IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni
Massimo G i l e t t i non è a mio parere un grande conduttore e spesso non ha dimostrato equilibrio, ma ha ricercato l’eccesso, nell’illusione del successo che forse non è mai arrivato come avrebbe sperato.
Ha il merito di non essere aprioristicamente di parte, come quelli della 7 dove è stato anche lui conduttore, cercando di emulare Gruber e Formigli.
Il polpettone pseudostorico sulla morte di Mussolini su Rete 3 di ieri sera è stato una grande delusione solo per chi può ritenere, sbagliando, che G i l e t t i possa affrontare temi storiografici così complessi per i quali serve una preparazione adeguata. Il liceo d’Azeglio dove è stato studente, non basta davvero: è una sorta di enclave di sinistra dove i docenti non schierati vengono messi da parte.
Salvo qualche intervento equilibrato di Gianni Oliva che non ha potuto dare il meglio di sé, messo insieme agli accoliti di Luciano Garibaldi che ha solo sempre scritto banalità forse più adatte ai lettori di settimanali popolari, la trasmissione è un collage di cose già viste e riviste che non meritano attenzione.
La trasmissione non dice nulla di nuovo neppure sulla morte di Mussolini, definita fucilazione intesa come atto di “giustizia partigiana” da parte di due o tre comunisti non identificati; il tema dell’uccisione di Mussolini andava visto diversamente e non affrontato alla ricerca della persona dell’uccisore che poco importa, fosse anche Luigi Longo in persona.
È la strage e la profanazione dei corpi del duce, della Petacci e dei gerarchi che proprio non quadra. Piazzale Loreto è una pagina infame, non basta la solita frasettina ipocrita del rag. Parri sulla macelleria sudamericana che sappiamo a memoria.
Se poi G i l e t t i tace e fa concludere in modo truce da Santoro, il discorso è davvero inverecondo: Piazzale Loreto fu la Norimberga italiana e Togliatti fece un’amnistia per salvare i criminali fascisti.
Non parliamo degli accenni alla vita privata del Principe di Piemonte che è immondizia repubblichina riciclata.
Con queste premesse la Rai 3 ancora una volta si è squalificata e G i l e t t i con lei.
PS: va dato atto a G i l e t t i di aver detto, papale, papale, che l’oro di Dongo (a parte le ruberie individuali) servi’ a costruire Botteghe Oscure e la moderna tipografia dell’Unita’ a Milano. Servi’ anche ad altro secondo quanto disse Pannella.



LETTERE 



I recenti interventi pubblici di due esponenti storici della sinistra italiana, seppur molto diversi fra di loro, hanno innescato un dibattito politico e una riflessione culturale che non possono essere frettolosamente archiviati. Parlo, come ovvio, del cantautore Francesco De Gregori e dello scrittore, intellettuale e poeta Erri De Luca. Due personalità molto diverse, come ovvio e scontato, ma anche due figure che da sempre hanno ispirato con le loro gesta il cammino e il percorso della sinistra italiana, e non solo della sinistra italiana. De Gregori, storico ed apprezzatissimo cantautore, è sempre stato un interprete universalmente apprezzato per i testi che accompagnavano le sue note musicali. Musiche uniche ed irripetibili. De Luca, invece, è stato un autorevole dirigente di Lotta continua ed un esponente storico di quella sinistra estremista e radicale che ha accarezzato anche i settori più rivoluzionari di quell’universo culturale che proprio nel nostro paese ha sempre giocato, e gioca tuttora, un ruolo politico e culturale non indifferente. Ora, per motivi diversi e con argomentazioni del tutto diverse fra di loro, sono entrambi incappati in una spiacevole situazione. Perchè, dopo aver sostenuto tesi ed argomentazioni che non rientravano nei canoni del cosiddetto “politicamente corretto” – tesi che ormai è diventata un totem ideologico dell’attuale sinistra italiana – hanno subito una serie di contestazioni, anatemi, insulti ed attacchi personali che sino a qualche tempo fa non erano nè pensabili e nè lontanamente immaginabili. Attacchi che provengono quasi esclusivamente dal pianeta variegato e composito della sinistra italiana. Una sorta di “damnatio memoriae” simile a quella che investì anni fa lo storico giornalista di Repubblica, Giampaolo Pansa, dopo aver scritto un libro sgradito alla sinistra sulla Resistenza e, soprattutto, sul dopo Resistenza nel nostro paese. Insomma, è scattata prima l’abiura e poi, puntuale come una stagione meteorologica, la censura. Al punto che ad Erri De Luca è stato addirittura cancellato il discorso inaugurale per l’edizione di Salerno Letteratura dopo aver pronunciato quelle parole su Gaza, su Israele e sulla situazione in Medio Oriente. Ma, per restare al punto centrale di questa singolare ed anacronistica discussione, non possiamo non evidenziare un aspetto che, purtroppo, rappresenta un autentico filo rosso che lega la sinistra ideologica ed intollerante del passato con la sinistra radicale massimalista del presente. E il filo rosso è persino troppo semplice da spiegare. E cioè, ogniqualvolta qualche esponente di spicco di questo filone culturale ed ideologico – anche se molto diversi tra di loro – osano mettere in discussione l’impianto ideologico su cui si regge l’intera impalcatura della narrazione ufficiale, non solo viene pubblicamente e platealmente contestato ma, ancor più, viene individuato e bollato come un “traditore” della causa. Insomma, un personaggio da emarginare e da espellere definitivamente ed irreversibilmente dalla comunità di riferimento. Per queste ragioni, semplici ma purtroppo oggettive, dobbiamo prendere amaramente atto che il pluralismo – principio cardine della tradizione e della cultura del cattolicesimo politico, liberaldemocratica, socialdemocratica, socialista, azionista e repubblicana – continua ad essere un tabù in molti e corposi settori della sinistra italiana. Spiace che le recenti riflessioni liberamente e democraticamente espresse da Francesco De Gregori ed Erri De Luca abbiano confermato, forse inconsapevolmente, cosa significa praticare concretamente un atteggiamento profondamente illiberale ed antidemocratico. Non vorrei, per usare un paradosso ma sino ad un certo punto, che d’ora in poi l’ex di Lotta continua De Luca non venga più invitato ai convegni e agli incontri letterari – come è già concretamente capitato a Salerno in questi giorni – e che del grande De Gregori non si ascoltino più gli indimenticabili “generale” e “la donna cannone” ai festival dell’Unità…



Ieri il nostro Sindaco Lo Russo, che da mesi è in campagna elettorale, ha organizzato la festa dei nuovi italiani 4000 cittadini provenienti da altri Paesi che hanno avuto la cittadinanza. Bene. Ma era proprio necessario bloccare il traffico in via Po? Non era sufficiente prendere un angolo di piazza Vittorio? Così ieri via Po era come appare dalla foto sia alle 12 che alle 16.30 e i negozianti, come mi ha scritto una commerciante, a far girare l’aria nel negozio. Il commercio non è nel suo momento più brillante e’ il primo settore che paga le conseguenze del calo della Fiat e di altre aziende. Qualcuno aveva pensato che il commercio potesse viver solo di turismo senza capire che il turismo è importante ma dal punto di vista economico vale un terzo rispetto al settore industriale e che i lavoratori torinesi a tempo indeterminato sono clienti tutti i i giorni e tutto l’anno. Ora anche la Fornero parla della bassa crescita della economia italiana ma non parla di Torino che cresce meno della media nazionale…e non fa proposte per rilanciare la economia cosa che invece ho fatto io l’anno scorso a marzo quando per primo parlai della Bassa crescita della economia italiana in un libro che venne presentato da Gianni Letta alla Camera dei Deputati. Ora mentre il Governo rifinanzia il fondo del settore Auto assistiamo al silenzio di Lo Russo e del PD sul discorso americano del nuovo ad FILOSA che per me non è ancora soddisfacente per Torino. Per quanto mi riguarda io sto per iniziare un tour per presentare alcune proposte di rilancio della economia a Torino e nel Paese. Inizio sabato 6 giugno a Gassino dove ho iniziato il mio impegno politico nella DC e con alcuni giovani spinti dalla Rerum Novarum e da un giovane Vice Parroco ex operaio, Don Sergio Bosco.