Ieri improvvisamente, dopo i numeri pesanti forniti da Banca d’Italia, il Presidente di Confindustria ha detto che il Paese deve aumentare la crescita della sua economia di 2 punti l’anno, la tesi che sostengo nel mio libro PERCRESCEREDIPIU’ presentato oltre un anno fa alla Camera insieme al dott. Gianni Letta. Contemporaneamente anche il segretario regionale della CISL ha detto più volte che bisogna crescere di più. Chi ha avuto la pazienza di leggere ciò che scrivo dal febbraio 2008 quando per primo dissi che il Piemonte stava crescendo meno della media nazionale Sa che da vent’anni mi batto per il rilancio della crescita economica piemontese. Non mi sono battuto solo con le parole ma concretamente ho guidato la battaglia per trasferire la Autorità dei trasporti e i suoi 200 dipendenti a Torino. Così come molti si ricordano la battaglia per la TAV e per la grande Manifestazione SITAV di piazza Castello. Quanto sia voluta la TAV dai torinesi lo si vede confrontando quella grande Piazza Castello con la piazza del Primo Maggio. A chi non guarda troppo le statistiche e fa male perché le statistiche sono la analisi del sangue della nostra economia ricordo che nel 2003 il PIL procapite in Piemonte era 120 sulla media europea di 100. Oggi il PIL procapite del Piemonte è sceso sotto il 100. Quei 20 punti calo li paga tutti la fascia più debole della popolazione piemontese. Per chi percepisce mille euro al mese se gli tagli 200 euro lo costringi a andare alla Caritas o in Parrocchia ogni mese a cercare aiuto. Certo il 55% della economia regionale è rappresentato dalla economia di Torino e provincia. La novità è che al congresso della UIL il Sindaco Lo Russo ha ammesso per la prima volta il declino solo che poi pensa a una lista Alleanza per Torino come quella del 1993 che col suo primo Piano decennale fece proprio le scelte che hanno portato al declino. Dare per scontato il calo dell’industria e puntare tutto su turismo cultura e loisir come fece Castellani fu un grave errore strategico perché l’industria ha un valore aggiunto nettamente superiore al turismo. Per ritornare a crescere di più occorre fare ciò che non si è fatto fin qui , piano di interventi per la logistica perche’ la logistica rende più competitivo e attrattivo il territorio. Accelerare la TAV perché l’aumento dei traffici che arriverà al porto di Genova con la Nuova Diga andrà attraverso il Terzo Valico verso la Svizzera e l’Europa centrale. Introdurre più IA nel settore industriale per aumentarne la competitività. Il patto bipartisan per la crescita proposto dalla Cisl difficilmente si farà come si è compreso dal confronto tra Marrone Riboldi e la Pentenero occorre che la maggioranza regionale guidata da un Cirio in formissima migliori il suo programma. Noi UDC , gli unici ad aver seguito dall’inizio alla fine la 2 giorni della CISL , siamo disponibili a presentare proposte concrete di rilancio per Torino e per il Piemonte.
Mino GIACHINO

La domanda potrebbe essere provocatoria ma non lo è. Per una ragione persino troppo semplice da spiegare. E cioè, oggi non c’è una coalizione di centro sinistra perchè c’è una alleanza di sinistra. Ovvero, per essere ancora più chiaro, si tratta di una coalizione che somma le quattro grandi sfumature dell’attuale sinistra italiana: la sinistra radicale e massimalista del Pd della Schlein, la sinistra populista e demagogica dei 5 stelle di Conte, la sinistra estremista ed ideologica del trio Fratoianni/Bonelli/Salis e la sinistra pan sindacale e classista del segretario generale della Cgil Landini. Oltre a vari movimenti, gruppi ed associazioni che ruotano attorno all’universo della sinistra italiana. Ora, e alla luce di questa concreta ed oggettiva situazione, il centro sinistra può ritornare solo ci sarà – e mi scuso per la banalità di questa osservazione – un centro democratico, riformista e di governo che si allea con una sinistra altrettanto riformista, democratica e di governo. Detta così è quasi una banalità. Ma, se togliamo l’intera esperienza della prima repubblica dove la qualificante e significativa esperienza della Democrazia Cristiana suppliva in modo decisivo alla formazione di governi di centro e di centro sinistra, nella cosiddetta seconda repubblica ogniqualvolta una coalizione di centro sinistra faceva capolino vedeva, appunto, la presenza visibile di un centro autorevole e di una sinistra qualificata. Nulla di tutto ciò capita adesso. Semmai, e al contrario, l’attuale coalizione progressista è simile, molto simile – seppur mutatis mutandis – alla ormai famosa “gioiosa macchina da guerra” di occhettiana memoria del lontano 1994. Ovvero, una alleanza di sinistra e progressista dove il Centro era radicalmente estraneo. Nel 1994 semplicemente non c’era mentre, adesso, il Centro è ridotto a giocare un ruolo del tutto marginale, periferico e politicamente irrilevante ed ininfluente. Un ruolo del tutto marginale spiegato un termini razionali e precisi da Goffredo Bettini fedele alle su radici comuniste e il maggior teorico dei posizionamenti tattici e strategici all’interno del principale partito della sinistra italiana. “Serve una tenda centrista” dice da tempo l’ex coordinatore nazionale del Pd. Una “tenda” che, come ovvio ed evidente, ha solo il ruolo di giustificare la natura plurale della coalizione senza mettere affatto in discussione la salda guida politica della sinistra nelle sue multiformi espressioni. In altre parole, la solita e collaudatissima prassi comunista degli ormai famosi “partiti contadini polacchi”. Cioè partiti che non riescono, comunque sia, a contendere e men che meno a condizionare la guida politica della coalizione. Per queste ragioni, semplici ma oggettive, oggi non si può parlare di una coalizione di centro sinistra. La stagione del Ppi, della Margherita o della prima fase del Partito democratico sono ormai alle nostre spalle. Oggi prevale, come noto a tutti, una chiara e netta connotazione di sinistra e progressista dell’alleanza guidata dal Pd, dai 5 stelle da Avs, dalla Cgil, da varie associazioni di categoria e da larga parte del circo mediatico/televisivo e della carta stampata che ogni giorno appoggia e supporta l’alleanza progressista. Si resta in attesa, quindi, che ritorni il centro sinistra. Oggi, piaccia o non piaccia, c’è solo una nuova ed aggiornata “gioiosa macchina da guerra”.