, già vivo e i stemmi unica laude “.
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Trump
Non si può stare nell ‘ambiguità’ su Trump. I liberali, i laici, i democratici, i conservatori veri devono dichiararsi senza ambiguità contro Trump. La Meloni è esitante e non rivela doti di statista, ma solo piccoli tatticismi molto miopi. Annella Robusti
Concordo con lei su un fatto: Trump ha distrutto il Partito repubblicano in America, anche se il Partito Democratico ha accumulato grosse colpe e molti deficit.Trump è un avventuriero che non è neppure machiavellico, ma soltanto un  improvvisato affarista che non sa quasi nulla di cosa sia la politica e uno Stato democratico. Trump ha distrutto il sogno americano. La presidente italiana rappresenta un’ Italia che conta poco e deve fare i conti con la realtà come qualunque altro premier, a partire da Giuseppi Conte. Non può scegliere i suoi interlocutori, ma deve accettarli senza lasciarsi condizionare troppo. Il diluvio universale ha ucciso le colombe della pace. Bisogna prenderne atto.