Caro Direttore,
Ieri il nostro Sindaco Lo Russo, che da mesi è in campagna elettorale, ha organizzato la festa dei nuovi italiani 4000 cittadini provenienti da altri Paesi che hanno avuto la cittadinanza. Bene. Ma era proprio necessario bloccare il traffico in via Po? Non era sufficiente prendere un angolo di piazza Vittorio? Così ieri via Po era come appare dalla foto sia alle 12 che alle 16.30 e i negozianti, come mi ha scritto una commerciante, a far girare l’aria nel negozio. Il commercio non è nel suo momento più brillante e’ il primo settore che paga le conseguenze del calo della Fiat e di altre aziende. Qualcuno aveva pensato che il commercio potesse viver solo di turismo senza capire che il turismo è importante ma dal punto di vista economico vale un terzo rispetto al settore industriale e che i lavoratori torinesi a tempo indeterminato sono clienti tutti i i giorni e tutto l’anno. Ora anche la Fornero parla della bassa crescita della economia italiana ma non parla di Torino che cresce meno della media nazionale…e non fa proposte per rilanciare la economia cosa che invece ho fatto io l’anno scorso a marzo quando per primo parlai della Bassa crescita della economia italiana in un libro che venne presentato da Gianni Letta alla Camera dei Deputati. Ora mentre il Governo rifinanzia il fondo del settore Auto assistiamo al silenzio di Lo Russo e del PD sul discorso americano del nuovo ad FILOSA che per me non è ancora soddisfacente per Torino. Per quanto mi riguarda io sto per iniziare un tour per presentare alcune proposte di rilancio della economia a Torino e nel Paese. Inizio sabato 6 giugno a Gassino dove ho iniziato il mio impegno politico nella DC e con alcuni giovani spinti dalla Rerum Novarum e da un giovane Vice Parroco ex operaio, Don Sergio Bosco.
Mino Giachino
Responsabile UDC Torino
Dopo lunga riflessione e in base a ragionamenti storici e giuridici ho deciso di considerarmi vicino al Duca Aimone di Savoia -Aosta, vedendo in lui il capo di casa Savoia. Per me quanto la Consulta dei senatori del Regno ha deciso in merito al passaggio della continuità della Dinastia Sabauda al ramo Aosta, credo abbia un valore difficilmente discutile in termini giuridici. Ma soprattutto la storia personale del Duca Aimone, i suoi studi alla Bocconi, il suo lungo lavoro in Russia in posti di responsabilità apicale in una delle aziende italiane più importanti, l’aver svolto studi e servizio militare al collegio militare Morosini di Venezia, divenendo ufficiale di Marina come suo padre, sono per me motivo fondamentale per la mia decisione. Ho avuto il piacere di conoscerlo e di parlargli in privato quando il Principe è venuto ad incontrarmi a Torino. E’stato un bel colloquio informale, colto, se posso dirlo, amichevole. Ho notato di trovarmi di fronte ad una grande risorsa per il futuro dell’Italia. Ho letto anche delle sue interviste ed ho assistito ad una sua intervista televisiva. Egli si colloca nella scia degli Aosta: da Amedeo fratello di Vittorio Emanuele II e re di Spagna a Emanuele Filiberto comandante invitto della III Armata, al Duca degli Abruzzi, al Conte di Torino, al conte di Salemi, al Duca Amedeo, eroe dell’Amba Alagi che morì prigioniero in Africa con i suoi soldati, al Duca Aimone ammiraglio che morì in esilio, al padre di Aimone, il Duca Amedeo che seppe assumersi le sue responsabilità dinastiche in un momento di grave crisi dopo la fine dell’esilio. La figura di Aimone e’ tale perché lui riassume nella sua persona le qualità che dovrebbe avere un re. E’ simile a re Carlo d’Inghilterra con cui e’ anche imparentato. Non ama le sfilate delle guardie di cui altri si circondano e che a volte sono personaggi un po’ patetici. Segue una linea di sobrietà e di serietà che fu una virtù tutta piemontese dei Savoia regnanti e dell’ultimo Re Umberto II, che va ricordato con lo stile che egli seppe manifestare anche durante i lunghi anni di esilio. Aimone rappresenta una certa idea di storia italiana che anche i repubblicani possono apprezzare perché fondata su dati reali e verificabili, privi di retorica e di arroganza. Il mio amico Enrico Martini Mauri, capo delle divisioni alpine azzurre nella lotta di Liberazione e medaglia d’oro al Valor Militare, avrebbe apprezzato Aimone come soldato e come uomo. Ricordo che come storico sono stato due volte l’oratore ufficiale che ha ricordato Umberto II a Torino e a Racconigi.

L’adunata degli Alpini a Genova si è chiusa senza polemiche e la sindaca Salis si è ricreduta e ha espresso parole di elogio per l’incontro degli Alpini con la città. Rispetto ai maranza e ai proPal, per non dire dei centri sociali, la sfilata ordinata di 90mila Alpini rappresenta un’altra Italia che si ispira a valori ideali che oggi molti giovani, e non solo loro, ritengono sorpassati.