OPINIONI- Pagina 6

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

/

SOMMARIO: Saragat – Il patentino – Adolfo Battaglia – Lettere

 

Saragat

Il fatto che agli esami di maturità 2026 sia stato proposto agli studenti il testo del discorso di inaugurazione dei lavori dell’Assemblea costituente da parte del suo presidente Giuseppe Saragat è un modo storico – non meramente celebrativo – per ricordare gli 80 anni della Repubblica. Saragat rappresentava il vertice di un’assemblea a cui era affidata la stesura della Carta costituzionale italiana. E Saragat fin da allora era una figura diversa da quella dei diversi leaders che animarono il dibattito del referendum istituzionale durante il quale si distinse per lo stile e la sobrietà. Offrire ai giovani la possibilità di leggere un testo di spessore storico è cosa molto positiva. Saragat venne demonizzato dal 1947 per la scissione socialista di Palazzo Barberini che consentì la nascita in Italia di un partito socialista democratico che riprendeva le idee di Matteotti.

Poi quel partito si impantanò nel clientelismo, ma la figura di Saragat, che fu eletto presidente della Repubblica nel 1964, è sempre stata quella di uno degli statisti più importanti della storia italiana. Che si offra ai giovani di scoprire un uomo come lui è un’ottima opportunità offerta a chi sicuramente non sa nulla su di lui perché la damnatio memoriae dei comunisti ha cancellato il suo nome. Solo il sindaco Piero Fassino consentì che il suo nome entrasse nella toponomastica torinese. Saragat fu molte volte eletto deputato e consigliere comunale a Torino, città a cui fu sempre molto legato perché vi nacque, ci visse e studiò.

Nella storia torinese del ’900 Saragat ha rappresentato uno degli esponenti politici più importanti che hanno qualcosa da dire anche oggi che le ideologie novecentesche sono tramontate. L’idea di una democrazia fondata soprattutto sui rapporti tra uomo e uomo, prima ancora che sui rapporti politici, appare di un’assoluta modernità. Verrà compresa dai giovani e dai meno giovani? Verrà compresa dagli studenti, ma anche da tanti professori che continuano ad indottrinare piuttosto che ad istruire ed educare – anche sotto il profilo civico – i loro studenti?

 

Il patentino

L’idea del patentino per accedere ai saloni del libro, condannata dalla presidente del Consiglio Meloni, rivela il livello infimo della polemica politica a cui siamo giunti. E rivela anche il grado di faziosità a cui si è arrivati. Senza entrare nel merito della polemica a cui non intendo partecipare, mi pare di poter dire che qualunque richiesta di dichiarare obbligatoriamente la propria fede politica per poter accedere ad un salone del libro sia di per sé non condivisibile. L’articolo 21 della Costituzione non lo consente. Ma soprattutto non dovrebbe consentirlo un altro fatto: accedere o non accedere ad un salone per un editore è semplicemente lavoro e non si può reintrodurre un’odiosa tessera del pane che è inconciliabile con il concetto stesso di democrazia. Il lavoro non può essere negato a nessuno in base alle sue idee politiche, per quanto aberranti. Pensando a Saragat che patì l’esilio e il carcere, credo di poter dire che mai avrebbe approvato un’idea così balzana.

Mi fa tornare alla mente certi studenti del liceo “Segre” di Torino che volevano, in anni fortunatamente lontani, impedire il diritto alla frequenza scolastica a dei loro colleghi considerati “neofascisti”. Il diritto al lavoro e il diritto allo studio deve avere la preminenza su ogni altra valutazione politica, confidando nella pacifica convivenza delle idee. La vera tolleranza, d’altra parte, la si dimostra verso le idee opposte alle proprie, ma solo a quelle diverse.

 

Adolfo Battaglia

E’ mancato ultra novantenne l’ex ministro Adolfo Battaglia che fu giornalista, deputato  e vice segretario del Pri ed anche  ministro dell’ Industria. Il suo nome era ormai dimenticato da tempo . Dopo Tangentopoli aderì al Partito Democratico della sinistra dove fu condannato alla irrilevanza. Era uno degli ultimi collaboratori viventi del “Mondo“ di Pannunzio su cui poté collaborare perché introdotto da Ugo La Malfa. Era ormai un sopravvissuto. Ebbi modo di frequentarlo, ma non mi parve mai l’enfant prodige della scuderia dell’Edera.
Ritenne di andare oltre la terza forza del PRI (ormai nelle mani insicure del figlio di Ugo, Giorgio La Malfa) per partecipare ad un grande disegno della sinistra a cui non fu estraneo il PRI lamalfiano che si rivelò interessato al compromesso storico. Battaglia dimostrò la differenza sostanziale tra repubblicani e liberali che ,salvo Zanone, fecero scelte differenti, anche se politicamente anch’esse di scarsa  incidenza politica. Con la morte di Battaglia finisce anche la storia del Partito Repubblicano che di fatto  non riuscì a sopravvivere a Tangentopoli.

LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com

Mussolini collare dell’Annunziata

Vorrei ricordare che Vittorio Emanuele III, che nel libro del bisnipote Emanuele Filiberto viene considerato una vittima di Mussolini, lo nominò Cavaliere della Santissima Annunziata nel 1924, neppure due anni dopo la chiamata al governo. Il 1924 è l’anno dell’omicidio Matteotti e delle elezioni con brogli e violenze. Il Re premiò il futuro duce con la massima onorificenza sabauda che consentiva di considerarsi cugini del re. Tra il re e il duce correva buon sangue, anzi ottimo. Carlo Ottino

È questione della data del mese. Il Collare venne conferito nel marzo 1924, le elezioni si tennero nell’aprile e il rapimento di Matteotti nel giugno. Vittorio Emanuele voleva “premiare” Mussolini per aver risolto la questione di Fiume italiana. E gli diede il Collare che appartenne a Cavour. Aveva dato nel 1904 il Collare a Giolitti per la nascita del principe ereditario Umberto. Forse il futuro “Bolscevico dell’Annunziata” – come venne definito da Luigi Albertini, direttore del “Corriere della Sera” – avrebbe meritato quello di Cavour. Ma i problemi riguardanti i rapporti del re Vittorio con il duce sono molto più complessi e complicati di quanto scrive il lettore Ottino.

.

La fine del Classico?

La Maturità classica 2026 esclude tra le discipline d’esame scritte ed orali il Greco. Un primo passo per eliminare il liceo Classico?  Giusy Niccoli

Condivido i suoi dubbi. Il liceo classico di oggi non ha più nulla di quello che ho frequentato io o di quello dove ho insegnato in passato. È andato sempre di più smarrendo la sua identità storica gentiliana. Forse era inevitabile perché nulla è immutabile nella storia. Ma certo l’impronta della classicità si sta perdendo. Io ho battagliato per anni in difesa del Classico, suscitando più critiche che consensi. È prevalsa la logica secondo la quale il Greco e anche il Latino non servono a nulla. È un pregiudizio sbagliato, ma è diventata un’opinione prevalente. Il valore formativo degli studi classici è unico. Ma perché il discorso regga occorre che le due lingue classiche siano studiate seriamente. Quasi dappertutto non accade più. La scuola è stata sempre di più facilitata. Specie quella più difficile ed elitaria. Mi aspettavo un’inversione di tendenza da governi di centro-destra, ma la speranza è andata delusa. Oggi ripristinare la serietà di certi studi diventa quasi impossibile. Io sinceramente non ci spero più. I tempi di Concetto Marchesi che criticava i suoi compagni del partito comunista perché volevano abolire il Latino, sono finiti. Oppure magari, quando meno ce lo aspetteremo, ci sarà un nuovo Umanesimo con l’aiuto dell’intelligenza artificiale. Non è così utopistico come magari a prima vista può sembrare. Dopo il Medio Evo ci può esserci una Rinascita.

.

La campagna di UniTo
Mi sembra proprio sbagliata la pubblicità promozionale dell’ Università di Torino che cita i due ex allievi Primo Levi e Rita Levi Montalcini. Tutti e due ebrei, ebbero vita difficile. Nel campo letterario non ho visto altri, ad esempio Mario Soldati nato 120 anni fa.  Teresa Mo
Non condivido la critica perché ambedue furono allievi illustri dell’Ateneo di Torino che giustamente ne trasse e ne  trae vanto. Un ricordo per Soldati forse non guasterebbe, ma gli negarono  anni fa la laurea honoris causa in scienze della comunicazione, lui che dominò tutti i mezzi comunicativi dalla carta, al cinema, alla Tv. Forse ci sarà modo di riparare alla dimenticanza.

La nostra bassissima crescita nel confronto mondiale e delle economie avanzate

/

Ieri improvvisamente, dopo i numeri pesanti forniti da Banca d’Italia, il Presidente di Confindustria ha detto che il Paese deve aumentare la crescita della sua economia di 2 punti l’anno, la tesi che sostengo nel mio libro PERCRESCEREDIPIU’ presentato oltre un anno fa alla Camera insieme al dott. Gianni Letta. Contemporaneamente anche il segretario  regionale della CISL ha detto più volte che bisogna crescere di più. Chi ha avuto la pazienza di leggere ciò che scrivo dal febbraio 2008 quando per primo dissi che il Piemonte stava crescendo meno della media nazionale Sa che da vent’anni mi batto per il rilancio della crescita economica piemontese. Non mi sono battuto solo con le parole ma concretamente ho guidato la battaglia per trasferire la Autorità dei trasporti  e i suoi 200 dipendenti a Torino. Così come molti si ricordano la battaglia per la TAV e per la grande Manifestazione  SITAV di piazza Castello. Quanto sia voluta la TAV dai torinesi lo si vede confrontando quella grande Piazza Castello con la piazza del Primo Maggio. A chi non guarda troppo le statistiche e fa male perché le statistiche sono la analisi del sangue della nostra economia ricordo che nel 2003 il PIL procapite in Piemonte era 120 sulla media europea di 100. Oggi il PIL procapite del Piemonte è sceso sotto il 100. Quei 20 punti calo li paga tutti la fascia più debole della popolazione piemontese. Per chi percepisce mille  euro al mese se gli tagli 200 euro lo costringi a andare alla Caritas o in Parrocchia ogni mese a cercare aiuto. Certo il 55% della economia regionale è rappresentato dalla economia di Torino e provincia. La novità è che al congresso della UIL il Sindaco Lo Russo ha ammesso per la prima volta il declino solo che poi pensa a una lista Alleanza per Torino come quella del 1993 che col suo primo Piano decennale fece proprio le scelte che hanno portato al declino. Dare per scontato il calo dell’industria e puntare tutto su turismo cultura e loisir come fece Castellani fu un grave errore strategico perché l’industria ha un valore aggiunto nettamente superiore al turismo. Per ritornare a crescere di più occorre fare ciò che non si è fatto fin qui , piano di interventi per la logistica perche’ la logistica rende più competitivo e attrattivo il territorio. Accelerare la TAV perché l’aumento dei traffici che arriverà al porto di Genova con la Nuova Diga andrà attraverso il Terzo Valico verso la Svizzera e l’Europa centrale. Introdurre più IA nel settore industriale per aumentarne la competitività. Il patto bipartisan per la crescita proposto dalla Cisl difficilmente si farà come si è compreso dal confronto tra Marrone Riboldi e la Pentenero occorre che la maggioranza regionale guidata da un Cirio in formissima migliori il suo programma. Noi UDC , gli unici ad aver seguito dall’inizio alla fine la 2 giorni della CISL , siamo disponibili a presentare proposte concrete di rilancio per Torino e per il Piemonte.

Mino GIACHINO

Festa Cisl Piemonte tra crisi e ottimismo

Ho seguito, come si faceva una volta, per oltre 4 ore senza mai muovermi dalla sedia tutti i 23 interventi alla Festa regionale della CISL che si tiene due giorni dopo la analisi di Banca d’Italia che ha certificato come la nostra regione sia all’ultimo posto tra le Regioni del nord. L’area della festa CISL a 300 m da quelli che erano gli uffici dell’Avvocato in corso Marconi.
Mi ha stupito un po l’ottimismo  di Cristina Maccari della segreteria regionale che parla di situazioni di grave crisi ma anche di grandi opportunità. Un colpo al cerchio e un colpo alla botte . Così da 26 anni il Piemonte non va bene  E’ il refrain in voga da tempo  usato dal Sistema Torino per non assumersi le responsabilità e così dopo 25 anni siamo tra le Città col lavoro più povero etc.etc.
Nel 1970 quand’ero delegato Enel l’atteggiamento era più critico , ma allora il Piemonte era la seconda economia italiana,  c’erano  pochissimi NEET e meno lavoro povero , e ricordo la vertenza del sindacato contro la Regione guidata da Calleri. Ottimismo un po ‘ esagerato nell’ultima tavola rotonda , nessuna critica ai ritardi nella costruzione della TAV e nella logistica . Ritardi che costano al mondo del lavoro. Molto interessante l’intervento di Leonardis gran capo  del nuovo gruppo che ha acquisito la Stampa. Così come Interessante l’intervista sulla importanza della IA a cui di Carmine Festa del Corriere. Spumeggiante il dibattito sul lavoro giovanile guidato dal Direttore di Torino Cronaca.
Oggi si parla del futuro della Sanità e del Piemonte. Vediamo cosa ne esce?

Mino GIACHINO
UDC Torino

Per un’Italia che torni a crescere: studiamo di più Cavour e De Gasperi 

Ho appena lanciato la petizione su change.org alla MELONI e a VALDITARA “Per un’Italia che torni a crescere: studiamo di più Cavour e De Gasperi” e vorrei sapere se puoi darmi una mano aggiungendo la tua firma.grazie. Da anni il Paese cresce dello zero virgola.

I Governi Cavour e De Gasperi oltre alla grande Vision adottarono provvedimenti che rilanciarono economia e lavoro. In molte università estere si studiano i provvedimenti che portarono al Boom economico. La Scuola italiana insegna molto poco le scelte di Cavour e di De Gasperi. Di qui nasce la mia Petizione alla MELONI e a Valditara .

Il mio obiettivo è raggiungere migliaia di firme a ho bisogno di maggiore sostegno. Puoi saperne di più e firmare la petizione qui:

Mino Giachino

L’Ottimismo di questi anni non ha aiutato. Il Piemonte per risalire deve fare di più

/

Giachino: “A partire dalle grandi opere come la TAV e la Metro e deve incentivare i capitali privati presenti in Regione a investire di più sul nostro territorio

Caro Direttore,

Ieri al Campus Einaudi alla importante presentazione dell’annuale Report di Banca d’Italia sulla economia piemontese mancavano tanti che in questi anni di bassa crescita della economia torinese e piemontese , hanno sparso con interviste e commenti valanghe di ottimismo sulle tante potenzialità del nostro territorio. Anche nel 2025 come è capitato tante volte dal 2001 in poi la economia piemontese è cresciuta poco sotto la media nazionale, questo il primo dato fornito dalla mitica Cristina Fabrizi di Banca d’Italia . La nostra economia ha tenuto e tiene solo per il buon andamento dell’industria , pur indebolita dalla crisi del settore auto. Il turismo è cresciuto ma nella nostra regione non potrà mai raggiungere la quota di regioni più volte . Ricordo che anche Roma non vive solo di turismo. Tutte le cose nuove  fatte non sono riuscite a pareggiare ciò che stiamo perdendo nel settore auto. Chi ha sostenuto la delibera europea che ha penalizzato l’auto europea , tra cui il Sindaco e la Signora Schlein, spero si faccia un esame di coscienza. Il governo giallorosso oltre ad ver tenuto ferma la TAV  e  che non mise il golden power quando John ha venduto la azienda ai francesi , non può essere ricordato positivamente dai piemontesi. La economia piemontese paga caro anche  il ritardo nei lavori della TAV dalla parte italiana.

I continui slittamenti dell’inizio dei lavori li pagano soprattutto i lavoratori e il commercio della Bassa Valle e del Piemonte che già non godono di grande salute. Se la TAV è l’opera strategica più importante per lo sviluppo del Piemonte gli anni di ritardo sono gravi molto gravi. Sommeiller, Grandis e Grattoni non andavano a tenere conferenze ma finirono i lavori del vecchio Traforo prima del tempo.  A Genova tra due anni sarà in funzione la nuova Diga che porterà più traffici ma questi troveranno pronta solo la linea verso il Nord Europa (Terzo Valico) .Così noi perderemo in parte le nostre potenzialità logistiche a favore dell’area milanese. In questa situazione essere scesi in piazza nel 2018 per salvare la TAV, l’opera più importante per il nostro futuro,  si rivela sempre di più un gran cosa. Ringrazio Ganelli che lo ha capito e detto. La bassa crescita purtroppo ha conseguenze sul PIL procapite che è sceso di una ventina  di punti in questi anni ovviamente a carico delle fasce più deboli. La crescita forte della cassa integrazione ha decurtato gli stipendi dei lavoratori del 30-40% mettendo in forte crisi i bilanci famigliari . Non  caso come ci ha ripetutamente detto l’ex Direttore della Caritas sono aumentate le richieste di aiuto d parte delle famiglie italiane.in questo primo quarto di secolo il benessere di molte famiglie è peggiorato senza che gli ottimisti se ne preoccupassero più di tanto . La Bassa crescita ha aumentato notevolmente le diseguaglianze e la distanza tra le zone ricche della Città e quelle della periferia e’ ancora cresciuta. Ecco perché bisogna cambiare la guida della Città se si vuole sperare nella inversione di tendenza dal Declino attuale alla ripresa e al Rilancio. In una Città che esce dal Declino sarà più credibile la richiesta a chi detiene i 900-1000 miliardi di capitali privati di investirli su Torino e sul suo futuro. Infrastrutture e logistica per rendere più competitivo il territorio, la Intelkigenza artificiale per rende più competitiva il nostro settore produttivo.

Mino Giachino

UDC Torino

Ma ritorna ancora il centro sinistra?

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

La domanda potrebbe essere provocatoria ma non lo è. Per una ragione persino troppo semplice da spiegare. E cioè, oggi non c’è una coalizione di centro sinistra perchè c’è una alleanza di sinistra. Ovvero, per essere ancora più chiaro, si tratta di una coalizione che somma le quattro grandi sfumature dell’attuale sinistra italiana: la sinistra radicale e massimalista del Pd della Schlein, la sinistra populista e demagogica dei 5 stelle di Conte, la sinistra estremista ed ideologica del trio Fratoianni/Bonelli/Salis e la sinistra pan sindacale e classista del segretario generale della Cgil Landini. Oltre a vari movimenti, gruppi ed associazioni che ruotano attorno all’universo della sinistra italiana. Ora, e alla luce di questa concreta ed oggettiva situazione, il centro sinistra può ritornare solo ci sarà – e mi scuso per la banalità di questa osservazione – un centro democratico, riformista e di governo che si allea con una sinistra altrettanto riformista, democratica e di governo. Detta così è quasi una banalità. Ma, se togliamo l’intera esperienza della prima repubblica dove la qualificante e significativa esperienza della Democrazia Cristiana suppliva in modo decisivo alla formazione di governi di centro e di centro sinistra, nella cosiddetta seconda repubblica ogniqualvolta una coalizione di centro sinistra faceva capolino vedeva, appunto, la presenza visibile di un centro autorevole e di una sinistra qualificata. Nulla di tutto ciò capita adesso. Semmai, e al contrario, l’attuale coalizione progressista è simile, molto simile – seppur mutatis mutandis – alla ormai famosa “gioiosa macchina da guerra” di occhettiana memoria del lontano 1994. Ovvero, una alleanza di sinistra e progressista dove il Centro era radicalmente estraneo. Nel 1994 semplicemente non c’era mentre, adesso, il Centro è ridotto a giocare un ruolo del tutto marginale, periferico e politicamente irrilevante ed ininfluente. Un ruolo del tutto marginale spiegato un termini razionali e precisi da Goffredo Bettini fedele alle su radici comuniste e il maggior teorico dei posizionamenti tattici e strategici all’interno del principale partito della sinistra italiana. “Serve una tenda centrista” dice da tempo l’ex coordinatore nazionale del Pd. Una “tenda” che, come ovvio ed evidente, ha solo il ruolo di giustificare la natura plurale della coalizione senza mettere affatto in discussione la salda guida politica della sinistra nelle sue multiformi espressioni. In altre parole, la solita e collaudatissima prassi comunista degli ormai famosi “partiti contadini polacchi”. Cioè partiti che non riescono, comunque sia, a contendere e men che meno a condizionare la guida politica della coalizione. Per queste ragioni, semplici ma oggettive, oggi non si può parlare di una coalizione di centro sinistra. La stagione del Ppi, della Margherita o della prima fase del Partito democratico sono ormai alle nostre spalle. Oggi prevale, come noto a tutti, una chiara e netta connotazione di sinistra e progressista dell’alleanza guidata dal Pd, dai 5 stelle da Avs, dalla Cgil, da varie associazioni di categoria e da larga parte del circo mediatico/televisivo e della carta stampata che ogni giorno appoggia e supporta l’alleanza progressista. Si resta in attesa, quindi, che ritorni il centro sinistra. Oggi, piaccia o non piaccia, c’è solo una nuova ed aggiornata “gioiosa macchina da guerra”.

Torino Globale per una città che negli ultimi 25 anni ha perso molte posizioni

L’OPINIONE

Sala piena nella sede degli industriali torinesi per ascoltare le proposte del notaio Andrea Ganelli e dei suoi amici. L’intervento più forte è stato proprio di Ganelli deluso dal lavoro dell’attuale amministrazione e delle posizioni perse da Torino negli ultimi anni. Ganelli ha detto chiaramente NON CI STO a una Città che non si rinnova abbastanza e ha fatto riferimento alla ultima volta che la società civile di Torino è scesa in massa in piazza Castello, la nostra grande manifestazione SITAV che ideai io e che organizzai dopo una riunione riservata proprio con i vertici degli Industriali Gallina e Gherzi , con la collaborazione delle Madamin.  Torino nel dopoguerra ha cambiato decisioni importanti due volte, la prima con la marcia dei 40.000 e la seconda con la piazza Sitav che fece saltare il disegno dei cinque stelle di dire NO alla TAV, l’opera più importante nel futuro della Città e del Nord Italia. Non è un caso che Luigi Arisio mi scrisse che la piazza SITAV gli aveva ricordato la Marcia dei 40.000. Nel dibattito mentre l’ex sottosegretario Vernetti ha indicato a Torino di puntare ai mercati esteri dove il Governo Meloni ha fatto importanti accordi (Giappone e India) anche se non ha detto che per puntare sui mercati internazionali bisogna avere infrastrutture molto più competitive dall’aeroporto che invece non fa il cargo aereo, alla TAV, alla logistica piemontese. l’ambasciatore Massolo ha illustrato bene i cambiamenti internazionali e la Presidente della Fondazione CRT ha illustrato alcune attività della Fondazione, anche se non ha spiegato perché i miliardi che negli ultimi 25 anni le fondazioni bancarie hanno versato al territorio non siano assolutamente riusciti a fermare il declino di Torino anzi la metà della Città che sta male, come diceva Mons. Nosiglia, oggi sta ancora peggio . Così che ha lasciato il segno la giovane Linda Villano che ha ricordato una massima di un grande economista non studiato dagli ultimi Sindaci :”Non possiamo migliorare se non misuriamo il nostro  lavoro” così Torino ha dovuto scoprire in ritardo da Cristina Fabrizi di Banca d’Italia che negli ultimi vent’anni Bologna era cresciuta 19 punti più di Torino.
Nei giardini ho chiesto al Notaio di non lasciarmi solo a battermi contro il declino perché tra un anno Torino per ripartire deve assolutamente cambiare.
Mino GIACHINO
UDC Torino

“I Subsonica? La Città ricordi piuttosto il prof. Dogliotti”

Achille Mario Dogliotti un grandissimo della chirurgia,  a livello mondiale, l’altro giorno è stato ricordato su FB dalla nipote. Il Comune di Torino dimostrando di aver perso una delle caratteristiche principali dei piemontesi, la sensibilità , invece di ricordare chi ha dato lustro alla Torino che primeggiava nel mondo, non solo nell’ industria ma nella medicina come nella cultura pensava di nominare ambasciatori di Torino nel mondo i Subsonica. La Città che ha il merito di aver trainato la rinascita dell’Italia distrutta dalla guerra e povera al Boom economico, la Torino che ha dato i natali a premi Nobel, a grandi imprenditori, ai Santi sociali, si deve fare rappresentare dai Subsonica? Dogliotti ha salvato vite umane, ha dato vita a una Scuola di chirurgia che il mondo ci ha invidiato e che crebbe meritato il Nobel come dice Quaglieni. Nel mondo chi incontra un salesiano pensa a Don Bosco e guarda a Torino , nel mondo chi guarda a un’auro FIAT o a un camion Iveco pensa a Torino.
Meno male che tra un anno i torinesi dopo trent’anni della stessa minestra potranno cambiare.

Mino GIACHINO
UDC Torino