Mentre troppi servizi pubblici funzionano a singhiozzo, dall’anagrafe al cambio targa per chi abita nella ZTL; mentre si mettono in pratica cervellotiche piste ciclabili, si punta sui monopattini ( che tanti guai poi creano); mentre da dieci anni si lavora per fare 1 chilometro della linea 1 di metropolitana e si annuncia trionfalmente che ci vorranno 4 anni prima di iniziare a costruire la 2 (ma all’estero perchè’ ci mettono meno della metà del tempo per le opere pubbliche?) e potremmo continuare, la città d’intesa con la Regione si deve muovere rapidamente per ottenere i finanziamenti in arrivo dall’Europa con il Recovery Fund
Mi pare di poter indicare tre opere prioritarie. La prima è la Tav, ora i fondi ci possono essere per ripartire velocemente, e proprio odorando qualcosa i gruppuscoli valsusini con l’appoggio dei centri sociali e degli anarchici hanno cercato di ridare fiato alla guerriglia contro il cantiere. La seconda opera è il rapido avvio del cantiere della linea 2 della metropolitana, non fra 4 anni. La terza è la città della salute. Tutte opere, mi pare, nella linea prevista dai fondi europei.
Le elezioni cittadine dietro l’angolo devono essere l’occasione per valutare la capacità progettuale e di realizzazione degli amministratori presenti e futuri. Sperando che i candidati a sindaco abbiano la caratura che deve avere il sindaco di una grande area metropolitana, con una economia internazionalizzata , ma in difficoltà.
Bisogna attirare investitori da altre regioni e dall’estero, non diventare il dormitorio dell’aera milanese, non farsi scippare, come in passato è successo con CRT e San Paolo, importanti attività economico finanziarie.
Troppi fallimenti e velleità , fino ad ora: Che risultati ha portato a casa il Centro estero per l’internazionalizzazione del Piemonte? Che volano di sviluppo è stata TNE ( Torino nuova economia) che doveva rivitalizzare 300 mila metri quadrati di aree ex industriali? E la scommessa persa del polo fieristico- congressuale del Lingotto?
Quali e quante start up sono cresciute fino a diventare aziende?
Una città che deve avere anche l’ambizione di rilanciare la sua vocazione internazionale: che fine ha fatto, ad esempio, la candidatura per portare a Torino una delle tre sedi del Tribunale Europeo del Brevetti ( a cui si è candidata anche, come al solito, l’onnivora Milano)? Saprà il sindaco far valere le ragioni di Torino e la vicinanza con il ministro degli Esteri?
Speriamo nei 70 enni rampanti: Giorgio Marsiaj, nuovo presidente dell’Unione industriale, di Torino con alle spalle una storia imprenditoriale importante; Giovanni Quaglia, Presidente Fondazione CRT, dinamico ex presidente della Provincia di Cuneo poi alto manager nel settore bancario e autostradale, grande elemosiniere della città; Alberto Lavazza, presidente dell’omonimo marchio alimentare conosciuto in tutto il mondo.
Mi fermo: vorrei che di queste cose si discutesse e su di esse i cittadini valutassero la capacità dei futuri amministratori. Basta con i voti di protesta, meglio voti di proposta.
IBIS
Stupisce che il Presidente della Repubblica abbia espresso il suo pubblico plauso al Presidente del Consiglio, instaurando un precedente che, in termini istituzionali, non ci piace. Credo che il presidente Conte debba al più presto riferire in Parlamento e quindi al Paese della sua missione europea. Conte certamente si è giocato tutto a Bruxelles, ma solo quando si passerà, nel 2021 inoltrato, a ricevere i fondi europei a titolo di prestito e a titolo di aiuti a fondo perduto (più i primi che i secondi) sarà possibile valutare in concreto se l’Italia ha fatto un buon affare.